Baruch Spinoza
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Baruch Spinoza (1632 – 1677), in latino Benedictus de Spinoza, in portoghese Bento de Espinosa, noto come Spinoza, filosofo olandese.
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Indice |
- Chi parla così, parla sotto l'influsso di un pregiudizio determinato dalle passioni, oppure teme a tal punto di essere confutato dai filosofi e di essere quindi esposto alla pubblica derisione, da cercar rifugio nell'ambito del sacro. [1]
- Chi se non un disperato o un folle, sarebbe disposto a separarsi alla leggera dalla ragione e a spregiare le arti e le scienze negando a quella la possibilità di raggiungere la certezza? [1]
- Con quanta imprudenza molti cercano di levar di mezzo un tiranno senza essere in grado di eliminare le cause che fanno del principe un tiranno... (da Adriano Sofri, Tiranno: quando si mette a morte il despota, in la Repubblica del 7 novembre 2006, p. 53)
- È dunque il timore la causa che genera, mantiene ed alimenta la superstizione. [1]
- Falso è il vanto di chi pretende di possedere, all'infuori della ragione, un altro spirito che gli dia la certezza della verità. [1]
- Gli uomini sono soliti formare idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle artificiali, idee che considerano come modelli, ai quali credono che la natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si proponga anch'essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e abbia lasciato quella cosa imperfetta. [1]
- La perfezione e l'imperfezione sono in realtà soltanto modi del pensare, cioè nozioni che siamo soliti inventare per il fatto che confrontiamo gli uni agli altri individui della stessa specie o genere. [1]
- La superstizione è sostenuta esclusivamente dalla speranza, dall'Odio, dall'ira e dall'inganno, dato che essa trae la sua origine non dalla ragione, ma dalla sola sensibilità e per di più da una appassionata sensibilità. [1]
- La stessa cosa può essere al tempo stesso buona, cattiva o indifferente. [1]
- Le cose che per accidente sono causa di speranza o di paura si chiamano buoni o cattivi presagi. [1]
- Ogni cosa, sia essa più perfetta o meno perfetta, potrà perseverare sempre nell'esistere con la stessa forza con la quale comincia a esistere, così che, sotto questo aspetto, tutte le cose sono uguali. [1]
- Per Bene intendo ogni genere di Gioia e qualunque cosa inoltre conduce ad essa e soprattutto ciò che soddisfa un desiderio, qualunque esso sia. [1]
- Per natura siamo così fatti che facilmente crediamo alle cose nelle quali speriamo e difficilmente a quelle che temiamo, così che di esse sentiamo più o meno del giusto. [1]
- Per quanto attiene al Bene e al Male, neanch'essi indicano alcunché di positivo nelle cose, in sé considerate, e non sono altro che modi del pensare, ossia nozioni che formiamo mediante il confronto delle cose tra loro. [1]
- Quando dico che qualcuno passa da una minore a una maggiore perfezione, e viceversa, non intendo che da una essenza o forma sia mutato in un'altra. [1]
- Se gli uomini fossero in grado di governare secondo un preciso disegno tutte le circostanze della loro vita, o se la fortuna fosse loro sempre favorevole, essi non sarebbero schiavi della superstizione. [1]
- Se i filosofi vogliono chiamare spettri le cose che ignoriamo, io non avrò nulla in contrario, perché vi è un'infinità di cose che mi sono nascoste. [1]
- Se qualcuno vede una certa opera, della quale non ne aveva vista una simile, e non conosce l'intenzione dell'artefice, egli senza dubbio non potrà sapere se quell'opera sia perfetta o imperfetta […] ma, dopo che gli uomini hanno cominciato a formare idee universali e a escogitare modelli di case, edifici, torri ecc. e a preferire certi modelli delle cose ad altri, è accaduto che ciascuno ha chiamato perfetto quel che vedeva concordare con l'idea universale che egli si era formato e, al contrario, imperfetto quello che vedeva concordare di meno con il modello da lui concepito, sebbene secondo il parere del suo artefice fosse completamente compiuto. [1]
[modifica] Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene
- Dio per Spinoza è un essere del quale viene affermato tutto, cioè infiniti attributi, ciascuno dei quali è infinitamente perfetto nel suo genere.
- La Natura unisce in se tutte le cose; quindi la Natura unisce in se Dio e l'uomo.
- L'amore è il mezzo attraverso il quale l'uomo può elevarsi al sommo bene.
- L'amore può e deve fare da tramite ai fini della perfezione. Che resta sempre Dio.
- L'uomo non è che una parte della natura.
- Nessuna cosa potrebbe tendere alla propria distruzione per sua natura, ma, al contrario, ciascuna cosa possiede in sé un conato sia a conservarsi nel suo stato, sia a portarsi ad uno [stato] migliore.
- Sia la Natura che l'uomo tendono al costante perfezionamento.
- Temo l'odio dei teologi, perché sostengo in quest'opera che Dio coincide con la natura, e attribuisco a Dio cose che nella tradizione filosofica sono state sempre considerate effetti o creature, mentre io, ritengo che queste cose appartengano alla stessa natura di Dio.
- Tutte le cose e le azioni esistenti nella Natura sono perfette.
- Tutto ciò che Dio fa è compiuto e prodotto da lui come dalla causa sommamente libera. Dunque, se prima Dio avesse fatto le cose diversamente da come sono adesso, allora dovrebbe certamente seguire che egli, in qualche tempo, è stato imperfetto; ma questo è falso. Infatti, visto che Dio è la causa prima di tutto, deve esserci in lui qualcosa attraverso cui fa ciò che fa e non omette di farlo. Poiché diciamo che la libertà non consiste nel fare o non fare qualcosa, e poiché abbiamo anche mostrato che ciò che fa compiere a Dio qualcosa non può essere altro che la sua stessa perfezione, concludiamo che se non ci fosse la sua perfezione a farglielo compiere, le cose non esisterebbero o non sarebbero potute arrivare ad essere, per essere ciò che sono.
[modifica] Epistolario
- Filosoficamente parlando, io non so cosa significhi essere accetto a Dio. (XXIII epistola, 1974)
- Gli atei sogliono aspirare oltre misura agli onori e alle ricchezze, che io ho sempre disprezzato, come sanno tutti quelli che mi conoscono. (XLIII, 1974)
- Gli effetti dell'immaginazione derivano dalla costituzione o del Corpo o della Mente. (XVII, 1974)
- Gli scismi non nascono tanto dall'Amore ardente della religione, quanto dalla varietà degli affetti umani, dallo spirito di contraddizione che tutto suole guastare e condannare, anche se è ben detto. (XLVIII, 1974)
- Gli uomini non si creano, ma soltanto si generano, e i loro corpi esistono già in precedenza, sia pure sotto altra forma. (IV, 1974)
- Il vezzo diffuso tra gli uomini di narrare le cose, non come sono realmente, ma come vogliono che siano, si manifesta più che in ogni altra cosa nei racconti di spiriti e di spettri. (LII, 1974)
- In qualunque Chiesa sono numerosi gli uomini di specchiata onestà, i quali onorano Dio nella giustizia e nella carità. (LXXVI, 1974)
- Io dico che, non solo il peccato non è alcunché di positivo, ma affermo anche che noi non possiamo dire, se non impropriamente e parlando umanamente, che noi pecchiamo contro Dio, come quando diciamo che gli uomini offendono Dio. (XIX, 1974)
- Io dico che tutti gli effetti dell'immaginazione che procedono dalle cose corporee non possono giammai essere presagi di cose future. (LVII, 1974)
- Io ho di Dio e della Natura un'opinione ben diversa da quella che i cristiani moderni sembrano professare. (LXXIII, 1974)
- Io non attribuisco alla natura né bellezza né bruttezza, né ordine né confusione, giacché le cose non si possono dire belle o brutte, ordinate o confuse, se non relativamente alla nostra immaginazione. (XXIII, 1974)
- Io non nego che le preghiere siano a noi utili. (XXI, 1974)
- Io non presento Dio come giudice. (XXI, 1974)
- La perfezione consiste nell'essere e l'imperfezione nella privazione dell'essere. (XXXVI, 1974)
- La vera definizione di ciascuna cosa non comprende altro se non la semplice natura della cosa definita. (XXXIV, 1974)
- Le stesse sanzioni morali, ricevano o non da Dio la forma di legge o di diritto, sono comunque divine e salutari. (LXXV, 1974)
- Nessuna delle cose che non sono in mio potere mi è tanto cara quanto stringere amicizia con uomini sinceramente amanti della verità. (XIX, 1974)
- Noi non possiamo immaginare Dio, ma soltanto comprenderlo.
- Non presumo di aver trovato la filosofia migliore, ma so di intendere quella che è vera. (LXXVI, 1974)
- Noi sperimentiamo che le febbri e le altre alterazioni del corpo sono causate da deliri, e coloro che hanno il sangue tenace non immaginano che alterchi, risse, stragi e simili. (XVII, 1974)
- Quanto più uno è ignorante tanto più è audace e pronto a scrivere. (L, 1974)
- Quanto più l'uomo si lascia guidare dalla ragione, cioè quanto più è libero, tanto più fermamente osserverà le leggi del corpo politico ed eseguirà gli ordini del potere sovrano di cui è suddito. (XVI, 1974)
- Quanto poi a ciò che alcune Chiese aggiungono, e cioè che Dio ha assunto forma umana, io ho espressamente dichiarato che non so cosa vogliano dire; anzi, a voler dire il vero, mi sembra che esse parlino un linguaggio non meno assurdo di chi mi dicesse che il cerchio ha rivestito la natura del quadrato. (LXXIII, 1974)
- Se il Bene rispetto a Dio implica che l'uomo giusto produca in Dio una certa soddisfazione e il ladro un certo disgusto, né l'uno né l'altro possono produrre in Dio né Gioia né dispiacere. (XXIII, 1974)
- Se il triangolo avesse la possibilità di parlare, direbbe allo stesso modo che Dio è eminentemente triangolare. (LVI, 1974)
- Se qualcuno si accorgesse che potrebbe vivere più a suo agio infisso in croce che a tavola, sarebbe il più stolto degli uomini se non si facesse crocifiggere. (XXIII, 1974)
- Se risulta che anche Maometto abbia insegnato la legge divina e abbia fornito prove non dubbie del suo mandato, come fecero gli altri profeti, proprio non vi è motivo di negare che sia stato anch'egli un profeta. (XLIII, 1974)
- Strano che coloro, i quali hanno avuto la visione di spettri nudi, non abbiano dato un'occhiata ai loro genitali! (LIV, 1974)
- Tra finito ed infinito non vi è proporzione, sicché la differenza che passa tra Dio e la più nobile delle creature è la medesima che passa tra lui e la più umile. (LIV, 1974)
- Voi dite che io pongo gli uomini in tale dipendenza da Dio da renderli simili agli elementi, alle piante e alle pietre, ciò è sufficiente che avete frainteso completamente la mia opinione e che confondete ciò che è proprio dell'intelletto con l'immaginazione. (XXI, 1974)
[modifica] Lettere sugli spiriti
[modifica] Incipit
[modifica] Originale
Epistola LI.
Acutissimo Philosopho
B.d.s.
HUGO BOXEL.
Versio.
Clarisse Vir,
Causa, cur hanc tibi scribam, est, quòd tuam de apparitionibus, & Spectris, vel Lemuribus sententiam scire desiderem, & si dentur, quid de illis tibi videatur, & quamdiu illorum duret vita; eò quòd alii ea immortalia, alii verò mortalia esse opinantur. In hac mea dubitatione, an nimirùm ea dari conces, ulteriùs non pergam [...].
Epistola LII.
Amplissimo, Prudentissimoque Viro,
HUGONI BOXEL
B.d.S.
Responsio ad Praecedentem.
Versio.
Amplissime Vir,
Tua, quam heri accepi, mihi fuit acceptissima, tam quòd aliquod de te nun cium audire, desiderabam, quàm quòd te mei penitùs non oblitum esse video. Quamvis fortè alii malum esse omen putarent, vel Lemures causam ad me scribendi fuisse; ego tamen econtra majus quid in eo noto, res non tantùm veras; sed & nugas, atque imanationes mihi usui esse posse perpendo.
[modifica] Traduzione
Lettera LI
Hugo Boxel. All'acutissimo filosofo Baruch Spinoza
Eccellentissimo signore,
La ragione per la quale vi scrivo è la seguente: vorrei conoscere la vostra opinione in merito alle apparizioni, agli spettri e agli spiriti. Pensate esistano realmente? E se esistono, qual è la durata della loro vita? Alcuni riengono che siano immortali, secondo altri invece sarebbero soggetti a morte. Non voglio insistere oltre, dal momento che non so se per voi sia lecito parlare di queste cose [...].
Lettera LII
Baruch Spinoza. All'illustrissimo signor Hogo Boxel (risposta alla precedente)
Illustrissimo signore,
La vostra lettera, ricevuta ieri, mi ha fatto grande piacere, sia perché desideravo avere vostre notizie, sia perché mi accorgo che non vi siete del tutto dimenticato di me. Qualcuno potrebbe forse interpretare come cattivo augurio il fatto che siano stati gli spiriti a indurvi a scrivermi. Io al contrario la considero un'occasione propizia, e penso che non soltanto le cose vere, ma anche le chimere e le bazzecole possano risultarmi utili in qualche modo.
[modifica] Citazioni
- È il desiderio che spinge la maggior parte degli uomini a raccontare cose, non come esse sono in realtà, ma come si vorrebbe che fossero, nella speranza che sia molto più facile farsi conoscere attraverso storie di spettri che non raccontano fatti reali. (da un inciso presente sul retro del libro, traduzione di Francesco Chiossone, il melangolo, Recco 2007)
[modifica] Citazioni con testo originale
- Quello che so, è che tra il finito e l'infinito non esiste alcuna proporzione; cosicché la differenza che può sussistere tra la più grande e la più eminente delle creature e Dio è esattemente la stessa che c'è tra Dio e il più infimo degli esseri. (p. 48-49)
-
- Hoc scio, inter finitum, & infinitum nullam esse proportionem: adeò ut discimen inter maximam, & præstantissimam, creaturam, atque inter Deum non aliud sit discrimen, quàm quòd inter Deum, ac minimam creaturam est.
- Il mondo è un effetto necessario della natura divina, e non è stato fatto per caso.
-
- Mundum Divinae Naturae necessarium effectum eumque fortuitò non esse factum.
[modifica] Explicit
[modifica] Originale
Si iis fidem adhibere animus est, quas rationes habes ad miracula Divæ Virginis, & omnium Sanctorum negandum, quæ à tot Celeberrimis Philosophis, Theologis, ac Historicis concscripta sunt, ut horum vel centum, illorum verò vix unum producere queam?
Denique, Amplissime Vir, longiùs quàm volebam, processi; nec te diutiùs iis rebus, quas, (scio) non concedes, molestias creare volo, quia alia, longè à meis diversa, sequeris pincipia, &c.
[modifica] Traduzione
Se siamo disposti a credere all'esistenza degli spiriti, come faremo a negare i miracoli della Vergine Maria e di tutti i santi, prodigi riferiti da filosofi autorevolissimi, e da tanti di quegli storici e teologi, che potrei citarne più di un centinaio, contro uno appena in favore degli spettri?
Infine, signore, mi sono già dilungato più di quanto volessi, e non intendo annoiarvi ulteriormente con argomenti che – ne sono certo – voi non acceterete, in quanto seguite principi che sono troppo lontani dai miei, ecc.
[Spinoza, Lettere sugli spiriti, a cura di Francesco Chiossone, il melangolo, Recco 2007]
[modifica] Trattato politico
[modifica] Incipit
[modifica] Originale
I. Affectus, quibus conflictamur, concipiunt Philosophi veluti vitia, in quae homines sua culpa labuntur; quos propterea ridere, flere, carpere, vel (qui sanctiores videri volunt) detestari solent. Sic ergo se rem divinam facere, et sapientiae culmen attingere credunt, quando humanam naturam, quae nullibi est, multis modis laudare, et eam, quae revera est, dictis lacessere norunt. Homines namque, non ut sunt, sed, ut eosdem esse vellent, concipiunt: unde factum est, ut plerumque pro Ethica Satyram scripserint, et ut nunquam Politicam conceperint, quae possit ad usum revocari, sed quae pro Chimaera haberetur, vel quae in Utopia, vel in illo Poëtarum aureo saeculo, ubi scilicet minime necesse erat, institui potuisset. Cum igitur omnium scientiarum, quae usum habent, tum maxime Politices Theoria ab ipsius Praxi discrepare creditur, et regendae Reipublicae nulli minus idonei aestimantur, quam Theoretici, seu Philosophi.
[modifica] Traduzione
I. I filosofi considerano le passioni che ci travagliano come vizi dei quali gli uomini cadono vittime per propria colpa; ed è per questo che hanno l'abitudine a deriderle, deplorarle, biasimarle, o (se vogliono essere considerati più devoti) di maledirle. Essi si ritengono pertanto di fare opera divina e di toccare il vertice della saggezza, quando riescono a lodare in ogni modo una natura umana che non esiste in nessun luogo e a fustigare con le parole quella che realmente esiste. E infatti essi considerano gli uomini, non come sono, ma come vorrebbero che fossero: è per questo che per lo più, invece di un'etica, hanno scritto una satira, e non hanno mai concepito una politica che potesse essere messa in pratica, ma teorie da considerare chimeriche o che avrebbero potuto trovare realizzazione nel paese di Utopia, o nell'età dell'oro dei poeti, ovvero lì dove n'era bisogno alcuno.
[I testi di Lelia Pezzillo, p. 356, in Spinoza, libro inserito nella collana I Grandi filosofi a cura di Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore, Ozzano Emilia 2007]
[modifica] Citazioni
- Caro amico, Mi è arrivata ieri la vostra gradita lettera. Vi ringrazio di cuore per la sollecita attenzione che avete per me. Non mi lascerei sfuggire questa occasione... se non mi trovassi preso in un lavoro che ritengo più utile e che, sono convinto, a voi darà più soddisfazione, ossia nella redazione di un trattato politico al quale, per vostro incoraggiamento, ho dato inizio da qualche tempo. Sei capitoli di questo Trattato sono già terminati. Il primo contiene una sorta di introduzione all'opera stessa; il secondo tratta del diritto naturale; il terzo del diritto delle potestà supreme; il quarto, gli affari politici dipendenti dalle potestà supreme; il quinto, quale lo scopo ultimo e sommo che una società possa prefiggersi; e il sesto, in quale modo un potere monarchico debba essere istituito perché non degeneri in tirannide. Ora mi sto occupando del capitolo settimo nel quale dimostro sistematicamente tutte le le sezioni del precedente sesto capitolo riguardanti l'organizzazione di una monarchia ben costituita. Passerò quindi al potere aristocratico e a quello democratico, e infine alle leggi e ad latri problemi particolari concernenti la politica. Con ciò vi saluto, ecc. (*Dal momento che gli uomini sono guidati dalle passioni più che dalla ragione, ne segue che una moltitudine si unisce naturalmente e desidera essere guidata come da una sola mente, non per una spinta razionale, ma per qualche comune passione, o appunto per una comune speranza, o timore, o desiderio di vendicare un danno. (VI, I, 1992)
- La religione ha forza, sicuramente, in punto di morte, una volta che la malattia ha vinto le passioni e l'uomo giace estenuato. (I, V, 1992)
- La superbia è propria di chi comanda. (VII, XXVII, traduzione di Lelia Pezzillo, BUL, 1992)
- L'uomo non si può dire libero per il fatto che possa non esistere o per il fatto che possa non fare uso della ragione, ma solo in quanto ha potestà di esistere e di agire secondo le leggi della natura umana. (II, VII, 1992)
- Né ridere, né piangere, ma capire. (da I testi di Lelia Pezzillo, in Spinoza, libro inserito nella collana I Grandi filosofi a cura di Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore, Ozzano Emilia 2007)
- Quanto più concepiamo l'uomo libero tanto più siamo obbligati a concludere che egli debba necessariamente conservare se stesso e rimanere padrone della sua Mente, come facilmente concederà chiunque non confonda libertà e contingenza. (II, VII, 1992)
- Se riguardo alla natura umana le cose fossero disposte in modo tale che gli uomini desiderassero soprattutto ciò che è particolarmente utile, non vi sarebbe bisogno di artificio alcuno per ottenere concordia e lealtà. (VI, 1992)
[modifica] Citazioni con testo originale
- Ciascuno, per quanto è in suo potere, cerca sempre di conservare il suo essere. (II cap., VIII art., 1992)
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- Concludimus itaque, in potestate uniuscujusque hominis non esse ratione semper uti, et in summo humanae libertatis fastigio esse
- È certamente stolto pretendere da altri ciò che nessuno può ottenere da se stesso, di essere attento, appunto, più agli altri che a sé, di non essere avaro, né invidioso, né ambizioso ecc., soprattutto per chi sia ogni giorno esposto alle fortissime spinte di tutte le passioni. (VI, III, 1992)
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- Et sane stultitia est ab alio id exigere, quod nemo a se ipso impetrare potest, nempe, ut alteri potius, quam sibi vigilet, ut avarus non sit, neque invidus, neque ambitiosus, etc., praesertim is, qui omnium affectuum incitamenta maxima quotidie habet.
- Gli uomini non nascono civili, lo diventano. (V, II, 1992)
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- Homines enim civiles non nascuntur, sed fiunt.
- Il fatto che il silenzio sia spesso di utilità al potere nessuno può negarlo, ma che senza di esso il potere non possa conservarsi, nessuno potrà mai provarlo. (VII, XXIX, 1992)
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- Quod silentium imperio saepe ex usu sit, negare nemo potest, sed quod absque eodem idem imperium subsistere nequeat, nemo unquam probabit.
- La libertà è una virtù, ossia una perfezione: qualunque cosa, pertanto, denunci l'impotenza dell'uomo, non può venir imputata alla sua libertà. (II, VII, 1992)
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- Est namque libertas virtus, seu perfectio quicquid igitur hominem impotentiae arguit, id ad ipsius libertatem referri nequit.
- La migliore costituzione per qualsivoglia potere, si comprende facilmente a partire dal fine dello stato civile: che non è niente altro che la pace e la sicurezza della vita. (V, II, 1992)
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- Qualis autem cujuscunque imperii optimus (14) sit status, facile ex fine status civilis cognoscitur: qui scilicet nullus alius est, quam pax, vitaeque securitas.
[modifica] Trattato sull'emendazione dell'intelletto
[modifica] Incipit
[modifica] Originale
1. Postquam me experientia docuit, omnia, quae in communi vita frequenter occurrunt, vana et futilia esse ; cum viderem omnia, a quibus et quae timebam, nihil neque boni neque mali in se habere, nisi quatenus ab iis animus movebatur ; constitui tandem inquirere, an aliquid daretur, quod verum bonum et sui communicabile esset, et a quo solo reiectis ceteris omnibus animus afficeretur ; imo an aliquid daretur, quo invento et acquisito continua ac summa in aeternum fruerer laetitia.
[modifica] Traduzione
1. Dopo che l'esperienza mi ebbe insegnato che tutto ciò che accade nella vita comune è vano e futile; e vedendo che tutto ciò che era per me causa e oggetto di timore non aveva in sé nulla né di bene né di male, se non in quanto l'animo ne fosse turbato, decisi finalmente di indagare se si desse qualcosa che fosse un bene vero e partecipabile, dal quale soltanto, respinti tutti gli altri beni, l'animo fosse affetto; soprattutto se si desse qualche bene che, trovato e acquisito, godessi in eterno di una continua e somma letizia.
[modifica] Trattato teologico-politico
- Certamente felice sarebbe la nostra età, se potessimo vedere la religione stessa libera anche da ogni superstizione. (XI cap., 1980)
- Chi dà quello che spetta a ciascuno per timore della pena capitale agisce dietro comando altrui e costretto dalla paura di un male, né può chiamarsi giusto; mentre chi attribuisce a ciascuno il suo perché conosce la vera ragione delle leggi e la loro necessità agisce con coerenza e secondo decisione propria, non altrui, e perciò è a buon diritto chiamato giusto. (IV, Einaudi, 2007)
- Ciascuno ha il sovrano diritto di pensare liberamente in materia religiosa e poiché non è dato di supporre che si possa recedere da tale diritto, deterrà ciascuno il sovrano diritto e la sovrana autorità di giudicare liberamente in materia di religione e conseguentemente di spiegarsela e interpretarsela. (VII, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
- «Democrazia»: regime politico definibile come unione di tutti i cittadini, che possiede ed esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ciò che è in suo potere. (XVI, 1980)
- E certamente felice sarebbe la nostra età, se potessimo vedere la religione stessa libera anche da ogni superstizione. (XI, 1980)
- È impossibile che l'animo di un uomo possa rientrare sotto la giurisdizione di un altro. (XX, 1980)
- Gli uomini sono ben lungi dal poter essere facilmente guidati dalla ragione; ciascuno è sospinto dai suoi personali impulsi al piacere e gli animi spessissimo sono a tal punto dominati dall'invidia, dalla collera che nessun posto resta per la capacità di riflettere e giudicare. (XVI, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
- Il credo di ognuno va ritenuto santo o empio solo in ragione dell'obbedienza o della riottosità e non in ragione della verità o della falsità. (XIV, 1980)
- Il miracolo è un vero e proprio assurdo. (VI, 1980)
- Il termine "legge", preso in senso assoluto, indica quel princi-pio in base a cui ciascun individuo, o tutti gli appartenenti ad una stessa specie o alcuni di essi, agiscono secondo una norma unica, fissa e determinata. (IV, 1980)
- Il volgo chiama miracoli o opere di Dio gli eventi straordinari della natura. (VI, 1980)
- La forma costituzionale dello Stato ve necessariamente mantenuta e che essa non può venir mutata se non col pericolo della rovina totale. (XVIII, 1980)
- La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d'animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia. (Einaudi, 2007)
- Lo stolto è felice e infelice allo stesso modo che il saggio. (III, Einaudi, 2007)
- La teologia non è ancella della ragione, né la ragione della filosofia. (XVI, 1980)
- L'uomo mantiene la possibilità di essere libero qualunque sia il tipo di comunità politica in cui vive, in quanto egli è libero nella misura in cui si fa guidare dalla ragione. (XVI, 1980)
- Nessuno può alienare a favore d'altri il proprio diritto naturale, inteso qui come facoltà di pensare liberamente.
- Nessuno può essere costretto dalla violenza o dalle leggi ad essere felice; per conseguire tale stato sono invece necessari un'amorevole e fraterna esortazione, una buona educazione e soprattutto un personale e libero giudizio. (VII, 1980)
- Niente accade in contrasto con la natura. (VI, 1980)
- Noi dubitiamo dell'esistenza di Dio e di conseguenza di tutto, finché abbiamo di Dio non un'idea chiara e distinta, ma un'idea confusa. (VI, 1980)
- Per legge umana intendo la condotta di vita che è utile solamente alla sicurezza della vita e dello Stato, per legge divina intendo quella che si propone come fine esclusivo il sommo Bene, cioè la conoscenza e l'Amore di Dio. (IV, 1980)
- Perciò la facilità con cui gli uomini si lasciano irretire da ogni genere di superstizione è pari soltanto alla difficoltà di renderli costanti in uno solo di tali generi; anzi, poiché l'uomo del volgo vive sempre in uno stato di infelicità, esso non trova mai durevole soddisfazione e soltanto lo seduce ciò che ha sapore di novità e che non si è ancora rivelato illusorio. (Pref., traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
- Poiché dunque l'amor di Dio è la felicità e la beatitudine somma dell'uomo, nonché il fine ultimo e lo scopo di ogni azione umana, ne viene che osserva la legge divina solo chi si preoccupa di amare Dio. (IV, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
- Quale altare potrà procurarsi a propria difesa chi offende la maestà della ragione? (XV, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
- Sarà più sicura e salda e meno sottoposta alla fortuna quella società che è fondata e governata da uomini saggi ed attenti. Viceversa quella che è costituita da uomini rozzi ed incapaci dipende in massima parte dalla fortuna ed è meno salda. (III, 1980)
- Se a qualcuno venisse in mente di affermare che Dio può in qualche modo agire contro le leggi di natura, costui sarebbe al tempo stesso costretto ad ammettere che Dio può agire contro la sua stessa natura: cosa di cui nulla è più assurdo. (VI, 1980)
- Se ciascuno avesse la libertà di interpretare a proprio arbitrio il diritto pubblico, nessuno Stato potrebbe sussistere. (VII, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo, UTET, 1980)
- Se è vero che la religione, nella forma in cui gli apostoli la esponevano nelle loro predicazioni, cioè mediante la semplice narrazione della vita di Cristo, non rientra nell'ambito della ragione, è vero anche che con l'ausilio del lume naturale ogni uomo può facilmente comprenderne l'essenza, la quale, come tutta la dottrina di Cristo, consiste soprattutto in insegnamenti morali. (XI, 1980)
- Se fosse altrettanto facile comandare agli animi quanto alle lingue, ogni sovrano regnerebbe in piena tranquillità e nessuna autorità avrebbe bisogno di ricorrere a mezzi violenti. (XX, 1980)
- Se qualcosa dovesse accadere in natura che non conseguisse dalle leggi naturali, necessariamente contraddirebbe a quell'ordine che Dio per l'eternità stabilì in natura mediante le universali leggi naturali; sarebbe perciò contro la natura e contro le sue leggi, e di conseguenza la credenza in esso ci porterebbe all'ateismo. (VI, 1980)
- Sto ora componendo un trattato sul mio modo di vedere intorno alla Scrittura. A far ciò mi spingono: 1. i pregiudizi dei teologi; so, infatti, che essi costituiscono il massimo ostacolo allo studio della filosofia: mi sforzo dunque di metterli in luce e di liberare la mente dei più prudenti; 2. l'opinione che di me ha il popolo, che non cessa di accusamri di ateismo, e che sono costretto per quanto possibile a respingere; 3. la libertà di folosofare e di dire ciò che pensiamo: libertà che desidero difendere con ogni mezzo e che qui è impedita in qualunque modo dall'eccessiva autorità dei predicatori e dalla loro insolenza. (da Il pensiero di Filippo Mignin, Ozzano Emilia 2007)
[modifica] Citazioni su Spinoza
- [Ciò] che implica tristezza, esprime un tiranno. (Gilles Deleuze)
- C'è un ebreo ad Amsterdam che è stato espulso dagli altri ebrei [...] poiché non riconosce alcun altro maestro a parte la luce. (William Ames)
- Era di temperamento ascetico e malinconico. Snello di carnagione scura, con lunghi capelli ricciuti e occhi grandi, scuri e lucenti, non mangiava praticamente nulla, eccetto una zuppa di fiocchi d'avena con un po' di burro e farinata d'avena mischiata a uvetta. È incredibile, scrisse uno dei suoi primi biografi, il pastore luterano Colerus che alloggiava nella stessa casa, di quanto poco cibo o bevande sembra essersi accontentato. (Paul Johnson)
- Esistono senza dubbio passioni tristi che hanno un'utilità sociale, ad esempio la paura, la speranza, l'umiltà, il pentimento, ma solo quando gli uomini non vivono sotto la guida della ragione. Rimane comunque il fatto che ogni passione, dal momento che implica tristezza, è cattiva in quanto tale: anche la speranza e la sicurezza. Lo Stato è tanto più perfetto quanto più poggia su affetti di gioia: l'amore della libertà deve prendere il sopravvento sulla speranza, la paura e la sicurezza. L'unico dettame della ragione [...] consiste nel concatenare il maggior numero di gioie passive col maggior numero di gioie attive. Infatti, la gioia è un'affezione passiva che aumenta la nostra potenza di agire, e solo la gioia può essere un'affezione attiva. [...] Il sentimento della gioia è il sentimento propriamente etico. (Gilles Deleuze)
- I capi del consiglio vi rendono noto che, conoscendo da molto tempo le opinioni e gli atti di Baruch de Spinosa, si sono sforzati con vari mezzi e promesse di toglierlo dalla cattiva strada. Non avendo potuto trovare alcun rimedio, ma al contrario ricevuto ogni giorno maggiori informazioni sulle abominevoli eresie praticate e insegnate da lui e su gli atti mostruosi da lui commessi, e sapendo questo da molti testimoni degni di fiducia che hanno deposto e portato testimonianza su tutto questo alla presenza del detto Spinosa, che è stato dimostrato colpevole; tutto questo essendo stato esaminato alla presenza dei rabbini, il consiglio ha deciso, con il parere dei rabbini, che il detto Spinosa debba essere scomunicato ed escluso dalla nazione di Israele.
Che egli sia maledetto di giorno e maledetto di notte, maledetto quando si sdraia e maledetto quando si alza, maledetto quando esce e maledetto quando rientra. Il Signore non lo risparmierà: al contrario, la collera del Signore e la sua gelosia si abbatteranno su quest'uomo, e tutte le maledizioni scritte in questo libro penderanno su di lui, e il Signore cancellerà il suo nome da sotto il cielo. (Saul Levi Morteira ed altri rabbini) - Io credo nel Dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria armonia di ciò che esiste, non in un Dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli essere umani. (Albert Einstein)
- La vita di un filosofo è irta di Spinoza. (Guido Ceronetti)
- L'uomo sposato porta sulle spalle tutto il peso della vita, quello non sposato solo la metà: chi si dedica alle muse deve far parte dell'ultima classe. Perciò si troverà che quasi tutti i veri filosofi sono rimasti scapoli, come Descartes, Leibniz, Malebrance, Spinoza, e Kant. (Arthur Schopenhauer)
- Non era soltanto inondato di una gioia segreta e profonda; la gioia era, per lui, l'attuazione di una qualità superiore dell'essere e la tristezza il sentimento di una diminuzione dell'essere; ma attribuiva, altresì, gran pregio e quasi un valore filosofico alla gaiezza (hilaritas). (Paul Hazard)
[modifica] Giorgio Colli
- È la forza dello sguardo, che stabilisce questa unità, lucida e avvolgente. Per profondità di un filosofo, si intende appunto ciò, e, dopo i greci, nessun filosofo è stato profondo nella misura di Spinoza. [...] Perché il punto dove convergono i pensieri di costui – l'unità della sua visione – è sepolto in un abisso, e occorrono giorni e mesi di meditazione, per scavare sino in fondo il pozzo di ogni singola proposizione.
- In Spinoza non vi sono fratture: la sua vita fu in armonia con il suo pensiero. L'uomo non si distingue dalla sua opera. E ancora, il problema della conoscenza non si divide dal problema morale. Così in ogni parte della sua opera.
- Spinoza è un'unità, mentre il mondo moderno è una molteplicità frantumata. La voce di Spinoza giunge a noi da lontano, sommessa; non chiede di essere ascoltata. L'Etica ha la fermezza di un tempio, in un paesaggio disabitato: se sapremo contemplarlo, penetrare devoti il suo interno, conosceremo il divino.
[modifica] Friedrich Hegel
- Filosofare è spinozare.
- Philosophiren ist spinoziren.
- Il "divin Spinoza".
- Spinoza è un punto talmente importante della filosofia moderna, che in realtà si può dire: o tu sei spinoziano, o non sei affatto filosofo.
[modifica] Filippo Mignini
- Spinoza è in grado di indicare a tutti un percorso di illuminazione e di libertà.
- Spinoza è stato il primo grande illuminista. L'iniziatore dell'emancipazione moderna dalla tradizione creazionista e metafisica. Da collocare a pieno titolo nella schiera dei liberatori. Quelli veri. E perciò abbastanza esigua.
- Spinoza è una voce mite e ferma che l'Occidente offre alla storia del mondo.
[modifica] Ernesto Riva
- [Sul pensiero di Spinoza] Dio ovvero la Natura ovvero la Sostanza non crea le cose. Le cose singole non scaturiscono né per creazione né per emanazione; esse derivano necessariamente, come dalla definizione di una figura deriva necessariamente che la somma degli angoli interni è uguale a due retti. Le cose scaturiscono in modo necessario dalla Sostanza, come le conseguenze di particolari premesse.
- La natura non è intesa da Spinoza come la tradizione popolare e filosofica ci hanno abituati. Essa non è più, in Spinoza, una potenza dinamica e procreante, non è qualcosa che genera le cose bensì è un ordine da cui seguono i vari modi; essa è l'ordine necessario e razionale del tutto, è l'ordine geometrico dell'universo, cioè il sistema o la struttura globale del tutto e delle sue leggi. In altri termini, la Natura o Dio è per Spinoza il complesso delle leggi universali dell'essere, l'ordine strutturale delle relazioni tra le cose. Dio ovvero la Natura ovvero la Sostanza non crea le cose. Le cose singole non scaturiscono né per creazione né per emanazione; esse derivano piuttosto necessariamente come dalla definizione di una figura deriva necessariamente che ad es. la somma degli angoli interni è uguale a due retti. Insomma, le cose scaturiscono in modo necessario dalla Sostanza, come le conseguenze di particolari premesse.
- [Sul pensiero di Spinoza] La passione, in quanto passività, è ineliminabile. È necessaria quindi una trasformazione delle passioni stesse in affetti. Gli affetti sono delle forze attive che non contrastano con la razionalità o con l'amore intellettuale, e permettono di espandere la nostra forza di esistere. Il nostro potere e la nostra libertà, intesa come autonomia, cresce quanto più aumenta la nostra forza di esistere e la nostra forza di agire.
- La vita di Spinoza fu, sotto ogni aspetto, esemplare. Fu l'esistenza di un uomo modesto e lieto, raccolto nella meditazione, schivo di onori, sprezzante della ricchezza, del tutto alieno da risentimenti e rancori, ma non scevro da quel fondo di passionalità che è il contrassegno stesso della partecipazione alla vita, anche se il pensiero e l'esistenza di Spinoza hanno quale meta il dominio razionale delle passioni. Vi è in lui una profonda coerenza tra l'uomo reale e quel modello umano che aveva tracciato nell'Etica. Il suo modello di uomo è quello di un essere che si lascia guidare soprattutto dalla ragione. E ragione significa intelligere: il comprendere spinoziano è il tentativo di purificare le passioni per rendere la mente più limpida dal punto di vista del Tutto.
- [Sul pensiero di Spinoza] Per Dio intendo un Ente assolutamente infinito: cioè una Sostanza che consta di infiniti attributi, ciascuno dei quali esprime un'essenza eterna ed infinita. Dico infinita assolutamente, e non nel suo genere: infatti a un ente qualsiasi, infinito soltanto nel suo genere, non possiamo sostenere che manchino infiniti attributi; ma all'ente che è infinito assolutamente compete un'essenza alla quale, invece, è proprio tutto ciò che esprime un essere e che non implica alcuna negazione.
- Per Spinoza non ha senso un'etica in senso classico, prescrittiva, in cui sono date delle norme: l'etica spinoziana descrive, non prescrive. Detto questo, la via della sapienza è intesa come la conoscenza adeguata del Tutto e delle parti che lo compongono. Il processo conoscitivo, una volta abbandonata la fallacia della immaginazione, coincide col processo di liberazione, che non è fuga dal mondo ma riconoscimento del suo reale significato: "Quanto più noi conosciamo le cose singole, tanto più conosciamo Dio". Il vertice della conoscenza è raggiungere il punto di vista di Dio stesso. Qui ha origine l'amore intellettuale di Dio, che è "una parte dell'amore infinito col quale Dio ama se stesso". Non solo: "l'amore di Dio verso gli uomini e l'amore intellettuale della mente verso Dio sono una sola e medesima cosa". La felicità nasce appunto dalla conoscenza di quell'ordine necessario che è la stessa sostanza di Dio. In altri termini, la conoscenza di ogni singola cosa come elemento o manifestazione necessaria di quell'ordine è appunto contemplazione di Dio e amore intellettuale di lui. Ecco la beatitudine per Spinoza: perseguire l'utile in maniera razionale e vivere la vita nel miglior modo possibile.
[modifica] Eugenio Scalfari
- La pubblicazione avvenuta di recente nei Meridiani Mondadori dell'opera completa di Baruch Spinoza è un evento importante nella cultura italiana e non soltanto per la vastità degli apparati, la completezza critica dei testi, la qualità dei commenti e in particolare per le introduzioni alle singole opere e per quella generale, dovuta a Filippo Mignini. L'evento sta nel fatto stesso della pubblicazione. Qui ed ora, viene in mente di dire. Perché qui ed ora la filosofia di Spinoza attraversa di nuovo una fase attraente, direi in sintonia con i modi di sentire dell'epoca in cui viviamo; ma sintonia però non consapevole e perciò inadeguata, neppure nella società dei colti e dei filosofi, con alcune importanti eccezioni tra le quali va segnalata quella di Emanuele Severino che di Spinoza è stato da sempre attento e acuto cultore.
- La radicalità del pensiero spinoziano nei confronti della salvezza, dell'antropomorfismo e della centralità dell'uomo nel mondo. Non c'è stata finora filosofia più lontana, più indifferente, anzi più impegnata nella dimostrazione che la nostra specie non può vantare alcun privilegio e alcuna posizione dominante nell'universo. Non solo: non può appellarsi né sperare in alcun Dio che possa assicurarci la salvezza e indicarne il percorso. Ma, nello stesso tempo, una filosofia dedicata alla dimostrazione che "Dio c'è" come si direbbe oggi, ed anzi è presente in tutto e dovunque, eterno e assoluto, unica sostanza esistente, della quale tutto l'universo è pervaso fin nelle sue più intime particelle.
- Un pensiero radicale e per questo molto avversato che cancellava ogni tentazione antropomorfica nella concezione del mondo e della sua creazione. Convivono nei suoi scritti un aspetto distruttivo e uno costruttivo, intrecciati l'uno con l'altro. Nietzsche si imbatté in lui negli anni '80 del suo secolo e ne rimase sconvolto: ecco il mio precursore. L'incontro decisivo che egli ebbe e che lo aiutò a definire il suo pensiero fu quello con Descartes.
[modifica] Note
- ↑ a b c d e f g h i j k l m n o p q Citato in Breviario di Spinoza, fogliospinoziano.it, a cura di Giovanni Croce
[modifica] Bibliografia
- Spinoza. Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene, a cura di Filippo Mignini. Japadre, 1986.
- Spinoza. Epistolario, traduzione di Antonio Droetto. Reprints Einaudi, 1974.
- Spinoza. Opere. I Meridiani. Mondadori, 2007
- Spinoza, libro inserito nella collana I Grandi filosofi a cura di Armando Massarenti, Il Sole 24 Ore, Ozzano Emilia 2007.
- Spinoza. Trattato sull'emendazione dell'intelletto. SE, L'altra biblioteca, 1990
- Spinoza. Trattato teologico-politico, traduzione e commenti di Antonio Droetto ed Emilia Giancotti Boscherini. Einaudi, 2007
- Spinoza. Trattato teologico-politico, traduzione di Franco Fergnani e Salvatore Rizzo. UTET, 1980
- Spinoza. Trattato politico. La Ginestra Editrice, 2006
- Spinoza. Trattato politico, traduzione di Lelia Pezzillo. BUL, 1992
- Filippo Mignini. Introduzione a Spinoza, collana "I filosofi". Laterza, 2006
- Filippo Mignini. Dio, l'uomo, la libertà. Studi sul «Breve trattato» di Spinoza. Japrade, 1990
- Saccaro Del Buffa, Giuseppa. Alle origini del panteismo. Genesi dell'Etica di Spinoza e delle sue forme di argomentazione. FrancoAngeli, Milano, 2004.
- Smilevski, Goce. Conversation with SPINOZA. Chicago: Northwestern University Press, 2006.
- Steven Nadler. Baruch Spinoza e l'Olanda del Seicento. Einaudi, Torino 1977
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali di o su Baruch Spinoza
Commons contiene file multimediali su Baruch Spinoza
Wikipedia contiene una voce riguardante Baruch Spinoza
[modifica] Opere
-
Ethica (1677, postumo)

