La Bibbia di Gerusalemme

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La Bible de Jérusalem, ed. 2014

La Bibbia di Gerusalemme (La Bible de Jérusalem), versione dalla Bibbia a cura dell'École biblique et archéologique française. Di seguito sono raccolte citazioni da introduzioni e note di questa versione; le citazioni dai libri della Bibbia sono raccolte invece in categoria:Antico Testamento e categoria:Nuovo Testamento.

Citazioni[modifica]

  • La Genesi si divide in due parti disuguali: la storia primitiva (1-11) è come un portico che precede la storia della salvezza che sarà raccontata da tutta la Bibbia; essa risale alle origini del mondo e stende la prospettiva alla umanità tutta intera. Riferisce la creazione dell'universo e dell'uomo, la caduta originale e le sue conseguenze, la perversità crescente che è punita dal diluvio. A partire da Noè, la terra si ripopola, ma tavole genealogiche sempre più ristrette concentrano finalmente l'interesse su Abramo, padre del popolo eletto. La storia patriarcale (12-50), evoca la figura dei grandi antenati: Abramo è l'uomo della fede, la cui obbedienza è ricompensata da Dio, il quale gli promette anche una posterità e la Terra santa per i suoi discendenti (12,1-25,18). (pp. 21-22)
  • Giacobbe è l'uomo dell'astuzia, che soppianta il fratello Esaù, carpisce la benedizione del padre Isacco, supera in furbizia lo zio Labano. Ma tutte queste abilità non servirebbero a nulla se Dio non lo avesse preferito a Esaù prima della nascita e non gli avesse rinnovato le promesse dell'alleanza concesse ad Abramo (25,19-35,29). Tra Abramo e Giacobbe, Isacco è una figura assai pallida, la cui vita è narrata soprattutto per i rapporti che ha con suo padre o con suo figlio. I dodici figli di Giacobbe sono gli antenati delle dodici tribù di Israele. A uno di loro è consacrata l'ultima parte della Genesi: i cc 37-50 (meno 38 e 49) sono una biografia di Giuseppe, l'uomo saggio per eccellenza. Questo racconto, che differisce dalle narrazioni precedenti, si svolge senza intervento visibile di Dio e senza nuova rivelazione, ma è tutto intero un insegnamento: la virtù del saggio è ricompensata e la Provvidenza divina volge in bene le colpe degli uomini. (p. 22)
  • Gli inizi dello jahvismo sono dominati dalla personalità di Mosè. Egli è stato l'iniziatore religioso del popolo e il suo primo legislatore. Le tradizioni anteriori, che sfociano in lui, e il ricordo degli avvenimenti che egli ha diretti sono diventati l'epopea nazionale; la religione di Mosè ha segnato per sempre la fede e le pratiche del popolo; la legge di Mosè è restata la sua norma. Gli adattamenti imposti dal cambiamento dei tempi avvennero secondo il suo spirito e si coprirono della sua autorità. Importa poco che noi non possiamo attribuirgli con sicurezza la redazione di nessuno dei testi del Pentateuco: egli ne è il personaggio centrale e la tradizione giudaica aveva ragione di chiamare il Pentateuco il libro della legge di Mosè. (p. 28)
  • I primi undici cc della Genesi sono da considerare a parte. Descrivono, in modo popolare, l'origine del genere umano; enunciano con uno stile semplice e figurato, quale conveniva alla mentalità di un popolo poco evoluto, le verità fondamentali presupposte dall'economia della salvezza: la creazione da parte di Dio all'inizio dei tempi, l'intervento speciale di Dio che forma l'uomo e la donna, l'unità del genere umano, la colpa dei nostri progenitori, la decadenza e le pene ereditarie che ne furono la sanzione. Ma queste verità, che riguardano il dogma e sono assicurate dall'autorità della Scrittura, sono nello stesso tempo fatti e, se le verità sono certe, implicano fatti che sono reali, sebbene non possiamo precisarne i contorni sotto il rivestimento mitico che è stato loro dato, secondo la mentalità del tempo e dell'ambiente. (p. 28)
  • La storia patriarcale è una storia di famiglia: raduna i ricordi che si conservano degli antenati, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe. È una storia popolare che si sofferma sugli aneddoti personali e sui tratti pittoreschi, senza alcuna preoccupazione di unire questi racconti alla storia generale. È, infine, una storia religiosa: tutte le svolte decisive sono segnate da un intervento divino e tutto vi appare come provvidenziale: concezione teologica vera da un punto di vista superiore, ma che trascura l'azione delle cause seconde; inoltre i fatti sono introdotti, spiegati e raggruppati per dimostrare una tesi religiosa: c'è un Dio che ha formato un popolo e gli ha dato un paese; questo Dio è Jahve, questo popolo è Israele, questo paese è la terra santa. Ma questi racconti sono storici nel senso che narrano, alla loro maniera, avvenimenti reali; danno una immagine fedele dell'origine e delle migrazioni degli antenati di Israele, dei loro legami geografici ed etnici, del loro comportamento morale e religioso. I sospetti che hanno circondato questi racconti dovrebbero cedere davanti alla testimonianza favorevole che loro apportano le scoperte recenti della storia e dell'archeologia orientali. (pp. 28-29)
  • Questi temi della promessa, dell'elezione, dell'alleanza e della legge sono i fili d'oro che si incrociano sulla trama del Pentateuco e continuano a percorrere tutto l'AT, poiché il Pentateuco non è completo in se stesso: dice la promessa ma non la realizzazione, e si conclude prima dell'ingresso nella terra santa. Doveva restare aperto come una speranza e un obbligo: speranza nelle promesse, che la conquista di Canaan sembrerà portare a compire (Gs 23), ma che i peccati del popolo comprometteranno e gli esiliati ricorderanno a Babilonia; obbligo di una legge sempre urgente che restava in Israele come un testimonio contro di lui (Dt 31,26). Questo durò fino al Cristo, che è il termine al quale tendeva oscuramente questa storia della salvezza e le dà tutto il significato. (p. 33)
  • Quanto alla legge, essa è stata data per conservare le promesse, come un pedagogo che conduce al Cristo, nel quale queste promesse si realizzano.
    Il cristiano non è più sotto il pedagogo, è liberato dalle osservanze della legge, ma non dal suo insegnamento morale e religioso. Poiché il Cristo non è venuto ad abrogare ma a perfezionare (Mt 5,17), il NT non si oppone all'AT, lo prolunga. Non solo la Chiesa ha riconosciuto, nei grandi avvenimenti dell'epoca patriarcale e mosaica, nelle feste e nei riti del deserto (sacrificio di Isacco, passaggio del Mar Rosso, la pasqua, ecc.), le realtà della legge nuova (sacrificio di Cristo, battesimo, la pasqua cristiana), ma la fede cristiana esige lo stesso atteggiamento che i racconti e i precetti del Pentateuco comandavano agli israeliti. Più ancora: nel suo itinerario verso Dio, ogni uomo attraversa le stesse tappe di distacco, di prova, di purificazione per le quali passò il popolo eletto, e trova un'istruzione nelle lezioni che a quel popolo furono date. (p. 33)
  • Una lettura cristiana del Pentateuco deve rispettare il seguito dei racconti: la Genesi, dopo aver opposto alla bontà di Dio creatore le infedeltà dell'uomo peccatore, mostra, nei patriarchi, la ricompensa accordata alla fede; l'Esodo è l'abbozzo della nostra redenzione; i Numeri rappresentano il tempo della prova in cui Dio istruisce e castiga i suoi figli, preparando l'assemblea degli eletti. Il Levitico sarà letto con più frutto in relazione con gli ultimi cc di Ezechiele o dopo i libri di Esdra e Neemia; l'unico sacrificio di Cristo ha reso caduco il cerimoniale dell'antico tempio, ma le sue esigenze di purità e di santità nel servizio di Dio restano una lezione sempre valida. La lettura del Deuteronomio potrà accompagnare quella di Geremia, il profeta cui è più vicino per il tempo e per lo spirito. (pp. 33-34)
  • [In Gen 4,17] Caino è il costruttore della prima città, l'antenato degli allevatori, dei musicisti, dei fabbriferrai e forse delle figlie del piacere (cf. v 22), che sovvengono alle comodità e ai piaceri della vita urbana. Questi progressi sono attribuiti dall'autore jahvista alla stirpe di Caino il maledetto: la stessa condanna della vita urbana si ritroverà nel racconto jahvista della torre di Babele (11,1-9). [...] Le tre caste degli allevatori di bestiame, dei musicisti e dei fabbriferrai ambulanti sono legate a tre antenati i cui nomi fanno assonanza e richiamano i mestieri dei loro discendenti: Jabal (jbl, «condurre»), Jubal (jôbel, «tromba»), Tubal (nome di un popolo del nord, Gen 10,2, nel paese dei metalli); Caino significa: «fabbroferraio» in altre lingue semitiche. Naama, «la bella», «l'amata», potrebbe essere l'eponima di un'altra «professione» sulla quale il testo tace. (p. 43)
  • Enoch si distingue dagli altri patriarchi per parecchie caratteristiche: la sua vita è più corta, ma raggiunge una cifra perfetta, il numero dei giorni di un anno solare; «camminò con Dio» come Noè (6,9), scomparve misteriosamente, rapito da Dio come Elia (2 Re 2,11s). Diventò una grande figura della tradizione giudaica, che propose a esempio la sua pietà (Sir 44,16; 49,14) e gli attribuì libri apocrifi (cf. Gd 14-15). (p. 45)
  • Mentre il Deuteronomio giustifica storicamente la dottrina dell'elezione di Israele e definisce la costituzione teocratica che ne deriva, il libro di Giosuè mostra l'insediamento del popolo eletto nella terra che gli è promessa; quello dei Giudici rielabora la successione delle sue apostasie e dei suoi ritorni a Jahve; quelli di Samuele, dopo la crisi che condusse all'istituzione della monarchia e mise in pericolo l'ideale teocratico, descrivono come questo ideale fu realizzato sotto Davide; quelli dei Re, infine, descrivono la decadenza che cominciò con il regno di Salomone e che, con una serie di infedeltà e malgrado qualche re fedele al suo Dio, condusse alla condanna del popolo da parte di Jahve. (pp. 395-396)
  • Nella loro forma definitiva, questi libri [i profeti anteriori] sono dunque l'opera di una scuola di uomini pii, imbevuti delle idee del Deuteronomio, che meditano sul passato del proprio popolo e ne tirano una lezione religiosa. Contemporaneamente ci hanno conservato anche tradizioni o testi che risalgono alla stessa epoca eroica della conquista, con il racconto degli avvenimenti salienti della storia di Israele. Il fatto che questa sia presentata come «storia sacra» ha due conseguenze: a) non perde il suo interesse agli occhi dello storico; b) acquista valore agli occhi del credente. Quest'ultimo non solo imparerà a scoprire la mano di Dio in tutti gli avvenimenti del mondo, ma riconoscerà, nella sollecitudine esigente di Jahve verso il suo popolo, la lenta preparazione dell'Israele nuovo, la comunità dei fedeli. (p. 396)
  • In lui [Giosuè], i Padri hanno riconosciuto una prefigurazione di Gesù: non solo egli porta lo stesso nome salvifico, ma il passaggio del Giordano, che introduce nella terra promessa, è il tipo del battesimo cristiano che aggrega al popolo di Dio, e la conquista e la divisione del territorio sono diventati l'immagine delle vittorie e dell'espansione della chiesa nel mondo. (p. 398)
  • Il libro [dei Giudici] insegnava agli Israeliti che l'oppressione è un castigo causato dall'infedeltà e che la vittoria è una conseguenza del ritorno a Dio. L'Ecclesiastico loda i Giudici per la loro fedeltà (Sir 46,11-12); la lettera agli Ebrei presenta i loro successi come la ricompensa della loro fede; essi fanno parte di quella «nube di testimoni» che incoraggia il cristiano a respingere il peccato e a sopportare con costanza la prova che gli è imposta (Eb 11,32-34; 12,1). (p. 402)
  • [Il libro di Rut] È una storia edificante, il cui intento principale è di mostrare come viene ricompensata la fiducia che uno pone in Dio, la cui misericordia si estende anche su una straniera (2,12). Questa fede nella Provvidenza e questo spirito universalista sono l'insegnamento duraturo di questo racconto. (p. 402)
  • Questi libri [di Samuele] contengono un messaggio religioso: le condizioni e le difficoltà di un regno di Dio sulla terra. L'ideale non è stato raggiunto che sotto Davide; questa realizzazione è stata preceduta dallo scacco di Saul e sarà seguita da tutte le infedeltà della monarchia, che meriteranno la condanna di Dio e saranno la rovina della nazione. A partire dalla profezia di Natan, la speranza messianica si è alimentata alle promesse fatte alla casa di Davide. Il NT vi si riferisce tre volte (At 2,30; 2Cor 6,18; Eb 1,5). Gesù è discendente di Davide e il nome «figlio di Davide», che il popolo gli dà, è un riconoscimento dei suoi titoli messianici. I Padri hanno stabilito un parallelo tra la vita di Davide e quella di Gesù, il Cristo, l'eletto per la salvezza di tutti, re del popolo spirituale di Dio e tuttavia perseguitato dai suoi. (p. 404)
  • I libri dei Re devono essere letti nello spirito con cui sono stati scritti, come una storia di salvezza. L'ingratitudine del popolo eletto, la rovina successiva delle due frazioni della nazione sembrano mettere in scacco il piano di Dio; ma c'è sempre, a salvare l'avvenire, un gruppo di fedeli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal, un resto di Sion che si mantiene fedele all'alleanza. La stabilità delle risoluzioni divine si manifesta nella sorprendente permanenza della discendenza davidica, depositaria delle promesse messianiche, e il libro, nella sua forma ultima, si chiude con la grazia fatta a Joiachìn, come con l'aurora di una redenzione. (p. 406)
  • La storia di Sansone è differente da tutti gli altri racconti del libro [dei Giudici]. Narra, dalla nascita alla morte, la vita di un eroe locale. Egli è forte come un gigante e debole come un bambino: seduce le donne ed è ingannato da esse; gioca brutti scherzi ai filistei ma non libera il paese da essi. La storia ha l'humor piccante dei racconti popolari coi quali la gente si vendica di un oppressore che ha dovuto subire, ma che poi finalmente può esporre alla derisione. (p. 480)
  • L'importanza di Samuele sta nell'aver fatto prevalere una monarchia che rispettasse i diritti di Dio sul popolo. Dopo il fallimento del regno di Saul, ciò si attuerà sotto Davide. La sua grande personalità sarà capace di conciliare l'aspetto religioso e l'aspetto profano della monarchia di Israele e, in lui, il capo politico non verrà mai meno ai doveri dell'unto di Jahve. Questo ideale non sarà più raggiunto dai suoi successori e Davide resterà la figura del re futuro, l'unto di Jahve, il Messia, attraverso il quale Dio opererà la salvezza del suo popolo. (p. 518)

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