Miguel de Cervantes

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Miguel de Cervantes Saavedra

Miguel de Cervantes Saavedra (1547 – 1616), scrittore spagnolo.

  • Da un'altra nube sbucò il gran Lope
    poeta insigne che, in versi e in prosa,
    nessuno supera e nemmeno uguaglia. (da Viaggio in Parnaso; citato in Rubio 1973)
  • Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio. (citato in Selezione dal Reader's Digest, giugno 1973)
  • L'uomo è di fuoco, la donna di stoppa, il diavolo arriva e soffia. (da Novelle esemplari)
  • La miglior salsa del mondo è la fame. (da Don Chisciotte)
  • La stirpe si eredita, la virtù si acquista; e la virtù vale da sola quello che la stirpe non vale. (da Don Chisciotte)
  • Nella bocca chiusa non entrano le mosche. (da Don Chisciotte)
  • Non c'è buon ragionamento che sembri tale quando è troppo lungo. (da Los trabajos de Persiles y Sigismunda)
  • Ognuno è come il cielo l'ha fatto, e qualche volta molto peggio. (da Don Chisciotte)
  • Parla con calma, ma non in maniera tale da dare l'impressione che tu stia ascoltando te stesso; l'affettazione è sempre brutta. (da Don Chisciotte)
  • Trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà. (da Novelle esemplari)
  • è indole propria delle donne disprezzare chi le ama ed amare chi le odia. (da Don Chisciotte)
  • Ricorda, caro mio Sancho, chi vale di più, deve fare di più. (da Don Chisciotte)
  • [Napoli] Gloria d'Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra. (citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, p. 85, Colonnese, Napoli, 2007 [1997]. ISBN 978-88-87501-77-3)

Indice

[modifica] Senza fonte

  • Amore e desiderio sono due cose distinte: non tutto ciò che si ama si desidera, né tutto ciò che si desidera si ama.
  • Beh, c'è rimedio a tutto tranne alla morte, che certamente un giorno o l'altro ci stenderà.
  • Chi ti vuol bene ti fa piangere.
  • Cuor debole mai vinse bella donna.
  • Diffida del bue davanti, della mula dietro, del monaco da tutte le parti.
  • Dimmi chi sono i tuoi compagni e ti dirò chi sei.
  • Dio sopporta i malvagi, ma non per sempre.
  • Due volte sciocco colui che, svelando un segreto ad un altro, gli chiede caldamente di non farne parola con nessuno.
  • È nella natura delle donne disprezzare chi le ama e amare chi le detesta.
  • Gli uomini approvano e Dio disapprova.
  • I nostri peggiori nemici, e quelli con cui dobbiamo combattere più di tutti, sono dentro.
  • L'onestà è la miglior politica.
  • La fortuna lascia spesso qualche porta aperta per far entrare qualche rimedio.
  • La diligenza è la madre della fortuna.
  • La donna è di vetro, quindi non si deve far la prova se si possa rompere o no.
  • La paura ha mille occhi e può perfino vedere sottoterra.
  • Le soddisfazioni della ricchezza non risiedono nel semplice possesso o nelle spese folli, ma nell'usarla in modo saggio.
  • Molti poco fanno un tanto.
  • Nel mondo non ci sono che due razze, diceva la mi' nonna, quella di chi ha e quella di chi non ha.
  • Nelle sventure comuni si riconciliano gli animi e si stringono amicizie.
  • Nessun limite eccetto il cielo.
  • Non possiamo essere tutti frati, e molte sono le vie per le quali Dio conduce i suoi prescelti al paradiso.
  • Non so se vidi qualcuno il giorno della mia nascita.
  • Non si dovrebbe parlare di corda in casa dell'impiccato.
  • Non si possono prendere trote con i calzoni asciutti.
  • O invidia, radice di mali infiniti, verme roditore di tutte le virtù!
  • Ogni uomo è figlio delle proprie azioni, e giacché son uomo posso pure diventare papa.
  • Potremo mai avere troppo di una una cosa buona?
  • Predica bene colui che vive bene.
  • Ritirarsi non è scappare, e restare non è un'azione saggia, quando c'è più ragione di temere che di sperare.
  • Sii tardo di lingua e lesto d'occhio.
  • Un salto oltre la siepe vale più delle preghiere dei giusti.
  • Visitare terre lontane e conversare con genti diverse rende saggi gli uomini.

[modifica] Don Chisciotte della Mancia

[modifica] Incipit

Che tratta del grado sociale e delle abitudini
del famoso cavaliere don Chisciotte della Mancia.


In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella restrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. Tre quarti della sua rendita se ne andavano in un piatto più di vacca che di castrato, carne fredda per cena quasi ogni sera, uova e prosciutto il sabato, lenticchie il venerdì e qualche piccioncino di rinforzo alla domenica. A quello che restava davano fondo il tabarro di pettinato e i calzoni di velluto per i dì di festa, con soprascarpe dello stesso velluto, mentre negli altri giorni della settimana provvedeva al suo decoro con lana grezza della migliore.

[modifica] Citazioni

  • Ben è ragionevole e giusto che Amore venda a caro prezzo le sue glorie, poiché non ha il mondo miglior tesoro: ed è manifesto che tiensi a vile ciò che a vil pregio s'aquista. (ediz. 1888)
  • Per mille contrassegni che ho notati, questo mio padrone è già fin d'ora un pazzo da corda ed io sono forse più pazzo di lui perché lo servo e lo seguito [Sancio di don Chisciotte]. (ediz. 1888)
  • Quando io era bambina mio padre aveva una schiava la quale m'insegnò nella mia lingua il rito cristiano, e molte cose mi disse di Lela Marien [la Madonna]. Morì la Cristiana, ed io so che non andò al fuoco, ma con Alà; perché due volte la vidi dopo la sua morte, e mi disse che fuggissi in terra cristiana a vedere Lela Marien che molto mi amava. [...] Se ti piacerà tu diverrai mio marito; e, non volendo, non importa, perché Lela Marien me lo troverà. (ediz. 1888)

[modifica] Explicit

"Per me sola nacque don Chisciotte, ed io per lui; egli ha saputo oprare, ed io scrivere; noi soli siamo due in uno, nonostante e a dispetto del falso e tordesigliesco scrittore che si arrischiò o si arrischierà a scrivere con grossolana e spuntata penna di struzzo le imprese del mio valoroso cavaliere, perché non è peso per le sue spalle, né tema per il suo costipato ingegno; e anzi l'avvertirai, se mai ti capitasse di conoscerlo, che lasci riposare nella tomba le stanche e ormai marcite ossa di don Chisciotte, e non cerchi di portarlo, contro ogni diritto della morte, nella Vecchia Castiglia, tirandolo fuori dalla fossa in cui realmente e veramente giace, lungo lungo, nell'impossibilità di fare una terza spedizione e una nuova uscita; che per farsi beffa di tutte quelle che fecero quei cavalieri erranti, son sufficienti le due che fece lui, con tanto spasso e consenso delle genti che ne hanno avuto notizia sia in questi che negli stranieri regni. E con ciò terrai fede alla tua cristiana professione, consigliando bene chi ti vuol male, e io resterò soddisfatto e fiero d'essere stato il primo a godere per intiero i frutti dei suoi scritti, come volevo, che altro non è stato il mio intento che quello di far odiare dagli uomini le bugiarde e assurde storie dei libri di cavalleria, che ad opera di quelle del mio autentico don Chisciotte van barcollando, e finiranno per cadere del tutto, senza alcun dubbio." Vale

[Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199]

[modifica] Bibliografia

  • Josè López Rubio, Lope de Vega, traduzione di Gianni Buttafava, Arnoldo Mondadori Editore 1973.
  • Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia (El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha), traduzione di Vittorio Bodini, Einaudi Tascabili 1994. ISBN 8806126199
  • Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Edoardo Perino editore, Roma 1888

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