Franz Kafka
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Franz Kafka (1883 − 1924), scrittore boemo.
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[modifica] Citazioni di Franz Kafka
- Abbiamo tra noi un nuovo avvocato, il dottor Bucefalo. Nel suo aspetto esteriore ricorda poco il tempo in cui era destriero di Alessandro il Macedone; ma chi è ben al corrente delle circostanze nota qualcosa d'inconsueto. Ho visto anzi, ultimamente, un qualunque usciere del tribunale soffermarsi ammirato sullo scalone a contemplare, con occhio da intenditore di corse, l'avvocato mentre saliva di gradino in gradino, sollevando alti i garretti, coi passi che rimbombavano sul marmo. (da Il nuovo avvocato)
- C'è molta speranza, ma nessuna per noi. (citato in George Steiner, La tragedia assoluta, in Nessuna passione spenta, p. 78)
- Dire una cosa è troppo poco, le cose bisogna viverle. (da Gustav Janouch, Colloqui con Kafka)
- Il lavoro intellettuale strappa l'uomo alla comunità umana. Il lavoro materiale, invece, conduce l'uomo verso gli uomini. (da Gustav Janouch, Colloqui con Kafka)
- Il male conosce il bene, ma il bene non conosce il male. (da Gustav Janouch, Colloqui con Kafka Zürau, Ungheria, 21 novembre 1917)
- Il punto di vista dell'arte e quello della vita sono anche nell'artista punti di vista diversi. (da Preparativi di nozze in campagna)
- Il tempo che ti è assegnato è così breve che se perdi un secondo hai già perduto tutta la vita, perché non dura di più,dura solo quanto il tempo che perdi. Se dunque hai imboccato una via, prosegui per quella, in qualunque circostanza, non puoi che guadagnare, non corri alcun pericolo, alla fine forse precipiterai, ma se ti fossi voltato indietro fin dopo i primi passi e fossi sceso giù per la scala, saresti precipitato fin da principio, e non forse, ma certissimamente. (da Patrocinatori)
- La psicanalisi, come origine delle religioni, non trova altro se non ciò che costituisce le malattie del singolo… e qui si vuol curare? (da Gli otto quaderni in ottavo)
- La sofferenza è l'elemento positivo di questo mondo, è anzi l'unico legame fra questo mondo e il positivo. (da Preparativi di nozze in campagna)
- L'arte vola attorno alla verità, ma con una volontà ben precisa di non bruciarsi. Il suo talento consiste nel trovare nel vuoto oscuro un luogo in cui [...] si possano potentemente intercettare i raggi luminosi. (da Preparativi di nozze in campagna)
- Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell'angoscia. (da Gustav Janouch, Colloqui con Kafka)
- Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell'uomo. «Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.» «Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l'uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all'infuori di me, ha chiesto di entrare?» Il guardiano si accorge che l'uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l'ingresso. E adesso vado e la chiudo». (da Davanti alla legge)
- Tutto è in giuoco. voi vedete più di me. Io sono nelle mie stanze, ma so che il tempo si fa sempre più grigio e torbido. Questa volta abbiamo un autunno più che mai triste. (da Il custode della cripta)
- Nudo, esposto al gelo di questa maledettissima epoca, su una carrozza realmente esistente, tirata da cavalli irreali, vado attorno vagando, povero vecchio. (da Un medico di campagna)
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- Credere al progresso non significa credere che un progresso ci sia già stato.
- Da un certo punto in avanti non c'è più modo di tornare indietro. È quello il punto al quale si deve arrivare.
- Di una cosa sono convinto: un libro dev'essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.
- È difficile dire la verità, perché ne esiste sì una sola, ma è viva e possiede pertanto un volto vivo e mutevole.
- Il primo segnale dell'inizio della comprensione si manifesta con il desiderio di morire.
- I Sentieri si costruiscono viaggiando.
- La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio.
- L'amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.
- La forza che si oppone al destino è in realtà una debolezza.
- La mia "paura" è la mia essenza, e probabilmente la parte migliore di me stesso.
- Le domande che non si rispondono da sé nel nascere non avranno mai risposta.
- L'ozio è il principio di tutti i vizi, il coronamento di tutte le virtù.
- Non c'è di peggio del disordine quando si hanno capacità esigue.
- Non disperarti, non anche per le situazioni che non lo richiedono.
- Ogni rivoluzione evapora, lasciando dietro solo la melma di una nuova burocrazia.
- Se i francesi fossero stati come i tedeschi nella loro essenza, allora come non avrebbero potuto i tedeschi ammirarli!
- Se esiste la trasmigrazione delle anime, non sono ancora arrivato al livello più basso. La mia vita è un'esitazione prima della nascita.
- Spesso è più sicuro essere in catene che liberi.
- Un credo è come una ghigliottina, altrettanto pesante, altrettanto leggero.
[modifica] Diari
- Che cosa ti lega a questi corpi delimitati, parlanti, lampeggianti dagli occhi, più strettamente che a qualunque altra cosa, diciamo, al portapenne che hai in mano? Forse il fatto che sei della loro specie? Ma non sei della loro specie, perciò appunto hai formulato questa domanda.
- Confessione e bugia sono la stessa cosa. Per poter confessare, si mente. Ciò che si è non lo si può esprimere, appunto perché lo si è; non si può comunicare se non ciò che non siamo, la menzogna.
- Di tutto esiste un surrogato misero, artificiale: degli antenati, delle nozze e dei discendenti. Lo si crea nelle convulsioni e, quando non si perisce per queste, si perisce per la desolazione del surrogato.
- I genitori che si aspettano gratitudine dai figli (c'è persino che la pretende) sono come usurai: rischiano volentieri il capitale pur di incassare gli interessi.
- Lascia dormire il futuro come si merita. Se lo si sveglia prima del tempo, si ottiene un presente assonnato.
- La maggior parte dei vecchi hanno qualcosa di malfido, di menzognero nel loro modo di comportarsi con le persone più giovani di loro.
- La paura è l'infelicità, ma non perciò il coraggio è la felicità, è invece mancanza di paura, non coraggio, il quale forse richiede più che energia.
- La solida delimitazione dei corpi umani è spaventosa.
- L'eterna giovinezza è impossibile. Anche se non ci fossero altri impedimenti, l'osservazione di se stessi la renderebbe impossibile.
- Non esiste altro mondo fuorché il mondo spirituale. Quello che noi chiamiamo mondo sensibili è il Male del mondo spirituale.
- Non sono la pigrizia, la cattiva volontà, la goffaggine che mi fanno fallire o non fallire in tutto: vita familiare, amicizia, matrimonio, professione, letteratura, ma è l'assenza del suolo, dell'aria, della legge. Crearmi queste cose, ecco il mio compito... il compito più originale.
- Quando io dico una cosa, essa perde subito e definitivamente la sua importanza; quando la scrivo la perde lo stesso, ma talvolta ne acquista una nuova.
- Quando uno dice: Che importa a me la vita? Soltanto per la mia famiglia non voglio morire. Ma la famiglia è precisamente la rappresentante della vita, dunque, egli vuol vivere appunto per la vita.
- Quante fatiche per mantenersi in vita! Nessun monumento richiede un tale impiego di forze per essere eretto.
- Tu sei destinato a un grande Lunedì! ben detto, ma la Domenica non finisce mai.
- Un angelo vestito di panni d'un viola azzurro, cinto di cordoni d'oro, con grandi ali bianche dal fulgore di seta, la spada librata orizzontalmente nella mano sollevata. L'emozione è grande: un angelo, dunque, pensai. Tutto il giorno vola verso di me e io scettico come sono non lo sapevo. Adesso mi parlerà.
- Un'immagine della mia esistenza sarebbe una pertica inutile, incrostata di brina e neve, infilata obliquamente nel terreno, in un campo profondamente sconvolto, al margine di una grande pianura, in una buia notte invernale.
[modifica] Aforismi di Zürau
- C'è una meta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare.
- Come un sentiero d'autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche.
- Due compiti per iniziare la vita: restringere il tuo cerchio sempre più e controllare continuamente se tu stesso non ti trovi nascosto da qualche parte al di fuori del tuo cerchio.
- È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo.
- In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all'indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo.
- La nostra arte è un essere abbagliati dalla verità: vera è la luce sul volto che arretra con una smorfia, nient'altro.
- Le cornacchie affermano che una sola cornacchia potrebbe distruggere il cielo. Questo è indubbio, ma non prova nulla contro il cielo, poiché i cieli significano appunto: impossibilità di cornacchie.
- L'indistruttibile è uno; ogni singolo uomo lo è e al tempo stesso è comune a tutti, da qui il legame fra gli uomini, indissolubile come nessun altro.
- Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.
- Prima non capivo perché la mia domanda non ottenesse risposta, oggi non capisco come potessi credere di poter domandare. Ma io non credevo affatto, domandavo soltanto.
- Questa sensazione: «Qui non getto l'ancora» e subito sentirsi trascinati dai flutti ondeggianti.
- Venne data loro la possibilità di scegliere fra diventare re o corrieri del re. Come bambini vollero tutti essere corrieri. Per questo ci sono soltanto corrieri, scorrazzano per il mondo e, poiché di re non ce ne sono, gridano i messaggi ormai privi di senso l'uno all'altro. Volentieri porrebbero fine alla loro miserevole vita, ma non osano farlo per via del giuramento che hanno prestato.
[modifica] La metamorfosi
[modifica] Incipit
Gregorio Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta del letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi.
[modifica] Citazioni
- Le zampine di Gregorio ronzavano quasi, quando si avviò a mangiare. Le sue ferite dovevano del resto esser già rimarginate poiché non sentiva più nessun impedimento; n'era anzi stupito, e si ricordò che un mese prima si era fatto col coltello un piccolo taglio al dito, e che ancora due giorni innanzi la ferita gli doleva abbastanza. Sarei dunque ora meno sensibile? pensò, e già stava succhiando ingordamente il formaggio, verso il quale s'era sentito attrarre con violenza più che verso tutti gli altri cibi. A rapide boccate e con lacrime di soddisfazione divorò i legumi e la salsa; i cibi freschi invece non gli piacevano: non poteva neppure sopportarne l'odore e anzi trascinava un po' lontano quelli che preferiva.
[modifica] Il prossimo villaggio
[modifica] Incipit
Mio nonno soleva dire: «La vita è straordinariamente corta. Ora, nel ricordo, mi si contrae a tal punto che, per esempio, non rieco quasi a comprendere come un giovane possa decidersi ad andare a cavallo sino al prossimo villaggio senza temere (prescindendo da una disgrazia) che perfino lo spazio di tempo, in cui si svolge felicemente e comunemente una vita, possa bastar anche lontanamente a una simile cavalcata.»
[modifica] Undici figli
[modifica] Incipit
Ho undici figli.
Il primo è fisicamente poco appariscente, ma serio e intelligente, pure non ho molta stima di lui, benché, come figlio, lo ami come tutti gli altri. Il suo modo di pensare mi sembra troppo semplice. Non guarda né a destra né a sinistra, né in lontananza, compie continuamente il periplo della ristretta cerchia delle sue idee o meglio vi si aggira dentro.
[modifica] Citazioni
- Il mio undicesimo figlio è gracile, certo è il più debole di tutti; ma la sua debolezza inganna, perché a volte sa esser forte e risoluto; ma anche allora la sua debolezza è in qualche modo determinante. Non è però una debolezza di cui s'abbia a vergognare, ma qualcosa che sembra tale soltanto su questa nostra terra. Non è per esempio anche la disposizione al volo la debolezza, trattandosi di un vacillare incerto, di uno svolazzare a caso? Qualcosa di simile appare nel mio figliuolo. Il padre, di tali qualità non può certo rallegrarsi, perché tendono evidentemente alla disgregazione della famiglia. A volte mi guarda quasi mi volesse dire: Ti prenderò con me, babbo. Ed io, penso allora: Saresti l'ultimo a cui mi affiderei. E il suo sguardo sembra rispondere: Ebbene, ch'io sia almeno l'ultimo:
questi sono i miei undici figli.
[modifica] Lettere a Milena
[modifica] Incipit
Merano-Maia Bassa, Pensione Ottoburg
Cara signora Milena,
da Praga Le scrissi un biglietto e un altro da Merano. Non ho avuto alcuna risposta. I biglietti, è vero, non richiedevano una risposta particolarmente rapida, e se il Suo silenzio non è che un indizio di condizioni di salute relativamente buone, le quali, si sa, trovano spesso la loro espressione nella ripugnanza a scrivere, sono ben contento. Ma può anche darsi – e per questo scrivo – che nei miei biglietti io L'abbia in qualche modo urtata (quale mano involontariamente grossolana avrei, se fosse così!) o, cosa ancora molto peggiore, che quel momento di respiro tranquillo e sollevato, del quale mi ha scritto, sia già passato e di nuovo sia giunto per Lei un periodo cattivo. Nella prima eventualità non saprei che dire, tanto la cosa mi è lontana e tanto vicino tutto il resto, nella seconda eventualità non do consigli – come potrei consigliare? – ma domando soltanto: Perché non si allontana un poco da Vienna? Lei non è senza patria come altre persone. Un soggiorno in Boemia non Le darebbe nuova energia? E se per qualche ragione, andare altrove, forse Merano stessa andrebbe bene. La conosce? Aspetto dunque due cose. O ancora silenzio che vorrebbe dire: "Niente apprensioni, sto proprio bene" . O invece alcune righe.
Cordialmente
Kafka
[modifica] Citazioni
- Domani Le manderò le osservazioni che del resto saranno pochissime, per parecchie pagine niente, la ovvia verità della traduzione, se scrollo da me ciò che è ovvio, mi appare sempre stupefacente; quasi mai un malinteso, che poi non sarebbe gran cosa, ma sempre una comprensione energica e decisa. Non so però se i cechi non Le rinfacceranno la fedeltà, che è per me la cosa più amabile nella traduzione (e neanche per amor del racconto, ma per me); il mio senso della lingua ceca (anch'io ce l'ho a modo mio), è pienamente soddisfatto, ma estremamente prevenuto. In ogni caso, se qualcuno glielo dovesse rimproverare, cerchi di equilibrare la mortificazione con la gratitudine.
[modifica] Il processo
[modifica] Incipit
Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po', guardò dal suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa.
[modifica] Citazioni
- «Che novità sono queste?» disse K.: saltò dal letto e si infilò rapidamente i pantaloni. «Voglio proprio vedere chi c'è di là, e che scuse troverà la signora Grubach per questa seccatura». Si era bensì accorto subito che non avrebbe dovuto dire quelle cose ad alta voce, perché in certo modo esse comportavano il riconoscimento di un diritto al controllo da parte del nuovo venuto, ma lì per lì la cosa non gli parve importante.
- In una mattina d'inverno – fuori la neve cadeva nella luce cupa – K. sedeva nel suo ufficio, straordinariamente stanco già nelle prime ore. Per difendersi almeno dagli impiegati di livello inferiore aveva dato al commesso l'ordine di non lasciar passare nessuno di loro perché era occupato in un lavoro importante. Ma invece di lavorare si rigirava sulla sedia, spostava lentamente qualche oggetto sul tavolo, poi senza avvedersene fece cadere il braccio disteso lungo il piano del tavolo e rimase immobile con la testa china.
Il pensiero del processo non lo lasciava più. Aveva già più volte pensato se non sarebbe stato meglio redigere una difesa e inoltrarla al tribunale. Voleva anteporvi una breve descrizione della sua vita e chiarire, riguardo ad ogni evento in qualche modo più importante, le ragioni del suo comportamento e se, secondo il suo giudizio attuale il suo modo di agire era da riprovare o approvare e quali motivi poteva addurre in un caso o nell'altro. I vantaggi di una tale difesa scritta rispetto alla pura e semplice difesa dell'avvocato, del resto per niente ineccepibile, erano indubbi. K. non sapeva affatto quello che l'avvocato intendesse fare; in ogni caso non doveva essere molto, già da un mese non lo aveva più chiamato, e in nessuna delle conversazioni precedenti K. aveva avuto l'impressione che quell'uomo potesse far molto per lui. - «No,» disse il sacerdote, «ma temo che finirà male. Sei ritenuto colpevole. Forse il tuo processo non andrà neppure oltre un tribunale di grado inferiore. Almeno per il momento, la tua colpevolezza si dà per dimostrata.» «Ma io non sono colpevole,» disse K., «è un errore. E poi, in generale, come può un uomo essere colpevole? E qui siamo pure tutti uomini, gli uni quanto gli altri.» «È giusto» disse il sacerdote, «ma è proprio così che parlano i colpevoli.»
- Non c'era niente di eroico se anche resisteva, se anche metteva ora in difficoltà i signori, se tentava di gustare l'ultimo barlume della sua vita difendendosi.
- «Tu fraintendi la situazione,» disse il sacerdote, «la sentenza non viene ad un tratto, è il processo che poco a poco si trasforma in sentenza.» «Ah, è così,» disse K. abbassando il capo.
[modifica] America (Il disperso)
[modifica] Incipit
Quando il sedicenne Karl Rossmann, mandato in America dai suoi poveri genitori perché una donna di servizio l'aveva sedotto e aveva avuto un bambino da lui, entrò nel porto di New York sulla nave che ormai procedeva lenta, la statua della Libertà già osservata da un pezzo gli apparve come una luce di un sole divenuto di colpo intenso. Il braccio con la spada sporgeva come appena sollevato e attorno alla figura spiravano libere brezze.
"Quant'è alta" si disse, e poiché ad andarsene non pensava affatto, a poco a poco fu sospinto fino al parapetto dalla moltitudine crescente dei facchini che gli passavano davanti.
[modifica] Citazioni su Franz Kafka
- Kafka comprende il mondo (il suo e anche meglio il nostro di oggi) con una chiaroveggenza che stupisce, e che ferisce come una luce troppo intensa. (Primo Levi)
- Un uomo condannato a guardare il mondo con una lucidità cosi accecante che lo trovò intollerabile e ne morì. (Milena Jesenska)
- Nei libri di Kafka e in varie altre opere si esprime intensamente il sentimento, immanente nel tardo mondo borghese, dell'angoscia e della solitudine, della disperata sottomissione a potenze impenetrabili, che si oggettivano e si personalizzano nei loro apparati. Kafka conosceva le sofferenze della classe operaia, ma non comprendeva la sue lotte, e questo è il suo limite, dal quale nasce il suo senso di disperazione. Ma la sua opera non è mistificazione totale: è invece una sinistra intensificazione della realtà, e non va confusa con le vacue e noiose mistificazioni che si fabbricano spesso oggi. (Ernst Fischer)
[modifica] Bibliografia
- Franz Kafka, Confessioni e Diari (1972), Mondadori, Milano. A cura di Ervino Pocar.
- Diari, traduzione di Ervino Pocar.
- Gli otto quaderni in ottavo, traduzione di Italo A. Chiusano.
- Gustav Janouch, Colloqui con Kafka, traduzione di Ervino Pocar.
- Franz Kafka, Aforismi di Zürau, Adelphi, Milano 2004. A cura di Roberto Calasso.
- Franz Kafka, Tutti i racconti, traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori, 1979.
- Franz Kafka, Lettere a Milena, traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori 1979.
- Franz Kafka, La metamorfosi (Die Verwandlung, 1912), traduzione di Rodolfo Paoli, Oscar Mondadori, 1979.
- Franz Kafka, Il prossimo villaggio (1916-1917), traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori, 1979.
- Franz Kafka, Undici figli (1917), traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori, 1979.
- Franz Kafka, Il processo (Der Prozess), traduzione di Giuseppe Landolfi Petrone e Maria Martorelli, Newton Compton Editori, 1989.
- Franz Kafka, America (Il disperso) (Amerika (Der Verschollene)), traduzione di Elena Franchetti, Fabbri Editori, 1996.
- Ernst Fischer, L'arte è necessaria?, traduzione di Fausto Codino, Editori Riuniti, Roma 1975.
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[modifica] Opere
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La Metamorfosi (1915) -
Il Processo (1925)