Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*«Datemi qualche pensiero» è l'ultimo urlo di Gaber. C'è un filo resistente (o un elastico?) che percorre l'opera di Gaber: è la fiducia in un individuo capace, nonostante il disincanto (anzi, forse in virtù di quel disincanto), di costruire una nuova coscienza anche partendo dal nulla, abbandonata per sempre ogni ambizione di appartenenza vecchio stile. E se fin dentro gli anni Novanta tornano le canzoni più «private» di un tempo – da «Chiedo scusa se parlo di Maria» al «Dilemma»: un capolavoro! – è perché per ripartire, appunto, non resta che guardare dentro se stessi. ([[Paolo Di Stefano]])
*Del resto il poeta era lui. Io faccio il comico. ([[Giobbe Covatta]])
*È agendo in tale dimensione {{NDR|collettiva}} che ha creato una modalità unica di entrare in rapporto con il pubblico, uscendo da ogni cliché autoreferenziale che, in qualità di figura popolarissima, avrebbe potuto pure permettersi. Perché è vero che Gaber da un lato fa la scelta radicale di starsene in disparte; ma subito dopo propone, a chiunque, che se si vuole comunque ascoltarlo bisogna andare da lui. Pronti a mettersi a ragionare con lui. ([[Gad Lerner]])
*Ecco, di Gaber mi ha lasciato un segno tutto questo coraggio. Quel suo essere artista senza ripetersi mai, rimettendosi anzi in gioco. [...] Gaber invece cambiava, e cambiando cresceva, si raffinava. Il canto, la pulizia in scena, il suo estremo rigore... Era quasi iconoclasta, pochissime cose, però curatissime. E poi quel saper cambiare marcia più volte durante lo spettacolo: tutte caratteristiche che contribuivano alla sua incredibile capacità di tenere il palco. Ma tenerlo veramente, senza preoccuparsi di quanto piaceva al pubblico, obbligandolo invece a seguire il nuovo percorso che gli proponeva. Educandolo a crescere con lui, insomma. ([[Luca Barbareschi]])
*E dal teatro Gaber ha mandato, a mio avviso, non tanto insegnamenti di percorso, quindi, ma di contenuti. [...] Lui denunciava la stanchezza morale degli [[Anni 1980|anni Ottanta]], l'affievolimento dei valori, il coinvolgimento della gente nel cosiddetto [[edonismo]] [[Ronald Reagan|reaganiano]], già prima che tutto questo accadesse. Ma ha avuto pure il coraggio, l'umiltà, di dire che forse, se le generazioni più giovani avevano subito senza accorgersene la dittatura del mercato, quella era in qualche modo pure una sconfitta della sua, di generazione. Soprattutto però Gaber ci ha ricordato sempre, anche in spettacoli complessi, che la risata è un valore. ([[Giobbe Covatta]])
*Il caso di Gaber era particolare: perché la sua arte, pur mantenendo i connotati tipici dell'espressione musicale pura da cui poi era partito, aveva al tempo stesso anche un'anima teatrale. Correva su un doppio binario, potrei dire, e dunque la genialità del Signor G è stata nel saper sviluppare quell'anima teatrale restando fedele alla propria natura di artista formatosi su un linguaggio prettamente musicale. ([[Giovanni Allevi]])
*I suoi anni post-Sessantotto sono stati anni di dubbio, di pathos, di sofferenza, nei quali il suo giudizio sulla società si è fatto certamente sempre più severo, mantenendosi però sempre e fin dall'inizio libero da preconcetti e pregiudizi, da ogni tipo di ideologia. [...] La differenza vera fra Gaber e, per esempio, Dario Fo è proprio questa. ([[Paolo Bosisio]])
*L'abbiamo frantumato quel "noi" verso cui Gaber ci conduceva. Lui ci voleva portare nei nostri singoli io, dentro a ciascuno dei quali ci sono religione, spiritualità, sensibilità artistica, politica stessa, per ricercare, insieme un "noi" diverso, che veramente liberasse e coinvolgesse tutti gli io. E invece siamo arrivati a nuovi "noi" spaventosi, che si isolano a vicenda, capaci persino di razzismo e violenza. Siamo arrivati a chiederci se la libertà dell'uomo sia una faccenda "politica" o "antipolitica". ([[Gad Lerner]])
*L'idea di rileggere la tradizione sarebbe anche lodevole, ma è difficile: come fai a rileggere Gaber? Era unico. ([[Ivano Fossati]])
*La grandezza di Gaber si misurava proprio nella sua capacità di scrivere solo quando aveva qualcosa da dire, e di farlo scegliendo i temi da trattare senza calcoli sulle reazioni che avrebbero suscitato o il successo che avrebbero potuto avere. Quando poi a tutto questo aggiungi una sincerità di fondo, quella passione che in Gaber si avvertiva, allora nascono opere che sanno essere specchio di un'epoca. ([[Luca Barbarossa]])
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