Giordano Bruno/Citazioni su Giordano Bruno

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1leftarrow.pngVoce principale: Giordano Bruno.

Il monumento al Nolano in Campo de' Fiori, con l'iscrizione «A Bruno il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse».

Citazioni su Giordano Bruno[modifica]

  • All'ipocrisia volpeggiante | fra la scuola e la sagrestia, ai conciliatori della scienza col sillabo, | all'imbestiato borghesume, che tutto falsando e trafficando, | d'ogni sacrificio eroico | beatamente sogghigna, | le coscienze, cui sorride ancora la fede | nel trionfo di tutte le umane libertà, | lanciano oggi ad una voce dalle università Italiane | una sfida solenne | a gloria della tua virtù, | a vendetta del tuo martirio | o GIORDANO BRUNO. (Mario Rapisardi)
  • Anzi per questo mio eccessivo amoreggiar con la Natura, non ricordo in quale scritto, m'ànno dato per sino del panteista. Io venero, è vero, quel magnanimo infelice di Giordano Bruno, che un papa à fatto bruciare in nome di quel Cristo che non avrebbe torto un capello a Giuda Scariotto; amo i filosofi, amo molto i sommi poeti della giovine Germania: ma quanto a panteista, lo sono a un bel circa [...]. (Aleardo Aleardi)
  • Bruno, paradossalmente, viene ucciso dal Papato della Controriforma in quanto difensore delle tesi sulla monarchia universale pontificia sostenute dallo stesso papato un secolo prima e ormai abbandonate. (Paolo Prodi)
  • Certamente nei suoi scritti null'altro mai intese per Magia che la sapienza più nascosta e non divulgata a tutti, sebbene massimamente naturale. Così l'eterna vicissitudine delle forme materiali chiama trasmigrazione; con questo significato tale parola occorre sempre nei suoi scritti. (John Toland)
  • Che cosa Bruno apporta più di Cusano? La fede nella adeguatezza del pensiero rapito? La docta Ignorantia del furore? (Aby Warburg)
  • Ci fu invero fra i nuovi filosofi un tale, Giordano Bruno Nolano, che giustamente potresti ritenere un antesignano della dottrina cartesiana: tanto accuratamente anticipò quasi tutto il sistema di Cartesio nel libro che intitolò De immenso et innumerabilbus. (Daniel Pierre Huet)
  • Descartes non si distingue tanto per la novità degli argomenti, quanto per il suo metodo, per il modo con cui tratta le materie e soprattutto per la sua chiarezza; invece Bruno, come i suoi Maestri, ha inviluppato i suoi pensieri e li ha nascosti sotto il velo dei versi. (Giovanni Vincenzo Gravina)
  • Detto in altre parole, Dio, per Bruno, nella sua inseità, è come se non ci fosse: quello che lo interessa è la materia di cui si intesse il suo cosmo infinito. (Luciano Parinetto)
  • Dimentichiamo troppo spesso che gli uomini sono fatti di carne facilmente rassegnata. È dall'infanzia che i maestri ci parlano di martiri, che diedero esempi di civiltà e di morale a loro spese, ma non ci dicono quanto doloroso fu il martirio, la tortura. Tutto rimane in astratto, filtrato come se guardassimo, a Roma, la scena attraverso spesse pareti di vetro che ammortizzano i suoni, e le immagini perdessero la violenza del gesto per opera, grazia e potere di rifrazione. E allora possiamo dirci tranquillamente l'un l'altro che Giordano Bruno fu bruciato. Se gridò, non lo sentiamo. E se non lo sentiamo, dove sta il dolore?
    Ma gridò, amici miei. E continua a gridare. (José Saramago)
  • E ammiravo molto la sua capacità e sazienza che esibiva ad ogni richiesta di discussione. (Johann von Nostitz)
  • E inchiniamoci prima innanzi a Giordano Bruno. Cominciò poeta, fu grande ammiratore del Tansillo. Aveva molta immaginazione e molto spirito, due qualità che bastavano allora alla fabbrica di tanti poeti e letterati; né altre ne avea il Tansillo, e più tardi il Marino e gli altri lirici del Seicento. Ma Bruno avea facoltà più poderose, che trovarono alimento ne' suoi studi filosofici. Avea la visione intellettiva, o, come dicono, l'intuito, facoltà che può esser negata solo da quelli che ne son senza, e avea sviluppatissima la facoltà sintetica, cioè quel guardar le cose dalle somme altezze e cercare l'uno nel differente. (Francesco De Sanctis)
  • Eleveremo il monumento a Giordano Bruno in Campo de' Fiori, in atto di espiazione delle colpe dei nostri avi, la cui morale ignavia fu cagione del nostro ritardato progresso politico, perché serva come da simbolo alle moltitudini della libertà di coscienza, che avranno col tempo viva e potente, quando cresceranno di coltura, e perché sia monito salutare a tutti gli abili e a tutti i tiepidi, che parlano di conciliazione senza arrossire. (Antonio Labriola)
  • Filippo Giordano, detto Bruno, italiano, detenuto per aver fatto stampare certe risposte e invettive contro il signor de La Faye, elencando venti errori di costui nelle sue lezioni. [...] È stato disposto che resti in prigione fino a domani e che sia condannato a un'ammenda di cinquanta fiorni. (dai Registres du Conseil di Ginevra, 6 agosto 1579)[fonte 1]
  • Giordano Bruno, bruciato pubblicamente dal clero il 17 febbraio 1600, dopo sette tetri anni di carcere, vedeva la natura stessa come origine della creazione, non considerava niente come privo di vita, tutto come animato, non credeva ad alcun reale annientamento, bensì alla trasformazione. (Karlheinz Deschner)
  • Giordano Bruno, dedicò la sua satira contro la fede e il papa (l'asino ideale) dal titolo Cabala del cavallo Pegaseo ad un vescovo – con queste parole "prendetelo, se volete, per uccello; perché è alato e dei più gentili e gai che si possano tenere in gabbia" – Il motto di Bruno era, "in tristitia hilaris, in hilaritate tristis" che potrebbe essere il motto dell'Umorismo – Per la lingua da lui usata diceva "chi m'insegnò a parlare fu la balia". (Carlo Dossi)
  • Giordano Bruno, nativo di Nola, nel Regno di Napoli, era uomo di grande spirito, ma impiegò male la sua intelligenza: perché non solamente attaccò la filosofia di Aristotele (A) in un momento in cui non lo poteva fare senza senza sollevare mille agitazioni e senza esporsi a mille persecuzioni; ma attaccò anche le verità più importanti della fede (B). (Pierre Bayle)
  • Giordano Bruno nella teologia proclamò il panteismo. Nella cosmologia intuì l'infinità dello spazio. Nell'astronomia sostituì il sistema eliocentrico a quello geocentrico. Nella biologia affermò l'esistenza della vita in tutta la natura. Nella psicologia dimostrò il pampsichismo, cioè l'animismo universale. Nell'etica gettò le basi di una morale positiva, areligiosa e indipendente sostenendo che tutto l'universo è pervaso da una teleologia immanente, per cui si perfeziona e si migliora ogni cosa, essendo la natura causa, legge e finalità a se stessa. Distruttore dei pregiudizi dei suoi tempi, egli – soprattuto – ricostruì la scienza e la filosofia della natura; distrusse le antitesi della metafisica, nella filosofia e nella scienza. Combatté l'antitesi tra la forma e la materia, sostenuta dai filosofi dualisti. Combatté l'antitesi tra il cielo e la terra, sostenendo l'unità di questi, la teoria geocentrica e l'ipotesi della pluralità dei mondi. combatté l'antitesi tra lo spirito e la materia, tra l'anima e il corpo, tra il senso e l'intelletto, sostenuta dagli psicologi dualisti, conciliando questi termini, creduti contraddittori, e sostenendo l'unità dello spirito e della materia, l'inseparabilità dell'anima e del corpo e l'identità del senso e dell'intelletto. Contro le antitesi tra la causalità cosmica e la volontà divina, tra la necessità naturale e la libertà morale, tra la finalità trascendente e la finalità immanente, tra il bene ed il male, si sforzò di conciliare tutte queste antinomie, riportando i contrari all'unità assoluta, dove tutte le differenze restano eliminate. Contro il dualismo tra Dio e la Natura, sostenne che Dio non è una causa esteriore al mondo, ma un artista interiore, un principio efficiente, informativo dal di dentro. (Guido del Giudice)
  • Giordano Bruno nelle sue speculazioni sublimi si distaccò affatto dal sovrannaturalismo, cioè dalla rivelazione immediata divina (onde precorse a Cartesio), e costrusse un sistema di filosofia ove sollevò l'uomo, sino allora depresso, decaduto e maledetto, alle altezze della divinità, fece dell'uomo, di Dio e del mondo un tutto che si manifesta con forme o con rappresentazioni differenti, ma sostanzialmente identiche. (Adolfo Rossi)
  • Giovedì mattina in Campo di Fiore fu abbruggiato vivo quello scelerato frate domenichino da Nola, di che si scrisse con le passate: heretico ostinatissimo, et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità. (Avviso di Roma, 19 febbraio 1600)[fonte 2]
  • I cardinali dormienti si affannano | a punire Bruno, che invece è lontano. Vola. | Il suo superbo corsiero, vivo come il pensiero, | Già passa le Alpi. (Christopher Marlowe)
  • I naturalisti non hanno davvero nessuna colpa se gli uomini mancano di auto comprensione. Giordano Bruno è stato bruciato perché diceva che gli uomini sono, insieme al loro pianeta, solo un granello di polvere fra innumerevoli altre nuvolette di polvere. (Konrad Lorenz)
  • Infine mi chiamo come il fiume che battezzò colui nel cui nome fui imposto in posti bui. [...] Nella cella reietto perché tra fede e intelletto scelgo il suddetto, Dio mi ha dato un cervello, se non lo usassi gli mancherei di rispetto. [...] Mi bruci per ciò che predico, è una fine che non mi merito, mandi in cenere la verità perché sono il tuo sogno eretico.[1] (Caparezza)
  • L'atteggiamento del Bruno nel corso del 1599 si illumina così d'una piena coerenza: non quella monolitica del diniego costante, ma quella umana e viva della lunga ed alterna disputa coi giudici e più con se stesso. Non folle ostinazione, non petulanza di grafomane si rivela nel suo comportamento, ma volontà ferma di non lasciarsi soffocare, ansia di farsi comprendere, parabola dolorosa dalla speranza, allo stupore, alla disperazione. (Luigi Firpo)
  • L'esperienza umana e intellettuale del filosofo [Bruno], infatti, testimonia che la conquista del sapere e il diritto alla parola è frutto di una battaglia quotidiana, di un rigoroso impegno, di un forte sacrificio. E proprio per difendere la sua filosofia dell'infinito e il suo amore disinteressato per la conoscenza, il Nolano non ha mai esitato a scontrarsi con potenti avversari nelle corti e nelle aule universitarie di molte città europee, rinunciando, volta per volta, a privilegi e a onori. Fino a concludere la sua esistenza, come la farfalla degli Eroici furori, nella luce di un rogo. Ma tra quelle fiamme, alimentate da una feroce intolleranza, Bruno, da uomo libero, ha scritto una delle pagine più eloquenti della sua filosofia. (Nuccio Ordine)
  • La moderna astronomia dimostra quanto vere fossero le sue intuizioni. (Margherita Hack)
  • La portata speculativa della vicenda bruniana è implicita nella storia del moderno pensiero europeo; per il lato culturale e biografico, pur dopo ricerche secolari, quella vicenda è tuttora al vaglio della filologia contemporanea. (Giovanni Aquilecchia)
  • Le due opere, l'una in latino la seconda in italiano, che Giordano Bruno ha pubblicato sull'universo e sull'infinito e che ho letto altre volte, dimostrano che questo autore non mancava di penetrazione. (Gottfried Wilhelm von Leibniz)
  • Lei [Corrado Augias] ha ricordato Giordano Bruno, un filosofo al quale mi sento vicino, soprattutto per la sua concezione della natura come natura naturans, come optima deitas. Che cosa le devo dire? Se veramente c'è Dio, se veramente c'è la vita eterna, allora Giordano Bruno, che ha dato la vita per amore della verità, che non ha rinnegato i risultati cui era giunto con il suo potente lavoro intellettuale (alcuni dei quali oggi vengono accolti persino da autorevoli rappresentanti della Chiesa istituzionale, come da lei ricordato), se veramente ci sono il regno di Dio e la vita eterna, allora Giordano Bruno ne fa sicuramente parte, quelli che l'hanno ucciso (fra cui papa Clemente VII e il cardinale Bellarmino) non lo so. Anche se Roberto Bellarmino è stato dichiarato santo. (Vito Mancuso, Disputa su Dio e dintorni)
  • Ma nella fine di questo secolo discreditarono questa onorata impresa due Frati Domenicani, li quali non tenendo né legge né misura, ed oltrepassando le giuste mete [...] così posero in discredito coloro che volevano allontanarsene. Questi furono i famosi Giordano Bruno da Nola, e Tommaso Campanella di Stilo. (Pietro Giannone)
  • Mio caro signor dottore, queste poesie di Giordano Bruno sono un regalo di cui le sono grato con tutto il cuore. Mi sono permesso di appropriarmele come se le avessi scritte io e per me – e le ho prese come gocce corroboranti. Se lei sapesse quanto raramente mi viene ancora qualcosa di corroborante dall'esterno. (Friedrich Nietzsche)
  • Nessuna meraviglia che un uomo come Giordano Bruno corredi questo mondo della spazialità infinita, sottratto in certo modo alla onnipotenza divina, e pure completamente misurabile, di una sublimità quasi religiosa e che gli attribuisca, «accanto all'estensione infinita del χενόν democriteo, l'infinita dinamica dell'anima del mondo neoplatonica».[2] Nonostante l'afflato mistico, questa concezione dello spazio è già quella che più tardi verrà razionalizzata da Cartesio e formalizzata nella teoria Kantiana. (Erwin Panofsky)
  • Per Bruno, il Supremo, o Divino, è una potenzialità onnicomprensiva, che contiene in sé l'intero universo e tutto l'Essere e che non può essere compresa dalla mente finita né dall'intelletto. (Jean Campbell Cooper)
  • Quando quell'omiciattolo italiano, che si definiva Philoteus Iordanus Brunus Nolanus, magis elaborata Doctor, etc... [...] con un nome certamente più lungo del suo corpo, visitò nel 1583 la nostra università al seguito del duca polacco Alasco, non stava nei panni per il desiderio di compiere qualche memorabile impresa, di divenire famoso in quel celebre ateneo. (George Abbot)
  • Questo uomo era ancora peggiore di Cardano, come sanno coloro che lo incontrarono quando fu a Parigi e come prova il libro intitolato Sigillus Sigillorum nel quale teorizza quindici tipi di contrazione per scalzare i fondamenti della vera religione. (Marin Mersenne)
  • Qui [nel De triplici minimo] Bruno, come Vico, tende a trasformare l'atomo in punto metafisico e in conato, ma non certo al fine di restaurare l'antica dottrina atomistica lucreziana, ma per concepirli come forze e come «operazioni dell'anima del mondo». (Giuseppe Cacciatore)
  • Sabato su le 3 ore di notte, ho ritenuto Giordano Bruno da Nola, qual ho ritrovato in una casa in contrà de S. Samuel, nella quale habita il Clarissimo Ser Zuane Mocenigo; et l'ho carcerato nelle carceri del S. Offitio, e ciò ho essecuito di questo Santo Tribunale. (verbale d'arresto, 26 maggio 1592)[3][fonte 3]
  • Seppi da Wacherio che il Bruno fu abbruciato in Roma e che sopportò con costanza il supplicio, asserendo che tutte le religioni sono vane e che Iddio s'immedesima col mondo, col circolo e col punto. (Johannes Kepler)

Matteo Barbieri[modifica]

Targa in memoria di Giordano Bruno presso l'osservatorio di Kreuzbergl, Carinthia, Austria
  • A Giordano Bruno toccò la parte peggiore; egli novatore in filosofia, predecessore di Cartesio, soffrì lo sdegno del volgo, ed il disprezzo di quelle dottrine stesse, che furono poi in Cartesio venerate, ed in Leibnizio.
  • Il sistema dei Vortici di Cartesio, o quelli globuli giranti intorno i loro centri nell'aere, e tutto il sistema Fisico è di Bruno. Il principio di dubitazione saviamente da Cartesio introdotto nella Filosofia, a Bruno si deve, e molte altre cose nella Filosofia di Cartesio sono di Bruno. [...] Molte cosmologiche idee del Leibnizio furono prima di Bruno; Bruno pensò che tutte le parti sono nell'Universo connesse, e conspirano al fine e perfezione dell'Universo; che non vi sia un particolare male, il quale non sia un buono del tutto; che tutto è Buono nel Tutto.
  • Le opere stesse del Bruno, lo caratterizzano per uno Uomo di ingegno sommo, nato alle più recondite scoverte, e scopritore di molte verità.
  • Sebbene avesse menata Bruno una vaga e inquieta vita, pure scrisse molte opere sublimi nella Metafisica, e molte vere nella Fisica, e nell'Astronomia; s'ingannò ancora egli alle volte.

Domenico Berti[modifica]

  • Giordano Bruno, o Bruni, nacque in Nola l'anno 1548 da Giovanni e da Fraulissa Savolina. Ebbe al fonte battesimale il nome di Filippo, che poi mutò in quello di Giordano vedendo l'abito religioso. Benché non ci sia conio il suo casato, tuttavia, considerando che il padre era famigliare col poeta Tansillo ed esercitava la professione di soldato, possiamo asserire, senza tema di errare, che vanno assai lontani dal vero coloro che vogliono raffigurato il nostro Giordano in quel cotai poveraccio, del quale si favella nei dialoghi De l'infinito, universo e mondi.
  • Il Bruno era stato in Praga nel 1588 ed aveva dedicato a quel singolare imperatore, che fu Rodolfo II, centocinquanta tesi di geometria, riportandone assai generosa rimunerazione. Tre lustri dopo dimorava nella stessa città il più insigne matematico ed astronomo dei tempi moderni, il Keplero, dal cui nome s'intitola la gran legge che misura le orbite percorse dai corpi celesti. Il Keplero si assomigliava al Bruno in molte cose e segnatamente nella forza d'immaginazione, nell'intuizione poetica e nell'indipendenza dell'animo. Povero quanto il Nolano e come questi travagliatissimo, seppe nulladimeno lottare coraggiosamente contro ogni ostacolo e levarsi al disopra di tutto e di tutti. Stando in Praga ebbe comodità di ragionare del Bruno e di leggerne le principali opere.
  • Il cielo di Nola, i suoi colli, i suoi campi, la festività degli abitanti sono le prime e non più cancellate reminiscenze della sua infanzia. Egli ama svisceratamente questa sua terra natale, e non rifinisce di lodarla semprechè gli viene in concio di favellarne.
  • Il nostro Giordano è il vero tipo, il vero ideale del professore libero di quei tempi. In Tolosa, in Parigi, in Oxford, in Wittemberga, in Praga, in Zurigo, in Francoforte sale in cattedra e legge senza mendicare protezione o favore da alcuno.
  • Vi è una fisica ed astronomia nova, una matematica nova, egli iteratamente ripeteva; dunque vi deve essere una filosofia ed una teologia religiosa che alle medesime non contraddica; reputando egli perfette le mentovate scienze, comeché altre fossero appena in sul sorgere ed altre imperfettamente note.

Johann Brengger[modifica]

  • Nessuno nega che sia superfluo per le stelle un qualche uso [degli umori], se non chi con Giordano Bruno stabilì tanti mondi quanto sono i globi.
  • Qual vantaggio ricavò dal sostenere così grandi tormenti? Se non esistesse alcun Dio vindice delle scelleraggini, come egli credette, non avrebbe potuto impunemente simulare alcun che, per avere in questo modo salva la vita?
  • Scrivi di Giordano Bruno abbrustolito (prunis tostus), il che io intendo che fu abbruciato; ti chiedo se questo è certo, ed in qual tempo e per qual ragione siagli ciò accaduto: fammelo sapere, sento compassione di lui.

Michele Ciliberto[modifica]

  • Decise di morire dopo otto anni di durissima lotta, in piena consapevolezza.
  • Ma pur animato da un'acre amarezza e da un acuto e forte risentimento verso il mondo fin dagli anni giovanili, il Nolano aveva un carattere dispostissimo a godere delle gioie del mondo: «buon compagnietto, epicuro per la vita», lo definisce Jacopo Corbinelli che lo aveva in simpatia.
  • Stava cominciando a interrogarsi su quello che per Bruno sarà sempre un punto teorico capitale, dalle straordinarie implicazioni: sulla incommensurabile distanza fra finito e infinito, fra ente e accidente, fra uomo e Dio.
  • Una delle sue ambizioni fondamentali fu sempre quella di ottenere un insegnamento, di avere una cattedra.

Giovanni Gentile[modifica]

  • Anche la filosofia del Bruno presupponeva e svolgeva il concetto dell'immanenza del divino nella natura e nell'uomo; e intanto non negava il principio speculativo della teologia cristiana, della trascendenza di Dio.
  • Giordano Bruno è la conchiusione logica di tutto il Rinascimento, benché abbia dovuto attendere più di due secoli che fosse apprezzato il suo valore.
  • Il martirio di Giordano Bruno ha un significato speciale nella storia della cultura, poiché non fu conflitto di coscienze individuali diverse; ma necessaria conseguenza del progresso dello spirito umano, che Bruno impersonò al cadere del Cinquecento, quando si chiudeva col Rinascimento tutta la vecchia storia della civiltà d'Europa: del progresso dello spirito, che giunse in lui ad avvertire per la prima volta, e quindi a sorpassare, la contraddizione, che fin dal Medio Evo lo dilaniava, tra sé e sé medesimo: tra spirito che crede, e professa di non intendere, e spirito che intende, e professa di intendere, cioè farsi da sé la verità sua.
  • Il suo Dio è il Dio del filosofo, la natura di Spinoza, da lui stesso definita: Deus in rebus. La distinzione dei due lumi, della natura umana e della grazia superinfusa, della ragione e della fede, della filosofia e della teologia era antica; e può dirsi uno dei luoghi comuni della Scolastica. Ma in Bruno, che scalza la trascendenza su cui si fondava quella filosofia medievale che poteva servire la teologia; in Galileo, che distrugge il geocentrismo così congruo con le imperfette idee teistiche e teologiche che il Cristianesimo aveva ereditate dal Vecchio Testamento e dalla filosofia aristotelica, la distinzione acquista valore profondamente diverso; e delle due verità, l'una della ragione e l'altra della fede, Bruno filosofo ne riconosce una sola, la prima.

Johannes Kepler[modifica]

  • Bruno ha concepito il mondo infinito in modo tale che quante sono le stelle fisse, tanti sono i mondi, e questo nostro mondo diviene uno fra i mondi innumerabili, perlopiù in nulla diverso dai rimanenti che lo circondano.
  • Bruno sostenne l'inutilità di tutte le religioni e che Dio è presente nel mondo.
  • Essi [Bruno e E. Bruce] pensavano che anche altri corpi fossero circondati dalle proprie lune, come la Terra dalla sua. Tu dimostri in generale che quelli avevano sostenuto cose vere; ma sostenevano che le stelle fisse avessero il pianeta; Bruno addirittura ne fornì anche il motivo necessario [...]. Le tue osservazioni dimostrano che tutto questo ragionamento di Bruno non vale nulla[4].

Gabriele La Porta[modifica]

  • Il filosofo, nei dialoghi italiani, crea di tanto in tanto delle liriche che hanno il compito di spezzare volutamente il teorema filosofico per aprire lo slancio emotivo all'impulso.
    È una tecnica che Bruno adopera per far comprendere agli iniziandi alla «scientia» la necessità dell'intuizione emotiva nella ricerca della conoscenza.
  • Nei suoi scritti c'è ben di più. La fine dei privilegi, la fine delle guarentige, la fine delle decime, la fine della funzione stessa del sacerdozio. Perché ogni uomo sarebbe libero di rivolgersi direttamente a Dio.
  • Sia Campanella che Bruno parlano con disprezzo di chi pratica la magia per divinare, comandare o guarire a scopo di lucro. La ricerca autentica è quella di vedere la «divinità». La magia immaginativa appunto.

Enzo Mazzi[modifica]

  • Bruno, in realtà, tentò di essere un uomo pratico. E proprio questo forse gli fu fatale. Non mi riferisco soltanto alle abiure cui si sottomise di fronte ai giudici, prima a Venezia e poi a Roma, in un tira e molla che a noi appare contraddittorio e umiliante. Penso invece ai tentativi che egli fece per influire sulla riforma della politica e della Chiesa.
  • Giordano Bruno forse lottava con se stesso, aveva in qualche modo paura delle sue smisurate intuizioni e degli infiniti orizzonti che intravedeva e che tentava di descrivere senza riuscire a farsi intendere; aveva forse paura di questo infinito universo che liberava sì l'uomo dalla paura di Dio ma lo proiettava in una immensità che metteva le vertigini; lo terrorizzava non l'essere messo a morte ma il fatto che l'uomo che egli poneva così in alto, quasi al posto di Dio, fosse ancora e sempre capace di uccidere un altro uomo a causa delle proprie idee; lo disperava non tanto la sconfitta in sé, quanto l'incapacità sua di incidere su una Chiesa che egli avrebbe voluto riformare ma che infine risultava irreformabile.
  • Il filosofo di Nola ha capito che lì, in quel semplicissimo principio di identità e di non contraddizione che da Aristotele era passato alla scolastica, si annidava il veleno che impediva agli opposti di realizzare la fusione creativa. Da quel quel principio venivano l'intolleranza religiosa, le guerre di religione, la opposizione insanabile della teologia contro la filosofia, il contrasto fra fede e scienza.

Giovanni Mocenigo[modifica]

Monumento a Giordano Bruno, Pietrasanta, Toscana, Italia. L'incisione riporta la frase che il filosofo pronunciò ai giudici che lo condannavano l'8 Febbraio del 1600.
  • Ho sentito dire alcune volte a Giordano in casa mia, che l'anime create per opera della natura passano d'un animale in un altro [...].
    Essendo egli in letto, andai a trovarlo e trovandoli vicino un ragnetto, l'ammazzai, e lui mi disse ch'havevo fatto male, e cominciò a discorrere, che in quelli animali poteva esser l'anima di qualche suo amico, perché l'anime, morto il corpo, andavano d'un corpo in un altro, et affirmava, che lui era stato altre volte in questo mondo, e che molte volte saria tornato doppo che fosse morto, o in corpo humano, o di bestia; et io ridevo, e lui mi riprendeva, che io mi burlassi di queste cose.[5]
  • Lui biasmava Lutero e Calvino e gl'altri autori di heresie, et io li dissi: «Di che religione donque sete voi?», perché l'havevo per calvinista: «Sete forsi nullius religionis?»; et egli sorridendo replicò: «Vi voglio raccontare una bella cosa, e farvi ridere: giocando con alcuni miei amici alle sorti, che toccava un verso per uno, a me toccò un verso dell'Ariosto che dice: "D'ogni legge nemico e d'ogni fede"», e si messe a fare una gran risata.
  • Mi disse che li piacevano assai le donne, e che non era arrivato ancora al numero di quelle di Salamone; e che la Chiesa faceva un gran peccato in far peccato quello che si serve così bene alla natura [...].
    Era molto dedito alla carne, e raggionando di ciò diceva meravigliarsi, che la Chiesa prohibisse l'uso naturale, e quando lui andava da donne acquistava grandissimo merito, ma queste cose le diceva burlando e ridendo.
  • Occorrendo alcune volte dimandarli s'era stato a Messa, rispondea burlandosi: «Che messa? porto l'officio de arte amandi».

Indro Montanelli e Roberto Gervaso[modifica]

  • Se è vero che aveva preso i voti per sottrarsi alle tentazioni della carne, a un certo punto dovette riconoscersi vinto e buttare la tonaca alle ortiche. Aveva ventotto anni e non poteva dirsi un bel ragazzo; la vita di convento l'aveva debilitato. Ma il suo sguardo e le sue parole sprigionavano una carica di passione che conquistava. La sua oratoria, magniloquente e torrentizia, lardellata di citazioni, gladiatoria e scomposta, travolgeva più che convincere, ma anche gli ascoltatori più provveduti ne restavano sopraffatti.
  • Scrisse in un italiano goffo, ampolloso, lambiccato, pieno di ripetizioni e d'astruserie le sue opere filosofiche più famose. Non vi mancano squarci d'autentica poesia, ma nel complesso la loro lettura è impervia, noiosa e svogliante. Anche sull'originalità del contenuto vanno fatte delle riserve. Bruno prende a prestito da filosofi antichi e contemporanei, impasta idee vecchie e nuove senza troppo curarsi della loro compatibilità.
  • Fra le molte virtù, il filosofo non aveva certo quella della modestia. Si sentiva investito di una missione soprannaturale, voleva cambiare il mondo e riformare gli uomini. Gli studi d'occultismo e di magia l'avevano fuorviato. Era superstizioso, credeva nel potere degli astri, [...] attribuiva ai numeri e agli oggetti proprietà esorcistiche e taumaturgiche e si riteneva egli stesso un mago. Fu certamente un precursore di molte cose, ma anche di Cagliostro.
  • Il processo andò avanti a singhiozzo per sette anni, durante i quali il Bruno fu sottoposto a ogni sorta di sevizie. La più perfida e raffinata era quella di rimandare la sentenza alle calende greche per esasperare l'imputato e sfibrarne la volontà. Ma il filosofo, sebbene malato, non si piegò. Anzi, si rimangiò le ritrattazioni precedenti e fino all'ultimo tenne fieramente testa agli inflessibili inquisitori, tra i quali spiccava il gelido e ascetico cardinale Bellarmino.
  • Bruno fu certamente una vittima della Controriforma, ma non un gladiatore del libero pensiero, che anche in Italia aveva trovato ben più validi e coerenti campioni negli Ochino e nei Carnesecchi. [...]
    Tuttavia seppe morire. E se il martirio non basta a conferire alla vittima le dimensioni del titano, basta però ad attribuire i connotati dell'aguzzino a chi lo inflisse.

Piergiorgio Odifreddi[modifica]

  • Il mondo è diviso in due, e ognuno fa la sua scelta di campo. Da una parte, i penitenti a testa bassa: come Galileo Galilei che accettò di abiurare in ginocchio di fronte al tribunale dell'Inquisizione, o Renato Cartesio, che preferì non pubblicare il suo trattato […]. Dall'altra parte, gli impenitenti a testa alta: come Giordano Bruno, al quale fu messo il morso sul rogo per impedirgli di continuare a bestemmiare fino all'ultimo, o Benedetto Spinoza, che fu maledetto e radiato dalla comunità ebraica.
  • Lui sosteneva che ci fossero infiniti mondi, che il sistema solare fosse solo un esempio di sistema in cui potesse esserci la vita e che in giro per l'universo ci fossero infiniti di questi altri sistemi, in cui probabilmente ci fossero infiniti altri esseri, specie viventi, che avessero l'intelligenza. Questo naturalmente provocò dei grandi problemi teologici.
  • Per Bruno l'universo è dunque infinito, ma di un ordine inferiore a quello di Dio: egli anticipa così la distinzione fra infiniti scoperta da Georg Cantor nel 1874, su cui torneremo più avanti.

Kaspar Schopp[modifica]

  • Essendo infatti grande il suo odio contro i Cardinali Inquisitori, sia che derivasse dall'insopportabile austerità di alcuni un po' rustici e dalla loro asprezza, sia che, cosa che nell'uomo d'animo fiero e inflessibile è più probabile, dal proprio orgoglio e dall'avversione all'obbedienza, temette, in caso di mutamento di sentenza, di far cosa grata a quelli e di sembrare soccombere, dopo essere stato sconfitto. Ma se invece avesse preferito aver salva la vita gli sarebbe parso di uscirne vincitore o perlomeno in parità. Infatti, come dice Ennio, nessuno è il vincitore se non è chiaro chi è il vinto.
  • Oggi infine è stato condotto al rogo; egli volse il viso pieno di disprezzo quando, oramai morente, gli venne posta innanzi l'immagine di Cristo crocifisso. Così morì bruciato miseramente, credo per annunciare negli altri mondi che si è immaginato in che modo i Romani sono soliti trattare gli empi ed i blasfemi.
  • Un esempio memorabile dell'ostinazione derivante dall'odio mi è capitato di vedere a Roma, 10 anni fa, in Giordano Bruno Nolano. Egli infatti piuttosto che ritrattare le assurdità [...] preferì essere bruciato vivo.

Vincenzo Spampanato[modifica]

  • Ebbe dunque modo, finché stette in convento, di arricchire di nascosto la sua cultura, ma non di nascondere le sue idee che di giorno in giorno divenivano più eterodosse.
  • Il Bruno, il 2 giugno del 1592, rispondendo agli Inquisitori veneti che non era molto versato ne' studii teologici, sembra che non parli con verità, ove si rammenti la vita ch'egli fu costretto a vivere nello studendato.
  • Il Bruno, ci ragguaglia il suo discepolo Raffaele Egli, improvvisava con molta faciltà sul primo soggetto propostogli. Parlando tanto facondamente che non gli si poteva correre dietro con la penna, dettando con la rapidità con cui correva il suo pensiero, trascinato dall'ardore dell'animo e dalla sincera convinzione di quanto insegnava, trascinava alla sua volta gli uditori stupiti di così grande ingegno, memoria e sapere.

Bertrando Spaventa[modifica]

  • Bruno è il vero eroe del pensiero: l'araldo e martire della nuova e libera filosofia. Se libertà non vuol dire un facile dimenarsi nel vuoto, ma il lottare contro gli enimmi dell'universo e contro i vecchi pregiudizi, i vecchi sistemi e tutta la potenza del vecchio mondo, non vi ha filosofo più libero di Bruno.
  • Il gran pregio di Bruno è aver detto: Essere è fare; Essere è causare.
    Non faccia scandalo quello che dico, cioè che Dio per Bruno è necessariamente causa. Come causa, esso è causa sui, e perciò è causa del mondo. Dio non causa il mondo, che in quanto causa se stesso.
  • L'universo – notate bene, non le cose dell'universo (e Bruno, come si vedrà, distingue quello da queste) – è Dio stesso come EFFETTO infinito di se stesso. Infinita genitura dell'infinito generante. – Potenza, operazione, effetto sono in Dio una medesima cosa. L'universo – l'operazione o effetto infinito, medesimo in Dio colla potenza – non è altro che le cose, in quanto sono in Dio (Natura naturata), non le cose per sé.
    L'universo come effetto infinito è identico e differente da Dio.
    È identico, in quanto infinito; differente, in quanto effetto; identico differente, perché Infinito come effetto. Non è il vero infinito, ma l'infinito, come effetto, fatto, causato.

Anacleto Verrecchia[modifica]

  • Certo che Bruno era imprudente e che la filosofia che professava metteva a repentaglio l'incolumità della sua vita. Ma chi cerca la verità è anche disposto a correre dei rischi. Altrimenti che razza di filosofo sarebbe?
  • L'accento lirico delle opere di Bruno non è molto dissimile da quello che ritroviamo negli scritti di Nietzsche; e se questi amava tramutarsi in Dioniso, non si dimentichi che anche la filosofia di Bruno trae spunto dal bisogno di espansione dionisiaca nell'infinito. Ancora un particolare degno di nota. Nietzsche lesse con entusiasmo alcune poesie di Bruno.
  • Ma come si spiega l'accanimento della Chiesa contro il frate di Nola? La risposta va cercata nella filosofia stessa di Bruno, la quale teorizza non solo che l'universo è infinito, ma che è eterno, cioè che è sempre esistito e sempre esisterà. Tutto questo rende superfluo un dio creatore, che infatti non si saprebbe dove piazzare. Ma se non c'è posto per un dio, non c'è neppure per i chierici, suoi ministri: tutti disoccupati!

Citazioni dal processo a Roma[modifica]

  • Dicea che non vi era Inferno né Purgatorio, ma se pur vi era una di queste due cose, vi era il Purgatorio, ch'era più ragionevole che l'Inferno, perché se bene il fuoco era eterno, non era però la pena eterna, perché finalmente tutti sariano salvi, e che l'ira di Dio non era eterna, allegando «Nunquid in aeternum Deus irascetur?», dicendo ancora che nel fin del mondo si sariano salvati fino li demonii, perché «Homines et iumenta salvibus Domine».[fonte 4]
  • Disse che non deve né vuole pentirsi e non ha di che pentirsi né ha materia di pentimento, e non sa di che cosa debba pentirsi.
Dixit quod non debet nec vult rescipiscere, et non habet quid rescipiscat nec habet materiam rescipiscendi, et nescit super quo debet rescipisci.[fonte 5][6]
  • Iordanum dixisse, che Cain fu huomo da bene e che meritamente uccise Abel suo fratello, perché era un tristo e carnefice d'animali. [...]
    Ragionandosi di quei che ammazzavano li animali, mostrava d'haverli compassione e diceva che faceano male, e che Abel era stato un carnefice [...].
    Ragionando seco de li huomeni giusti, Giordano dicea che non ve n'era alcuno, e che il primo huomo che fu tenuto giusto, che fu Abel, era un carnefice homicidial di animali, e che havea meritato esser ammazzato, e che Cain era un huomo da bene et havea fatto bene ammazzar Abel.[fonte 6][5]
  • Per il che essendo stato visto e considerato il processo contra di te formato e le confessioni delle tuoi errori ed eresie con pertinacia ed ostinazione, benché tu neghi essere tali, tutte le altre cose da vedersi et considerarsi: proposta prima la tua causa nella Congregazione nostra generale, fatta avanti la Santità di N. Signore sotto il dì 20 di Gennaro prossimo passato, e quella votata e resoluta, siamo venuti all'infrascritta sentenzia. [...] nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre Vergine Maria [...] dicemo, pronunziamo, sentenziamo e dichiaramo te fra Giordano Bruno predetto essere eretico impenitente pertinace ed ostinato, e perciò essere incorso in tutte le censure ecclesiastiche e pene dalli sacri canoni, leggi e costituzioni così generali come particolari a tali eretici confessi, impenitenti, pertinaci ed ostinati imposte. [...] ti rilasciamo alla Corte di voi Mons. Governatore di Roma qui presente, per punirti delle debite pene. [...] che voglia mitigare il rigore delle leggi circa la pena della tua persona, che sia senza pericolo di morte o mutilazione di membro.[fonte 7]

Note[modifica]

  1. La canzone Sono il tuo sogno eretico si divide in tre parti, nella terza Caparezza racconta la storia di Giordano Bruno. Il cantante pugliese non cita esplicitamente né il nome dello scrittore, né quelli di Giovanna d'Arco e Girolamo Savonarola, i protagonisti delle altre due parti del brano. Ciò che accomuna i tre personaggi è il fatto che tutti e tre furono condannati a morte per eresia. Giordano Bruno, nella sua strofa, racconta dal suo punto di vista la sua storia e in particolar modo la vicenda che l'ha portato ad essere condannato a morte.
  2. [Nota presente nel medesimo testo da cui è tratta la citazione] L. Olschki, op. cit.; a questo proposito anche Jonas Cohn, Das Unendlichkeitsproblem, 1896. È particolarmente interessante il modo in cui Bruno, per poter fondare il suo concetto dello spazio infinito anche sull'«Autorità» degli antichi, contro la concezione scolastico-aristotelica, si rifà consapevolmente ai frammenti dei presocratici, e in particolare alle dotrine di Democrito: in certo modo – ed è un fatto sintomatico per tutto il movimento rinascimentale – egli si vale di una Antichità contro un'altra; il risultato è un terzo termine, appunto la specifica «modernità». L'opposto della bella definizione bruniana dello spazio come «quantitas continua, physica triplici dimensione constans» è la personificazione medioevale (ad esempio, nel Duomo di Parma) delle quattro dimensioni (parallele ai quattro evangelisti, ai quattro fiumi del paradiso, ai quattro elementi, ecc.).
  3. Da parte del capitano Matheus de Avantio.
  4. Keplero non visse abbastanza... la prima scoperta confermata di un pianeta extrasolare avvenne il 6 ottobre 1995.
  5. a b Vedi la spiegazione del fatto in Wikibooks.
  6. Sono le parole che Bruno, interrogato nelle carceri del Santo Uffizio il 21 dicembre 1599, pronuncia invitato a un ultimo pentimento. A riportarle è tal Flaminio Andriani, notaio dell'Inquisizione.

Fonti[modifica]

  1. Citato in Anacleto Verrecchia, Giordano Bruno, Donzelli editore, Roma, 2002, p. 72. ISBN 88-7989-676-8
  2. Citato in Firpo 1998, p. 356.
  3. Citato in Domenico Berti, Vita di Giordano Bruno da Nola, Paravia, Torino, 1868, p. 332.
  4. Dalle deposizioni di Francesco Graziano; citato in Firpo 1998, p. 266.
  5. Citato in Vincenzo Spampanato, Vita di Giordano Bruno, Casa editrice Giuseppe Principato, Messina, 1921 (Gela editrice, Roma, 1988), p. 776.
  6. Dalle deposizioni di Frate Celestino e Francesco Graziano (compagni di cella di Giordano Bruno a Venezia); citato in Firpo 1998, p. 273.
  7. Dal verbale della condanna di Bruno, letta in sua presenza l'8 febbraio 1600, archivio del Sant'Ufficio, citato in Nuovi documenti sul processo di Giordano Bruno, in Giornale critico della filosofia italiana, anno VI, fascicolo II, aprile 1925, in Bibliotheca Bruniana Elettronica, Warburg Institute & Istituto italiano per gli studi filosofici.

Bibliografia[modifica]