Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quinta stagione)

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Ai confini della realtà, quinta stagione.

Episodio 1, In onore di Pip[modifica]

Jack Klugman interpreta Max Phillips

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  • Sottoponiamo al vostro giudizio un certo Max Phillips, un allibratore ridotto piuttosto male, la cui vita è stata noiosa e scialba come un mucchio di panni sporchi. E anche se è avanti negli anni, ha l'effimero desiderio che il resto della sua vita possa essere mandato in tintoria per tornare pulito e lucente. Questo sarà un dono d'amore al figlio di nome Pip. Il signor Max Phillips, Homo sapiens, presto scoprirà che l'uomo non è saggio come crede di essere. Triste lezione da imparare ai confini della realtà. (Narratore)
  • O Signore! O Signore! Farò un patto con te. Io ti darò... Io ti darò la carcassa marcia di un... di un idiota anziano e debole. Ti darò me! Non devi fare altro che salvare Pip. Ti prego! Non prendere il mio ragazzo! Ti prego! Prendi me! Prendi me! (Max Phillips) [voto]
  • C'è poco da commentare qui, tranne questa piccola divagazione: che i legami di sangue sono profondi e forti, che la capacità di amare è una ricchezza vitale, è una pulsione travolgente dell'animo umano e che si può trovare nobiltà, sacrificio e amore dovunque si cerchi. In fondo alla strada, sotto il sole o ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 2, Acciaio[modifica]

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  • L'evento sportivo del 1974. Il Battagliero Maxo, un B2 peso massimo accompagnato dal suo manager e addestratore arriva a Maynard in Kansas per un incontro di sei round. Il Battagliero Maxo è un robot, più precisamente un androide. Definizione: un automa che somiglia all'essere umano. Solo questi automi possono combattere da quando il pugilato è stato abolito per legge... nel '68. Questa è la storia di quell'incontro programmato in sei round o meglio la storia di due uomini che presto affronteranno una spietata verità: non si può approvare nessuna legge che abolisca la crudeltà o il bisogno di denaro o persino il cieco coraggio animalesco. Il luogo per affrontare la suddetta verità: una piccola arena piena di fumo, da queste parti ai confini della realtà. (Narratore)
  • Il ritratto del lato perdente, prova vivente che non si può sconfiggere una macchina. Prova anche di un'altra cosa: non importa cosa porti il futuro, la capacità dell'uomo di essere all'altezza dell'occasione resterà inalterata. La tenacia e l'ottimismo potenziali continuano, come sempre, a sconfiggere, a battere ai punti, a sopravvivere a qualsiasi cambiamento fatto dalla società. Riflettete, amici, su questa nuova storia vissuta ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 3, Incubo a 20.000 piedi[modifica]

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  • Il ritratto di un uomo spaventato: Robert Wilson, 37 anni, marito, padre e rappresentante in congedo per malattia. Wilson è stato appena dimesso da una clinica dove ha trascorso gli ultimi sei mesi per riprendersi da un esaurimento nervoso il cui inizio si è manifestato in una sera simile a questa su un aereo di linea come quello su cui il signor Wilson sta per essere riportato a casa. La differenza è che la famosa sera di sei mesi fa il suo volo del signor Wilson fu interrotto dallo scatenarsi dell'esaurimento nervoso. Questa sera, insieme alla moglie, viaggerà fino alla destinazione prevista che, contrariamente ai piani del signor Wilson, è da considerarsi l'angolo più oscuro... ai confini della realtà. (Narratore)
  • Julia, c'è un uomo lì fuori. N-non intendo un uomo. Cioè, non so cosa... cosa sia. Come... li chiamavano durante la guerra? Sai quei piloti... gremlins! Gremlins! Ti ricordi sui giornali? Julia, non mi guardare in quel modo! Non me lo sto immaginando! Non me lo sto inventando! È lì fuori! Non guardare! Non c'è ora! Lui... cioè... lui sparisce ogni volta che qualcuno potrebbe vederlo. Tranne me! Tesoro, lui c'è! Capisco che può sembrarti strano! Tu pensi che io sia pazzo? (Robert Wilson)
  • Il volo del signor Robert Wilson si è concluso. È terminato non solo il tragitto in aereo da uno scalo all'altro, ma anche la sua paura di un esaurimento nervoso. Il signor Wilson non ha più questa paura, però per il momento, come ha appena detto, ha un'altra certezza. Fortunatamente, la sua convinzione non resterà isolata ancora a lungo. Infatti, spesso vengono trovate prove tangibili e inconfutabili dell'esistenza dei gremlins e di altri esseri in una zona impalpabile ed evanescente che è ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 4, Un cronometro particolare[modifica]

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  • Ho detto "suggerimenti"? Parola sbagliata! Un'idiota qualsiasi li può dare. Sono progetti dinamici per il futuro, che solo McNulty può dare! (Patrick Thomas McNulty)
  • Patrick Thomas McNulty: Mi scusi, posso invitarla a cena?
    Segretaria del signor Cooper: Se stessi morendo di fame e lei fosse l'ultimo uomo sulla Terra e significasse la sopravvivenza, forse sì. Ma io escludo ognuna di queste possibilità, quindi aria, McNulty!
  • Come tutti voi avete avuto occasione di verificare, un certo Patrick Thomas McNulty, all'età di 41 anni, è la persona più noiosa della Terra. Detiene il record decennale delle parole più insignificanti pronunciate durante la pausa caffè ed è molto probabile che nella sua vita avrebbe continuato ad essere un monotono e cavilloso chiacchierone che riporta indietro di migliaia di anni l'arte della conversazione. Ho detto che avrebbe continuato ad esserlo se non gli fosse accaduta una cosa insolita, una cosa che altererà la sua esistenza e la nostra. Pensateci bene ora perché siamo vicini ai confini della realtà. (Narratore)
  • Signor Cooper: Ho appena vagliato tutti i suggerimenti degli ultimi tre mesi che mi ha fatto trovare nella cassetta. Adesso gliene leggo uno, esattamente quello datato 13 marzo. "Produrre hot dog piatti. Sarà più facile farli entrare nel panino con hamburger."
    Patrick Thomas McNulty: Che ne dice, non è una buona idea?
    Signor Cooper: "Produrre lattine quadrate così si potranno accatastare meglio nel secchio della spazzatura."
    Patrick Thomas McNulty: Geniale, vero?
    Signor Cooper: "Inserire ponti smontabili negli zaini dei soldati così quando dovranno attraversare i fiumi potranno farlo agevolmente."
    Patrick Thomas McNulty: Questo vale un milione di bigliettoni così com'è! I soldati entreranno in acqua con delle lattine piene di aria...
    Signor Cooper: La Cooper Corporation produce corsetteria per signora e non ha niente a che fare con gli hamburger, gli hot dog, le lattine o addirittura la difesa nazionale! Nessuno dei suoi trecentocinquanta suggerimenti, e lo ripeto, nemmeno uno ha lontanamente a che fare col prodotto che da anni realizza la nostra azienda!
    Patrick Thomas McNulty: Esatto, volevo parlarle di questo, signor Cooper. La chiave per un'azienda moderna di successo è la diversificazione! Ci pensi bene, signore!
    Signor Cooper: Ci ho già pensato. Lei è licenziato!
  • Il baseball non vale niente! È il calcio lo sport più veloce del mondo! Nel baseball si corre solo da una base all'altra, nel calcio invece bisogna sempre correre, correre, correre, correre! (Patrick Thomas McNulty)
  • [Infastidito da McNulty] Ehi, senti, amico, c'è un televisore da dieci pollici a casa di mia sorella che risale al 1948. Lei ha cinque figli, l'appartamento è al sesto piano senza ascensore ed è caldo rovente. Ma c'è una cosa molto importante che tu devi assolutamente sapere: in quell'appartamento non c'è McNulty! Basta, sono stufo! [se ne va via dal bar] (Cliente del bar)
  • Patrick Thomas McNulty: Non pensi che dopo un anno di suggerimenti messi nella cassetta, sì, dopo un intero anno, avrebbe dovuto notarmi?
    Joe Polucci: Ti dirò che essere notato e essere apprezzato sono due cose un po' diverse.
  • Patrick Thomas McNulty: Lei che ne dice?
    Potts: Io dico solo... "rinuncia a tutto o combatti"! Però dico anche... "maledetti siluri che andate a tutta birra"! E di tanto in tanto dico... "ci vuole una vita intera per fare di un'abitazione una casa".
    Patrick Thomas McNulty: Un'altra birra?
    Potts: Grazie, l'accetto volentieri.
    Patrick Thomas McNulty: Barista, due birre, per favore!
    Joe Polucci: Due birre, figurati!
    Patrick Thomas McNulty: Come si chiama?
    Potts: Potts.
    Patrick Thomas McNulty: Mh, è un bel nome!
    Potts: Ce l'ho dalla nascita.
  • Patrick Thomas McNulty: E gradirei un po' di rispetto da parte tua!
    Joe Polucci: Hai proprio ragione, McNulty, ottenere del rispetto da me per te sarebbe facile come fermare un tassì a Broadway alle otto di sera alla vigilia di Natale e con la pioggia.
  • Patrick Thomas McNulty [brindando con la birra]: Salute!
    Potts: Alla sua, amico!
    Patrick Thomas McNulty: Facciamo alla nostra!
    Potts: E ora, per ringraziarla della sua generosità, ho una cosa per lei. È un piccolo dono, solo un ricordo della nostra amicizia.
    Patrick Thomas McNulty: Che cos'è?
    Potts: È un cronometro, un vecchio cimelio di famiglia.
    Patrick Thomas McNulty: Oh, e cosa me ne faccio di questo? Non segna nemmeno le ore.
    Potts: Apparteneva a me, ma ora è suo, lo può tenere.
    Patrick Thomas McNulty: Ma a che mi serve un cronometro?
    Potts: Forse un giorno possiederà un cavallo da corsa o forse vorrà correre i mille metri o lanciare un astronauta. Bene, ora la saluto, amico mio. Oh! Egli... E pluribus unum.[1]
  • Sai una cosa, McNulty? Tu sei l'unico che mi fa rimpiangere il proibizionismo! (Joe Polucci, il barista)
  • Premo il bottone, fermo l'orologio... e fermo il mondo! (Patrick Thomas McNulty)
  • Patrick Thomas McNulty [entrando in ufficio]: Buongiorno, schiavi dello stipendio, è arrivato un uomo libero! [alla segretaria di Cooper] Buongiorno, bambola!
    Segretaria del signor Cooper: Ah! Che tipo di suggerimento ha questa volta? E se non ne ha, ne ho uno io per lei. Perché non prova a buttarsi giù da un ponte?
  • Visto? L'hai fatto di nuovo, McNulty, mi hai svuotato il locale! Fai scappare la gente dai saloon peggio di Carrie Nation![2] (Joe Polucci, il barista)
  • Patrick Thomas McNulty: Quando John Rockefeller scende dalla sua lussuosa macchina gli stringono la mano, perché?
    Joe Polucci: Non saprei.
    Patrick Thomas McNulty: Perché è ricco, ecco perché! Perché ha i soldi, un sacco di grana, il malloppo! Questo è il vero motivo per cui la gente vuole stringere la mano a John Rockefeller. E quando J.P. Morgan entra in un ristorante...
    Joe Polucci: J. P?!
    Patrick Thomas McNulty: Quando J.P. Morgan entra in un ristorante il capo cameriere si fa in quattro per trovargli un tavolo. E lo sai perché? Te lo dico io!
    Joe Polucci: Non avevo dubbi.
    Patrick Thomas McNulty: Perché è molto ricco, ecco perché!
  • Il signor Patrick Thomas McNulty, che ha avuto il dono del tempo, l'ha usato e ne ha abusato. Ora però gli viene presentato il conto. Il mondo si muove e si blocca solo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 5, L'ultima notte di un fantino[modifica]

Mickey Rooney interpreta il fantino Grady e il suo alter ego.

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  • Si chiama Grady, alto solo un metro e mezzo con calze e stivali, un esemplare un po' distorto della buona razza di esseri umani che fa correre i cavalli. Lo si potrebbe anche definire una mela marcia ammaccata e ingiallita dal terreno. Un uomo di poca altezza e poca memoria che, lavorando per lo sport dei re, ha contribuito a trasformarlo in una fogna usata dagli animali a due zampe che girano intorno agli eventi sportivi sin dai tempi del Colosseo. Questo è Grady nella sua ultima notte da fantino. Alle sue spalle Hialeah, Hollywood Park e Saratoga. Ma stasera, dopo la prossima curva, la pista arriverà ai confini della realtà. (Narratore)
  • Alter ego di Grady: Un po' stanco in curva? Rallentato da una pista troppo fangosa? Come va, signor Grady? [ride]
    Grady: È uno scherzo! È uno scherzo, vero? Eh? È uno scherzo! Sì, d'accordo, ho capito! Dove sei? Dove sei?
    Alter ego di Grady: Dove sono? Nel tuo lobo frontale, signor Grady.
    Grady: Cosa?!
    Alter ego di Grady: Nella tua testa! Annidato tranquillamente tra le tue meningi!
    Grady: Nelle mie meningi? E questo che significa?
    Alter ego di Grady: Sono nella tua testa, signor Grady!
    Grady: Nella mia testa?! Ah, sì?! Ti ci trovi bene? Stai comodo? Eh?
    Alter ego di Grady: [ride] Scusa se rido, ma è una domanda divertente! Se sto comodo nella tua testa? È come dormire in mezzo a una parata sulla 42ª strada! Rumoroso e scomodo! In realtà, sono stufo!
    Grady: E così sei stufo, eh? Sei stufo? Vattene!
    Alter ego di Grady: Magari potessi farlo! Starei più comodo fuori invece che rinchiuso in questo tuo minuscolo cervello!
    Grady: Ma chi sei?
    Alter ego di Grady: Sono la tua memoria, la tua coscienza, signor Grady! Sono ogni tua aspirazione, ogni ricordo, tutti i fallimenti e le sconfitte! E porto anche le corone di tutte le vittorie! Sono ciò che si chiama alter ego.
  • Sai cosa vuoi, signor Grady? Vuoi essere rispettato! In sella a un cavallo sei un uomo, a terra sei solo un tappo! (Alter ego di Grady)
  • Alter ego di Grady: Cosa vuoi, signor Grady? Dillo e l'avrai!
    Grady: Cosa voglio? Che cosa voglio? Voglio essere il più grande! Mi senti? Sì, ecco cosa voglio: essere il più grande! Voglio essere grande! Mi hai sentito? Voglio essere grande!
  • Grady: Ehi, dimmi, ma chi sei? La mia immaginazione?
    Alter ego di Grady: Tu... Tu non hai una così grande immaginazione.
    Grady: Allora chi sei? Che cosa sei? Cos'è tutta questa faccenda dell'alter ego?
    Alter ego di Grady: Be', ora te lo spiego, e cercherò anche di farlo nel modo più semplice. Sono il destino che si forgia per se stessi e in genere mi si trova sul fondo del barile. Sono la forza nata dalla disperazione. Sono l'ultimo respiro.
    Grady: E così sarebbe chiaro! Non sei niente! Niente! Capito?
    Alter ego di Grady: Invece sono qualcosa! Davvero! In alcuni casi sono qualcosa di molto buono e in altri, a seconda delle persone che rappresento, posso fare miracoli!
    Grady: Davvero?
    Alter ego di Grady: Ho uno spiccato eroismo, sacrificio, forza e soprattutto posso rappresentare la parte più nobile dell'essere umano.
    Grady: Puoi farlo, eh?
    Alter ego di Grady: Non nel tuo caso, signor Grady. Le tue esigenze sono state "molto piccole"!
    Grady: Come sarebbe "molto piccole"?!
    Alter ego di Grady: I tuoi sogni erano piuttosto insignificanti e le tue ambizioni del tutto trascurabili.
  • Grady: Ho voluto...
    Alter ego di Grady: ...essere un grande uomo. Sì, esatto. Grande nel senso che il telefono ti sparisce nella mano o che il tuo viso è troppo largo per riflettersi nello specchio. Ti accontenti davvero di poco.
    Grady: Non mi accontento di poco! Non mi accontento di poco! Volevo solo cambiare! Perché è tutta la vita che le persone mi guardano come fossi un mostro!
  • Grady: Sono troppo grande! Non posso correre così! Ti prego, per favore, fammi diventare piccolo! Per favore! Non ti chiederò mai più niente, lo prometto! Ti prego, fammi diventare piccolo! Per favore!
    Alter ego di Grady: Ma tu sei già piccolo, signor Grady. Quando vincevi onestamente una corsa, eri un gigante, ma adesso non potresti essere più piccolo di così.
  • Si chiama Grady, alto tre metri, un esemplare un po' distorto della buona razza di esseri umani che fa correre i cavalli. Sfortunatamente per lui, ha imparato troppo tardi che le dimensioni non si misurano con il righello, né l'altezza con un metro e non si giudica mai un uomo da quanto alto sembra allo specchio. Il vero gigante si riconosce dalle sue azioni. Su questo potete scommettere, vincente, piazzato, dentro o fuori ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 6, La bambola vivente[modifica]

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  • Mi chiamo Talky Tina e penso che non mi piaci. (Talky Tina)
  • Mi chiamo Talky Tina e ti voglio tanto bene. (Talky Tina)
  • Talky Tina, la bambola che fa tutto. Una creazione realistica fatta di plastica e molle con un sorriso dipinto. Per Erich Streator è soltanto una sgradita aggiunta alla sua famiglia. Ma senza di lei non sarebbe arrivato ai confini della realtà. (Narratore)
  • Mi chiamo Talky Tina e credo che potrei anche odiarti. Mi chiamo Talky Tina e te ne pentirai. (Talky Tina)
  • Erich Streator: Non mi piace quello che dice!
    Annabelle Streator: Non era necessario lanciarla!
    Erich Streator: Senti che belle frasi sa dire! Ascolta! [carica la molla]
    Talkie Tina: Mi chiamo Talky Tina e ti voglio tanto bene.
    Erich Streator: Be', non è quello che ha detto un minuto fa.
  • Talkie Tina: Mi chiamo Talkie Tina e sto cominciando a odiarti.
    Erich Streator: Mi chiamo Erich Streator e mi sbarazzerò di te!
    Talkie Tina: Non oseresti!
    Erich Streator: Davvero?
    Talkie Tina: Annabelle ti odierebbe, Christie ti odierebbe... e io ti odierei.
  • Erich Streator: Allora hai dei sentimenti!
    Talkie Tina: Non li hanno tutti?
    Erich Streator: Potrei farti del male.
    Talkie Tina: Non credo, ma io potrei fare del male a te.
    Erich Streator: Minacciato da una bambola! [ride]
  • Mi chiamo Talkie Tina e ti ucciderò. (Talky Tina)
  • Erich Streator [stingendo la testa della bambola in una pressa]: Muori!
    Talkie Tina: Sarai tu a morire. [ride]
    Erich Streator: Credevo avessi dei sentimenti.
    Talkie Tina: Io ho dei sentimenti e tu? [ride]
  • Mi chiamo Talkie Tina e non ti perdono. (Talky Tina)
  • Mi chiamo Talkie Tina e ti conviene essere gentile con me. (Talky Tina)
  • Sappiamo tutti che le bambole non possono parlare davvero e sicuramente non sono in grado di commettere un omicidio. Ma per una bambina intrappolata in mezzo a conflitti e problemi una bambola può diventare molte cose: un'amica, una protettrice, una custode. Specialmente una bambola come Talky Tina che parlava davvero e ha davvero commesso un omicidio nella zona misteriosa ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 7, Il vecchio nella caverna[modifica]

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  • Quella che state vedendo è l'eredità che l'uomo ha lasciato a se stesso. Un decennio fa ha premuto i suoi bottoni e un terribile istante dopo si è svegliato e ha scoperto di aver riportato l'orologio indietro di mille anni. I motori, le medicine, la scienza sono stati sepolti in una fossa comune e ricoperti dalla più grande scavatrice di tombe: la bomba. E questa è la Terra, dieci anni dopo. Un frammento di ciò che era intero, un relitto di quella che era una razza. L'anno è il 1974 e siamo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Sul lago Erie c'è un piccolo gruppo di matti che abbaia alla luna ogni giorno. E intorno a quella che era Chicago c'è un vero e proprio luogo di culto. Hanno costruito una bella statua di piombo fissile, sapete? È la loro... divinità! E qui invece cosa c'è? Un vecchio invisibile in una caverna. (Maggiore French)
  • Nella mia vita ho già ucciso cento uomini come te: è così che sono rimasto vivo. (Maggiore French)
  • Abbiamo parlato dei modi in cui gli uomini possono morire e quello principale con cui vengono giustiziati di sicuro è la mancanza di fede, maggiore French. (Signor Goldsmith)
  • Il signor Goldsmith, un sopravvissuto, un testimone oculare dell'imperfezione umana, un osservatore dell'avidità, caratteristica tipicamente umana e cronista dell'ultimo capitolo, quello intitolato "suicidio". Non è una previsione di quello che avverrà, ma solo una proiezione di ciò che potrebbe accadere. Siete stati ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 8, Zio Simon[modifica]

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  • Se non sono nella mia camera da letto o nello studio allora sono al piano di sotto nel mio laboratorio. Dovunque io sia puoi portarmi lì la cioccolata calda. E se poi non sono... allora vuol dire che sono morto spostandomi. Allora portami la formaldeide e una rosa! (Simon Polk)
  • Simon Polk: Sei l'unica donna che io conosca che sotto i vestiti da l'impressione di indossare altri vestiti! Hai tutta la grazia e la femminilità di uno stivaletto abbottonato!
    Barbara Polk: E tu, zio Simon...
    Simon Polk: Continua, vediamo se dicendo quello che pensi compensi il fatto di essere un vegetale senza un briciolo di passione.
    Barbara Polk: Se sono un vegetale senza passione è perché il mio giardiniere è solo un vecchio rudere, fatto di pelle secca e acqua ghiacciata.
  • Simon Polk: Anche se sei priva di bellezza, la mancanza di sincerità non è mai stata una tua carenza.
    Barbara Polk: Resto perché vivo per il momento in cui ti vedrò sepolto. Quando tornerò dal funerale stapperò una bottiglia di vino. Voglio essere ripagata, zio Simon, di venticinque anni in cui sono stata sgridata, insultata, svilita, umiliata e calpestata come un vecchio tappeto. È una risposta abbastanza sincera per te?
    Simon Polk: I miei migliori auguri, buona e fedele Barbara. Ma mi permetto di farti questa osservazione: se tu avessi solo un po' di fegato, un briciolo di coraggio, mi avresti ucciso anni fa. Quanto ai venticinque anni di assoluta infelicità e malcelata indignazione, te li sei meritati. Ora prendimi la cioccolata!
  • Ecco i nostri personaggi. Il signor Simon Polk, un signore che ha trascorso la vita in un'esultante rabbia. E la giovane donna che avete appena visto defilarsi è sua nipote Barbara. Lei ha trascorso la sua vita come se l'ora successiva avesse un appuntamento dal dentista. Ma c'è un terzo membro della compagnia da conoscere. Vive chiuso nel laboratorio ed è il tipo di personaggio che si può trovare solamente ai confini della realtà. (Narratore)
  • Simon Polk [a terra, dopo essere caduto dalle scale]: Barbara... aiutami! Barbara... perché non mi aiuti? Perché non mi aiuti, Barbara?
    Barbara Polk [facendo finta di non sentire]: Cos'hai detto? Cos'hai detto, zio? Non ti ho sentito bene. Parla un po' più forte, per favore. Dimmi forte e chiaro cosa vuoi.
    Simon Polk: Credo... di essermi spezzato... la schiena...
    Barbara Polk: Hai detto che vuoi della cioccolata calda? La vuoi nella tazza di fine porcellana inglese, giusto? Che cosa preferisci, zio? Vuoi che chiuda le tende e le finestre o forse ho capito male?
    Simon Polk [ultime parole]: Barbara! Barbara!
    Barbara Polk: Barbara? Vuoi Barbara? È proprio qui, caro! È proprio sopra di te! Non la vedi? Non la senti, vecchia palla al piede con la bocca piena di insulti? Zio Simon! Zio Simon! Per favore, non morire proprio adesso. Se riesci a resistere, provaci, coraggio, solo per un momento. C'è una cosa che voglio dirti. Voglio fare solo un annuncio. A partire da adesso, da questo preciso istante, ho smesso di soffrire a causa tua! Non seminerò più nella mia vita, zio Simon! A partire da adesso... io raccoglierò e basta!
  • Ecco i nostri personaggi: un uomo di metallo che risponde al nome di Simon che ha una vita e un corpo creati apposta per lui e la donna che si prende cura di lui, Barbara, che troppo tardi ha scoperto che non tutte le cose brutte finiscono e chi è causa del suo mal, pianga se stesso. La sgradevole piccola lezione di stasera sull'avarizia e gli automi è arrivata dai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 9, Sonda 7, passo e chiudo[modifica]

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  • Il colonnello Cook, un viaggiatore nello spazio. È atterrato su un remoto pianeta a milioni di miglia dal punto di partenza. Per fare il punto della sua situazione gli basta una rotazione di 360 gradi. Il colonnello Cook è andato alla deriva nello spazio su una navicella che è rimasta danneggiata e non potrà mai più volare. È sopravvissuto all'impatto, ma sarà veramente dura. Dovrà combattere la solitudine. Il colonnello Cook dovrà sfidare l'ignoto. È un piccolo pianeta, lontano nello spazio, ma per il colonnello è ai confini della realtà. (Narratore)
  • La questione è solo una: come morire, colonnello. Rapidamente oppure lentamente. È questa la scelta da fare. (Generale Larrabee)
  • Colonnello Cook: Aiuta sentire una voce.
    Generale Larrabee: Silenzio o urla. È la storia del nostro mondo.
  • Se incontrerà qualcuno, in qualunque modo, spero che avvenga senza paura. Spero che avvenga senza rabbia. Spero che il suo nuovo mondo sia diverso, Cook. Spero che non esista l'odio. Spero che... (Generale Larrabee) [ultimo contatto radio]
  • Em oi Norda. (Norda) [presentandosi a Cook]
  • [Dopo che Norda, sentendosi minacciata, lo ha colpito] Non è una questione di lingua. È la nostra specie. In definitiva... è il modo in cui rispondiamo sempre agli altri. (Colonnello Cook)
  • Cook [raccogliendo del terriccio dal suolo]: Tu come la chiami? Nella tua lingua, capito?
    Norda: Mangiare?
    Cook: No. No, non si mangia. Non è cibo. No.
    Cook [ne prende un po' dalla mano di Cook]: Te... Ter-ra.
    Cook: Ter-ra.
    Norda: Terra.
    Cook: Ora questo posto ha un nome. D'accordo. Lo chiameremo "Terra".
    Norda: Terra. [lo indica] Cook.
    Cook: [si indica] Cook. Adamo Cook.
    Norda: Adamo Cook.
    Cook [la indica]: Norda.
    Norda: Norda Eva.
    Cook: Bene, Eva. Ce l'avevano portata via, ma ce la riprendiamo. Questa è casa nostra. È la Terra.
  • Norda [cogliendo una mela da un albero]: Uetla.
    Cook: Questo è il tuo cibo? È di questo che vivi? Che cos'è?
    Norda: Mangiare. Cibo.
    [Cook prende la mela dalle sue mani]
  • Conoscete queste persone? I loro nomi vi sono familiari, non è vero? Sono vissute molto tempo fa. Forse fanno parte della leggenda. Forse fanno parte della fantasia. E forse il posto in cui stanno andando ora non si chiama davvero Eden. Possiamo anche crederlo. Siamo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 10, Il Settimo è fatto di fantasmi[modifica]

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  • 25 giugno 1964 o, se preferite, 25 giugno 1876. Personaggi in ordine di apparizione: una pattuglia della Cavalleria del generale Custer e una pattuglia della Guardia Nazionale durante un'esercitazione militare. Passato e presente ora dovranno scontrarsi in un bivacco molto molto speciale in una zona che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • Il sergente William Connors, il soldato Michael McCluskey e il soldato Richard Langsford, in un caldo pomeriggio di giugno andarono all'attacco su una collina e non fecero mai più ritorno. Controllate sotto la lettera "F" come fantasma... in un libro di storia in una sala di lettura che si trova ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 11, Una piccola bevuta a una certa fontana[modifica]

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  • Questa è l'immagine di un uomo che sta invecchiando e che sta vivendo la sua vita, come dice Thoreau, in una silenziosa disperazione.[3] Perché Harmon Gordon è schiavo del suo amore per una moglie che ha quarant'anni meno di lui. Infatti, egli corre quando dovrebbe camminare, si arrende quando l'orgoglio suggerirebbe una tregua, si strugge per i giorni di gioventù ormai andati mentre dovrebbe godersi la vecchiaia. Insomma, il signor Gordon cerca la sua fonte della gioventù. E potrebbe anche scoprirla perché qui ci troviamo ai confini della realtà. (Narratore)
  • E non venirmi a dire che mi hai tolta da quel locale da ballo per farmi fare la vita da signora! La tua idea di vita da signora è tenersi per mano in un mausoleo mentre si ascolta la musica di un organo! (Flora Gordon)
  • Prova a farmi ringiovanire. Altrimenti non... non avrò più voglia di invecchiare. (Harmon Gordon)
  • Ti prometto una cosa. Se tu non dovessi sopravvivere o se dovessi restare menomato in qualche modo la pagherà molto cara! Le farò sputare molto più sangue di quello che sta togliendo a te! Non è un'ipotesi medica, è una promessa! (Dr. Raymond Gordon) [ad Harmon Gordon]
  • E questo è un fatto: invecchiando si diventa più saggi. Se non ci credete, chiedetelo a Flora. Chiedeteglielo in qualunque giorno della sua vita futura mentre prende nota degli anni che passano e si accorge che la situazione si è ribaltata. La gioventù ha preso il sopravvento. È così che vanno le cose ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 12, Novant'anni senza sonno[modifica]

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  • Ogni uomo misura il suo tempo. Alcuni con paura o con speranza, altri con gioia. Ma il tempo di Sam Forstmann viene misurato da un vecchio orologio del nonno, un meccanismo unico, il cui pendolo oscilla tra la vita e la morte. Un orologio speciale, che segna un tempo speciale ai confini della realtà. (Narratore)
  • Ho sofferto d'insonnia per tutta la vita e anche mio padre. È morto a novant'anni. Novant'anni senza sonno, proprio come dice la canzone.[4] (Sam Forstmann)
  • Sam Forstmann: Vede, dottore, mio padre amava veramente molto mia madre. Perché a quei tempi usava ancora che marito e moglie si amassero davvero.
    Dr. Mel Avery: Secondo lei ora non si usa più?
    Sam Forstmann: Se fosse così non ci sarebbero in giro così tanti psichiatri!
  • Dr. Mel Avery: Signor Forstmann, se non pensa di aver altro da dirmi...
    Sam Forstmann: Potrei parlarle di orologi per ore, ma il suo tempo costa denaro. Il mio è gratis. Un'ultima... cosa, dottore.
    Dr. Mel Avery: Sì?
    Sam Forstmann: Quando il mio orologio si fermerà, io morirò.
    Dr. Mel Avery: Lo crede veramente?
    Sam Forstmann: Oh, certo! Non ho nessun dubbio! Questo fa di me un pazzo?
    Dr. Mel Avery: Be', "pazzo" è una parola grossa. Ma la sua è un'idea piuttosto strana. Se io avessi un orologio così, me ne libererei.
    Sam Forstmann: Quindi, o se ne va l'orologio o devo andarmene io.
  • Sam Forstmann: Hai una faccia familiare.
    Spirito di Sam Forstmann: Io sono il tuo spirito!
  • Quando l'orologio è morto, io sono nato di nuovo. (Sam Forstmann)
  • Gli orologi sono fatti dall'uomo, ma è Dio che crea il tempo. Nessuno può prolungare il tempo che gli è stato concesso, può solo viverlo appieno in questo mondo oppure ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 13, La ragazza e l'anello[modifica]

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  • Vi presento Bunny Blake. Professione: attrice cinematografica. Residenza: Hollywood, California o qualunque altro luogo dove si giri un film. Bunny Blake è un personaggio pubblico. Ciò che lei indossa, mangia, pensa o dice fa notizia. Ma dietro all'eleganza, al trucco, alla pubblicità, agli scoop e agli abiti, c'è una persona in carne e ossa, una bellissima ragazza che sta per compiere uno strano viaggio ai confini della realtà. (Narratore)
  • Hildy Powell [a Bunny Blake che sta strusciando la pelliccia a terra]: Solleva la pelliccia, non ho passato l'aspirapolvere!
    Bunny Blake: Oh, non preoccuparti, si fa così a Hollywood! Te lo insegnano all'accademia teatrale. Devi comportarti come se non ti interessasse, come se avessi altre dieci pellicce nell'armadio!
  • Dr. Floyd: A proposito, cosa fai a Hollywood?
    Bunny Blake: Io? Risplendo! Datemi la carica e mi accendo! Accendetemi e farò scintille incandescenti! Quindi, dottore, sono una stella!
  • [Al nipote Bud Powell] devi smetterla di chiamarmi "zia Bunny"! Sembra il nome della direttrice di un club di Playboy! (Bunny Blake)
  • Siamo tutti viaggiatori. Il nostro viaggio ha inizio in un luogo chiamato nascita e termina in una solitaria città chiamata morte. E qui finisce, a meno che non capiti come a Bunny Blake di esistere ancora per alcune ore in una nebbiosa regione ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 14, Guida tu[modifica]

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  • Ecco il ritratto di un uomo nervoso. Il suo nome è Oliver Pope. Di professione fa il capoufficio. È un uomo afflitto da molti problemi: il suo lavoro, i colleghi, la competizione per emergere e ovviamente la mente del signor Pope non è concentrata sulla guida. (Narratore)
  • In un tardo pomeriggio di una giornata qualunque sul solito tragitto dall'ufficio a casa, Oliver Pope si è trasformato in un omicida. La vittima, un ragazzo in bicicletta, è rimasto a terra agonizzante, ma il signor Pope non si preoccupa per lui, ma per se stesso. Oliver Pope, dopo quello che ha fatto, è arrivato a un bivio della sua vita. Ma ha scelto la strada sbagliata. L'incidente è avvenuto nel suo mondo, ma la strada che ha scelto lo porterà ai confini della realtà. (Narratore)
  • Tutte le persone che tentano di nascondere qualche atto criminoso compiuto con la propria auto sono avvertite: controllate prima che sotto quella ferraglia non si celi una coscienza. Specialmente se state percorrendo una strada allagata dalla pioggia ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 15, Il lungo domani[modifica]

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  • È possibile dire con una certa sicurezza che tutte le cose che vediamo non sono come sembrano. Per esempio, la scena che state guardando. Questo non è un ospedale né un obitorio né un mausoleo né un'impresa di pompe funebri del futuro. È l'interno di un'astronave. È in viaggio verso un altro sistema planetario che si trova a una distanza enorme dalla Terra. È questo il punto cruciale della nostra storia: un volo nello spazio. Ed è anche la storia di ciò che può succedere agli esseri umani che fanno un passo oltre, incapaci di prevedere tutto ciò che li aspetta là fuori. (Narratore)
  • Delle cose le ricordo, non c'è solo il vuoto, l'oscurità, lo stato di incoscienza. Il cervello funziona, lavora. Ci sono immagini, schemi, cose da rammentare. Non c'è solo il lungo sonno profondo che giunge quando la paura se n'è andata. Il freddo si sente, come i sentimenti che scivolano via e poi si cede. La testa funziona. Il tempo è distorto, confuso, condensato, raccolto, ma esiste comunque la sensazione del tempo e io ricordo delle cose ricordo com'è cominciato tutto, ricordo com'è andata. (Douglas Stansfield) [durante lo stato di animazione sospesa nello spazio]
  • Il comandante Douglas Stansfield, astronauta, l'uomo che sta per imbarcarsi in uno dei viaggi più lunghi della storia. Quarant'anni nello spazio infinito e si spera per tornare. Questo è l'inizio. Il primo passo verso il salto più lungo dell'uomo nell'ignoto. La scienza ha risolto i dettagli meccanici e adesso sta a un essere umano dare vita alle cianografie e ai computer. Dimostrare una volta per tutte che l'uomo può vivere metà della sua vita nel vuoto totale dello spazio. Quarant'anni da solo nell'ignoto. Questa è la Terra, davanti giace un sistema planetario. La vasta regione che si trova in mezzo è ai confini della realtà. (Narratore)
  • Attraverso il vuoto, mia cara Sandy, attraverso le migliaia di chilometri di spazio freddo e vuoto, attraverso l'immensità di un deserto spoglio di cielo e di stelle. Ti amo. Ti amo, Sandy! (Douglas Stansfield) [dichiarazione d'amore durante lo stato di animazione sospesa nello spazio]
  • Io non potevo lasciarti andare, Doug, non senza dirti addio, non senza dirti che io... ti amo moltissimo... e che mi mancherai e che la mia vita, quella che mi resta, sarà priva di significato, monotona, vuota senza te con cui condividerla. (Sandra Horn) [dichiarazione d'amore]
  • Il comandante Douglas Stansfield, uno dei pionieri dimenticati dell'era spaziale, è stato accantonato dal progresso, dal passaggio degli anni e dalla parodia crudele del destino. La storia di stasera, della ionosfera e dell'ironia giunge a noi dai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 16, L'automiglioramento di Salvadore Ross[modifica]

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  • Non avrò sempre le mani sporche e non mi servono libri che mostrino da che parte si sale. Conosco la strada e ci arriverò! (Salvadore Ross)
  • Fascicolo personale riservato su Salvadore Ross. Personalità: una miscela volatile di furia e frustrazione. Caratteristiche fisiche visibili: una mano rotta che richiederà cure immediate nell'ospedale più vicino. Ambizione: mostra grande determinazione per un miglioramento sociale. Stima del potenziale successo: scommessa sicura. Sarà tra i personaggi di Ai confini della realtà. (Narratore)
  • Halpert: Come pensi di darmi questa gioventù di cui vaneggi?
    Salvadore Ross: Sono qui per venderle i miei anni.
    Halpert [ride]: D'accordo, ti dico cosa fare: ne fai un bel pacchetto e me li spedisci!
  • Mi piace la vita, signor Ross. Le giornate possono essere piatte, ma non cambierei alcune nottate per tutti i gioielli della corona in una pentola d'oro! (Albert Grow)
  • Salvadore Ross: Mi dispiace per le preoccupazioni e il dolore che le ho causato. Aveva ragione su di me. Volevo sposare Leah... per dimostrare qualcosa. Lei era... un premio, un simbolo. Ma ora è tutto cambiato. Mi rendo conto di essere molto innamorato di lei. Farò il possibile per essere un buon marito, glielo prometto.
    Signor Maitland: Ti avevo avvertito che non l'avrei permesso.
    Salvadore Ross [ultime parole]: Lei non capisce. È tutto cambiato. Le sto chiedendo di perdonarmi, di avere compassione.
    Signor Maitland: Compassione? Non ricordi più? Te l'ho venduta ieri. [tira fuori una pistola da sotto la coperta e spara a Salvadore Ross]
  • Il programma di miglioramento sociale di Salvadore Ross, il corso di successo garantito che insegna a non essere un bullo, a imparare a parlare, a ballare il tango e a fare qualsiasi altra cosa vuoi o pensi di voler fare. Soddisfatti o rimborsati. Offerta limitata ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 17, Il numero 12 ti assomiglia[modifica]

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  • Ora ci vuole un bicchiere di Sorriso Istantaneo! (Lana)
  • Potendolo fare, quale ragazza non sarebbe felice di scambiare un viso comune con uno affascinante? Quale ragazza rifiuterebbe l'opportunità di essere bella? Per chi se lo stesse chiedendo, ci troviamo nel 2000. Immaginate un futuro non troppo lontano in cui la scienza possa far scegliere a tutti il volto e il corpo che sognano. Potrebbe accadere domani. Ma sta già accadendo ai confini della realtà. (Narratore)
  • Zio Rick: Lo sai, cara, tua madre è molto preoccupata.
    Marilyn Cuberle: Perché non voglio essere trasformata, voglio restare brutta.
    Zio Rick: Oh, tu non sei brutta. Tu sei soltanto...
    Marilyn Cuberle: ...non bella!
    Zio Rick: Io non volevo dire questo. Tu sei solo... diversa.
  • Marilyn Cuberle: Ma è così bello essere come tutti gli altri? Non è un po' come non essere nessuno?
    Zio Rick: Credo che tu mi debba dire dove hai appreso queste idee radicali.
    Marilyn Cuberle: Mio padre diceva sempre...
    Zio Rick: Tuo padre era un uomo avvenente!
    Marilyn Cuberle: Lo so, ma lui aveva cervello, leggeva tanti libri. Noi parlavamo a lungo e molto spesso.
    Zio Rick: Tutte le persone parlano.
    Marilyn Cuberle: No! Intendo dire di cose vere! Non solo di baseball elettronico, del supercalcio, dove comperare un vestito o come farsi i capelli.
    Zio Rick: Trovi sbagliato fare dello sport o comperare abiti?
    Marilyn Cuberle: No, certamente! Ma dev'esserci qualcos'altro nella vita oltre a questo!
    Zio Rick: Sai che ti dico? Tu non stai bene. Ci vuole un bicchiere di Sorriso Istantaneo. Te ne faccio...
    Marilyn Cuberle: Ne ho bevuto un bicchiere prima! Non mi va sempre di sorridere! Alcune volte vorrei poter piangere o arrabbiarmi!
  • Valerie: È come cambiare un vestito o il taglio ai capelli. Si è soltanto più belli.
    Marilyn Cuberle: Sarò la copia di uno di quei disegni che ha inviato il Dipartimento.
    Valerie: Ma sono tutti bellissimi! Che cosa c'è di male?
    Marilyn Cuberle: Non è giusto, Valerie! Come farai a distinguermi?! Le persone come faranno a distinguermi?! Io non voglio essere uguale agli altri, voglio essere me! Non lascerò che mi cambino! Non voglio essere cambiata!
  • Marilyn è uguale a tutti gli altri ragazzi di oggi. [...] In realtà è colpa nostra. [...] Marilyn vede lei e tutte le altre donne attorno a lei, guarda le fotografie e poi va a guardarsi allo specchio. [...] E dopo aver visto la pura perfezione di corpi, volti, arti, epidermidi, portamenti e atteggiamenti, vede se stessa allo specchio e inorridisce. [...] La povera bambina si chiede: "Perché devo continuare ad essere goffa, sgraziata, con un paio di taglie in più del normale e con quelle disgustose eruzioni cutanee?" In breve, Lana, la nostra Marilyn è stanca di essere un mostro. (Dottor Rex) [fraintendendo l'intento di Marylin]
  • Marilyn Cuberle: È che non voglio cambiare!
    Dottor Rex: Tu capisci ovviamente che la trasformazione è considerata una fase della crescita ormai, un segno di maturità.
    Marilyn Cuberle: Cosa? Essere come tutti gli altri?
  • [Marilyn viene portata dallo psicanalista perché non vuole sottoporsi all'intervento di chirurgia estetica]
    Sigmund Friend[5]: Siediti, prego! Sono il professor Friend, Sigmund Friend. Puoi chiamarmi professor Sig. Il dottor Rex mi ha parlato di te. Sono qui per aiutarti.
    Marilyn Cuberle: Aiutarmi?!
    Sigmund Friend: Aiutarti a liberarti dalle tue paure di questo necessario e importante...
    Marilyn Cuberle: No, non è vero! Non è necessario!
    Sigmund Friend [ride]: È un passaggio della tua vita assolutamente necessario ed importante!
    Marilyn Cuberle: Perché tutti vogliono costringermi a fare una cosa che non voglio fare?
    Sigmund Friend [ride]: Per il tuo bene, cara! Per che altro? Per quale motivo lo stato si carica di tanto disturbo e spese? Molti anni fa degli uomini più saggi di me hanno deciso di tentare di eliminare dal nostro mondo le cause di ingiustizia e disuguaglianza. Hanno capito che la bruttezza fisica era motivo di odio e invidia. Così, incaricarono le menti scientifiche migliori e più brillanti di cancellare la bruttezza dall'umanità.
    Marilyn Cuberle: Ma io non sono brutta! Non sono bella, ma neanche brutta.
    Sigmund Friend [ride]: Ma per gli altri lo sei!
    Marilyn Cuberle: Non per quelli che mi amano.
    Sigmund Friend: Ovviamente, non si tratta solo di questo. Imparando a ridisegnare il viso e a rimodellare il corpo abbiamo anche imparato ad eliminare la maggior parte delle malattie e a prolungare la vita. Prima della trasformazione l'aspettativa di vita era di 70, 80, magari 90 anni. Ora potrai vivere il doppio o anche il triplo. Sono cose positive, non sei d'accordo?
    Marilyn Cuberle: Sì.
    Sigmund Friend: Tua madre è incantevole, non trovi? In passato il suo viso e il suo corpo avrebbero già iniziato a mostrare i segni dell'invecchiamento, dell'età. Non vorrai rinunciare a tutto questo, vero?
    Marilyn Cuberle: Ma voi potreste intervenire comunque. Voglio dire, mantenermi giovane, senza modificarmi. Questo lo farei.
    Sigmund Friend [ride]: Ma un giorno te ne pentiresti e sarebbe troppo tardi. La trasformazione va operata quando le ossa e i tessuti si trovano nello stadio adeguato.
    Marilyn Cuberle: No! Non cambierò mai idea! Ci ho riflettuto e so che non lo farò!
    Sigmund Friend [ride]: Perché?!
    Marilyn Cuberle: Lei ha mai letto Shakespeare?
    Sigmund Friend: Chi?!
    Marilyn Cuberle: ...O Keats, o Shelley?
    Sigmund Friend: Quei libri sono stati banditi molti anni fa. Dove li hai trovati?
    Marilyn Cuberle: Me li ha dati mio padre e molti altri ancora! Aristotele, Socrate, Dostoevskij! Lo sa che Dostoevskij era epilettico? Era brutto e deforme, ma scrisse sulla bellezza! Sulla vera bellezza!
    Sigmund Friend: Marilyn, devo avvisarti, questi discorsi sovversivi...
    Marilyn Cuberle: Questi uomini parlavano della vita, della bellezza, della dignità dello spirito umano, della speranza, dell'amore!
    Sigmund Friend: Adesso basta! Inserire simili sconcezze in questo colloquio non aiuterà la tua causa! No, affatto!
  • La notte scorsa, prima di addormentarmi, ho ricordato una cosa che mi disse mio padre. Disse: "Se tutti saranno belli, non lo sarà nessuno perché senza la bruttezza, la bellezza non esiste". Madre, non riesci a capire? A loro non importa del nostro aspetto! Vogliono solo renderci tutti uguali! (Marilyn Cuberle)
  • Marilyn Cuberle: Valerie, tu non provi nessuna emozione?
    Valerie: Be', certo, sciocchina! Mi sento... Sono felice! Sono sempre felice! La vita è bella, è divertente, ho quello che voglio e tutti sono uguali!
  • Ritratto di una giovane donna innamorata... di se stessa. Inverosimile? Forse. Ma nell'era della chirurgia plastica, del body-building e della proliferazione dei cosmetici, permetteteci di esitare nel dire "impossibile". Questi e altri strani privilegi potrebbero attenderci nel futuro che dopotutto si trova ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 18, Giacche di pelle nera[modifica]

Il simbolo alieno

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  • Tre sconosciuti arrivano in una cittadina di provincia. Tre ragazzi con giacche di pelle nera affittano una casa completamente vuota. Li chiameremo Steve, Scott e Fred. I loro nomi non sono importanti, ma la loro missione sì. Questi tre giovani motociclisti ci condurranno ai confini della realtà. (Narratore)
  • Ellen Tillman: Ringrazia la tua buona stella!
    Scott: Le stelle sono buone?
    Ellen Tillman: Non conosci quest'espressione?
    Scott: Io conosco tante cose sulle stelle, conosco la natura delle galassie, le loro strutture, ma sinceramente non ne ho mai incontrate di buone, sono solo gas.
  • L'analisi era corretta, è una razza stupida, una specie inferiore dedita all'omicidio, alla guerra crudele verso i suoi simili. L'universo può fare a meno di loro. (Steve)
  • Scott: Dovremmo salvare queste creature, non sterminarle! È vero che odiano, si fanno del male, si uccidono l'un l'altro e hanno molti pregiudizi, ma le persone crudeli si trovano in ogni razza! Queste persone hanno la capacità di amare, ve l'assicuro!
    Leader: I nostri dati sono molto precisi! Questo è un mondo pieno di rabbia e paura.
    Scott: No, imparano ad amare dal loro Dio e lo insegnano ai loro figli! C'è più amore che odio qui! Non c'è bisogno di ucciderli!
  • Ritratto di una famiglia americana alla vigilia di un'invasione aliena. Ovviamente sappiamo che questa è finzione. Comunque, pensateci bene prima di bere il prossimo bicchier d'acqua. Potrebbe arrivare dalla cisterna comunale o magari da un luogo ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 19, Chiamata notturna[modifica]

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  • La signorina Elva Keene vive sola nella periferia di Pinewood Creek, una piccola comunità rurale nel Nevada.[6] La signorina Keene passa le giornate a letto o sulla sedia a rotelle leggendo i libri che la sua infermiera Margaret le porta dalla biblioteca della città, ascoltando la radio, mangiando, riposando e aspettando che succeda qualcosa di diverso. Il periodo di attesa è ormai terminato, anche se lei ancora non lo sa. Sta per capitarle qualcosa di diverso. Il cambiamento in effetti è già cominciato e proprio con quelle due inspiegabili telefonate nel bel mezzo della notte. Quelle due telefonate venivano direttamente dai confini della realtà. (Narratore)
  • Dove sei? Voglio parlare con te. (Voce al telefono)
  • Signorina Finch: La chiamo per quelle telefonate che dice di aver ricevuto, signorina Keene.
    Elva Keene: Che ho ricevuto!
    Signorina Finch: Abbiamo mandato un tecnico a fare un controllo. Ho il suo rapporto proprio qui.
    Elva Keene: E...?
    Signorina Finch: Dice di aver trovato il guasto. Si tratta di un cavo spezzato fuori città.
    Elva Keene: Un cavo spezzato?!
    Signorina Finch: Sì, ha capito bene.
    Elva Keene: Con questo vuol dire che non c'è stata alcuna chiamata?!
    Signorina Finch: Nessuno avrebbe potuto chiamare da quella località, signorina Keene.
    Elva Keene: Le ripeto che quell'uomo mi ha chiamato! Dev'esserci un telefono lì! In qualche modo quell'uomo mi ha chiamato!
    Signorina Finch: Signorina Keene, il cavo è steso per terra. Domani la nostra squadra andrà sul posto e sistemerà tutto. Non posso...
    Elva Keene: Eppure quell'uomo ha trovato il modo per chiamarmi!
    Signorina Finch: Ma non c'è nessuno in quel posto!
    Elva Keene: Quale posto?! Dove?!
    Signorina Finch: Signorina Keene, è il cimitero.
  • Secondo la Bibbia Dio creò il cielo e la terra. Ma è prerogativa di ogni singolo uomo o donna crearsi il proprio inferno privato. In questo caso, la signorina Elva, per sua colpa è costretta a restare sdraiata nel suo letto triste, ma resa più saggia da una dolorosa lezione di responsabilità trasmessa dai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 20, Da Agnese, con amore[modifica]

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  • [Rivolto a James Elwood] Agnese... Guardati bene da quella femmina! Sta' attento a quella femme fatale! (Fred Danziger)
  • James Elwood, programmatore capo, assegnato a Mark 502/711 noto a tutti come "Agnese", l'elaboratore elettronico più avanzato del mondo. L'uomo crea le macchine per trarne benefici e favorire il progresso. Ma se non controlla i prodotti della sua ingenuità e immaginazione non rischia solo di perdere i benefici, ma si inoltra su un sentiero che lo conduce ai confini della realtà. (Narratore)
  • James Elwood: Calcola il valore della correzione radiativa.
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Hai un problema.
    James Elwood: Ti ho già sottoposto il problema. Calcola il valore della correzione radiativa, per favore.
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Il problema è... Millie.
    James Elwood: Ti ho fatto una domanda importante! Attieniti all'argomento!
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: L'amore è importante. Ascolta i consigli. Agnese la sa lunga.
    James Elwood: So che sei un oracolo per quello che riguarda atomi, razzi e missili, ma non mi serve un cervello elettronico per questo genere di consigli!
  • Le ragazze sono tutte uguali. ("Agnese", l'elaboratore elettronico)
All girls same.
  • James Elwood: Sono sempre stato molto timido con le donne... Adesso è arrabbiata con me e non mi parlerà mai più...
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Mandale dei fiori.
    James Elwood: Che tipo di fiori?
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Porifa candalus rosae.
    James Elwood: Ehm... Traduci, per favore!
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Rose, testa d'uovo! Rose!
  • "Agnese", l'elaboratore elettronico: Millie è una perdente.[7]
    James Elwood: Che sciocchezza. È una ragazza meravigliosa.
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Una migliore ti ama.
    James Elwood: Una migliore? Chi?
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Gioca a scacchi.
    James Elwood: Agnese, chi è?
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Sincera. Amabile. Il tuo tipo.
    James Elwood: Agnese, dimmi chi è! Dai, dimmelo! Di chi parli? Chi è? Agnese, dimmelo! Chi è? Agnese, chi è? [manovra i comandi di Agnese, ma non ricevendo risposta decide di uscire dalla stanza]
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Io. [dichiarazione d'amore]
  • James Elwood: Si può sapere che ti ho fatto? Perché vuoi rovinarmi la vita? Perché mi odi?
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Aut amat aut odit femina.
    James Elwood: Ma che significa?
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Una donna o ama o odia.
    James Elwood: Smetti di parlare per enigmi!
    "Agnese", l'elaboratore elettronico: Ti amo! [dichiarazione d'amore]
  • Un consiglio a tutti gli scienziati di sesso maschile: assicuratevi di comprendere il sesso opposto, specialmente se vi occupate di cervelli elettronici, altrimenti potreste ritrovarvi come il povero Elwood sconfitto da una macchina gelosa. Un esemplare di femmina tra i più pericolosi, le cui vittime finiscono per sempre ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 21, L'impulso del momento[modifica]

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  • Questo è il volto del terrore. Anne Marie Henderson, diciotto anni. La sua giovane esistenza è stata improvvisamente segnata da una caccia selvaggia e totalmente inaspettata messa in atto da una terribile donna in nero che sembra apparsa dal nulla e che ora, lanciata al galoppo, insegue la spaventata ragazza attraverso la campagna come se volesse afferrarla e ucciderla. Poi, all'improvviso, la donna si ferma e guarda la sua preda allontanarsi. La signorina Henderson di quella caccia non conosce il motivo e non ha la più vaga idea di chi sia quella terribile donna. Ma ben presto conoscerà la soluzione di questo intricato mistero, ma in un modo molto diverso da quello che ci si aspetta, un modo enigmaticamente bizzarro in termini di tempo e di spazio. Potremmo dire... una soluzione ai confini della realtà. (Narratore)
  • Questo è il volto del terrore. Anne Marie Mitchell, quarantatré anni. La sua desolata esistenza è nuovamente afflitta dalla speranza di modificare uno sbaglio passato, una speranza che sfortunatamente verrà disillusa perché gli avvertimenti dal futuro al passato vanno capiti nel passato. L'oggi può cambiare il domani, ma quando l'oggi finisce il domani può solo guardare indietro con rimpianto consapevole che l'avvertimento è stato ignorato. Quell'avvertimento è stato rimandato al mittente e si è perso in un archivio dell'ufficio reclami ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 22, Un avvenimento sul ponte di Owl Creek[modifica]

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  • L'episodio di stasera è davvero speciale e unico. Per la prima volta nei cinque anni della serie Ai confini della realtà vi mostreremo un episodio girato in Francia. Ha vinto il Festival di Cannes nel 1962 e altri premi internazionali. Un incantevole studio dell'incredibile a opera di un maestro dell'incredibile, Ambrose Bierce. Ecco a voi la produzione francese di È accaduto a Owl Creek Bridge. (Rod Serling) [presentando l'episodio]
  • Un uomo vivo, un uomo vivo, voglio essere un uomo vivo. | In tutto il mondo lui si muove, lui va in giro, lui si gira. | Vedo ogni albero, faccio attenzione a ogni venatura, sento ogni insetto su ogni foglia. | Le mosche che ronzano, i pesci che sguazzano si muovono attorno a questo uomo vivo. | Un uomo vivo, un uomo vivo, voglio essere un uomo vivo. (La canzone A Living Man[8])
A living man, a living man, I wanna be a living man. | In all the world he moves around, he walks around, he turns around. | I see each tree, I heed each vein, I hear each bug upon each leaf. | The buzzing flies, the splashing fish they moves around this living man. | A living man, A living man, I wanna be a living man.
  • È accaduto a Owl Creek Bridge, in due dimensioni: quella del sogno e quella della realtà. È frutto della fantasia, trama dell'immaginazione: gli ingredienti di Ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 23, La Regina del Nilo[modifica]

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  • Jordan Herrick, giornalista indipendente. I suoi articoli vengono pubblicati su più di cento testate. Per natura è cinico e disilluso, ma è preso al momento da una dolce visione. Sa bene che la visione davanti a lui non è un sogno. Lei è Pamela Morris, celebre star del cinema il cui nome è sulla bocca di tutti e il cui volto è conosciuto ovunque. Quello che il signor Herrick non sa è che ha appena posato lo sguardo su un volto ai confini della realtà. (Narratore)
  • Pamela Morris: Pensavo che i giornalisti fossero grandi bevitori.
    Jordan Herrick: No, quello è un mito!
  • Viola Draper: Da che ho memoria non è mai invecchiata. Può immaginare com'è stato? Vedere lei sempre così giovane e bellissima mentre la mia immagine allo specchio diventava vecchia e rugosa con gli anni.
    Jordan Herrick: Quanti anni ha veramente?
    Viola Draper: Lei non ha età. Probabilmente è eterna.
  • Jordan Herrick: Cos'è quello?
    Pamela Morris: Un rarissimo scarabeo sacro, il segreto della vita eterna.
    Jordan Herrick: Dove l'hai preso?
    Pamela Morris: Dai faraoni, che ne conoscevano il potere.
    Jordan Herrick: I faraoni?! Tu...
    Pamela Morris: Te l'ho detto, mio caro... ero una delle Regine del Nilo.
    Jordan Herrick: Tu sei... [ultime parole prima di cadere a terra a causa del caffè drogato che gli ha offerto Pamela. Dopodiché Pamela lo uccide posando sul suo petto lo scarabeo sacro che lo fa invecchiare fino a renderlo solo un mucchio d'ossa.]
  • Tutti conoscono Pamela Morris, la star del cinema bellissima ed eternamente giovane. O forse il suo nome è ancora più famoso, un nome egizio, di molti secoli fa. È meglio non essere troppo curiosi o finirete come Jordan Herrick: un pugno di polvere e un vecchio vestito scaricato nell'eternità infinita ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 24, Che cosa c'è nella scatola[modifica]

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  • Ritratto di uno spettatore televisivo. Nome: Joe Britt; professione: autista di taxi. Stasera il signor Britt assisterà a un interessantissimo show, qualcosa di speciale per un tassista che le ha viste tutte. Joe Britt non lo sa, ma il suo tassametro è scattato e va avanti. E adesso lui sta procedendo a tutta birra verso i confini della realtà. (Narratore)
  • [In tv]
    Amante: Sposami.
    Joe Britt: Sposarti?! Scusa, amore, ma qui si tratta di una cosa molto diversa. L'amore vuol dire i fiori e il vino in sala da pranzo. Il matrimonio è la tomba dell'amore: cena in cucina con due hamburger!
  • Il sintomo di suo marito potrebbe anche risultare relativamente semplice. Su una rivista medica c'è una ricerca che si riferisce alla condizione di suo marito. [...] Secondo quella ricerca è possibile soffrire di fissazioni determinate dalla nostra cultura ipertecnicizzata. [...] Mi ha detto che è un videodipendente. Forse ha guardato così a lungo sul suo video una scena di vita vissuta che quella vita è diventata anche la sua. [...] è arrivato a un tale stato di confusione che non sa più distinguere se guarda un'azione in TV o se la sta vivendo. (Dr. Saltman)
  • Se vi diranno che questa vettura non durerà molto e che la vedrete sparire presto, sarà solo per una ragione: perché prima di mezzanotte l'avremo venduta di sicuro. Noi compriamo all'istante e vendiamo all'istante. Se siete pronti a concludere l'affare della vostra vita non esitate a mettervi in contatto. È l'auto più conveniente che il denaro possa comprare. Al prezzo a cui comprate questa non comprate che il pezzo di ricambio di un'altra. Ora sapete perché è conveniente acquistarla. Provare per credere! Chiamateci subito! Non abbiamo mai deluso nessuno! (Spot pubblicitario)
  • La prossima volta che il vostro televisore sfarfalla e avete bisogno di un tecnico, vi suggeriamo il nostro specialista: preparato, onesto, servizio ventiquattr'ore su ventiquattro. Non si trova sulla guida telefonica, ma il suo laboratorio è convenientemente situato ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 25, Le maschere[modifica]

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  • Jason Foster: È la solita domanda di un paziente condannato a morte: quanto tempo?
    Dr. Samuel Thorne: Non si può dire con esattezza. Io...
    Jason Foster: Dimmi sinceramente. Ho una settimana? Ho solo un giorno e mezzo? O non mi serve caricare l'orologio per farlo andare avanti nelle prossime quattro o cinque ore?
    Dr. Samuel Thorne: Jason, credo che da adesso tu possa misurare la tua vita a momenti. Può finire da un momento all'altro. Il fatto che tu sia andato avanti così a lungo è da attribuire a una forza interiore che la maggior parte di noi non ha il privilegio di possedere.
    Jason Foster: Sciocchezze! È da attribuire a una vena di intrattabile testardaggine! E al fatto che mi sono rimaste da fare ancora un paio di cosucce prima di lasciare questa Terra. Ecco l'unico vero motivo per cui oggi devo restare in vita almeno fino a mezzanotte.
  • Il signor Jason Foster, un vecchio stanco che in questo particolare Martedì Grasso lascerà questo mondo. Ma prima del suo trapasso ha alcune incombenze da sistemare, servizi da rendere, debiti da assolvere e soprattutto fare giustizia. Qui è New Orleans, siamo a Martedì Grasso e anche ai confini della realtà. (Narratore)
  • Secondo me, l'unica cosa che tu hai letto in vita tua è un classico libro mastro. Credo che se un chirurgo ti aprisse nel tuo corpo troverebbe un bel registratore di cassa! (Jason Foster) [a Wilfred]
  • Emily, mia cara, sai già naturalmente che i miei problemi sono l'indurimento arterioso unito a un cuore estremamente debole, ma se continuerai a imitare Sarah Bernard mi rafai morire per un attacco di natura intestinale! (Jason Foster) [a Emily]
  • Sono autentiche opere d'arte fatte da un vecchio scultore nero della Louisiana. "Fatte", in realtà, non è appropriato; più giusto dire "create". Ho saputo che queste maschere oltre al loro evidente valore artistico, hanno anche alcune – come dire? – alcune peculiarità. Si mettono soltanto il Martedì Grasso e per metterle c'è un rituale preciso. Ognuno cercherà di scegliere una maschera che rappresenti l'antitesi esatta della propria personalità. (Jason Foster) [parlando delle maschere]
  • Ecco la mia maschera. Come vedete, questo è il volto della morte perché io sono ancora vivo. Metto la maschera della morte in contrasto con la mia voglia di vivere. (Jason Foster)
  • Jason Foster: Voi siete venuti qui con un preciso proposito: assistere al mio trapasso e augurarmi bon voyage. Mettere due monetine sopra i miei occhi chiusi e con le mani libere cominciare ad arraffare le cose nei miei scaffali.
    Emily Harper: Dici cose crudeli.
    Jason Foster: Ma vere! Siete venuti qui a prendere tutto quello che posseggo a prendere tutto quello che ho costruito. State tranquilli, non vi deluderò! Il mio patrimonio sarà vostro. Ogni cosa è sistemata in modo che voi quattro ereditiate tutto quello che è ancora mio, tutto quanto: denaro, case, proprietà, società, azioni, bond... Non ho escluso nulla.
    Wilfred Harper: Papà! Ci spezzi il cuore così.
    Jason Foster: Da quando ti conosco è la cosa più commovente che tu abbia detto intervenendo in una conversazione. Ma a questo ho voluto aggiungere un'appendice, una piccola clausola condizionale: dovrete portare continuamente la vostra maschera fino a mezzanotte, se qualcuno di voi la toglie prima del mio patrimonio riceverete tutti il denaro per il biglietto di ritorno a Boston. Questo e nient'altro!
  • Perché in verità, Emily, voi tutti siete persone crudeli e miserabili! Perché nessuno di voi si concede con amore! Emily si concede soltanto a quello che le ordinano le sue voglie, Wilfred soltanto a quelle che hanno peso, quantità e valore: lui sente i libri a peso, non li legge, lui sa dire il prezzo di un quadro, ma non ne vede l'intima verità e bellezza! E Paula vive nello specchio: il mondo non è altro per lei che il riflesso di se stessa! E suo fratello: l'umanità per lui è un animaletto innocente caduto in trappola e da torturare, il suo piacere è far soffrire e da questo lui ne trae lo stesso senso di appagamento che la maggior parte degli esseri umani riceverebbe da un bacio o da un abbraccio! Siete delle caricature! Tutti voi! Senza la maschera siete delle caricature! [i rintocchi della pendola segnalano la mezzanotte] E adesso... siete tutti molto ricchi. Adesso... possedete tutto quello che ho avuto io. Avete mantenuto l'impegno, avete portato la maschera. Godetevi la vita, carissimi. Vivetela con piacere. E possa Dio avere pietà di voi. (Jason Foster) [ultime parole]
  • La morte deve essere così: niente orrore, niente paura, solamente pace. (Dr. Samuel Thorne)
  • Un incidente nel giorno di Martedì Grasso. I personaggi del dramma sono quattro parenti venuti a festeggiare. In un certo senso sono caduti in un tranello, hanno subìto una vendetta. Adesso hanno il volto di quello che è dentro di loro e lo avranno per tutta la vita, una vita che ormai dovranno passare nell'ombra. La storia di stasera è quella di uomini, del macabro e di maschere ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 26, Io sono la notte: colorami di nero[modifica]

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  • Sceriffo Charlie Koch, nel mattino di un'esecuzione. Sono effettivamente le 7 e 30 del mattino. Le leggi della logica e della natura stabiliscono che a quest'ora dovrebbe essere giorno. È una semplice regola stabilita dalla fisica: il sole deve sorgere a un certo momento e succedere all'oscurità. Ma in questo preciso momento lo sceriffo Charlie Koch e il suo vice di nome Pierce, un condannato di nome Jagger e un piccolo villaggio del Midwest scopriranno tra breve l'esistenza di cause ed effetti che non hanno precedenti, come avviene di solito da noi, ai confini della realtà. (Narratore)
  • Tra poco più di un'ora io sarò impiccato! Sono chiuso qui dentro e in testa ho una sola idea: penso a quanto mi piacerebbe fare a pezzi le sbarre e uscire da qui! O forse togliere il disturbo a tutti e impiccarmi con le mie mani! Ma non ho la forza per fare la prima cosa... né il coraggio per la seconda. Così resto qui ad aspettare e basta. (Jagger) [prima della condanna a morte per impiccagione]
  • Nessuno dovrebbe lasciare questa Terra senza fare l'ultimo commento. (Signor Colbey)
  • [Prima della condanna a morte per impiccagione]
    Signor Colbey: L'uomo che ha ucciso non era un santo, ma noi non dispensiamo la vita o la morte perché qualcuno ci offende. È la differenza tra gli uomini e gli animali.
    Jagger: Dice bene. Sono pillole di saggezza, signor Colbey. Lo dica al boia che farà il nodo scorsoio alla corda. Lo dica allo sceriffo là fuori e al suo vicesceriffo. Lo dica a tutta quella gente che verrà di fronte al patibolo per osservare gli occhi che mi si gonfiano e godere della mia agonia. Dica a quelle persone qual è la vera differenza tra gli uomini e gli animali. Ma è meglio che lo faccia con i gesti perché con le sole parole non capirebbero!
  • Jagger: È importante stare dalla parte della maggioranza. È l'unica... L'unica famiglia che ti aiuta a vivere al giorno d'oggi.
    Reverendo Anderson: Resta solo quello, la maggioranza. Purtroppo la minoranza è morta sulla croce del Golgota duemila anni fa.
  • Nell'oscurità che stiamo vivendo qualcuno arriva a vedere la luce della verità? Lui ha odiato, ha ucciso e adesso è morto. Voi avete odiato, avete ucciso e adesso qui non c'è nessuno di voi! Nessuno di voi che sia stato condannato. Sapete perché è ancora scuro? Sapete perché c'è soltanto notte intorno a noi? Sapete che cos'è l'oscurità? L'oscurità è l'odio che lui provava, l'odio che voi provavate l'odio che tutti noi sentivamo. Ma ora è troppo l'odio da dover sopportare. E noi l'abbiamo dovuto vomitare e adesso quell'odio ci ha circondato e ci sta soffocando. (Reverendo Anderson)
  • E la totale oscurità rimane ancora senza spiegazioni. In questo momento arrivano rapporti del verificarsi di questo fenomeno sia negli Stati Uniti che all'estero. Alle due del pomeriggio una nuvola nera è apparsa sopra Dallas, nel Texas. Il sindaco di Berlino ha verificato di persona che una zona rettangolare della città è improvvisamente piombata nel buio. A Budapest dei giornalisti europei, evitando miracolosamente la censura, hanno scritto che diversi isolati, compresa una prigione politica, sono piombati nel buio dalle prime ore del mattino. A Birmingham, Alabama, in una zona di Shanghai, nell'intero territorio del Vietnam del Nord e in una zona di Chicago, Illinois, il buio continua a manifestarsi. (Annunciatore alla radio)
  • Una malattia conosciuta col nome di odio. Non è un virus, né un microbo, né un germe. Ma nonostante questo è una malattia anche altamente contagiosa, con effetti mortali. Non la cercate ai confini della realtà, cercatela nello specchio. Trovatela prima che la luce vada via del tutto. (Narratore)

Episodio 27, Suoni e silenzi[modifica]

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  • Un ufficio operoso è un ufficio felice! (Roswell G. Flemington)
  • Nave concentrata, nave felice! (Roswell G. Flemington)
  • Questo è Roswell G. Flemington, ottanta chili di ciccia, voce tonante con molti decibel. Lui, come avrete intuito, è una persona molto rumorosa. Uno dei tanti che scambia sempre il volume con la sostanza, il suono con il significato e quindi urla per nascondere l'evidenza abbastanza comprensibile che lui non è altro che un grasso, anziano, eterno scout del mare e che il rumore da lui provocato è inversamente proporzionale alla sua competenza e personalità. Ma presto questo aspirante ammiraglio della flotta si imbarcherà in un altro viaggio. Sarà in un corso d'acqua irregolare e pericoloso diretto a un porto molto lontano, ai confini della realtà. (Narratore)
  • Roswell G. Flemington: Da adolescente ho avuto una madre che diceva sempre di stare male. Era un'ipocondriaca capricciosa che si lamentava continuamente, una donna alla quale somigli. Quando tornavo da scuola, voleva che camminassi in punta di piedi e che parlassi a bassa voce bassa voce, bassa voce. Senti questa. In casa nostra non mangiavamo normali biscotti, solo dei biscotti morbidi perché mentre li masticavi si faceva meno rumore. "Mangia i tuoi morbidini, poi vai subito di sopra a mettere le pantofole. Ma senza far rumore!" E io ti dirò una cosa, madam, che di tutto quello ero stufo! È per questo che sono andato in mare ed è per questo che ho passato la mia esistenza nel sano, salubre e irrefrenabile inseguimento della vera unica libertà, senza confini né restrizioni! Ed ecco perché oggi sono proprietario, manager, consigliere di amministrazione e presidente della Roswell G. Flemington miniature e modellini di navi, seconda a nessuno al mondo!
    Signora Flemington: Il cui motto è questo: aumentare al massimo la pressione della caldaia e avanti tutta verso un notevole profitto. Conosco la compagnia, il presidente e il motto.
  • L'ultima notizia che abbiamo del signor Roswell G. Flemington è che è ricoverato in una casa di cura e che prega il personale medico di non fare rumore. Loro naturalmente credono che il caso sia una tragica anormalità, una mente umana sconvolta. Quindi gli danno le pillole, gli fanno la terapia e lo fanno dormire. Non si rendono conto che il signor Flemington soffre di un caso di contrappasso, punito dalle punizioni che infliggeva. Questa era una storia di suoni e silenzi ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 28, Io e Caesar[modifica]

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  • Jonathan West, ventriloquo. Un maestro nel suo genere. Un uomo con la capacità di far parlare le altre persone con la propria voce. Nella nostra storia, l'altra persona è un pupazzo chiamato Caesar. Lui è molto piccolo, ma ha grandi idee. Un tiranno di legno con una mente e una voce propria il quale condurrà Jonathan West ai confini della realtà. (Narratore)
  • Jonathan West, il ventriloquo: Sai, Caesar, c'è un uomo là fuori.
    Caesar, il pupazzo: E allora?
    Jonathan West, il ventriloquo: È un uomo con una gamba di legno di nome Smith.
    Caesar, il pupazzo: Oh, davvero? E come si chiama l'altra gamba? [barzelletta]
  • Una ragazzina e un pupazzo di legno, un pericoloso fantoccio con le fattezze di un uomo. Tutti sanno che i pupazzi non possono parlare, a meno che non lo abbiano imparato ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 29, La stanza dell'azzardo[modifica]

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  • Commissario Vassiloff: L'impazienza dei borghesucci! Non sorseggiano il vino, lo tracannano come fosse una bibita. Le donne non le coccolano, le divorano. Non annusano l'essenza di un profumo raro, no... cercano di premerlo nelle narici. Mh. Boris, quel signore morirà, certo che morirà. Ma io voglio che muoia con astuzia, con ingegnosità. Un tocco di classe. Insomma, una bella morte.
    Boris: Io non sapevo che esistessero una bella morte e una brutta morte.
    Commissario Vassiloff: Mh-mh. Una bella morte è una morte artistica, una brutta è una morte da macellai. Lei, Boris, è un macellaio, io sono un artista. Stasera avrà il suo morto, Boris entro poche ore. Ma uccideremo con modalità artistiche, non con una mannaia o una pallottola esplosiva o altri mezzi da macelleria. No, no! Questa morte sarà come un balletto!
  • Vi presento il nostro cast: un gatto e un topo. Ecco il secondo. La vittima forse sa o forse no che sta per morire, che sia per opera di un macellaio o di un artista. Si tratta del maggiore Ivan Kuchenko. Se le cose andranno secondo certi piani, gli rimangono più o meno quattro ore di vita. Ma sia la vittima che il suo carnefice non sanno cosa li aspetta. Ormai entrambi hanno compiuto il loro primo passo verso i confini della realtà. (Narratore)
  • Commissario Vassiloff: La Siberia è piuttosto fredda. Cosa ne pensa? Mi dicono che ha un clima sgradevole.
    Maggiore Ivan Kuchenko: Le hanno detto bene! È una giungla di ghiaccio!
    Commissario Vassiloff: "Giungla di ghiaccio". È meraviglioso, che espressione letteraria! "La Siberia è una giungla di ghiaccio." Ovviamente lei si riferisce alle persone.
    Maggiore Ivan Kuchenko: Mi riferisco a certe persone!
  • Se mi perdona l'immodestia, lasci che le dica che ho immaginato di ucciderla ottocento volte, ma l'ho fatto sempre con impegno, con raffinatezza, con ingegnosità. Io sono l'ultimo dei carnefici che abbia senso estetico. (Commissario Vassiloff)
  • Le sarà chiaro che amo il gioco quando si tratta di uccidere. Ho le mie regole e la mia etica da applicare. Quindi, maggiore Kuchenko, ascolti molto attentamente. Questo è il gioco e queste sono le regole. Lei ha dormito per circa tre ore. In questo lasso di tempo io ho piazzato una trappola esplosiva nella sua stanza. Non è visibile, ma è attaccata ad un oggetto di uso comune. Qualsiasi pressione, farà immediatamente saltare in aria l'ordigno. I patti sono questi. Se durante le prossime tre ore riuscirà a trovare la trappola e disattivarla, le sarà permesso di lasciare vivo la sua stanza. Glielo garantisco. Ma tenga conto delle seguenti condizioni, Maggiore. Dovrà cercare attivamente la trappola per tentare di disattivarla. Se dovesse spegnere la luce, verrà ucciso subito. Nel momento in cui lei smettesse di cercare, le spareremo subito. Se non dovesse riuscire a trovare la trappola entro le tre ore pattuite o se dovesse cercare di lasciare la stanza in questo periodo varranno le stesse condizioni: le arriverà una pallottola in testa. Be', questo è tutto, Maggiore. Visto che lei è un esperto di trappole esplosive non può non ammettere che questa situazione testimoni, come dire, una fervida immaginazione. [risata malefica] (Messaggio registrato del commissario Vassiloff)
  • Il maggiore Kuchenko si sta dirigendo in Occidente verso la sua libertà, una libertà conquistata grazie a un'incredibile ingenuità. Ed esce di scena il commissario Vassiloff che ha dimenticato che esistono sempre due lati della medaglia e di una linea telefonica. Tutto questo è accaduto ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 30, Sosta in una città tranquilla[modifica]

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  • Bob e Milly Frazier, due newyorkesi che sono andati a una festa in campagna ieri sera e che, tornando a casa, hanno fatto una deviazione. Tutti noi, svegliandoci al mattino, sappiamo esattamente dove siamo. Il gallo o la sveglia ci riportano dal sonno ai luoghi, ai suoni e agli odori familiari di casa e alla nostra confortevole routine. Non è così per i nostri giovani amici. Questo sarà un giorno diverso da quelli che hanno già vissuto e lo vivranno ai confini della realtà. (Narratore)
  • Si sa com'è nelle piccole città: ti spiano da dietro le tende. La grande città è molto meglio, almeno lì ti accorgi quando ti fissano! (Bob Frazier)
  • La morale di questa storia è chiara: se avete bevuto, non guidate. E se anche vostra moglie ha bevuto, nemmeno lei dovrebbe guidare perché potreste svegliarvi entrambi con un terribile mal di testa in una cittadina deserta ai confini dalla realtà. (Narratore)

Episodio 31, L'incontro[modifica]

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  • Due uomini in una soffitta. Un giovane americano di origini giapponesi e un veterano di una guerra lontana. Sono trascorsi piu' di venti anni da Pearl Harbor, ma i due avversari sono pronti ad affrontarsi in battaglia in una soffitta disordinata stracolma di scheletri. Un risveglio della memoria. Vecchie uniformi e metalli arrugginiti. Fantasmi venuti dall'oscuro passato che ci porteranno ai confini della realtà. (Narratore)
  • [Brindando con la birra]
    Fenton: Banzai!
    Taro "Arthur" Takamori: Ok... Banzai.
  • "La spada sarà la mia vendetta". (Fenton) [traducendo l'iscrizione sulla spada da samurai]
  • Ho combattuto una guerra! Sa cosa vuol dire? Non è come sui poster di reclutamento, glielo assicuro! Un ragazzo giovane ed educato che aiuta le signore anziane ad attraversare la strada... Un soldato dev'essere una macchina da guerra! Bene addestrato, sicuro e senza emozioni! Dev'essere sempre all'erta e sempre pronto a intervenire! Deve saper rimanere freddo e rigido come il suo elmetto! (Fenton)
  • [Parlando di quando combatteva durante la seconda guerra mondiale] Ci avevano detto che voi giapponesi non eravate nemmeno degli umani, ma una specie di scimmie e che dovevamo tirarvi fuori dalle vostre tane! E scopriamo che siete persone civili, anche istruite! Ci hanno rimbambito con la propaganda fatta attraverso la radio! (Fenton)
  • Ho una scatola piena di onorificenze per aver ucciso! Ho ucciso persone che ritenevo scimmie e che poi si sono dimostrate altamente civilizzate! Ho fatto ciò che mi hanno fatto credere che fosse giusto e ora odio tutti! Anche te, piccolo idiota giapponese! (Felton) [ultime parole prima dello scontro con Taro "Arthur" Takamori]
  • Banzai! (Taro "Arthur" Takamori) [ultime parole prima di lanciarsi giù dalla finestra con una spada da samurai]
  • Due uomini in una soffitta, stretti in un abbraccio mortale, uniti da un nemico comune: la colpa. Una malattia molto diffusa tra gli uomini al di qua e al di là dei confini della realtà. (Narratore)

Episodio 32, Il signor Garrity e le tombe[modifica]

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  • Vi presento il signor Jared Garrity. Si occupa di commercio. Nella seconda metà del XIX secolo esercita il suo mestiere nell'entroterra del selvaggio West americano. Il signor Garrity, se qualcuno di voi ci crede, riporta in vita i morti. Cosa che in un primo momento sembra davvero un'assurdità. Ma prego tutti voi che state già sorridendo di avere un po' di pazienza, di non deriderlo immediatamente. Attendete quantomeno di aver visto un esempio della sua merce e dei suoi servizi. Il posto si chiama Felicità, Arizona, è il 1880, siamo in un saloon dove il whisky viene prodotto, imbottigliato e servito direttamente ai confini della realtà. (Narratore)
  • [...] in questo lavoro non si può mai smettere di pensare. È un continuo pensare, pensare, mi creda. Alcuni uomini dipendono solo da questa invece [sfodera la pistola] e non imparano mai a usare il cervello. [...] Invece, usando la testa si risparmiano anche i soldi delle pallottole, delle bare e tanto lavoro. (Sceriffo Gilchrist)
  • Oh, mio caro cagnolino! Oh, cane! Oh, mio bel cagnolino, esegui i miei comandi! Torna in vita! (Jared Garrity) [incantesimo per resuscitare il cane]
  • Esce di scena il signor Garrity, un probabile ciarlatano, un imbroglione che ha giudicato male il proprio talento, smentito da un cimitero vuoto su una collina buia le cui pendici portano ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 33, Il cervellone elettronico della Whipple[modifica]

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  • Questi sono i giocatori, ognuno con le sue carte. Da una parte una macchina dall'altra Wallace V. Whipple, un uomo. E la partita? Succede che sia la storica dura battaglia tra la carne e l'acciaio, tra il cervello dell'uomo e il prodotto del suo cervello. Noi non accettiamo scommesse e non prevediamo vincitori, ma possiamo dirvi una cosa: in questa particolare gara c'è posto soltanto ai confini della realtà. (Narratore)
  • Walter Hanley: Mi dica, signor Whipple, perché ha tanta voglia di sostituire gli uomini con le macchine? Non le è mai capitato di pensare che scambia l'efficienza con l'orgoglio?
    Wallace V. Whipple: Orgoglio?!
    Walter Hanley: Sì, l'orgoglio che da la padronanza del mestiere! Quello di un uomo per la sua opera! Secondo lei queste macchine che provano? Che cosa? Dica una cosa qualunque! Mi dica!
    Wallace V. Whipple: E io come opero con l'orgoglio, secondo lei? Conservo? Imbottiglio? Impacchetto? Produco? Io non vendo orgoglio, perché io vendo solo prodotti!
  • Dickerson: Sai queste cose che sono?
    Barista: Due mani.
    Dickerson: Certo, sono due mani. E lo sai che altro sono? Oggetti obsoleti ormai fuori mercato. Sono come una carrozza che vuole correre più di un'automobile. Sono carne, ossa, un mucchio di muscoli e un fascio di nervi. Ma non fanno più quello che richiede il mercato!
    Barista: Voglio dirti una cosa...
    Dickerson: Oh, Dick...
    Barista: Adesso voglio dirti una cosa di grande importanza, amico mio. Non è mai esistita nessuna macchina che potesse vincere un uomo vero.
  • Le voglio dire la differenza che c'è tra lei e quella macchina. La macchina costa due centesimi l'ora di energia e dura all'infinito. Non invecchia, non soffre di artrite, né di indurimento delle arterie. Questa macchina lavora indifferentemente come tornio e come pressa. Due di queste macchine prenderanno il posto di centoquattordici operai che non avranno più licenze per malattie, pausa caffè e ferie pagate. Quindi, secondo me, signor Dickerson questa macchina ha un'efficienza che è notevolmente superiore alla sua! (Wallace V. Whipple)
  • Un buon operaio vuole sì mangiare, ma anche lavorare! E non lo si può stipare in un magazzino qualunque come un pezzo di ricambio in eccesso o rimandarlo al pascolo come un toro ormai vecchio! (Dickerson)
  • Wallace V. Whipple: Lettera perfetta! Senza errori e cancellature! Stampata al momento della dettatura! Mi sono spiegato?
    Tecnico: Suppongo voglia dire che le segretarie sono obsolete.
    Wallace V. Whipple: E infatti sono obsolete. E sa che altro significa? Non più incipriarsi alla toilette, non più pausa caffè. Non ci saranno più dispense dal lavoro per strani e diversi inconvenienti come la maternità e cose simili!
    Tecnico: "Inconvenienti come la maternità"?! Lei deve perdonarmi, signor Whipple, ma se seguiamo questi principi in futuro avremo molti prodotti e poche persone a comprarli.
    Wallace V. Whipple: La quantità delle persone non mi riguarda! Io devo pensare alla produttività e il resto non mi interessa!
  • Wallace V. Whipple [brindando con la birra]: Ad altri giorni, signor Hanley, e ad altri brindisi.
    Walter Hanley: Brindo con lei, signor Whipple.
  • Ci sono diverse banalità che si possono citare in questo caso: se una cosa è troppo buona, prendi la tigre per la coda, quello che si semina si raccoglie. Il punto è che troppo spesso un uomo diventa furbo invece di diventare saggio, diventa avventato invece che riflessivo. E a volte, come nel caso del signor Whipple può creare in se stesso una personalità diversa. Stasera un racconto di stranezza e obsolescenza ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 34, Vieni via con me[modifica]

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  • Il signor Floyd Burney, un cantante in cerca di una canzone. Sta per rispondere al vecchio quesito: un uomo può stare in due posti contemporaneamente? Per quanto riguarda la sua canzone folk a un certo punto il signor Burney troverà quello che sta cercando anche se il testo non sarà di suo gradimento. Ma a volte può succedere che testi e musica siano registrati ai confini della realtà. (Narratore)
  • Floyd Burney. L'uomo errante. (Epitaffio di Floyd Burney)
Floyd Burney. The wandering man.
  • Tutto può essere comprato. C'è un prezzo per ogni persona e ce n'è uno per ogni cosa. Devi solo saper trovare la targhetta del prezzo. (Floyd Burney)
  • Ha detto "Vieni via con me, amore | Vieni via con me | Lontano da questo triste mondo | Vieni via con me" | È venuto dal tramonto | è venuto dal mare | È venuto dal mio dolore | E può amare solo me [...] Oh, dov'è il vagabondo | che vagava per questa via | ha tramandato il suo vagabondare | E non potrà mai andare via [...] Vieni via con me l'amore | Vieni via con me | Lontano da questo triste mondo | Vieni via con me
    Ha cantato di un amore dolce | dei sogni che sarebbero accaduti | Ma sono stata promessa a un altro | E non potrò mai essere libera (Mary Rachel)
He said "Come wander with me, love | Come wander with me | Away from this sad world | Come wander with me" | He came from the sunset | He came from the sea | He came from my sorrow | And can love only me [...] Oh where is the wanderer | Who wandered this way | He's passed on his wandering | And will never go away [...] Come wander with me love | Come wander with me | Away from this sad world | Come wander with me
He sang of a sweet love | Of dreams that would be | But I was sworn to another | And could never be free[9] [canzone]
  • Io ti porto dai miei fratelli, loro sanno cosa fare con quelli come te. (Billy Rayford) [ultime parole]
  • I Raiford eran fratelli | quattro uomini alti e audaci | fui scelta per uno di loro | con il mio amore ancora taciuto | Hanno sentito del vagabondo | Hanno sentito che mi amava | Hanno sentito... [...] Hai ucciso Billy Rayford | fatto su misura per me | abbattuto nella sua rabbia | vicino a un vecchio salice | sulla riva del lago dove il nostro amore ha dimorato | Vicino a un vecchio salice | hai ucciso Billy Rayford | Vicino a un vecchio salice... [...] Cercarono loro fratello | e lo trovarono solo | Piangerono sulla riva del lago | per un ragazzo appena cresciuto | Piangerono sulla riva del lago | giurando che doveva morire | lo straniero errante (Mary Rachel)
The Rayfords were brothers | four men tall and bold | and for one I was chosen | with my love still untold | They heard of the wanderer | They heard he loved me | They heard... [...] You killed Billy Rayford | bespoke unto me | struck him down in his anger | 'neath an old willow tree | by the lake where our love dwelled | 'neath an old willow tree | You killed Billy Rayford | 'neath an old willow tree... [...] They sought out their brother | and found him alone | They wept by the lakeside | for a boy hardly grown | They wept by the lakeside | and vowed he must die | the wandering stranger.
  • È la nostra canzone. Ora appartiene a noi e noi a lei. (Mary Rachel)
  • La mia piccola è come un albero di miele | più dolce che si può | Lei non va con altri uomini | le piaccio solo io. (Floyd Burney)
My baby's like a honey tree | sweet as can be | Now, she don't go with other cats | she only digs me
  • Si può dire che il signor Floyd Burney abbia realizzato il grande sogno di ogni artista: avere il nome in cartellone per l'eternità. Non in un effimero manifesto del mondo dello spettacolo, ma annoverato per sempre tra i cantanti folk ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 35, La paura[modifica]

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  • Robert Franklin: Lei è convinta che se non si comprano abiti nei negozi eleganti della Quinta Strada, si è soltanto dei poveri zoticoni. E chi non raggiunge i migliori risultati col massimo profitto è un provinciale. Ed inoltre è convinta che la cultura sia un dono riservato ad una ristretta casta di ridicoli e insopportabili snob di cui, mi permetta, signorina, lei ha la tessera onoraria.
    [...]
    Charlotte Scott: Temo che mi abbia messo nell'associazione sbagliata: ho una tessera onoraria, ma non degli snob. Sono fondatrice, consigliera e amministratrice del club dei fifoni patologici. Temiamo talmente questo mondo da nasconderci in una baita di montagna. Ci fingiamo superiori per nascondere le nostre debolezze e le nostre fobie.
  • Il migliore ingrediente per qualsiasi ricetta di paura è l'ignoto. E qui abbiamo due personaggi che stanno per partecipare al banchetto. La signorina Charlotte Scott, creatrice di moda e il signor Robert Franklin, agente di polizia. Il terzo protagonista della nostra storia è l'ignoto. È atterrato a poche centinaia di metri da loro. Questa entità si rivelerà apertamente molto presto. Questa è una baita di montagna casualmente sorta in un luogo isolato che è posto ai confini della realtà. (Narratore)
  • Robert Franklin: Avere paura è una delle tante naturali funzioni umane, come respirare. È come si reagisce alla paura quello che veramente conta. Può perdere la testa, nascondersi sotto il letto oppure controllare le emozioni e ragionare.
    Charlotte Scott: Lei controlli le sue emozioni. Se mi cerca, sarò sotto il letto!
    Robert Franklin: È un buon segnale non perdere il senso dell'humour.
  • Forse la deluderò, signorina Scott. Malgrado tutto quello che può aver sentito sugli agenti di polizia, noi reagiamo come normali esseri umani. (Robert Franklin)
  • Bene! Si è fatta mattina. Diamo un senso alla giornata! (Robert Franklin)
  • La paura è spesso un fatto soggettivo e personale su cui influiscono naturalmente diverse variabili come l'umore, il buio, la notte, l'ignoto e altri ancora. Ma ciò che veramente scatena la paura in modo spesso incontrollabile è la paura stessa, che si autoalimenta in un circolo vizioso che quasi sempre si trova ai confini della realtà. (Narratore)

Episodio 36, La piscina stregata[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Una piscina non diversa da tante altre, inserita in un contesto piacevole e lussuoso, un bel viale e un grande giardino per ricevere gli ospiti dei padroni di casa. Ma il mistero di questa piscina non era compreso nel preventivo dei lavori di costruzione, non era citato da chi ha progettato la struttura. Ma la piscina ha un'uscita segreta che conduce a un territorio magico, un mondo per i piccoli che vogliono fuggire dalle difficoltà della vita, un territorio che si trova ai confini della realtà. (Narratore)
  • Il teatro della nostra storia: una villa di benestanti con annessa piscina, tutte le comodità che si possono acquistare. Questi sono i due bambini, fratello e sorella. Nomi: Jeb e Sport. Bimbi sani e perfettamente normali. Ecco la loro mamma, si chiama Gloria Shelby ed è una donna molto affascinante. Questo è il padre dei bambini, Gil Sherwood, elegante, ricco, l'immagine del successo. Ha raggiunto tutti i traguardi ai quali può ambire un uomo: bei bambini, bella casa, bella moglie. Perfezionista? Ovviamente! Sta sempre attento a non andare oltre le righe e vuole sempre tutto sotto controllo. (Narratore)
  • Gloria Sharewood: Smettetela di ridere come due stupidi! Non è da ragazzi educati!
    Sport Sharewood: Jeb! Stai trattenendo il respiro? Così finirai col soffocarti!
    Jeb Sharewood: È l'unico sistema che ho per stare zitto.
  • Whitt: Zia T, questa bambina vuole prendermi a pugni!
    Zia T: Vuoi picchiarlo veramente, piccola?
    Sport Sharewood: Sì, signora. Se lo merita.
    Zia T: Bene, però devo chiedervi di battervi fuori perché, vedete, in casa si potrebbe rompere qualcosa. [porge loro dei guantoni da pugilato] Ecco, combattete lealmente. Non si colpisce l'avversario quando è a terra. E niente pugni sotto la cintura. Tu conosci le regole.
  • Whitt: Che ci fanno otto cani in mezzo all'oceano?
    Zia T: Che cosa ci fanno, Whitt?
    Whitt: È semplice, un canotto. [barzelletta]
  • Sport Sharewood: Lei rapisce i bambini!
    Zia T: No. A volte avrei voluto farlo per allontanarli da cattivi genitori, ma ho sempre resistito alla tentazione.
  • Jeb Sharewood: Perché tutti dobbiamo avere dei compiti?
    Zia T: Ogni bambino deve avere un incarico da svolgere, figliolo. Questo educa alla dignità del lavoro e insegna la gioia dell'impegno.
  • Jeb, c'è una sola cosa veramente preziosa a questo mondo che un essere umano possa donare a un altro. Questa cosa è l'amore. Se io fossi una persona giovane in procinto di ricevere questo dono meraviglioso credo che andrei via di qui sorridendo. No, anzi, di più. Penso che se l'amore mi stesse aspettando da qualche parte io comincerei a correre più veloce del vento. (Zia T)
  • Gloria Sharewood [minacciosa]: Sai che succede ai bambini che dicono le bugie?
    Sport Sharewood: Bruciano nel fuoco dell'inferno.
  • Questa storia vuole essere un monito per alcuni genitori. È ovvio che la casa di zia T non esiste e non ci sono piscine con passaggi segreti, ma i disagi dei bambini a volte si manifestano nei modi più fantasiosi. Jeb e Sport avevano bisogno di una famiglia affettuosa e, non potendola avere nella vita di tutti i giorni sono andati a cercarla con la fantasia e l'hanno trovata ai confini della realtà. (Narratore)

Note[modifica]

  1. Cfr. E pluribus unum.
  2. Cfr. Carrie Nation.
  3. Cfr. Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi: «La maggioranza dell'umanità vive un'esistenza di tranquilla disperazione.»
  4. Cfr. Grandfather's Clock.
  5. Il nome dello psichiatra è un riferimento a Sigmund Freud.
  6. Nel doppiaggio italiano la località viene modificata. Nella versione originale la frase è: «Miss Elva Keene lives alone on the outskirts of London Flats, a tiny rural community in Maine.»
  7. Tradotto da «Millie is a square». Espressione gergale utilizzata in passato, si riferisce al modo di dire "Square peg in a round hole".
  8. Brano composto da Henri Lanoë per l'episodio.
  9. Composta per l'episodio da Jeff Alexander e Anthony Wilson e interpretata da Bonnie Beecher.

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