Guido Ceronetti

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Guido Ceronetti (1927 – vivente), poeta, filosofo, scrittore, giornalista e drammaturgo italiano.

  • Da molti anni sono vegetariano e posso dire di averci guadagnato in salute fisica e mentale. Non ho perduto che le macabre catene del conformismo onnivorista. Dati i prezzi del mercato delle carni, una famiglia volontariamente vegetariana galleggia meglio, può spendere in raffinatezze quel che risparmia in pezzi di cadavere, ha un bilancio meno pesante e lo stomaco meno guasto. Meglio sia un'intera famiglia a nutrirsi vegetarianamente, e non un solo componente, perché così non c'è separazione a tavola, tutti unisce in un magico circolo l'ideale comune. Siate diversi, sostanzialmente diversi da come vi vogliono, da come fanno essere! E per esserlo infallibilmente, bisogna cominciare dal nutrimento, tutto è lì. Il vegetarianismo familiare è un' incrinatura sensibile dell'uniformità sociale, una piccola porta chiusa al male, in questa universale condanna a essere tutti uguali a servirlo. (da La carta è stanca, Adelphi)
  • Dare gioia è un mestiere duro. (da Viaggia viaggia, Rimbaud!, Il Melangolo, 1992)[1]
  • L'utero, come la ruota, è un'invenzione molto semplice e non povera di conseguenze. (da La pazienza dell'arrostito, Adelphi)
  • Ma un uomo al telefono è ancora un uomo? (da D.D. Deliri Disarmati)
  • Mi sono innamorato di loro per estendere l'amore. Mia moglie ed io avevamo deciso di perfezionare il nostro matrimonio mettendo al mondo delle marionette. (citato in Maurizio Chierici, Ceronetti. Io, cantore di strada, Corriere della sera, 23 luglio 1995, p. 17)
  • Mi stupisco, quando vedo gente giovane mangiare carne. Mi sembra talmente cosa d'altre epoche! La gioventù carnivora non è coi tempi, ha uno stomaco da secolo XIX, che carnivorizzò l'Europa... Cibarsi di pezzi di animali macellati è un'anomalia, fuori della dieta vegetariana non c'è giovinezza vera. La carne è piuttosto un'abitudine senile. Richiedere piatti di carne, parlarne, ricordarli è cosa da vecchi, e da vecchi incapaci di svecchiarsi con una dieta decisamente alternativa. (da Centoventuno pensieri del Filosofo Ignoto, La Finestra)
  • Per molti anni, non sono uscito di casa senza aver prima verificato se c'era, nelle mie tasche interne, come una chiave o una medicina d'urgenza, una mia minima edizione dell'adorabile Gītā. (citato in Bhagavadgītā, a cura di Anne-Marie Esnoul, traduzione di Bianca Candian, Adelphi, 2010)
Dall'intervista di Orazio La Rocca, "Più silenzio che assenso così rischiamo l'orrore", Repubblica.it, 3 febbraio 1999
  • [Sulla legge italiana dei trapianti d'organo] Il rischio è che funzioni più il silenzio che l'assenso. E quindi, c'è il serio rischio che ci sia l'espianto senza il consenso, senza una qualche forma di consenso, il quale è assolutamente necessario. Del resto io vedo male i trapianti in generale. Li vedo male come un qualche cosa di negativo. [...] Sento che può essere la causa che può attirare una catena senza fine di crimini.
  • Ad un certo punto ci si urta sempre in un muro di tragico. E questa dei trapianti è una soluzione tra le più negative del mondo, anche se può presentarsi con qualche forma di bene: del resto, come accade sempre, tutti i mali possono avere anche una parte di bene.
  • Toglierei la concupiscenza di vivere dai nostri poveri organi, perché sono concupiti e strappati – e lo saranno sempre più – a dei viventi. Questo è il rischio: col trapianto gli organi vengono espiantati non a quanti sono o non sono morti – questo è un altro problema, e anche molto grave – ma a dei viventi viventi, a dei viventi sani: è questo è il punto tragico.
  • [...] certamente il trapianto è una forma di carità; cristiana o no, è sempre una forma bella di donazione. Ma a patto che ci sia una donazione spontanea: solo così io la accetto. Il trapianto come forma di donazione spontanea, volontaria, consapevole, resta il meglio di ogni altra cosa. Il dubbio è sul silenzio-assenso.

Il silenzio del corpo[modifica]

  • L'ottimismo è come l'ossido di carbonio: uccide lasciando sui cadaveri un'impronta di rosa.
  • Una tradizione faceva nascere l'Anticristo da cesareo. Oggi, i nati da cesareo sono innumerevoli. Uno di loro è l'Anticristo, ma il riconoscimento si presenta difficile. E se questo significasse che Anticristo è Tutti?
  • Tutto quel che non si mangia, fa bene alla salute.
  • Il diluvio di carni macellate che cade ogni giorno sulle città dell'Occidente annuncia stragi, malattia, pazzia collettiva, perdita d'anima, oscuramento e imbrattamento mentale. Più energie malsane per teste da sbatacchiare nel buio. C'è dentro la maledizione delle quaglie alle tombe dell'Ingordigia.
  • È meglio morire svuotandosi che riempendosi, e meglio di fame che d'indigestione.
  • Quanto più si perfeziona l'asepsi nelle cliniche, tanto più si fa orrendo l'insudiciamento dell'ambiente vitale, dell'acqua che deve togliere dalle case l'impurità.
  • Le donne hanno oggi il medico, come ieri avevano il confessore. I disastri che provocheranno questi nuovi confessori non saranno inferiori a quelli che provocavano un tempo quei vecchi medici.
  • Oggi un uomo che legga ad alta voce versi o testi spirituali, in solitudine, passa per squilibrato.
  • Adolescenti che salvano... A mala pena, tra loro, se ne salverà qualcuno.
  • Se un bambino maltratta un animale, anche grosso, bisogna picchiarlo, perché il più forte e il più cattivo è lui.
  • A misura che avanziamo nel tragico, il senso del tragico diminuisce.
  • Spariti gli animali feroci, sgombrati i terrori del cielo, al confronto piacevoli distrazioni, quale fonte unica di paura non resta che l'uomo.
  • Il Terremoto, che non ha cessato di percorrere in tutti i sensi della terra, è una specie di refrigerio (finalmente una paura diversa! una paura senza faccia umana!) per le città malate d'uomo.
  • Tutto è fatto banca, museo, archivio; tutto quel che chiamiamo Vita è già nelle teche; visitatori e clienti gli ex vivi, i Refaim letterlai, i Deboli. Avere voglia ancora di questo non-vivere, che per molti è già lo stato normale, è veramente da anime morte, che un filo elettrico fa ballare, perché possano visitare, nelle ore di apertura, il Museo della Vita.
  • Cristo, sei la vera droga! Così lo invocano i drogati della Jesus Revolution (movimento californiano); non immaginano quanto sia vero e confermato da duemila anni di storia umana.
  • È l'interdetto sacro che protegge la natura, non la buona educazione, non la legge civile. Se l'ulivo è sacro a un Dio, l'ulivo non sarà tagliato. Se il maiale è sacro, nessuno lo mangerà.
  • "I crimini dell'estrema civiltà", dice Barbey d'Aurevilly " sono certamente più atroci di quelli dell'estrema barbarie". Eccoli.
  • La nostra povera vita di testimoni della fine. Che cosa si può fare? Endura del silenzio, suicidio, o sottomissione.
  • Un'assuefazione perfetta alla vita urbana odierna è segno di gravissimo squilibrio. È sano soltanto chi ne soffre.
  • Come può una gravida leggere un giornale quotidiano senza abortire subito?
  • E dicono di avere abolito i sacrifici animali! Soltanto il rito hanno abolito: li sterminano ininterrottamente, illimitatamente, senza bisogno.
  • Il sacro fa paura. Ma anche la sua assenza, anche il mondo dissacrato, senza regole, senza divieti. Liberi, non possiamo esistere. Bisogna eleggere quel che consola di più.
  • Il sistema industriale cessa di essere distruttivo, e di ingoiare vite umane nelle sue fornaci, soltanto per distruggerci meglio, con l'approvazione di tutti, per diventare il sistema della Distruzione Universale. In qualche caso, è addirittura liberatore, nutritore, conservatore di beni immateriali mediante denaro largito; elimina piaghe; si fa invocare come un Dio benevolo, come Dio unico. Ora che ci ha convinti ad accettarlo, può precipitarci tutti nel fuoco dell'abisso.
  • Chi tollera i rumori è già cadavere.
  • La difesa sociale dal crimine comincia a passare per le sale neurochirurgiche. [...] l'estremismo di terapie mostruose.
  • I prodotti farmaceutici per cani e gatti dovrebbero essere prima sperimentati sull'uomo, tenuto in appositi stabulari.
  • La civiltà ci ha sottratti alle spade, per farci meglio sentire la paura dei chirurghi.
  • Come tutti i medici ricchi, Freud era maniaco di collezionismo. La casa in Berggasse era piena di terracotte e bronzetti antichi. Lo studio dove faceva stendere i pazieniti formicolava di questi pezzi da collezione. L'effetto doveva essere deprimente.
  • Se l'aborto è omicidio, avrà almeno l'attenuante della legittima difesa.
  • Chi tace o non sorride dopo l'amore, degrada Eros.
  • L'Industria, [...] un minotauro a cui bisogna sacrificare tutto.
  • Differenza tra un santo e un filosofo. Il ragno che cattura mosche affascinava Sant'Agostino; Spinoza gliele metteva apposta.[2]
  • Per quanta giustizia possa esserci in una città, basta la presenza del mattatoio a farne una figlia della maledizione. Per quanto nobile possa essere una ricerca di medicina, la sperimentazione su esseri viventi ne farà sempre una figlia della maledizione.
  • La relazione midollare tra industria e cancro è forse qui, nella inesorabile rapina di ossigeno fatta dalla fabbrica a danno di chi ci lavora o abita vicino, proliferazione industriale nel mondo.
  • La collera, nel civilizzato, rientra quasi sempre. Non viene espulsa, lo attossica (anche nella saliva, secondo Bichat). Siamo tutti botteghe chiuse di collere rientrate (rientrate, non dominate realmente ringoiate sprecando tanta preziosa energia nervosa per soffocarle); le botteghe chiuse sono uno spettacolo triste.
  • In questa civiltà di neuropatici c'è chi, senza sporcarsi, arriva a fare il bagno due volte al giorno, e anche di più. [...] L'acqua si vendicherà.
  • Alla pena di morte si può sostituire come cerimonia compensatrice finalmente incruenta la maledizione pubblica.
  • I giornali sono pieni di sacrifici umani: li inscatolano, li rendono accettabili per i lettori; in un certo senso li ritualizzano. La cronaca è un bollettino di esecuzioni.

La fragilità del pensare[modifica]

  • A chiunque s'imbratti nella turpitudine nucleare – anche di lontano, con un consenso, un voto – negate le fessure.
  • Dentro la scienza non si rintraccia neanche un aborto di pensiero.
  • Dove i galli non cantano, la tenebra resta per ventiquattrore attaccata al giorno.
  • I demoni non sono più esclusivi abitatori di rovine. Hanno capito che questa civiltà è tutta un immenso brulicare di rovine, perché riflette l'uomo nella sua integrità di male.
  • Il disastro più profondo non è la distruzione delle città con più milioni di abitanti, ma il loro sussistere.
  • Infallibile, Leopardi chiama canto la voce notturna della rana[3]; e Leopardi era un angelo disceso, un messaggero.
  • La campagna sanguina per i misfatti dell'intelligenza umana.
  • La civiltà uccide gli alberi col fiato.
  • La grandiosa vampa capace di liquefarci tutti risponde a un antico sogno.
  • La misoginia è figlia del mistero. Al contrario, la misantropia è figlia della conoscenza: più si conoscono gli uomini, più si è misantropi. Ma il buon misantropo non fa distinzione di sesso: l'uomo, nelle due versioni proposte dal Creatore, non gli piace.
  • L'anima in decomposizione è molto peggiore della carne.
  • Le foglie stanno volando via dal mondo e sopra c'erano dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato.
  • L'esperienza della società e della storia insegna che l'uomo è, per eccellenza, l'essere non pensante.
  • Non capire il senso profondo e la centralità dell'inquinamento è, qualunque sia il sapere ec., una prova di idiozia.
  • Sprecate pure le parole e le occasioni, ma non l'acqua.
  • Tutta la vita vegetale e animale del fiume lottava contro il veleno, che penetrava dappertutto in quantità mortali, e i pesci soccombevano senza capire perché non fosse un pesce più grosso a farli morire, o uno scimunito armato di lenza a pigliarli all'amo.
  • La domanda più indiscreta, più insolente, più insoffribile, e la più comune anche, la più poliglotta, la più persecutoria, al telefono e faccia a faccia, la domanda che mette alla tortura chi ama la verità perché la si formula per avere in risposta una miserabilissima bugia è: "Come stai?"

Pensieri del Tè[modifica]

Due volte al giorno, verso le sei del mattino e le cinque della sera, tazza ripetuta di verde della Cina arriva con la sua infallibile virtù unitiva, confirmativa, risuscitativa, a disincagliarmi e a preservarmi da ogni specie d'inerzia, d'inebetimento, di abbattimento.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • A chi non capisce l'allusione è inutile fornire la spiegazione.
  • I corpi li unisce il piacere, le anime la pena.
  • L'uomo è un'anima che trascina un cadavere. Noi deploriamo come morte il suo stancarsi, alla fine, di fare da spazzino.
  • La maggior parte delle mie paure, circa i mali fisici, riguarda i medici e le loro cure, non la malattia.
  • La scienza fa che i cuori battano più a lungo – ma li ha avviliti. Paghiamola, senza ringraziarla.
  • Se si sappia vivere da vinti, lo si è un po' di meno.
  • Tutte le torture, i patimenti, i terrori (per Némesis, imperdonabili) inflitti agli animali appartengono legittimamente al dolore infinito della storia e ne modificano il senso, se ne abbia uno (patire è essere modificati: tutta la storia, da quel patire oscuro, invendicato dalla parola, il più privo di giudici e tribunali, è modificata).
  • Giù a testa bassa nella Tecnica! Dentro la Tecnica sono dentro il peccato più che Taide nella merda, ed è questo bagno che li perde, prima di ucciderli.
  • L'appuntamento con le esalazioni del profondo del Male, ci aspetta tutti i giorni dal giornalaio.
  • Ci sforziamo di conservarci in salute per poter morir bene di radiazioni o di aria avvelenata.
  • Una cosa a cui non si pensa: che una grandissima parte delle possibilità di pensiero e del linguaggio umano è già irreparabilmente perduta per la desertificazione tecnica del mondo (e non si pensa a questo, perché è bruciata la libertà di pensarlo, scancellato il sentiero per arrivarci).
  • La natura rifiutandosi clamorosamente di servire all'uomo, avendo altri fini, l'uomo sempre più sarà asservito all'uomo. Le conseguenze saranno una schiavitù illimitata universale, sodomia obbligatoria, antropofagia legalizzata.
  • Come può riemergere, in un pensiero contemporaneo, nella sua integrità, il tragico greco? Eppure eccolo, in un pensiero di Artaud: Je représente la fatalité qui m'élit.
  • In genere, l'uomo di scienza contemporaneo è un uomo molto ilare. Non si capisce perché. Non ha nessun motivo per esserlo. Tutto quel che conosce, manipola, trasmette, provoca e produce è enormemente deprimente .
  • C'è la scuola, la scuola come obbligo, come prigione mentale.
  • Nel non volere che siano posti limiti alle nascite, la Chiesa mostra che non si è estinta tutta la sua vocazione primitiva alla catastrofe assoluta.
  • I papi benedicono lupi e pecore insieme, sgozzatori e sgozzati.
  • "La natura non è materiale come la ragione"[4], dice meravigliosamente Leopardi. Di qui l'impossibilità per la ragione, con le sue "operazioni materialissime e matematiche"[4], di penetrarla.
  • La terra, fisicamente, si va corrompendo: dunque, Dio ha cessato di respingere certi uomini per mezzo di altri, ha reso questi impotenti e lasciato quelli moltiplicarsi e disfare, disfare tutto.
  • Chaplin ha speso tutto il suo genio per comprare sesso [...]. Seppe addirittura fingersi ebreo, cosa difficilissima, per accattivarsi il potere finanziario a Hollywood... Un amabile cinico, creatore di un personaggio umanitario.
  • La cosa più tranquillizzante che possano dirci chirurghi e cancerologi è: "Troppo tardi!".
  • L'ospedale degrada la malattia. La casa esalta il malato. Se il malato è deposto sull'Alef, muore da uomo felice.
  • Tutti saremo messi tra gli assassini e i persecutori, anche le vittime, solo per essere vissuti in questo secolo.
  • La morte come liberatrice dall'Informazione.
  • Noi, i geofagi... – ex italiani, americani, britannici, tedeschio, russi, giapponesi ec. Un solo popolo, nessuna patria. Il puro divorarsi delle giungle e dei fondi marini. Morire d'indigestione della polpetta Terra non è un glorioso morire.
  • La parola Dio è scomparsa con la parola pidocchio. Dio è morto insieme al pidocchio e per la stessa causa: uno spruzzo d'insetticida. Per questa Morte del Pidocchio l'umanità sprofonda nell'igiene e nella rovina.
  • Tragici e profeti non immaginavano quanto tragico umano e cosmico avrebbe potuto un giorno essere significato da qualche tronco d'albero abbattuto elettricamente per ordine di un assessore comunale, per fare posto a delle automobili.
  • Una via sicura per eliminare ogni ricordo del sacro da un luogo sacro (interni di cattedrale, pronai, sagrati, cripte, colonnati ec.) è di farne risuonatori di concerti di musica sacra, dove i partecipanti diventano un pubblico.
  • In un Umanismo Integrale, come quello in atto, non c'è posto per chi non sia nato a compiere o a tollerare qualsiasi crimine.

Un viaggio in Italia[modifica]

  • Bastano le cose viste e udite perché il giorno abbia malitia sua, le simpatie superficiali a rallegrarlo: una profondità umana è subito molestia, poi a poco a poco, dolore. Non voglio offrire il corpo nudo, senza riparo, ai chiodi che volano per l'aria smaniosi di conficcarsi.
  • Rapinarti del silenzio, non è già un crimine?
  • Uscire dalla città, a piedi, è faticosissimo. T'investe la lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi ponti di ferro, treni, camion, Tir, corsie con sbarramenti, impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra.
  • È gente impazzita d'automobilismo che usa le strade con inciviltà spaventosa.
  • L'Italia è ben poco interessante, il popolo, dopo tanta storia, è più che mai rincretinito.
  • I paesi etnei sono orribili aggressioni di geometri deliranti, incrostazioni di rogna sulle pendici sublimi.

Insetti senza frontiere[modifica]

  • «Date a Cesare quel che è di Cesare». «Date a Dio quel che è di Dio» … Non ci resterebbe niente. Proviamo a non dare niente a nessuno dei due. (21)
  • Se c'è una parola che non comprendi, che ti sembra oscura, perché rimproverarlo a chi l'ha scritta o pronunciata, perché sforzarti inutilmente di capire e arrabbiarti se non penetri in quella parola? Semplicemente quel messaggio non era destinato a te, ma ad altri. Il messaggio, là dove deve arrivare, arriva. (23)
  • «Guardo la mia luce che muore» dice un personaggio di Beckett. È l'unica risposta giusta e sensata che possiamo dare, in vecchiaia, agli insolenti che ci assillano con i loro petulanti, intollerabili: «che cosa stai facendo», «a cosa stai lavorando», «quali programmi hai», «che cosa farai l'anno prossimo». La luce che muore non fa confidenze e ha altro da pensare. (42)
  • Dove tutto è enigma (storia, natura, cosmo) la certezza dell'insolubilità pone un invisibile seme di speranza. (43)
  • Le parole degli ottimisti pugnalano nella schiena l'infinità di martirio degli esseri umani sulla terra. (49)
  • L'importanza di non aver niente da dire: questo fa inviare una illimitata quantità di messaggi. (52)
  • Imparare la bellezza del verbo subire e tenerselo come stella polare. Non servono ribellioni perché tutto è incessante subire e patire violenza. Comprendere l'inevitabilità del subire non è rassegnazione: è attivo conoscere. Di sopruso in sopruso, di violenza in violenza subite, si arriva alla fine della corsa, della strada maestra, della notte. Si può subire disprezzando, respingendo, uccidendo mentalmente chi ci obbliga a subire, naufraghi nella bellezza malinconica e pura dell'accettare. (57)
  • Più è forte la consapevolezza di aver sbagliato tutto nella propria vita, più l'anima ne riceve cura di consolazione. Fa bene anche pensare che la vita di tutti non è che una successione di errori e che la storia del mondo non è che apparenza e follia. Fa bene pensare che tutto poteva andare diversamente e che c'è un oscuro pecato d'origine, che la rivoluzione industriale è stata un crimine e che il dominio attuale della tecnica è la perdita di ogni autenticità e sostanza umana, una sottomissione a un potere mostruoso. Fa bene e illumina, fa vivere e morire un po' meglio. (62)
  • Se la loro voglia di farsi del male e di procurarne agli altri avesse tregua (pur non cessando i dubbi sul che fare e il rifiuto della famiglia e dell'esistenza così com'è oggi) folle di giovani, invece di intossicarsi orribilmente nei modi che sappiamo, crecassero estasi e oblio, con dosi quotidiane, anche forti, di ragione e di bellezza, le città di notte si riempirebbero di pensatori che bisbigliano, di solitari persi in un libro, di filosofi in agguato dietro un angolo… Qualcuno morrebbe, verso il mattino, per overdose di conoscenza. (75)
  • «Abbiamo tutti bastante forza per sopportare i mali d'altri»: una delle più squartanti, tra le massime del duca di La Rochefoucauld (Maximes, XXII, ed. 1665). Possiamo constatare ogni giorno, ogni momento, che la massima è vera: ma se non fosse così chi avrebbe la forza per portare soccorso? E nello stesso tempo la Valle delle Lacrime è anche piena di smentite alla massima, che risulta così acuminata e spuntata insieme, un paradosso psicologico. Molti medici hanno mente e vita funestate, disarticolate dall'ininterrotto contatto coi mali e la morte d'altri. Moltissime donne darebbero senza pensarci troppo la vita per dare sollievo (per non doverli sopportare) ai mali di padri, mariti, amanti, sorelle, o di loro assistiti per obbligo di lavoro. Perché la sofferenza d'altri contagia, in un modo o nell'altro, sempre. (Forse soltanto per i bambini la massima XXII resta del tutto incontestabile: la loro specifica insensibilità naturale li rende invulnerabili al contagio). (133, p. 69)
  • Il secolo XX, con mani prestate dal XIX, non ha ucciso Dio ma – con ben più forte evidenza – ha perso l'uomo. Tra queste immense moltitudini depravate e in perpetua fuga su un'inesorabile pista circolare lo cercheresti invano. (142)
  • La storia, nell'Occidente tramontato e nell'Oriente ridotto appendice d'Occidente, sterminatrice, è da un pezzo un disco di vinile a 33 giri […] con un solco guasto, che ripete senza fine, e non puoi fermarlo, le stesse, stesse note. Solo un Dio ferito ma non morto potrebbe spostare la puntina dal solco dov'è incagliata, ma guarda e sorride. Tutti noi che parliamo siamo quella nota che si ripete, che non può districarsi dal solco guasto. (143)
  • […] Trarre da una scrittura sacra filosofia è trasformare una colata incandescente in una azzur-rina fiamma di gas da cucina – per riscaldare le nostre anime timide a bagnomaria. (154)
  • Diceva un astrofisico che dopo avere ininterrottamente esplorato e ascoltato, percorso, calcolato l'inanimato delle galassie mediante i più potenti radiotelescopi d'Europa e d'America, era certo di aver percepito il grande grido emesso dalla totalità dell'Universo, molto simile allo straziante lamento di un ferito moribondo che non riceve soccorso da nessuno – un incessante segnale di S.O.S. di viventi irraggiungibili, come se uno sterminato oceano di entità vocali (bocche temeva di dirlo) di mondo in mondo lo emettesse senza speranza. (167)
  • L'uomo che invecchia solo deve togliere dalla sua camera il letto che sia stato della coppia che non c'è più, il letto dei suoi molti amori dove infintie carezze sono state date, scambiate e rese. perché un letto troppo largo che ha cessato di essere condiviso è fatto di chiodi di facihro, e non essendo un sādhu avrai soltanto il tormento dei chiodi, nessun pensiero elevato in grado di trascendere la carne orfana verrà a visitarti se ti coricherai tra lenzuola di ricordi. Dormi in un letto dove non potrai starci che tu solo, i lerci mostri dei padri del deserto non oseranno avvicinarsi. (168)
  • Un fine autentico può fare a meno di speranze e anche di ogni probabilità di essere raggiunto. (174)
  • La Terra non rimpiangerà l'uomo, né l'Uomo la Terra. Una coppia troppo litigiosa, che con le sue urla disturbava gli astri vicini. (176)
  • […] L'esempio più grandioso di schizofrenia è il Dio di Mosè e dei Profeti, del Vecchio e del Nuovo Testamento, e non c'è psichiatra in grado di prescrivergli una cura. (198)
  • L'uomo fa orrore. La donna molto meno, ma soltanto finché non arriverà a somigliargli del tutto. (199)
  • Il governo italiano (astuzia o filantropia?) ha imposto la scritta IL FUMO UCCIDE sui pacchetti di sigarette. E anche «Il fumo invecchia la pelle» per distoglierne le donne. […] Le donne hanno così un'occasione in più per trasgredire. Mettete una fascetta sui libri di filosofia: LA FILOSOFIA UCCIDE. Dopo qualche mese la statistica delle vendite stupirebbe. (200)
  • Oh epitaffio di Sicilo! Approdo luminoso, figlio di una Sofia che non mente! Eccolo, a voi che andate per i meandri della vita senza il soccorso delle antiche voci: FINCHÉ SEI VIVO RISPLENDI. NON TI AFFLIGGERE TROPPO. DURA POCO, LA VITA. IL TEMPO BRAMA FINIRE.[5] (213)
  • Il latitante non è uno che applica per sé la grande massima di Epicuro «vivi nascosto»? E allora perché gli si dà la caccia per infliggergli una pena? Per farlo vivere più nascosto in una prigione di Stato? Il latitante più imprendibile e famoso è Dio, da migliaia di anni gli diamo la caccia e sappiamo che il suo vivere nascosto – da ben prima di Epicuro – è per sempre. (225)
  • Il monoteismo biblico e islamico, questa decapitazione integrale del Divino policefalo, questa insensata instaurazione (auto crocifissione?) del Divino nello squallore di un po' di sabbia e pietra, domina ancora tutte le nazioni del mondo. (232)
  • Non ci sono fiori nelle abitazioni degli assassini. (267)
  • Il più straordinario degli innumerevoli enigmi umani è l'esistenza (certa, dimostrabile, indubitabile, e sempre nuova sotto il sole) – qua e là – dei buoni. (283)
  • […] L'uomo che pensa non predica, non ha microfoni […] in verità tende a non fare. È già molto non risvegliare credenti, agitare con leggerezza le foglie di tè perché l'acqua bollente ne assuma appena il colore, il tè della verità predestinato a pochissimi. (321)
  • Libri. Quanti di noi sarebbero naufraghi senza speranza in una notte atlantica, senza le voci che si levano e ci chiamano dai libri. (322)
  • […] La bellezza è il ponte unico che ci collega con l'infinito. È apparsa per frenare l'intollerabilità del male umano e del suo lamento nella porzione di Essere che ci limita e opprime. (343)

Note[modifica]

  1. Motto del Teatro dei Sensibili.
  2. Vedi l'aneddoto su Spinoza in Wikibooks.
  3. Giacomo Leopardi, Le ricordanze, nei Canti.
  4. a b Giacomo Leopardi, Zibaldone, 107.
  5. Cfr. la voce Epitaffio di Sicilo su Wikipedia.

Bibliografia[modifica]

  • Guido Ceronetti, D.D. Deliri Disarmati, Einaudi, Torino, 1993
  • Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, Adelphi, Milano, 1979
  • Guido Ceronetti, La fragilità del pensare, a cura di Emanuela Muratori, Rizzoli, 2000
  • Guido Ceronetti, Pensieri del tè, Adelphi, Milano, 1987
  • Guido Ceronetti, Un viaggio in Italia, Einaudi, 1983
  • Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere, Adelphi, Milano, 2009

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