Piero Calamandrei

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Piero Calamandrei

Piero Calamandrei (1889 – 1956), giurista, uomo politico e scrittore italiano.

Citazioni di Piero Calamandrei[modifica]

  • Al giudice occorre più coraggio ad essere giusto apparendo ingiusto, che ad essere ingiusto apparendo giusto. (citato in Piero Pajardi, Per questi motivi... Vita e passioni di un giudice, Jaca Book, Milano, 1986, p. 7. ISBN 88-16-28016-6)
  • [Sulla Costituzione italiana] Credono tutti che sia democratica solo perché è antifascista. (citato in Indro Montanelli, Soltanto un giornalista. Testimonianza resa a Tiziana Abate, Milano, Rizzoli, 2002, cap. 26, p. 284. ISBN 88-17-12991-7)
  • Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora il partito dominante segue un'altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. [...] Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. (dal discorso al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950)
  • Fra le tante distruzioni di cui il passaggio della pestilenza fascista è responsabile, si dovrà annoverare anche quella, non riparabile in pochi anni, del senso della legalità. [...] Per vent'anni il fascismo ha educato i cittadini proprio a disprezzare le leggi, a far di tutto per frodarle e per irriderle nell'ombra. (da Costituzione e leggi di Antigone. Scritti e discorsi politici, Sansoni)
  • GIUSTIZIA E LIBERTÀ
    PER QUESTO MORIRONO
    PER QUESTO VIVONO
    (epitaffio riportato sulla lapide di Carlo e Nello Rosselli, cimitero di Trespiano, Firenze; da Uomini e città della Resistenza: discorsi, scritti ed epigrafi, a cura di Sergio Luzzatto, Laterza, 2006)
  • "La legge è uguale per tutti" è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria. (1954; citato in Mauro Cappelletti, Giustizia e Società, Edizioni di Comunità, Milano, 1972, p. 11)
  • Le dittature sorgono non dai governi che governano e che durano, ma dall'impossibilità di governare dei governi democratici. (1946; discorso all'Assemblea costituente del 5 settembre)
  • Lo avrai | camerata Kesselring | il monumento che pretendi da noi italiani | ma con che pietra si costruirà | a deciderlo tocca a noi. (da Lapide ad ignominia)
  • Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno, come certe piante subacquee che in tutti i laghi di una regione alpina affiorano nello stesso giorno alla superficie per guardare il cielo primaverile, come le rondini di un continente che lo stesso giorno s'accorgono che è giunta l'ora di mettersi in viaggio. Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. (dal discorso tenuto al Teatro Lirico di Milano, 28 febbraio 1954, in Uomini e città della Resistenza: discorsi scritti ed epigrafi, Laterza)
  • Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra. (citato in Indro Montanelli, Il testimone, a cura di Manlio Cancogni e Piero Malvolti, Longanesi, 1992²)[1]

La costituzione e la gioventù[modifica]

  • Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.
  • La libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità.
  • Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.
  • La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare.
  • La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

Elogio dei giudici, scritto da un avvocato[modifica]

  • L'avvocato che si lagna di non essere capito dal giudice, biasima non il giudice, ma sé stesso. Il giudice non ha il dovere di capire: è l'avvocato che ha il dovere di farsi capire [...]. (pag. 55)
  • – Inutile la chiarezza, se il giudice, vinto dalla prolissità, si addormenta. Più accetta la brevità, anche se oscura: quando un avvocato parla poco, il giudice, anche se non capisce quello che dice, capisce che ha ragione (pag. 81)
  • – Evidentemente lei ha sbagliato la difesa... – No – disse l'avvocato – ho sbagliato la porta.[2] (pag. 152)
  • [...] A questa inversione della logica formale par che il giudice sia consigliato ufficialmente da certi procedimenti giudiziarii: come quelli che, mentre gli impongono di pubblicare in fine d'udienza il dispositivo della sentenza (cioè la conclusione), gli consentono di ritardar di qualche giorno la formulazione dei motivi (cioè delle premesse). (pag. 170)

Citazioni su Piero Calamandrei[modifica]

  • Era semplicemente un giudice giusto: e per questo lo chiamavano "rosso" (perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria). (da Elogio dei giudici, prefazione alla III edizione, pag. XIV)

Note[modifica]

  1. Si confronti Francesco Carrara: «Quando la politica entra dalla porta del tempio, la giustizia fugge impaurita dalla finestra per tornarsene al cielo» (da Programma del corso di diritto criminale dettato nella R. Università di Pisa, Fratelli Cammelli, 1898).
  2. Situazione in cui il cliente aveva perduto la causa davanti a una sezione di una Corte, quando altra sezione della Corte – la cui aula d'udienza era ubicata accanto alla prima – lo stesso giorno aveva deciso in modo esattamente opposto una questione analoga; il cliente, in altri termini, avrebbe vinto (ndr).

Bibliografia[modifica]

  • Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione [Audioregistrazione] (1959), Cetra, Torino, Collana Letteraria 449, 33 giri.
  • Piero Calamandrei, La costituzione e la gioventù: discorso pronunciato da Pietro Calamandrei nel gennaio 1955 a Milano, a cura dell'ufficio stampa e pubbliche relazioni della provincia di Livorno, 1975.
  • Piero Calamandrei, Elogio dei giudici, scritto da un avvocato, Milano, Andrea Salani Editore – Ponte delle Grazie, 2009.

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