Proverbi genovesi

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Raccolta di proverbi genovesi.

  • A bella de Torriggia | con sento galanti a l'e morta figgia. o | tûtti â voean e nisciun â piggia.[1]
La bella di Torriglia | con cento amanti morì fanciulla. o tutti la vogliono nessuno la piglia.
  • Chi no cianze no tetta.[2]
Chi non piange non poppa.
Chi non si lamenta non ottiene nulla.
  • Chi vêu vedde un cattivo fasse arraggiâ un bon. [3]
Chi vuol vedere un cattivo, faccia arrabbiare un buono.
  • Dovve i Zeneixi vàn, 'n'ätra Zena fan.[4]
Dove vanno i genovesi, fanno un'altra Genova.
  • L'amâu tegnitou câu.[5]
  • Il vino amaro tienitelo caro.
  • Læte e vin fan sunnâ u campanin.[6]
Latte e vino fan suonare il campanello.
Fanno girare il capo.
  • Mainà, mai ninte.[7]
Marinai, mai nulla.
  • No ghé bella roeuza chi no divente un grattacû.[8]
Non c'è bella rosa che non diventi un cinorrodo.
  • U vin l'è u tettin di vêgi.[9]
Il vino è la mammella dei vecchi.

Note[modifica]

  1. Citato e tradotto in Staglieno, Proverbi genovesi, p. 2.
  2. Citato e tradotto in Staglieno, Proverbi genovesi, p. 60.
  3. Citato e tradotto in Piero Raimondi, Proverbi genovesi, Aldo Martello Editore, Milano, 1968, [1] p. 97.
  4. Citato in Ferrando, p. 62
  5. Citato in Staglieno, Proverbi genovesi, p. 119.
  6. Citato, con traduzioe e spiegazione, in Staglieno, Proverbi genovesi, p. 118.
  7. Citato in Vittorio G. Rossi, Il cane abbaia alla luna, Mondadori 1975, p. 131.
  8. Citato in Staglieno, Proverbi genovesi, p. 60.
  9. Citato in Staglieno, Proverbi genovesi, p. 203.

Bibliografia[modifica]