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Papa Giovanni XXIII

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Papa Giovanni XXIII

Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli (1881 – 1963), papa della Chiesa cattolica.

Citazioni di papa Giovanni XXIII

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  • Con grandissimo onore, nella città di Villareal, è venerato il sepolcro di San Pasquale Baylón che è celeste patrono dei congressi e delle associazioni Eucaristiche.[1]
  • Cos'è la tradizione? È il progresso che è stato fatto ieri, come il progresso che noi dobbiamo fare oggi costituirà la tradizione di domani.[2]
  • Dovere di ogni uomo, dovere impellente del cristiano è di considerare il superfluo con la misura delle necessità altrui, e di ben vigilare perché l'amministrazione e la distribuzione dei beni creati venga posta a vantaggio di tutti.[3]
  • Grande fu Teresa di Lisieux per aver saputo, nella umiltà, nella semplicità, nell'abnegazione costante, cooperare alle imprese e al lavoro della grazia per il bene di innumerevoli fedeli.[4]
  • La figura di San Francesco di Sales non è di quelle che si possono contenere entro limitati orizzonti: essa ci si leva innanzi alla mente, alta e serena : più alta dei monti della sua Savoia, più serena del cielo ridente che si specchia nelle acque azzurre del piccolo lago di Annecy ... In verità San Francesco di Sales fu il più amabile tra i santi, e Iddio lo mandava al mondo in un'ora di tristezza ... Ed egli apparve ed è rimasto come l'incarnazione della pietà sorridente e forte. in cui si fondono la poesia ingenua di San Francesco d'Assisi e l'amore chiaroveggente di Sant'Agostino.[5]
  • Oh santa città di Roma, così amata da Dio, prediletta e privilegiata con sovrabbondanti doni di natura, di arte, di tradizioni, di religione e di grazia! possa tu in ogni tempo corrispondere alla tua preclara vocazione, in faccia al mondo ed al cospetto della Chiesa universale. Possa tu esprimere con la voce, con le opere, con gli esempi del popolo tuo nativo, squisitamente saggio e generoso, e di quanti dai vari punti d'Italia e del mondo qui convengono, esprimere — diciamo — la sostanza viva del Vangelo: che è annuncio di redenzione e di pace, presidio di vera civiltà, ornamento ed arricchimento della persona umana, delle famiglie e dei popoli.[6]
  • O Principe della Pace, Gesù Risorto, guarda benigno all'umanità intera. Essa da Te solo aspetta l'aiuto e il conforto alle sue ferite. Come nei giorni del Tuo passaggio terreno, Tu sempre prediligi i piccoli, gli umili, i doloranti; sempre vai a cercare i peccatori. Fa' che tutti Ti invochino e Ti trovino, per avere in Te la via, la verità, la vita. Conservaci la Tua pace, o Agnello immolato per la nostra salvezza: Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem! Ecco, Gesù, la nostra preghiera. Allontana dal cuore degli uomini ciò che può mettere in pericolo la pace, e confermali nella verità, nella giustizia, nell'amore dei fratelli. Illumina i reggitori dei popoli, affinché, accanto alle giuste sollecitudini per il benessere dei loro fratelli, garantiscano e difendano il grande tesoro della pace; accendi le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, a rinsaldare i vincoli della mutua carità, a essere pronti a comprendere, a compatire, a perdonare, affinché nel Tuo nome le genti si uniscano, e trionfi nei cuori, nelle famiglie, nel mondo, la pace, la Tua pace.[7]
  • Per Mariam ad Iesum. Questo è il significato delle apparizioni di Lourdes.[8]
  • [Su Papa Pio X] Perché il popolo invoca questo Santo? Perché lo cerca? Perché lo ama? La risposta è facile. Ci fu in lui congiunzione mirabile di quelle doti che sono proprie e caratteristiche delle singole classi sociali. Limpido come lo sono i figli della campagna. Franco e robusto come gli operai delle nostre officine. Paziente come gli uomini del mare. Misurato come il pastore del gregge. Nobile e austero come i discendenti di illustri famiglie. Affabile e giusto come un maestro, un magistrato. Buono e generoso come si immaginano e sono i santi.[9]
  • [Ultime parole rivolte in letto di morte al segretario in lacrime] Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria.[10]
  • Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo. [...] Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: "Questa è la carezza del Papa". Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza.[11]
  • Un atto della più alta importanza compiuto dalle Nazioni Unite è la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo approvata in Assemblea generale il 10 dicembre 1948. Nel preambolo della stessa dichiarazione si proclama come un ideale da perseguirsi da tutti i popoli e da tutte le nazioni l'effettivo riconoscimento e rispetto di quei diritti e delle rispettive libertà.[12]

Attribuite

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  • La vera pace è tranquillità nella libertà.[13]
Si tratta, in realtà, di una citazione di Cicerone, «Pax est tranquilla libertas» (Seconda filippica, 113), contenuta nel primo radiomessaggio Urbi et Orbi del 29 ottobre 1958.
  • Se mi dicessero che per raggiungere un certo scopo dovrei uccidere una formica, io non lo farei.[14]

I doni del cuore

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  • Dalla finestra sulla mia camera, qui presso i padri Gesuiti, osservo tutte le sere un assembrarsi di barche sul Bosforo; spuntano a decine, a centinaia, dal Corno d'oro; si radunano a un posto convenuto, e poi si accendono, alcune più vivacemente, altre meno, formando una fantasmagoria di colori e luci impressionante. Credevo che fosse una festa sul mare per il Bairam[15]che cade in questi giorni. Invece è la pesca organizzata delle palamite, grossi pesci che si dice vengano da punti lontani del Mar Nero. Queste luci durano tutta la notte, e si sentono le voci gioiose dei pescatori.
    Lo spettacolo mi commuove. L'altra notte verso l'una pioveva a dirotto, ma i pescatori erano là, impavidi alla loro rude fatica.
    Oh, che confusione per me, per noi preti, «piscatores hominum» (Mt 4, 19)[16], davanti a questo esempio! [...] Imitare i pescatori del Bosforo, lavorare giorno e notte colle fiaccole accese, ciascuno sulla sua piccola barca, all'ordine dei capi spirituali: ecco il nostro grave e sacro dovere.[17]
  • Il mio temperamento e la educazione ricevuta, mi aiutano nell'esercizio dell'amabilità con tutti, della indulgenza, del garbo e della pazienza. Non recederò da questa via. San Francesco di Sales è il mio grande maestro. Oh, lo rassomigliassi davvero e in tutto! Per non venir meno al grande precetto del Signore, sarò pronto ad affrontare anche derisioni e disprezzi. Il «mitis et humilis corde» (Mt 11,29)[18]è pur sempre il raggio più lucente e glorioso di un vescovo e di un rappresentante del Papa. Io lasco a tutti la sovrabbondanza della furberia e della cosiddetta destrezza diplomatica, e continuo ad accontentarmi della mia bonomia e semplicità di sentimento, di parola, di tratto. Le somme, infine, tornano sempre a vantaggio di chi resta fedele alla dottrina ed agli esempi del Signore.[19]
  • Quando mi trovo fra tante grandezze e insieme tante miserie, perché il mondo è grande, è bello, ma è vario, penso sempre alla semplicità di Sotto il Monte. E questo pensiero mi aiuta sempre, mi tiene umile e coraggioso insieme.[20]
  • Fra le grandezze di questo mondo, in mezzo alle quali mi trovo, non so come mai e perché, oh! come apprezzo sempre più la modestia, la povertà, ma insieme il timore e l'amore del Signore della nostra buona gente di Sotto il Monte.[21]
  • La Chiesa li esalta i cardinali e li considera come principi del popolo, ed anche il mondo come tali li onora, ma la loro gloria cresce a misura che sanno tenersi alla misura degli insegnamenti di Cristo che ci vuole tutti, come lui, miti ed umili di cuore. E tu prega il Signore perché il tuo zio che dalla umiltà di Sotto il Monte è passato attraverso alle grandezze dell'Oriente e dell'Occidente resti fedele ai principii da cui prese le mosse. Dal più modesto villaggio allo splendore di Parigi quelli che valgono sono sempre gli stessi.[22]

Il giornale dell'anima

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  • Anche quando ci può essere la necessità di uno sfogo, in certe ore di solitudine e di abbandono, il silenzio e la mitezza sono temperamenti che rendono più fruttuoso il patire qualche cosa per amore di Gesù.
  • Con donne di qualunque condizione, siano pure parenti o sante, avrò un riguardo speciale, fuggendo dalla loro familiarità, compagnia o conversazione, come dal diavolo.
  • Conservo Gesù Eucaristia con me, ed è la mia gioia.
  • Di fatto, se interrogo me stesso, non saprei che cosa desiderare o fare di diverso da quello che faccio ora.
  • Gli abiti episcopali sempre mi richiameranno lo splendorem animarum che essi significano, come vera gloria del vescovo. Guai a me se mi fossero motivo di vanità!
  • I terremoti, le inondazioni, le carestie, le pestilenze sono applicazioni di cieche leggi della natura: cieche, perché la natura materiale non ha intelligenza né libertà.
  • Il mio gran libro, da cui qui innanzi dovrò attingere con maggior cura ed affetto le divine lezioni di alta sapienza, è il Crocifisso.
  • Il mio sacerdozio è non solo sacrificio per i peccati del mondo e miei, ma ancora è apostolato di verità e di carità.
  • Il mondo è intossicato di nazionalismo malsano, sulla base di razza e di sangue, in contraddizione al Vangelo.
  • Il mondo non ha più fascini per me. Voglio essere tutto e solo di Dio, penetrato dalla sua luce, splendente della carità verso la Chiesa e le anime.
  • Il Rosario, che dall'inizio del 1958, mi sono impegnato di recitare devotamente tutto intero, è divenuto esercizio di continuata meditazione e di contemplazione tranquilla e quotidiana, che tiene aperto il mio spirito sul campo vastissimo del mio magistero e ministero di Pastore massimo della Chiesa, e di padre universale delle anime.
  • Il tempo che do all'azione deve essere proporzionato su quello che do all'opus Dei, cioè all'orazione.
  • Io non desidero, io non voglio niente fuori dell'obbedienza alle disposizioni, istruzioni e desideri del Santo Padre e della Santa Sede.
  • L'altra notte verso l'una pioveva a dirotto, ma i pescatori erano là, impavidi, alla loro rude fatica. Oh, che confusione per me, per noi preti, piscatores hominum [Mt 4,19], davanti a questo esempio.
  • La bontà vigilante, paziente e longanime, arriva ben più in là e più rapidamente che non il rigore e il frustino.
  • La conoscenza che noi abbiamo della fragilezza umana deve essere a noi, medici delle anime, motivo a compatire, a sollevare, a incoraggiare altrui; ma non a scusare noi stessi.
  • La guerra è voluta invece dagli uomini, a occhi aperti, a dispetto di tutte le leggi più sacre. Per questo è tanto più grave.
  • La mia umile e ormai lunga vita si è sviluppata come un gomitolo, sotto il segno della semplicità e della purezza. Nulla mi costa il riconoscere e il ripetere che io sono e non valgo che un bel niente.
  • La prima delle cardinali è la prudenza. È qui che si battono, e spesso restano battuti, papi, vescovi, re e comandanti. Questa è la virtù caratteristica del diplomatico.
  • Le porte del paradiso sono due: innocenza e penitenza.
  • Maggior scrupolo nell'uso del mio tempo: fare subito, tutto, presto e bene; non aspettare; non mettere le cose secondarie avanti alle principali; sempre alacre, occupato, sereno.
  • Non basta una misericordia qualunque. Il peso delle iniquità sociali e personali è così grave che non basta un gesto di carità ordinaria a perdonarle.
  • Non cerco, non voglio la gloria di questo mondo; l'aspetto molto grande nell'altro.
  • O Maria, madre mia, se non mi soccorrete adesso che ne ho tanto bisogno, che chierico, che prete sarò io?
  • Quando il mio amor proprio, approfittandosi di qualche momento di disattenzione, costruirà i suoi castelli in aria, mi vorrà far volare, volare, io mi faccio una legge di pensare sempre a questi tre luoghi: il Getsemani, la casa di Caifas, il Calvario.
  • Siamo tutti un po' bambini bisognosi di essere guidati dalla voce viva di chi ci presenta la dottrina bella e preparata.
  • Specialmente sarò attento alla santa liturgia, messa e breviario, al santo rosario meditato bene, alle altre pratiche, il cui uso fedele è la salvaguardia della pietà sacerdotale.

Mater et magistra

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Madre e maestra di tutte le genti, la Chiesa universale è stata istituita da Gesù Cristo perché tutti, lungo il corso dei secoli, venendo al suo seno ed al suo amplesso, trovassero pienezza di più alta vita e garanzia di salvezza. A questa Chiesa, colonna e fondamento di verità, il suo santissimo Fondatore ha affidato un duplice compito: di generare figli, di educarli e reggerli, guidando con materna provvidenza la vita dei singoli come dei popoli, la cui grande dignità essa sempre ebbe nel massimo rispetto e tutelò con sollecitudine.

Citazioni

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  • I singoli esseri umani sono e devono essere il fondamento, il fine e i soggetti di tutte le istituzioni in cui si esprime e si attua la vita sociale.
  • Il cristianesimo infatti è congiungimento della terra con il cielo, in quanto prende l'uomo nella sua concretezza, spirito e materia, intelletto e volontà, e lo invita ad elevare la mente dalle mutevoli condizioni della vita terrestre verso le altezze della vita eterna, che sarà consumazione interminabile di felicità e di pace.
  • L'errore più radicale nell'epoca moderna è quello di ritenere l'esigenza religiosa dello spirito umano come espressione del sentimento o della fantasia, oppure un prodotto di una contingenza storica da eliminare quale elemento anacronistico e quale ostacolo al progresso umano.
  • La Chiesa oggi si trova di fronte al compito immane di portare un accento umano e cristiano alla civiltà moderna: accento che la stessa civiltà domanda e quasi invoca per i suoi sviluppi positivi e per la sua stessa esistenza.
  • La nostra epoca è percorsa e penetrata da errori radicali, è straziata e sconvolta da disordini profondi: però è pure un'epoca nella quale si aprono allo slancio della Chiesa possibilità immense di bene.
  • Nel loro impegno di dominare e trasformare il mondo esteriore [gli uomini] rischiano di dimenticare e di logorare se stessi.
  • Qualora si garantisca nelle attività e nelle istituzioni temporali l'apertura ai valori spirituali e ai fini soprannaturali, si rafforza in esse la efficienza rispetto ai loro fini specifici ed immediati.

Pacem in Terris

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La Pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell'ordine stabilito da Dio. I progressi delle scienze e le invenzioni della tecnica attestano come negli esseri e nelle forze che compongono l'universo, regni un ordine stupendo; e attestano pure la grandezza dell'uomo, che scopre tale ordine e crea gli strumenti idonei per impadronirsi di quelle forze e volgerle a suo servizio.

Citazioni

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  • Con l'ordine mirabile dell'universo continua a fare stridente contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli; quasicché i loro rapporti non possono essere regolati che per mezzo della forza.
  • Gli esseri umani, essendo persone, sono sociali per natura.
  • In una convivenza ordinata e feconda va posto come fondamento il principio che ogni essere umano è persona cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera; e quindi è soggetto di diritti e di doveri che scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla sua stessa natura: diritti e doveri che sono perciò universali, inviolabili, inalienabili.
  • L'autorità non è una forza incontrollata: è invece la facoltà di comandare secondo ragione.
  • Nella convivenza umana ogni diritto naturale in una persona comporta un rispettivo dovere in tutte le altre persone.
  • Non si dovrà però mai confondere l'errore con l'errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L'errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità.

Citazioni su Papa Giovanni XXIII

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  • [In Giovanni XXIII] la novità non riguardava la dottrina, ma piuttosto il modo di esporla e forse, talvolta, d'interpretarla, senza tradirla o modificarla mai. E di applicarla alle situazioni concrete. Riguardava poi, per così dire, lo stile, nel parlare e nell'agire, sia all'interno sia all'esterno della Chiesa: una maggiore prontezza alla comprensione dell'«altro»; una carica di «simpatia» nello sforzarsi di valutare la mentalità o gli atteggiamenti anche dei più lontani; una capacità di rendersi conto delle loro difficoltà obiettive e l'arte di saper creare un clima di fiducia, nonostante la distanza, o addirittura l'opposizione frontale delle posizioni reciproche; la cura di non offendere le persone pur dicendo la verità. (Agostino Casaroli)
  • Ma questo Papa è intelligente?, siamo sicuri che è intelligente? Tutti dicono che è simpatico, che è un bravo curato di campagna, che è meglio dell'altro... Ma lì in Vaticano ci vuole uno che la sappia lunga, un curato di campagna può essere la miglior persona del mondo, ma non può bastare! Io conosco Roncalli da quando era patriarca di Venezia: beh, le dirò francamente, se è intelligente, in che misura, non sono ancora riuscito a capirlo. (Aldo Palazzeschi)
  • Passerà alla storia come il più cordiale dei successori di Pietro. (Alessandro Cutolo)
  • Pastor et nauta. (Malachia di Armagh)
Pastore e navigante[23].
  • Pio XII e Giovanni XXIII certamente odiavano ugualmente il peccato comunismo ed amavano ugualmente i peccatori comunisti, ma non c'è dubbio che Pio XII dando l'impressione di odiare di più il comunismo ha dato anche l'impressione di amare meno i peccatori comunisti, e Giovanni XXIII dando l'impressione di amare di più i peccatori comunisti ha dato l'impressione, sia pure errata, di indulgere di più con il comunismo. (Angelo Costa)
  • Subito scoprimmo il suo sorriso, che non era solo un segno di bonarietà ma un soccorso offerto a tutti. Papa Giovanni sorrideva come chi viene a noi con un dono e lo tiene nascosto dietro la schiena, ma noi ce ne accorgiamo proprio per quel particolarissimo sorriso. Per Angelo Giuseppe Roncalli le norme protocollari non avevano valore assoluto, cedevano davanti alla sua semplicità. (E venne un uomo)
  • Il Papa e io possiamo essere divergenti su molte questioni, ma siamo uniti nel desiderio della pace.
  • Io credo che il Papa e io abbiamo caratteristiche comuni perché ambedue proveniamo da origini umili, abbiamo lavorato, nella gioventù, la terra, e sappiamo che cosa è lottare per ricavare dalla terra i frutti necessari per vivere.
  • Io non cerco di convertire il Papa, e il Papa non cerca di convertire me!

Note

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  1. Citato in Innocenzo Alfredo Russo, San Pasquale Baylón, Edizioni Apostolato Francescano, Napoli 1968.
  2. Al concilio Vaticano II; citato in Ginsborg 1989, p. 352.
  3. Dal Radiomessaggio a tutti i fedeli cristiani ad un mese dal Concilio, 11 settembre 1962.
  4. Dall'udienza del 16 ottobre 1960.
  5. Dal discorso del 27 gennaio 1963.
  6. Da Risposta del Santo Padre Giovanni XXIII all'Indirizzo di Omaggio di Mons. Luigi Traglia, Viceregente di Roma e Presidente della Commissione Sinodale, 31 gennaio 1960.
  7. Citato in Franca Giansoldati, Papa Francesco da San Pietro oggi riunisce le chiese nel mondo per una preghiera di pace (ma la diplomazia lavora dietro le quinte)
  8. Dal radiomessaggio alla popolazione di Torino del 27 marzo 1960.
  9. Da Discorsi Messaggi Colloqui 1958-1963, cinque volumi più un volume di indici, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1960-1967, vol. I, pp .904-905. Citato nella prefazione a I doni del cuore, p. IV.
  10. Citato in Ernesto Balducci, Papa Giovanni, Vallecchi, 1967.
  11. Dal saluto ai fedeli partecipanti alla fiaccolata in occasione del Concilio ecumenico Vaticano II, 11 ottobre 1962. Testo disponibile su Vatican.va.
  12. Da Pacem in Terris.
  13. Citato in Historia, n. 13, dicembre 1958, Cino Del Duca Editore.
  14. Citato in Mario Canciani, Nell'arca di Noè, Carroccio, Vigodarzere, 1990, cap. Cieli e terre nuove.
  15. Bayram è nome delle due feste annuali musulmane: Seker bayram, festa dello zucchero, della durata di tre giorni, a chiusura del Ramadan e Kurban bayram, della durata di quattro giorni, in cui si commemora Abramo che offre in olocausto il figlio Isacco. Cfr. I doni del cuore, nota 12, p. 97.
  16. Pescatori di uomini.
  17. Da Il Giornale dell'anima e altri scritti di pietà, nuova edizione riveduta e ampliata, a cura di Loris Francesco Capovilla, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2000; Esercizi spirituali 12-18 novembre 1939, Istanbul, presso i Gesuiti di Ayas-Pasa, «Sacro Cuore», 2000 p. 97.
  18. Mansueto e umile di cuore. Cfr. I doni del cuore, nota 7, p. 109.
  19. Da Il Giornale dell'anima e altri scritti di pietà; Esercizi spirituali 8-13 dicembre 1947, Parigi, Clamart Villa Manresa dei Padri Gesuiti, 2000 p. 109.
  20. Da Lettere a familiari (1901-1962), a cura di Loris Francesco Capovilla, 2 volumi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1968, vol. II, p. 548; Giovanni XXIII: Pensieri sulla famiglia, 2000 p. 188.
  21. Da Lettere a familiari (1901-1962), vol. II, p. 594; 2000 p. 189.
  22. Da Lettere a familiari (1901-1962), vol. II, p. 609; Giovanni XXIII: Pensieri sulla famiglia, 2000 p. 190.
  23. Per approfondimenti vedi la voce Profezia di Malachia su Wikipedia.

Bibliografia

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  • Papa Giovanni XXIII, I doni del cuore, da "Il Giornale dell'anima" e altri scritti ai familiari, a cura di Loris Francesco Capovilla, edizione speciale per Famiglia Cristiana (supplemento a Famiglia Cristiana n. 36, 10 settembre 2000), San Paolo, Cinisello Balsamo, 2000.
  • Papa Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima. E altri scritti di pietà, San Paolo Edizioni, 2003
  • Papa Giovanni XXIII, Mater et magistra, Edizioni Paoline, 1979.
  • Papa Giovanni XXIII, Pacem in terris, Mursia, 2003.
  • Paul Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548

Filmografia

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Altri progetti

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Opere

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