Giuseppe Prezzolini

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Giuseppe Prezzolini (1882 – 1982), giornalista, scrittore e editore italiano.

Citazioni di Giuseppe Prezzolini[modifica]

  • C'è nel mondo qualche cosa che non può essere vissuta che a patto d'essere unica a possedere l'animo, d'essere presa per sempre e non affittata per ore, d'essere una sposa e non un'amante. È l'azione religiosa. (da Centivio, p. 4, 1906)[1]
  • Che cos'è Papini? Non lo so. Alle volte mi pare un arcangelo, gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno gnomo, storto, maligno, unghioso. (da Diario 1900-1941, p. 29)[1]
  • Ci sono uomini colti persino tra i professori. (da Saper leggere, Studio Tesi, 1988)[2]
  • Colui che giunge alla coscienza della vita spontanea che si manifesta negli spiriti individuali è un mistico. Sia pure artista, filosofo, uomo di armi, poeta: purché non attribuisca a se stesso la propria creazione, egli è un mistico. (da Saggio sulla libertà mistica, 1907)[1]
  • Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri. (citato in Rudy de Cadaval, La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
  • [Giovanni Della Casa] Godè ai suoi tempi di grandissima fama. Il Bembo ed altri gli rivolsero sonetti di elogio; le sue poesie furono commentate come quelle del Petrarca; e il sonetto cinquantanovesimo ottenne persino l'onore di una lezione di Torquato Tasso. (Citato in prefazione a Giovanni Della Casa, Galateo, p. XLI, Edizioni Studio Tesi)
  • Ieri sera venne Cecchi mentre si pranzava con Slataper. Non ti posso ripetere quel che ci ha detto. Non sono soltanto argomenti. Era il modo come parlava, la sua convinzione morale, il suo atteggiamento così serio e grande da tanto tempo. Tutto ci fece sentire che malgrado la difesa tentata eravamo d'accordo con lui. (da una lettera a Giovanni Papini; citato in Giancarlo Vigorelli, La terrazza dei pensieri, Immordino Editore, 1967)
  • Il mistero della generazione di un nuovo mondo europeo si compie. Forze oscure scaturite dalla profondità dell'essere sono al travaglio ed il parto avviene tra riti mostruosi di sangue e gemiti che fanno fremere. Noi non guarderemo soltanto al dolore. Salute al nuovo mondo! (da Facciamo la guerra, La Voce, 26 agosto 1914)
  • Il soldato italiano non ha molte qualità militari; salvo lo slancio nell'attacco, purché abbia capi che paghino di persona e inspirino fiducia. Allora lo si porta dove si vuole. Manca però di voglia di lavorare, non ha molta precisione, né amor patrio, poca disciplina, debole senso del dovere... In compenso questi difetti, gravi per una guerra come la presente, ha in dose enorme una qualità grandissima, ed è la capacità di soffrire e di sopportare, fino ad un grado che rasenta l'inverosimile. Perché un soldato italiano si rivolti occorre che ogni limite umano sia sorpassato. (da Dopo Caporetto, Roma, 1919, p. 23-24)
  • In Italia non esiste giustizia distributiva. Ne tiene le veci l'ingiustizia distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in Corriere della sera, 17 settembre 2007)
  • La verità è sempre la correzione di un errore, e quindi l'errore fa parte della verità. (da Filosofia del nulla, Gazzetta Ticinese, 13 dicembre 1980; citato in Gino Ruozzi, Scrittori italiani di aforismi, Mondadori)
  • Le donne commettono dei particolari reati per la loro fragilità, ma tenendo conto di questa fragilità femminile, i giudici maschi sono di solito tolleranti con loro. E dunque stiano buone. (citato in Rudy de Cadaval, La Nuova Tribuna Letteraria, Anno XI, n. 64, Padova 2001)
  • L'irreligiosità moderna è una nuova freschezza di spirito, un atto morale, una liberazione. L'irreligiosità è una difficoltà, un carico, un obbligo, un dovere maggiore. In questo senso ci rende nobili. È l'emulazione con la virtù passata. Noi, irreligiosi, possiamo e dobbiamo essere da tanto quanto gli uomini passati, religiosi. Anzi di più; o meglio: altrimenti. (da Punti, spunti, appunti per le "Parole d'un uomo moderno", La Voce, 15 maggio 1915; ora in Il meglio di Prezzolini, Longanesi)
  • Mi tenne lontano da lui [Dino Campana], un certo suo modo di fare strano (che più tardi prese forma precisa di follia) e anche la convinzione, che non mi perito di confessare, che i suoi meriti poetici fossero allora e siano ora esagerati. Temo che il pittoresco della sua vita sia stato confuso col poetico della sua opera. (citato da Enrico Falqui in La Fiera Letteraria, 23 febbraio 1967)
  • Ogni verità che scopriamo, altrettanti enigmi di più da risolvere. Ogni scoperta migliaia di problemi. Ogni scoperta, superiore ignoranza. (da Filosofia del nulla)
  • Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: Papini. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato. (da L'italiano inutile, Rusconi, Milano, 1994)
  • Scrivere aforismi è da gran signore; un gran signore regala bottiglie di vino pregiato; un villano regala una botte di vino mediocre. (da Ideario, Ponte alle Grazie)
  • Se lo scopo di un partito è diffondere un'idea, il partito liberale lo ha raggiunto: ed appunto per questo è morto. (citato in Leo Longanesi, In piedi e seduto, Longanesi, 1968)
  • Se io viaggiai in terza classe per molti anni non lo facevo per gusto di povertà. Lo facevo perché convinto che era pericoloso prendere l'abitudine della prima classe e del lusso. (da L'italiano inutile))[3]

Codice della vita italiana[modifica]

Capitolo I – Dei furbi e dei fessi[modifica]

  • I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
  • Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
  • I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
  • Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
  • Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
  • Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
  • Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
  • I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
  • Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
  • L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
  • Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
  • Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
  • Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
  • Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
  • Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
  • L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.

Capitolo II – Della Giustizia[modifica]

  • Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. È invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all'avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l'indirizzo è sbagliato.
  • In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.

Capitolo III – Del Governo e della Monarchia[modifica]

  • L'Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.
  • Tutto il male dell'Italia viene dall'anarchia. Ma anche tutto il bene.
  • In Italia contro l'arbitrio che viene dall'alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.
  • In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.
  • Per le cose grosse non si cade mai, per quelle piccine spesso.
  • L'autorità del grado non conta. L'italiano non si inchina davanti al berretto. Nulla lo indispone più dell'uniforme. Ma obbedisce al prestigio personale ed alla capacità di interessare sentimentalmente o materialmente la folla.
  • L'uomo politico in Italia è uomo avvocato. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.

Capitolo IV – Della geografia politica[modifica]

  • L'Italia si divide in due parti: una europea che arriva all'incirca a Roma, e una africana o balcanica, che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia Europea.

Capitolo V – Della famiglia[modifica]

  • In Italia l'uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può.)
  • La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.
  • La moglie ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l'amante. Un po' più in su della serva e un po' più giù dell'amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.

Capitolo VI – Delle leggi[modifica]

  • Tutto ciò che è proibito per ragioni pubbliche si può fare quando non osta un interesse privato. Nei vagoni dove è proibito fumare tutti fumano finché uno non protesta.
  • In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio.

Capitolo VIII – Dell'ideale[modifica]

  • C'è un ideale assai diffuso in Italia: guadagnar molto faticando poco. Quando questo è irrealizzabile, subentra un sottoideale: guadagnar poco faticando meno.
  • La scuola è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per mangiare. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.

Capitolo X – Della proprietà collettiva[modifica]

  • La roba di tutti (uffici, mobili dei medesimi, vagoni, biblioteche, giardini, musei, tempo pagato per lavorare, ecc.) è roba di nessuno.

Capitolo XI – Dell'Italia e degli Italiani[modifica]

  • L'Italia non è il giardino del mondo. L'Italia è un paese naturalmente povero, senza carbone, con poco ferro, molto scoglio, per tre quarti malarico e troppo popoloso. Esso dipende e dipenderà sempre economicamente dagli stranieri. L'indipendenza dell'Italia è il mito più infondato e dannoso che un italiano possa nutrire. C'è una sola consolazione: che nessun paese è economicamente indipendente.
  • L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese. Da molti anni il programma degli uomini che fanno la politica estera sembra riassumersi in questo: mani vuote, ma sporche.
  • I veri italiani sono pochissimi. La maggior parte di coloro che si fanno passare per italiani, sono in realtà piemontesi, toscani, veneti, siciliani, abruzzesi, calabresi, pugliesi e via dicendo. Appena fuori d'Italia, l'italiano torna ad essere quello che è: piemontese, toscano veneto ecc. L'italiano sarà un prodotto dell'Italia, mentre l'Italia doveva essere un prodotto degli italiani.
  • La storia d'Italia è la storia di Spagna e di Francia, d'Alemagna e d'Austria, e in fondo, storia d'Europa. Lo sforzo degli storici per creare una storia d'Italia dimostra come si possa spendere molto ingegno per una causa poco ingegnosa, come accade a quei capitani che si fanno valorosamente ammazzare per una causa infame.
  • L'Italiano è di tanto inferiore al giudizio che porta di se stesso di quanto è superiore al giudizio che ne danno gli stranieri. Le sue qualità migliori sono le ignorate e i suoi difetti peggiori sono i pubblicati da tutta la fama.
  • La famiglia è l'unico aggregato sociale solido in Italia. Il comune è l'unico organismo politico sentito in Italia. Tutto il resto è sentimento generico di classi intellettuali, come la patria; o astrattismo burocratico, come la provincia; o mito vago, che nasconde spinte economiche molto ristrette ed egoistiche, come l'internazionale.
  • Tutto è in ritardo in Italia, quando si tratta di iniziare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.
  • Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.

Capitolo XII – Senza titolo riassuntivo indispensabile[modifica]

  • L'Italia è una speranza storica che si va facendo realtà.

Manifesto dei conservatori[modifica]

  • Evidentemente un conservatore è uno che vuol conservare qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l'impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria. (cap. 1; 1972, p. 13; 1995, p. 7)
  • Uno dei più gravi pregiudizi contro la destra in Italia è quello del timore che una vittoria di questa rappresenti un ritorno al fascismo.
    Mentre è giusto che la destra pretenda, nel campo intellettuale e universitario, che il ventennio fascista venga studiato senza prevenzioni come un periodo della storia degli italiani, ai cui fasti e nefasti la maggioranza di essi prese parte e responsabilità, sarebbe sbagliato e pericoloso per la destra qualunque atto o manifestazione che potesse giustificare il pregiudizio generale contro il fascismo che ha giovato tanto ai comunisti.
    Sono passati trent'anni dalla caduta del fascismo, e in questi anni il mondo è cambiato assai. Molte situazioni sono addirittura rovesciate. Il comunismo stesso ha sentito il bisogno di modificarsi e di assumere in Italia e in altri Paesi una maschera di indipendenza nazionale. Ci sono nuovi problemi e nuove leve di giovani. Sono seccati di sentir ancora giudicare le persone e le soluzioni secondo la distinzione di fascismo e antifascismo. (cap. 4; 1972, p. 44; 1995, p. 31)
  • Il Vero Conservatore ha rispetto piuttosto per il tempo che per lo spazio, e tiene conto della qualità piuttosto che della quantità. Non disprezza le cognizioni, ma sa che non hanno valore senza principi. Sa andare all'indietro perché, per andare avanti, bisogna qualche volta arretrare per rendere meglio la spinta. (cap. 5, 1; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
  • Prima di tutto il V.C. si guarderà bene dal confondersi con i reazionari, i retrogradi, i tradizionalisti, i nostalgici; perché il V.C. intende «continuare mantenendo», e non tornare indietro e rifare esperienze fallite. Il V.C. sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principii permanenti. (cap. 5, 2; 1972, p. 47; 1995, p. 32)
  • Il conservatore non è contrario alle novità perché nuove; ma non scambia l'ignoranza degli innovatori per novità. (cap. 5, 4; 1972, p. 48; 1995, p. 32)

Storia tascabile della letteratura italiana[modifica]

  • [Giovanni Boccaccio] Contiene l'ammaestramento a usare l'intelligenza contro la fortuna, a saper cogliere l'occasione e a comportarsi audacemente, perché è meglio correre dei rischi che affondar nell'inerzia.
  • "I promessi sposi", che han la fama esteriore di "romanzo storico", ma il cui centro artistico è una storia dell'uomo vista con una profonda calma e saggezza, eguagliata soltanto da quella di Goethe.
  • Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
  • L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia.
  • [Francesco Petrarca] La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno.
  • [Riferendosi a Dante Alighieri] Soltanto l'artista universale, il moralista intransigente attirano il lettore moderno, meravigliato che ci sia stato al mondo un carattere così potente.

Citazioni su Giuseppe Prezzolini[modifica]

  • Diceva Prezzolini che la democrazia è la parificazione degli sporcaccioni con i galantuomini, e che le donne quando hanno le mestruazioni sono pericolose per l'ambiente dove lavorano, ufficio o fabbrica o (se sono parlamentari) il Parlamento. (Rudy de Cadaval)
  • Prezzolini fu personaggio di molto spicco, di grande ingegno e di cultura varia e vasta. Ma con tutto il rispetto, non fu un eroe né una vittima. (Rudy de Cadaval)
  • Sì: il caso Prezzolini è stato uno dei più significativi della cultura contemporanea del nostro Paese. Prezzolini ha incarnato una costante esigenza critica e scettica in un mondo di cultura sempre più tendente al conformismo e all'ortodossia, meglio ancora ai conformismi e alle ortodossie. (Giovanni Spadolini)
  • Tu e Papini avete insegnato tante cose in mezzo secolo e negli ultimi tempi ancor più che nei primi: tutta Italia dovrebbe esservene grata. (Marino Moretti)
  • Hai novant'anni e vivi e scrivi come se ne avessi quaranta o cinquanta. Nessuno, in Italia, come te. sei un prosatore eccellente come al tempo felice della Voce (le lettere agli amici!) e, più tardi, dei tuoi capolavori: L'italiano inutile e Dal mio terrazzo. Ti dirò una cosa che forse piacerà a Jakie e non a te: hai superato Papini. A voi il mio affetto d'amico e la mia riconoscenza di semplice lettore. (Marino Moretti)

Note[modifica]

  1. a b c citato in Sandro Gentili, Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, in introduzione, Volume 1
  2. Anche in Ideario. La citazione è attribuita a Benedetto Croce nella forma: «Ci sono persone colte persino tra i professori».
  3. citato in Sandro Gentili, Carteggio di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, p. 8, Volume 1

Bibliografia[modifica]

  • Giuseppe Prezzolini, Storia tascabile della letteratura italiana, Biblioteca del Vascello, 1993.
  • Giuseppe Prezzolini, Codice della vita italiana, La Voce, Firenze, 1921.
  • Giuseppe Prezzolini, Manifesto dei conservatori, Rusconi, Milano, 1972.
  • Giuseppe Prezzolini, Manifesto dei conservatori, introduzione di Sergio Romano, Arnoldo Mondadori, 1995. ISBN 8804392371

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