Barzellette dai libri

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Raccolta di barzellette tratte dai libri.

  • C'è al proposito una barzelletta tipica, sull'uomo la cui conversazione con le donne si svolgeva più o meno così: "Salve." "Salve." "Vieni a letto con me?"
    Un amico gli consigliò di parlare un po', prima di porre simili domande. Così quando la volta successiva conobbe una ragazza, le disse: "Salve, sei mai stata in Etiopia?" "No." "Allora andiamo a letto." (Eric Berne)
  • «Come va?» disse un cieco a uno zoppo. «Come vede» rispose lo zoppo. (Georg Christoph Lichtenberg)
  • Il colmo dei sogni del pappagallo: ripetere se stesso. (Stanisław Jerzy Lec)
  • Il colmo per un'eminenza grigia? Essere bionda. (Roberto Gervaso)
  • La reductio ad absurdum della tesi cartesiana [Cogito ergo sum] è espressa dalla barzelletta su Cartesio che ordina una tazza di caffè; quando la cameriera gli chiede: «Desidera panna e zucchero nel caffè, Monsieur Descartes?», lui risponde: «Non penso», e svanisce. (Wendy Doniger)
  • Quanti culturisti ci vogliono per avvitare una lampadina?
    Quattro. Uno per avvitarla e altri tre per guardarlo e dire: "Caspita quanto sei definito!" (Chuck Palahniuk)
  • Un letterato, un fisico e un matematico stanno viaggiando in treno in Scozia e ad un certo punto vedono su un prato una pecora rossa. Il letterato la guarda e dice: «Però. Interessante. In Scozia le pecore sono rosse». Il fisico scuote la testa e risponde: «No. In Scozia esistono anche pecore rosse». Il matematico li guarda con commiserazione, e conclude: «Esiste almeno un prato, in Scozia, su cui esiste una pecora almeno un lato della quale è rosso». (Marco Malvaldi)
  • Una volta Churchill, Hitler e Mussolini si riunirono a colloquio. Dissero: «C'è una grande vasca con dentro un solo pesce; a turno secondo la sorte cercheremo di prenderlo, chi vi riuscirà sarà il vincitore di questa guerra». Per primo fu tratto a sorte Mussolini per la prova. Egli si levò la giacca, rimboccò le maniche, cacciò la testa nell'acqua, sbuffò bolle e spruzzi, gridò roboanti minacce, bestemmiò anche finché, sfinito, fu portato a braccia lontano dalla vasca.
    Secondo fu a provare Hitler: egli radunò il suo Stato maggiore, si fece portare la pianta precisa della vasca, prese misure di lunghezza, larghezza e profondità, chiese il volume dell'acqua e il peso specifico del pesce... poi decretò con matematica, teutonica precisione: «Alla tale ore, al tale minuto il pesce dovrà passare di qui». Attese, tuffò la mano, e la ritrasse col pesce, ma subito questo, con improvviso guizzo, sparì di nuovo sott'acqua.
    «Siete stato a un pelo dalla vittoria» sorrise allora Churchill che stava bevendo il suo tè. «Ora tocca a me». Egli terminò di sorbire la bevanda e col suo cucchiaino incominciò a vuotare la vasca pazientemente... «Che fate?» gli chiese Hitler. «Quando la vasca sarà vuota potrò prendere il pesce tranquillamente!» (Maria Griffo Gallo)

Leonardo da Vinci[modifica]

  • Due camminando di notte per dubbiosa via, quello dinanzi fece grande strepito col culo; e disse l'altro compagno: — or veggo io ch'i' son da te amato. — Come? disse l'altro. — Quel rispose: — tu mi porgi la coreggia, perch'io non caggia, né mi perda da te. —
  • Una lavava i panni, e pel freddo avea i piedi molto rossi; e passandole appresso uno prete, domandò, con ammirazione, donde tale rossezza derivassi; al quale la femmina subito rispose che tale effetto accadeva, perché ella avea sotto il foco. Allora il prete mise mano a quello membro, che lo fece essere più prete che monaca, e, a quella accostandosi, con dolce e sommessiva voce, pregò quella che 'n cortesia li dovessi un poco accendere quella candela.
  • Uno, andando a Modana, ebbe a pagare 5 soldi di Lira di gabella della sua persona. Alla qual cosa cominciato a fare gran romore e ammirazione, attrasse a sé molti circustanti; i quali domandando donde veniva tanta maraviglia, ai quali Maso rispose: — oh! non mi debbo io maravigliare? conciossia che tutto un omo non paghi altro che 5 soldi di Lira, e a Firenze io, solo a metter dentro il c..., ebbi a pagare 10 ducati d'oro, e qui metto il c..., i c... e tutto il resto per sì piccol dazio. Dio salvi e mantenga tal città, e chi la governa! —
  • Uno vedendo una femmina parata a tener tavola in giostra, guardò il tavolaccio, e gridò vedendo la sua lancia: — ohimè! questo è troppo picciol lavorante a sì gran bottega! —

Voci correlate[modifica]