Jorge Luis Borges

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Jorge Luis Borges

Jorge Francisco Isidore Luis Borges Acevedo (1899 – 1986), scrittore, saggista e poeta argentino.

Citazioni di Jorge Luis Borges[modifica]

  • Abele e Caino s'incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: "Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima". "Ora so che mi hai perdonato davvero" disse Caino "perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare". Abele disse lentamente: "È così. Finché dura il rimorso dura la colpa". (da Elogio dell'ombra; citato in Fabio Ciardi, La storia di Dio e la mia. La Bibbia fonte di ispirazione per l'uomo, Città Nuova, 2010, p. 120)
  • [Ezra Pound] Aveva attitudini da istrione, da funambolo: era una sorta di Marinetti, un individuo che faceva chiasso, assetato di pubblicità.[1]
  • Beati coloro che non hanno fame di giustizia, perché sanno che la nostra sorte, avversa o benigna, è opera del caso, che è inscrutabile.[2]
  • Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; | io sono orgoglioso di quelle che ho letto. (da Poesie (1923 – 1976), traduzione di Livio Bacchi Wilcock, Rizzoli)
  • Credi che la divinità possa creare un luogo che non è il Paradiso? Credi che la Caduta sia qualcosa di diverso dal non sapere che siamo in Paradiso? (da La rosa di Paracelso)
  • Chi sogna chi? Io so che ti sogno, ma non so se tu mi stai sognando. (da Venticinque agosto 1983)
  • Do per scontato che noi sentiamo la bellezza di una poesia prima ancora di pensare al suo significato. (da Le lezioni americane, Mondadori 2001, p. 82)
  • F.T. Marinetti è forse l'esempio più famoso di scrittore che vive delle sue invenzioni e che non inventa quasi niente. (da un articolo degli anni '30)[1]
  • Ho cercato, non so con quanto successo, di redigere racconti lineari. Non mi azzarderò a dire che sono semplici; sulla terra non c'è una sola pagina, una sola parola che lo sia, giacché tutte postulano l'universo, il cui attributo più noto è la complessità. (da Il manoscritto di Brodie)
  • Hume osservò per sempre che gli argomenti di Berkeley non ammettono la minima confutazione e non suscitano la minima convinzione. (da La postulazione della realtà, in Discussione, Tutte le opere)
  • Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare. (da Luna di fronte)
  • Innamorarsi è dar vita ad una religione il cui dio è fallibile. (da Nove saggi danteschi)
  • [Su Spinoza] L'assiduo manoscritto | aspetta, già pregno d'infinito. | Qualcuno costruisce Dio nella penombra. | Un uomo genera Dio. È un ebreo | di tristi occhi e di pelle olivastra | [...]. Il mago insiste e foggia | Dio con geometria raffinata; | dalla sua debolezza, dal suo nulla, | seguita a modellare Dio con la parola. | Il più generoso amore gli fu largito, | l'amore che non chiede di essere amato. (da Baruch Spinoza)[3]
  • L'idea di un Dio, un essere onnisciente, onnipotente, e che inoltre ci ama, è una delle più azzardate creazioni della letteratura fantastica. (A/Z, F.M.Ricci)
  • L'odore del caffè ed i giornali, | la domenica e il suo tedio. Di mattina | e sulla pagina intravista quella vana | pubblicazione di versi allegorici | di un collega felice. Il vecchio | giace prostrato e bianco nella decente | abitazione di povero. Stancamente | guarda il suo volto nello specchio. | Pensa, non più studito, che quel viso | è lui. La mano distrutta | non è lungi la fine. La sua voce dichiara: | Quasi non sono, ma i miei versi ritmano | la vita e il suo splendore. Io fui Walt Whitman.[4]
  • La letteratura, del resto, non è che un sogno guidato. (da Il manoscritto di Brodie, traduzione di Lucia Lorenzini, La biblioteca di Repubblica)
  • La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare.[5]
  • La poesia non è meno misteriosa degli altri elementi dell'Universo. (da Elogio dell'ombra, introduzione)
  • La retorica dovrebbe essere un ponte, una strada, ma in genere è una muraglia, un ostacolo. E questo si osserva nel caso di scrittori tanto differenti come Seneca, Quevedo, Milton, Lugones. In tutti, ciò che dicono si frappone tra loro e noi. Nel caso di Dante io non avverto che sia così. Direi che Dante ci permette di conoscerlo, ci permette un rapporto di intimità, e perfino in un modo più personale di quanto sarebbe potuto accadere ai suoi contemporanei. Direi quasi che lo conosciamo come lo conobbe Virgilio, che fu un suo sogno. Senza dubbio più di quanto poté conoscerlo Beatrice Portinari, innamorata e ispiratrice; credo che lo conosciamo più di tutti. (da Il Giornale Nuovo, 19 luglio 1981; citato in Adolph Caso (a cura di), Dante in the Twentieth Century, Volume 1 di Dante studies, Branden Books, 1982, p. 82)
  • La vita stessa è una citazione.
Life itself is a quotation.[6]
  • Ogni scrittore, ogni uomo deve vedere in tutto ciò che gli accade, ivi compreso lo scacco, l'umiliazione e la sventura, uno strumento, un materiale per la sua arte, da cui deve trarre profitto. (da L'altro)
  • Si è dimenticato che Chesterton fu, tra le altre cose, un ammirevole poeta. Nella poesia "La ballata del Cavallo Bianco" si trovano metafore che Victor Hugo avrebbe ammirate. (da Conversazioni, 1987; citato in Andrea Monda, G. K. Chesterton, anche un grande poeta, Roma Sette, 28 settembre 2009)
  • Si legge quello che piace leggere, ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere, bensì quello che si è capaci di scrivere. (da Il credo di un poeta; citato in Poesia, anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore)
  • Sospetto che Papini sia stato immeritatamente dimenticato. (dalla prefazione a Giovanni Papini, Lo specchio che fugge, a cura di J. L. Borges, Franco Maria Ricci, Parma-Milano, 1975)
  • Vedo me stesso essenzialmente come un lettore. Mi è accaduto di avventurarmi a scrivere, ma ritengo che quello che ho letto sia molto più importante di quello che ho scritto. (da Il credo di un poeta; citato in Poesia, anno XIV, maggio 2001, n. 150, Crocetti Editore)

Hanno scritto per voi[modifica]

  • Ciò che più apprezzo è l'intelligenza, perché l'onestà e il coraggio di una persona a volte non servono per il dialogo.
  • Dubbio, uno dei nomi dell'intelligenza.
  • La felicità è il fine di se stessa.
  • Viviamo in un'epoca molto ingenua; per esempio, la gente compra prodotti la cui eccellenza è vantata dalle stesse persone che li vendono.

Altre inquisizioni[modifica]

  • Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
  • L'arte vuol sempre irrealtà visibili. (da Metamorfosi della tartaruga)
  • La notte [...] ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi.
  • Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un'enciclopedia cinese che s'intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all'Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s'agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche. (da L'idioma analitico di John Wilkins)
  • L'opera che perdura è sempre capace di un'infinita e plastica ambiguità; è tutto per tutti […]; è uno specchio che svela tratti del lettore ed è insieme una mappa del mondo. (da Il primo Wells)
  • Chi dice che l'arte non deve propagandare dottrine si riferisce di solito a dottrine contrarie alle sue. (da Il primo Wells)
  • La vita è troppo misera per non essere anche immortale. (2002)

Cos'è il buddismo[modifica]

  • Forse l'enigma del Nirvana è identico all'enigma del sonno; nelle Upanishadas si legge che gli uomini immersi nel sonno profondo sono l'universo. Secondo il Sankhyam, la condizione dell'anima nel sonno profondo è la stessa che raggiungerà dopo la liberazione. L'anima liberata è come uno specchio sul quale non si posa alcun riflesso. [...] Sappiamo già che Nirvana significa «estinzione». Per noi l'estinguersi di una fiamma equivale al suo annientamento; per gli indiani la fiamma esiste prima che la si accenda e dura dopo che sia spenta. Accendere un fuoco è renderlo visibile; spegnerlo è farlo sparire, non distruggerlo. (pp. 64-65)
  • Il Buddha, come Cristo, non ebbe il proposito di fondare una religione. Il suo fine fu la salvazione personale di un gruppo di monaci che credevano nella reincarnazione e volevano sfuggire ad essa. (p. 67)
  • Le guerre di religione sono una prerogativa del giudaismo e delle sue diramazioni, cristianesimo e islamismo, che hanno ereditato quel modo di conversione. In oriente, è possibile professare allo stesso tempo diverse religioni, che non si danno a vicenda fastidio e le cui cerimonie convivono. (p. 68)
  • Per lo Zen, gli atti più comuni possono essere compiuti con spirito religioso e debbono elevare la nostra vita. (p. 97)

Finzioni[modifica]

Il giardino dai sentieri che si biforcano[modifica]

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius[modifica]

Incipit[modifica]

Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un'enciclopedia. Lo specchio inquietava il fondo di un corridoio in una villa di via Gaona, a Ramos Mejía; l'enciclopedia s'intitola ingannevolmente The Anglo-American Cyclopaedia (New York, 1917) ed è una ristampa non meno letterale che noiosa dell'Encyclopaedia Britannica.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]
  • Scoprimmo (a notte inoltrata questa scoperta è inevitabile) che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso. Allora Bioy Casares ricordò che uno degli eresiarchi di Uqbar aveva dichiarato che gli specchi e la copula sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini. (I; 2003, p. 15)

Pierre Menard, autore del Don Chisciotte[modifica]

Citazioni[modifica]
  • La mia impresa non è difficile, nella sostanza. Mi basterebbe essere immortale per condurla a termine. (Pierre Menard: 2003, p. 40)
  • È una rivelazione confrontare il Don Chisciotte di Menard con quello di Cervantes. Questi, per esempio, scrisse (Don Chisciotte, prima parte, capitolo nono):
    «… la verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e consiglio del presente, avvertimento dell'avvenire».
    Redatta nel XVII secolo, redatta dal «genio profano» Cervantes, quell'enumerazione è un mero elogio retorico della storia. Menard, invece, scrive:
    «… la verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e consiglio del presente, avvertimento dell'avvenire».
    La storia, madre della verità; l'idea è stupefacente. Menard, contemporaneo di William James, non definisce la storia come un'indagine della realtà, ma come la sua origine. La verità storica, per lui, non è ciò che è avvenuto; è ciò che riteniamo che sia avvenuto. Le clausole finali – esempio e consiglio del presente, avvertimento dell'avvenire – sono sfacciatamente pragmatiche.
    È anche nitido il contrasto tra i due stili. Lo stile arcaizzante di Menard – in fin dei conti straniero – soffre di una certa affettazione. Non così quello del precursore, che impiega con disinvoltura lo spagnolo corrente della sua epoca. (2003, p. 43)
  • Non esiste esercizio intellettuale che non risulti alla fine inutile. Una dottrina filosofica è all'inizio una descrizione verosimile dell'universo; con il volgere degli anni diventa un semplice capitolo – se non un paragrafo o un nome – della storia della filosofia. In letteratura questa caducità finale è ancora più evidente. «Il Don Chisciotte» mi disse Menard «fu prima di tutto un libro ameno; adesso è occasione di brindisi patriottici, di arroganza grammaticale, di oscene edizioni di lusso. La gloria è una forma di incomprensione, forse la peggiore». (2003, p. 44)
  • Ogni uomo deve essere capace di tutte le idee, e penso che in futuro lo sarà. (Pierre Menard: 2003, p. 45)

La lotteria a Babilonia[modifica]

Citazioni[modifica]
  • Ho conosciuto quello che i greci ignorano: l'incertezza. (2003, p. 53)

La biblioteca di Babele[modifica]

Incipit[modifica]

L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]
  • Forse mi inganneranno la vecchiaia e la paura, ma sospetto che la specie umana – l'unica – stia per estinguersi e che la Biblioteca sia destinata a permanere: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.
    Ho appena scritto infinita. Non ho interpolato quell'aggettivo per un'abitudine retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Coloro che lo ritengono limitato, sostengono che in luoghi remoti i corridoi e le scale e gli esagoni possono inconcepibilmente finire – il che è assurdo. Coloro che lo immaginano senza limiti, dimenticano che è limitato il numero possibile dei libri. Io mi arrischio a insinuare questa soluzione dell'antico problema: La biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore l'attraversasse in qualunque direzione, verificherebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine). La mia solitudine si rallegra di questa elegante speranza. (2003, pp. 75-76)

Il giardino dai sentieri che si biforcano[modifica]

Citazioni[modifica]
  • Prevedo che l'uomo si rassegnerà a imprese sempre più atroci; presto ci saranno solo guerrieri e banditi; vi do questo consiglio: L'esecutore di un'impresa atroce deve immaginare di averla già compiuta, deve imporsi un avvenire altrettanto irrevocabile del passato. (2003, p. 81)

Artifici[modifica]

Funes, l'uomo della memoria[modifica]

Citazioni[modifica]
  • La cosa certa è che viviamo rimandando tutto ciò che può essere rimandato; forse tutti sappiamo nel profondo che siamo immortali e che prima o poi, ogni uomo farà ogni cosa e saprà tutto. (2003, p. 101)
  • Aveva imparato senza sforzo l'inglese, il francese, il portoghese, il latino. Sospetto, tuttavia, che non fosse molto capace di pensare. Pensare significa dimenticare differenze, significa generalizzare, astrarre. Nel mondo stipato di Funes, non c'erano altro che dettagli, quasi immediati. (2003, p. 103)

La morte e la bussola[modifica]

Incipit[modifica]

Dei molti problemi sui quali si esercitò la temeraria perspicacia di Lönnrot, nessuno è così strano — così rigorosamente strano, diremmo — come la serie periodica di fatti di sangue che culminarono nella villa di Triste-le-Roy, tra il profumo interminabile degli eucalipti.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il miracolo segreto[modifica]

Citazioni[modifica]
  • Non c'è uomo che, al di fuori della sua specializzazione, non sia propenso alla credulità […]. (2003, p. 132)
  • ([…] l'irrealtà, che è condizione dell'arte). (2003, p. 134)

Tre versioni di Giuda[modifica]

Citazioni[modifica]
  • Affermare che fu uomo e fu incapace di peccato racchiude una contraddizione; gli attributi di impeccabilitas e di humanitas non sono compatibili. (2003, p. 143)
  • Dio si fece totalmente uomo, ma uomo fino all'infamia, ma uomo fino alla riprovazione e all'abisso. Per salvarci, avrebbe potuto scegliere qualunque dei destini che ordiscono la complessa rete della storia; avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino spregevole: fu Giuda. (2003, p. 144)

Introduzione a L'invenzione di Morel[modifica]

Incipit[modifica]

Stevenson, verso il 1882, annotò che i lettori britannici in genere non apprezzavano le peripezie e pensavano fosse prova di abilità redigere un romanzo senza intreccio, oppure con un intreccio infinitesimale, atrofizzato. José Ortega y GassetLa disumanizzazione dell'arte, 1925 – cerca di ragionare il disdegno notato da Stevenson e decreta, nella pagina 96, che "non è probabile che oggi si possa inventare un'avventura capace di interessare la nostra sensibilità superiore", e nella 97, che quest'invenzione "è praticamente impossibile".

Citazioni[modifica]

  • Il tipico romanzo "psicologico" tende a essere informe. I russi e i discepoli dei russi hanno dimostrato fino alla noia che nessun uomo è impossibile: suicidi per felicità, assassini per benevolenza, persone che si adorano fino al punto di separarsi per sempre, delatori per fervore e per umiltà... Questa totale libertà diventa alla fine equivalente al totale disordine. (p. 17-18)
  • Il romanzo "psicologico" vuole essere "realista": preferisce che il lettore dimentichi il suo carattere di artificio verbale e fa di ogni vana precisione (o di ogni languida imprecisione) un nuovo tocco di verosmiglianza. (p. 18)
  • Il romanzo di avventure non vuole essere una trascrizione della realtà: è un oggetto artificiale che non tollera nessuna parte ingiustificata. (p. 18)
  • Stevenson è più appassionato, più diverso, più lucido, forse più degno della nostra assoluta amicizia di quato lo sia Chesterton; ma gli argomenti che Stevenson governa sono inferiori. (p. 18-19)
  • De Quincey, in certe notti di minuzioso terrore, si immerse nel cuore di labirinti, ma non coniò la sua impressione di unutterable and self-repeatig infiniteis (inesprimibili e ripetentisi infinitudini) in favole paragonabili a quelle di Franz Kafka.
  • Osserva con giustizia Ortega y Gasset che la "psicologia" di Balzac non ci soddisfa; la stessa cosa si potrebbe osservare dei suoi intrecci. (p. 19)
  • Mi credo libero da ogni superstizione di modernità da qualsiasi illusione che l'ieri differisca intimamente dall'oggi o dal domani; ma considero che nessun'altra epoca possiede romanzi di così ammirevole trama come The Turn of the screw (Il giro di vite) [di Henry James], come Der Prozess (Il Processo) [di Franz Kafka], come Le Voyageur sur la terre (Il viaggiatore sulla terra) [di Julien Green], come questo che è riuscito a scrivere, a Buenos Aires, Adolfo Bioy Casares [L'invenzione di Morel]. (p. 20)
  • Bioy rinnova letterariamente un'idea che Sant'Agostino e Origene confutarono, che Louis Auguste Blanqui ragionò e che Dante Gabriele Rossetti disse con musica memorabile. (p. 20)

Explicit[modifica]

Ho discusso con l'autore [Adolfo Bioy Casares] i particolari della sua trama [L'invenzione di Morel], l'ho riletta; non mi sembra un'imprecisione o un'iperbole qualificarla di perfetta.

L'Aleph[modifica]

Incipit[modifica]

I teologi

Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li diedero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che alla fine dei secoli tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore, e che egli in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà tale dottrina.

La scrittura del Dio

Il carcere è profondo e di pietra; la sua forma, quella di un emisfero quasi perfetto, perché il pavimento (anch'esso di pietra) è un po' minore di un cerchio massimo, il che agrava in qualche modo i sentimenti di oppressione e vastità. Un muro lo taglia a metà; esso benché sia altissimo non tocca la volta. Da un lato sto io, Tzinacàn, mago della piramide di Qaholom, che Pedro de Alvarado incendiò; dall'altro è un giaguaro, che misura con segreti passi uguali il tempo e lo spazio della prigione.

L'Aleph

L'incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un'imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l'incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita.

Citazioni[modifica]

  • Essi sapevano che in un tempo infinito ad ogni uomo accadono tutte le cose. Per le sue passate o future virtù, ogni uomo è creditore d'ogni bontà, ma anche di ogni tradimento, per le sue infamie del passato e del futuro.[...] Visti in tal modo tutti i nostri atti sono giusti, ma sono anche indifferenti. Non esistono meriti morali o intellettuali. Omero compose l'Odissea; dato un tempo infinito, con infinite circostanze e mutamenti, è impossibile non comporre, almeno una volta, l'Odissea. (da L'immortale)
  • Essere immortale è cosa da poco: tranne l'uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, è sapersi immortali. (da L'immortale)
  • Nessuno è qualcuno, un solo uomo immortale è tutti gli uomini. Come Cornelio Agrippa, sono dio, sono eroe, sono filosofo, sono demonio e sono mondo, il che è un modo complicato per dire che non sono. (da L'immortale)
  • Io sono stato Omero; tra breve sarò Nessuno, come Ulisse; tra breve sarò tutti: sarò morto. (da L'immortale)
  • La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini.[...] Tutto, tra i mortali, ha il valore dell'irrecuperabile e del casuale. Tra gl'Immortali, invece, ogni atto (e ogni pensiero) è l'eco d'altri che nel passato lo precedettero, senza principio visibile, o il fedele presagio di altri che nel futuro lo ripeteranno fino alla vertigine. Non c'è cosa che non sia come perduta tra infaticabili specchi. (da L'immortale)
  • Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro col volto d'uomo? O sarà come me? (da La casa di Asterione)
  • Un tempo m'interessò la teologia ma da tale fantastica disciplina (e dalla fede cristiana) mi sviò per sempre Schopenhauer, con ragioni dirette, Shakespeare e Brahms, con l'infinita varietà del loro mondo. (da Deutsches Requiem)
  • Avevo compreso da tempo che non c'è cosa al mondo che non sia germe di un Inferno possibile; un volto, una parola, una pubblicità di sigarette potrebbero render pazza un persona, se questa non riuscisse a dimenticarli. (da Deutsches Requiem)
  • Morire per una religione è più semplice che viverla con pienezza; lottare in Efeso contro le fiere è meno duro (migliaia di martiri oscuri lo fecero) che essere Paolo, servo di Gesù Cristo: un atto è meno che tutte le ore di un uomo. La battaglia e la gloria sono cose facili. (da Deutsches Requiem)
  • Chi ha scorto l'universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell'uomo è lui. Non gl'importa la sorte di quell'altro, non gli importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno. (da La scrittura del dio)
  • Nei linguaggi umani non c'è proposizione che non implichi l'universo intero. (da La scrittura del dio)
  • Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che niente è reale. (da L'immortale)
  • Modificare il passato non è modificare un accadimento solo: è annullare le sue conseguenze, che tendono ad essere infinite. (da L'altra morte)
  • Oh, felicità di capire, maggiore di quella di immaginare o di sentire! (da La scrittura di Dio")

La cifra[modifica]

  • In questo mondo quotidiano, | che somiglia tanto al libro delle Mille e Una Notte, | non c'è un solo gesto che non corra il rischio | di essere un'operazione di magia, | non c'è un solo fatto che non possa essere il primo | di una serie infinita. | Mi domando che ombre getteranno | questi oziosi versi. (Il terzo uomo, 1996)
  • La vecchia mano | ancora scrive versi | per l'oblio. (Haiku. 17, 1996)
  • Svegliare chi dorme | è un gesto comune e quotidiano | che potrebbe farci tremare. | Svegliare chi dorme | è imporre all'altro l'interminabile | prigione dell'universo. | [...] | È infamare l'acqua del Lete. (Poema. Rovescio, 1996)
  • Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. | Chi è contento che sulla terra esista la musica. | Chi scopre con piacere una etimologia. | Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi. | Il ceramista che premedita un colore e una forma. | Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace. | Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. | Chi accarezza un animale addormentato. | Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. | Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. | Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. | Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo. (I giusti, 1996)

Incipit da alcune opere[modifica]

Il libro di sabbia[modifica]

L'altro[modifica]

Il fatto accadde nel febbraio 1969, a Cambridge. Non l'ho annotato subito perché all'inizio mi ero proposto di dimenticarlo, per non perdere la ragione. Ora, nel 1972, penso che se lo scrivo gli altri lo leggeranno come un racconto e forse, con gli anni, lo diventerà anche per me.
So che fu quasi atroce quando avvenne e ancor più durante le notti insonni che seguirono. Questo non significa che la storia possa turbare un terzo.

Ulrica[modifica]

Il mio racconto sarà fedele alla realtà, o almeno al mio ricordo personale della realtà, che è poi la stessa cosa. I fatti sono molto recenti, ma so che il costume letterario è anche il costume di inserire dettagli di circostanza e di enfatizzare.

Il Parlamento[modifica]

Mi chiamo Alejandro Ferri. Il mio nome ha echi marziali, ma né i metalli della gloria né la grande ombra del macedone — la frase è dell'autore de I marmi che mi onorò della sua amicizia — somigliano all'uomo grigio e modesto che imbastisce queste righe, all'ultimo piano di un albergo di calle Santiago del Estero, in un Sud che non è più il Sud.

«There are more things»[modifica]

Stavo per sostenere il mio ultimo esame all'Università del Texas, ad Austin, quando seppi che mio zio, Edwin Arnett, era morto per un aneurisma, al remoto confine del continente. Provai quello che proviamo tutti quando muore qualcuno: l'angoscia, ormai inutile, che non ci sarebbe costato nulla essere più buoni...

Il libro di sabbia[modifica]

La linea è costituita da un numero infinito di punti; il piano, da un numero infinito di linee; il volume, da un numero infinito di piani; l'ipervolume, da un numero infinito di volumi... No, decisamente non è questo, more geometrico, il modo migliore di iniziare il mio racconto. È diventata ormai una convenzione affermare che ogni racconto fantastico è veridico; il mio, tuttavia, è veridico.

Tigri blu[modifica]

Una famosa pagina di Blake fa della tigre un fuoco che risplende e un eterno archetipo del Male; io preferisco il passo di Chesterton che la definisce un simbolo di terribile eleganza. Del resto non ci sono parole in grado di raffigurare la tigre, questa forma che abita da secoli l'immaginazione umana.
[Jorge Luis Borges, Il libro di sabbia, trad. di Ilide Carmignani, Adelphi, 2004]

Citazioni su Jorge Luis Borges[modifica]

  • Borges è riuscito a svuotare i temi danteschi del loro contenuto trascendente senza però privarli della loro intrinseca sacralità. [...] Dedico questo lavoro allo scrittore argentino, che ho imparato a conoscere attraverso le opere, i volti, gli scritti e i ricordi di coloro che lo hanno amato (Riccardo Ricceri)
  • Come Kavafis, anche Borges si esprime in poesia servendosi dei mezzi della prosa, di una prosa che tra l'altro indossa una maschera ulteriore, quella dello stile saggistico. (Nasos Vaghenàs)
  • Jorge Luis Borges incarna il destino secondo gli impercettibili disegni di un Dio enfatico ed eversore. (Riccardo Campa)
  • Jorge Luis Borges mi ha promesso l'altra notte | di parlar personalmente col "persiano", ma il cielo dei poeti è un po' affollato in questi tempi, | forse avrò un posto da usciere o da scrivano: | dovrò lucidare i suoi specchi, | trascriver quartine a Kayyam, | ma un lauro da genio minore | per me, sul suo onore, non mancherà... (Francesco Guccini)
  • Jorge Luis Borges scrisse che l'idea di infinito corrompe tutte le altre. (Vittorio Catani)
  • La fama di Borges è dovuta più alle opere in prosa che a quelle in poesia, fermo restando che la prosa borgesiana si caratterizza per la sua poeticità, tanto da poterla definire prosa poetica. (Nasos Vaghenàs)
  • Si può [...] affermare che Borges è uno spirito, sia pure segretamente o dissimulatamente, religioso? No, il suo è uno spirito laico, scettico, abitato dal dubbio, alieno dalle certezze, si direbbe votato all'interrogazione e incline semmai ad accordare fiducia all'eventualità, al caso, sul piano mentale ed esistenziale. (Francesco Tentori Montalto)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Giordano Bruno Guerri, Filippo Tommaso Marinetti, p. 224
  2. Citato in Umberto Veronesi, L'ombra e la luce: La mia lotta contro il male, Einaudi, Torino, 2008, p. 87. ISBN 978-88-06-19501-0
  3. Citato in Filippo Mignini, Un «segno di contraddizione», in Spinoza, Opere, Mondadori, Milano, 2007, p. XI. ISBN 978-88-04-51825-9
  4. Da Camden 1892; citato in Didier Tisdel Jaén, Homenaje a Walt Whitman, traduzione di Biancamaria Tedeschini Lalli, ed. University of Alabama Press, 1969, p.2.
  5. Citato in Vittorio Messori, Scommessa sulla morte, Società Editrice Internazionale, 7a edizione, Torino, 1987, ISBN 88-05-03746-X.
  6. Citato in Jean Baudrillard, Cool Memories.

Bibliografia[modifica]

  • AA.VV., Hanno scritto per voi: aforismi, frasi, motti e poesie firmati da illustri personaggi di ieri e di oggi, CDE, Milano, 1993.
  • Adolfo Bioy Casares, L'invenzione di Morel, introduzione di Jorge Luis Borges, Tascabili Bompiani, Milano 1985.
  • Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, a cura di Fabio Rodríguez Amaya, traduzione di Francesco Tentori Montalto, Adelphi, Milano 2000.
  • Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, traduzione di Francesco Tentori Montalto, Feltrinelli, 200219.
  • Jorge Luis Borges, Cos'è il buddismo, a cura di Francesco Tentori Montalto, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 2012. ISBN 978-88-541-3510-9
  • Jorge Luis Borges, Finzioni (Ficciones, 1944), a cura di Antonio Melis, Adelphi, Milano, 2003. ISBN 8845914275
  • Jorge Luis Borges, Finzioni, traduzione di Franco Lucentini, Einaudi, Torino 1955.
  • Jorge Luis Borges, Il libro di sabbia, trad. di Ilide Carmignani, Adelphi, 2004. ISBN 9788845918414
  • Jorge Luis Borges, L'Aleph, traduzione di Francesco Tentori Montalto, Feltrinelli, 1961.
  • Jorge Luis Borges, L'Aleph, a cura di Tommaso Scarano, traduzione di Francesco Tentori Montalto, Adelphi, Milano 1998.
  • Jorge Luis Borges, La cifra, traduzione di Domenico Porzio, Mondadori, 1996.
  • Jorge Luis Borges, Tutte le opere, due volumi de I Meridiani, Mondadori, 1984 (primo volume) e 1985 (secondo volume).

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