Foce (Genova)

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Zona della Foce a Genova

Citazioni sul quartiere genovese della Foce.

  • Ä Fuxe cheusce de sciaccanuxe.[1] (Fabrizio De André)
  • Io non torno mai a trovare lei | lei, la spiaggia della Foce che mi ha fatto amare il mare | là m'innamorai, là dinnanzi a lui | no, non mi son mai pentito | ma la vita mi ha cambiato. (Umberto Bindi)
  • Ma se ci penso, allora io vedo il mare, | vedo i miei monti e la Piazza della Nunziata | rivedo il Righi e mi si stringe il cuore, | vedo la Lanterna, la Cava e laggiù il Molo. | Rivedo la sera Genova illuminata, | Vedo là la Foce e sento frangere il mare, | e allora io penso ancora di ritornare, | a posare le ossa dove riposa mia nonna. (Mario Cappello)
  • Ricordo che c'erano solo i relitti delle chiatte da sbarco, | quello che era il parco giochi di chi sognava l'avventura | e lungo tutta la Foce l'acqua era limpida e pura | e sugli scogli i pescatori avevano la mano sicura: | è così che tanti anni fa era il nostro quartiere. (Bruno Lauzi)
  • Se sbarcherò alla foce | e alla foce non c'è nessuno | la faccia mi laverò | nell'acqua del torrente. (Fabrizio De André)
  • Una cosa cosa che [i cantautori genovesi] avevano in comune era il quartiere, la Foce, con la sua strada alberata, corso Torino, che va fino al mare, caratteristica unica per i quartieri genovesi. È un quartiere post-moderno, né ricco né povero, in cui avevi la possibilità di incontrare qualsiasi tipo di persona. [...] Un punto di incontro, di elaborazione, in cui i cantanti si trovavano nella piazzetta del quartiere, nel bar gestito dai cugini di Tenco o in riva al mare. E non a caso il mare è importantissimo nelle canzoni dei cantautori. (Andrea Gallo)

Note[modifica]

  1. «Alla Foce cosce da schiaccianoci». Riferito alle prostitute nel quartiere.

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