Giosuè Carducci

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Per la letteratura (1906)
Giosuè Carducci

Giosuè Alessandro Michele Carducci (1835 – 1907), poeta italiano, premio Nobel per la letteratura.

Indice

[modifica] Citazioni di Giosuè Carducci

  • Ai giudizi dei nemici vuolsi avere sempre la debita osservanza. (da Opere, Zanichelli, 1909)
  • Cittadini di palagio, | mercanti e buon artieri; E voi conti di maremma, dai selvatici manieri; | Voi di corsica visconti, Voi marchesi de' confini; Voi che re siete in sardegna ed in Pisa cittadini; | Voi che in volta del levante mainaste or or la vela: pria che arrossi la Verruca E si spenga la candela, | Fuori porta del parlascio, Su correte arditamente! Su, Su, popolo di Pisa, | Cavalieri e buona gente! (da Faida di comune)
  • Colui che potendo dire una cosa in dieci parole ne impiega dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni. (citato in Dino Segre, Sette delitti, Sonzogno)
  • [Parlando della regione Marche] Così benedetta da Dio di bellezza di varietà di ubertà, tra questo digradare di monti che difendono, tra questo distendersi di mari che abbracciano, tra questo sorgere di colli che salutano, tra questa apertura di valli che arridono.[1]
  • [Giovanni Pascoli] Egli sembra, anche nell'aspetto, una di quelle foreste sul lido del mare, le quali, anche nella più quiete serenità, pare che si contorcano alle raffiche del libeccio. (citato in Bonaventura Caloro, È lo stato che crea la nazione, La Fiera Letteraria, aprile 1973)
  • È pure un vil facchinaggio quello di dovere o volere andar d'accordo co' molti! (da Confessioni e battaglie)
  • [Inno di Goffredo Mameli] Fu composto l'otto settembre del quarantasette, all'occasione di un primo moto di Genova per le riforme e la guardia civica; e fu ben presto l'inno d'Italia, l'inno dell'unione e dell'indipendenza, che risonò per tutte le terre e in tutti i campi di battaglia della penisola nel 1848 e 49. (da Bozzetti critici e discorsi letterari)
  • Io sono e resto quale fui | e attendo la grande ora (citato in Leo Longanesi, In piedi e seduti, Longanesi, 1968)
  • L'arte, come la concepisco e come non arrivo a farla io, è cosa altamente e perfettamente [...] aristocratica. (da Schermaglie di letteratura)
  • L'arte e la letteratura sono l'emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli. (da Bozzetti critici e discorsi letterari)
  • Nei calici il vin scintilla, si come l'anima ne la pupilla. (da Inno a Satana)
  • Oh noci della Carnia addio! Erra tra i vostri rami il pensier mio sognando l'ombre d'un tempo che fu! (da Il comune rustico)
  • Se già sotto l'ale | Del nero cappello | Nel vin Cromuello [Oliver Cromwell] | Cercava il signor, [2]|| Ne' colmi bicchieri | Ricerco pur io | Men fiero un iddio, | Ricerco l'amor. (da Brindisi in Levia gravia)
  • Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani. (Reggio Emilia, 7 gennaio 1897, durante i solenni festeggiamenti per il primo Centenario del Tricolore)
  • Pastonchi? mai letto tanti brutti versi. (citato in Bonaventura Caloro, È lo stato che crea la nazione, La Fiera Letteraria, aprile 1973)

[modifica] Juvenilia

  • O dell'italo agon supremo atleta | Misurator, di questa setta imbelle, | Che stranïata il sacro allòr ti svelle | Che vuol la santa bile irrequïeta? || E a qual miri sai tu splendida meta | Ed a che fin drizzato abbian le stelle | Questa età che di ciance e di novelle | Per quanto ingozzi e più e più si asseta? (Vittorio Alfieri, libro III)
  • Or chi pria leverà d'Italia il grido | Spezzando il vario, infame, antico freno? | Di martiri e d'eroi famoso nido, | Voi Modena e Bologna. Oh al dì sereno || Di libertà cresciute, anime altere | Tra i ceppi sanguinanti e gli egri esigli | E gli orrendi martòri in prigion nere, || Voi ne' tedeschi e ne' papali artigli | Chi più mai renderà, poi che un volere | Raccoglie alfin de la gran madre i figli? (Modena e Bologna, libro VI)
  • Forti sembianze di novella vita | Circondar la tua cuna, | o re del canto che più alto mira. | Gentil virago ardita, | Quale non vider mai le argive sponde | Né le latine, e d'amor balda e d'ira, | te venìa la bella | Toscana libertade; e il pargoletto | Già magnanimo petto | Ti confortava de la sua mammella. | Tutta accesa ne' raggi di sua sfera, | Mite insieme ed austera, | Venne la fede; e per un popoloso | Di visioni e d'ombre oscuro lito | La porta ti mostrò dell'infinito. (Dante, libro IV)

[modifica] Rime e Ritmi

  • Come, o Ferrara, bello ne la splendida ora d'Aprile | ama il memore sole la tua pace! (Alla città di Ferrara)
  • Salve Ferrara, co'l tuo fato in pugno | Ultima nata, creatura nova | De l'Appennin, del Po, del faticoso dolore umano! (Alla città di Ferrara)
  • Salve, Piemonte! A te con melodia | Mesta, da lungi risonante, come | gli epici canti del tuo popol bravo, | scendono i fiumi. || Scendono pieni, rapidi, gagliardi, | come i tuoi cento battaglioni, e a valle | cercan le deste a ragionar di gloria | ville e cittadi. (Piemonte)
  • E da Superga nel festante coro | De le grandi Alpi la regal Torino | Incoronata di vittoria, ed Asti | repubblicana. (Piemonte)
  • A te, porgente su l'argenteo Sile | Le braccia a l'avo da l'opima cuna, | Ne la festante ilarità senile | Parve la vita accorrere con una || Marïonetta in mano. Al sol d'aprile | Te fuggente la logica importuna | Presago accolse il comico navile | Veleggiando la tacita laguna. (Carlo Goldoni)
  • Contessa, che è mai la vita? | È l'ombra d'un sogno fuggente. | La favola breve è finita, | il vero immortale è l'amor. (Jaufré Rudel)

[modifica] Odi barbare

  • Anch'ei, tra 'l dubbio giorno d'un gotico | Tempio avvolgendosi, l'Alighier trepido | Cercò l'immagine di Dio nel gemmeo | Pallore d'una femina. (da In una chiesa gotica)
  • Lieta del fato Brescia raccoltemi, | Brescia la forte, Brescia la ferrea, | Brescia leonessa d'Italia | beverata nel sangue nemico.
  • L'ora presente è in vano, non fa che percuotere e fugge. (da Presso l'urna di Percy Bysshe Shelley)
  • Quale una incinta, su cui scende languida | Languida l'ombra del sopore e l'occupa, | Disciolta giace e palpita su 'l talamo, | Sospiri al labbro e rotti accenti vengono | e súbiti rossor la faccia corrono || [….] Chinatevi al lavoro, o validi omeri; | Schiudetevi agli amori, o cuori giovani; | Impennatevi a sogni, ali dell'anime; | Irrompete alla guerra, o desii torbidi: | Ciò che fu torna e tornerà nei secoli. (da Canto di marzo)
  • Quando Odoacre dinanzi a l'impeto | di Teodorico cesse, e tra l'èrulo | Eccidio passavan sui carri | Dritte e bionde le donne amàle || Entro la bella Verona, odinici | Carmi intonando: raccolta al vescovo | Intorno, l'italica plebe | Sporgea la croce supplice a' Goti. (da Davanti il Castel Vecchio di Verona)
  • Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna, | E il colle di sopra bianco di neve ride. (da Nella piazza di San Petronio)

[modifica] Rime Nuove

  • La nebbia agl'irti colli | Piovviginando sale, | E sotto il maestrale | Urla e biancheggia il mar; || Ma per le vie del borgo | Dal ribollir de' tini | va l'aspro odor de i vini | L'anime a rallegrar. || Gira sui ceppi accesi | Lo spiedo scoppiettando: | Sta il cacciator fischiando | Su l'uscio a rimirar | Tra le rossastre nubi | Stormi d'uccelli neri | com'esuli pensieri | Nel vespero migrar. (San Martino)
  • Dante, onde avvien che i vóti e la favella | Levo adorando al tuo fier simulacro, | E me sul verso che ti fè già macro | Lascia il sol, trova ancor l'alba novella? | [...] | Son chiesa e impero una ruina mesta | Cui sorvola il tuo canto e al ciel risona: | Muor Giove, e l'inno del poeta resta. (da Dante)
  • Si volse il prete a dire: Ite. Potente | Ruppe il sole a le nubi sormontando, | E incoronò d'un'iride scendente | La bella donna che sorgea pregando. | Corse tra le figure bizantine | Vermiglio un riso come di pudor; | Ma la Madonna le pupille chine | Tenea su 'l figlio, e mormorava – Amor. (LXXI)
  • Su 'l castello di Verona | Batte il sole a mezzogiorno | Da la Chiusa al pian rintrona | Solitario un suon di corno. (da La leggenda di Teodorico)
  • T'amo, o pio bove; e mite un sentimento | Di vigore e di pace al cor m'infondi. | O che solenne come un monumento | Tu guardi i campi liberi e fecondi, | O che al giogo inchinandoti contento | L'agil opra de l'uom grave secondi; (da Il bove IX)
  • Meglio oprando oblïar, senza indagarlo; | Questo enorme mister de l'universo! (LXVII)

[modifica] A un geometra

Dimmi, triangoluzzo mio squadrato, | che al mondo se' degli animali rari, | furono prima i ciuchi o i somari? | e quel tuo capo è un circolo o un quadrato? || Anco: il cervel, se fior te n'è restato, | è isoscele o scaleno o ha lati pari? Se' tu l'ambasciador de' calendari | o un parallelogrammo battezzato? (citato in Francesco Flamini, Versi e Metri italiani, Raffaello Giusti Editore, Livorno 1919)

[modifica] Note

  1. Dal discorso tenuto a Recanati il 29 giugno 1898 in occasione del 1° centenario della nascita di Giacomo Leopardi; da Edizione nazionale delle opere di Giosuè Carducci, Zanichelli, 1961.
  2. Qui il poeta fa riferimento ad un episodio narrato dal Chateaubriand in Quatre Stuarts. Secondo lo scrittore francese, Cromwell, sorpreso a bere, avrebbe detto agli amici: «Credono che cerchiamo il Signore, ma noi cerchiamo solo un cavatappi» (Il cavatappi era caduto).

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