Francesco Guccini

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Francesco Guccini

Francesco Guccini (1940 – vivente), cantautore e scrittore italiano.

Citazioni di Francesco Guccini[modifica]

  • Avrei voluto comporre una canzone su Gesù, ma non ci sono riuscito. (citato in City, 26 gennaio 2010, p. 1)
  • [Parlando di De André] Ci siamo conosciuti perché era reciproca la curiosità. Capitò a Bologna, sarà stato il '66 [...] Addirittura avevamo pensato di fare, se non una tournée, un concerto assieme. Sarebbe stato "epocale" (si fa per dire, insomma). E poi per vari motivi non se n'è mai fatto niente. Lui disse anche: «...Sì, mi piacerebbe moltissimo eccetera, ma poi tu parli tanto, io invece non dico mai niente, non vorrei fare brutta figura...» Lui non diceva mai niente durante gli spettacoli. (da Rai Speciale TG1, intervista di Vincenzo Mollica)
  • [...] ho una mia religiosità molto vaga, molto panteistica, per cui mi piace pensare di rincontrare tante persone che nel frattempo hanno deciso di andarsene prima di me. Io sono invece intenzionato a rimanere qua il più possibile, naturalmente. Sono quelle idee un po' romantiche; se ragiono freddamente dico che è impossibile, ma se lascio andare la fantasia... Sono sicuro in qualche modo di rincontrarle. (da Stagioni, a cura di Valentina Pattavina, Einaudi, 2000, p. 31)
  • L'uomo, non tutti per carità, guarda pochi metri accanto a sé. E si scorda presto. La storia è maestra di pochi. Insegna poco davvero, a noi italiani. Siamo partiti con le pezze al culo, e adesso ci dimentichiamo che chi viene qui ha la stessa faccia di noi cento anni fa. Ecco, Odysseus su questo avrebbe qualcosa da dire. (da Guccini: "La storia è maestra di pochi", Gazzetta di Parma, 6 aprile 2011)
  • Ogni opera – sia una canzone, sia una poesia, sia un libro, un romanzo etc. – va per il mondo... e ognuno ha il diritto di interpretarla come vuole. Non è che il pensiero dell'autore sia necessariamente il pensiero giusto; non c'è un pensiero giusto: ci sono vari modi di interpretare una cosa, un pezzo, una frase... (da Che tempo che fa, 11 febbraio 2006)

Citazioni tratte da canzoni[modifica]

  • È un Dio che è morto | nei campi di sterminio, Dio è morto | coi miti della razza, Dio è morto | con gli odi di partito, Dio è morto... || Ma penso | che questa mia generazione è preparata | a un mondo nuovo e a una speranza appena nata, | ad un futuro che ha già in mano, | a una rivolta senza armi, | perché noi tutti ormai sappiamo | che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge | in ciò che noi crediamo, Dio è risorto | in ciò che noi vogliamo, Dio è risorto | nel mondo che faremo, Dio è risorto... (da Dio è morto, 1965)

Folk beat n. 1[modifica]

Etichetta: La voce del padrone, 1967, prodotto da Odoardo Veroli.

  • Risorgerà un mondo nuovo | ma noi non ci saremo. (da Noi non ci saremo, n.° 1)
  • Solo il silenzio come un sudario si stenderà | fra il cielo e la terra per mille secoli almeno. (da Noi non ci saremo, n.° 1)
  • E catene di monti coperte di nevi | saranno confine a foreste di abeti. (da Noi non ci saremo, n.° 1)
  • Vorrei sapere a che cosa è servito | vivere, amare e soffrire | spendere tutti i tuoi giorni passati | se così presto hai dovuto partire. (da In morte di S.F., n.° 2)
  • Voglio però ricordarti com'eri | pensare che ancora vivi | Voglio pensare che ancora mi ascolti | e che come allora sorridi. (da In morte di S.F., n.° 2)
  • Quando lo schianto ti ha uccisa | quando anche il cielo di sopra è crollato | quando la vita è fuggita. (da In morte di S.F., n.° 2)
  • Sull'autostrada cercavi la vita | ma ti ha incontrato la morte. (da In morte di S.F., n.° 2)
  • Venerdì santo, anche l'amore sembra languore di penitenza. (da Venerdì santo, n.° 3)
  • Venerdì santo, muore il Signore, tu muori, amore, fra le mie braccia. | Poi torna sera, resta soltanto, dolce, il ricordo: venerdì santo. (da Venerdì santo, n.° 3)
  • Alzan gli occhi i pescatori verso il cielo così livido | le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio | e le reti sono piene di cadaveri d'argento. (da L'atomica cinese, n.° 4)
  • Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio. (da Auschwitz (Canzone del bambino nel vento), n.° 5)
  • Io chiedo: come può l'uomo uccidere un suo fratello? | Eppure siamo a milioni, in polvere, qui nel vento. (da Auschwitz (Canzone del bambino nel vento), n.° 5)
  • La provvidenza ci ha poi aiutati con i soldati della Wehrmacht. (da Il 3 dicembre del '39, n.° 8)
  • Mia madre, santa donna di Dio, aggiunse un Pio per contentar | uno zio prete che per commosso ringraziamento mi battezzò. (da Il 3 dicembre del '39, n.° 8)
  • Mia madre, donna di gran pietà, cercò in politica verginità. (da Il 3 dicembre del '39, n.° 8)
  • Mia madre, donna di grande amore, sentì nel cuore l'error di un dì | fu clericale, democristiana, e nella lana fede trovò. (da Il 3 dicembre del '39, n.° 8)
  • Io chiesa, nobili e terzo stato sempre ho fregato solo per me. (da Il 3 dicembre del '39, n.° 8)
  • Le narrano piano le onde e i pioppi le stanno a ascoltare. (da La ballata degli annegati, n.° 9)
  • Per me era peso il passato, e l'acqua sembrava leggera. (da La ballata degli annegati, n.° 9)
  • Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego | mentre io mi metto quello che mi pare. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • Sono contro il matrimonio, sono senza patrimonio | non ho quello che si dice un posto al sole. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • Odio il gusto del retorico, il miracolo economico | il valore permanente e duraturo. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici| attenzione: da me state alla lontana. | Non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene | poi alla fine sono sempre senza grana. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente bene | come si dice comunemente: bene si nasce non si diviene. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • Non ho rapporti coi proletari, soltanto a tarda notte lungo i viali. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • Sono elegante ed è inutile dire | che le mie vesti son sempre curate, perché è senz'altro importante il vestire | perché è la tonaca che fa il frate. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)
  • In fondo sol due cose hanno importanza, e sono il conto in banca e l'eleganza. (da Il sociale e l'antisociale, n.° 10)

Due anni dopo[modifica]

Etichetta: EMI, 1970.

  • Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo, non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà. Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio; voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio. (da L'abero ed io)
  • E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l'albero e io sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio. (da L'abero ed io)
  • Vedi cara, è difficile a spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente. Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno, è che sono differente. Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà. Vedi cara, è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già... (da Vedi Cara)
  • Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa. (da Vedi Cara)
  • Vedi cara, certi giorni sono un anno certe frasi sono un niente che non serve più capire. Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà. (da Vedi cara)
  • Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi. Io cerco ancora e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua! (da Vedi Cara)
  • Il tempo è passato e la grande giornata è quasi finita e non è cominciata: hai visto che lui la tua amica ha baciato e da te non verrà. (da Il Compleanno)
  • Consolati e pensa che il tuo compleanno ritorna fra poco, soltanto fra un anno, gli amici gentili un regalo faranno, ed il tuo tempo va e non tornerà...(da Il Compleanno)
  • Quando la fiamma col suo fumo nero | lasciò la terra e si alzò verso il cielo | quando ciascuno ebbe tinta la mano | quando quel fumo si sparse lontano | Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava | all'orizzonte del cielo di Praga. (da Primavera di Praga)
  • Dimmi chi era che in corpo | portava la città intera che lo accompagnava: | la città intera che muta lanciava | una speranza nel cielo di Praga. (da Primavera di Praga)
  • E ancora non sai come potrai | trovare lungo i muri un' esperienza; | sapere vorrai, ma ti troverai | due anni dopo al punto di partenza. | E senti ancora quelle voci di mezzi amori e mezze vite accanto; | non sai però se sono vere o sono dentro all' anima soltanto. (Due anni dopo)

L'isola non trovata[modifica]

Etichetta: EMI, 1970.

  • E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà? (da Un altro giorno è andato)
  • La sfera di cristallo si è offuscata e l'aquilone tuo non vola più, nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi e il tempo passa e fermalo, se puoi! (da Un altro giorno è andato)
  • Negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te, ma il tuo poeta muore e l'alba non vedrà, e dove corra il tempo chi lo sa? (da Un altro giorno è andato)
  • Vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, ma il tempo passa e non ritorna più! (da Un altro giorno è andato)
  • Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada, l'indomani come tutto se ne andrà. Ti guardi nelle mani e stringi il vuoto, se guardi nelle tasche troverai gli spiccioli che ieri non avevi ma il tempo andato non ritornerà! Il tempo andato non ritornerà! Il tempo andato non ritornerà! (da Un altro giorno è andato)
  • Dopo un bicchiere di vino con frasi un po' ironiche e amare, parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer (da Il frate)
  • Ma non ho ancora capito con la mia cultura fasulla chi avesse capito la vita chi non capisse ancor nulla. (da Il frate)
  • E dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi, cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi, canterò soltanto il tempo... (da Il tema)
  • E l'Asia par che dorma | ma sta sospesa in aria | l'immensa, millenaria sua cultura. (da Asia)

Radici[modifica]

Etichetta: EMI, 1972, prodotto da Pier Farri.

  • E pensavo dondolato dal vagone: | «Cara amica, il tempo prende, il tempo dà. | Noi corriamo sempre in una direzione | ma qual sia e che senso abbia chi lo sa? | Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento, | le luci nel buio di case intraviste da un treno. | Siamo qualcosa che non resta, | frasi vuote nella testa | e il cuore di simboli pieno». (da Incontro)
  • La casa sul confine dei ricordi | la stessa sempre, come tu la sai | e tu ricerchi là le tue radici | se vuoi capire l'anima che hai. (da Radici)
  • E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano | che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano | ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite | sembrava avesse dentro un potere tremendo | la stessa forza della dinamite. (da La locomotiva)
  • Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali, | parole che dicevano: «Gli uomini son tutti uguali» | e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via | la bomba proletaria e illuminava l'aria | la fiaccola dell'anarchia. (da La locomotiva)
  • I tempi in cui si cominciava | la guerra santa dei pezzenti: | sembrava il treno anch'esso un mito di progresso, | lanciato sopra ai continenti. (da La locomotiva)
  • Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva: | e sibila il vapore, e sembra quasi cosa viva; | e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria: | «Fratello non temere, che corro al mio dovere, | trionfi la giustizia proletaria!». (da La locomotiva)
  • E che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l'ingiustizia! (da La locomotiva)
  • E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose. E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote... E tutti, sai, ti san dire come fare, quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual è il vero vero... (da Canzone della bambina portoghese)
  • E in questo sentiva qualcosa di grande che non riusciva a capire, che non poteva intuire, che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell' oceano infinito... (da Canzone della bambina portoghese)
  • E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro, cioè vivere. (da Canzone della bambina portoghese)
  • Con giorni lunghi al sonno dedicati, il dolce Aprile viene | quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele? (da Canzone dei dodici mesi)
  • Non si lavora ad agosto nelle stanche, tue lunghe e oziose ore | mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore. (da Canzone dei dodici mesi)
  • I vecchi subiscon le ingiurie degli anni, | non sanno distinguere il vero dai sogni. | I vecchi non sanno, nel loro pensiero, | distinguer nei sogni il falso dal vero. (da Il vecchio e il bambino)
  • Gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia, correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West. (da Piccola città)
  • Se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia. È tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via...(da Piccola città)

Stanze di vita quotidiana[modifica]

Etichetta: EMI Italiana, 1974, prodotto da Pier Farri.

  • Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta, qualcuno è andato per etá, qualcuno perché giá dottore, e insegue una maturitá, si è sposato fa' carriera ed è una morte un po' peggiore. (da Canzone delle Osterie di fuori porta)
  • Ride chi ha nel cuore l'odio e nella mente la paura. (da Canzone delle Osterie di fuori porta)
  • Chi glielo dice a chi è giovane adesso di quante volte si possa sbagliare, fino al disgusto di ricominciare perché ogni volta è poi sempre lo stesso. (da Canzone per Piero)
  • Io dico sempre "non voglio capire", ma è come un vizio sottile e più penso più mi ritrovo questo vuoto immenso, e per rimedio soltanto il dormire. (da Canzone per Piero)
  • Le strade sono aperte ed il momento viene sempre. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno)
  • Malinconie discrete che non sanno star segrete, le piccole modeste storie mie, che non si son mai messe addosso il nome di poesie... (da Canzone delle situazioni differenti)
  • Noi siamo come tutti e un poco, giorno dopo giorno, sciupiamo i nostri 'oggi' come 'ieri' (da Canzone delle situazioni differenti)
  • Di giorno bevo l'acqua e faccio il saggio, per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio.. da urlare in faccia a chi non lo raccoglie. ('da 'Canzone delle situazioni differenti)
  • Oh sera scendi presto, oh mondo nuovo arriva. Rivoluzione, cambia qualche cosa. Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa, mia stanca civiltà che si trascina. (da Canzone delle situazioni differenti)
  • T'invidio perché ancora hai molte pagine da aprire | di un libro che ho già letto e che tu devi ancor scoprire, | ma quando capirai che cerchi un libro che non c'è, | allora ti ricorderai di me. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno)
  • Le ore sono andate e le parole consumate attendon le parole che verranno. | Castelli e primavere che hai creduto di vedere non sai se son durante un'ora o un anno. | Son pronti i tuoi misteri: chiama ciò che non conosci, | già corri dove ho corso, verso nuove strade e voci, | ma se vorrai capire tutto questo che cos' è, | allora ti ricorderai, allora ti ricorderai, allora ti ricorderai di me. (da Canzone delle ragazze che se ne vanno)
    • Quei giorni spesi a parlare di niente | sdraiati al sole, inseguendo la vita | come l'avessimo sempre capita, | come qualcosa capito per sempre. (da Canzone per Piero)

Via Paolo Fabbri 43[modifica]

Etichetta: EMI Italiana, 1976.

  • Ma se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse, farei lo stesso: mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso. (da L'avvelenata)
  • Io tutti, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista. Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia un po' di vino, voglia di bestemmiare. (da L'avvelenata)
  • Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia... (da L'avvelenata)
  • Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare, godo molto di più nell'ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare... (da L'avvelenata)
  • se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo! (da L'avvelenata)
  • E un' altra volta è notte e suono, non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo e voglio in questo modo dire "sono" o forse perché è un modo pure questo per non andare a letto o forse perché ancora c'è da bere e mi riempio il bicchiere... (da Canzone di notte n. 2)
  • Eppure fa piacere a sera, andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie, e due canzoni fatte alla leggera in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio il fatto che sei triste o che ti annoi, e tutti i dubbi tuoi... (da canzone di notte n. 2)
  • È bello ritornar "normalità". È facile tornare con le tante stanche pecore bianche. Scusate, non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera.(da Canzone di notte n. 2)
  • Non scampa, fra chi veste da parata, chi veste una risata...(da Canzone di notte n. 2)
  • Ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi ognuno costruisce il suo sistema di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali scordando che poi infine tutti avremo due metri di terreno... (da Canzone di notte n. 2)
  • E un'altra volta è notte e suono, non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo o forse per sentirmi meno solo, o forse perché è notte e vivo strani fantasmi e sogni vani, che danno quell'ipocondria ben nota, poi, la bottiglia è vuota... (da Canzone di notte n. 2)
  • Se fossi accademico, fossi maestro o dottore ti insignirei in toga di 15 lauree ad honorem, ma a scuola ero scarso in latino e il pop non è fatto per me, ti diplomerò in canti e in vino qui in via Paolo Fabbri 43. (da Via Paolo Fabbri 43)
  • Ma anche i miei eroi sono poveri, si chiedono troppi perché... (da Via Paolo Fabbri 43)
  • Jorge Luis Borges mi ha promesso l'altra notte | di parlar personalmente col "persiano", ma il cielo dei poeti è un po' affollato in questi tempi, | forse avrò un posto da usciere o da scrivano: | dovrò lucidare i suoi specchi, | trascriver quartine a Kayyam, | ma un lauro da genio minore | per me, sul suo onore, non mancherà... (da Via Paolo Fabbri 43)
  • D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni e pago la mia casa, pago le mie illusioni, fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi! (da Canzone quasi d'amore)
  • Io ascolto e non capisco | e tutto attorno mi stupisce | la vita, com'è fatta | e come uno la gestisce | e i mille modi e i tempi, | poi le possibilità, | le scelte, i cambiamenti, | il fato, le necessità. (da Il pensionato)

Amerigo[modifica]

Etichetta: EMI Italiana, 1978, prodotto da Pier Farri.

  • Ogni cosa alla lunga mi molesta e cerco un'altra festa, e poi le feste in fondo mi han stancato... (da 100, Pennsylvania Ave)
  • Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà. Tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa. (da Eskimo)
  • Io come sempre faccio quel che posso, domani ci penserò... semmai. (da Eskimo)
  • Ed io ti canterò questa canzone, uguale a tante che già ti cantai. Ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime, oramai. (da Eskimo)
  • Perché a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto "chi lo sa", ma a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età. (da Eskimo)
  • Portavo allora un eskimo innocente, dettato solo dalla povertà; non era la rivoltà permanente, diciamo che non c'era e tanto fa. (da Eskimo)
  • Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura, dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura, da inferni e paradisi, da una vita futura, da utopie per lenire questa morte sicura, da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura, da fedeli invasati d'ogni tipo e natura, libera, libera nos Domine. (da Libera nos Domine)
  • Probabilmente uscì chiudendo dietro a sé la porta verde, qualcuno si era alzato a preparargli in fretta un caffè d'orzo. Non so se si girò, non era il tipo d'uomo che si perde in nostalgie da ricchi, e andò per la sua strada senza sforzo. (da Amerigo)
  • Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino, dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell'Appennino, l'inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello. (da Amerigo)
  • L'America era allora per me provincia dolce, mondo di pace, perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta. (da Amerigo)
  • Quand'io l'ho conosciuto o inizio a ricordarlo era già vecchio, sprezzante come i giovani, gli scivolavo accanto senza afferrarlo e non capivo che quell'uomo era il mio volto, era il mio specchio finché non verrà il tempo in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo... (da Amerigo)

Metropolis[modifica]

Etichetta: EMI, 1981.

  • Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi Venezia la vende ai turisti.(da Venezia)
  • Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità. (da Venezia)
  • Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa: Novella Duemila e una rosa sul suo comodino, Stefania ha lasciato un bambino. (da Venezia)
  • Stefania era bella, Stefania non stava mai male, è morta di parto gridando in un letto sudato d' un grande ospedale; aveva vent' anni, un marito, e l' anello nel dito. (da Venezia)
  • Del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega. (da Venezia)
  • Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto rimorso per quel che m'hai dato che è quasi ricordo, in odor di passato... . (da Bologna)
  • Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli, col seno sul piano padano ed il culo sui colli. (da Bologna)
  • La giustizia disse "bandito", ma un poeta gli avrebbe detto che era come l' Ebreo errante, come il Batavo maledetto. (da Antènor)
  • Questa vita che ci birilla come bocce da biliardo. (da Antènor)
  • Quante volte per altri è vita quello che per noi è un minuto. (da Antènor)
  • In fondo è proprio un gran bel gioco a far l'amore tanto e non bere poco. (da Black-out)
  • Che oroscopo puoi trarre questa sera, mago? (da Bisanzio)
  • O forse io, forse io ho sottovalutato questo nuovo Dio. (da Bisanzio)
  • Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana, di plebi smisurate, labirinti ed empietà, di barbari che forse sanno già la verità, di filosofi e di eteree, sospesa tra due mondi, e tra due ere...(da Bisanzio)
  • Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile, segreto e ambiguo come questa vita. (da Bisanzio)
  • Bisanzio forse non è mai esistita. (da Bisanzio)
  • Cos'è un lager? | Sono mille e mille occhiaie vuote, | sono mani magre abbarbicate ai fili, | son baracche, uffici, orari, timbri e ruote, | son routine e risa dietro a dei fucili, | sono la paura l'unica emozione, | sono angoscia d'anni dove il niente è tutto, | sono una pazzia e un'allucinazione | che la nostra noia sembra quasi un rutto. | Sono il lato buio della nostra mente, | sono un qualche cosa da dimenticare, | sono eternità di risa di demente, | sono un manifesto che si può firmare. (da Lager)
  • Cos'è un lager? | Son recinti e stalle di animali strani, | gambe che per anni fan gli stessi passi, | esseri diversi, scarsamente umani, | cosa fra le cose, l'erba, i mitra, i sassi; | ironia per quella che chiamiam ragione, | sbagli ammessi solo sempre troppo dopo: | prima sventolanti giustificazioni, | una causa santa, un luminoso scopo. | Sono la furiosa prassi del terrore | sempre per qualcosa, sempre per la pace; | sono un posto in cui spesso la gente muore; | sono un posto in cui, peggio, la gente nasce. (da Lager)

Guccini[modifica]

Etichetta: EMI, 1983.

  • Bella, d'una sua bellezza acerba, bionda senza averne l'aria, quasi triste come i fiori o l'erba di scarpata ferroviaria. (da Autogrill)
  • Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere. (da Autogrill)
  • Non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia? Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via." (da Autogrill)
  • Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace, non so più dire da quanto sento angoscia o pace. (da Shomèr ma mi-llailah)
  • La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato, sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato. Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate, tornate ancora se lo volete, non vi stancate. (da Shomèr ma mi-llailah)
  • Ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà, che la risposta sull' avvenire è in una voce che chiederà: "Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell". [1] (da Shomèr ma mi-llailah)

Signora Bovary[modifica]

Etichetta: EMI, 1987.

  • Le strade erano piene di quel lucido scirocco che trasforma una realtà abusata e la rende irreale. Sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale. Tu dietro al vetro di un bar impersonale, seduto a un tavolo da poeta francese, con la tua solita faccia aperta ai dubbi e un po' di rosso routine dentro al bicchiere: pensai di entrare per stare assieme a bere e a chiaccherare di nubi. (da Scirocco)
  • Ma è meglio poi, un giorno solo da ricordare che ricadere in una nuova realtà sempre identica. (da Scirocco)
  • E le lacrime si aggiunsero al latte di quel thè. (da Scirocco)
  • Ma si perda perché siam tre volte buoni e si vinca solo in sogni straordinari. (da Canzone di notte numero 3)
  • Ti accorgerai com'è facile farsi un inutile software di scienza e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza. (da Culodritto)
  • Vola tu, dov'io vorrei volare, verso un mondo dove è ancora tutto da fare, e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare. (da Culodritto)
  • E i tuoi pensieri sono un cane in chiesa.. che tutti prendono a calci. (da Signora Bovary)
  • Ma dove quelle stagioni smisurate quando ogni giorno figurava gli anni a venire e dove a ogni autunno quando finiva l'estate trovavi la voglia precisa di ripartire? Che ci farai ora di questi giorni che canti, dei dubbi quasi doverosi che ti sono sorti, dei momenti svuotati, ombre incalzanti di noi rimorti, che ci potrai fare di quelle energie finite, di tutte quelle frasi storiche da dopocena; consumato per sempre il tempo di sole e ferite, basta vivere appena, basta vivere appena... (da Le piogge d'aprile)

Quello che non...[modifica]

Etichetta: EMI Italiana, 1990.

  • La vita che buffa cosa, ma se lo dici, nessuno ride. (da Tango per due)
  • Se ci sono non so cosa sono e se vuoi quel che sono o sarei, quel che sarò domani, non parlare non dire più niente, se puoi, lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani... (da Canzone delle domande consuete)
  • E l'urlo di sempre che dice pian piano: "Non siamo, non siamo, non siamo." (da Quello che non...)
  • Fa niente. Danno in TV un programma intelligente, ci vuole un tè aromatico e bollente e poi che il sonno arrivi a poco a poco. (da Canzone per Anna)
  • La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione? Ma a notte la nebbia ti dice di un fiato che il dio dell'inverno è arrivato. (da Quello che non...)
  • Vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano... brutta razza, l'emiliano! (da Emilia)

Parnassius Guccinii [modifica]

Francesco Guccini

Etichetta: EMI, 1993.

  • L'acqua che passa fra il fango di certi canali | tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri | chissà se è la stessa lucente di sole o fanali | che guardo oleosa passare rinchiusa in tre metri. | Si può stare ore a cercare se c'è in qualche fosso | quell'acqua bevuta di sete o che lava te stesso | o se c'è nel suo correre un segno od un suo filo rosso | che leghi un qualcosa a qualcosa, un pensiero a un riflesso. (da Acque)
  • E sorridevi e sapevi sorridere, coi tuoi vent'anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans... (da Farewell)
  • E sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buon umore, quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore... (da Farewell)
  • Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, e il peccato fu creder speciale una storia normale. Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa; siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa. (da Farewell)
  • Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate con qualcosa di fragile come le storie passate: forse un tempo poteva commuoverti ma ora è inutile credo, perché ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me. (da Farewell)
  • Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare, solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare... (da Nostra signora dell'ipocrisia)
  • Qui sul mio onore smetterei di giocar con le parole ma è un vizio antico e poi quando ci vuole per la battuta mi farei spellare. (da Parole)
  • L'America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura, la libertà, e dall'alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione, per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione perché di questa piccola italiana ora l'America ha paura. (da Canzone per Silvia)
  • Nazione di bigotti! Ora vi chiedo di lasciarla ritornare perché non è possibile rinchiudere le idee in una galera. (da Canzone per Silvia)
  • Il cielo dell'America son mille cieli sopra a un continente, ma il cielo là rinchiusi non esiste, è solo un dubbio o un' intuizione; mi chiedo se ci sono idee per cui valga restare là in prigione e Silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente. (da Canzone per Silvia)
  • La vedo con la sua maglietta addosso con su scritte le parole "che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte", (da Canzone per Silvia)
  • Non bisognerebbe mai ritornare: | perché calcare i tuoi vecchi passi, | calciare gli stessi sassi, | su strade che ti han visto già a occhi bassi? | Non troverai quell' ombra che eri tu | e non avrai quell' ora in più | che hai dissipato e che ora cerchi; | si scioglierà impossibile il pensiero | a rimestare il falso e il vero | in improbabili universi. (da Non bisognerebbe)

D'amore di morte e di altre sciocchezze[modifica]

Etichetta: Emi Italia, 1996, prodotto da Renzo Fantini.

  • Ognuno vada dove vuole andare ognuno invecchi come gli pare ma non raccontare a me che cos'è la libertà. (da Quattro stracci)
  • Ma ora scommetto che vorrai provare quel che con me non volevi fare: fare l'amore, tirare tardi o la fantasia! (da Quattro stracci)
  • La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla. (da Quattro stracci)
  • Ma io son fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare, e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai! (da Quattro stracci)
  • Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato. (da Cirano)
  • Venite pure avanti, voi, con il naso corto, signore imbellettate, io più non vi sopporto infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio, perché con questa spada vi uccido quando voglio... (da Cirano)
  • Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole, ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché oramai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo... Cyrano. (da Cirano)
  • Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute. (da Cirano)
  • Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita; se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, l'avete già tradito. (da Cirano)
  • E voi materialisti, col vostro chiodo fisso | che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso, | le verità cercate per terra da maiali, | tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. (da Cirano)
  • Vorrei [...] che l'oggi restasse oggi senza domani | o domani potesse tendere all'infinito. (da Vorrei)
  • Ma il tempo, il tempo, chi me lo rende? | Chi mi dà indietro quelle stagioni | di vetro e sabbia, chi mi riprende | la rabbia, il gesto, donne e canzoni, | gli amici persi, i libri mangiati, | la gioia piana degli appetiti, | l'arsura sana degli assetati, | la fede cieca in poveri miti? (da Lettera)
  • Come vedi tutto è usuale, | solo che il tempo stringe la borsa | e c'è il sospetto che sia triviale | l'affanno e l'ansimo dopo una corsa, | l'ansia volgare del giorno dopo, | la fine triste della partita, | il lento scorrere senza uno scopo | di questa cosa che chiami... vita. (da Lettera)
  • Mangiabili in verno o d'estate e fino all'autunno inoltrato, ma allora c'ha il nome cambiato e si chiamano marrons glacés. (da I fichi)

Stagioni[modifica]

Etichetta: EMI, 2000.

  • E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola, che il mondo là fuori t'aspetta e tu quasi ti arrendi capendo che a battito a battito è l'età che s'invola. (da E un giorno...)
  • Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante, e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante, colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte, com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte!!! (da Don Chisciotte)
  • Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora, solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora: per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri! (da Don Chisciotte)
  • Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro ? Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà? Il potere è l'immondizia della storia degli umani e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte: siamo i "Grandi della Mancha", Sancho Panza... e Don Chisciotte! (da Don Chisciotte)
  • E al mondo sono andato, | dal mondo son tornato sempre vivo... (da Ho ancora la forza, con Luciano Ligabue)
  • E ho ancora la forza di scegliere parole | per gioco, per il gusto di potermi sfogare | perché, che piaccia o no, è capitato | che sia quello che so fare... (da Ho ancora la forza)
  • Ho ancora la forza di non tirarmi indietro | di scegliermi la vita masticando ogni metro. (da Ho ancora la forza)
  • Le storie credute importanti si sbriciolano in pochi istanti: figure e impressioni passate si fanno lontane e lontana così è la tua estate... (da Autunno)
  • Nell'anno '99 di nostra vita io, Francesco Guccini, eterno studente perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente.. (da Addio)
  • Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, riflettori e paillettes delle televisioni, alle urla scomposte di politicanti professionisti, a quelle vostre glorie vuote da coglioni. (da Addio)
  • Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto, sapere a brutto grugno che Guevara era morto: in quel giorno d'ottobre, in terra boliviana era tradito e perso Ernesto "Che" Guevara... (da Stagioni)
  • Passarono stagioni ma continuammo ancora a mangiare illusioni e verità a ogni ora. (da Stagioni)
  • Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa che "Che" Guevara è morto, forse non tornerà, ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni. Da qualche parte un giorno, dove non si saprà, dove non l'aspettate, il "Che" ritornerà. (da Stagioni)

Ritratti[modifica]

Etichetta: EMI, 2004.

  • Ma nel futuro trame di passato | si uniscono a brandelli di presente, | ti esalta l'acqua e al gusto del salato | brucia la mente | e ad ogni viaggio reinventarsi un mito | a ogni incontro ridisegnare il mondo | e perdersi nel gusto del proibito | sempre più in fondo. (da Odysseus)
  • E andare come spinto dal destino | verso una guerra, verso l'avventura | e tornare contro ogni vaticino | contro gli Dei e contro la paura. (da Odysseus)
  • E fuggendo si muore e la mia morte | sento vicina quando tutto tace | sul mare, e maledico la mia sorte, | non trovo pace, | forse perché son rimasto solo, | ma allora non tremava la mia mano, | e i remi mutai in ali al folle volo[2] | oltre l'umano. (da Odysseus)
  • La canzone è una penna e un foglio | così fragili fra queste dita, | è quel che non è, è l'erba voglio | ma può esser complessa come la vita. (da Una canzone)
  • La canzone può aprirti il cuore | con la ragione o col sentimento | fatta di pane, vino, sudore | lunga una vita, lunga un momento. | Si può cantare a voce sguaiata | quando sei in branco, per allegria | o la sussurri appena accennata | se ti circonda la malinconia | e ti ricorda quel canto muto | la donna che ha fatto innamorare | le vite che tu non hai vissuto | e quella che tu vuoi dimenticare. (da Una canzone)
  • La canzone è una scatola magica | spesso riempita di cose futili | ma se la intessi d'ironia tragica | ti spazza via i ritornelli inutili. (da Una canzone)
  • Questo dolore | che vagli fra le maglie di un tuo cribro | svanisce un po' nel contemplare un fiore | si scorda fra le pagine di un libro. (da Vite)
  • E percorriamo strade non più usate | figurando chi un giorno ci passava | e scrutiamo le case abbandonate | chiedendoci che vite le abitava, | perché la nostra è sufficiente appena, | ne mescoliamo inconsciamente il senso; | siamo gli attori ingenui sulla scena | di un palcoscenico misterioso e immenso. (da Vite)
  • Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore, ma come quella vita giovane spenta, Genova muore. (da Piazza Alimonda)
  • Uscire di casa a vent'anni, è quasi un obbligo..quasi un dovere. Piacere di incontri a grappoli, ideali identici: Essere e Avere. (da Piazza Alimonda)
  • Sarà forse un'assurda battaglia, ma ignorare non puoi | che l'Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi. (da Cristoforo Colombo)
  • E naviga, naviga là come prima di nascere l'anima naviga già, naviga, naviga ma quell'oceano è di sogni e di sabbia poi si alza un sipario di nebbia e come un circo illusorio s'illumina l'America. (da Cristoforo Colombo)
  • Certo non sai quanto sei dolce e bella quando dormi con i capelli lunghi sparsi abbandonati sul cuscino! (da Certo non sai)
  • Ma poco più lontano un pensionato ed un vecchio cane guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare. (da Piazza Alimonda)
  • E un uomo saggio regole farà, una prigione fatta di parole; i carcerieri di una società ti impediranno di cercare il sole; la tua libertà, se vuoi, la puoi avere. (da La Tua Libertà)
  • Fossi un uccello alto nel cielo potrei volare senza aver padroni; se fossi un fiume potrei andare rompendo gli argini nelle mie alluvioni. (da La Tua Libertà)
  • Ma sono un uomo uno fra milioni e come gli altri ho il peso della vita e la mia strada lungo le stagioni può essere breve, ma può essere infinita; la tua libertà cercala, che si è smarrita. (da La Tua Libertà)

L'ultima Thule[modifica]

Etichetta: Capitol/EMI, 2012.

  • Ti sembrava durasse per sempre | quell'amore assoluto e violento | quando è stato che finito il niente | perché è stato che tutto si è spento | non ha visto nemmeno settembre. (da L'ultima volta, n. 2)
  • In quei giorni ormai troppo lontani | era tutto presente e il futuro | un qualcosa lasciato al domani | un'attesa di sogno e di oscuro | un qualcosa di incerto e insicuro. (da L'ultima volta, n. 2)
  • E l'Italia cantando ormai libera allaga le strade | sventolando nel cielo bandiere impazzite di luce | e tua madre prendendoti in braccio piangendo sorride | mentre attorno qualcuno una storia o una vita ricuce. (da Quel giorno d'aprile, n. 4)
  • Ma nei suoi sogni continua la guerra e lui scivola ancora | sull'immensa pianura e rivela in quell'attimo breve | le cicogne sospese nell'aria, i compagni coperti di neve. (da Quel giorno d'aprile, n. 4)
  • Di cosa muore? muore intossicato | da sogni vani di democrazia | rifiuta i compromessi alla bugia | Muor contento? no, da disperato. (da Il testamento di un pagliaccio, n. 5)
  • Poi morto, sia sepolto, e con le mani | si sparga attentamente sul defunto | quello che l'ha ridotto, qua a questo punto | le utopie, i sogni, i desideri vani. (da Il testamento di un pagliaccio, n. 5)
  • Con la coscienza potrai | seguirle fino a un traguardo | voltarti indietro stupito | ché non sei neanche partito. (da Notti, n. 6)
  • Con la coerenza potrai | difenderle dalla vergogna | dare ragione a uno sbaglio | strapparti di dosso il guinzaglio. (da Notti, n. 6)
  • Perché anche una vita infelice si illumina con la fantasia | Io semplice essere umano, costretto a costretti ideali | sono solo un umìle artigiano e volo con piccole ali | Fabbrico sedie e canzoni, erbaggi amari, cicoria | o un grappolo di illusioni che svaniscono dalla memoria | e non restano nella memoria. (da Gli artisti, n. 7)

Citazioni su Francesco Guccini[modifica]

  • [Sui suoi sequestratori] Alle mie canzoni, a parte le più vecchie come Il pescatore o Bocca di rosa, preferivano quelle di Guccini. (Fabrizio De André)
  • Bolognesi! Ricordatevi: Sting è molto bravo, però tenetevi il vostro Guccini. Uno che è riuscito a scrivere 13 strofe su una locomotiva, può scrivere davvero di tutto. (Giorgio Gaber)
  • [Fabrizio De André] era l'unico poeta della canzone d'autore. Gli altri, me compreso, con l'eccezione forse di Guccini, sono bravi, non poeti. (Roberto Vecchioni)
  • Se Fabrizio De André è stato un poeta della canzone. Se Francesco De Gregori è un intellettuale con la chitarra. Guccini è la sintesi di entrambi. Guccini non ha di De André l'immediatezza, la folgorazione. Non ha il ragionamento distaccato di De Gregori. Ma ha tutto il resto. Ironia, senso della storia, capacità di indignarsi, impegno politico vissuto con sospetto, curiosità verso il mondo. (Roberto Cotroneo)
  • Di Guccini porto nella memoria le bottiglie. Un tipo che come lui ha bevuto un Mar Caspio di vino dimostra che l'alcool non è affatto contrario all'arte. (Stefano Benni)
  • Quella di Guccini è la voce di quello che un tempo si diceva il "movimento". Oggi, semplicemente una voce di gioventù. E cioè di granitica coerenza con il proprio linguaggio e pensiero. Nella sua opera c'è un discorso interminabile: sull'ironia, sull'amicizia, sulla solidarietà. (Dario Fo)
  • Se mi avessero dato venti lire ogni volta che ho ascoltato "Incontro" mi ci sarei comprato un biglietto aereo da farci il giro del mondo. Conosco tutte le canzoni di Guccini a memoria. Quando sono andato a cercarlo a Pàvana e mi si è dischiuso in tutta la sua grandezza, è stato come essere davanti alla Madonna di Loreto. (Leonardo Pieraccioni)
  • Abbiamo delle nonne in comune io e Guccini. Fa piacere avere tra i parenti un tipo come lui. Sembra che non si sia mai allontanato da Pàvana, e racconta storie che hanno come scenario quei paesaggi che hanno accompagnato anche la mia infanzia: col cuore e le parole dei poeti. (Enzo Biagi)

Note[modifica]

  1. Il titolo e il ritornello della canzone si basano sul verso di Isaia (21, 11-12) della Bibbia che significa letteralmente "Sentinella, a quanto della notte, a che punto è la notte?".
  2. Dalla Divina Commedia (Inferno, XXVI, 125): «de' remi facemmo ali al folle volo».

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]