Paul Valéry

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Paul Valéry

Ambroise Paul Toussaint Jules Valéry (1871 – 1945), scrittore e poeta francese.

Citazioni di Paul Valéry[modifica]

  • C'è uno stupido dentro di me. Devo approfittare dei suoi errori.[1]
  • Il genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla là dove il demente annega.[2]
  • [Su Marcel Proust] Il suo modo di scrivere si collega senza dubbio alla nostra migliore tradizione. Qualcuno fa notare che le sue opere non sono di lettura molto facile. Ma io non mi stancherò mai di affermare che dobbiamo accogliere con entusiasmo gli autori difficili del nostro tempo. Se qualcuno li leggerà, non sarà solamente per la loro piacevolezza. Essi ci riportano a Montaigne, a Descartes, a Bossuet e ad altri che vale forse ancora la pena di leggere.[3]
  • Il vero snob è colui che non osa confessare che s'annoia quando s'annoia e che si diverte quando si diverte. (da Melange)
  • La fede (religiosa) è forse un mito. I credenti che si incontrano sono posseduti innanzitutto dai propri interessi. Ma se si prescinde dalla loro sorte, dalle loro paure, dai loro bisogni − la loro fede non è niente. (da Quaderni, 1894-1945)
  • La Francia, dove l'indifferenza in materia di religione è tanto comune, è anche il paese dei miracoli più recenti. Negli stessi anni in cui Renan sviluppava la sua critica e il positivismo o l'agnosticismo si diffondevano, un'apparizione illuminava la grotta di Lourdes.[4]
  • La marchesa uscì alle cinque[5]. (citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993)
  • La venerazione del passato conduce a un pessimismo ingiustificato sul presente e impedisce di capire che l'avvenire non è già più quello che era. (da Letterature)
  • Nell'arte della danza, i movimenti dei corpi non hanno nessun fine. (citato in Corriere della Sera, 18 giugno 2003)
  • O credente, ammetto che hai un ideale, e il tuo lume nella tua foresta; pensi che io non abbia il mio? Ma mentre il tuo l'hai ricevuto e accettato senza quel severissimo esame che il problema merita, se ha qualche importanza; e mentre ti giunge dalla bocca altrui, bell'e fatto e articolato, il mio si forma nei miei tentativi − ed è inseparabile da essi, se addirittura non vi si confonde completamente. È la ricerca il mio espediente, e non potrei trovare niente che valga di più della propria ricerca, compreso l'ideale da assegnarsi. (da Quaderni, 1894-1945)
  • Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore. (citato in Marco Travaglio e Peter Gomez, Inciucio, BUR, 2005)
  • Quello che viene creduto da tutti, per sempre, dovunque, ha molte probabilità di essere falso.[6]
  • Verona, con le sue vecchie mura che l'attorniano, i suoi ponti dai parapetti merlati, le sue lunghe e larghe vie, i suoi ricordi del medio evo, ha una grande aria che incute rispetto.[7]

Album di versi antichi[modifica]

  • Sento i corni profondi e le trombe militari | ritmare la volata dei remi; il chiaro canto | dei curvi vogatori incatena il tumulto, || e gli Dei, sulla rupa eroica esaltati | nell'antico sorriso che la schiuma insulta | tendono a me le braccia indulgenti e scolpite. (da Elena)
  • Qual cuore può soffrire l'incanto inesorabile | della notte abbagliante e il firmamento fatale | senza erompere un grido puro siccome un'arma? (da Lo stesso incanto)
  • Si bagna un carneo frutto in una giovane vasca, | (azzurro nei giardini tremanti) ma fuor d'acqua, | isolando la chioma che ha forza d'elmo, splende | l'aureo capo che tronca alla nuca una tomba. (da Bagnante)
  • Quanto lamento il puro e fatale tuo splendore | da me sì dolcemente circondata o fontana, | dove attinsero gli occhi in un mortale azzurro | la mia immagine d'umidi fiori incoronata! (da Narciso parla)
  • Estate, roccia d'aria pura, e tu, ardente alveare, | o mare! Sparso ovunque in mille mosche sopra | i cespi di una carne fresca come una brocca, | e fino nella bocca dove ronza l'azzurro, || e, casa ardente, Spazio, caro Spazio tranquillo, | dove l'albero fuma e perde qualche uccello, | ed infinitamente vi si rompe il rumore | del mare, e del moto e delle turbe d'acque, || conche d'odori, grandi cerchi delle felici | stirpi sul golfo che corrode e che ascende al sole, | nidi puri, cascate d'erbe, ombre d'onde cave, | cullate la fanciulla immersa in un fondo sonno. (da Estate)
  • Anna che in bianco drappo si avvolge e abbandona | i dormenti capelli sugli occhi male aperti, | contempla le sue braccia mollemente adagiate | sulla pelle incolore del ventre discoperto. || Ella vuota, ella riempie d'ombra il suo petto lento, | e come un ricordo che preme le sue carni, | una bocca spezzata e piena d'acqua ardente | svolge il sapore immenso ed il riflesso dei mari. || Alfine in abbandono, libera d'esser nuova, | l'addormentata sola dall'ombre colorate | fluttua sul grigio letto e con un labbro riarso | nella tenebra sugge un soffio amaro di fiore. || E sul lenzuolo dove increspa l'alba insensibile, | cade, d'un braccio gelido sfiorato di carminio, | la rilassata mano cui sfugge la delizia | tra le sue dita ignude spogliate dall'umano. (da Anna)
  • E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Gli stessi miei stupori sono fissati; essi sono celati in anticipo e fanno parte del numero.
    MOSSO dalla scrittura fatale, e se il metro sempre futuro incatena senza ritorno la mia memoria, io risento ogni parola in tutta la sua forza, per averla infinitamente attesa. Questa misura che mi trasporta e che io coloro, mi protegge dal vero e dal falso. Né il dubbio mi divide né la ragione mi affatica. Nessun caso, ma soltanto una sorte felice si fortifica. Io trovo senza sforzo il linguaggio di questa felicità; e artificiosamente penso un pensiero tutto certo, meravigliosamente preveggente, dalle pause calcolate, senza tenebre involontarie, il cui moto mi domina e la quantità mi colma: un pensiero eccezionalmente compiuto. (da L'amatore dei poemi)

Cattivi pensieri[modifica]

  • Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà.
  • A volte penso, a volte sono.
  • Ogni mente è plasmata dalle esperienze più banali.
  • Ogni pensiero costituisce un'eccezione a una regola generale: quella di non pensare.
  • Giudica le intelligenze facendo attenzione a dove mirano.
  • Le idee hanno un valore puramente transitivo.
  • Abbiate timore di ciò che avreste potuto pensare.
  • La maggior parte degli uomini ignora tutto ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
  • L'animale messo nella situazione critica, quella in cui i suoi automatismi d'azione non funzionano più, tende verso il pensiero.
  • Un uomo è intelligente quando manifesta una certe indipendenza dalla comuni aspettative.
  • L'intelligenza fa di nulla qualcosa, e fa di qualcosa nulla.
  • Proseguire, perseguire qualcosa significa lottare contro ogni cosa.
  • Non c'è nessuna profondità che sia in relazione con qualche infinito.
  • Ogni perché implica molte cose che bisogna guardarsi bene dal porre dopo di esso.
  • La retina rende tutto contemporaneo.
  • La coscienza regna e non governa.
  • Con le etichette delle bottiglie non ci si ubriaca né ci si disseta.
  • Il bisogno del nuovo è indice di stanchezza o di fragilità della mente, che reclama ciò che le manca. Non c'è nulla, infatti, che non sia nuovo.
  • L'uomo porta su di sé la propria morte come un segreto, un tesoro nascosto, un pegno certo della fine di ogni cosa – un nulla, che riassume il tutto.
  • Senza saperlo, l'uomo scommette quasi tutto il tempo della sua vita che nei dieci minuti o dieci secondi successivi non sarà fulminato.
  • Quello che non si fa; quel che non si farebbe mai- è questo a deliniare la nostra figura.
  • Non ci si riconosce nelle proprie emozioni. Nulla di più estraneo-di ostile, anzi.
  • Ciò che si è, è sempre un po' di quel che si è stati, e un po' di quel che non si è stati.
  • Soffrire è vivere senza poter vivere; è anzi... essere vissuto da...
  • Chi pensa – si osserva in ciò che non è.
  • Se la vita fosse tutta delizie, | se la vita fosse tutta tortura, | non esisterebbe più da un bel po' di tempo.
  • L'assoluto dell'amore si riconosce dall'inquietudine di chi ama.
  • Felicità: l'arma più crudele nelle mani del tempo.
  • La vanità non è altro che l'esser sensibili alla eventuale opinione degli altri su di noi. L'orgoglio nell'essere insensibili ad essa.
  • Quel che dici può dire più di quanto tu creda, se chi ti ascolta è più di quanto tu credi che sia.
  • Se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo.
  • Gli esseri sensibili non hanno voce potente, o meglio non gridano. Più quel che dicono li tocca, più l'abbassano.
  • Tutto quel che dici parla di te: in particolar modo quando parli di un altro.
  • È buona cosa apparire brutti in uno specchio deformato.
  • Amare, ammirare, adorare hanno come indice della loro verità i segni negativi del potere di esprimersi.
  • Chi non ha le nostre stesse ripugnanze ci ripugna.
  • È meglio non essere nulla che essere inferiore.
  • Quel che ci colpisce nei giudizi espressi su di noi è l'inevitabile semplificazione che ogni giudizio comporta per poter essere formulato.
  • Non affrontate i vostri nemici. Non fatene degli avversari -ovvero, degli eguali.
  • Il DOMANI è forse per noi come la fascinazione della fiamma per l'insetto.
  • La morte è scrutata solo da occhi viventi.
  • Un uomo serio ha poche idee. Un uomo con molte idee non è mai serio.
  • Il vero coraggio è la quantità di simulazione disponibile.
  • Se il Bene, invece che estraneo, incomprensibile, un altrui capriccio, ci apparisse nostro, espressione di ciò che vogliamo profondamente, non ci sarebbe alcun merito ad obbedirgli, poiché non vi sarebbe alcuna amarezza.
  • Quando arriviamo allo scopo, crediamo che la strada sia stata quella giusta.
  • Essere umani vuol dire sentire vagamente che c'è in ognuno qualcosa di tutti e in tutti qualcosa di ognuno.
  • La verità è nuda, ma sotto il nudo c'è lo scorticato.
  • Il semplice è sempre falso. Ciò che non lo è, è inutilizzabile.
  • Quale gioiello della vita, quale adamantino momento varrà mai il dolore che può causare la sua perdita?
  • La speranza vede il punto debole delle cose.
  • Ogni emozione, ogni sentimento mette in rilievo un difetto di adattamento.
  • Le qualità eminenti dell'intelligenza si esercitano a spese del reale.
  • Il reale è solo un caso particolare.
  • Ci sono cose che si possono esprimere solo in una ganga di sciocchezze, con delle assurdità, delle contraddizioni. Sventura vuole che siano le più preziose.
  • L'uomo può creare solo a spese della Creazione.
  • Chi vuole imporre le proprie idee non crede abbastanza nel loro valore.
  • Ciò che ci manca, ciò che ci ferisce ci individua.
  • I pensieri che uno serba per sé si perdono.
  • Non sei forse l'avvenire di tutti i ricordi che sono in te?
  • Una persona non è altro che risposte ad una quantità di avvenimenti impersonali.
  • Di "universale" c'è soltanto ciò che è abbastanza grossolano per esserlo.
  • Ciò che è sempre nella mente quasi mai è nelle labbra.
  • Un'opinione è una scelta che facciamo conoscendo solo una parte delle cose e supponendo di vederne la totalità e tutte le conseguenze.
  • L'"individuo" è un errore sulle condizioni della vita. Per la vita non ci sono individui.
  • La brava gente augura, senza saperlo, tutto il marel possibile al "cattivo soggetto".
  • L'umanità è una somma di inumani [...] senza altri un uomo non è un uomo.
  • Gli autori si pongono molto raramente la domanda: che interesse può avere per un lettore la frase che ho appena scritto?
  • L'opinione media non conta.
  • Un capo è un uomo che ha bisogno degli altri.
  • La "civilizzazione" è prospettiva.
  • La vita perde in velocità ciò che guadagna in varietà, in complessità, in conservazione.
  • Se vuoi vivere, vuoi anche morire; oppure non capisci che cos'è la vita.
  • Proverbio per i potenti: se qualcuno ti lecca le scarpe, mettigli il piede addosso prima che incominci a morderti.
  • Una donna intelligente è una donna con la quale uno può essere stupido quanto vuole.

Il sorriso della Gioconda[modifica]

  • Il pittore dispone su una superficie piana determinati impasti, le cui linee di separazione, gli spessori, le fusioni e contrasti, gli servono per esprimersi. Lo spettatore vi scorge soltanto un'immagine più o meno fedele di carni, gesti e paesaggi, come attraverso la finestra del muro d'un museo. Il quadro è giudicato in base allo stesso spirito con cui si giudica la realtà.
  • Credo che il metodo più sicuro per giudicare un quadro, sia quello di non riconoscervi, in principio, nulla, e di fare successivamente tutta la serie d'induzioni imposta da una presenza simultanea di macchie di colore in metafora, di supposizione in supposizione, la comprensione del soggetto, e talvolta solo la consapevolezza del piacere, consapevolezza che non sempre si ha inizialmente.
  • Quel sorriso [della Gioconda] è sepolto sotto una massa di vocaboli, e scompare fra innumerevoli paragrafi che cominciano col dichiararlo inquietante finendo poi in una descrizione d'animo generalmente vaga. Esso meriterebbe tuttavia studi meno inebrianti. Leonardo non si serviva affatto di osservazioni inesatte e di segni arbitrari: se così fosse, la Gioconda non sarebbe mai stata eseguita. Egli era guidato da un'indefessa capacità di discernimento.
  • Una teoria non vale che per i suoi sviluppi, logici e sperimentali.

[Paul Valéry, Varietà, a cura di Stefano Agosti; citato in La Fiera Letteraria, n. 40, 14 novembre 1971]

L'idea fissa[modifica]

Incipit[modifica]

Ero in preda a grandi tormenti; certi pensieri acutissimi e attivissimi mi guastavano tutto il resto della mente e del mondo.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia.
  • Un'idea è un cambiamento.
  • Come si fa a pretendere che il Tutto sia rappresentato da un'immagine o da un'idea qualunque? Il Tutto non può avere figure consimili.
  • Ogni concetto è un espediente.
  • Altri così facendo, immaginano di avvicinarsi a... ciò che essi sono, a costo di una concentrazione e di una sorta di... negazione esteriore assai penosa.
  • La nostra speranza è che il nuovo assomigli a ciò che già conosciamo almeno quel tanto da poterlo comprendere.
  • Il cinema è falso tramite il vero.
  • Il problema principale del sistema che pensa è la valutazione.
  • "Perché non vuole accettare ciò che esiste?" "Perché significherebbe non accettare più di esistere".
  • "Morti di che?" "D'essere nati..."
  • Se noi capissimo gli altri, non potremmo più capire noi stessi.
  • La vita oggi somiglia a un accidente... che si è dato delle leggi.
  • Un uomo non è nulla finché non qualcosa non trae da lui degli effetti o delle produzioni che lo sorprendono.
  • In ogni istante coincido con ciò che tendo a percepire. Ognuno di noi, insomma, a un dato momento della sua vita è un sistema... virtuale di attrazioni e repulsioni, nonché di... presentimenti di potenza e di resistenza. Ma questa distribuzione varia col tempo.
  • Non c'è alcun motivo per cui un essere vivente possa arrivare a rappresentarsi la vita.
  • "Il fatto è che la nostra previsione di noi stessi è estremamente incerta..." "Probabilmente perché non esiste un Noi stessi al di fuori... dell'istante..."
  • Se il valore di una cosa viene fatto dipendere dall'effetto di sorpresa che è in grado di produrre, si arriverà a definire quella cosa solo attraverso il suo valore di choc...
  • Il misticismo è presente ogni volta che facciamo qualcosa di diverso dal... ripeterci!
  • Il nostro mondo è circoscritto dall'insiemo combinato delle nostre percezioni e dei nostri atti.

Tel Quel[modifica]

  • La politica è l'arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda.
  • Fra due parole bisogna scegliere la minore.
  • Un uomo tirava a sorte tutte le sue decisioni. Non gli capitò maggior male che a quelli che riflettono.

Variété[modifica]

  • Definire il Bello è facile: è ciò che fa disperare.
  • L'Europa diventerà quello che in realtà è, cioè un piccolo promontorio del continente asiatico?
  • La storia è la scienza delle cose che non si ripetono. (IV)

Incipit di alcune opere[modifica]

Il cimitero marino[modifica]

Questo tetto tranquillo, passeggio di colombe,
palpita tra i pinastri, tra le tombe.

[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Monsieur Teste[modifica]

La stupidità non è il mio forte.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni su Paul Valéry[modifica]

  • Come teorico Valéry è andato troppo avanti per poter essere seguito; è andato avanti per conto suo, e questo non è progresso. (Mario Picchi)
  • Esponente di una cultura raffinata, attraverso Gide e Claudel aveva le sue radici in Mallarmé, Valéry portò la parola alle estreme possibilità espressive con un rigore che trova pochi esempi nelle poetiche del secolo. Il giudizio di Emilio Cecchi, "il maggior lirico francese dopo Baudelaire", non trova più riscontro nella realtà. (Mario Picchi)
  • Fa a volte bei versi, ma li fabbrica con la macchina dell'intelletto... Ma anche l'intelletto suo è disorganico, frammentario. È un dilettante dell'intelligenza. (Benedetto Croce)
  • Il maggior lirico francese dopo Baudelaire. (Emilio Cecchi)
  • Valéry è stato oggetto di ammirazione per molti; è stato per molti un faro che, in una zona di frontiera, al limite del noto e dello ignoto, si sforzava di mandare la sua luce anche laddove non c'era nulla da illuminare. (Mario Picchi)

Note[modifica]

  1. Citato in Mimmo Ciavarelli, Gestalt: L'ovvio per i giorni alterni, Armando, Roma, 2011, p. 46. ISBN 978-88-6081-990-1
  2. Citato in Serena Zoli, Giovanni B. Cassano, E liberaci dal male oscuro, TEA, Milano, 2009, p. 467. ISBN 978-88-502-0209-6
  3. Citato in François Cruciani, Marcel Proust, traduzione di Claudio Pavese e Manuela Pulga, I Giganti Mondadori, 1974, p. 123.
  4. Citato in Fraternità delle Piccole sorelle di Gesù (a cura di), Magdeleine di Gesù: fondatrice delle Piccole sorelle, Jaca Book, Milano, 1999, ISBN 88-16-30347-6, p. 11
  5. È un incipit, per così dire, «allo stato puro». Venne infatti inventato da Valéry — è riportato da A. Breton nel primo Manifesto del surrealismo (1924) — come esempio del modo più insulso di avviare una storia. Due varianti «a scelta» dello stesso incipit figurano nei Quaderni di Valéry in data 1913; a) «La contessa prese il treno delle 8»; b) «La marchesa prese il treno delle 9».
  6. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, Milano, 1991.
  7. Citato in Verona e gli stranieri (archiviato dall'url originale)

Bibliografia[modifica]

  • Paul Valéry, Album di versi antichi, a cura di Ugo Fasolo, Fabbri Editori, 1997.
  • Paul Valéry, Cattivi pensieri, a cura di Felice Ciro Papparo, Adelphi, 2006.
  • Paul Valéry, L'idea fissa, a cura di Valerio Magrelli, Adelphi, 2008.
  • Paul Valéry, Tel Quel, "Littérature", 1929, Pléiade.

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