Montesquieu

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Montesquieu

Charles-Louis de Secondat barone de La Brède et de Montesquieu (1689 – 1755), filosofo, giurista, storico e pensatore politico francese.

Citazioni di Montesquieu[modifica]

  • Addio, Genova detestabile | Addio, soggiorno di Pluto. | Se il Cielo mi è favorevole, | Non vi vedrò più.[1]
  • Addio! superbi palazzi, | Dove la noia, di preferenza, | Ha scelto la sua residenza; | Vi lascio per sempre.[1]
  • Di solito coloro che hanno un grande spirito l'hanno ingenuo.[2]
  • Giustizia ritardata è giustizia negata.[3]
  • Io sono stato otto giorni a Genova e mi sono annoiato a morte: è la Narbonne d'Italia. Non vi è nulla da vedere salvo un bel porto, ma assai pericoloso; case costruite in marmo perché la pietra è troppo cara; e degli ebrei che vanno a Messa...[4]
  • Se sapessi una cosa utile alla mia nazione ma che fosse dannosa per un'altra, non la proporrei al mio principe, poiché sono un uomo prima di essere un francese o, meglio, perché io sono necessariamente un uomo, mentre sono francese solo per combinazione.[5]

Attribuite[modifica]

  • Ciò che manca agli oratori in profondità, ve lo dànno in lunghezza.[6]
Ce qui manque aux orateurs en profondeur, ils vous le donnent en longueur.
  • [Su Gottfried Leibniz] È raro trovare uomini di cultura che siano puliti, non puzzino e abbiano il senso dell'umorismo.[7]
It is rare to find learned men who are clean, do not stink and have a sense of humour.

Considerazioni sulle cause della grandezza e decadenza dei Romani[modifica]

  • La tirannia di un principe non porta uno Stato più vicino alla sua rovina di quanto l'indifferenza per il bene comune non vi porti una repubblica.
  • Non è il caso a dominare il mondo: ne sono testimoni i Romani, che ebbero un continuo susseguirsi di prosperità quando si governarono secondo un certo piano, e un seguito ininterrotto di avversità quando si comportarono secondo un altro. Vi sono cause generali, sia morali sia fisiche, che agiscono in ogni monarchia, che la elevano, la mantengono o la rovesciano; tutti gli accidenti sono subordinati a queste cause; e se l'esito di una battaglia, cioè una causa particolare, ha rovinato uno Stato, vi era una causa generale per cui quello Stato doveva perire per una sola battaglia. In una parola, l'andamento generale porta con sé tutti gli accidenti particolari.
  • Un impero fondato dalle armi deve reggersi con le armi.

Lettera su Genova[modifica]

  • È sotto il Molo Nuovo che sono ancorate la galee della Repubblica. Sul lato opposto si trova il Molo Vecchio, che inizia verso il centro della città. Questi due moli formano quello che vien chiamato il Porto, che è uno dei peggiori della terra poiché il mare entra con impeto per l'apertura che c'è fra i due moli, soprattuto quando il vento soffia da mezzogiorno, da est e da ovest; tanto più che l'apertura fra i due moli è molto larga ed esposta, il mare poco profondo, il fondale molto brutto; e così le navi arano sulle ancore, urtano le une contro le altre e pochi anni fa un bastimento rischiò di affondare. (pp. 17-21)
  • San Giorgio è una banca, dove tutti portano il loro denaro e lo ritirano senza riceverne interesse, e la banca guadagna sul denaro contante. San Giorgio è una specie di Monte di Pietà, che, avendo fatto prestiti alla Repubblica e avendo ricevuto in cambio fondi di garanzia, paga il 2 e mezzo per cento a coloro che lo hanno sovvenzionato. (p. 35)
  • Non è una gran fortuna abitare in questa città. Per prima cosa, il popolo è oppresso da monopoli sul pane, sul vino e su tutti i generi alimentari. È la Repubblica stessa che vende questi generi. La punizione dei crimini è così mal organizzata che risulta minor disgrazia aver ucciso un uomo che aver frodato su un'imposta. (pp. 39-41)
  • Non c'è stato in Europa che sia stato sottoposto a tanti soprusi come quello di Genova, e che si sia comportato con tanta bassezza nei vari intrighi in cui sia venuto a trovarsi. (p. 45)
  • Non vi ho parlato dei cicisbei. È la cosa più ridicola che un popolo stupido abbia potuto inventare: sono innamorati senza speranza, vittime che sacrificano la loro libertà alla dama che hanno scelto. Per me, dopo i cavalieri erranti, non vi è nulla di più sciocco di un cicisbeo. Non si può trattenere il riso alla vista di una signora che passa per strada, sulla portantina, e di un senatore che le (racconta le sue ragioni), gesticola come la sua sovrana, in mezzo alla strada; non ci si può trattenere dal sorridere la prima volta che si vede una simile scena. Il cicisbeo non si allontana dalla dama di un passo: è sempre vicino a lei ed ai suoi ordini; il delitto di indifferenza è un crimine imperdonabile. (pp. 65-67)
  • Le vie di Genova sono strette e buie. Nella Strada Nuova, un po' più larga delle altre, ci sono i palazzi più belli. È alquanto difficile visitarli: sono quasi sempre vuoti, e, quando il padrone esce o va in campagna, porta (come il rettore di Nostra Signora della Guardia) la chiave in tasca. (pp. 75-77)
  • C'è un bellissimo ponte [il ponte di Carignano], costruito a spese di casa Sauli, che congiunge un'altura della città all'altra, costruito al di sopra delle case, ad un'altezza prodigiosa. (p. 77)

Lettere persiane[modifica]

  • È una disgrazia non essere amati, ma è un affronto non esserlo più. (p. 3, Feltrinelli)
  • Il papa è il capo dei cristiani. È un vecchio idolo, che viene incensato per abitudine. Una volta incuteva paura persino ai principi; li deponeva infatti così facilmente [...]. Ma ora non lo si teme più. Egli si dice successore di uno dei primi cristiani, che si chiama San Pietro; ed è certo una ricca successione perché ha dei tesori immensi ed un grande paese sotto il suo dominio. (p.29, Feltrinelli)
  • Ora sono a Venezia, mio caro Usbek. Si può aver visto tutte le città del mondo e restare sorpresi arrivando a Venezia: si sarà sempre stupiti di vedere una città, delle torri e delle moschee emergere dall'acqua, e trovare una quantità enorme di persone in un luogo dove dovrebbero stare soltanto dei pesci. Ma questa città profana manca del tesoro più prezioso che ci sia al mondo, l'acqua sorgiva: è impossibile compiere una sola abluzione rituale. Il nostro santo Profeta ne ha orrore: dall'alto del cielo la guarda sempre in collera. (XXXI p.45, Garzanti)
  • Le donne persiane sono più belle delle francesi, ma le francesi sono più attraenti. È difficile non amare le prime, e non compiacersi delle seduzioni delle seconde: le une sono più affettuose e modeste, le altre più allegre e vivaci. (XXXIV p.47, Garzanti)
  • È stato detto benissimo che se i triangoli facessero un dio, gli attribuirebbero tre lati. (p.59, Feltrinelli)
  • [I russi] Hanno un modo di ricevere gli ospiti che non è affatto persiano: quando uno straniero entra in una casa, il marito gli presenta sua moglie, e lo straniero la bacia; e questa è considerata una cortesia nei confronti del marito. Sebbene i padri, nel contratto di matrimonio delle figlie, ordinariamente stipulino che il marito non le frusterà, tuttavia è da non credere quanto piaccia alle donne moscovite essere picchiate: non possono convincersi di possedere il cuore del marito se costui non le picchia come si deve; un comportamento contrario da parte sua denota un'indifferenza imperdonabile. (LI p.70, Garzanti)
  • Sembra che il nostro santo Profeta abbia voluto soprattutto privarci di tutto ciò che può confondere la nostra ragione: ci ha proibito l'uso del vino, che la annulla; ci ha proibito, con un ordine esplicito, i giochi d'azzardo; e quando gli è stato impossibile eliminare la causa delle passioni, le ha attenuate. L'amore, tra noi, non porta né confusione né furore: è una passione languida, che lascia nella calma la nostra anima: la pluralità delle mogli ci salva dal loro dominio, e tempera la violenza dei nostri desideri. (LVI p.77, Garzanti)
  • Dopo aver eseguito i calcoli con la massima accuratezza possibile...ho scoperto che sulla terra vi è [oggi] a mala pena un terzo della popolazione presente nell'antichità. Ciò che è sorprendente è che la popolazione della terra diminuisce ogni giorno, e se questo continua, dopo altri dieci secoli la terra non sarà altro che un deserto. (p.112, Feltrinelli)
  • È vero che per una stranezza, che nasce piuttosto dallo spirito umano, talvolta è necessario cangiare certe leggi. Ma il caso è raro, e quando capita, occore aver mano leggera nel toccarle: bisogna osservare tale solenne procedura e usare tante precauzioni che il popolo ne deduca naturalmente che le leggi sono veramente sante, dato che ci vogliono tante formalità per abrogarle. (p.129, Feltrinelli)
  • Il grande torto dei giornalisti è di parlare solo dei libri nuovi, come se la verità fosse mai nuova. A me sembra che fino a quando non si siano letti tutti i libri antichi, non ci sia alcuna ragione di preferire i nuovi. (CVIII p.148, Garzanti)

Lo spirito delle leggi[modifica]

  • Mi reputerei il più felice dei mortali se potessi far sì che gli uomini guarissero dei loro pregiudizi. Chiamo qui "pregiudizio" non ciò che porta ad ignorare alcune cose, ma ciò che porta ad ignorare se stessi. (prefazione)
  • Il suffragio a sorte è proprio della natura della democrazia; il suffragio a scelta lo è di quella dell'aristocrazia. (libro II, cap. II)
  • Le leggi non devono essere meno relative al principio di ogni governo che alla sua natura. (libro III, cap. I)
  • La natura dell'onore è di richiedere preferenze e distinzioni. (libro III, cap. VII)
  • Il governo è come tutte le cose di questo mondo: per conservarlo, bisogna amarlo. (libro IV, cap. V)
  • L'amore della democrazia è quello dell'uguaglianza. (libro V, cap. III)
  • È proprio della natura di una repubblica di avere soltanto un piccolo territorio: senza di ciò essa non può mantenersi. (libro VII, cap. XVI)
  • Un grande impero presuppone un'autorità dispotica in colui che governa. (libro VIII, cap. XIX)
  • La libertà è il diritto di fare tutto quello che le leggi permettono. (libro XI, cap. III)
  • Una costituzione può esser tale che nessuno sia costretto a fare le cose alle quali la legge non lo obbliga, e a non fare quelle che la legge permette. (libro XI, cap. IV)
  • Tutto sarebbe perduto se lo stesso uomo, o lo stesso corpo di maggiorenti, o di nobili, o di popolo, esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le decisioni pubbliche, e quello di giudicare i delitti o le controversie dei privati. (libro XI, cap. VI)
  • Se toccasse a me di sostenere il diritto che abbiamo avuto di rendere schiavi i negri, ecco quello che direi:
    I popoli dell'Europa, avendo sterminato quelli dell'America, hanno dovuto mettere in schiavitù quelli dell'Africa onde servirsene per coltivare tante terre. (libro XV, cap V)
  • Non ci si può capacitare che Dio, il quale è un essere saggissimo, abbia messo un'anima, soprattutto un'anima buona, in un corpo nerissimo. (libro XV, cap V)
  • La ragione vuole che la potestà del padrone non si estenda oltre le cose pertinenti al servizio; bisogna che la schiavitù sia fatta per l'utilità, e non per la voluttà. Le leggi della pudicizia appartengono al diritto naturale, e devono essere riconosciute da tutte le nazioni del mondo. (libro XV, cap XII)
  • Non bisogna meravigliarsi [...] se la viltà dei popoli dei climi caldi li ha resi quasi sempre schiavi, e se il coraggio dei popoli dei climi freddi li ha mantenuti liberi. È un effetto che deriva dalla sua causa naturale. (libro XVII, cap. II)
  • Qualche elemosina fatta a un uomo nudo per le strade non basta ad adempiere agli obblighi dello Stato, il quale a tutti i cittadini la sussistenza assicurata, il nutrimento, un abbigliamento decente, e un genere di vita che non sia dannoso alla salute. (libro XXIII, cap. XXIX)
  • Molte cose governano gli uomini: il clima, la religione, le leggi, le massime del governo, gli esempi dell'antichità, i costumi, le usanze; se ne forma uno spirito generale che ne è il risultato. A misura che, in ogni nazione, una di queste cause agisce con maggior forza, le altre le cedono in proporzione. La natura e il clima dominano quasi esclusivamente i selvaggi; le usanze governano i Cinesi; le leggi tiranneggiano il Giappone; i costumi davano un tempo il tono in Sparta, i principi del governo e i costumi antichi lo davano in Roma. (libro XIX, cap. IV)
  • Le leggi inutili indeboliscono le leggi necessarie. (libro XXIX, cap XVI)

Pensieri[modifica]

  • Bisognerebbe convincere gli uomini della felicità ch'essi ignorano, anche quando ne godono.
  • Ci sono molte persone che considerano necessario soltanto il superfluo.
  • Difficoltà di tradurre. Occorre innanzitutto conoscere bene il latino; poi bisogna dimenticarlo.
  • È assai sorprendente che le ricchezze degli ecclesiastici abbiano tratto origine dal principio di povertà.
  • È indubbio che l'amore abbia un carattere diverso dall'amicizia: quest'ultima non ha mai mandato nessuno in manicomio.
  • Ho la malattia di scriver libri e di vergognarmene una volta che li ho scritti.
  • Ho sempre visto che, per riuscire al meglio nel mondo, bisognava avere un'aria stupida, ma esser saggi.
  • L'amicizia è un contratto con il quale c'impegniamo a rendere piccoli favori a qualcuno perché ce li contraccambi con favori grandi.
  • L'amore vuol ricevere quanto dà: è il più personale di tutti gli interessi: si fanno confronti e conti; la vanità è diffidente e mai abbastanza sicura.
  • La guerra di Spartaco fu la più legittima che mai sia stata intrapresa.
  • Lo studio è stato per me il rimedio sovrano contro i dispiaceri della vita, giacché non ho mai avuto un dolore tale che non mi sia passato con un'ora di lettura.
  • Lodiamo le persone in proporzione alla stima ch'esse hanno per noi.
  • Omero è stato teologo soltanto per essere poeta.
  • Non stupisce che si provi tanta antipatia per le persone che hanno troppa considerazione di sé: non c'è gran differenza fra lo stimar molto se stessi e il disprezzare molto gli altri.
  • Per scriver bene, occorre tralasciare le idee intermedie, al fine di non apparire noiosi, ma senza esagerare, onde non incorrere nel rischio di non essere intesi.
  • Si vorrebbe non morire. Ogni essere umano è propriamente un susseguirsi d'idee che non si vorrebbe interrompere.
  • Tutte le persone timorose minacciano con facilità: sentono che le minacce avrebbero un grande effetto su di loro.
  • Un uomo non è infelice perché ha dell'ambizione, ma perché ne è divorato.
  • Una prova dell'incostanza degli uomini è stata la necessità d'istituire il matrimonio.

Saggio sulle cause che possono agire sugli spiriti e sui caratteri[modifica]

  • L'ignoranza [...] è la madre delle tradizioni.
  • Meno si ha da riflettere, più si parla.
  • Un insegnante può diventare facilmente testardo, poiché esercita il mestiere di uno che non ha mai torto.

Viaggio in Italia[modifica]

  • La città, vista dal mare, è molto bella. Il mare penetra nella terra, e fa un arco, intorno al quale è la città di Genova. (p. 99)
  • Il giardino del principe Doria è piccolo, ma in una posizione incantevole: si vede tutta la città, i due moli e il mare.
    Al centro del giardino c'è un laghetto degno di Versailles, con un Nettuno trainato da tre cavalli marini che lancia il tridente: è un bel gruppo. Tutt'intorno ci sono degli uccelli, arrampicati su tartarughe, delfini, tritoni, dai quali l'acqua zampilla. (p. 100)
  • I Genovesi sono molto paurosi, anche se orgogliosissimi.
    Le signore sono molto altezzose [...] (p. 101)
  • La chiesa dell'Annunziata è la più bella di Genova. Sul portale, all'interno, c'è un quadro di Procaccini, molto bello. È una chiesa tutta dorata, d'un'architettura abbastanza bella. (p. 101)
  • La chiesa di San Siro è anch'essa abbastanza bella, ma nel soffitto ci sono pitture assai brutte: a parte che è una grande sciocchezza aver rappresentato delle case in cielo, e persone che vi soffrono il martirio. (p. 102)
  • Ed io dicevo che mettere le signore di Genova al rango delle principesse di Francia era come mettere dei pipistrelli sullo stesso piano delle aquile. (p. 103)
  • I Genovesi non sono affatto socievoli; e questo carattere deriva piuttosto dalla loro estrema avarizia che non da un'indole forastica: perché non potete credere fino a che punto arriva la parsimonia di quei principi. Non c'è niente di più bugiardo dei loro palazzi: di fuori, una casa superba, e dentro una vecchia serva, che fila. Se nelle case più illustri vedete un paggio, è perché non ci sono domestici. Invitare qualcuno a pranzo è a Genova una cosa inaudita. Quei bei palazzi sono in realtà, fino al terzo piano, magazzini per le merci. Tutti esercitano il commercio, e il primo mercante è il Doge. Tutto questo rende gli animi della gente assai bassi, anche se molto vani. Hanno palazzi non perché spendano, ma perché il luogo fornisce loro il marmo. Come ad Angers, dove tutte le case sono coperte di ardesia. Hanno tuttavia dei piccoli casini lungo il mare, abbastanza belli; ma la bellezza è dovuta alla posizione e al mare, che non costano nulla. (p. 108)
  • I Genovesi di oggi sono tardi quanto gli antichi Liguri. Non voglio dire con questo che non intendano i loro affari: l'interesse apre gli occhi a tutti. (p. 108)
  • C'è sempre un nobile Genovese in viaggio per chiedere perdono a qualche sovrano delle sciocchezze che fa la sua repubblica. (p. 109)
  • C'è ancora una cosa, che i Genovesi non si raffinano in nessun modo: sono pietre massicce che non si lasciano tagliare. Quelli che sono stati inviati nelle corti straniere, ne son tornati Genovesi come prima. (p. 109)
  • San Pier d'Arena è abbastanza fortificata, perché i Genovesi non hanno voluto lasciare indifeso ciò che hanno di meglio. (p. 109)
  • Napoli ha una bellissima posizione. Le strade sono larghe e ben pavimentate con grossi e larghi massi di pietra squadrata. Le case, tutte grandi e pressappoco della stessa altezza. Molte piazze grandi e belle; e cinque castelli o fortezze, che non si finisce di ammirare. [...]
    Da quando hanno pensato di costruire le fortezze dentro le città, non si ha più bisogno di avere popoli fedelissimi: li hanno resi obbedienti. Perciò prima scoppiava una rivoluzione al giorno, come in Italia. È quasi impossibile che i Napoletani si ribellino, con le cinque cittadelle che hanno. (pp. 212-213)

Citazioni su Montesquieu[modifica]

  • In questo secolo la face della filosofia incominciò a rischiarare le tenebre del foro. Il primo si fu l'autore dello Spirito delle leggi, cioè il celebre Presidente di Montesquieu a gittare lo sguardo filosofico sulla giurisprudenza criminale. (Francesco Mario Pagano)
  • Mentre di Voltaire e di Diderot sopravvive, presso i comuni lettori, una specie di antologia dei loro lavori più personalmente incisivi, di Montesquieu l'opera intera galleggia ancora sui marosi dei tempi. (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Note[modifica]

  1. a b Da Addio a Genova, traduzione di Pier Luigi Pinelli, Sagep Editrice, Genova, 1993, p. 10. ISBN 88-7058-491-7
  2. Da Cahiers
  3. Citato in Il Cardinale e il Magistrato, Corriere della sera, 24 agosto 1998.
  4. Da una lettera a Madame de Lambert; citato in Giuseppe Marcenaro, Viaggio in Liguria, Sagep Editrice, Genova, 1983, p. 25
  5. Citato in Albino Luciani, Illustrissimi, Edizioni APE Mursia, 1979, p. 36.
  6. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 549
  7. Citato in Quotations by Gottfried Leibniz; la citazione è attribuita anche alla duchessa di Orléans

Bibliografia[modifica]

  • Montesquieu, Considerazioni sulle cause della grandezza e decadenza dei Romani, traduzione di Gigliola Pasquinelli, Boringhieri, 1960.
  • Charles-Louis de Montesquieu, Lettere persiane, a cura di Chiara Agostini, Feltrinelli, 1981.
  • Charles-Louis de Montesquieu, Lettere persiane, a cura di Lanfranco Binni, Garzanti, 2012.
  • Montesquieu, Lettera su Genova, in Addio a Genova, traduzione di Pier Luigi Pinelli, Sagep Editrice, Genova, 1993. ISBN 88-7058-491-7
  • Montesquieu, Lo spirito delle leggi (1748), traduzione di Betrice Boffito Serra, Rizzoli, Milano, 1967.
  • Montesquieu, Pensieri, a cura di Domenico Felice e ‎Davide Monda, BUR, 2013.
  • Montesquieu, Saggio sulle cause che possono agire sugli spiriti e sui caratteri, a cura di Domenico Felice, ETS, 2004.
  • Montesquieu, Viaggio in Italia, traduzione di Massimo Colesanti, Laterza, Bari, 1995. ISBN 88-420-4713-9
  • Charles-Louis Montesquieu, Oeuvres complètes, a cura di Roger Caillois, 2 voll., Gallimard, Paris, 1949-51.

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