Christian Rocca

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Christian Rocca (2013)

Christian Rocca (1968 − vivente), giornalista, scrittore e blogger italiano.

Citazioni di Christian Rocca[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Sulla rimonta-scudetto della Juventus nella Serie A 2015-2016] Alla rimonta non ci credeva nessuno quella sera umida del 29 ottobre 2015. [...] Dopo la sconfitta con il Sassuolo a Reggio Emilia, ero senza parole. [...] Una partita sbagliata ci poteva stare, [...] ma quella era già la decima giornata di campionato [...]. Nove maledetti punti in dieci giornate, e un posto nella metà bassa della classifica. [...] Una Juve che iniziava il campionato così male non si era mai vista. [...] Il campionato ormai era finito, anzi nemmeno cominciato, i tifosi delle altre squadre cantavano a turno di salutare la capolista e i maniaci delle statistiche spiegavano che sarebbe stato addirittura impossibile qualificarsi per la Champions. Ma nessuno aveva fatto i conti con la Juventus, una squadra ferita che evidentemente viveva il motto #finoallafine come una filosofia sportiva e non come una campagna di marketing. E così, tre giorni dopo, il 31 ottobre, è iniziata la più improbabile rimonta mai vista nella storia calcistica moderna.[1]
  • Un tempo c'era Aldo Biscardi. Il bar dello sport televisivo era un ritrovo sublime e necessario, dove era consentito urlare liberamente contro l'arbitro cornuto. Poi, una volta usciti dal bar, più o meno si tornava alla vita normale. Quel confine è saltato negli anni della cosiddetta «Calciopoli», della rivoluzione francese del grillismo, ed è stato sostituito da una Schengen del rutto libero che ha permesso alle polemiche sul calcio di rigore di entrare nei telegiornali e al raffinato pensiero del piove-governo-ladro di prendere il posto delle grandi ideologie del Novecento.[2]
  • In Italia [...] nel 1993 c'è stato uno scontro di inciviltà: da una parte la corruzione politica e dall'altra la via giudiziaria al potere, tutto il resto è stato schiacciato. Il 1993 è stato l'anno delle tangenti, dei suicidi, della carcerazione usata come strumento di confessione, dei partiti diventati bande da sgominare, dei processi sommari in piazza e sui giornali anziché nelle aule dei tribunali. [...] Il 1993 è soprattutto l'anno in cui si impone l'archetipo dell'«uno vale uno», il primo richiamo, ancora semianalogico, alla democrazia diretta, il modello originale della disintermediazione politica creata dai social che va di moda adesso. È l'anno in cui i partiti politici, le televisioni generaliste e i grandi giornali iniziano a invocare il fantomatico «popolo dei fax» che protesta via facsimile contro la classe politica, contro l'establishment e contro l'élite del paese. Il «popolo dei fax» era il commentatore rancoroso di allora, l'antecedente della diretta indignata su Facebook, era qualcosa di simile al primo gruppo parlamentare grillino. Bastava mandare direttamente un fax, per poter dire la propria, per cantarla giusta al potere. [...] Allora non servivano troll, algoritmi e bot russi, c'era un «popolo dei fax» tutto italiano che trovava sfogo in Antonio Di Pietro [...], nella Lega di Umberto Bossi e del neoconsigliere comunale Matteo Salvini [...], e nella sinistra ex comunista che si macerava tra nostalgia del passato e necessità di cambiare pelle. Il «popolo dei fax» aveva insomma la stessa composizione politica, sociale e popolare della maggioranza di governo populista uscita dalle urne italiane del 2018. Le stesse istanze, lo stesso lessico, lo stesso risentimento. La stessa scorciatoia digitale e lo stesso vento in poppa.[2]

Chiudete internet

Intervista di Michele Boroni, Luz.it, 2019

  • Internet è la più grande invenzione di questa epoca, ha migliorato la qualità della nostra vita, le relazioni, i rapporti di business, l'intrattenimento, ha ampliato la nostra conoscenza. Come per tutte le grandi innovazioni tecnologiche che crescono liberamente però, arrivati a un certo punto, è necessario applicare una regolamentazione. Specie quando si intravedono delle falle gigantesche per il nostro vivere democratico.
  • C'è la questione [...] dell'influenza negativa che l'impatto della rivoluzione digitale sta avendo sulla società e sulle democrazie occidentali. Inoltre oggi le nostre società sono molto vulnerabili a causa della disintermediazione e dell'eliminazione dei corpi intermedi, che lasciano spazio ad agenti esterni i quali, attraverso fake news e hacking vari, diffondono il caos e abbattono la democrazia liberale. [...] Io sono uno che è favorevole all'innovazione, convinto che il progresso sia inarrestabile e ineluttabile, però forse tutti noi abbiamo esagerato. Voglio dire, io sono sempre stato felice di vedere tutte queste battaglie per abbattere sindacati, partiti, la famiglia tradizionale, i giornaloni quotidiani, però alla fine questi facevano da filtro tra il potere e il popolo. Se è vero che il risultato è stato maggiore informazione, maggiore possibilità di esprimere le proprie idee, dall'altra parte siamo stati sommersi dagli aspetti meno radiosi, perché ormai è appurato che il modello di business è quello di rendere virali i contenuti, e tutti i messaggi negativi hanno maggiore velocità e presa.
  • I giornali con la paura di essere abbattuti, tranne rare eccezioni, inseguono in basso la rete e contribuiscono all'indebolimento del dibattito pubblico. Molti articoli vengono scritti non solo prendendo spunto dalla realtà digitale, ma sono realizzati per metterli su twitter con lo scopo di vedere la reazione, per poi scriverne un altro 24 ore dopo sulla reazione che ha avuto su twitter un articolo messo su twitter. È assurdo e deleterio.

Note[modifica]

  1. Da Hurrà Juventus. Un anno in bianconero, annuario ufficiale 2016 Juventus F.C., Magic Press, 2016, ISBN 978-8869132674; citato in La rimonta, 24ilmagazine.ilsole24ore.com, 6 gennaio 2017.
  2. a b Da Chiudete internet, Marsilio, 2019, ISBN 978-88-297-0025-7; citato in Il populismo italiano è cominciato nel '93, Ilpost.it, 25 marzo 2019.

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