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Dizionario del cinema italiano

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Dizionario del cinema italiano, dizionario enciclopedico del cinema a cura di Enrico Lancia e Roberto Poppi.

Citazioni[modifica]

Gli attori[modifica]

  • Una leggenda che il trascorrere del tempo ha trasformato in mito. Di questo indescrivibile "mostro", presenza ineluttabile di tanto cinema trash degli anni Settanta, nessuno si è mai occupato [...]. (BACCARO Salvatore, vol. 1, p. 35)
  • Di bassa statura, fisico tozzo e "faccia" che avrebbe fatto cambiare professione a Lombroso, [...] viene utilizzato come "elemento anomalo", "destabilizzante" (lui, un diverso fra i "normali", o viceversa?) in film di ogni genere. Compare fugacemente in numerosissime pellicole, ma la sua presenza è un pugno nello stomaco per lo spettatore (vicino a lui Alvaro Vitali sembra Brad Pitt). (BACCARO Salvatore, vol. 1, p. 35)
  • Chissà cosa avrebbero dato altri per essere su quei set. Lui ha fornito la sua faccia incredibile, straordinaria, unica. Lo ricordiamo con affetto, simpatia e rimpianto. È morto, senza clamori, ignorato da tutti, in un anno imprecisato [...]. (BACCARO Salvatore, vol. 1, p. 35)
  • Nel cinema il suo debutto avviene nel film muto La bellezza del mondo [...] e con il sonoro la sua attività cinematografica diviene addirittura frenetica; infatti partecipa a un impressionante numero di pellicole in ben delineati ruoli di carattere, molto aderenti al suo fisico: giocondi commendatori, padri buontemponi e un po' svitati, bolsi industriali, politicanti egoisti, nobili corpulenti, cavalieri dal cuor d'oro, personaggi tutti all'insegna di una simpatica bonomia.
    Fra tutti questi ruoli sono da ricordare i ricchi borghesoni da lui disegnati con impareggiabile bravura e professionalità esemplare [...]. E, infine, nel dopoguerra la caratterizzazione più azzeccata di tutta la sua carriera, il capitalista "cattivo" di Miracolo a Milano (1951) di De Sica. (BARNABÒ Guglielmo, vol. 1, p. 49)
  • Seguendo la voga di far debuttare anche nel cinema i cantanti famosi dell'epoca, Gino Bechi interpreta alcuni film, il più delle volte scritti appositamente per lui e facendo leva sulle sue eccellenti doti vocali. Alcuni di questi film, ben confezionati e diretti, gli offrono anche la possibilità di mostrarsi attore simpatico e gioviale. Prima fra tutti la commedia sentimental-canora Fuga a due voci (1943) che sigilla il suo debutto e nella quale si dimostra attore disinvolto e capace, portando al successo due deliziose canzoni. (BECHI Gino, vol. 1, p. 55)
  • Dopo gli importanti film dei primi anni Trenta, il teatro lo assorbe totalmente, ma continua sporadicamente a partecipare a qualche film, in ruoli di fianco e soprattutto come caratterista, eccellendo in ruoli ambigui e untuosi come il Tornaquinci de La cena delle beffe (1941) di Blasetti o il vecchio principe di Fedora (1942) di Mastrocinque. (BENASSI Memo, vol. 1, p. 57)
  • Dal 1931 è uno dei primi attori ad ottenere una grande popolarità nel cinema, dove diventa uno dei migliori e più acclamati protagonisti interpretando un numero considerevole di pellicole, alcune delle quali di ottima fattura e di grande successo commerciale. Alla fine del conflitto mondiale si divide tra cinema e teatro, facendo delle incursioni anche nella neonata televisione. [...] Continua ad apparire sugli schermi ma soltanto in partecipazioni speciali, o in ruoli di carattere che sviliscono alquanto il suo grande potenziale d'attore brillante. (BESOZZI Nino, vol. 1, p. 67)
  • È essenzialmente un attore di fotoromanzi, [...] molto amato dal pubblico femminile, attratto dal suo fisico aitante e dal suo volto pulito e gradevole, da vero "primo attor giovane". [...] Dal suo esordio Borelli non ha che poche occasioni per poter dimostare le sue doti, tranne quelle fisiche, obbligato a ripetere nei film lo stereotipo del giovane perbene, identico ai personaggi dei "fumetti"; solo Eduardo De Filippo gli affida in due suoi film due ruoli da attor giovane, ma purtroppo di poco rilievo. La sua carriera è comunque assai lunga anche se è spesso presente in mediocri produzioni di serie B. (BORELLI Rosario, vol. 1, p. 86)
  • Nel 1939 [...] viene notato da Mario Mattòli, che intuisce le sue potenzialità di attore comico [...]. Da quel momento Campanini diventa uno degli attori più richiesti, iniziando un'attività frenetica nel cinema, sia in ruoli di spalla che di secondo o a volte di terzo piano che comunque non gli fanno trascurare la rivista, soprattutto nell'immediato dopoguerra. È proprio in questo periodo che Soldati gli offre il ruolo più prestigioso della sua carriera ne Le miserie del signor Travet (1945) dove è un misurato e convincente protagonista, cui purtroppo non c'è seguito alcuno tranne il personaggio del reduce ottimamente caratterizzato ne Il bandito (1946) di Lattuada. Campanini di lì a poco ritorna ai suoi soliti personaggi di contorno, sempre resi con partecipazione e convinzione tali da farlo considerare tra i migliori caratteristi del suo tempo. (CAMPANINI Carlo, vol. 1, p. 108)
  • Nel 1933 debutta nel cinema in Notturno viennese (Reunion in Vienna) di Sidney Franklin accanto a John Barrymore, facendosi apprezzare come caratterista sobrio e incisivo. Dotato di una maschera particolare e di un ghigno significativo interpreta oltreoceano una grande quantità di film, sempre in secondi o terzi ruoli, ma da gran caratterista e spessissimo in parti da "vilain". (CIANNELLI Eduardo, vol. 1, p. 148)
  • Il suo ingresso nel cinema è dapprima come doppiatore, e Gazzolo presta la sua personale intonazione vocale a caratteristi stranieri come Fernandel, Walter Brennan, Peter Lorre, Roland Young, Barry Fitzgerald, Millard Mitchell, Bud Abbott e altri, tra cui anche primi attori come Louis Jouvet e Charlie Chaplin, fino ai tipici vecchietti invadenti dei film western, uno fra tutti George "Gabby" Hayes. È poi utilizzato come eccellente attore di carattere dal 1938, creando invariabilmente tipi molto indovinati. (GAZZOLO Lauro, vol. 1, p. 266)
  • Fa il fattorino telegrafico quando, casualmente, viene notato da Renato Castellani che è alla ricerca di "facce nuove" per il suo film realista Sotto il sole di Roma (1948). Il regista lo giudica perfetto per un ruolo da sempliciotto ragazzo di borgata soprattutto per la simpatia che ispira e la spontaneità di fronte alla macchina da presa. L'identificazione di questo attore "preso dalla strada" con il personaggio Geppa è tale che il giovanotto sarà più conosciuto con questo nome che con quello suo reale [...]. Nel cinema, che affronta senza montarsi la testa, coglie subito, grazie a De Sica, una seconda grande occasione con il personaggio candido e onesto, semplice e gioviale, di Totò il buono, nato dalla penna di Zavattini, in Miracolo a Milano (1950) che rimane la sua interpretazione più riuscita. Poi non ha più occasioni per dimostrare le sue doti da caratterista, come il suo fisico suggerisce. (GOLISANO Franco, vol. 1, p. 293)
  • È, probabilmente, fra gli attori presi dalla strada nel felice periodo del Neorealismo italiano, il più conosciuto ed uno dei pochi ad aver continuato la carriera, anche se non in maniera del tutto soddisfacente. È operaio nella fabbrica romana della Breda allorché Vittorio De Sica lo sceglie quale protagonista per Ladri di biciclette (1940), aderendo al ruolo meglio di qualsiasi altro attore [...]. Nel decennio degli anni Cinquanta appare in numerosi film come caratterista, ma senza più lo smalto della sua prima prova. (MAGGIORANI Lamberto, vol. 2, pp. 12-13)
  • Biondo, occhi azzurri, fisico da aitante attor giovane, sguardo ammiccante, recitazione sobria e controllata, ha tutte le carte in regola per diventare uno degli attori più sensibili del teatro e del cinema italiano, anche se in questo settore non è aiutato da una fotogenia esaltante. (MINELLO Carlo, vol. 2, p. 48)
  • Breve la carriera cinematografica di questo piccolo attore che, come la maggior parte dei bambini scelti da un regista famoso, sono perfetti per l'adesione al personaggio ma, con il passare del tempo, non trovano più opportunità per esprimere il loro talento. Nei due film di Germi Il ferroviere (1956) e L'uomo di paglia (1958) il piccolo Edoardo dimostra rare doti di sensibilità e di disinvoltura, ma si tratta di doti che non avrà mai più occasione di proporre nei film successivi, tutti di discreta quanto mediocre fattura. (NEVOLA Edoardo, vol. 2, p. 73)
  • Camillo Pilotto è uno degli attori che, pur partecipando ad una enorme quantità di film, alcuni dei quali di ottima fattura, costituisce una presenza costante sui palcoscenici italiani e sempre con il nome in ditta, sia nel periodo bellico che in quello postbellico [...]. (PILOTTO Camillo, vol. 2, p. 119)
  • Alto, di bella presenza ed elegante figura, è uno degli attori più stimati e quotati dapprima nel teatro poi nel cinema, settori in cui debutta pressoché contemporaneamente pur non giungendo mai al ruolo di protagonista. Da "primo attor giovane" in teatro ad antagonista sullo schermo, Mario Pisu si costruisce una carriera di tutto rispetto recitando in teatro [...]. Ma anche in campo cinematografico Pisu è richiesto da registi importanti e affermati [...]. Di notevole intensità è anche la sua attività nel doppiaggio, dove presta la sua voce calda e modulata. (PISU Mario, vol. 2, p. 123)
  • A differenza di molti altri comici del teatro leggero, Riento ha una carriera nel cinema di tutto rispetto e molto lunga con caratterizzazioni molto apprezzate da critica e pubblico. Timoroso, sapido, a volte balbuziente, ironico, burbero, brontolone, Virgilio Riento è forse il vero caratterista del cinema italiano, cui produttori e registi fanno sempre ricorso per le creazioni di figurine assai personali: indimenticabili i suoi duetti con Tina Pica o i suoi pretuncoli, bidelli logorroici o contadini imbranati. (RIENTO Virgilio, vol. 2, p. 151)
  • [...] è assai gradito dal pubblico come creatore di frenetiche macchiette e tipi esilaranti dalla parlantina a raffica, quali il "Bauscia" o il "Cavaliere" [...]. Scotti è anche richiestissimo dal cinema fin dalla fine degli anni Trenta, anche se è soltanto nel dopoguerra che ottiene i meritati consensi da protagonista assoluto in commediole di discreta fattura e di modesto interesse, alternando anche particine da comprimario o da caratterista. [...] Il teatro è comunque il genere che gli è più congeniale, compreso quello di prosa, dove si fa apprezzare in testi "seri" [...]. (SCOTTI Tino, vol. 2, p. 192)
  • Dotato di una bella figura e di una voce dai toni pastosi e chiari, è nel 1925 accanto a Emma Gramatica per impersonare l'Arcivescovo di Reims in Santa Giovanna di Shaw, dove riceve lusinghieri consensi. [...] Si allontana dal teatro per parecchi anni per dedicarsi al doppiaggio, diventandone una delle punte di forza soprattutto per caratteristi [...] valorizzati dalla sua voce dal timbro inconfondibile e cavernoso.
    Attore serio, sobrio, elegante e duttile, non sfugge al richiamo del cinema [...]. Ma è comunque dal 1939 in poi che Silvani esercita una vera e propria attività cinematografica continuativa, quasi sempre in ruoli secondari o di carattere, alcuni dei quali di grande valore e spessore, per i quali viene talvolta rimproverato per una certa carica enfatica, peraltro di notevole efficacia. (SILVANI Aldo, vol. 2, pp. 197-198)
  • Attore sobrio, raffinato, dotato di un notevole senso di humour e di gradevole arguzia [...]. (TOFANO Sergio, vol. 2, p. 233)
  • Si diploma nel 1939 trovando subito ingaggi per una serie di film, dove la sua figura longilinea, la sua maschia bellezza, la sua vaga somiglianza con Clark Gable, che lo rende ideale a ruoli da seduttore beffardo e sornione, vengono messi in risalto da una serie di interessanti pellicole che lo vedono sia in ruoli da protagonista che da secondo attore di rilievo. Attivissimo negli anni Quaranta, Otello Toso si costruisce una solida fama come "cattivo", ruolo a cui aderisce perfettamente con cinica arroganza, dando il meglio di sé in pellicole come Le due orfanelle – dove è il perfido Giacomo – e in Ridi, pagliaccio! in cui fa un amante egoista. Continua a proseguire su tale strada nel dopoguerra, con rare pellicole importanti come Gli egoisti, dove Bardem gli affida il ruolo di un uomo onesto e dignitoso cercando di allontanarlo dal cliché dell'amante infido e sprezzante. Il resto, almeno nel cinema, è poca cosa. (TOSO Otello, vol. 2, p. 242)
  • Attore estroso, simpatico, versatile e comunicativo, inizia dal 1933 una carriera cinematografica intensa e duratura con la partecipazione a numerose pellicole, quasi tutte del genere comico-brillante in cui Viarisio eccelle senza essere mai macchiettistico o fuori misura. Forse nel cinema gli è mancato il grande regista che avrebbe potuto valorizzarlo al meglio, tirando fuori il suo grande talento da caratterista brioso e ironico, cosa che invece in teatro è riuscito ad ottenere perfettamente. (VIARISIO Enrico, vol. 2, p. 274)

Le attrici[modifica]

  • Dimostra subito squisite qualità di attrice giovane dotata di notevoli mezzi drammatici in opere di autori come Garcia Lorca, Čechov, Sofocle e Shakespeare, del quale è una eccellente Giulietta in una memorabile edizione del 1948 diretta da Renato Simoni [...]. Abbastanza rilevante è anche la sua attività televisiva [...]. Di non particolare rilievo è invece la sua attività cinematografica iniziata nell'immediato dopoguerra. Non eccellendo per doti di fotogenia, la Albertini abbandona presto il cinema per dedicarsi essenzialmente al teatro e alla famiglia [...]. (ALBERTINI Edda, p. 9)
  • Bionda, alta, slanciata, un fisico da indossatrice, è una delle promesse non mantenute del cinema italiano, nonostante alcune discrete prove agli inizi degli anni Quaranta, fra cui il ruolo della fanciulla di nobili origini che s'innamora del villico Amedeo Nazzari in Scarpe grosse (1940). Forse la guerra, forse una certa freddezza da lei dimostrata nei ruoli a lei affidati, forse anche un certo disinteresse, non le permettono di accedere a ruoli importanti, restando nella schiera delle numerose "seconde" donne. Anche nel dopoguerra continua una carriera senza eccessivi entusiasmi, pur lavorando con registi come De Sica, Renoir, Mattòli e sempre in ruoli di poca importanza, specialmente aristocratiche fredde e superbe. (ALTIERI Elena, p. 11)
  • Dotata di una contagiosa simpatia e autoironia, impersona in teatro e al cinema, quasi sempre a fianco di Musco, donne dalla personalità risoluta, forte e prepotente, donne eternamente irose e autoritarie, ma di natura fondamentalmente buona e tenera. Le anziane zitelle o le rigide madri da lei incarnate e i corpulenti donnoni da burlesque, grazie ai suoi film, resteranno indimenticabili. (ANSELMI Rosina, p. 15)
  • Nel panorama del cinema italiano degli anni Cinquanta, Lucia Banti è una delle apparizioni più fugaci, tale da non lasciare traccia alcuna del suo passaggio. Appena diciottenne si adatta a vivere facendo la sartina e, come tante ragazze della sua età e condizione, graziose, fotogeniche e volenterose, coltiva i suoi sogni di diventare attrice. E per un attimo questi sogni sembrano diventare realtà; infatti dopo alcune particine in film di discreto successo, la Banti ha l'opportunità di impersonare la figlia di Aldo Fabrizi in Hanno rubato un tram (1955). Un ruolo da protagonista che la ragazza sostiene con convinzione, ma che non dà alcun frutto per un proseguimento di carriera. (BANTI Lucia, pp. 20-21)
  • [...] bella, fotogenica, dotata di una simpatia naturale, solare e dal sorriso smagliante, ha molte occasioni per far valere le sue doti d'attrice smaliziata e disinvolta, anche se spesso viene sfruttata più per le sue qualità fotogeniche in parti di donna dalla bellezza sfrontata e equivoca che per le sue reali qualità drammatiche. È cortigiana, nobildonna, femmina corrotta, danzatrice dal passato poco pulito, sciantosa e persino assassina; ma ha anche l'occasione di interpretare uno dei personaggi più belli e più intensi del cinema fascista, un personaggio in odore di neorealismo, ideato e diretto con mano felice da Amleto Palermi in La peccatrice (1940), storia di una brava ragazza che le vicissitudini della vita e la bramosia degli uomini spingono a fare la prostituta, ma che in un impeto di amor proprio riesce a ravvedersi e redimersi; un personaggio non del tutto negativo che Paola Barbara non solo interpreta con calore e umana partecipazione, ma addirittura lo vive. (BARBARA Paola, p. 21)
  • Carina, elegante, corretta, forse un po' freddina, la Belmonte debutta, unica protagonista femminile, in un film dal cast esclusivamente maschile, Un pilota ritorna, diretto dal quasi esordiente Roberto Rossellini. Il film non le concede molto spazio, solo quel tanto che basta per farsi notare e apprezzare. Molto di più le offre Mattòli con il film successivo, I tre aquilotti, in cui il suo personaggio di fanciulla onesta e pulita, fidanzata ad un cadetto dell'aviazione italiana, riesce a farsi apprezzare un po' più ampiamente. (BELMONTE Michela, p. 28)
  • Nel 1941, appena conseguito il diploma di recitazione [...] viene subito scelta da De Sica per interpretare il ruolo della protagonista in Teresa Venerdì, delicata storia di un'orfanella timida e giudiziosa. Questo personaggio, che sembra scritto su lei e per lei, le procura un notevole successo, ma è anche il nodo che la lega per sempre nei film successivi allo stereotipo della giovane delicata e sensibile. Infatti i ruoli interpretati dopo il successo del film di De Sica non sono altro che la copia carbone del primo personaggio. Bruna, dolce, tenera e con l'aria perennemente malinconica di chi sta per mettersi a piangere, la Benetti diventa il simbolo della "fidanzatina italiana" e per un decennio circa, prima di lavorare all'estero, interpreta quasi sempre personaggi identici. (BENETTI Adriana, p. 29)
  • Bruna, molto bella, fotogenica, lo sguardo spesso assente e malinconico, Marina Berti è una delle protagoniste del cinema italiano. E da protagonista è infatti il suo debutto che risale al 1943, dopo due apparizioni in film di poco conto, nel calligrafico Giacomo l'idealista, dove Lattuada, grande scopritore di bellezze femminili, le affida un ruolo dolce e di dolente sensibilità. (BERTI Marina, p. 31)
  • Pur avendo avuto dal matrimonio con Gora ben cinque figli (uno dei quali è un altrettanto famoso attore, Andrea Giordana), continua la propria carriera passando sul versante dei ruoli di carattere con schietta sincerità. All'alba delle sue nozze d'oro con Claudio Gora, la Berti è sempre una presenza incisiva e sicura dello spettacolo italiano. (BERTI Marina, p. 32)
  • È uno dei volti più caratteristici e più simpatici del cinema italiano dei primi anni Cinquanta. Magrolina, non molto alta, dall'aria vivace, dall'occhio attento e dall'espressione intelligente, è la vincitrice morale rispetto alle "maggiorate" che stanno bussando alle porte di Cinecittà, ottenendo uno dei tre ruoli principali, grazie ad Emmer, in Le ragazze di piazza di Spagna (1951). (BONFATTI Liliana, p. 41)
  • È uno dei tipici esempi dell'attore "preso dalla strada", perfettamente aderente al personaggio richiesto da questo o quel regista e che intraprende, seppur per breve tempo, tale professione, con la convinzione di poter continuare una carriera iniziata felicemente. Sin da ragazzina Brunella Bovo coltiva il sogno di diventare attrice: dopo essere stata esclusa alle preselezioni di ammissione ai corsi di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, non demorde e si presenta a De Sica [...]. L'aria da brava ragazza, l'aspetto dimesso, lo sguardo malinconico, gli occhi espressivi di Brunella, colpiscono il regista, e il ruolo della goffa fanciulla che vive tra i barboni in Miracolo a Milano (1951) è suo. (BOVO Brunella, p. 48)
  • È una delle attrici più ammirate, più popolari del cinema dei telefoni bianchi: una popolarità raggiunta grazie ad una recitazione controllata e misurata e grazie ad un fascino misterioso e conturbante. Altera, distaccata, a volte un po' gelida, Clara Calamai esordisce in Pietro Micca (1938) [...]. Fra il 1939 ed il 1944 ottiene una popolarità enorme, amatissima dal pubblico maschile per cui rappresenta l'ideale della vera donna fatale. Impersona con classe e voluttà cortigiane e amanti: memorabile la sua interpretazione della bella mantenuta di lusso in Addio, giovinezza! (1940). [...] Nel 1943, con Ossessione, raggiunge probabilmente il punto più alto di tutta la sua carriera: Luchino Visconti, affidandole il complesso e sensuale ruolo di Giovanna nel suo capolavoro d'esordio, stravolge l'immagine della star dei telefoni bianchi e del raffinato mondo blasettiano, per trasformarla in una donna moderna. (CALAMAI Clara, p. 56)
  • Al cinema arriva grazie ad un'intervista con Vittorio De Sica, che ha in cantiere il suo film più prestigioso, Ladri di biciclette (1948), e che è alla ricerca del personaggio femminile, la moglie dell'operaio disocuppato. Accanto agli altri due attori "presi dalla strada", Maggiorani e Stajola, la Carell tratteggia il personaggio con struggente verità. Per un decennio circa continua a fare il cinema come attrice protagonista, fra alti e bassi, ma senza più ripetere il grande exploit del film di De Sica; tranne forse nell'episodio con Totò in L'oro di Napoli (1954), dove nuovamente tratteggia con sincerità un altro ruolo di moglie riservata e piena di dignità. (CARELL Lianella, p. 66)
  • Fin dal suo secondo film Elisa Cegani è subito una vera attrice, e non soltanto sotto la direzione di Blasetti, che ne fa la sua musa, ma anche sotto quella di Camerini, Alessandrini, Palermi e di altri, interpretando numerose pellicole di rilievo. [...] Attrice seria, colta, sensibile, sobria, svolge anche una limitata ma significativa attività teatrale [...]. (CEGANI Elisa, p. 75)
  • Appena sedicenne [...] avviene il suo debutto sullo schermo nel film di Dino Risi Poveri ma belli (1956), strapieno di giovani debuttanti, tutti destinati all'effimera gloria cinematografica; il suo non è un grande ruolo [...] ma Rossella Como conferisce a quel personaggio una tale carica di simpatia che pubblico e critica si accorgono di lei riservandole qualche lode. Interpreta in seguito altri ruoli simili da oca giuliva, un po' scialba, un po' svampita, tanto da venire paragonata ad una Judy Holliday italiana. Tale è nel film successivo, La nonna Sabella (1957), sempre di Dino Risi, in cui crea il personaggio di una ereditiera stupidotta dalla voce stridula e piagnucolosa, simpaticamente caricaturale. (COMO Rossella, p. 84)
  • Sembra che la Como sia destinata a una brillante carriera di caratterista, ma i produttori non riescono a sfruttare in pieno le sue doti, destinandola al cliché della ragazzina petulante e dai tic a volte insopportabili. Nella seconda metà degli anni Cinquanta ottiene comunque ruoli di deliziosa fidanzatina rompiscatole ma buona, come quello della figlia oppressa da Marisa Merlini, madre-virago, in Io, mammeta e tu (1958) in cui riesce a farsi apprezzare in un ruolo da quasi protagonista. (COMO Rossella, p. 84)
  • Nel periodo 1941-42 sembra che il suo astro stia per illuminarsi, quando registi di talento (Poggioli, Chiarini, Visconti) le offrono ruoli un po' più consistenti e significativi, come [...] in Ossessione (1943): un ruolo che Dhia Cristiani recita quasi in punta di piedi, sommessamente e dignitosamente, ascoltando i preziosi consigli di Visconti. Ma l'attrice non riesce comunque ad imporsi: continua a restare nell'ombra, dedicandosi al doppiaggio, settore nel quale diviene dall'immediato dopoguerra in poi una delle protagoniste più apprezzate. Parecchie attrici americane, europee e anche italiane parlano sugli schermi con la sua voce pacata e calda [...]. Di gran rilievo sono le tonalità di voce prestate ad eccellenti performances di attrici come Anne Baxter in Eva contro Eva (1950) e Dorothy Malone in Come le foglie al vento (1956). (CRISTIANI Dhia, p. 90)
  • Alta, slanciata, elegante e sofisticata, appartenente all'aristocrazia milanese, è una delle attrici più quotate e più richieste da produttori e registi per i ruoli da gran signora o nobile dama, un po' fredda e distaccata, ma bellissima e signorile. (DALMA Rubi, p. 93)
  • Aggraziata, fisico esile, sorriso smagliante, occhi di un azzurro profondo, è un'attrice dalla carriera molto breve, durata appena un quinquennio. Interpreta una dozzina di film circa, impersonando quasi sempre il medesimo ruolo all'ombra della protagonista, l'amica fedele e giudiziosa, o la collegiale impicciona e maliziosa. È una misurata sartina in Addio, giovinezza! (1940), il film forse più famoso fra quelli cui ha partecipato; una deliziosa allieva in Ore 9 lezione di chimica (1941) [...]. (DELLA CORTE Bianca, p. 102)
  • Bruna, graziosa, dall'aria ammiccante e insolente, è il tipico esempio della ragazza borghese ingenua e romantica dell'Italia dell'anteguerra, anche se in uno dei suoi primi film, Seconda B (1934), che la conduce al successo, impersona un'alunna dispettosa e capricciosa. Un personaggio controcorrente, cui Maria Denis dà una tale carica di simpatia umana da condurla al successo di pubblico e di critica. (DENIS Maria, p. 106)
  • La svolta per Maria Denis, per poter essere annoverata nel ristretto numero delle vere attrici, avviene nel 1940, ad opera di due seri e preparati registi, Augusto Genina e Ferdinando Maria Poggioli, che intravedono nella giovane attrice reali potenzialità drammatiche e capacità di commuovere le platee. [...] ma è più Poggioli a costruirle addosso due personaggi, anche se di origine letteraria, che la innalzano nell'empireo delle grandi interpreti. La sartina dello straziante Addio, giovinezza! (1940) e la sfortunata servetta dell'altrettanto straziante Sissignora (1941) sono per Maria Denis le occasioni eccezionali della sua carriera, i due film nei quali l'attrice presta sensibilità e sincera adesione al personaggio. (DENIS Maria, p. 106)
  • [Nel 1940] viene scelta da Vittorio De Sica per impersonare una delle studentesse di Maddalena... zero in condotta. L'esordio è felicissimo: il ruolo affidatole da De Sica è il "suo ruolo", quello che fa di Eva Dilian – questo è lo pseudonimo assunto dall'attrice per il suo debutto – una delle attrici giovani più apprezzate dei primi anni Quaranta. Diventa la "privatista" per eccellenza del cinema italiano, un ruolo sulla carta leggermente antipatico, ma che sullo schermo, grazie alla dolcezza dell'attrice, diventa di una simpatia contagiosa. Altrettanto dicasi per il ruolo della svampita poetessa che l'attrice impersona nel successivo film di De Sica, Teresa Venerdì (1941). Ma il film che consacra Irasema Dilian – ormai questo è il definitivo nome d'arte – come attrice sensibile e sincera è Ore 9 lezione di chimica (1941), nel quale dimostra perfetta aderenza al ruolo e commossa partecipazione. (DILIAN Irasema, p. 112)
  • Senza dubbio una delle migliori caratteriste del teatro e del cinema italiani, offre alcune interpretazioni fra le più significative e più corpose in alcune opere teatrali e film dei primi anni Quaranta. Raggiunge sullo schermo la perfetta adesione al personaggio della spietata marchesa Maironi nel film di Soldati Piccolo mondo antico (1941). Dopo gli insignificanti ruoli seguiti alla memorabile performance della tremenda nobildonna fogazzariana, è ancora Soldati a nobilitarla, affidandole un altro personaggio di notevole spessore, anch'esso fogazzariano, l'intrigante e interessata Fosca Salvador in Malombra (1942). (DONDINI Ada, pp. 117-118)
  • Non molto alta, bruna, bellissima e fotogenica, dotata di notevole carisma, interpreta una serie di film in ruoli da donna fatale e "rovina famiglie", che le attirano l'antipatia delle mogli e madri del periodo bellico, e attraggono una grande quantità di uomini.
    Con il suo fascino sensuale ed aggressivo Doris Duranti impersona femmine lascive, brune cortigiane, peccatrici fatali, raggiungendo la dimensione di star con film come Cavalleria rusticana (1939) e Carmela (1942), in cui, oltre ad aderire fisicamente al personaggio, dimostra buone qualità di attrice. (DURANTI Doris, p. 121)
  • Proveniente dalla provincia veneta e da una difficile situazione familiare, dopo essere apparsa in una rivista per soli uomini passa al cinema, affermandosi nella seconda metà degli anni Settanta come la star incontrastata del sottogenere "erotico-violento", ancora non apertamente pornografico. Con il suo fisico minuto e il sorriso dolce e un po' impacciato, viene utilizzata in ruoli di adolescente con traumi o perversioni di vario genere [...] oppure coinvolta in storie dove l'erotismo si tinge di sangue [...]. Al di fuori di questi film è stata la protagonista assai convincente, per grazia e freschezza, di Nenè [...]. (FANI Leonora, p. 128)
  • Negli anni Cinquanta è una delle attrici giovani più interessanti del cinema italiano, anche se a volte utilizzata in produzioni commerciali di poco conto. Esile, minuta, non molto alta, carina ed espressiva, è l'esatto opposto delle "maggiorate" di moda. Esordisce giovanissima e sin dal suo primo film dimostra di avere grinta e personalità, soprattutto in personaggi da vittima o da fidanzatina spaurita [...]. (FERRERO Anna Maria, p. 135)
  • Viso espressivo, carattere estroverso, è una delle attrici più comunicative, con una lunga attività sul grande schermo anche se sovente relegata a ruoli di secondo o terzo piano, che non le concedono lo spazio necessario ad esprimere pienamente le proprie potenzialità artistiche. (FERRONAO Edda, p. 136)
  • È forse l'unica attrice italiana che, giunta al cinema casualmente, riesce a continuare una carriera densa di soddisfazioni, anche se spesso viene male adoperata. Priva di ogni preparazione artistica o di diplomi di scuole di recitazione, si rivela attrice di talento fin dal suo primo film, azzeccando in pieno un personaggio carico di simpatia e di istintivo calore meridionale, Carmela, la focosa "guaglioncella" del film di Castellani Due soldi di speranza (1951). Questo film procura all'inesperta Maria Fiore una popolarità immensa e dimostra le sue insospettate doti di disinvoltura e di naturalezza, che le consentono di diventare nei primi anni Cinquanta una delle attrici più richieste dai produttori italiani. (FIORE Maria, p. 138)
  • Gli inizi per la giovane attrice sono molto promettenti, con proposte di lavoro da parte di registi validi e affermati come Zampa, Vergano e soprattutto Giuseppe De Santis, che sa valorizzarla intuendone il temperamento drammatico. In pochi anni Maria Grazia Francia diventa una delle promesse più incisive del nuovo cinema italiano, ma poco tempo dopo stranamente si trova invischiata in film di poco conto, costretta dal suo fisico poco appariscente e fragile. (FRANCIA Maria Grazia, p. 143)
  • Nei primi anni Cinquanta si afferma come una delle più rappresentative "maggiorate" del cinema italiano. È coinvolta spessissimo in produzioni scadenti o di serie, che non le offrono alcuna opportunità di dimostrare eventuali doti recitative.
    In poco più di un quinquennio, Maria Frau esaurisce il suo potenziale d'attrice, scomparendo ben presto dagli schermi cinematografici. (FRAU Maria, p. 145)
  • Bella, alta, slanciata, corpo armonico e passi da indossatrice, è una delle promesse non mantenute dei primi anni Cinquanta, pur avendo avuto alcune opportunità non trascurabili, fra cui quella di recarsi ad Hollywood su invito di uno dei registi più importanti della Mecca californiana, Joseph L. Mankiewicz. Il perché di questo rifiuto è incomprensibile, forse la Fusari non ha voluto lasciare la famiglia e la sua città, forse era poco motivata da una carriera cinematografica che non ha mai decollato. Pur avendo innegabili doti fisiche e fotogeniche, ha sempre ottenuto ruoli secondari in film di non eccelso valore, sempre un po' oscurata dalle protagoniste di turno. (FUSARI Bianca Maria, p. 146)
  • Vissuta in ambiente artistico, imparentata con il celebre attore genovese Gilberto Govi, sente sin da piccola la vocazione per la recitazione e, dopo aver ottenuto il diploma alla scuola per attori del Piccolo Teatro di Milano, ha ottime opportunità nel cinema soprattutto agli inizi della carriera, lavorando con registi come Lattuada, Bolognini, Germi, Camerini e Castellani. Ed è proprio nel film diretto da Castellani Nella città l'inferno (1959) che riesce a farsi notare, sgomitando fra attrici ben più esperte, come la Magnani e la Masina [...]. (GAJONI Cristina, p. 148)
  • Bella, elegante, fisico slanciato da indossatrice, occhi vispi, [...] assume lo pseudonimo di Garella, con il quale ottiene una certa notorietà, in verità piuttosto modesta, malgrado alcuni ruoli di un certo spessore. Nonostante circa quindici film interpretati, la bella presenza e la pur buona fotogenia, una sua attività anche nel teatro di prosa, la Garella non riesce ad imporsi come forse avrebbe meritato, scomparendo dagli schermi appena terminata la seconda guerra mondiale. (GARELLA Luisa, p. 155)
  • Di padre norvegese e madre italiana, è la bionda ufficiale del cinema italiano fra la fine degli anni Trenta e gli inizi dei Quaranta. Bella, slanciata, fisico da mannequin, spontanea, vivace, diventa una delle attrici più amate ed apprezzate della commedia dei cosiddetti "telefoni bianchi", protagonista di un film che le si addice totalmente, in cui interpreta il "title-role", Bionda sotto chiave (1939). (GIOI VIVI, p. 161)
  • Con la nascita del sonoro viene subito scelta da Blasetti per la sua aria di giovane popolana fresca e pulita, per diventare di lì a poco una delle attrici più richieste. Appassionata di musica, diplomata in arpa, dopo gli studi liceali preferisce dedicarsi in tutto e per tutto al cinematografo, dove dimostra notevoli doti di simpatica comunicativa e contagiosa vivacità per approdare al ruolo più importante della sua ricca carriera: Il cappello a tre punte (1935) diretto da Camerini. A suo agio nella commedia, ottiene sempre ruoli consoni alla sua freschezza e sensibilità, ma dimostra ottime capacità recitative anche in ruoli controcorrente dalla morale negativa, da vamp [...] e anche in ruoli di consistente drammaticità [...]. Dopo la fine della seconda guerra mondiale preferisce dedicarsi a ruoli da caratterista, soprattutto madri apprensive e affettuose, impersonate con esemplare senso della misura e della professionalità [...]. (GLORIA Leda, p. 167)
  • Apprezzata soubrette accanto a Nino Taranto e ancora a Macario, nel 1939 è scritturata da Mario Mattòli per il lancio del comico torinese nel cinema, esordendo in Imputato, alzatevi! (1939), in un ruolo costruito su misura per lei, una bella cantante di un night-club con problemi di raucedine. Un ruolo non importantissimo, ma che le permette di farsi notare e di costruirsi perciò negli anni della seconda guerra mondiale una discreta carriera, apparendo in ruoli sempre molto appariscenti ma simpaticamente indovinati [...]. (GONDA Greta, p. 168)
  • Viso irregolare ma espressivo, occhi pensosi e tristi, fascino ambiguo: queste le caratteristiche che fanno di Cosetta Greco una delle attrici più apprezzate del cinema italiano, specialmente nella prima metà degli anni Cinquanta. (GRECO Cosetta, p. 177)
  • Di gradevole presenza, bruna e formosa, tipica bellezza mediterranea, debutta nel cinema a metà degli anni Trenta, rivelando un buon temperamento artistico in alcune modeste pellicole passionali e melodrammatiche, che le impediscono una vera affermazione. (LANDI Mara, p. 192)
  • Per la sua bellezza prosperosa e molto appariscente, di maggiorata ante litteram, si afferma come uno dei primi sex-symbol della nuova Italia, sin dai piccoli ruoli interpretatati nei primi film [...]. Si specializza dunque in ruoli di donna fatale, di splendida "dark lady" dotata di irresistibile sensualità, che può essere utilizzata indifferentemente nelle commedie brillanti, nei melodrammi o nelle avventure di cappa e spada. Il suo successo popolare è tale che tra il 1949 e il 1953 interpreta quasi cinquanta film, quasi tutti di facile e immediato consumo, affermandosi come una delle star più prolifiche del cinema italiano. (MARZI Franca, p. 228)
  • [...] coglie una grande occasione quando sostituisce Vera Vergani nella compagnia Tofano-Cimara, nella quale rimarrà fino al 1933 trovando ruoli che la mettono in luce come una delle migliori attrici italiane nel repertorio brillante-sentimentale. [...] Il suo debutto cinematografico coincide quasi con l'avvento del sonoro e la Merlini diventa con La segretaria privata (1931) una delle attrici più richieste per commedie piacevoli e frizzanti. (MERLINI Elsa, pp. 238-239)
  • Abbandonata la rivista si dedica alla prosa, rivelandosi attrice drammatica di grande talento. Fra le opere principali che la vedono protagonista si ricordano le due di Tennessee Williams: La gatta sul tetto che scotta e La rosa tatuata. Nel cinema compare per la prima volta nel 1945, ma è quattro anni dopo che si afferma con l'ottimo Cristo fra i muratori, forse il capolavoro di Edward Dmytryk. Degli oltre cinquanta film interpretati si ricordano almeno Roma ore 11, dove è una umanissima Caterina e Montparnasse di J. Becker. (PADOVANI Lea, p. 273)
  • Formosa e appariscente, fotogenica e disinvolta, vaporosa e florida, debutta diciottenne sullo schermo da protagonista accanto ad Alberto Sordi dimostrando discrete doti recitative, specialmente nel genere brillante-sentimentale, ma, pur prendendo parte successivamente a vari film diretti da ottimi registi come Dino Risi, Mattoli, Steno e Monicelli, la Pala esaurisce la sua carriera in un quinquennio appena, sparendo poi, inspiegabilmente, da ogni attività artistica. (PALA Giovanna, p. 274)
  • [...] intraprende una carriera cinematografica costellata di successi tali da farla diventare la prima vera diva dello schermo del dopoguerra, anche se spesse volte sperduta in pellicole modeste e di mediocre fattura. (PAMPANINI Silvana, p. 277)
  • Simpatica, estroversa, bellissima, fotogenica, disinvolta, spesso aggressiva, la Pampanini gode del favore del pubblico e dei suoi partners, non purtroppo di quello della critica, sovente poco lusinghiera al suo riguardo. Ma, specialmente nella prima metà degli anni Cinquanta, dimostra di possedere notevoli doti recitative se diretta da registi di valore, come Zampa in Processo alla città, Germi in La presidentessa, De Santis in Un marito per Anna Zaccheo, Comencini in La bella di Roma, oltre ad altri che sanno valorizzare il suo talento nel genere comico-brillante, del quale è, fuor di dubbio, la "regina". Attrice del cinema italiano assai sottovalutata, nel corso del tempo ha preferito pian piano allontanarsi, probabilmente stanca dei ruoli stereotipati che le vengono offerti. (PAMPANINI Silvana, p. 277)
  • Non molto alta, minuta, assai graziosa, dolce, fresca e gioviale, dal temperamento spigliato, malizioso e dispettoso ad un tempo, debutta sedicenne sullo schermo conquistandosi poco dopo una popolarità notevole con il successo di Poveri ma belli [...]. Nella seconda metà degli anni Cinquanta la Panaro si gode il successo peraltro meritatissimo anche se impegnata in film modesti e di non eccelso rilievo ma di buon richiamo popolare nel genere brillante-sentimentale. (PANARO Alessandra, p. 278)
  • Notata da Guido Brignone alla ricerca di una nuova attrice per il film La Wally ispirato all'opera lirica di Catalani, la Paolieri inizia così una carriera cinematografica di gran rilievo, diventando una delle attrici più apprezzate dell'anteguerra – e anche del dopo – con lo status di caratterista di gran lusso. Si divide equamente fra cinema e teatro, non abbandonando mai né l'uno né l'altro [...]. (PAOLIERI Germana, p. 280)
  • Bella, bruna, formosa, attraente, con occhi di fuoco e un corpo da maggiorata ante litteram con scollature vertiginose su due seni prodigiosi, Elli Parvo rappresenta per un lungo periodo del cinema italiano la "femmina maledetta", riprendendo i ruoli da vamp del cinema muto, selvaggia e aggressiva. Una presenza inusuale nel cinema degli anni Trenta, la femmina bene in carne distruggifamiglie e mangiauomini, la tipica donna fatale e perversa, ottima per atmosfere torbide in drammoni passionali, un titolo che solo la Clara Calamai degli anni Quaranta riesce a mettere un po' in ombra. (PARVO Elli, p. 282)
  • [...] commessa in Grandi magazzini (1939) di Camerini, ma riesce a trovare alcuni ruoli di maggiore spicco, seppure per brevissimo tempo, impersonando con perfetta aderenza fisica donne glaciali e calcolatrici, in perfetto stile "dark lady", in film diretti quasi tutti da Piero Ballerini, suo marito, il quale la valorizza in L'ultimo combattimento (1941) e in La fanciulla dell'altra riva (1942), mélo di tutto rispetto. (PENOVICH Milena, p. 284)
  • È fuor di dubbio la caratterista più famosa e più amata del cinema italiano, sprizzante simpatia contagiosa nonostante l'aspetto burbero e talvolta sprezzante, la sola che è riuscita a giungere al rango di protagonista anche se in film commerciali del genere comico-brillante. (PICA Tina, p. 286)
  • Negli anni Cinquanta comincia la fortuna e la vera, grande carriera della Pica nel cinema: l'attrice in questo periodo dà vita a serve brontolone, portinaie intriganti, popolane pettegole, sorelle prepotenti, zie iinvadenti, nonne possessive, con fine umorismo caricaturale e perfetta adesione al personaggio. Si ricordano in particolare la splendida Caramella di Pane, amore e fantasia (1953) e dei sequel nonché il grandissimo, importante ruolo affidatole da Dino Risi in La nonna Sabella (1957). Quest'ultimo ruolo la porta alle vette della popolarità, ma ad esso fa seguito un periodo "nero", caratterizzato da film confezionati in fretta, scadentemente commerciali, di rozza fattura che le provocano il disamore del pubblico, anche se ciò accade molto lentamente. (PICA Tina, p. 286)
  • Debutta sullo schermo, appena diciassettenne, scoperta da Léonide Moguy che sta cercando una giovanissima interprete per impersonare una adolescente, sensibile e tenera, ai primi turbamenti erotici, per il film Domani è troppo tardi. La giovane Anna Maria è perfetta per il ruolo: carina, dolce, indifesa, vulnerabile, anche un po' impacciata, aderisce così adorabilmente al personaggio da farsi assegnare il Nastro d'Argento quale miglior attrice protagonista. (PIERANGELI Anna Maria, p. 288)
  • Insieme a Dria Paola è la prima attrice ufficialmente nota del cinema sonoro italiano, la prima vera "vamp" dopo le languide e svenevoli attrici del muto. [...] Bella, formosa, appariscente, fotogenica e dal fascino un po' perverso, la Pola sembra destinata fin dai suoi primi film a ricoprire ruoli di maliarda o di affascinante rubamariti; ma la svolta viene quasi subito, allorché impersona da protagonista il ruolo della seria e accorta Telefonista nel film omonimo girato nel 1932 da Malasomma. La Pola inizia così una carriera costellata da grandi successi, alternando ruoli da femmina insaziabile a donna di virtù eccelse, da ragazza indifesa a infedele signora borghese. (POLA Isa, p. 295)
  • È una fra le più importanti attrici del teatro italiano, molto meno del cinema, dove la sua presenza è del tutto marginale [...]. (PROCLEMER Anna, p. 299)
  • Al teatro si accosta appena ventenne raggiungendo man mano punte altissime e lodi estreme per presenza scenica, professionalità, recitazione controllata ed eccellente adesione ai ruoli più svariati specie nelle opere drammatiche. Attrice di grande temperamento, recita accanto agli attori più importanti dell'epoca [...]. (PROCLEMER Anna, p. 299)
  • [...] calca le scene [...] facendosi notare per una simpatia contagiosa e per una straordinaria comunicativa, doti che esprime anche al cinema, dove diventa una delle più richieste caratteriste, a volte anche per ruoli di minimo spessore che avviliscono il suo innegabile talento. Di bassa statura, voce querula e gracchiante, aspetto burbero ma solo in apparenza, impersona delle simpatiche macchiette dalla comicità irresistibile, tutta una serie di zie, nonne, portinaie, suore, popolane, donnette di quartiere pettegole e intriganti, che, in alcuni film, sembrano anticipare i personaggi che saranno il punto di forza di Tina Pica, per un certo verso a lei somigliante per l'aria ingrugnata e severa. Basterà ricordare la suora guardiana brontolona che cammina lievemente sul pavimento quasi sfiorandolo in Un garibaldino al convento (1942) e la domestica Niobe affettuosa e servizievole in Sorelle Materassi (1944) per annoverare Dina Romano fra le attrici di carattere più brave e più sensibili di un certo periodo del cinema italiano. (ROMANO Dina, p. 313)
  • Bruna, bella, formosa, fisico perfetto, sguardo penetrante, andatura flessuosa, molto fotogenica, dopo aver ottenuto un lancio ben organizzato come "ragazza da copertina" su riviste come «Le Ore» e «Life», si lascia tentare dal cinema proprio nel periodo in cui il mito della maggiorata sta per diminuire, rinnovandone i fasti. Dopo alcuni film di modesto valore, ottiene subito una notevole affermazione vestendo i panni di una bella napoletana nel film d'esordio di Francesco Rosi La sfida (1958) dove dimostra ottime doti d'attrice e un'esaltante fotogenia che le permette di essere annoverata fra le "giovani speranze" del cinema italiano. (SCHIAFFINO Rosanna, p. 332)
  • La Schiaffino, guidata splendidamente dalle mani esperte di registi come Bolognini e Franciolini e, soprattutto, sostenuta da una grande forza di volontà e dal potere del marito produttore Alfredo Bini, si costruisce una magnifica carriera anche internazionale partecipando a film di produzione francese, inglese e americana. Tocca il vertice della sua carriera con l'episodio Illibatezza (1963) diretto da Rossellini e inserito nel film RO.GO.PA. e, soprattutto, con la soave incarnazione dell'esuberante e bellissima Madonna Lucrezia in La mandragola (1965), intelligentemente guidata da Lattuada. (SCHIAFFINO Rosanna, p. 333)
  • [...] nei primi anni Quaranta raggiunge una popolarità immensa grazie ad alcuni film indovinati.
    Molto carina, minuta, dalla verve incontrollabile, Lilia Silvi diventa una delle beniamine del pubblico, richiesta spesso da registi e produttori per incarnare ragazzine petulanti, vivaci, spiritose, deliziosamente invadenti e simpaticamente romantiche raggiungendo il massimo del successo con la commedia Scampolo (1941).
    Una popolarità in crescendo che, purtroppo, alla fine della seconda guerra mondiale viene troncata dalla ripetitività dei personaggi e dal cambiamento dei gusti del pubblico. (SILVI Lilia, p. 337)
  • Lidia Simoneschi non ha un'attività cinematografica degna di particolare attenzione, limitata a ruoli modesti in film poco significativi.
    Grazie alla sua voce dai toni melodiosi e capace di mille sfumature, diventa invece la doppiatrice più importante e più brava del sonoro, prestando le sue intonazioni a quasi tutte le migliori attrici protagoniste del cinema mondiale degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta [...]. In poche parole le attrici più brave, che sono da lei valorizzate al massimo. Con il passare del tempo diventa anche una delle più apprezzate voci per le caratteriste anziane. (SIMONESCHI Lidia, p. 338)
  • Attrice di gran temperamento drammatico, debutta sulle scene come attrice giovane subito dopo la fine della prima guerra mondiale, ma è soltanto nei primi anni Trenta che si conquista un posto di pregevole entità [...]. La notorietà le viene soprattutto dal cinema, dove è attivissima fin dal 1936, spesso chiamata ad interpretare ruoli di secondo piano, classificandosi comunque fra le attrici di carattere più quotate e più richieste. La Solbelli non giunge mai al rango di protagonista, anche se interpreta alcuni ruoli di grande rilievo, come la dura, insensibile, cinica e sensuale strozzina di Via delle Cinque Lune, dove è semplicemente perfetta nel suo glaciale egoismo: un ruolo tratteggiato con grande efficacia che potrebbe lanciarla nel firmamento delle attrici di primo piano. (SOLBELLI Olga, p. 341)
  • Bellissima, fotogenica, sorriso smagliante, occhi sognanti venati di commossa malinconia quando si riempiono di lacrime, Alida diventa in poco tempo una delle attrici più popolari della fine degli anni Trenta, una delle "fidanzate d'Italia" più amate dal pubblico, fino a conquistarsi il plauso della critica quando veste i panni della sventurata Luisa in Piccolo mondo antico (1941) di Soldati, con una adesione perfetta e di squisita sensibilità al personaggio fogazzariano. (VALLI Alida, p. 357)
  • Una carriera tutta in ascesa, che spazia in tutti i generi, dalla commedia brillante al drammatico, dal sentimentale al melodrammatico, che tocca l'apice con i grandi successi della serie mattoliana intitolata "I film che parlano al vostro cuore" e, soprattutto, con il disprezzato dittico Noi vivi / Addio, Kira!, diretto con grande competenza da Alessandrini, in cui la Valli fornisce una delle sue prove più mature e più autentiche. (VALLI Alida, p. 357)
  • In quella seconda metà degli anni Quaranta Alida Valli ottiene un vantaggioso contratto a Hollywood dal potente tycoon David O. Selznick, debuttando nientemeno che con il grande Hitchcock in Il caso Paradine dove, pur fotografata splendidamente, le viene affidato un ruolo in cui risulta gelida e scostante, anche se di una bellezza sconvolgente. (VALLI Alida, p. 357)
  • Nel 1954 Luchino Visconti le affida il ruolo più importante di tutta la sua carriera, quello della contessa Livia Serpieri in Senso, dove l'attrice riesce ad esprimere tutto il suo potenziale drammatico e una maturità impensabile. (VALLI Alida, p. 357)
  • Attivissima anche in televisione fin dal memorabile I figli di Medea (1959) diretto da Majano che suscitò grande clamore per il realismo delle interpretazioni fornite dalla Valli e dai suoi compagni di lavoro. (VALLI Alida, p. 358)
  • Bruna, molto carina, aggraziata e raffinata [...] diventa una delle attrici più prolifiche del periodo, con incursioni nel genere avventuroso, come in Le educande di Saint-Cyr (1939), in cui la sua grazia di brunetta contrasta con quella della bionda Silvana Jachino, e in quello drammatico, come in Se non son matti non li vogliamo (1941), in cui rivela insospettate e pregevoli doti artistiche mostrandosi scialba e bruttina, ma aderentissima al ruolo. È una delle poche attrici "autarchiche", che alla fine della seconda guerra mondiale comprende che il suo momento di luce artistica è passato e molto silenziosamente si ritira dagli schermi, non prima di esser tornata al genere brillante apparendo in alcuni gradevoli film accanto ai De Filippo, sempre nei ruoli da ragazza borghese deliziosamente ingenua. (VANNI Vanna, p. 361)

Bibliografia[modifica]