Papa Giovanni Paolo I

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Albino Luciani

Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani (1912 – 1978), papa della Chiesa cattolica.

Citazioni di Papa Giovanni Paolo I[modifica]

  • Anche il Papa è stato alunno di queste scuole: ginnasio, liceo, università. Ma io pensavo soltanto alla gioventù e alla parrocchia. Nessuno è venuto a dirmi: «Tu diventerai Papa». Oh! se me lo avessero detto! Se me lo avessero detto, avrei studiato di più, mi sarei preparato. Adesso invece sono vecchio, non c'è tempo. (dall'Angelus Domini del 17 settembre 1978)
  • Chi ama currit, volat, laetatur. Amare significa correre con il cuore verso l'oggetto amato. Ho iniziato ad amare la Vergine Maria prima ancora di conoscerla... le sere al focolare sulle ginocchia materne, la voce della mamma che recitava il rosario. (da Ho iniziato ad amare la Vergine Maria in 30giorni 5, 2003)
  • Dio vi perdoni quello che avete fatto. (ai Cardinali elettori; citato in Domenico Del Río, Il frutteto di Dio, Vita e Pensiero, 1998, p. 66)
  • È impossibile concepire la nostra vita, la vita della Chiesa, senza il rosario, le feste mariane, i santuari mariani e le immagini della Madonna. (da Ho iniziato ad amare la Vergine Maria in 30giorni 5, 2003)
  • È stato ricordato dai giornali, anche troppo forse, che la mia famiglia era povera. Posso confermarvi che durante l'anno dell'invasione ho patito veramente la fame, e anche dopo; almeno sarò capace di capire i problemi di chi ha fame! (dall' Udieza ai Bellunesi del 3 settembre 1978)
  • Giusto un mese fa, a Castelgandolfo, moriva Paolo VI, un grande Pontefice, che ha reso alla Chiesa, in 15 anni, servizi enormi. Gli effetti si vedono in parte già adesso, ma io credo che si vedranno specialmente nel futuro. Ogni mercoledì egli veniva qui e parlava alla gente. Nel Sinodo 1977 parecchi vescovi hanno detto: «I discorsi di Papa Paolo del mercoledì sono una vera catechesi adatta al mondo moderno». Io cercherò di imitarlo, nella speranza di poter anch'io, in qualche maniera, aiutare la gente a diventare più buona. (dall'udienza generale del 6 settembre 1978)
  • Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha detto: «Coraggio! Se il Signore dà un peso, dà anche l'aiuto per portarlo». E l'altro collega: «Non abbia paura, in tutto il mondo c'è tanta gente che prega per il Papa nuovo». Venuto il momento, ho accettato. [...] Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere. (dall'Angelus Domini del 27 agosto 1978)[1]
  • La figura del papa è troppo lodata. Si rischia di cadere nel culto della personalità, che io non voglio assolutamente. Il centro di tutto è, e deve essere il Cristo. (ciato in La grande storia, Rai.it)
  • Molti non parlano degli Angeli. Sarebbe invece opportuno ricordarli più spesso come ministri della Provvidenza nel governo del mondo e degli uomini, cercando di vivere, come han fatto i santi da Agostino a Newman in familiarità con essi. (da La Donna del Sanctus di Adolfo L'Arco)
  • Personalmente, quando parlo da solo a Dio e alla Madonna, più che adulto, preferisco sentirmi fanciullo. La mitria, lo zucchetto, l'anello scompaiono; mando in vacanza l'adulto e anche il Vescovo, per abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma… Il Rosario, preghiera semplice e facile, a sua volta, mi aiuta a essere fanciullo; e non me ne vergogno punto. (citato in Maria di Lorenzo, Nello spazio di un sorriso, in Madre di Dio, aprile 2003)
  • Roma sarà una vera comunità cristiana, se Dio vi sarà onorato non solo con l'affluenza dei fedeli alle chiese, non solo con la vita privata vissuta morigeratamente, ma anche con l'amore ai poveri. Questi – diceva il diacono romano Lorenzo – sono i veri tesori della Chiesa; vanno, pertanto, aiutati, da chi può, ad avere e ad essere di più senza venire umiliati ed offesi con ricchezze ostentate, con denaro sperperato in cose futili e non investito – quando possibile – in imprese di comune vantaggio. (dalla Celebrazione Eucaristica e Presa di Possesso della Cathedra Romana del 23 settembre 1978)
  • Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri. (preghiera particolare tratta dall'Udienza Generale di mercoledì 13 settembre 1978: La Fede)
  • Spero che, i miei confratelli cardinali aiuteranno questo povero Cristo, Vicario di Cristo a portare la croce con la loro collaborazione di cui io sento tanto il bisogno. [...] Io, in un certo senso, sono dolente di non poter ritornare alla vita dell'apostolato spicciolo che mi piaceva tanto. Ho avuto sempre diocesi piccole: Vittorio Veneto, diocesi piccola; la stessa Venezia, grande per storia e piccola, 430.000 abitanti. Quindi, il mio lavoro era: ragazzi, operai, malati, visite pastorali. Non potrò più fare questo lavoro. Ma voi potete farlo. (dall'Allocuzione di Giovanni Paolo I al Collegio Cardinalizio)[2]
  • Tutti ricordiamo le grandi parole del papa Paolo VI: «I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido di angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello» [Populorum progressio, 3]. A questo punto alla carità si aggiunge la giustizia, perché – dice ancora Paolo VI – «la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario» [ibidem, 23]. Di conseguenza «ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile» [ibidem, 53].
    Alla luce di queste forti espressioni si vede quanto – individui e popoli – siamo ancora distanti dall'amare gli altri «come noi stessi», che è comando di Gesù. (dall' Udienza generale del 27 settembre 1978)
  • Una grande tempesta è su di me.
Tempestas magna est super me. (dopo l'elezione; citato in Domenico Del Río, Il frutteto di Dio, Vita e Pensiero, 1998, p. 66)
  • Viva l'Agordino, una terra povera, ma però di buona gente; non perché io sono agordino, ma veramente gente onesta. (dall' Udieza ai Bellunesi del 3 settembre 1978)
  • [Rivolto ad Andreas Hofer] Vorrei che il vostro eroismo, gentile e cristiano insieme, ispirasse qualcuno. [...] La Vostra Fede cristiana, tutta d'un pezzo, la compatezza di popolo, che, con Haspinger, avete saputo realizzare nell'ora del pericolo, queste sì le desidererei con tutto il cuore. (citato in Paolo Gulisano, Andreas Hofer. Il Tirolese che sfidò Napoleone, Ancora, p. 138, raccolta nel volume Illustrissimi, Messaggero, Padova 2000)

Attribuite[modifica]

  • Se conservatore vuol dire mantener intatta la propria fede, sono conservatore.[3]

Insegnamenti di Giovanni Paolo I[modifica]

  • Alla mia destra e alla mia sinistra ci sono Cardinali e Vescovi, miei fratelli nell'episcopato. Io sono soltanto il loro fratello maggiore.
  • Il Signore tanto ama l'umiltà che, a volte, permette dei peccati gravi. Perché? perché quelli che li hanno commessi, questi peccati, dopo, pentiti, restino umili.
  • Io raccomando sempre non solo le grandi carità, ma le piccole carità.
  • Io sono stato molto vicino, come vescovo, anche a quelli che non credono in Dio. Mi son fatto l'idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l'idea sbagliata che essi hanno di Dio.
  • L'ascetica insegna: guarda non a chi obbedisci, ma per Chi obbedisci.
  • Mi è toccato, una volta, di vedere alla stazione di Milano un facchino, che, appoggiata la testa ad un sacco di carbone addossato a un pilastro, dormiva beatamente... I treni partivano fischiando e arrivavano cigolando con le ruote; gli altoparlanti davano continui avvisi frastornanti; la gente andava e veniva con brusio e rumore, ma lui – continuando a dormire – pareva dicesse: «Fate quel che vi pare, ma io ho bisogno di star quieto». Qualcosa di simile dovremmo fare noi sacerdoti: attorno a noi c'è continuo movimento e parlare di persone, di giornali, di radio e televisione. Con misura e disciplina sacerdotale dobbiamo dire: «Oltre certi limiti, per me, che sono sacerdote del Signore, voi non esistete; io devo prendermi un po' di silenzio per la mia anima; mi stacco da voi per unirmi al mio Dio».
  • Non basta il caldo, il cibo, c'è un cuore; bisogna pensare anche al cuore dei nostri vecchi.
  • Per esser buoni, però, bisogna essere a posto davanti a Dio, davanti al prossimo e davanti a noi stessi.
  • Sentire il loro sacerdote abitualmente unito a Dio è, oggi, il desiderio di molti buoni fedeli.
  • Uno, una volta, è andato a comperare un'automobile dal concessionario. Questi gli ha fatto un discorso: guardi che la macchina ha buone prestazioni, la tratti bene, sa? Benzina super nel serbatoio, e, per i giunti, olio, di quello fino. L'altro invece: Oh, no, per sua norma, io neanche l'odore della benzina posso sopportare, e neanche l'olio; nel serbatoio metterò spumante, che mi piace tanto e i giunti li ungerò con la marmellata. Faccia come crede; però non venga a lamentarsi, se finirà in un fosso, con la sua macchina! Il Signore ha fatto qualcosa di simile con noi: ci ha dato questo corpo, animato da un'anima intelligente, una buona volontà. Ha detto: questa macchina vale, ma trattala bene.

[Papa Giovanni Paolo I, Insegnamenti di Giovanni Paolo I, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 1978]

Illustrissimi[modifica]

Incipit[modifica]

Caro Dickens
sono un vescovo, che ha preso lo strano impegno di scrivere per il «Messaggero di S. Antonio» una lettera a qualche illustre personaggio.
A corto di tempo, sotto Natale, non sapevo chi scegliere. Quand'ecco, trovo su un giornale la réclame dei vostri cinque famosi Libri natalizi. Mi son subito detto: li ho letti da ragazzo, mi sono immensamente piaciuti perché tutti pervasi da un senso di amore ai poveri e di rigenerazione sociale, tutti caldi di fantasia e umanità, scriverò a lui. E son qui a disturbarvi.

Citazioni[modifica]

  • Solidarietà: siamo un'unica barca piena di popoli ormai ravvicinati nello spazio e nel costume, ma in un mare molto mosso. Se non vogliamo andare incontro a gravi dissesti, la regola è questa: tutti per uno uno per tutti; insistere su quello che unisce, lasciar perdere quello che divide. (p. 10)
  • Oggi casa povera è il mondo intero, che ha tanto bisogno di Dio! (p. 10)
  • I miei alunni si eccitavano quando annunciavo: Adesso ve ne racconto un'altra di Mark Twain. Temo, invece, che i miei diocesani si scandalizzino: «Un vescovo, che cita Mark Twain!». Forse bisognerebbe prima spiegare loro che, come sono vari i libri, così sono vari i vescovi. Alcuni, infatti, rassomigliano ad aquile, che planano con documenti magistrali di alto livello; altri sono usignoli, che cantano le lodi del Signore in modo meraviglioso; altri, invece, sono poveri scriccioli, che, sull'ultima rama dell'albero ecclesiale, squittiscono soltanto, cercando di dire qualche pensiero su temi vastissimi.
    Io, caro Twain appartengo all'ultima categoria. (p. 14)
  • Neppure Cristo è riuscito ad accontentare tutti. Non prendiamocela troppo se non riusciamo noi. (p. 17)
  • Caro Figaro [personaggio de Il barbiere di Siviglia e de Il matrimonio segreto di Pierre Augustin de Beaumarchais],
    siete tornato sul piccolo schermo ho visto il vostro Matrimonio. Eravate il figlio del popolo, che coi privilegiati di una volta tratta ormai da pari a pari e col cappello in testa. Insieme alla vostra Susanna, rappresentavate la gioventù che lotta perché le venga riconosciuto il diritto alla vita, all'amore, alla famiglia, alla giusta libertà. (p. 52)
  • Lassù, a Liverpool, in uno scantinato, è scritto: «Qui sono nati i Beatles! Qui tutto è cominciato!». Se non lo sapete, si tratta di quattro scapigliati e canori giovanotti, che avevano la vostra stessa «aria di artista» ed ai quali la Regina d'Inghilterra non solo non ha turato la bocca, ma ha conferito un'alta onorificenza. (p. 53)
  • La chiamano «musica dei giovani»; osservo, però, che il mercato discografico procura palate di milioni a furbi anziani! (p. 54)
  • Il francese Régis Debray ha detto ai sudamericani: «La vostra rivoluzione non può essere quella praticata altrove, con in testa un partito; la guerrilla di tutto il popolo, questa è la rivoluzione vera!» (p. 54)
  • Da Mao e da Debray si è passati a Fidel Castro, a Giap e agli studenti del maggio francese. «Scopo della rivoluzione studentesca — diceva Cohn-Bendit — non è di trasformare la società, ma di rovesciarla.» (p. 54-55)
  • Figaro! Voi siete stato acutissimo nel colpire abusi e debolezze; non altrettanto acuto nel proporre rimedi. Accurata, se pur con esagerazioni, la vostra diagnosi sulla società; ma carente la terapia.
    Eppure, per i giovani d'oggi e di tutti i tempi, la terapia esiste: far loro intravedere che la risposta giusta ai quesiti che li assillano, più che Marcuse o Régis Debray o Mao, l'ha data Cristo. (p. 56)
  • Caro Santo sorridente [Bernardino da Siena],
    papa Giovanni apprezzava talmente le tue prediche scritte che voleva proclamarti Dottore della Chiesa. Morì e non se ne fece, sinora, nulla. Peccato! (p. 72)
  • [In Paradiso] Lassù c'è san Tommaso, santo così flemmatico che, se un bue fosse entrato nella sua stanza, avrebbe continuato a studiare; e c'è anche san Giovanni Eudes, che si sentiva bollire d'ira al solo vedere un eretico. C'è Francesco di Sales, il santo delle belle maniere, artista nel parlare e nello scrivere; e c'è il Curato D'Ars, campione dei colpi di disciplina sulla propria schiena e delle patate mangiate colla muffa dopo una settimana dalla cottura. (p. 94)
  • Teresa ventitreenne fino allora sana e piena di vitalità – mi dissi –, fu inondata di gioia e di speranza, quando sentì salire alla bocca la prima emottisi. Non solo, ma, attenuando il male, ottenne di portare a termine il digiuno con regime di pane secco e acqua, e tu vuoi metterti a tremare? Sei sacerdote, svegliati, non fare lo sciocco.

[Albino Luciani, Illustrissimi, premessa di Igino Giordani, commento di Giovanni Mocchetti, Edizioni A.P.E., Mursia, Milano 1979]

Citazioni su Papa Giovanni Paolo I[modifica]

A metà di una luna[4].
  • L'allora Papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani), si accingeva fare piazza pulita licenziando in primis il gran corrotto monsignor Paul Marcinkus, a capo della banca vaticana in affari addirittura con Cosa Nostra. Invece, durante la notte tra il 28 ed il 29 settembre fu avvelenato da una dose di digitalina – non lascia tracce nel sangue – che causò un infarto del miocardio. Insomma: una finta morte naturale. (Gianni Lannes)
  • Quando mercoledì 27 settembre il Santo Padre Giovanni Paolo I ha parlato ai partecipanti all'udienza generale, nessuno poteva immaginare che fosse per l'ultima volta. La sua morte – dopo 33 giorni di pontificato – ha sorpreso e ha riempito tutto il mondo di profondo lutto. Egli che suscitò nella Chiesa così grande gioia e inspirò nei cuori degli uomini tanta speranza ha, in così breve tempo, consumato e portato alla fine la sua missione. Nella sua morte si è verificata la parola tanto ripetuta del Vangelo: "...state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà" (Mt 24,44). Giovanni Paolo I vegliava sempre. La chiamata del Signore non l'ha sorpreso. Egli l'ha seguita con la stessa trepida gioia, con la quale il 26 agosto aveva accettato l'elezione al soglio di San Pietro. (Giovanni Paolo II, 1978)
  • Riflettendo su questi testi biblici [il Vangelo proposto dalla liturgia in quella domenica, Mt 21, 28-32], ho pensato subito a Papa Giovanni Paolo I, di cui proprio oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte. Egli scelse come motto episcopale lo stesso di san Carlo Borromeo: Humilitas. Una sola parola che sintetizza l'essenziale della vita cristiana e indica l'indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell'autorità. In una delle quattro Udienze generali tenute durante il suo brevissimo pontificato disse tra l'altro, con quel tono familiare che lo contraddistingueva: "Mi limito a raccomandare una virtù, tanto cara al Signore: ha detto: imparate da me che sono mite e umile di cuore... Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili". E osservò: "Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra" (Insegnamenti di Giovanni Paolo I, p. 51-52). L'umiltà può essere considerata il suo testamento spirituale.
    Grazie proprio a questa sua virtù, bastarono 33 giorni perché Papa Luciani entrasse nel cuore della gente. Nei discorsi usava esempi tratti da fatti di vita concreta, dai suoi ricordi di famiglia e dalla saggezza popolare. La sua semplicità era veicolo di un insegnamento solido e ricco, che, grazie al dono di una memoria eccezionale e di una vasta cultura, egli impreziosiva con numerose citazioni di scrittori ecclesiastici e profani. È stato così un impareggiabile catechista, sulle orme di san Pio X, suo conterraneo e predecessore prima sulla cattedra di san Marco e poi su quella di san Pietro. "Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio", disse in quella medesima Udienza. E aggiunse: "Non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma: si crede alla mamma, io credo al Signore, a quello che Egli mi ha rivelato" (ivi, p. 49). Queste parole mostrano tutto lo spessore della sua fede. Mentre ringraziamo Dio per averlo donato alla Chiesa e al mondo, facciamo tesoro del suo esempio, impegnandoci a coltivare la sua stessa umiltà, che lo rese capace di parlare a tutti, specialmente ai piccoli e ai cosiddetti lontani. Invochiamo per questo Maria Santissima, umile Serva del Signore. (Benedetto XVI, 2008)

Note[modifica]

  1. Il primo Angelus di Papa Giovanni Paolo I, svoltosi il giorno successivo alla sua elezione.
  2. Il primo discorso al Sacro Collegio mercoledì 30 agosto 1978.
  3. Citato in Giulio Andreotti, intervista a Roberto Gervaso, in Roberto Gervaso, La mosca al naso: interviste famose, Rizzoli Editore, Milano, 1980, p. 11: «Risponderò con Giovanni Paolo I: se conservatore vuol dire mantener intatta la propria fede, sono conservatore».
  4. Per approfondimenti vedi la voce Profezia di Malachia su Wikipedia.

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