Marcel Proust

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Marcel Proust

Valentin-Louis-Georges-Eugène-Marcel Proust (1871 – 1922), romanziere, saggista e critico francese.

Indice

[modifica] Citazioni di Marcel Proust

  • Essere indulgenti verso gli altri, severi verso se stessi è un consiglio banale; nell'esistenza è la sola regola da seguire. (citato in Dominico Tarizzo, Lettere ai miei personaggi, pp. 38-39)
  • Forse non ci sono giorni della nostra fanciullezza che abbiamo vissuto più pienamente di quelli che crediamo invece di aver trascorso senza viverli: cioè quelli trascorsi con un buon libro. (citato in Selezione dal Reader's Digest, marzo 1985)
  • Quel quid divino che Ruskin sentiva in fondo al sentimento ispiratogli dalle opere d'arte era precisamente quel che tale sentimento aveva di profondo, di originale e che si imponeva al suo gusto senza essere suscettibile di modificazione. (citato in John Ruskin, Le pietre di Venezia)

[modifica] Senza fonte

  • A partire da una certa età, per amor proprio e per furberia, le cose che desideriamo di più sono quelle a cui fingiamo di non tenere.
  • Bisognava cercare di interpretare le sensazioni come segni di altrettante leggi e idee, tentando di far uscire dalla penombra quel che avevo sentito, di convertirlo in un equivalente intellettuale.
  • C'è una cosa dotata di una capacità d'esasperare, che una persona non raggiungerà mai: un pianoforte.
  • Ci adoperiamo ogni momento per dare una certa forma alla nostra vita, ma ricalcando, nostro malgrado, come in un disegno i tratti della persona che siamo, non di quella che ci piacerebbe essere.
  • Ci sono solo due tipi di persone: i magnanimi e le altre.
  • Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue.
  • Credere che l'amicizia esista è come credere che i mobili abbiano un'anima.
  • È il nostro notarli che mette degli oggetti in una stanza, la nostra abitudine che li toglie di nuovo e libera spazio per noi.
  • È meglio sognare la propria vita che viverla, benché viverla sia ancora sognarla.
  • Guariamo dalla sofferenza solo provandola appieno.
  • Ho orrore dei tramonti, sono così romantici, così melodrammatici.
  • I veri paradisi sono i paradisi perduti.
  • Il fascino di una donna è in genere direttamente proporzionale al suo passaggio.
  • Il ritornello che un orecchio fine ed educato rifiuterebbe di ascoltare, ha ricevuto il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite di cui fu la ispirazione, la consolazione sempre pronta, la grazia e l'idea.
  • Il solo vero viaggio, la sola immersione nella giovinezza lo si farebbe non con l'andare verso nuovi paesaggi, ma con l'avere occhi diversi.
  • Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico, la passione che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono e l'abitudine lo colma.
  • Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi.
  • Il volto umano è infatti, come il volto di Dio in qualche teogonia orientale, tutto un raggruppamento di volti, giustapposti su differenti piani cosicché uno non li vede tutti in una volta.
  • In amore, è più facile rinunciare a un sentimento che perdere un'abitudine.
  • In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che un nuovo punto di partenza per nuovi desideri.
  • La costanza di un'abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità.
  • La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente.
  • La felicità non può attuarsi mai. Anche se le circostanze vengono superate, la natura trasporta la lotta dall'esterno all'interno e, a poco a poco, muta il nostro umore abbastanza perché desideri una cosa diversa da ciò che gli viene dato di possedere. E se la vicenda è stata così rapida che il nostro umore non ha avuto tempo di mutare, non per questo la natura dispera di vincerci, in maniera più tardiva, è vero, più sottile, ma altrettanto efficace. Allora, all'ultimo istante il possesso della felicità ci vien tolto, o piuttosto, a questo stesso possesso la natura, per un'astuzia diabolica, dà incarico di distruggere la felicità. Avendo fallito in tutto quanto rientra nel campo dei fatti della vita, la natura crea un'estrema impossibilità, l'impossibilità psicologica della felicità. Il fenomeno della felicità non s'avverte o dà luogo alle reazioni più amare.
  • La malattia è il dottore a cui si dà più ascolto: alla gentilezza ed alla saggezza noi facciamo soltanto delle promesse; al dolore, noi obbediamo.
  • La medicina è un compendio degli errori successivi e contraddittori dei medici.
  • La realtà non si forma che nella memoria.
  • La saggezza è un punto di vista sulle cose.
  • La vita vera, la vita finalmente scoperta e tratta alla luce, la sola vita quindi realmente vissuta, è la letteratura.
  • L'influenza che si attribuisce all'ambiente vale soprattutto per l'ambiente intellettuale. Ciascuno è l'uomo della propria idea; ci sono molto meno idee che uomini, così tutti gli uomini che abbiano la stessa idea sono simili. Siccome un'idea non ha niente di materiale, gli uomini che stanno soltanto materialmente intorno all'uomo che abbia un'idea non la modificano in nulla. E siccome un'idea potrebbe usufruire dei loro vantaggi, gli uomini di una certa idea non sono influenzati dall'interesse.
  • L'istinto detta il dovere e l'intelligenza fornisce i pretesti per eluderlo.
  • Le stranezze delle persone simpatiche riescono esasperanti, ma non c'è persona simpatica che non sia per qualche verso strana.
  • Le teorie e le scuole, come i microbi e i globuli, si divorano tra loro e assicurano, con la loro lotta, la continuità della vita.
  • Nella patologia nervosa, un medico che non dice troppe stupidaggini è un malato guarito per metà.
  • Noi non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia.
  • Non c'è idea che non porti in sé la sua possibile confutazione.
  • Ogni bacio chiama un altro bacio.
  • Quando si fa quel che si può, si fa quel che si deve.
  • Quel che noi crediamo il nostro Amore, non è la medesima passione continua, indivisibile. Esso è composto da un'infinità d'amori successivi che tuttavia danno l'impressione della continuità, l'illusione dell'unità.
  • Quello che gli artisti chiamano posterità è la posterità delle opere d'arte.
  • Riceviamo dalla nostra famiglia così le idee di cui viviamo come la malattia di cui moriremo.
  • Si è detto perfino che la più alta glorificazione di Dio consiste nella sua negazione da parte dell'ateo, che trova la creazione così perfetta che può fare a meno di un creatore.
  • Si è l'uomo della propria idea; ci sono assai meno idee che uomini, e così tutti gli uomini della stessa idea si somigliano.
  • Spesso è la mancanza di immaginazione che impedisce a un uomo di soffrire troppo.
  • Una gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati.
  • Una persona diventa moralista prima che un altro diventi infelice.
  • Un'idea con molto potere, ne trasmette un po' agli uomini che la contraddicono.
  • Viviamo, di solito, con il nostro essere ridotto al minimo; la maggior parte delle nostre facoltà resta addormentata, riposando sull'abitudine, che sa quel che c'è da fare e non ha bisogno di loro.

[modifica] Alla ricerca del tempo perduto

Prima bozza di Alla ricerca del tempo perduto
  • I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce.
  • Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose.
  • Più della psicologia stessa, la sofferenza la sa lunga in materia di psicologia.
  • Qualsiasi essere amato – anzi, in una certa misura qualsiasi essere – è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia.
  • Si ama solamente ciò in cui si persegue qualcosa d'inaccessibile, quel che non si possiede.
  • Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente.

[modifica] Dalla parte di Swann

[modifica] Incipit

[modifica] Raboni

A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: "Mi addormento". E, mezz'ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume; mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po' particolare; mi sembrava d'essere io stesso quello di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità di Francesco I e Carlo V.

[Marcel Proust, Dalla parte di Swann, traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1965.]

[modifica] Ginzburg

Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera. A volte, non appena spenta la candela, mi si chiudevan gli occhi cosí subito che neppure potevo dire a me stesso: "M'addormento". E, una mezz'ora dopo, il pensiero che dovevo ormai cercar sonno mi ridestava; volevo posare il libro, sembrandomi averlo ancora fra le mani, e soffiare sul lume; dormendo avevo seguitato le mie riflessioni su quel che avevo appena letto, ma queste riflessioni avevan preso una forma un po' speciale; mi sembrava d'essere io stesso l'argomento del libro: una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco primo e Carlo quinto.

[Marcel Proust, La strada di Swann, traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963.]

[modifica] Schacherl

Per molto tempo io sono andato a letto presto. A volte, appena spento il lume, gli occhi mi si chiudevano istantaneamente. Non avevo neppure il tempo di dirmi: «M'addormento». Una mezz'ora dopo, il pensiero che era tempo di trovar sonno, mi svegliava; sentivo di dover posare il libro che credevo d'avere ancora in mano, e soffiare sul lume. Non avevo cessato, dormendo, di riflettere su ciò che avevo letto, ma le mie riflessioni avevano preso un corso tutto particolare: mi sembrava d'essere io l'argomento del libro, una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco I e Carlo V.

[Marcel Proust, Dalla parte di Swann, traduzione di Bruno Schacherl, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1965.]

[modifica] Citazioni

  • Come quelli che si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e immaginano si possa godere, in una realtà, le delizie della fantasia. (1963)
  • Forse l'immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall'immobilità del nostro pensiero nei loro confronti. (1963)
  • Io tornavo al mio libro, i domestici s'installavano di nuovo davanti alla porta a guardar cadere la polvere e l'emozione sollevate dal passaggio dei soldati.
  • La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio non appena fossi stato a letto.
  • Il caso ha una grande parte in tutte queste cose, e un secondo caso, quello della nostra morte, spesso non ci permette d'attendere a lungo i favori del primo. Mi sembra molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di quelli che abbiamo perduto sono prigioniere entro qualche essere inferiore, una bestia, un vegetale, una cosa inanimata, perdute di fatto per noi fino al giorno, che per molti non giunge mai, che ci troviamo a passare accanto all'albero, che veniamo in possesso dell'oggetto che le tiene prigioniere. Esse trasaliscono allora, ci chiamano e non appena le abbiamo riconosciute, l'incanto è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte e ritornano a vivere con noi. Così è per il nostro passato. È inutile cercare di rievocarlo, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde fuori del suo campo e del suo raggio d'azione in qualche oggetto materiale che noi non supponiamo. Quest'oggetto, vuole il caso che lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo mai.
  • La nostra personalità sociale è una creazione del pensiero altrui.
  • La speranza del conforto dà coraggio nella sofferenza.
  • L'abitudine! Ordinatrice abile ma assai lenta, che comincia col lasciar soffrire il nostro spirito per settimane in un'installazione provvisoria; ma che, nonostante tutto, esso è ben fortunato d'incontrare, giacché senza l'abitudine e limitato ai suoi soli mezzi sarebbe impotente a renderci abitabile una stanza.
  • Le prime apparizioni che fa nella nostra esistenza un essere destinato a incontrare più tardi il nostro favore assumono retrospettivamente ai nostri occhi un valore di avvertimento, di presagio.
  • Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo. (1963)
  • "Mi sembra ridicolo, in fondo, che un uomo della sua intelligenza soffra per una persona di quel genere" [...] – soggiunse con la saggezza di chi non è innamorato, che pensa che un uomo d'ingegno non dovrebbe essere infelice se non per una persona che ne mettesse conto; all'incirca è come stupire che ci si degni di soffrire del colera per opera d'un essere così piccolo come il bacillo virgola. (1963)
  • M'immaginavo, come ognuno, che il cervello degli altri fosse un ricettacolo inerte e docile, privo del potere d'una reazione specifica su quanto vi s'introduceva. (1963)
  • Si stupiva anche delle accese requisitorie, alle quali si abbandonava sovente, contro l'aristocrazia, la vita mondana, lo snobismo, "certamente il peccato al quale pensa san Paolo quando parla del peccato per cui non c'è remissione". (1963)
  • Un uomo che dorme tiene intorno a sé, in cerchio, il filo delle ore, gli ordini degli anni e dei mondi. (1963)

[modifica] All'ombra delle fanciulle in fiore

[modifica] Incipit

Quando si trattò di avere per la prima volta a pranzo il signor di Norpois, siccome mia madre diceva che era proprio un peccato che il professar Cottard fosse in viaggio e che lei avesse smesso del tutto di frequentare Swann, perché l'uno e l'altro senza dubbio avrebbero interessato l'ex ambasciatore, mio padre rispose che un convitato eminente, un illustre scienziato come Cottard non poteva mai sfigurare in un pranzo, ma Swann, con la sua ostentazione, e quel suo modo di strombazzare le conoscenze più insignificanti, era un volgare sbruffone che il marchese di Norpois avrebbe di sicuro giudicato, secondo la sua espressione, "pestifero".

[Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore, traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri, Mondadori, Milano, 1951.]

[modifica] Citazioni

  • I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.
  • L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi.
  • Se un pò di sogno è pericoloso, ciò che ne guarisce non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il sogno. Bisogna che si conoscano perfettamente i propri sogni per non più soffrirne.
  • Siamo costretti, per rendere la realtà sopportabile, a coltivare in noi qualche piccola follia.
  • Un dolore causato da una persona amata può essere amaro, anche quando si inserisce in mezzo a preoccupazioni, occupazioni, gioie che non abbiano per oggetto quell'essere e da cui la nostra attenzione solo di tanto il tanto si distoglie per tornate a lui, ma quando un simile dolore nasce nel momento in cui la felicità di vedere quella persona ci colma per intero, l'improvvisa depressione che allora pervade la nostra anima, fino a quell'istante soleggiata, protetta e calma, determina in noi una furibonda tempesta contro cui non sappiamo se saremo capaci di lottare fino all'ultimo.

[modifica] I Guermantes

  • Citando un verso isolato se ne moltiplica la forza attrattiva.
  • Cessando di essere pazzo, diventò stupido.
  • È più ragionevole sacrificare la propria vita alle donne piuttosto che ai francobolli, alle vecchie tabacchiere, perfino ai quadri e alle sculture. L'esempio delle altre collezioni dovrebbe però ammonirci a cambiare, a non avere una sola donna, ma molte.
  • Il mondo […] non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.
  • La sofferenza è una specie di bisogno dell'organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo.
  • Lasciamo le belle donne agli uomini senza immaginazione.
  • Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d'arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni.

[modifica] Incipit del volume I

Il pigolar mattutino degli uccelli sembrava insulso a Françoise. Ogni parola delle "donne" la faceva sussultare; intrigata da ogni lor passo, era sempre a domandarsene la direzione: avevamo cambiato casa. Non che ci fosse minor movimento di domestici nel "sesto piano" della nostra casa di prima; ma quelli li conosceva, e i loro andirivieni le eran divenuti cosa nota ed amica. Mentre ora persino il silenzio la induceva in una attenzione dolorosa. E poiché il nuovo quartiere sembrava tanto calmo quanto era rumoroso il viale sul quale dava la nostra vecchia casa, bastava il canto (che anche di lontano, quando è fievole, risuona come un motivo d'orchestra) di un uomo che passava, per far venire le lagrime agli occhi di Françoise in esilio.

[Marcel Proust, I Guermantes. Volume primo, traduzione di Mario Bonfantini, Mondadori, Milano.]

[modifica] Volume II

[modifica] Incipit

[modifica] Bonfantini 1

Riattraversammo il Viale Gabriel, affollato dal passeggio. Feci sedere la nonna su una panchina e andai a cercare un fiacre. Lei, dal cui punto di vista io mi ero sempre situato per giudicare anche la persona più insignificante, mi stava ora davanti chiusa e lontana, era diventata una parte del mondo esterno; e io mi trovavo obbligato a tacerle quello che pensavo del suo stato, la mia inquietudine, più di quel che avrei fatto coi primo che passava: non avrei potuto parlargliene con maggior sincerità che con un estraneo. Essa mi aveva ora restituito i pensieri, i dolori che, dalla mia infanzia, le avevo confidati per sempre. Non era morta ancora; ma io ero già solo.

[Marcel Proust, I Guermantes. Volume secondo, traduzione di Mario Bonfantini, Mondadori, Milano.]

[modifica] Bonfantini 2

Malattia della nonna. Malattia di Bergotte. Il duca e il medico. Declino della nonna. Sua morte.
Riattraversammo l'avenue Gabriel, affollata dal passeggio. Feci sedere la nonna su una panchina e andai a cercare una vettura. Lei, nel cui cuore mi ero sempre messo per giudicare anche la persona più trascurabile, mi stava ora davanti chiusa e lontana, era diventata una parte del mondo esterno; e io mi trovavo obbligato a tacerle quello che pensavo del suo stato, la mia inquietudine, più di quel che avrei fatto col primo che passava: non avrei potuto parlargliene con maggior sincerità che con un estraneo. Essa mi aveva restituito i pensieri, i dolori che, dalla mia infanzia, le avevo confidati per sempre. Non era morta ancora, ma io ero già solo. E persino quelle allusioni che essa aveva fatto ai Guermantes, a Molière, alle nostre conversazioni sul «piccolo clan», prendevano un'aria senza base, gratuita, fantastica; perché uscivano da quello stesso essere che, domani forse, non sarebbe più esistito, per il quale queste cose non avrebbero più nessun senso: da quel nulla – incapace di accoglierle – che sarebbe divenuta presto la nonna. (p. 339)

[Marcel Proust, I Guermantes (Le côté de Guermantes), traduzione di Mario Bonfantini, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, Einaudi, Torino, 1985.]

[modifica] Citazioni
  • Quando le ore si fasciano di discorsi, non possiamo più misurarle, anzi neppur vederle: svaniscono, e d'un tratto il tempo veloce e così giocato ci ricompare davanti a gran distanza dal punto in cui l'avevamo lasciato. Mentre, se siamo soli, la preoccupazione, riportandoci innanzi quel momento ancora lontano e continuamente aspettato con la frequenza e l'uniformità d'un tic-tac, suddivide, anzi moltiplica le ore per tutti quei minuti che, fra amici, non avremmo contati. (1985, p. 379)

[modifica] Sodoma e Gomorra

[modifica] Incipit

È noto come quel giorno (il giorno che c'era la festa dalla principessa di Guermantes) molto prima di recarmi a fare al duca e alla duchessa la visita che ho narrato, io avevo spiato il loro ritorno, e, stando di scolta, avevo fatto una scoperta che riguardava in particolare il signor di Charlus, ma così importante in sé che fino ad oggi, fino al momento di poterne dare lo spazio e l'ampiezza voluti, mi sono astenuto dal raccontarla. Avevo, come già dissi, abbandonato il belvedere meraviglioso, così comodamente situato in cima alla casa, da cui si scorgono i clivi accidentati che portano fino al palazzo di Bréquigny, lietamente adorni all'italiana del roseo campanile della rimessa appartenente al marchese di Frécourtà Avevo giudicato più pratico, quando mi era venuto in mente che il duca e la duchessa sarebbero rincasati tra poco, appostarmi sulla scala.

[Marcel Proust, Sodoma e Gomorra, traduzione di Elena Giolitti, Mondadori, Milano, 1964.]

[modifica] Citazioni

  • Certe qualità aiutano a sopportare i difetti del prossimo [...] e un uomo di grande ingegno presterà di solito meno attenzione alla stupidità altrui di quanta ne presterebbe uno sciocco.
  • Ho molto amato la vita, ho molto amato le arti.
  • La noia è uno dei mali meno gravi che abbiamo da sopportare.

[modifica] La prigioniera

[modifica] Incipit

Sin dal mattino, la testa ancora vòlta verso la parete, e prima ancora d'aver visto, sopra i grandi tendaggi della finestra, di qual colore fosse la striscia luminosa del giorno, sapevo già che tempo faceva. Me lo avevano appreso i primi rumori della strada, secondo che mi giungevano smorzati e deviati dall'umidità o vibranti come frecce nell'area risonante e vuota d'un mattino spazioso, glaciale e puro; sin dal rotolío del primo tram, avevo intuito se se ne stava intirizzito nella pioggia o se era in partenza per l'azzurro.

[Marcel Proust, La prigioniera, traduzione di Paolo Serini, Mondadori, Milano, 1970.]

[modifica] Citazioni

  • È stato detto che la bellezza è una promessa di felicità. Inversamente, la possibilità del piacere può essere un principio di bellezza.
  • La realtà è il più abile dei nemici. Lancia i suoi attacchi contro quel punto del nostro cuore dove non ce li aspettavamo e dove non avevamo preparato difese.

[modifica] Albertine scomparsa

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La signorina Albertine se n'è andata! Come, più della psicologia stessa, la sofferenza la sa lunga in materia di psicologia! Un momento prima, mentre mi stavo analizzando, avevo creduto che una separazione senza essersi riveduti fosse appunto quella che avevo desiderata; e, paragonando la mediocrità dei piaceri che Albertine mi dava con la ricchezza dei desideri che mi impediva di realizzare, mi ero riconosciuto assai acuto, concludendo che non volevo più vederla, che non l'amavo piú. Ma quelle parole: "La signorina Albertine se n'è andata!" avevano provocato un dolore tale nel mio cuore, che non avrei saputo resistere più a lungo.

[Marcel Proust, Albertine scomparsa, traduzione di Franco Fortini, Mondadori, Milano, 1970.]

[modifica] Citazioni

  • Le due massime cause d'errore nei nostri rapporti con un'altra persona sono di aver buon cuore, oppure, quell'altra persona, amarla. (da La fuggitiva)
  • [Su Venezia] Così disposte ai due lati del canale, le abitazioni facevano pensare a luoghi naturali, ma di una natura che avesse creato le proprie opere con un'immagine umana. (da Albertine scomparsa)

[modifica] Il tempo ritrovato

[modifica] Incipit

L'intero giorno, in quella dimora di Tansonville un po' troppo campagna, che aveva appena l'aria d'un luogo di siesta fra una passeggiata e l'altra o durante l'acquazzone: una di quelle dimore dove ogni salotto ha l'aria d'un chiosco tra la verzura e dove, sulla tappezzeria delle camere, le rose dal giardino in una, gli uccelli dagli alberi nell'altra v'hanno raggiunto e vi fan compagnia – isolati nondimeno, giacché erano vecchie tappezzerie dove ogni rosa se ne stava separata quel tanto che avrebbe permesso, se fosse stata viva, di coglierla, ogni uccello di metterlo in gabbia e addomesticarlo, senza nulla delle abbondanti decorazioni delle camere d'oggi dove, su un fondo argenteo, tutti i meli della Normandia son venuti a profilarsi in stile giapponese per allucinare le ore che si trascorrono in letto, – l'intero giorno lo trascorrevo nella mia camera che dava sulle belle verzure del parco e i lilla dell'ingresso, sulle foglie verdi degli alti alberi in riva all'acqua, scintillanti di sole, e sul bosco di Méséglise.

[Marcel Proust, Il tempo ritrovato, traduzione di Giorgio Caproni, Mondadori, Milano, 1962.]

[modifica] Citazioni

  • Il libro essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve, nel senso corrente, inventarlo, poiché esiste già in ciascuno di noi, ma tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore.
  • Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.
  • Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.

[modifica] Incipit di Del piacere di leggere

Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare a un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l'ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco lì accanto senza toccarla, mentre il sole sopra di noi diminuiva di intensità nel cielo blu, la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non abbiamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto.

[Marcel Proust, Del piacere di leggere, traduzione di Maria Cristina Marinelli, Passigli, Firenze]

[modifica] Citazioni su Marcel Proust

  • Benché sposi un punto di vista imparziale, il punto di vista del vero naturalista, M. Proust fa del vizio un ritratto più biasimevole di ogni invettiva. Bolla a fuoco ciò di cui egli parla e rende servizio ai buoni costumi più efficacemente di quanto possano fare i più stringenti trattati di morale. Egli ammette che certi casi di omosessualità siano guaribili. Se qualcosa può guarire un invertito è proprio la lettura di queste pagine dove attingerà il sentimento della sua propria riprovazione infinitamente più importante della riprovazione dell'autore. (André Gide)
  • Conosci Marcel Proust? Scrittore francese, perdente assoluto: mai fatto un lavoro vero, amori non corrisposti, gay; passa vent'anni a scrivere un libro che quasi nessuno legge, ma è forse il più grande scrittore dopo Shakespeare. Comunque, arrivato alla fine della sua vita, si guarda indietro e conclude che tutti gli anni in cui ha sofferto erano gli anni migliori della sua vita, perché lo hanno reso ciò che era. Gli anni in cui è stato felice, tutti sprecati: non gli hanno insegnato niente. (Little Miss Sunshine)
  • Proust è quello che mi viene, non quello che chiamo; non è un'«autorità»; semplicemente un «ricordo circolare». Ed è questo l'intertesto: l'impossibilità di vivere al di fuori del testo infinito – sia questo testo Proust, o il giornale quotidiano, o lo schermo televisivo: il libro fa il senso, il senso fa la vita. (Roland Barthes)
  • Sì, Swann prova a dimenticarsi del proprio giudaismo ogni tanto, così come Saint-Luop fa di tutto affinché gli altri si scordino che lui è, anzitutto, un Guermantes. Ma evidentemente l'ebraismo così come la discendenza aristocratica hanno una forza tale da sovrastare il singolo individuo. Swann e Saint-Loup nulla possono contro la schiavitù dei cromosomi. Ecco perché il viso di Swann, alla fine della sua vita, diventa tragico e affilato come quello di Shylock, così come il fondoschiena di Saint-Loup si allarga fino quasi a sovrapporsi a quello non meno illustre di suo zio Charlus. (Alessandro Piperno)

[modifica] Bibliografia

  • Marcel Proust, La strada di Swann (Du côté de chez Swann, 1913), traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963.
  • Marcel Proust, Dalla parte di Swann (1913), traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, 1965.
  • Marcel Proust, Dalla parte di Swann (1913), traduzione di Bruno Schacherl, G. C. Sansoni Editore, Firenze, 1965.
  • Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore (À l'ombre des jeunes filles en fleurs, 1919), traduzione di Franco Calamandrei e Nicoletta Neri, Mondadori, Milano, 1951.
  • Marcel Proust, I Guermantes (Le côté de Guermantes, 1920), traduzione di Mario Bonfantini, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, Einaudi, Torino, 1985.
  • Marcel Proust, Sodoma e Gomorra (Sodome et Gomorrhe, 1921-1922), traduzione di Elena Giolitti, Mondadori, Milano, 1964.
  • Marcel Proust, La prigioniera (La prisonnière, 1923), traduzione di Paolo Serini, Mondadori, Milano, 1970.
  • Marcel Proust, Albertine scomparsa (La fugitive o Albertine disparue, 1927), traduzione di Franco Fortini, Mondadori, Milano, 1970.
  • Marcel Proust, Il tempo ritrovato (Le temps retrouvé, 1927), traduzione di Giorgio Caproni, Mondadori, Milano, 1962.
  • Marcel Proust, Lettere ai miei personaggi, a cura e con un saggio critico di Domenico Tarizzo, Rizzoli, Milano, 1966.
  • John Ruskin, Le pietre di Venezia (The Stones of Venice), traduzione di A. Tomei, Vallecchi, 1974.

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