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Vincenzo Gioberti

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Vincenzo Gioberti

Vincenzo Gioberti (1801 – 1852), politico e filosofo italiano.

Citazioni di Vincenzo Gioberti[modifica]

  • Benché uomo del secolo decimonono, io confesso di amare i Cappuccini [...] Il cappuccino è il frate del popolo; e finché vi sarà un popolo, come quello delle nostre ville, costretto a sudar sulla gleba e a rusticarsi nei campi, una confraternita religiosa che si dedichi specialmente a dirozzare quegli animi e ad addolcir quei sudori, emulandone l'asprezza coll'esempio, e nobilitandone la bassezza colla religione, potrà sempre essere di gran frutto morale e civile. (da Il gesuita moderno, vol. IV, p. 93)
  • Buoni giornali e pochi (giacché il buono non può mai esser molto) sono la manna di una nazione. (da Il gesuita moderno)
  • Che cos'è il lusso? Secondo me è tutto ciò che è superfluo a render l'uomo felice. (da Pensieri: miscellanee)
  • Mediante un assiduo e tenace esercizio e un buon metodo, un ingegno infimo può divenir sufficiente; un ingegno mezzano può farsi sommo. (da Introduzione allo studio della filosofia)
  • Molti collocano siffatta unità nel popolo italiano; il quale, al parer mio, è un desiderio e non un fatto, un presupposto e non una realtà, un nome e non una cosa, e non so pur se si trovi nel nostro vocabolario. (da Del primato morale e civile degli italiani)

Del primato morale e civile degli italiani[modifica]

Dei doveri civili, Parte Prima, IV.

  • Chi abusa del bene lo rende malefico, e chi non sa prevalersene, né, maneggiandolo a proposito qual capitale vivo, farlo fruttare, lo rende inutile. (p. 1)
  • L'amore ch'io porto all'Italia e il vivo desiderio che tengo d'ogni suo bene, mi obbligano ad aggiungere che nulla più osta, secondo il parere mio, al risorgimento della comune patria, che le dottrine intemperate, e l'opera di quelli che le spargono e promulgano dentro e fuori della Penisola. (p. 3)
  • Il Cristianesimo abbellì, nobilitò, santificò la monarchia, ritornandola a' suoi principii, rappresentandola come una paternità sociale, e restituendole quel carattere soave e augusto del patriarcato primitivo di cui i Cinesi soli serbarono un'ombra fra tutti i popoli pagani. (p. 8)
  • Grande è la forza della opinione, che nasce principalmente dal consenso degli scrittori; i quali, se facessero il loro debito e pubblicassero, potendo, arditamente il vero, senza guardare in viso a nessuno, rendendosi interpreti dell'universale nel giudicare e maledire le azioni colpevoli dei grandi, questi andrebbero più a rilento nel commetterle: perché non vi ha uomo così perverso, che non abbia qualche cura e ansietà della propria fama. (p. 10)
  • [Ai politici] Permettete che gli scrittori antepongono al vostro esempio quello dei maestri della cristiana sapienza; i quali non risparmiavano le colpe illustri in grazia dei colpevoli, e sfolgoravano con eroica eloquenza le scelleratezze dei dominatori. Leggete ciò che fu scritto da quei magnanimi contro i tristi Cesari dei loro tempi; leggete i discorsi con cui il divino Crisostomo fulminava una stolta e profana imperatrice [Eudossia], e quelli del grande Ilario [vescovo di Poitiers] contro un imperatore eretico e persecutore dei Cristiani. (pp. 11-12)

Del rinnovamento civile d'Italia[modifica]

  • Capitale prezioso per tutti si è il tempo, ma preziosissimo ai giovani, perché bene operandolo, essi solo possono goderne i frutti; e laddove i provetti travagliano solo per gli altri, i giovani lavorano anco per se medesimi.
  • Il giornale è un libro diminuito, come il libro è un giornale ampliato.
  • La moltitudine dei giornali è la letteratura e la tirannide degl'ignoranti.

Citazioni su Vincenzo Gioberti[modifica]

  • Vincenzo Gioberti fu savio e previdente, quando consigliò doversi conseguire la libertà e l'indipendenza non colla forza materiale delle armi, ma colla forza morale dell'educazione. (Luigi Martini)

Bibliografia[modifica]

  • Vincenzo Gioberti, Del primato morale e civile degli italiani, Volume II, UTET, Torino 1946.
  • Vincenzo Gioberti, Il gesuita moderno, Firenze, 1850.

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