Via Canneto il Lungo

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Via Canneto il Lungo

Citazioni su via Canneto il Lungo di Genova.

Bruno Morchio[modifica]

  • Canneto il Lungo è un budello scuro che da salita Pollaiuoli scende verso il porto e ospita uno dei più ricchi bazar della città vecchia, una lunga fila di botteghe che vendono articoli d'ogni tipo e, primi fra tutti, i generi alimentari: besagnini, macellai, pollivendoli, drogherie e pescherie. Insieme alla Chiavica e alla Piazzalunga, che portano i nomi di via dei Giustiniani e San Bernardo, dove ora si concentrano ristoranti, trattorie, birrerie e gelaterie, costituiscono le direttrici medievali dell'antica civitas. Tre anguste vie di accesso alla luminosa ripa, dove la foresta di pietra grigia su cui l'uomo ha scolpito quasi mille anni di storia incontrano finalmente, imprigionato fra dighe e moli, il salmastro respiro del mare. Qui la sera si riversa la residua gioventù di questa città moribonda, per ricordare rumorosamente al mondo la propria precaria esistenza e diluire in qualche bicchiere di birra l'amara consapevolezza di sentirsi una generazione di scarto, destinata a inseguire il futuro nei sogni sognati da altri. E i muri dei palazzi, nella loro essenza minerale che ha attraversato i secoli con un'insatura ambizione di eternità, sembrano guardare a tanta malinconica esuberanza con un misto di pietà e indulgente riprovazione.
  • Canneto il Lungo è un carruggio che scivola lento verso il mare, anche se per vederlo bisogna salire ai piani alti delle case. È gremito di un'umanità variopinta e indaffarata, uomini e donne dall'incarnato bianco, bruno o nero che parlano lingue che non si capiscono e idiomi che nemmeno si riconoscono.
    Dall'alto spiove una luce asfittica e curiose geometrie tracciate dai tetti dei palazzi inglobano porzioni di un cielo grigio e spento che mortifica anche la fantasia. (p. 38)
  • Canneto ricorda un suq. Il bazar alimentare del centro storico. Tutto pieno di negozi pieni di ogni delizia gastronomica. Le pescherie, le drogherie profumate, le macellerie specializzate per le carni di maiale, di manzo, di pollo o di agnello. E tanti besagnini colorati che spalancano le loro botteghe gonfie di frutta e verdure sul carruggio. Nel vicolo, man mano che mi inoltravo verso il mare, saliva un odore sempre più forte di refresco. Fluttuava in quella spessa cortina di umidità e impregnava i muri ammuffiti delle case. Palazzoni altissimi che sembravano stringersi lassù, quasi a chiudere il cielo in uno spicchio di madreperla dove il sole diventava uno scherzo dell'immaginazione. Un sole scialbo che proteggeva dal bruciore della memoria l'umanità di quel vicolo. Gente venuta da terre lontane, dove il sole morde la carne quasi quanto la fame e la miseria.
  • Il carruggio [Canneto il Lungo] era affollato di gente che faceva la spesa. [...] Mano a mano che scendevamo verso il mare, il calore del giorno sprigionava dal selciato odore di refrescume e di piscio. I muri grigi delle case ne erano impregnati. L'azzurro del cielo si incuneava tra i palazzi con bizzarre geometrie che si strozzavano nel rebigo di una grondaia e la luce pioveva avara sui colori delle merci esposte nel vicolo. Il rosso vivo delle fragole e delle ciliegie, il giallo dei fiori di zucchina e le foglie verdi del radicchio e del sarzetto di stagione.
  • Svoltai l'angolo e mi ritrovai avvolto dalla frescura di Canneto il Lungo. Un budello dove si aggiravano massaie e marocchini. Le massaie che si erano attardate nel tepore dei loro letti impigriti dalla primavera. E frotte di marocchini che facevano compere, conversazione o spaccio di droga con l'aria svagata di fare la siesta.

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