Totò, Peppino e... la malafemmina

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Totò, Peppino e la... malafemmina

Immagine TotoPeppino1956WP.jpg.
Titolo originale Totò, Peppino e la... malafemmina
Paese Italia
Anno 1956
Genere commedia
Regia Camillo Mastrocinque
Attori

Totò, Peppino e... la malafemmina, film italiano del 1956 con Totò e Peppino De Filippo. Regia di Camillo Mastrocinque.

Frasi[modifica]

  • Eeh... ho detto tutto. (Peppino Caponi)
  • 'Na femmena buciarda m'ha lassato...Eh! (Antonio e Peppino [in coro intonando O ciucciariello, canzone di Roberto Murolo])
  • Lei deve essere obbiettivo, a noi queste frasi sotto semaforo non ci convincono! (Antonio) [rivolto a Mezzacapa]
  • Adesso che siamo a Milano finalmente, vogliamo andare a vedere questo famoso Colosseo? (Antonio)
  • San'Antonio... Sant'Antonio mio bello. Tu che sei un santo così misericordioso... tu che fai tredici grazie al giorno... Fammene una, fa' che le ragazze non vengano. "Eccoci qua!" Sant'Anto'... io ti ringrazio, eh! (Antonio)
  • ...noi vorremmo sapere... per andare dove dobbiamo andare... per dove dobbiamo andare? Sa, è una semplice informazione. (Antonio) [rivolto al vigile]

Dialoghi[modifica]

  • Antonio Caponi: Ci vorrebbe qualcuno che ci mettesse aggiorno. Per andare a Milano non è una cosa semplice.
    Mezzacapa: Qualcuno... E allora io qua che ci sto a fare. Tutti mi chiamano il milanese.
    Peppino Caponi: Mezzacapa, ma parliamoci chiaro, voi siete stato veramente a Milano?
    Mezzacapa: Eccome non ci sono stato, ho fatto il militare nel '31...
    Antonio Caponi: No dico io...
    Mezzacapa: Cavalleria...
    Antonio Caponi: Mezzacapa, e i milanesi, quando vi vedevano, che dicevano?
    Mezzacapa: Che devono dire..
    Antonio Caponi: No, dico quando camminavate per la strada...
    Mezzacapa: Be'?
    Antonio Caponi: Be', questo tipo straniero, va.
    Mezzacapa: Ma per carità... Che, si andavano ad accorgere di me, a Milano? Ma voi non avete idea Milano che cosa sia.
    Peppino Caponi: Parlano parlano, eh?
    Mezzacapa: Parlano? Ma Milano è una grande città!
    Antonio Caponi: Camminano camminano... come noi?
    Mezzacapa: Camminano? C'è un traffico enorme. Anzi, vi dovete stare accorti eh! Là attraversare la strada è una cosa pericolosa.
    Antonio Caponi: Oh, e chi attraversa! Chi si muove, per carità.
    Mezzacapa: Certo, certo non è una città, vero il clima non è come qui da noi. Lì è un clima più rigido, eh, vento, neve..
    Antonio Caponi: Freddo?
    Mezzacapa: Freddo. Le bufère...
    Antonio Caponi: Le bùfere.
    Peppino Caponi: Ci sono? Le bùfere?
    Mezzacapa: Eccome.
    Peppino Caponi: Per la strada?
    Antonio Caponi: Per la strada.
    Mezzacapa: Per la strada, dappertutto.
    Antonio Caponi: Capirai, entrano nei palazzi, salgono le scale... eh che ne so!
    Mezzacapa: Acqua, vento... e nebbia! Eh... nebbia, nebbia!
    Antonio Caponi: Ah, questo m'impressiona! Tutto, ma la nebbia.
    Mezzacapa: A Milano, quando c'è la nebbia non si vede.
    Antonio Caponi: Perbacco... e chi la vede?
    Mezzacapa: Cosa?
    Antonio Caponi: Questa nebbia, dico?
    Mezzacapa: Nessuno.
    Antonio Caponi: Ma, dico, se i milanesi, a Milano, quando c'è la nebbia, non vedono, come si fa a vedere che c'è la nebbia a Milano?
    Mezzacapa: No, ma per carità, ma quella non è una cosa che si può toccare.
    Peppino Caponi: Ah, ecco.
    Antonio Caponi: Non si tocca... non si tocca.
    Peppino Caponi: Ma io, a parte questa nebbia, io non la tocco per carità... Ma adesso se noi dobbiamo incontrare a nostro nipote, questa cantante, come li vediamo, dove li troviamo?
    Antonio Caponi: Già! Eh già, non ci avevo pensato.
    Mezzacapa: È facile, la cantante, quella c'ha il nome sul manifesto.
    Antonio Caponi: Hai capito, a Milano quando c'è la nebbia, mettono i nomi sui manifesti. Dice, chi mi vuol trovare, io sto qua.
  • [La dettatura della lettera.]
    Antonio Caponi: Giovanotto, carta, calamaio e penna, su! Scriviamo!...dunque, hai scritto?
    Peppino Caponi: Eh, un momento, no?
    Antonio Caponi: E comincia, su!
    Peppino Caponi: [Fra sé e se'] Carta, calamari e penna...
    Antonio Caponi: OOOHHHH... [Inizia a dettare] Signorina!...Signorina!
    Peppino Caponi: [Si gira verso la porta] Dove sta?
    Antonio Caponi: Chi è?
    Peppino Caponi: La signorina.
    Antonio Caponi: Quale signorina?
    Peppino Caponi: Hai detto "Signorina?".
    Antonio Caponi: È entrata la signorina?!?
    Peppino Caponi: [Di nuovo verso la porta] Avanti!
    Antonio Caponi: ...Animale! "Signorina" è l'intestazione autonoma... della lettera... oh! Signorina! [Peppino cambia il foglio] Non era buona quella signorina là?
    Peppino Caponi: è macchiata...
    Antonio Caponi: Signorina!...veniamo... veniamo... [Peppino nel frattempo fa' da coro continuando a dettare a se stesso, per le prossime battute]...veniamo noi con questa mia addirvi.
    Peppino Caponi: Addirvi...
    Antonio Caponi: Addirvi, una parola: addirvi!
    Peppino Caponi: Addirvi una parola...
    Antonio Caponi: [Alzando la voce] Che!
    Peppino Caponi: Che!
    Antonio Caponi: Che è?
    Peppino Caponi: Che è?
    Antonio Caponi: Che è?
    Peppino Caponi: Uno, quanti?
    Antonio Caponi: Che è...
    Peppino Caponi: Uno che!
    Antonio Caponi: Uno che! Che è...
    Peppino Caponi: Che è! eh..
    Antonio Caponi: Scusate se sono poche...
    Peppino Caponi: Che.
    Antonio Caponi: Che è? Scusate se sono poche, ma SETTECENTOMILA [scandendo la cifra] lire, punto e virgola, noi.
    Peppino Caponi: Noi...
    Antonio Caponi: Ci fanno... specie che quest'anno, una parola, questanno... c'è stato una grande moria delle vacche [Peppino ripete, scrivendo], come voi ben sapete! Punto! Due punti!...ma sì, fai vedere che abbondiamo... Abbondandis in abbondandum... questa moneta servono, questa moneta servono... questa moneta servono acchè voi vi consolate... aho, scrivi presto!
    Peppino Caponi: Conninsalate...
    Antonio Caponi: Che voi vi consolate...
    Peppino Caponi: Ah, avevo capito con l'insalata.
    Antonio Caponi: Voi vi consolate, non mi fa' perdere il filo che ce l'ho tutta qui!
    Peppino Caponi: Avevo capito coll'insalata!
    Antonio Caponi: Dai dispiacere, dai dispiacere che avreta... che avreta... che avreta. Eh già, è femmina, è femminile. Che avreta perché... perché? io non so...
    Peppino Caponi: Perché che cosa?
    Antonio Caponi: Perché che? ohhhh, perché! Dai dispiacere che avreta perché! è aggettivo qualificativo, no?
    Peppino Caponi: [Sottovoce] Io scrivo...
    Antonio Caponi: Perché! Dovete lasciare... nostro nipote... che gli zii, che siamo noi medesimo di persona... [Peppino si tampona la fronte]...ma che stai facendo 'na faticata, si asciuga il sudore... [Peppino sospira]...Che siamo noi medesimo di persona, vi mandano questo. [Mostrando la scatola contenente i soldi]
    Peppino Caponi: Questo.
    Antonio Caponi: Perché il giovanotto è studente che studia, che si deve prendere una laura...
    Peppino Caponi: Laura.
    Antonio Caponi: Laura... che deve tenere la testa al solito posto, cioè... sul collo. Punto, punto e virgola. Punto e un punto e virgola.
    Peppino Caponi: Troppa roba..
    Antonio Caponi: Salutà..lascia fare..dicono che noi siamo provinciali, siamo tirati. Salutandovi indistintamente. Salutandovi indistintamente... sbrigati!...salutandovi indistintamente, i fratelli Caponi, che siamo noi... questa, apri una parente... apri una parente, dici: che siamo noi, i fratelli Caponi.
    Peppino Caponi: Caponi...
    Antonio Caponi: Hai aperto la parente? [Peppino annuisce] Chiudila!
    Peppino Caponi: Ecco fatto...
    Antonio Caponi: Volevi aggiungere qualcosa?
    Peppino Caponi: [Mugugna qualcosa di incomprensibile]...senza nulla a pretendere, non c'è... non c'è bisogno...
    Antonio Caponi: In ba... in data odierna.
    Peppino Caponi: Be', quello poi si capisce.
    Antonio Caponi: Vabbè, si capisce.
  • Antonio Caponi: Escuseme.
    Peppino Caponi: Ahi!
    Antonio Caponi: E scansati... scusi lei è di qua?
    Vigile: Dica!
    Antonio Caponi: È di qua?
    Vigile: Sì, be', sono di qua perché m'ha ciapà per un tedesco?
    Antonio Caponi: Ah, è tedesco... te l'avevo detto io che era tedesco.
    Peppino Caponi: E allora come si fa?
    Antonio Caponi: Eh, ci parlo io.
    Peppino Caponi: Perché tu parli?
    Antonio Caponi: Oooh ho avuto un amico prigioniero in Germania, non mi interrompere se no perdo il filo, dunque, escusemi...
    Vigile: Se ghè?
    Antonio Caponi: Bitte schön, noio...
    Vigile: Se ghè?
    Antonio Caponi: Ha capito!
    Peppino Caponi: C'ha detto?
    Antonio Caponi: Dopo ti spiego, noio volevan, volevon, savuar, noio volevan savuar l'indiriss, ia?
    Vigile: Eh ma, bisogna che parliate l'italiano perché io non vi capisco.
    Antonio Caponi: Ah, parla italiano.
    Peppino Caponi: Complimenti!
    Antonio Caponi: Complimenti, eh bravo!
    Vigile: Ma scusate, ma dove vi credevate di essere, siamo a Milano qua.
    Antonio Caponi: Appunto lo so, noi volevamo sapere, per andare, dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare, sa è una semplice informazione.
    Vigile: Sentite...
    Antonio Peppino [in coro]: Signorsì?
    Vigile: Se volete andare al manicomio.
    Antonio Peppino [in coro]: Sìssignore?
    Vigile: Vi accompagno io, ma varda un po' che roba, ma da dove venite voi? Dalla Val Brembana?
    Antonio Caponi: Non ha capito una parola!
  • Maître: Buonasera signori.
    Antonio Caponi: Buonasera commendatore. [Inchinandosi]
    Peppino Caponi: Commendatore. [Inchinandosi]
    Antonio Caponi: Buonasera signor commendatore.
    Maître: I signori desiderano?
    Antonio Caponi: Ma, veramente, volevamo parlare con il cameriere.
    Maître: Appunto, io sono il maître.
    Peppino Caponi: C'ha detto? [Sottovoce]
    Antonio Caponi: È un metro.
    Peppino Caponi: Ah, un metro... Eh, se li porta bene i centimetri.
  • Maître: Si affidino a me ... combinerò loro un servizio del quale non si scorderanno mai più. [si congeda]
    Antonio Caponi: ... e questo ce lo fa il servizio, eh!
    Peppino Caponi:[assentendo]... ci ha minacciato chiaramente!

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