Leo Longanesi

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Leo Longanesi (1905 – 1957), giornalista, scrittore e disegnatore italiano.

  • Mussolini ha sempre ragione! (da L'italiano, 11 febbraio 1926; ora in Vademecum del perfetto fascista, Vallecchi)
  • Distratta, indolente, prudente, la nostra borghesia ama i suoi figli viziati e ribelli. (da In piedi e seduti, Longanesi)
  • Il paradosso è il lusso delle persone di spirito, la verità è il luogo comune dei mediocri. (da L'italiano, 30 settembre 1927)
  • L'amore è l'attesa di una gioia che quando arriva annoia. (da Una vita, Longanesi)
  • L'arte di trascorrere il tempo [...] è l'arte di non inseguirlo. (da Il meglio)
  • Se le religioni fossero molto chiare perderebbero, coll'andar del tempo, i credenti. (da Il meglio, Longanesi, 1958)

Indice

[modifica] I giusti pensieri del signor di Bonafede

  • I filosofi, è cosa strana, non capiscono nulla di arte, mentre gli artisti capiscono assai di filosofia: segno è che l'arte è anche filosofia, ma la filosofia non è arte.
  • I nostri deputati leggono poco, si sente dal loro silenzio.
  • Il popolo italiano è sempre in buona fede.
  • Sotto ogni italiano si nasconde un Cagliostro e un San Francesco.

[Leo Longanesi, I giusti pensieri del signor di Bonafede, L'Italiano, 5 luglio 1926, in Autori vari, Scrittori italiani di Aforismi - Il novecento.]

[modifica] La sua signora

  • Alla manutenzione, l'Italia preferisce l'inaugurazione. (Milano, 3 agosto 1955)
  • Buoni a nulla, ma capaci di tutto. (Milano, 29 marzo 1955)
  • C'è una sola grande moda: la giovinezza. (Milano, 23 novembre 1949)
  • Chi rompe, non paga e siede al governo. (Milano 4 ottobre 1956)
  • Eppure, è sempre vero anche il contrario. (Milano, 25 marzo 1955)
  • I buoni sentimenti promuovono sempre ottimi affari. (Milano, 30 novembre 1955)
  • I difetti degli altri assomigliano troppo ai nostri. (Milano, 1° aprile 1955)
  • I problemi sociali non si risolvono mai: invecchiano, passano di moda e si dimenticano.
  • I ricordi si interpretano come i sogni. (Milano, 28 marzo 1955)
  • Il contrario di quel che penso mi seduce come un mondo favoloso. (Milano, 12 maggio 1948)
  • Il moderno invecchia; il vecchio ritorna di moda. (Milano, 29 aprile 1952)
  • In Italia, tutti sono estremisti per prudenza. (Milano, 19 febbraio 1956)
  • L'arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati. (Milano, 3 giugno 1956)
  • L'intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto. (Milano, 27 novembre 1955)
  • L'italiano non lavora, fatica. (Roma, 1° luglio 1953)
  • L'italiano: totalitario in cucina, democratico in parlamento, cattolico a letto, comunista in fabbrica. (Milano, 11 agosto 1956)
  • La libertà tende all'obesità. (Milano, 28 maggio 1955)
  • La virtù affascina, ma c'è sempre in noi la speranza di corromperla. (Milano, 1° aprile 1955)
  • Montanelli: un misantropo che cerca compagnia per sentirsi più solo. (Milano, 27 marzo 1955)
  • Non è la libertà che manca; mancano gli uomini liberi. (Milano, 8 gennaio 1957)
  • Non si ha idea delle idee della gente senza idee.
  • Quando era fascista abusava di verbi al tempo futuro; ora, democratico, si serve del condizionale.
  • Quando suona il campanello della loro coscienza, fingono di non essere in casa. (Milano, 20 gennaio 1951)[1]
  • Quando potremo dire tutta la verità, non la ricorderemo più.
  • Un anno passa rapido, un mese mai. (Milano, 23 giugno 1953)
  • Un vero giornalista: spiega benissimo quello che non sa. (Milano, 22 marzo 1957)
  • Un'idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione.
  • Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo. (Milano, 18 febbraio 1957)

[Leo Longanesi, La sua signora, Rizzoli]

[modifica] Parliamo dell'elefante

  • B. C.: Non capisce, ma non capisce con grande autorità e competenza. (7 maggio 1939)
  • Bisogna trovare un fratello al Milite Ignoto. (26 luglio 1938)
  • Ci si conserva onesti il tempo necessario che basta per poter accusare gli avversari e prendergli il posto.
  • Cielo chiaro, sole splendente; se non piove, siamo tutti ottimisti. (Roma, 17 gennaio 1943)
  • È meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità. (Roma, 4 novembre 1944)
  • Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica. (15 dicembre 1938)
  • Il napoletano non chiede l'elemosina, ve la suggerisce.
  • La carne in scatola americana la mangio, ma le ideologie che l'accompagnano le lascio sul piatto. (Napoli, 14 gennaio 1944)
  • La noia segue l'ordine e precede le bufere. (22 marzo 1938)
  • La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia. (Roma, 26 novembre 1945)
  • Le apparenze hanno per me uno straordinario valore e giudico tutto dall'abito... ho il coraggio di essere superficiale.
  • Non c'è posto per la fantasia, ch'è la figlia diletta della libertà. (Napoli, 9 dicembre 1943)
  • Non bisogna appoggiarsi troppo ai princìpi, perché poi si piegano.
  • Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee. (Roma, 9 ottobre 1944)
  • Nulla si difende con così tanto calore quanto quelle idee a cui non si crede.
  • Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia. (Roma, 19 agosto 1944)
  • Sono un carciofino sott'odio. (11 dicembre 1938)[2]
  • Sono un conservatore in un Paese in cui non c'è niente da conservare.
  • Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola. (27 maggio 1940)
  • Un'idea imprecisa ha sempre un avvenire.
  • Vissero infelici perché costava meno. (15 marzo 1938)
  • Veterani si nasce. (15 novembre 1938)

[Leo Longanesi, Parliamo dell'elefante, Longanesi]

[modifica] Senza fonte

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  • Ci sono anche dolori di lusso, che recano lustro a chi li sopporta.
  • Creda a me: non creda a nulla.
  • I debiti di riconoscenza si pagano entro le ventiquattro ore con l'antipatia.
  • Il ribelle si placa non appena conquista il bagno.
  • Il signore è uscito a sinistra, ma torna a destra per l'ora di pranzo: telefoni più tardi.
  • La domenica è il giorno in cui ci si propone di lavorare anche la domenica.
  • La Natura ha strane leggi, ma lei, almeno le rispetta.
  • Non datemi consigli! So sbagliare da solo.
  • Se c'è una cosa che in Italia funziona è il disordine.
  • Tutto ciò che non so l'ho imparato a scuola.
  • Un uomo che legge ne vale due.

[modifica] Note

  1. Riportato anche in Fa lo stesso, Longanesi.
  2. Citando, secondo Ruozzi, la definizione che Ugo Ojetti dava di Arrigo Cajumi, "Un limone sott'aceto", riportata da Cajumi in Pensieri di un libertino.

[modifica] Bibliografia

  • Autori vari, a cura di Gino Ruozzi, Scrittori italiani di Aforismi – Il novecento, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996, ISBN 88-04-41029-9

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