Alberto Savinio

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Alberto Savinio

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea de Chirico (1891 – 1952), musicista, pittore e scrittore italiano.

Citazioni di Alberto Savinio[modifica]

  • A Catania il barocco è una malattia eruttiva.[1]
  • Difatti, nel fondo, l'Etna fa cono. Quanto diverso però dall'immaginato! Questo il tremendo Mongibello, l'infocato carcere di Tifone? Il monte più armonico di forme, più mite d'aspetto che io abbia mai veduto. Me lo sono fatto indicare da gente del posto, per assicurarmi che è veramente lui. Solo che tutte le nuvole del cielo, poche o molte che siano, se le raccoglie intorno lui, come chioccia i pulcini.[2]
  • È con le occasioni mancate che a poco a poco noi ci costituiamo un patrimonio di felicità. Quando il desiderio è soddisfatto, non resta che morire. (da Ascolto il tuo cuore, città, Adelphi)
  • È la prima volta ch'io vedo la Sicilia. Essa è la culla, mi diceva mio padre, della nostra gente. Quella terra laggiù, disegnata in turchino da sapientissima mano, è dunque in maniera più ampia della strettamente umana, un'antica madre, un'antica madre per me.[2]
  • Gridano agitati e agitatori contro la borghesia, e non sanno che, nel caso migliore, il loro agitarsi si concluderà nella creazione di una nuova borghesia. (da Sorte dell'Europa, Adelphi)
  • Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità.[1]
  • Il progresso della civiltà si misura dalla vittoria del superfluo sul necessario. (da Ascolto il tuo cuore, città)
  • In Sicilia io rivivo la mia infanzia. Nella notte dei miei ricordi infantili, brillano le ruote, le stelle, i razzi dei fuochi artificiali. La pirotecnia è viva in Sicilia; forse in tutto il Mezzogiorno.[2]
  • In Sicilia le donne sono in primo piano e in tutti i settori della vita sociale. Sicure, sciolte nei modi, nella parola, nell'abito.[1]
  • L'idea di utopia è essenzialmente moderna. [...]. Moderno è l'uomo che pensa con il cervello proprio, non per ispirazione e autorizzazione di un'autorità religiosa o politica.[3]
  • L'utopia non fa se non rendere concreto e plastico, l'anelito antichissimo e diffuso a una vita migliore.[3]
  • Quello che chiamiamo la modernizzazione della vita, non è che una continua e sempre più grande complicazione demoniaca. (da Hermaphrodito, Einaudi)
  • [Parlando dello scacciapensieri] Questa lira minuscola e senza corde è un vibratore della voce. Fa dire alla voce dell'uomo quello che la voce dell'uomo da sola non sa dire. Non è uno strumento musicale: è un confessore del profondo.[2]
  • Se vuoi combattere i dittatori, comincia dal primo dittatore: Dio.[4]
  • Umanesimo non è se non la ritrovata dignità dell'uomo, la quale a sua volta non è se non la libertà di pensare col proprio cervello. Questa libertà si accende per la prima volta in Grecia e la illumina, e non torna a riaccendersi nel mondo se non con l'Umanesimo.[3]

Casa «La Vita»[modifica]

  • È per questo felice stupore, per questo loro presentarsi inaspettate e nuove, per questo venirmi incontro come da un altro mondo, che prima di farsi amare da altri le mie opere si fanno amare da me; prima di divertire altri esse divertono me; prima che ad altri esse dicono a me che nel buio quale dietro a me si richiude esse rimangono ferme e formate di un fosforo immortale. (Prefazione, pp. 11-12)
  • Amplifichiamo: nella vita «degli» uomini la cosa più importante è la morte. Morire è un problema. Vari sono i problemi che ci tocca risolvere nel corso di quest'avventura terrestre nella quale non per volontà nostra ci siamo trovati implicati. Problema di saper vivere, problema di saper invecchiare, problema di saper morire: il più importante di tutti perché è il problema ultimo e che dà il passaggio. (Prefazione, p. 13)
  • Non aveva segreti per me la mia città. Fosse o lieta o alcuna ombra la oscurasse, ero abituato a compatire i suoi umori, a spartire i suoi sentimenti più celati, a seguirne le rimutazioni tanto sulla faccia che guardava il mare, quanto su quella che guardava la montagna. (Alla città della mia infanzia dico, pp. 17-18)
  • Animo tirava fuori il taccuino, notava la parola e il suo significato, troppo giovane ancora per sapere che chiarire un mistero è indelicato verso il mistero stesso. (Figlia d'imperatore, p. 31)
  • Ognuno ha le reliquie che si mèrita. (Vendetta postuma, p. 58)
  • Nulla riesce altrettanto perfetto, quanto ciò che è organizzato dalla logica dorata dell'amore. (Flora, p. 69)
  • Chiaro mi divenne che nella sua divinità stupidità, il Mare non sarebbe mai riuscito a capire le cose che ci affliggono quaggiù, e ci fanno soffrire, e ci riempiono di tristezza. (Walde«mare», p. 100)
  • Il Savoia navigava di notte, e di giorno si rifugiava in uno dei tanti seni che trasformano la Grecia in una enorme foglia di fico: anche la geografia ha i suoi pudori. (Carmelo e il Generalissimo, p. 106)
  • I poeti continuano a vivere nella propria opera, molto più di rado nel proprio corpo. La sopravvivenza corporea è in facoltà di uomini estranei alla poesia. (Nuove metamorfosi di Ovidio, p. 123)
  • Non nel senso igienico della parola, sì in quello borghese e pantofolaio, costui è l'uomo sano per eccellenza. (Il castellano di Philippeville, p. 133)
  • Benché la vita, a detta degli stupidi, diventi sempre più attiva e rudimentale, la coltura gode tuttavia una grande venerazione, e c'è ancora chi chiama il libro «il pane dell'anima». (Il castellano di Philippeville, p. 134)
  • Uscirono al fine dalle luci e dalla gente, e nel punto stesso terminavano i lastroni del lungomare. Nulla arginava quindi innanzi il movimento del mare, calme le onde notturne venivano a stendersi quanto erano lunghe sulla rena, davano intermittentemente un sibilo di saliva sul ferro caldo. Ora anche il fiato del mare spande libero il suo lezzo verde, che per un certo tratto si aggrava di un fetore di «cose» umane. (Un maus in casa Dolcemare ovvero i mostri marini, p. 147)
  • La porta è rimasta aperta sulla notte, sul buio che pesa sulla città deserta, la quale in quell'ora di ansia e di attesa ove di minuto in minuto si aspetta il nemico, non ha saputo esprimere nulla di meglio dal suo vuoto e torturato cuore, di quel cane sperduto e famelico. (Trololò, p. 187)
  • Per una illustrazione onomatopeica del suo camminare sghimbesciato, Giorgio e Andrea diedero al cane un nome assurdo e arrotolato come una molla: Trololò. (Trololò, p. 187)
  • Trololò si rivelò un cane straordinario. Le più rare qualità canine erano riunite in lui e salivano a una specie di eccesso, le loro manifestazioni inaspettate davano talvolta quella medesima perplessità che darebbe il ritratto di un antenato che all'improvviso si mettesse a cantare, o la statua di un giardino pubblico che d'un tratto scendesse dal suo piedistallo e cominciasse a passeggiare nelle aiuole. (Trololò, p. 187)
  • Trololò era nulla ed era tutto. E al tutto ci si abitua molto più presto, molto più profondamente che a «una» cosa. Vediamo noi forse l'aria che respiriamo? La pensiamo? (Trololò, p. 188)
  • E Trololò disse: «Perché mi hai colpito? Che male ti avevo fatto? Il tuo gesto era così vile, così crudele, così inutile, che non mi sono sentito più di vivere. Questa forma di morte volontaria voi la chiamate suicidio, perché, conoscendomi come mi conosci, avrai capito che se mi sono lasciato prendere dall'accalappiacani, è perché così ho voluto. Eppure io a te non ho fatto che bene. [...] Te lo ricordi?». (Trololò, pp. 194-195)
  • Il signor Münster capiva tutto ma in ritardo, il suo presente era come un campo di battaglia sul quale non rimangono che i cadaveri. (Il signor Münster, p. 248)
  • L'adulto deve mutare continuamente i propri giochi per divertirsi, mentre il bambino, favorito da una più generosa fantasia, gode a ripetere sempre lo stesso gioco. (Il signor Münster, p. 253)
  • Resta da svelare il mistero della sua vita che continua anche dopo la morte del corpo, di questa luce che arde anche dopo la distruzione della lampada. Ma non sa il signor Münster, lui che tanto ha meditato intorno a questi problemi e tanto ha scritto, che è indelicato, e nonché indelicato è imprudente, e nonché imprudente è immorale, e nonché immorale è vano cercare di sollevare il velo sui misteri dell'anima, e che la metafisica della vita va accolta senza esame, senza diffidenza, con animo puro e grato come la poesia? (Il signor Münster, p. 260)
  • Amare è dare altrui la propria anima, è animare altrui con la propria anima, è illuderci di dare altrui una vita felice e profonda che altrimenti gli mancherebbe. (Il signor Münster, p. 260)
  • Non c'è posto nell'amore per due anime. E quando si dice che due, amandosi, compongono un'anima sola, si vuole dire che una sola di queste due anime opera amorosamente, mentre l'altra si sta in dolce e grata inazione. (Il signor Münster, p. 261)

Nuova enciclopedia[modifica]

  • L'enfasi, le inflessioni di voce, il linguaggio espressivo non sono se non il residuo del parlare semeionico dell'uomo primitivo e del gesto passato nel suono. È un gestire con la voce. È il segno che ancora non ci si fida del significato puro della parola. È il segno che ancora non si riesce a vincere in noi lo scimmiesco. [5]
  • L'europeismo è una civiltà di carattere non teocratico ma essenzialmente umano, e dunque suscettibile di progresso e di perfezionamento. L'europeismo è una forma di civiltà prettamente umana, e così prettamente umana che ogni intromissione del divino nell'europeismo, ogni tentativo di teocrazia in Europa è un ostacolo all'europeismo, un arresto della civiltà.[6]
  • La cultura ha principalmente lo scopo di far conoscere molte cose. Più cose si conoscono, meno importanza si dà a ciascuna cosa: meno fede, meno fede assoluta. Conoscere molte cose significa giudicarle più liberamente e dunque meglio. Meno cose si conoscono, più si crede che soltanto quelle esistono, soltanto quelle contano, soltanto quelle hanno importanza. Si arriva così al fanatismo, ossia a conoscere una sola cosa e dunque a credere, ad avere fede soltanto in quella.
  • La differenza tra fascista e delinquente sta in questo, che mentre il delinquente è isolato e solitario – e questa solitudine è il suo dramma, il suo eroismo, la sua poesia – il fascista è un delinquente collettivo e 'sociale'. Il fascista isolato perde la sua qualità di fascista, la sua forza di delinquente 'svapora' ed egli diventa apparentemente un uomo innocuo – un uomo qualunque.
  • La Grammatica è un fatto a posteriori, e tanto basta a screditarla. Il greco era arrivato alla sua massima perfezione, prima che i greci si sognassero di esaminare e codificare le leggi che lo governano. Un Pindaro, un Eschilo ignoravano perfettamente che cos'è un avverbio o una preposizione, ignoravano del pari le regole che presiedono all'uso dei modi e dei tempi, e pure sono scrittori eccellenti. E ignoravano la Grammatica perché al tempo loro la Grammatica non era ancora nata.
  • La nostra solitudine è la nostra nobiltà. La nostra solitudine è la nostra gioia.
  • Un tale cercava il modo di far fetare alle galline uova quadre, per facilitarne l'imballaggio.

Citazioni su Alberto Savinio[modifica]

  • I fratelli De Chirico e Savinio sono stati per la prima volta riuniti in mostre tedesche prima a Düsseldorf e poi a Monaco. Hanno fatto entrambi letteratura con i pennelli, ma come letterato il secondo è assai superiore per intelligenza creativa. (Morando Morandini)

Note[modifica]

  1. a b c Da Scritti dispersi. 1943-1952.
  2. a b c d Citato in Salvatore Ferlita Il diario di Savinio Ritratto della Sicilia isola di mito e morte, Repubblica.it, 21 maggio 2008.
  3. a b c Dall'Introduzione a Tommaso Campanella, La città del Sole, Adelphi, Milano, 1995.
  4. Da La nostra anima, Adelphi, 2014.
  5. Da Adelphi, 1977, p. 134.
  6. Cfr. in Opere, a cura di Leonardo Sciascia e Franco De Maria, Bompiani, 1989: «L'europeismo è una civiltà di carattere non teocratico ma essenzialmente umano, e dunque suscettibile di progresso e di perfezionamento. L'europeismo è una forma di civiltà prettamente umana, che ogni intromissione del divino nell'europeismo, ogni tentativo di teocrazia in Europa (fascismo, nazismo, ecc.) è un ostacolo all'europeismo, un arresto della civiltà "europea"».

Bibliografia[modifica]

  • Alberto Savinio, Casa «La Vita», Adelphi, Milano, 1988. ISBN 8845903036
  • Alberto Savinio, Nuova enciclopedia, Adelphi, 1977.
  • Alberto Savinio, Nuova enciclopedia, Adelphi, 2011.
  • Alberto Savinio, Scritti dispersi. 1943-1952, a cura di Paola Italia, Adelphi, Milano, 2004.

Voci correlate[modifica]

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