Adrienne von Speyr

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Adrienne von Speyr nel 1918

Adrienne von Speyr (1902 – 1967), mistica, medico e scrittrice svizzera.

Citazioni di Adrienne von Speyr[modifica]

Copertina dell'autobiografia
  • [Pochi giorni dopo il battesimo] Dio cerca sempre persone che nel momento decisivo non hanno nessuna paura.[1]
  • I santi sono come piccole locande lungo il cammino; possono ristorare ma non trattenere a lungo l'ospite.[2]

Dalla mia vita[modifica]

Incipit[modifica]

Mio padre era dieci anni più vecchio di mia madre. Era uno svizzero tedesco, un uomo serio e riservato; a me appariva sempre infinitamente rispettabile e rappresentava per tutta la famiglia l'autorità assoluta. Mia madre, che veniva dalla Svizzera francese, si era sposata molto giovane e si era sottomessa in qualche modo in ogni aspetto alla personalità di suo marito; in ogni occasione ella si riferiva al suo giudizio e alla sua decisione, a tal punto che sembrava aver assunto il ruolo di una sua figlia; organizzava il lavoro della sua giornata conforme a quello di suo marito, si trovava sempre in casa quando lui aveva finito in ambulatorio o tornava dall'ospedale; con un lavoro in mano o un libro si sedeva vicino a lui e si sforzava di far silenzio. Ciò poteva non essere facile per lei, perché era per natura una creatura vivace e assai comunicativa. Mio padre passava il suo tempo libero leggendo riviste di medicina oppure testi greci e latini. Con vera passione d'uomo dotto egli amava le lingue antiche e ne dominava diverse anche di moderne.

Citazioni[modifica]

  • La neve cadeva pesante, approfondiva il silenzio, veniva immediatamente dal cielo e portava con sé un mistero inesplicabile. Qualche fiocco restava appeso alla finestra e sembrava una piccola stella piena di luce. Altri cadevano sul davanzale e coprivano lentamente le briciole che aspettavano gli uccelli. Una volta pregai la nonna: «Nonna, raccontami anche una storia del cielo». Allora la nonna domandò: «Perché anche?». «Perché la neve viene di lassù e dice sicuramente che in cielo è tutto bianco». (p. 16)
  • Quando fui in cima a una scala che conduceva lungo una specie di magazzino, mi venne incontro da sopra un uomo: era piccolo, piuttosto vecchio e zoppicava un pochino. Mi prese per mano. A tutta prima mi ero veramente spaventata. Allora lui cominciò a guardarmi e disse: «Pensavo che tu saresti venuta con me, non vuoi?». Con una certa paura (si poteva rifiutare qualcosa a un pover'uomo?) risposi: «No, signore, ma buon Natale». Egli lasciò subito la mia mano, mi parve un po' triste, io continuai la mia strada, e nei giorni seguenti mi son detta una quantità di volte: «Avrei forse dovuto dir di sì, ma non ho potuto che dir di no».[3] (pp. 26-27)
  • «Perché i protestanti non hanno nessuna messa?». «Perché hanno disimparato a cantare, per questo sono diventati così severi». (p. 35)
  • Penso che sia iniziato con la mia visita da Nadine il mio grande amore per i temporali. Sembravano fatti per me, per aprirmi prospettive nuove, per donare alla vita una letizia più forte, ed io spesso guardavo il cielo e gli domandavo se non stesse per raccogliersi lassù qualche grande nube nera in segno di promessa. (pp. 35-36)
  • Non sapevo che cosa preferire: il temporale, che forse avrebbe portato con sé delle sorprese, oppure il tempo bello che avrebbe consentito la festa. (p. 41)
  • I bambini li amavo assai, ma mi divenne sempre più difficile raccontare ad essi storie del Nuovo Testamento. Una sera compresi tutt'a un tratto che a tutte queste storie mancava una madre, erano per così dire storie orfane. (p. 45)
  • Vidi chiaramente che l'eterno «quando sarò matura» aveva perduto senso. La mia vita cominciava ora, era anzi cominciata da tempo ormai, era reale e personale; non esisteva da nessuna parte una parete divisoria che separava il domani dall'oggi o dall'ieri; tutto era oggi; la mia adolescenza era assai più di una preparazione; era la vita stessa; la mia adolescenza impegnava in tutta coscienza la mia età adulta, ne disponeva con un assoluto diritto, e questo diritto implicava un dovere. Tutte queste intuizioni circolarono dentro di me e mi riempirono di angoscia e di gioia. (p. 66)
  • D'un tratto vidi chiaro: la medicina era una scienza vivente! [...] vivente in Dio; giacché la vita non era pensabile per me fuori di Lui. (p. 69)
  • [...] non si poteva avere la propria fede da una parte e la propria vita dall'altra. Dovevamo avere il coraggio di agire. Non si poteva costruire su delle rovine; il compito era di creare spazio per la nuova vita. (p. 124)
  • [...] mi svegliai una mattina molto presto – era appena giorno – a causa di una luce dorata che riempiva tutta la parete sopra il mio letto e vidi come in un quadro la Madre di Dio circondata da varie persone (queste stavano un po' dietro, mentre lei era del tutto in primo piano), come pure da alcuni angeli, alcuni dei quali erano grandi come lei, altri piccoli come bambini. Tutto l'insieme era come un quadro, tuttavia la Madonna era viva, in cielo, e gli angeli cambiavano di posizione. Tutto ciò durò io credo molto a lungo; guardavo come in una preghiera senza parole ed ero piena di meraviglia. Non avevo mai visto nulla di così bello. Al principio tutta la luce era come oro chiaro brillante, poi diventò a poco a poco più pallida, e mentre impallidiva, i tratti della Vergine Maria diventavano più nitidi. Non ero per niente spaventata, ma piuttosto colma di una nuova gioia forte e dolce. In nessun momento la visione mi apparve irreale; non mi passò per la mente di poter essere la vittima di un inganno. (p. 130)
  • Avevo ricevuto un libro che desideravo di leggere da lungo tempo: Docteur Germaine di Noëlle Roger. La sera in camera mia cominciai a mangiarmelo con gli occhi. Era la storia di una donna medico in conflitto tra la sua professione infinitamente amata e la sua vita come donna sposata. Alla fine ella rinunciò alla professione per dedicarsi esclusivamente alla sua famiglia. Di Dio non si parlava in questo libro; tuttavia era accattivante, sembrava rappresentare i problemi della mia stessa vita [...]. Lessi il libro – un'opera in sé mediocre – più volte tutto di seguito e vi scoprivo sempre nuovi punti di vista. (pp. 132-133)
  • Per un attimo mi domandai se non sarebbe stato meglio diventare parroco invece che medico. Ma la inesorabile risposta che già altre volte mi era venuta in mente si ripeté anche questa volta: come puoi diventare parroco senza possedere la verità? (p. 133)
  • Di tanto in tanto io ripetevo a me stessa: è troppo triste, non può esser vero, cesserà. Ma non cessò; il dolore si annidava invece che cessare, deformava ogni cosa, riempiva ogni spazio. (p. 138)
  • A poco a poco venne su di me una grande chiarezza. Non ci si poteva mai uccidere; la vita era degna di essere vissuta, perché Lui l'aveva donata. Ed essendo degna di essere vissuta, era anche giusto che venisse offerta diversamente da una cosa di cui non si ha più semplicemente voglia. (p. 144)
  • Questa cugina [Charlotte Olivier] era di origine russa, molto vivace, parlava con insolita rapidità e con un forte accento. Mi dava spiegazioni sulla mia malattia e sul suo trattamento, che sarebbe stato lungo. Lei mi era estremamente estranea, ma attraverso tutta l'estraneità intravvedevo la sua grande bontà. (p. 147)
  • E io sentivo che non era spiacevole essere trattati come una creatura preziosa, unica, perché appartenevo a Dio. (pp. 155-156)
  • I Forel erano soprattutto Oscar Forel, il giovane psichiatra, vivace, musicale e infinitamente indulgente con il giovane essere che io ero allora. [...] lui mi leggeva qualcosa, parlava di psicologia, spiegava il carattere dei suoi figli, sollevava problemi psichiatrici e suonava il violino. Talvolta la sera andavamo giù a Mòsli, alla casa delle donne anziane di cui egli aveva la cura. Ci sedevamo là vicino sull'erba e lui suonava: per le malate? per noi? per se stesso? Chi può mai saperlo? Ma suonava bene, e questa specie di romanticismo non mancava di far impressione su di me. (p. 156)
  • Questa era dunque la morte: lasciarsi dietro questo corpo malato e apparire davanti a Dio con la propria anima, che d'altro più non si occupa che della conoscenza di Dio. (p. 157)
  • Mi venne un pensiero ricco di conseguenze: per poter vivere senza orizzonte bisogna avere un orizzonte in se stessi; e subito dopo la preghiera: Signore, lasciami prender parte al tuo orizzonte. (p. 163)
  • Esisteva dunque lei, la morte, ed era veramente in mezzo ai viventi, tra di noi, tra coloro che amavo e in me. Ma non era libera, si trovava nelle mani di Dio, apparteneva alla sua potenza; Dio vi si rivelava; era un segno. Un segno per i viventi. Bisognava dedicarsi ai viventi, amarli, per comprendere la morte, per comprendere Dio. (p. 168)
  • [...] non ci si sarebbe più preoccupati dell'essenza di Dio, semplicemente lo si serviva, e questo era giusto. Anch'io ero dell'opinione che servire era più importante che comprendere, ma non riuscivo a rinunciare anche a comprendere. (p. 169)
  • Io ero assolutamente dell'opinione che Dio non ama i compromessi. (p. 176)
  • Presupponevo sempre che ogni vita ha come tale un senso in Dio; ma ogni vita ha anche ricevuto d'altra parte un senso speciale e personale, che bisognava conoscere per adempierlo. (p. 180)
  • [...] andai una volta a una conferenza sulla filosofia di Platone, che mi fece una profonda impressione. Il conferenziere non facilitò granché ai suoi uditori la comprensione; le sue complicate proposizioni erano indecifrabili, ma sembravano a tal punto emergere dalla sua anima interiore, in modo così simultaneo con i pensieri espressi, che non potei liberarmi dall'impressione di aver assistito a un atto vivente, a una vera nascita filosofica. [...]
    Ma quale non fu il mio stupore quando Heinrich Barth, il conferenziere, il giorno successivo mi chiamò per telefono per dirmi che avrebbe parlato volentieri con me [...]. Da allora ebbi un nuovo amico, a cui devo alcuni bei momenti. [...] Anche se i nostri discorsi erano un po' maldestri, egli riusciva tuttavia a conferire ad essi un contenuto che rispondesse alla mia sete di sapere. (pp. 194-195)
  • Il nostro insegnante di matematica soleva dirci: «Non crediate che un bel giorno vi sveglierete con la maturità in mano!». A dispetto dell'avvertimento, ci svegliammo di fatto un giorno avendo superato tutti insieme gli esami di maturità. (p. 203)
  • Pensai a Dio con fermezza e intensità; d'un tratto seppi che le mie difficoltà erano realmente piccole a confronto delle sue. (p. 206)
  • Il dott. Wolf ora parlava della musica, la quale sola ha il potere di dare alla vita il suo intimo senso; senza musica nessuna qualità, nessuna vita individuale; e solo la vita individuale, come lui la comprendeva, era degna di essere vissuta. Tutto il resto era subordinazione e non aveva diritto di sussistere. Io non capivo tutto; ma era bello e insieme tragico. (pp. 206-207)
  • La lezione giornaliera di zoologia era molto strana. Il vecchio Zschokke la teneva ogni volta per tutta la mattina parlando forte, a memoria; lo si sentiva nei corridoi. Quando entravamo nell'uditorio, lui stava sulla porta, dava a ciascuno la mano e a coloro a cui voleva bene – era di gran lunga la maggioranza – diceva qualcosa di gentile. Per gli altri – non si riusciva capire per quali misfatti si andava a finire tra di essi – dava soltanto (se la dava) la mano porgendola come senza intenzione, e il suo sguardo diventava rigido ed estraneo, per irraggiare con il prossimo studente di nuovo calore e bontà. (pp. 210-211)
  • Il relativo corso pratico veniva dato da Zschokke insieme con i suoi due assistenti. Anche se tematicamente molto limitato, era tuttavia interessante perché soprattutto Adolf Portmann, il futuro successore di Zschokke, allora assistente, in parte almeno sapeva rompere il quadro. Egli sprizzava alla lettera di intuizioni e di stimolazioni, le quali avevano tutte a che fare con la materia da elaborare ed aprivano tuttavia nuovi territori, scoprivano nuovi modi di pensare e metodi di ricerca. Presto una buona, profonda amicizia mi unì a Portmann; non è mai andata delusa. (p. 211)
  • Amavo la vita, come amavo le persone, come un assoluto dono di Dio. (p. 215)
  • Per me l'istologia significava ciò che [...] erano gli ioni nella chimica: intimissima necessità; allo stesso modo che l'oscura chimica del tempo di scuola era diventata d'un tratto, con l'introduzione della teoria degli ioni, un quadro chiaro e comprensibile, così mi sembrava che per mezzo dell'istologia venissero a cadere le difficoltà essenziali dell'anatomia. (p. 227)
  • Madeleine disse che era chiarissimo che i forti dovevano assumere i compiti dei delusi o anche solo dei deboli. Nel fallimento dei deboli c'era un insegnamento per gli altri. Questi dovevano cominciare esattamente nel luogo giusto: dove si vedeva il fallimento, là era il loro inizio. (p. 234)
  • Chi sente sempre tanti lamenti come le infermiere, perde la sensibilità e si dimostra poi incapace di misurare l'intensità e la verità di tante sofferenze. (p. 246)
  • Non volevo un sentiero ma una strada larga e comoda. (p. 255)
  • Pensai una volta di più che lo studio sotto gli abeti è la cosa assolutamente giusta. In via di principio io amo molto gli abeti fin dalla mia fanciullezza, da quando lessi Heidi [di Johanna Spyri] vissi sempre entro l'atmosfera ivi descritta. (pp. 256-257)
  • Sempre più mi divenne evidente che per le persone colpite Dio destina i giorni di malattia a diventare giorni di raccoglimento interiore. (p. 266)
  • Quando si trattò della prima iniezione, io non mi sentivo il coraggio di pungere così semplicemente un'altra persona, ero imbarazzata. Andai così in una stanza vicina e mi punsi alla gamba. Solo che non sapevo che soluzioni ipotoniche possono essere molto dolorose. Mi iniettai così alcuni centimetri cubici di acqua distillata che non ho facilmente dimenticato. L'iniezione come tale però era andata bene, e presi così il coraggio di avvicinarmi ai pazienti con l'ago pungente. (pp. 266-267)
  • Il nostro solito menu conteneva per lo più piselli rossi e verdi, che erano sempre un po' troppo cotti, ma che si adattavano bene a formare ogni genere di figure che dovevano dare al nostro discorso più rilievo. Costruivamo piramidi, disegnavamo strade [...]. A un tratto però i piselli erano inghiottiti perché il tempo di mangiare quel giorno era breve. (p. 267)
  • Resistere, questo è rimanere fedeli [...]. (p. 273)
  • D'un tratto mi fu evidente: il protestantesimo era il contrario di una promessa, era come una retromarcia. Qualcosa della piena verità c'era ancora, ma come reciso dal fondamento da Dio voluto, la parola stava appesa come in aria, era come tagliata via dal legame con Dio. (p. 274)
  • A un tratto Augustin si trovò accanto a me e cominciò a parlare di Schiller. [...] Schiller e la responsabilità, la sua missione di poeta. Fare ciò a cui si è chiamati, farlo interamente, almeno nella propria intima anima non tollerare ambiguità. Schiller l'ha sempre cercato e per questo è diventato più grande di Goethe. (p. 280)
  • [Franz Merke] Lo temevo un po', soprattutto mi sembrava che fosse la mia ignoranza che aveva paura del suo grande sapere. Alcune volte dovetti far pratica con lui, non andò troppo male, soprattutto perché aveva una maniera illuminante di interrogare; dalla domanda stessa c'era già molto da imparare. (pp. 282-283)
  • I nervi li poteva qualche volta perdere un medico, non un'infermiera. Gli strumenti non facevano rumore nelle loro mani, era come se avessero delle mani ordinanti, le quali anche durante l'operazione più difficile non perdevano mai la capacità di servire e perciò di far ordine. (p. 291)

Citazioni sul testo[modifica]

  • Certe cose vengono in questo libro narrate incisivamente; altre in maggior numero vengono taciute. Un'illuminazione retrospettiva fa prevedere le profondità che si nascondono dietro singole parole. (Hans Urs von Balthasar)
  • Di suo pugno Adrienne scrisse relativamente poco. L'opera più significativa, benché incompleta, è l'autobiografia [...]. Con stile piacevole, anche se a tratti prolisso, l'autrice narra i primi anni della sua vita, descrive l'ambiente familiare, la religiosità liberal protestante, rigorosamente privata dei genitori, si sforza di esporre con obiettività le difficoltà con la mamma, le sue aspirazioni alla concezione cattolica del cristianesimo. (Elio Guerriero)

Esperienza di preghiera[modifica]

  • Se io pregassi ora con ardore e facessi subito dopo di nuovo delle cose che non possono esistere davanti alla verità del Signore, allora danneggerei la verità del mio pregare: la frantumerei. Può sembrarmi temerario il pensiero che io posso nella verità aver parte alla verità di Cristo; ma questa temerarietà è esigita, perché Cristo possa assumermi.
  • Se preghiamo in autentico abbandono e nella verità, allora la nostra preghiera sarà già compiuta nell'istante in cui la rivolgiamo, diversamente forse da come ce lo aspettavamo, ma tuttavia realmente. E noi ci stupiamo dell'infinita possibilità di compimento che Dio ha, della verità, della ricchezza. Mentre ci stupiamo, comprendiamo più profondamente, e sperimentiamo diversamente, siamo trascinati fuori dal nostro spazio nello spazio che Dio dona, siamo sollevati dalla nostra attesa all'attesa dell'eterna parola che parla.
  • Tutto dipende dal fatto che noi preghiamo veramente: che facciamo diventare le cose che diciamo verità per noi ed in noi; che la nostra fede sia la verità della nostra vita e non una dispensa per il tempo del bisogno.
  • Una preghiera in cui l'uomo stesso gioca il suo ruolo principale può essere opaca.

Citazioni sul testo[modifica]

  • Esperienza di preghiera [...] ha un carattere più personale. Adrienne vi presenta in qualche modo il proprio atteggiamento di preghiera, da cui risulta che il confine con l'aldilà non è lontano, bensì presente in noi. (Elio Guerriero)
  • [Esperienza di preghiera], in cui si esperimenta molto della vita intima di preghiera di Adrienne, mostra che i passaggi tra la preghiera "ordinaria" e "mistica" sono spesso fluttuanti, come lo si può accertare anche secondo la dottrina dei Padri e dell'Aquinate riguardo i doni dello Spirito Santo. (Hans Urs von Balthasar)

I discorsi polemici[modifica]

  • Ogni parola divina, quindi ogni versetto del vangelo, contiene latente in sé la pienezza della vita eterna, i misteri del cielo, il mare della verità e dell'amore trinitario. (p. 11)
  • [...] il peccato è un ostacolo puro e semplice e mai un'occasione di crescita. Invece il Signore può utilizzare benissimo una debolezza per aprire la via a una fede, che solo in un secondo momento guiderà all'amore. (p. 13)
  • Chi partecipa all'opera del Signore viene sempre messo alla prova. (p. 18)
  • Il calcolo oggettivo arriva sempre al risultato che non esiste alcun rapporto tra la richiesta del mondo e la possibilità di adempimento umano. (p. 19)
  • [...] ogni grazia concessa dal Signore non è commisurata alla capacità ricettiva del soggetto, ma la supera. (p. 22)
  • [...] la presenza del Signore può essere molto più insopportabile della sua assenza. (p. 28)
  • In noi alberga un desiderio, che in fondo in fondo non vuol essere appagato, perché la chiarezza sospirata è più insopportabile dell'attesa confusa. (p. 29)
  • Non è possibile amarsi in Dio senza che Dio prenda sul serio questo amore, lo rivendichi subito e lo plasmi secondo le sue intenzioni. Gli amanti pensavano forse di inserire Dio nel loro amore, è stato invece Dio a inserire loro nel suo amore. (p. 230)
  • I santi ci mostrano con una chiarezza insuperabile che le loro opere non scaturiscono da loro stessi. Essi sono una porta aperta verso il Signore. (p. 281)

L'ancella del Signore[modifica]

Incipit[modifica]

Come un covone afferrato al centro si prolunga verso le sue estremità, così la vita di Maria è concentrata intorno al suo «sì», che le conferisce senso e forma, e da qui si dispiega sia a ritroso che in avanti. Questo solo episodio unificante è nel contempo lo stesso che accompagna ogni momento della sua esistenza, illumina ogni svolta della sua vita, attribuisce ad ogni situazione il suo particolare significato e dona a lei stessa, in tutte le occasioni e sempre di nuovo, la grazia della comprensione. Il suo «sì» dà pieno senso ad ogni momento, gesto, ad ogni preghiera della Madre del Signore. È questa infatti la natura di un «»: lega chi lo pronuncia, ma gli concede ad un tempo piena libertà di realizzazione. Costui permea il «sì» con la sua personalità che esercita una propria influenza e determina tendenze legate al singolo che contemporaneamente, però, viene plasmato, liberato e realizzato mediante il suo stesso «sì». Ogni libertà si sviluppa con la dedizione e la rinuncia ad essere privi di vincoli, e in un legame proprio questa libertà risulta quanto mai proficua.

Citazioni[modifica]

  • L'infanzia rappresenta sempre un momento preparatorio di concentrazione in vista dell'azione decisiva che seguirà in una seconda fase e sarà, nel caso di Maria, nient'altro che il «sì» capace di determinare ogni cosa. (p. 7)
  • Ogni promessa seria e vincolante rende tuttavia possibile gettare lo sguardo sull'intera vita spirituale di un individuo e si trasforma forse nella somma di quest'ultima. (pp. 11-12)
  • Vivere nella fede significa vivere nel silenzio. (p. 20)
  • Il Magnificat che Maria recita presso Elisabetta contiene l'interpretazione della sua missione personale, missione che quasi scompare nella grandezza di Dio dal quale le è stata conferita. Inizia esaltando Dio e ripone in questo elogio tutta la gioia del suo animo. Ha sempre pregato nel silenzio e continuerà a farlo finché vive. Fa però parte della sua missione pregare una volta davanti a testimoni, in pubblico. In questo momento Dio ha bisogno di lei come seguace che deve rispondere a quanto Elisabetta percepisce in lei; questa risposta le viene suggerita dal Padre stesso e contiene tutto il suo messaggio ad Elisabetta ed attraverso di lei all'umanità. (p. 47)
  • Davanti ad Elisabetta ed attraverso di lei davanti a tutta l'umanità [Maria] ha il compito di far conoscere il suo compito e non trova difficoltà a parlare di se stessa. (pp. 47-48)
  • Ci saranno santi, come Teresa d'Ávila, che avranno una maggiore consapevolezza del ruolo che devono rappresentare e altri, come Teresa di Lisieux, che meglio personificano l'umiltà cui rimane celata la piena consapevolezza. In Maria però si rafforzano e si accrescono scambievolmente: è umile perché consapevole, consapevole perché umile. (p. 50)
  • Il Magnificat ci dimostra con che cura la Madre conservi nel suo cuore tutte le parole di Dio. Dice solo ciò che il suo incarico prevede, tace su tutto il resto. Dalle sue parole si percepisce però che sa molto di più. Il suo silenzio non è dimenticanza, ma memoria. Ella include tutto nella sua preghiera ed ora, poiché il Figlio è nel suo grembo, la sua preghiera è diventata più che mai indivisibile da quella di suo Figlio. (pp. 50-51)
  • Solo la sua Immacolata Concezione spiega come, tra i sentimenti di Maria, non esista alcun tipo di contrasto o di tensione tra la dedizione a Dio e quella da riservarsi allo sposo. Anche la più pura delle ragazze, una volta che si trova soggetta alla legge del peccato originale, non può fare a meno di subirne almeno in parte le conseguenze. A partire dal castigo inflitto ad Eva non solo è doloroso partorire, ma anche la dedizione relativa al proprio corpo è legata, in particolare per la donna, ad una specie di mortificazione. (pp. 53-54)
  • Lo Spirito dell'Avvento è come una anticipazione dello spirito del digiuno e della quaresima. Il punto chiave dell'Avvento non risiede al suo interno, ma nel periodo della Pasqua. Se la Madre nell'attesa del Figlio offre un così alto grado di disponibilità, apprende direttamente ad essere disponibile anche nel momento della croce. (p. 67)
  • Ogni madre mette a disposizione del figlio una sorta di eccedenza, una specie di credito illimitato. Ogni madre possiede tanto amore materno che nessun bambino, anche il più affettuoso, sarà mai in grado di restituirle, comunque non ora durante il periodo dell'attesa. La madre conserva questa eccedenza d'amore sempre disponibile sia per il figlio che per i suoi giorni a venire, belli o brutti che siano. (p. 68)

Explicit[modifica]

La Madre ha visto crescere il Figlio, osservando tutti gli stadi del suo sviluppo, conosce perciò ciò ch'egli ama o rifiuta; tenta, con lo sguardo rivolto al Figlio, sempre con riferimento al suo Spirito, di portare i suoi nuovi amici alla perfezione. Per loro sarà in certo qual modo sia una Madre che una Sposa come lo è stata per il Figlio, e li assisterà con tutta la sua purezza e la sua capacità di donarsi. Se essi riconoscono realmente questa ricchezza allora vi ricorreranno per farne uso quando saranno indotti in tentazione, o si troveranno in condizioni di abbandono o di difficoltà. Le loro preghiere, così come le loro opere e sofferenze, vengono ad essere completamente avvolte, come in un mantello, dal sì della Madre e dal suo fiat che subito si manifesta nell'esultanza del fecit mihi magna e diviene una vissuta glorificazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Citazioni sul testo[modifica]

  • L'ancella del Signore è il primo libro con il nome di Adrienne [...]. Esso mette in risalto il sì obbediente della Vergine nel quale confluiscono l'amore di Giovanni e l'obbedienza di Ignazio. (Elio Guerriero)

La confessione[modifica]

Incipit[modifica]

In tutti gli avvenimenti che non sono ineluttabili e nel cui decorso possono intervenire la libertà e il desiderio, l'uomo si preoccupa di cercare una soluzione o una via d'uscita e spesso anche una motivazione, sebbene la via d'uscita gli stia più a cuore della motivazione.

Citazioni[modifica]

  • In genere l'uomo non è capace di effettuare da sé l'esame del proprio destino. (p. 11)
  • Vi sono molti per i quali il dialogo è un'ancora di salvezza a tal punto che, quando è finito, sprofondano in una certa disperazione. (p. 12)
  • Finché l'uomo non si confessa si sente libero di dire e di tacere ciò che vuole. Quello che odia nel sacramento della confessione non è l'umiliazione di manifestarsi, di riconoscere che è un peccatore – in qualche modo lo sa già – ma il doversi arrendere con una confessione totale: gli è tolta la libertà di scelta, e gli rimane solo quella di rivelare tutto o niente. (p. 16)
  • Tutti quelli che non si confessano si sentono superiori alla confessione; confessandomi mi faccio annoverare in una «classe inferiore». (p. 17)
  • Dio si serve, per riavvicinarselo [l'uomo], della stessa cosa [il peccato] a cui Adamo pensò per allontanarsi da Dio. (p. 20)
  • Il Figlio vuole la perfetta veracità davanti al Padre, non si vuole lasciare impressionare da nessuna manovra dei peccatori. (p. 23)
  • I peccatori molto spesso si confessano convinti che tra la confessione e l'assoluzione esista un rapporto di do ut des, perché si accollano la penosità della procedura col presentimento di un sollievo che è dovuto loro di diritto. (p. 24)
  • La vita attiva, che deve essere vissuta in Dio, esige che si raggiunga Dio più rapidamente, più sicuramente e più spesso, per rimanere fedeli alla propria scelta. (p. 34)
  • [La confessione] non è una questione psicologica, nella quale si tratti di autoriflessione e conoscenza di sé, ma una questione di vicinanza a Dio. (p. 191)
  • Santa Teresina ha una singolare maniera di confessarsi come anche una singolare maniera di conoscere i peccati. In fondo non ha mai capito che cosa sia il peccato; viene a sapere in modo vago che gli uomini fanno cose che offendono Dio, e queste cose hanno determinati nomi che le definiscono in modo esauriente: menzogna, furto, assassinio, odio, orgoglio, egoismo... (p. 223)

Citazioni sul testo[modifica]

  • Adrienne era giunta al cattolicesimo per il desiderio di una vera confessione sacramentale. Da convertita, dedicò dunque grande attenzione a questo sacramento, che, in continuazione dell'atteggiamento di preghiera, rappresenta per lei la completa trasparenza di fronte a Dio, la perfetta nudità dell'uomo davanti a Dio. La confessione è dunque uno dei libri più arditi e originali di Adrienne. (Elio Guerriero)
  • Con fine sensibilità psicologica essa [Adrienne] fa luce sul ventaglio di tentativi di giustificazione e pretesti di fronte alla colpa personale da parte dell'uomo, il cui senso del peccato può anche essere atrofizzato, ma non si lascia mai sottomettere del tutto, e si esprime in vaghe inquietudini e nel bisogno di purificazione, sollievo e consolazione. Per guarire – essa, medico che esercita la professione, ne è convinta – è necessario affidarsi, in fin dei conti, a cure concrete, il che rivela impietosamente all'uomo quanto sia grande il rischio di colpevolezza che corre, e lo conduce all'inevitabile terapia. (Georg Bätzing)
  • Una delle opere centrali di Adrienne. (Hans Urs von Balthasar)

La luce e le immagini[modifica]

Incipit[modifica]

Dio guarda dall'eternità Dio. La sua vita è questa visione, in cui le tre Persone sono l'una per l'altra rivelate, e confermano e compiono la loro unità essenziale in un sempre nuovo scambio di amore. Ciò che Dio è nel suo essere eterno è nella vita delle tre Persone un evento incessantemente attuale. L'eterno amore provvede affinché la loro unità appaia insuperabile e inesauribile. La contemplazione di Dio da parte di Dio è la più feconda che si possa concepire. Essa è un fluente dare e prendere senza fine, e tuttavia vi si disegna una direzione, come dalla sorgente al mare. La sorgente in Dio è potente al punto che tutto prende origine in essa, e non è possibile cercarvi un'altra sorgente dietro di essa. Da tutti i meandri del suo fluente amore essa forma alla fine un oceano che non ha confini e che rappresenta l'infinità di Dio; ma la foce non si allontana dalla sorgente del Padre, viene da lui presa e abbracciata; uscita e riflusso, sorgente e mare sono una unica cosa nella divinità eternamente sgorgante.

Citazioni[modifica]

  • Dio si dà all'uomo, ma Egli dà anche l'uomo a se stesso [...]. (p. 16)
  • E poiché credere è ritenere per vera la verità divina, egli [chi prega] deve mantenere libero in sé tutto lo spazio necessario per accettare anche l'incomprensibilità di Dio. (p. 17)
  • Obbedienza e contemplazione si compenetrano. È escluso che un disobbediente possa praticare vera contemplazione. L'obbedienza fonda e feconda la preghiera contemplativa. (p. 17)
  • Creando il mondo, egli [Dio] vi mette una base che accolga la sua intenzione eterna. (p. 17)
  • La fine in Dio non è una caduta, bensì un nuovo principio che accoglie. (p. 18)
  • Nel superamento dell'abisso da parte del Figlio che porta tutti i peccati dovrebbe risultare loro [agli uomini] chiaro quanto grande è in realtà l'abisso e in che cosa dunque consiste lo stato essenziale di una creatura peccaminosa, se vista nella fede. (p. 19)

Le parabole del Signore[modifica]

  • Ciascuna delle sue parole [di Gesù] è un invito a rendere cristiano il tempo che ci è dato a disposizione, a trattarlo come materiale a cui dare una forma per Dio nella fede.
  • Fa dunque parte del compito umano del Signore educare gli apostoli a porre le domande giuste, adeguate.
  • La domanda è già un inizio di preghiera quando è disposta a fare propria la risposta di Dio.
  • La fede ha in qualche modo fame del senso del Signore, cerca di farlo emergere dovunque, perché si sa e si sente a casa propria in Cristo.

Libro di tutti i santi[modifica]

  • [Pio X] Quando divenne papa, era docile, dedito molto al bene della Chiesa, di una dottrina nutrita dalla sua pietà, di una certa semplicità di cuore, che non si opponeva all'intelligenza. Ma tutto ciò che era non si amalgamava in una unità. Il suo atteggiamento era cristiano e tuttavia attraversato di debolezze; la sua preghiera era qualche volta tiepida, qualche volta molto ardente; le sue vedute erano ecclesiali, ma non s'impegnava molto per difenderle. Possedeva un certo amore del prossimo, che però non aveva conosciuto l'incarico pastorale come l'estrema premura. Quando fu eletto papa, si spaventò moltissimo. Non lo aveva voluto; non per sé, perché si riteneva indegno e non riusciva neanche a credere che lo si volesse sul serio, che la votazione fosse avvenuta secondo le regole. Temeva un errore, che forse non commise, ma che aveva favorito in quanto non operò così come era. Temeva di aver dato una falsa immagine di se stesso, di aver fatto credere qualcosa agli altri; temeva che le sue parole fossero ascoltate in modo più sostanzioso di quello che realmente erano. Quando si accorse che doveva assumersi irrevocabilmente il ministero, vi scorse l'occasione per un cambiamento, una conversione [...].[4]
  • [Mercier] Vedo la sua preghiera; ha in qualche modo una bella forma, ma povera di contenuto.[4]
  • [Edith Stein] Vedo la sua preghiera palpitante, meravigliosa, che appare all'inizio come un dialogo condotto da lei, una preghiera molto curata. È a metà, come un problema che si pone da sola in una convinzione non del tutto a lei cosciente; la proposizione iniziale non ha bisogno, forse, di essere terminata da lei, il quesito non deve forse essere enunciato perfettamente; forse Dio può capire il senso della frase, comunicando la sua presenza e replicando alla sua domanda in modo più profondo di quanto lei stessa fosse capace o si possa aspettare. E Dio risponde veramente. Prega sempre di più e ne esce infine con una coscienza trionfante e se ne rallegra. Da questo momento di coscienza vittoriosa è tutto perfettamente semplice ed univoco. Percorrerà la strada che Dio le mostra e che le appartiene; ella ha ritrovato la sua gioia infantile, cresciuta e resa evidente dalla carità, dalla fede.[4]
  • [Edith Stein] Filosofare significa per lei stare in chiostro molto meno di quanto sarebbe accettabile; vi è spinta dall'esterno, vi lavora con una obbedienza che non ha scelto personalmente e che non avrebbe scelto. Certo, quando pensa e quando scrive è così responsabile e capace che questo lavoro le è forse meno pesante di qualsiasi altra attività, e certo vorrebbe assolvere la missione in modo da destare attraverso la sua opera in molti pensatori un'attenzione per i problemi della religione. Ma che questa sia la sua missione non lo si può dire. La sua missione è la preferenza della vita religiosa di fronte ai successi, alle battaglie e al rumore nel mondo.[4]
  • [Don Bosco] Vedo la sua preghiera essenzialmente giovannea, piena di amore, di meraviglia, di affetto per Dio.[5]

Citazioni sul testo[modifica]

  • Adrienne, che nel suo Libro di tutti i santi ha potuto svelare l'anima dei santi in modo così stupefacente. (Hans Urs von Balthasar)
  • Il Libro di tutti i santi è un regalo meraviglioso alla Chiesa, perché mostra come pregavano i santi, e perché invita come per contagio alla propria preghiera. (Hans Urs von Balthasar)
  • Nella sua vita mistica la Von Speyr viveva in straordinaria familiarità con i santi. In questo volume viene presentato di volta in volta un breve ritratto di santo con la descrizione del suo atteggiamento nella preghiera, che è anche l'espressione del suo particolare carisma come della sua specifica santità. Tutto il volume diviene allora un inno gioioso, una confessione sinfonica della santità, del rapporto privilegiato della Chiesa con Cristo e con Dio. (Elio Guerriero)

Maria nella redenzione[modifica]

  • Dice il suo sì sperando di poterlo pronunciare a nome di tutti coloro che sono disposti a credere.
  • [Maria] è diversa da Eva solo per il fatto che rimane pienamente aperta e disponibile per tutto ciò che di nuovo le viene donato da Dio; forse ancora più semplicemente: per tutto ciò che di buono le viene da Colui che è bontà.
  • In Maria si trova l'idea dell'uomo perfetto, l'idea che Dio aveva in mente nel creare il primo uomo, e così Maria non è propriamente la seconda Eva, ma la prima Eva, quella che non è caduta, colei che vede come la seconda Eva cade.
  • La Madre nel portare il Figlio non è meno umana di prima. È un essere umano rivestito di nuove proprietà.
  • La sua "genialità" sta nel fatto di essersi definita come ancella, e non come Madre o come sposa, come aiuto o come figlia... includendo così ogni possibile servizio gradito a Dio, che di lei potrà disporre come gli piacerà.
  • Maria è talmente piena di grazia che comunica anche molto di ciò che non afferra. Non conosce l'abbondanza delle sue grazie secondo la sua misura oggettiva. Ella è da sempre così vicina a Dio che coloro che la incontrano colgono qualcosa di questa vicinanza dal tipo di grazia che viene loro comunicata.
  • Una purificazione senza peccato personale può essere solo una purificazione a disposizione di Dio. Proprio in questo Maria diventa coredentrice.

Mistica oggettiva[modifica]

Incipit[modifica]

Nonostante che il Signore non abbia mai parlato in segreto, nonostante che nel cristianesimo non vi sia alcuna dottrina segreta oltre a quella insegnata pubblicamente, tutto in questa dottrina è quanto mai pieno di mistero. Benché niente venga nascosto, molto rimane celato all'intelletto privo di carità; ciò che gli sembra limitato, viene raggiunto dall'amore nella sua vera grandiosità. Ciò che l'intelletto ascolta, è accettabile, ma se vi aggiunge la carità vengono rimosse subito tutte le barriere della verità.

Citazioni[modifica]

  • Si rimprovera ai cattolici di aver introdotto misteriosamente una quantità di cose nella parola di Dio ma esse si spiegano semplicemente con la carità. (p. 83)
  • La cornice della verità dommatica non può essere scavalcata, ma dentro di essa l'infinita verità del Signore si muove sovrana. (p. 84)
  • Dio ama tanto il mondo da mostrare in continuazione nuovi aspetti della sua carità. (p. 85)
  • Il curato d'Ars [...] ci mostra come se fosse la prima volta che cosa sia la confessione. Egli la libera della nausea dei cristiani e la rende una rivelazione luminosa dello Spirito Santo. La forza immaginativa di Dio è sempre all'opera per scuotere la Chiesa dalla sua sicurezza. (pp. 85-86)
  • Benché la verità sia razionale, obiettiva e anche assoluta, non la si può mai pensare come separabile dalla grazia. Essa rimane un dono della grazia che non ci viene affidato mai una volta per tutte, ma si effonde sempre in modo nuovo come dono duraturo. (p. 86)
  • La luce riguardante Dio viene da Dio. (p. 86)
  • Noi non riusciamo a intravvedere in anticipo dalle promesse come saranno gli adempimenti. Solo dal compimento si può scoprire il senso proprio della promessa. (p. 86)
  • Ogni parola partecipa della infinità di Dio e [...] egli la può rendere accessibile in modo che le nostre parole la possano comunicare. (p. 88)
  • Dio ci dona la verità integrale, ma noi ne vediamo sempre solo delle facce; esse sono subordinate al tutto e non si lasciano staccare. Il diamante risplende solo se tutte le facce rimangono così come sono. Certamente si può ammirare una sola faccia in se stessa, ma occorre far presente che è una parte del tutto e che si manifesta per amore del tutto. (p. 88)
  • Il contenuto della rivelazione è l'essere sempre maggiore della carità di Dio [...]. (p. 89)
  • Non si può osservare Dio dall'esterno come un semplice oggetto, dalla cui conoscenza si deducono conclusioni neutrali. Conoscere Dio vuol dire rinunciare al proprio punto di vista, non essere legato ad alcun posto, a nessun modo di pensare, ma mantenersi libero, affinché Dio si faccia conoscere nella misura in cui vuole. (p. 92)
  • Chi non ama, si sbarra da sé l'ingresso alla conoscenza. (p. 92)
  • La carità è [...] l'essenza comune delle persone, esse non hanno la carità, sono la carità, si immergono nell'unica, comune carità, comune come l'unità dell'essenza divina. (p. 94)
  • L'amore non corrisposto, visto dal punto di vista semplicemente umano, porta alla morte ed è senza via d'uscita; ma nel cristianesimo può diventare anch'esso una figura della carità divina: in quanto nella carità della Croce tra Padre e Figlio, in cui la carità non era più sentita, non era più conosciuta, essa viene ripristinata dalla grazia sempre secondo l'immensità della carità divina. (p. 95)
  • Le tenebre di Dio sono quella parte della luce che noi non comprendiamo. (p. 98)
  • Colui che è chiamato è dispensato fin da principio dalla preoccupazione di se stesso, non ha bisogno di calcolare, di temere, se riuscirà a scamparla, se le sue forze saranno sufficienti, se i nemici lo sopraffaranno: la protezione non manca. (p. 107)
  • Se il Signore fosse solo adempimento delle antiche profezie, sarebbe termine e chiusura. Ma poiché egli stesso è adempimento profetico è sempre di nuovo inizio e novità. (p. 109)
  • L'incarnazione è in certo modo l'eucarestia del Padre. (p. 112)
  • La sublimità della missione di Maria consiste nell'essere missione nel Figlio. Ogni missione cristiana si ritrova entro la missione del Signore, proviene da lui. (p. 113)

Explicit[modifica]

Egli quindi dice loro: non temete, perché egli conosce personalmente l'angoscia. Non devono temere, difatti egli li aiuterà a sopportare l'angoscia umana. E non devono temere, nonostante che sia loro richiesto di partecipare alla sua ansia divina. La sua partecipazione rassicurante la loro angoscia causerà in loro una specie di trasformazione: condividendo la loro angoscia limitata, farà nascere in loro l'amore per una crescita continua e darà quindi la possibilità di partecipare alla sua ansia illimitata, assoluta. Nell'ambiente limitato della loro piccola angoscia darà loro un sollievo, al posto di essa metterà l'immensità del suo spazio e farà sentire la sua grande ansia. In questo scambio, che propone loro, offre la parte migliore: essi possono perdere il loro egoismo ed essere disponibili alla sua carità. Certo quello che è offerto loro è proprio ciò che temono più di tutto: essere immessi nella bruciante esigenza e passione divina. Egli alleggerirà il loro piccolo peso umano, per dar loro da sopportare nella carità qualcosa della sua infinita sofferenza. (Cfr. Gv 6,20)

Citazioni su Adrienne von Speyr[modifica]

Adrienne von Speyr
  • È laddove la fede cristiana – specialmente quella cattolica – chiede un impegno serio, cioè nella Chiesa concreta con le sue esigenze, nel Papa e nel Magistero, nel celibato e nel precetto festivo, che si destano resistenze e obiezioni, in nome di una libertà e una modernità illuminate.
    Ne era già consapevole la mistica basilese Adrienne von Speyr. (Georg Bätzing)
  • Ella aveva una predilezione per "il discepolo che Gesù amava" [Giovanni apostolo] e lo vedeva come l'ultimo e il più profondo interprete del mistero di Gesù, dell'amore del Padre per il mondo, del ruolo dello Spirito Santo di introduttore perfetto nella luce piena della Rivelazione del Padre e del Figlio. Adrienne ha penetrato molto vivamente la profonda comunione di fede e di cuore tra la Madre di Gesù e il solo apostolo rimasto con lei ai piedi della croce. Ella vi vedeva l'origine verginale della Chiesa, di quella Chiesa che doveva essere affidata a Pietro. Che questa spiritualità, intensamente vissuta, da Adrienne von Speyr, vi aiuti a incarnare sempre meglio la vostra preoccupazione di vita evangelica ed ecclesiale nelle realtà del mondo contemporaneo. (Papa Giovanni Paolo II)
  • Hans Urs von Balthasar è impensabile senza Adrienne von Speyr. Credo che si possa dimostrare come in tutte le figure dei grandi teologi sia possibile una nuova evoluzione teologica solo nel rapporto tra teologia e profezia. Finché si procede solo in modo razionale, non accadrà mai nulla di nuovo. (Papa Benedetto XVI)
  • Nella discesa del Sabato Santo agli inferi, cui alla von Speyr è dato di partecipare misticamente, Cristo ha incontrato e sconfitto il peccato, la realtà ostile a Dio e all'uomo cacciata dal mondo. Attraversando questa realtà senza vita né alito di spirito nell'estrema notte dell'obbedienza veramente cadaverica, Gesù porta la croce al di là del peccato, del male del mondo. Di qui la conclusione della von Speyr che raggiunge quella di Barth e di Origene: l'ultima realtà non può essere il no dell'uomo, bensì il sì di Dio. (Elio Guerriero)
  • Pensando agli scritti di Madre Teresa [...] vedo un ponte ideale che lega le due donne. Entrambe sentono il peso del silenzio di Dio. Adrienne [...] chiede a tutti i cristiani di stare sulla soglia, di pensare che "i misteri bisogna lasciarli a Dio". Il silenzio di Dio diventa per lei presenza, pienezza, consolazione. Un silenzio che vive dentro di sé pensando all’angoscia del Getsemani, provata da Gesù. C'è una frase che fa sintesi del suo pensiero: "Se Dio si è donato: io sono invitato a donarmi". (Elio Guerriero)

Hans Urs von Balthasar[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: La vita, la missione teologica e l'opera di Adrienne von Speyr.
  • «Faire sans dire» era il motto della famiglia von Speyr, e lei non solo lo citava volentieri, ma soprattutto l'attuava e praticava anche frequentemente. Il suo sguardo era volto a Dio e nessuno ha mai ben saputo con quale coraggio davvero da scavezzacollo ella si è buttata per il suo Signore: nell'offerta di se stessa per gente nota e ignota, o semplicemente a fonds perdu per le necessità di Dio. Tutto ciò era per lei un ovvio dovere di gratitudine. Si sarebbe vergognata di vantarsene minimamente. Possedeva i contrassegni interiori dello spirito aristocratico: l'istinto per ciò che è nobile e puro, ovunque lo trovasse, la disponibilità immediata a ogni specie di servizio, il cuore grande che dà senza calcolo.
  • Nel complesso ho ricevuto teologicamente più io da lei che lei da me, nonostante che non si possa stabilire un rapporto preciso. Poiché nei ventisette anni non mi è sorto il minimo dubbio sulla rettitudine della sua missione e sulla modesta sincerità, con cui la viveva e me la trasmetteva nonostante una precisissima osservazione come confessore e direttore spirituale della sua vita interiore, non solo ho preso le più ardite decisioni della mia vita – come quella di uscire dall'ordine – dietro la sua istruzione, ma ho anche cercato di adattare al suo il mio punto di vista sulla rivelazione cristiana.
  • Oggi dopo la morte la sua opera mi appare molto più importante della mia, e la pubblicazione delle "opere postume" mi interessa di più di ogni mio lavoro. Sono convinto che, quando tali opere saranno pubblicate, le persone che le conosceranno, saranno d'accordo con me sulla valutazione e ringrazieranno Dio insieme a me, perché ha donato tali grazie anche nel nostro momento ecclesiale.

Note[modifica]

  1. Da Nachlassbände; citato in Sindoni 1996, p. 12.
  2. Da Il Verbo si fa carne; citato in Sindoni 1996, p. 80.
  3. [...] Molto tempo dopo ella ha visto Ignazio in numerose visioni e l'ha riconosciuto in quell'uomo. [nota a piè di pagina di Hans Urs von Balthasar]
  4. a b c d Citato in Hans Urs von Balthasar, La vita, la missione teologica e l'opera di Adrienne von Speyr, in Mistica oggettiva, pp. 45-48.
  5. Citato in Don Bosco nelle visioni della mistica Adrienne von Speyr, donboscoland.it, dicembre 2012.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]