Alfredo Panzini

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Alfredo Panzini

Alfredo Panzini (1863 – 1939), scrittore e critico letterario italiano.

Citazioni di Alfredo Panzini[modifica]

  • Chi intenderà, chi difenderà la giovinezza sublime dalla sterile sapienza dell'età virile e dalla lugubre tirannia dei vecchi? Gli uni e gli altri hanno l'anima che già è morta a metà, e non lo sanno! La loro sapienza aiuta a morire, non a vivere; e la gioventù ha una sua sapienza innata di ben altro valore perché in essa si contengono le leggi della vita! (da Piccole storie del mondo grande)
  • Dicono gli intenditori che il nuovo foot-ball non corrisponde all'antico e perciò i nuovi nomi hanno giusta ragione di essere. Distinguono il rugby e l'association, due modi di giocare al calcio, questo più costumato e civile, l'altro fiero e violento nella gara di vietare l'accesso al pallone.[1]
  • Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l'invidia del popolo. (da La mia storia, il mio mondo, con Piero Nardi, Mondadori, 1951)
  • Il sole splende su tutti e non fa pagare i suoi raggi, e poca terra ricoprirà noi come i conquistatori della fortuna e della vita! (da Piccole storie del mondo grande, Treves, 1920)
  • La fortuna fa come il baro nel gioco: fa vincere qualche volta, per allettare gli altri. (da La lanterna di Diogene, Treves)
  • Tutte le volte che una virtù non piace più, le si cambia nome. (da Romanzi d'ambo i sessi)
  • «Dio» dice San Paolo «lo vediamo qui in terra per riflesso e per enigma. Dopo morte lo vedremo sul serio.»
    Per «riflesso» si possono intendere anche certi uomini dabbene chiamati santi, che fanno come da genitori a quei bimbi un po' feroci che sono gli uomini. Che San Benedetto e Santa Scolastica fossero buoni genitori, non pare cosa dubbia. (da Ultimi viaggi di un povero letterato, in La cicuta, i gigli e le rose)
  • Tutto è tollerabile, forse, dalla donna quando avviene soavemente. (da Santippe, Opere scelte, Mondadori, 1970))

Io cerco moglie![modifica]

Incipit[modifica]

IO!
Cavalier Ginetto Sconer, fisonomia rosea, da cui spira intelligenza e coraggio; capigliatura solida, denti solidi, tutto solido.
Questo sono io!
In questa valle di dolore e di lagrime ho l'onore di trovarmi bene. Quando io viaggiavo con la marmottina dei campioni, i clienti mi dicevano: «Voi signor Sconer, fate molto onore alla vostra Ditta». In realtà la mia presenza è stata sempre molto distinta.

Citazioni[modifica]

  • Gli individui eccitabili vivono poco. Achille, personaggio eccitabile, è morto giovane. Questa sentenza si legge nel libro di réclame della nostra Ditta: Come devo preservare la mia vita.
  • Il bluff ha la sua ragione di esistere in quanto esistono persone capaci di farsi bluffare.
  • Io mantengo verso i medici una benevola diffidenza, perché a furia di studiare le malattie finiscono per considerare la salute anch'essa come una malattia.
  • Anche per ragioni di igiene, bisogna che io cerchi moglie: una moglie che risponda alle esigenze dell'erede, e anche alle mie.
  • Signorina A***: dote ragionevole, bella presenza, famiglia distinta, peso valutabile a vista kg 70. Oggi attraente, ma suo padre è enormemente obeso; sua madre, idem. Tendenza all'obesità. Si scarta per ragioni di estetica.
  • Signorina D***: molto carina; ma troppo buona di cuore verso tutti quelli che sospirano per lei. Per questa sua eccessiva bontà è stata allontanata dalle scuole. Cara fanciulla, ma offre l'inconveniente che l'erede sarebbe il figlio, ma non la riproduzione di Ginetto Sconer.
  • L'amore concede le sue gioie supreme soltanto a chi è pronto ai supremi cimenti.
  • L'oro è un metallo prezioso, in quanto fa sorridere di felicità.

Dizionario Moderno[modifica]

Incipit[modifica]

A. Questa preposizione è usata alla maniera francese (à) nei seguenti modi: 1) trattandosi di vivande, per indicare la salsa con cui sono condite o il modo in cui sono cotte: al burro, all 'olio, al prosciutto, al pomodoro, ai ferri. I puristi correggono e il popolo ancora dice col burro, con l'olio, col prosciutto, in graticola o su la gratella. Con un po' di buon volere si potrebbe usare la maniera più conforme all'italiano. Ma si tratta di frasi fatte e formate nella memoria, perciò avverrà che scrivendo, uno pensi alquanto e corregga, ma parlando non ritengo agevole l'emendarsi. Gelato alla crema, al limone, al pistacchio; gelato di crema, di limone, col pistacchio. Talvolta le due costruzioni si alternano. Es. gelato alla crema, gelato di crema. 2) I puristi riprendono alla, seguìta da un nome proprio, quando si voglia indicare maniera, usanza, imitazione. Es. alla Pompadour, alla Luigi XIV. È modo francese. Sidovrebbe dire: alla maniera di... ecc. Si dice, infatti, alla Berni? al Petrarca? Così obiettano i puristi. Vero è che si tratta di nomi determinati. 3) Si riprende pure il modo: all 'anno, al giorno, al mese, invece che dire: l 'anno, il giorno, il mese, oppure: ogni anno. Es. cinque lire al giorno. 4) Le locuzioni mano a mano(v. nel Dizionario MAN MANO), due a due, passo a passo, corpo a corpo, da capo. Anche in queste e consimili locuzioni conviene tenere conto dell'evoluzione che subì l'italiano per effetto, specialmente, della storia e del pensiero di Francia. Difettosa e spiacente questa incertezza di una parte così importante del discorso come è la preposizione; ma poiché l'impropietà o il gallicismo non è possibile espellere, converrà accettare in quei casi che sono più confermati dall'uso e sperare che l'onore della patria si estenda anche alle parole della patria.

Citazioni[modifica]

  • Automòbile. Dal greco αύτός = se stesso, e mobile: in origine aggettivo, poi sostantivo, per indicare la nota vettura a motore, spavento dei viandanti, concorrente con le ferrovie; aerodinamica. Di qual genere è automobile? Se ne è disputato in Francia, madre dell'automobilismo, quindi anche in Italia. Ieri prevaleva il maschile, oggi il femminile. La Fiat ne richiese d'Annunzio. Rispose: femmina!
  • Benpensante. Letteralmente dicesi di persona che pensa bene, rettamente, secondo la legge, sin. persona d'ordine; e talora vi è aggiunto un lieve senso ironico, quasi a significare ben pensante, perché le condizioni fortunate e fortuite della vita tolsero l'occasione di pensar male.
  • Buridano (L'asino di). Âne de Buridan, è rimasto proverbiale per indicare lo stato di chi è incerto né sa risolvere fra due cose. Il motto, comune fra noi, è di conio francese e trae origine da un sofisma dello scolastico Giovanni Buridan di Béthune (Artois), fiorito nel sec. XIV e professore di filosofia in Parigi. Il sofisma è questo, cioè di un asino morente di fame perché sta tra due misure d'avena ugualmente da sé distanti, o morente di fame e di sete perché tra un fascio d'avena ed un secchio d'acqua non sa quale scegliere. Come questo sofisma si connetta all'antica questione del libero arbitrio non è qui il caso di vedere. Cfr. Dante, Paradiso, IV, I:
    Intra due cibi, distanti e moventi
    d'un modo, prima si morria di fame,
    che liber l'uomo l'un recasse a' denti
    .
  • Democrazia: Gloriosa istituzione, che ha alquanto sofferto nella salute e nella buona reputazione. || Il fascismo le fece scontare le sue colpe ad un tasso abbastanza forte [1926].
  • Gòndola. Da una voce greca? o voce onomatopeica? Si riporta la parola perché non tenderà molto a diventare meramente storica. Le gondole di casate e le gondole pubbliche erano più migliaia nel 700. Ora quel tanto che basta al colore locale di Venezia: e per condurre a spasso qualche straniero nostalgico.
  • Gran Bestia (La). Definizione di sapore biblico e di ricordo nietzschiano, anzi frase del Nietszche, data già da tempo dal d'Annunzio alla folla, per significare spregiativamente l'anima collettiva, dalle esplosioni incoscienti e brutali e dal facile dominio. Questa locuzione ebbe fortuna di effimera divulgazione. Cfr. la bestia trionfante di G. Bruno, la belua multorum capitum, il profanum vulgus di Orazio, la vil maggioranza del Carducci; e il Petrarca: Il vulgo a me nemico ed odioso (nel sonetto: O cameretta, che già fosti un porto). Eppure quanto devono tanti alla gran bestia! È la massa di combattimento politico.
  • Hodie mihi, cras tibi. Oggi a me, domani a te: motto tolto dalla Bibbia (mihi heri, et tibi hodie: Ecclesiastico, cap. XXXVIII, 23) e che compendia in forma di sentenza la cognizione delle reciproche sventure umane e la necessaria rassegnazione. Ma più spesso si ripete tale motto per cose di lieve conto e in senso faceto di conforto, per la ragione nota che solamen miseris socios habuisse malorum, male comune, mezzo gaudio.
  • Ibis redìbis. Letteralmente, andrai ritornerai; si dice per indicare una risposta ad arte ambigua, in cui non è chiaro né il sì né il no: è misera astuzia usata dagli uomini che non si vogliono compromettere. Il motto è attribuito alla risposta data dall'oracolo a quel cittadino romano che voleva sapere se egli sarebbe scampato o perito in guerra, e la risposta fu: Ibis redibis non morieris in bello: Andrai ritornerai non morirai in guerra: nella quale risposta il senso muta secondo che la pausa o virgola si colloca dopo o prima del non.
  • Ibseniano. Seguace, ammiratore del drammaturgo norvergese Enrico Ibsen (1828-1906), sostenitore di una morale individualista. (Seguendo Ibsen, molte mogli dicono al marito, «la tua verità non è la mia», e seguono altra via!).
  • Idem velle atque idem nolle, ea demum firma amicitia est. Classica definizione dell'amicizia: si legge in Sallustio (Catil., XX, 4): volere e non volere le cose istesse è appunto ciò che costituisce la salda amicizia. E potremmo aggiungere: anche di un matrimonio felice. Cose piuttosto rare!
  • Incipit vita nova. Comincia la vita nuova: così, con solenne ed occulto parlare, l'Alighieri comincia l'opera sua La Vita Nuova. Come molti versi danteschi anche questo diventò popolare, e si usa per significare un mutamento di male in bene nelle operazioni dell'esistenza.
  • Imaginìfico. Creatore di imagini. L' Imaginifico fu detto d'Annunzio.
  • Casi sono due(I). Casistica della Guerra, divulgata (estate 1917) e divenuta popolare (Petrolini), rispecchia parte dell'indole italiana. «Fra poco sarai sottoposto a nuova visita medica ed i casi sono due: o ti fanno non idoneo o ti fanno idoneo; se ti fanno non idoneo te ne freghi; se ti fanno idoneo i casi sono due: o ti mettono in armi speciali od in fanteria; se ti mettono in armi speciali te ne freghi; se ti mettono in fanteria i casi sono due: o ti mandano in zona di guerra o ti mandano in territorio di pace; se ti mandano in territorio di pace te ne freghi; se ti mandano in zona di guerra i casi sono due: o ti mettono ai servizi speciali o ti mandano in trincea; se ti mettono ai servizi speciali te ne freghi; se ti mandano in trincea i casi sono due: o sei ferito leggermente o sei ferito gravemente; se sei ferito leggermente te ne freghi; se sei ferito gravemente i casi sono due: o vai all'altro mondo o guarisci; se guarisci te ne freghi; se vai all'altro mondo i casi sono due: o vai in paradiso o vai all'inferno; se vai in paradiso te ne freghi; se vai all'inferno i casi sono due: o trovi Cecco Beppe o non lo trovi; se non lo trovi te ne freghi; se lo trovi i casi sono due: o lui impicca te o tu impicchi lui; se tu impicchi lui te ne freghi; se lui impicca te, requie all'animaccia tua». N.B. Questo classico me ne frego non so se, in basso, sia filosofia, ma in alto è delitto. Vedi E CHI SE NE FREGA. MENEFREGHISMO.
  • Lotto. Per parte, per porzione di un tutto, attribuita a sorte, e distribuita fra più persone, è gallicismo ripreso dai puristi, sancito dall'uso; fr. lot, voce di origine germanica. I puristi accettano lotto nel senso di lotteria, cioè di quella speculazione statale, che fu denominata anche la tassa su gli imbecilli. Questo giuoco pare di origine italiana e, più precisamente, genovese.|| Lotto di cavalli, e sim. dicesi esclusivamente per gruppo di cavalli e sim.
  • Paga Pantalone o Pantalon paga. Motto che pare in antico (sec. XVI) volesse significare. la repubblica di Venezia farà le spese per tutti. Una satira al tempo di Campoformio rappresenta i plenipotenziari che partono in carrozza dopo quel trattato. L'oste li rincorre: «Chi paga?». Gli risponde Pantalone: «Amico, pago mi». Altri, invece, pensa che il motto abbia origine dal fatto che, nelle antiche commedie dell'arte, Pantalone era quegli che andava di mezzo, cioè il lieto fine si otteneva a sue spese. Cfr: Jacques Bohnomme in Francia, John Bull in Inglitterra, Uncle Sam negli Stati Uniti, ecc. (v., per l'etimologia, la voce PANTALONE). «Paga Pantalone», vale anche paga il Governo o Stato, cioè, il popolo.[2]
  • Pauper ubique iacet. Il povero dovunque giace. Così Ovidio (Fast., I, 218). E Perpetua a Renzo: «Mala cosa nascer povero, il mio caro Renzo!» (Pr. Sp., II). E Agnese al cardinal Borromeo: «I poveri ci vuol poco a farli comparir birboni» (Pr. Sp., XXIV). Simili pensieri di vera sapienza puoi leggere anche nei mirabili colloqui di don Chisciotte con Sancio Pancia. Ed è forse per questo che Cristo, non potendo aprire ai poveri le porte della terra, assicurò quelle del cielo.

Il libro dei morti[modifica]

Incipit[modifica]

PROLOGO
Una sentenza di Pitagora, riferita da gli antichi filosofi, dice che – nessuno senza comando del duce, che vuol dire Dio, si deve partire da la stazione ne la vita; – significando con ciò come, anche per i credenti, essa sia triste e non valga la pena d'essere vissuta.
Ora, ai nostri tempi, vi fu un uomo credente che aveva nome G. Giacomo il quale, non a malincuore, ma lietamente fece la sua scolta in questo breve periodo de la vigilia dei sensi, ed amò la vita e gli piacque di vivere.
CAPITOLO I
G. Giacomo era nato in sul principio di questo secolo in una di quelle antiche città del Regno Pontificio, ove l'accidia e l'ortica crescono rigogliose anche oggidì, benché la vaporiera vi passi da presso tutta sonora col suo gran cimiero di fumo: città che, poste su la via Flaminia, ebbero una importanza militare e politica ai tempi di Roma; ed anche ne l'età di mezzo vantarono gloriosi ricordi ne la storia de le libertà municipali.

Citazioni[modifica]

  • Il capitale è la miseria dei molti come condizione di benessere dei pochi, cioè quello che uno non ha e desidera avere.
  • [...] la scienza ha dimostrato che l'uomo è di sua natura poligamo, e il matrimonio non sussiste che come contratto o come solenne corbelleria.

Incipit di alcune opere[modifica]

I tre re con Gelsomino buffone del re[modifica]

Il figlio del Re andava a caccia in compagnia del duca Floridoro per un luogo silvestro, presso alla fonte del Meschino. Il duca Floridoro cavalcava un cavallo roano, il figlio del Re cavalcava un balzano da tre, cavallo da re.

La cagna nera[modifica]

Quando mi tornano a mente i miei genitori (adesso si stanno accanto nel cimitero del villaggio) e gli anni della mia giovinezza, allora gli occhi si ricolmano di lagrime.
Ecco: era lassù! da tutte le strade del piano, anche da lontano, lo si distingueva il palazzo antico e quadrato, su in vetta della collina, con i quattro cipressi alti che dentellavano il cielo e facevano la guardia al portone: il portone era ad arco con grosse bugne di marmo e di sopra portava una targa; perché la mia famiglia era nobile: io non sono più niente; ma la mia famiglia, dico, era nobile e di buona razza. La targa portava sul quartiere un bel fiordaliso e il motto crescet in aevum. Dietro v'era il roseto, ma grande, grande da farne un podere.

Ultimi viaggi di un povero letterato[modifica]

Se qualcuno salirà a Bertinoro non se ne troverà pentito perché potrà accontentare la gola con dolce vin bianco e saziare la vista che da lassù spazia per tutta la piana.
Altre campagne in Italia sono pur belle; in altri luoghi si può scrivere est, est, est vinum bonum; ma qui è più festività. Nelle siepi rasate, nei campi squadrati, nelle viti allineate si sente la mano assidua dell'uomo che con la falce e l'aratro toglie alla terra quel non so di arcigno e nemico che essa acquista appena è abbandonata a se stessa. Vi sono anche cipressi, fra cui il cipresso di Francesca presso Polenta; e nessuno vieta di credere che in quella chiesa Dante offrisse l'acqua benedetta alla bella dama. (da Altare di Romagna).

Note[modifica]

  1. Dalla voce football del Dizionario moderno, Supplemento ai dizionari italiani, Milano 1905; citato in Massimo Arcangeli e Sandro Mariani, Il calcio italico. Ma non era meglio il football?, Il Fatto Quotidiano.it, 9 febbraio 2014.
  2. Cfr. Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 194.

Bibliografia[modifica]

  • Alfredo Panzini, La cagna nera, Roma, La Voce, 1921.
  • Alfredo Panzini, La cicuta, i gigli e le rose, Collezione «Omnibus», Arnoldo Mondadori Editore, 1950.
  • Alfredo Panzini, Dizionario Moderno, Nona Edizione, Editore Enrico Hoepli Milano, 1950.
  • Alfredo Panzini, Romanzi d'ambo i sessi, Omnibus Mondadori, 1945.

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