Publilio Siro

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Publilio Siro (I secolo a.C.), aforista, drammaturgo e scrittore romano.

Sententiae[modifica]

A[modifica]

  • Alienum aes homini ingenuo acerba est servitus. (1)
I debiti sono la schiavitù degli uomini liberi.
I debiti, per un uomo d'onore, sono un'amara schiavitù![1]
Per l’uomo onesto un debito è una dura schiavitù.[2]
  • Ab alio expectes, alteri quod feceris. (2)
Aspettati da un uno quello che hai fatto a un altro![1]
Aspettati dagli altri ciò che tu hai fatto agli altri (chi la fa l’aspetti).[2]
  • Un animo, che sa cosa sia la la paura, sa avanzare con sicurezza![1]
Animus vereri qui scit, scit tuta ingredi. (3)
  • Auxilia humilia firma consensus facit. (4)
L'unione, anche di persone deboli, fa la forza.
L'aiuto fra deboli crea una forte unione![1]
  • L'amore può essere accettato secondo il proprio volere, ma non ce se ne può disfare![1]
Amor animi arbitrio sumitur, non ponitur. (5)
  • La donna o ama o odia: non conosce via di mezzo.
Aut amat, aut odit mulier, nihil est tertium.[3] (6)
  • Stiamo sempre pronti a sospettare il peggio![1]
Ad tristem partem strenua est suspicio. (7)
  • Ama il padre se è giusto, se non lo fosse sopportalo![1]
Ames parentem, si aequus est: si aliter, feras. (8)
  • È necessario tenere sott'occhio tutto ciò che si può perdere![1]
Aspicere oportet, quidquid possis perdere. (9)
  • Se sopporti i vizi dell'amico (senza correggerli), li fai tuoi.[4]
Amici vitia si feras, facis tua. (10)
  • I debiti, per un uomo d'onore, sono un'amara schiavitù![1]
Alienum aes homini ingenuo acerba est servitus. (11)
  • Ingiuria un assente chi litiga con un ubriaco![1]
Absentem laedit, cum ebrio qui litigat. (12)
  • Un amante irritato mente molto anche verso sé stesso![1]
Amans iratus muta mentitur sibi. (13)
  • L'avaro stesso è causa della sua miseria![1]
Avarus ipse miseriae causa est suae. (14)
  • Un amante conosce ciò che desidera, ma non vede ciò che è saggio![1]
Amans quid cupiat scit, quid sapiat non vidit. (15)
  • Ciò che un amante sospetta, un uomo sveglio lo sogna![1]
Amans quod suspicatur, vigilans somniat. (16)
  • Basta un qualsiasi rumore per causare un disastro![1]
Ad calamitatem quilibet rumor valet. (17)
  • L'amore non può essere estirpato, ma fatto scivolar fuori lentamente![1]
Amor extorqueri non pote, elabi pote. (18)
  • Cancella con le lacrime l'ira della persona che ami![1]
Ab amante lacrimis redimas iracundiam. (19)
  • Solamente quando la donna manifesta la propria malvagità, diventa buona![1]
Aperte mala cum est mulier, tum demum est bona. (20)
  • Non riesci a capire facilmente un avaro se non lo sei pure tu![1]
Avarum facile capias, ubi non sis item. (21)
  • Amare et sapere vix Deo conceditur. (22)
Un Dio dovrebbe amare fermamente ed essere saggio.
Essere innamorati e avere senno è concesso a malapena agli dei.
L'amore e la saggezza a malapena sono concessi a un dio![1]
  • L'avaro non fa nulla di buono se non quando muore![1]
Avarus nisi cum moritur, nil recte facit. (23)
Astus cinaedum celat, aetas indicat. (24)
  • L'avaro si affligge per una perdita più di quanto non lo faccia il saggio![1]
Avarus damno potius quam sapiens dolet. (25)
  • Che cosa di male puoi augurare a un avaro se non di vivere a lungo?[1]
Avaro quid mali optes nisi Vivat diu? (26)
  • Non conviene assolutamente credere a quanto viene da un animo che soffre![1]
Animo dolenti nil oportet credere. (27)
  • A noi piacciono le cose altrui, gli altri preferiscono le nostre![1]
Aliena nobis, nostra plus aliis placent. (28)
  • È giusto amare per un giovane, riprovevole per un vecchio![1]
Amare iuveni fructus est, crimen seni. (29)
  • Una donna anziana, quando si diverte, fa la felicità della morte![1]
Anus cum ludit, morti delicias facit. (30)
  • Amoris vulnus idem, qui sanat, facit. (31)
Le ferite d'amore le sana solo chi le ha inferte.
La stessa persona che l'ha causata, risana anche la ferita d'amore![1]
  • Non tarda a pentirsi chi giudica troppo in fretta![1]
Ad paenitendum properat cito qui iudicat. (32)
Aleator quanto in arte est melior, tanto est nequior. (33)
  • L'amore è causa di inutile preoccupazione![1]
Amor otiosae causa sollicitudinis. (34)
  • Nessuno deve essere avido ma soprattutto chi è vecchio![1]
Avidum esse oportet neminem, minime senem. (35)
  • Le donne virtuose non scelgono l'uomo con l'occhio ma con la ragione![1]
Animo virum pudicae, non oculo eligunt. (36)
Amantium ira amoris integratio est. (37)
Amantis ius iurandum poenam non habet. (38)
  • Un amante è come una fiaccola, brucia sempre più con l'agitarsi![1]
Amans, sicut fax, agitando ardescit magis. (39)
Amor, ut lacrima, ab oculo oritur, in pectus cadit. (40)
Animo imperabit sapiens, stultus serviet. (41)
Amicum an nomen habeas, aperit calamitas. (42)
Amori finem tempus, non animus facit. (43)

B[modifica]

  • È doppiamente gradito un favore fatto senza essere stato richiesto![1]
Bis est gratum quod opus est, ultro si offeras. (44)
Bonarum rerum consuetudo pessima est. (45)
  • Chi non sa fare un favore non ha diritto di chiederne![1]
Beneficium qui dare nescit, iniuste petit. (46)
  • Bonum est fugienda aspicere in alieno malo. (47)
È buona cosa apprendere la cautela dalle sventure altrui.
È bene vedere nell'altrui sfortuna le cose che sono da evitare![1]
  • Accettare un beneficio equivale a vendere la libertà.
Beneficium accipere, libertatem est vendere. (48)
  • Non esiste ora buona per uno che non sia cattiva per un altro![1]
Bona nemini hora est, ut non alicui sit mala. (49)
  • Muore due volte chi muore per volontà altrui![1]
Bis emori est alterius arbitrio mori. (50)
  • Riceve più favori di ogni altro chi li sa restituire![1]
Beneficia plura recipit, qui scit reddere. (51)
Bis peceas, cum peccanti obsequium accommodas. (52)
  • Un animo onesto quando viene offeso si irrita più del normale![1]
Bonus animus laesus gravius multo irascitur. (53)
  • La morte è un bene per l'uomo perché pone fine ai mali della vita![1]
Bona mors est homini, vitae quae extinguit mala. (54)
  • Chi fa un favore a chi ne è degno fa un favore a se stesso![1]
Beneficium dando accepit, qui digno dedit. (55)
Blanditia, non imperio, fit dulcis Venus. (56)
  • Un animo onesto non si adegua a chi sbaglia![1]
Bonus animus numquam erranti obsequium adcommodat. (57)
  • Chi ricorda i favori da lui fatti ne sta per richiedere a sua volta![1]
Beneficium qui dedisse se dicit, petit. (58)
  • L'unione con uno spirito fedele è la migliore delle parentele![1]
Benivoli coniunctio animio maxima est cognatio. (59)
  • Fare spesso favori equivale a insegnare a ricambiarli![1]
Beneficium saepe dare docere est reddere. (60)
  • Imitare il linguaggio della bontà è la più grande malvagità![1]
Bonitatis verba imitari maior malitia est. (61)
  • Bona opinio hominum tutior pecunia est. (62)
Una buona reputazione ha più valore del denaro.
La stima degli uomini è più sicura del denaro![1]
  • Ciò che è buono può essere nascosto, ma non spento![1]
Bonum quod est subprimitur, numquam extinguitur. (63)
  • Vince due volte chi nell'ora della vittoria sa vincere se stesso![1]
Bis vincit qui se vincit in victoria. (64)
  • L'uomo generoso si inventa occasioni per fare del bene![1]
Benignus etiam causam dandi cogitat. (65)
  • Muore due volte chi muore a causa delle proprie armi![1]
Bis interimitur, qui suis armis perit. (66)
  • Riposa bene chi non avverte quanto infelicemente stia dormendo![1]
Bene dormit, qui non sentit quam male dormiat. (67)
  • Un uomo dabbene ridotto in miseria è un rimprovero per i buoni![1]
Bonorum crimen officiosus est miser. (68)
  • Anche nelle tenebre il buon nome mantiene il suo splendore![1]
Bona fama in tenebris proprium splendorem optinet. (69)
  • Le cose bene pensate, ancorché scordate, non vengono perdute![1]
Bene cogitata si excidunt, non occidunt. (70)
  • Giustamente perde i suoi soldi il colpevole che dà soldi al giudice![1]
Bene perdit nummos, iudici cum dat nocens. (71)
  • Bona quae veniunt, ni sustineantur, opprimunt. (72)
I soldi che ci arrivano, se non gestiti, ci opprimono.
Le cose belle che ci accadono ci opprimono se non le sappiamo gestire![1]
  • I soldi sono sono una cosa buona, quando sempre governa la mente![1]
Bona semper imperante animo pecunia est. (73)
Bonum ad virum cito moritur iracundia. (74)
  • Il ricordo di un momento d'ira diventa esso stesso una brevissima ira![1]
Brevissima ipsa est memoria iracundiae. (75)
  • Ben venga la vergogna quando ti fa affrontare il pericolo![1]
Bona turpitudo est, quae periclum vindicat. (76)
Bona comparat praesidia misericordia. (77)
  • Fare un favore a chi ne è degno rende tutti debitori![1]
Beneficium dignis ubi des, omnes obliges. (78)
  • La vita in sé è breve, ma i mali la fanno allungare.
Brevis ipsa vita est, sed malis fit longior. (79)
  • Solamente chi è in malafede o è stolto, crede che i favori siano gratuiti![1]
Boneficia donari aut mali aut stulti putant. (80)
  • È bene perdere un'occasione di gioia se contemporaneamente scompare un dolore![1]
Bene perdas gaudium, ubi dolor pariter perit. (81)
  • Bene visse colui che poté morire come volle![1]
Bene vixit is, qui potuit, cum voluit mori. (82)
  • Avere una buona reputazione equivale ad avere un altro patrimonio![1]
Bene audire alterum patrimonium est. (83)
  • È dell'uomo onesto non imbrogliare nessuno, nemmeno in punto di morte![1]
Boni est viri, etiam in morte nullum fallere. (84)

C[modifica]

  • Accettiamo i vizi a cui siamo abituati, ma biasimiamo quelli nuovi![1]
Consueta vitia ferimus, non reprendimus. (85)
Crudelis in re adversa est obiurgatio. (86)
Cavendi nulla est dimittenda occasio. (87)
  • Negare qualcosa a chi hai sempre dato, equivale a ordinargli di rubare![1]
Cui semper dederis, ubi neges, rapere imperes. (88)
Crudelem medicum intemperans aeger facit. (89)
  • Quando gli amici aspettano la vostra morte significa che i vostri concittadini vi detestano![1]
Cuius mortem amici expectant, vitam cives oderunt. (90)
  • Nessuno che si riconcilia con un nemico può essere tranquillo![1]
Cum inimico nemo in gratiam tuto redit. (91)
  • Il pericolo arriva più velocemente quando viene sottovalutato![1]
Citius venit periclum cum contemnitur. (92)
  • La donna fedele comanda ubbidendo al marito![1]
Casta ad virum matrona parendo imperat. (93)
Cito ignominia fit superbi gloria. (94)
Consilio melius vincas quam iracundia. (95)
Cuivis dolori remedium est patientia. (96)
  • Chi sempre vive nella paura è ogni giorno castigato![1]
Cotidie damnatur, qui semper timet. (97)
Cum vitia prosunt, peccat qui recte facit. (98)
  • L'insulto non è sopportato né dall'uomo forte né da quello libero![1]
Contumeliam nec fortis pote nec ingenuus pati. (99)
Conscientia animi nullas invenit linguae preces. (100)
  • Le cose liete dei disonesti, presto si trasformano in disgrazia![1]
Cito improborum laeta ad perniciem cadunt. (101)
  • Per il sapiente è peggio essere disprezzato che percosso![1]
Contemni gravius est sapienti quam percuti. (102)
  • Il giorno che viene è sempre peggio di quello passato![1]
Cotidie est deterior posterior dies. (103)
  • Comes facundus in via pro vehiculo est. (104)
Un compagno facondo ti serve in viaggio quasi di vettura.[5]
Un compagno di viaggio, buon conversatore, equivale ad un mezzo di trasporto![1]
  • Chi desidera la morte lascia dei sospetti sulla propria vita![1]
Crimen relinquit vitae, qui mortem appetit. (105)
  • A chi gli è consentito fare più di quanto sia lecito, vuole più di quanto gli si permette![1]
Cui plus licet quam par est, plus vult quam licet. (106)
  • Nei confronti dello sfrontato la troppa ingenuità è stoltezza![1]
Contra inpudentem stulta est nimia ingenuitas. (107)
  • Costringi l'amante all'ira se desideri essere amato![1]
Cogas amantem irasci, amari si velis. (108)
  • È crudele e non forte chi uccide un bambino![1]
Crudelis est non fortis, qui infantem necat. (109)
  • Molte persone istruite si avvalgono dei consigli di coloro che istruiti non sono![1]
Consiliis indoctiorum multi se docti explicant. (110)
  • Fai attenzione a non iniziare nulla di cui poi ti possa pentire![1]
Cave quicquam incipias, quod paeniteat postea. (111)
  • Quello di cui tutti parlano bene possiede il bene di tutto il mondo![1]
Cui omnes benedicunt, possidet populi bona. (112)
  • Se non vuoi adirarti spesso con qualcuno, arrabbiati per bene una volta per tutte![1]
Cui nolis saepe irasci, irascaris semel. (113)
Crudelis lacrimis pascitur, non frangitur. (114)
  • Gli occhi sono ciechi quando la mente si interessa di altre cose![1]
Caeci sunt oculi, cum animus alias res agit. (115)
  • Caret periclo, qui etiam cum est tutus cavet. (116)
Corre meno pericoli colui che, anche se è al sicuro, sta in guardia.
Evita ogni pericolo chi è guardingo pur sentendosi sicuro![1]
Cum ames non sapias, aut cum sapias non ames. (117)
Cicatrix conscientiae pro vulnere est. (118)
  • Può arrivare a tutto chi può arrivare a chiunque![1]
Cuivis potest accidere, quod cuiquam potest. (119)
  • Fai attenzione a non credere amica una persona se non ne hai le prove![1]
Cave amicum credas, nisi si quem probaveris. (120)
  • Contro un uomo felice anche un dio, a stento, ha la meglio![1]
Contra felicem vix deus vires habet. (121)
  • Premiare un avaro equivale ad incoraggiarlo a far del male![1]
Cum das avaro praemium, ut noceat rogas. (122)

D[modifica]

  • Discipulus est prioris posterior dies. (123)
L'oggi è maestro del domani.[6]
Il giorno seguente è lo scolaro del precedente.
Il giorno che segue ricorda la lezione del giorno che lo ha preceduto![1]
Il domani è lo scolaro di oggi.[2]
  • Damnare est obiurgare, cum auxilio est opus. (124)
Censurare chi ha bisogno di aiuto equivale a condannarlo![1]
Far rimproveri a chi chiede aiuto, significa respingerlo.[2]
  • Diu adparandum est bellum, ut vincas celerius. (125)
Occorre preparare per tempo la guerra per vincere più velocemente![1]
Se vuoi vincere rapidamente, preparati a lungo alla guerra.[2]
  • Dixeris maledicta cuncta, cum ingratum hominem dixeris. (126)
Quando dai ad uno dell'ingrato ne hai riassunto in una parola tutti i difetti![1]
Dare ad uno dell'ingrato è come coprirlo con tutte le peggiori ingiurie. [2]
  • De inimico ne loquaris male, sed cogites. (127)
Non parlare male del tuo nemico, accontentati di pensarlo![1]
Del tuo nemico pensane male, ma non parlarne male.[2]
  • Deliberare utilia mora tutissima est. (128)
Decidere le cose utili con calma rende il risultato sicuro![1]
Nel deliberare le cose utili è cosa sicura lasciarsi tempo.[2]
  • Dolor decrescit, ubi quo crescat non habet. (129)
Il dolore diminuisce quando non può più aumentare![1]
Il dolore cala se non ha motivo di crescere.[2]
  • Didicere flere feminae in mendacium. (130)
Le donne hanno imparato mentire col pianto![1]
Le donne hanno imparato a piangere per mentire.[2]
  • Discordia fit carior concordia. (131)
Nella discordia diventa più cara la concordia![1]
La discordia rende più gradita la concordia.[2]
  • Deliberandum est saepe, statuendum est semel. (132)
Spesso si discute ma solamente una volta sola si decide![1]
Si deve riflettere bene su ciò che va deciso definitivamente.[2]
  • Difficilem habere oportet aurem ad crimina. (133)
Occorre avere orecchie sospettose quando si ascoltano accuse![1]
Di fronte ad accuse di delitti bisogna essere un po' duri d’orecchie.[2]
  • Dum est vita grata, mortis condicio optima est. (134)
Il miglior momento per morire è quando la vita ci sorride![1]
Meglio morire quando la vita è gradita.[2]
  • Damnum appellandum est cum mala fama lucrum. (135)
Si dovrebbe chiamare perdita quanto si guadagna in modo disonesto![1]
È un danno ciò che si acquista a scapito del proprio buon nome.[2]
  • Ducis in consilio posita est virtus militum. (136)
Il valore dei soldati è posto nella capacità del comandante![1]
Dalla capacità del comandante deriva il coraggio dei soldati.[2]
  • Dies quod donat timeas: cito raptum venit. (137)
Temi per quanto un giorno ti offre, velocemente un altro giorno te lo prterà via![1]
Attento, ciò che un giorno ti dà, il giorno dopo ti può togliere.[2]
  • Dimissum quod nescitur, non amittitur. (138)
Una perdita che non si conosce è una perdita totale.
La perdita di cui non ci si avvede non è una perdita.
Ciò che si perde senza saperlo non è una perdita![1]
Non si perde davvero ciò che non si sa di avere.[2]
  • Deliberando discitur sapientia. (139)
Riflettendo si impara la saggezza![1]
È riflettendo molto che si diventa saggi. [2]
  • Deliberando saepe perit occasio. (140)
Spesso riflettendo si perde l’occasione![1]
Chi pensa troppo a lungo, lascia sfuggire l’occasione. [2]
  • Duplex fit bonitas, simul accessit celeritas. (141)
Il bene fatto si raddoppia se fatto celermente![1]
La buona azione vale il doppio se è veloce.[2]
  • Damnati lingua vocem habet, vim non habet. (142)
La lingua del condannato ha voce ma non ha forza![1]
Il condannato parla, ma le sue parole non hanno alcun peso.[2]
  • Dolor animi [multo] gravior est quam corporis. (143)
La sofferenza della mente è peggiore di quella del corpo.
Le sofferenze dell'animo sono più profonde di quelle del corpo![1]
Il dolore dell’anima è molto peggiore del dolore del corpo.[2]
  • Dulce etiam fugias, fieri quod amarum potest. (144)
Fuggi anche dalle cose piacevoli prima che diventino spiacevoli![1]
È dolce tormento dover frenare la gioia.[2]
  • Difficile est dolori convenire cum patientia. (145)
È difficile metter d'accordo il dolore con la pazienza![1]
Dolore e pazienza difficilmente vanno assieme.[2]
  • Deos ridere credo, cum felix vocat. (146)
Credo che gli dei dovrebbero ridere quando un uomo felice li invoca![1]
Credo che gli dei ridano quando li invoca chi è fortunato.[2]

E[modifica]

  • Etiam innocentis cogit mentiri dolor. (147)
Il dolore spinge a mentire anche gli innocenti.[1]
Il dolore fa mentire anche l'innocente.[2]
  • Etiam peccanti recte praestatur fides. (148)
Anche a chi sbaglia con rettitudine occorre prestare fede.[1]
È giusto mantenere la parola anche verso chi ha sbagliato.[2]
  • Etiam celeritas in desiderio mora est. (149)
Per chi ha un desiderio impellente anche l'essere solleciti sembra ritardo.[1]
Per chi desidera anche la prontezza vien tardi.[2]
  • Ex vitio alius sapiens emendat suum. (150)
Il saggio si corregge vedendo gli altrui difetti.[1]
Il saggio si corregge osservando i difetti altrui.[2]
  • Et deest et superat miseris cogitatio. (151)
Il pensiero nei miseri o manca o è in eccesso.[1]
Il pensiero del disgraziato è insufficiente o eccessivo.[2]
  • Etiam oblivisci quid sis, interdum expedit. (152)
Talvolta conviene dimenticare anche chi sei.[1]
Talvolta si fa bene anche a dimenticare chi si è.[2]
  • Ex hominum questu facta Fortuna est dea. (153)
La Fortuna è stata trasformata in dea delle lamentele degli uomini.[1]
È l'avidità dell'uomo che ha creato la dea Fortuna.[2]
  • Effugere cupiditatem regnum est vincere. (154)
Liberarsi dei desideri smodati equivale a conquistare un regno.[1]
Chi resiste alla cupidigia conquista un regno.[2]
  • Exulanti ubi nusquam domus est, sine sepulcro est mortuus. (155)
Chi vive in esilio senza casa è come un morto senza tomba![1]
L'esule che non trova casa in alcun posto è come un morto senza tomba.[2]
  • Et qui fecerunt, oderunt iniuriam. (156)
Anche quelli che la commettono hanno odiato l'ingiustizia.[1]
Anche gli ingiusti odiano l'ingiustizia.[2]
  • Eripere telum, non dare irato decet. (157)
Ad una persona irata occorre togliere le armi non dargliele.[1]
A chi è arrabbiato bisogna togliere le armi, non dargliele.[2]
  • Exilium patitur, patriae qui se denegat. (158)
Soffre l'esilio chi rifiuta il proprio aiuto alla patria.[1]
Negarsi alla patria è esiliarsi.[2]
  • Etiam capillus unus habet umbram suam. (159)
Anche un solo capello ha la sua ombra.[7][1]
Il più piccolo dei capelli proietta la sua ombra.[8]
Anche un sol pelo fa un po' di ombra.[2]
  • Eheu quam miserum est, fieri metuendo senem. (160)
Quant'è brutto invecchiare con paura.[1]
Ahi, che tristezza l'invecchiare nella paura.[2]
  • Etiam hosti est aequus, qui habet in consilio fidem. (161)
È giusto anche verso il nemico chi agisce seconda la sua buona fede.[1]
Chi segue la buona fede è giusto anche con il nemico.[2]
  • Excelsis multo facilius casus nocet. (162)
La sorte molte più facilmente nuoce a chi sta in alto.[1]
A chi sta in alto fa molto più danno la caduta (la disgrazia).[2]
  • Extrema semper de ante factis iudicant. (163)
I nostri ultimi comportamenti rivelano sempre quanto fatto precedentemente.[1]
Le azioni finali consentono di giudicare quelle precedenti.[2]
  • Ex lite multa gratia fit formosior. (164)
Far pace dopo un grande lite è più bello.[1]
Se segue ad una lunga contesa, la riconciliazione è più bella.[2]
  • Etiam bonum saepe obest assuescere. (165)
Spesso nuoce anche abituarsi a ciò che è buono.[1]
Anche abituarsi a star bene può essere talvolta un male.[2]

F[modifica]

  • Famam curant multi, pauci conscientiam. (166)
Molti si preoccupano della propria fama, pochi della propria coscienza.[9]
  • Fidem qui perdit, quo se servet relicuo? (167)
A chi perde l'onore che cosa può ancora servire?[1]
Che cosa si salva dopo che si persa la fiducia degli altri?[2]
  • Fortuna cum blanditur, captatum venit. (168)
Quando la fortuna lusinga, lo fa per tradire.
La fortuna quando ci vezzeggia viene per prenderci in trappola.[1]
Quando la fortuna ci accarezza, forse vuol catturarci (ingannarci).[2]
  • Fortunam citius reperias quam retineas. (169)
È più facile ottenere un favore dalla fortuna piuttosto che trattenerla.
La fortuna è più facile trovarla che trattenerla.[1]
Facile avere un colpo di fortuna; difficile conservarla.[2]
  • Formonsa facies muta commendatio est. (170)
Un buon modo di presentarsi è una silenziosa raccomandazione.[1]
Un bell’aspetto si raccomanda senza bisogno di parole.[2]
  • Frustra rogatur, qui misereri non potest. (171)
Inutile pregare chi non sa avere misericordia.[1]
È inutile pregare chi non sente compassione.[2]
  • Fortuna unde aliquid fregit, cassum est. (172)
È difficile rimettere insieme ciò che la fortuna ha spezzato.[1]
Quando il destino ci colpisce è difficile rimediare.[2]
  • Fraus est accipere, quod non possis reddere. (173)
È frode accettare ciò che non si può pagare.
È una frode accettare ciò che non puoi restituire![1]
È una truffa prendere ciò che non potrai restituire.[2]
  • Fortuna nimium quem fovet, stultum facit. (174)
La fortuna rende stolto chi favorisce troppo.[1]
La fortuna rende stolti coloro che favorisce.[2]
  • Fatetur facinus, quisquis iudicium fugit. (175)
Chi sfugge ad un processo confessa la propria colpa.
Chi fugge il giudizio dimostra essere colpevole.[1]
Chi si sottrae al giudice confessa la sua colpa.[2]
  • Felix inprobitas optimorum est calamitas. (176)
La felicità del malvagio e l'infelicità dei migliori.[1]
La felicità del malvagio è sciagura per gli onesti.[2]
  • Feras, non culpes quod mutari non potest. (177)
Sopporta, non criticare, ciò che non puoi cambiare.
Sopporta, senza incolpare altri, le cose che non puoi cambiare.[1]
Non te la prendere per ciò che non puoi cambiare.[2]
  • Futura pugnant, nec se superari sinunt. (178)
Le cose future lottano e non possono essere superate.[1]
  • Furor fit laesa saepius patientia. (179)
La pazienza messa troppe volte alla prova diventa rabbia.
Spesso la pazienza esasperata si trasforma in rabbia![1]
La pazienza troppo messa alla prova, diventa furore.[2]
  • Fidem qui perdit, nil pote ultra perdere. (180)
Chi perde l'onore non può perdere nulla di più.[1]
Chi si è giocata la fiducia degli altri, si è giocato tutto.[2]
  • Facilitas nimia ad partem stultitiae rapit. (181)
L'eccessiva compiacenza sa di stoltezza.[1]
Troppa bontà sa di stupidità.[2]
  • Fides sicut anima, unde abiit, numquam redit. (182)
L'onore è come lo spirito dell'uomo, non ritorna da dove se n'è andato.[1]
Il credito è come la vita; quando se ne va, non torna.[2]
  • Fidem nemo umquam perdit, nisi qui non habet. (183)
Perde l'onore solamente chi non lo possiede.[1]
Non riscuote fiducia chi non ne ha negli altri.[2]
  • Fortuna obesse nulli contenta est semel. (184)
La fortuna non si accontenta di venir meno una sola volta.[1]
La sorte non si accontenta mai di una sola disgrazia.[2]
  • Fulmen est, ubi cum potestate habitat iracundia. (185)
Il fulmine è colà dove l'ira abita con il potere.[1]
È come un fulmine quando il potere si unisce all'iracondia.[2]
  • Frustra cum ad senectam ventum est, repetas adulescentiam. (186)
Quando si arriva alla vecchiaia si vorrebbe tornare alla giovinezza.[1]
Quando sei diventato vecchio è inutile ricercare la gioventù.[2]
  • Falsum maledictum malivolum mendacium est. (187)
La maldicenza senza fondamento è una menzogna odiosa.[1]
Chi sparla a torto, mente in mala fede.[2]
  • Feminae naturam regere desperare est otium. (188)
Governare la natura della donna significa dare l'addio al riposo.[1]
Non avrà più pace che pretende di governare le donne.[2]
  • Feras facilia, ut difficilia perferas. (189)
Sopporta le facili avversità per meglio sopportare quelle difficili.[1]
Abituati alle cose difficili e quelle facili saranno ancora più facili[2]
  • Fortuna vitrea est; tum cum splendit, frangitur. (190)
La fortuna è come il vetro, così come può splendere, così può frangersi.[10]
La fortuna è di vetro: più splende più è fragile.
La fortuna è come un vetro: nel momento di massimo splendore si spezza.[1]
La fortuna è come il vetro: quando più brilla tanto più è fragile.[2]
  • Feras quod laedit, ut quod prodest perferas. (191)
Sopporta ciò che ti danneggia per meglio sopportare quanto ti torna utile.[1]
Sopporta ciò che ferisce per poter sopportare ciò che ti favorisce.[2]
  • Facit gradum fortuna, quem nemo videt. (192)
La fortuna fa un cammino che nessuno vede.[1]
La fortuna fa dei passi che nessuno nota.[2]
  • Fortuna hominibus plus quam consilium valet. (193)
La fortuna per gli uomini vale più dell'assennatezza.[1]
Serve più un po' di fortuna che la capacità.[2]
  • Frugalitas miseria est rumoris boni. (194)
Frugalità è un eufemismo per definire la miseria.[1]
Frugalità è un eufemismo per miseria.[2]

G[modifica]

  • Pesa un pregiudizio quando non nasce da un giudizio sereno.[2]
Grave praeiudicium est, quod iudicium non habet. (195)
  • Gravissima est probi hominis iracundia. (196)
La collera più grande è quella di un uomo giusto.[1]
Terribile è l’ira dell’uomo onesto.[2]
  • Gravis animi poena est, quem post facti paenitet. (197)
È un grave dolore dell’animo quello di chi si pente dopo il fatto.[1]
È anch’essa un grave pena pentirsi dopo il fatto.[2]
  • Gravis animus dubiam non habet sententiam. (198)
Uno spirito deciso non ha mai un'opinione dubbia.[1]
Un animo serio non oscilla nelle sue decisioni.[2]
  • Gravius malum omne est, quod sub aspectu latet. (199)
Il male più grande è quello che si nasconde alla vista.[1]
Più grave quel male che si maschera ai nostri occhi.[2]
  • Gravius nocet, quodcumque inexpertum accidit. (200)
Nuoce maggiormente tutto ciò che capita di ignoto.[1]
Un male nuovo che ci colpisce, ci fa più male di uno noto.[2]
  • Gravior est inimicus, qui latet in pectore. (201)
È ben più pericoloso il nemico che si nasconde nel nostro cuore.[1]
Il nemico peggiore è quello che si nasconde nel tuo cuore.[2]
  • Gravissimum est imperium consuetudinis. (202)
La sottomissione alla consuetudine è cosa gravissima.[1]
Grandissima è la forza dell’usanza.[2]
  • Grave crimen, etiam leviter cum est dictum, nocet. (203)
Una grave accusa anche se fatta con leggerezza, nuoce.[1]
Un accusa grave nuoce anche se è fatta per scherzo.[2]

H[modifica]

  • Homines, nihil agendo, agere consuescunt male. ()
Gli uomini, non facendo nulla, si abituano a fare malamente.[11]
È non facendo nulla che gli uomini si abituano a far male.[2]
  • Homo semper aliud, Fortuna aliud cogitat. ()
L'uomo e la sorte la pensano sempre in modo diverso.
L'uomo ha sempre un progetto e la Fortuna un altro.[1]
L’uomo propone e la sorte diversamente dispone.[2]
  • Habet in adversis auxilia, qui in secundis commodat. ()
Chi presta aiuto quando la fortuna gli è favorevole, lo riceve nel momento del bisogno.[1]
In caso di disgrazie trova aiuto chi ha saputo darlo quando era in fortuna.[2]
  • Heu quam miserum est ab eo laedi, de quo non possis queri! ()
Aimè che tristezza essere offeso da colui del quale non puoi lamentarti.[1]
Oh che malora essere offeso da chi non puoi accusare.[2]
  • Hominem experiri multa paupertas iubet. ()
La povertà spinge l'uomo a tentar molte cose.[12]
La povertà obbliga l'uomo a molto rischiare.[1]
La povertà spinge l’uomo a provarle tutte.[2]
  • Heu dolor quam miser est, qui in tormento vocem non habet! ()
Aimè quanto è triste il dolore che nel tormento on ha voce![1]
Oh quanto è disgraziato chi deve soffrire senza poter parlare![2]
  • Heu quam multa paenitenda incurrunt vivendo diu! ()
Aimè, quanti motivi di pentimento si incontrano vivendo a lungo![1]
Oh di quante cose deve pentirsi chi vive a lungo![2]
  • Heu quam miserum est discere servire, ubi sis doctus dominari! ()
Aimè, che tristezza imparare a servire là dove hai imparato a comandare![1]
Oh quanto è duro dover imparare a servire quando si è imparato a comandare![2]
  • Habet suum venenum blanda oratio. ()
Ogni discorso che adula nasconde il suo veleno![1]
Parole adulatrici, parole avvelenate.[2]
  • Homo totiens moritur, quotiens amittit suos. ()
L'uomo muore ogni volta che perde qualcuno dei suoi![1]
L’uomo muore ogni volta che perde qualcuno dei suoi.[2]
  • Honestus rumor alterum est patrimonium. ()
Una buona reputazione equivale ad un altro patrimonio![1]
  • Homo ne sit sine dolore, Fortunam invenit. ()
L'uomo per non dover soffrire, si inventa la Fortuna![1]
L’uomo, per non essere senza dolore, va in cerca della fortuna.[2]
  • Honeste servit, qui succumbit tempori. ()
Non è vergognosodiventare servo se si soccombe a causa delle circostanze![1]
Chi soccombe agli avvenimenti ha servito onestamente.[2]
  • Homo vitae commodatus, non donatus est. ()
L'uomo è dato in prestito alla vita non donato.[1]
La vita ci è data in prestito, non in dono.[2]
  • Heredis fletus sub persona risus est. ()
Il pianto dell'erede è un riso mascherato.[5]
Le lacrime dell'erede equivalgono a ridere sotto la maschera![1]
Il pianto dell’erede è riso mascherato.[2]
  • Heredem ferre utilius est quam quaerere. ()
È preferibile sopportare un erede che cercarlo![1]
È meglio sopportare un erede che già si ha, piuttosto che cercarne uno nuovo.[2]
  • Habent locum maledicti crebrae nuptiae. ()
Le frequenti nozze danno occasione alle maldicenze![1]
Troppi matrimoni voglion dire far parlare male di sé.[2]
  • Honeste parcas improbo, ut pareas probo. ()
È giusto salvare un cattivo per salvare uno buono![1]
È giusto perdonare al disonesto per salvare un onesto.[2]
  • Humanitatis optima est certatio. ()
La bontà è la miglior forma di lotta![1]
La cosa più bella e gareggiare in umanità.[2]
  • Honos honestum decorat, inhonestum notat. ()
L'onore decora la persona onesta, mette in evidenza il disonesto![1]
Gli onori abbelliscono l’onesto e mettono in mostra il disonesto.[2]
  • Heu conscientia animi gravis est servitus! ()
Aimè, il rimorso e una pesante schiavitù![1]
Quale grave schiavitù dell’animo è il senso di colpa![2]
  • Hominem etiam frugi flectit saepe occasio. ()
L'occasione spesso piega l'uomo anche quello morigerato![1]
L’occasione spesso travia anche l’uomo dabbene.[2]
  • Homini consilium tunc deest, cum multa invenit. ()
All'uomo viene meno il senso critico allorquando trova molte soluzioni![1]
Spesso si resta senza una soluzione se se ne trovano troppe.[2]

I[modifica]

  • Inopiae desunt multa, avaritiae omnia. ()
Alla povertà mancano molte cose, all'avarizia tutte.
Al povero mancano tante cose all'avaro tutte![1]
Al povero mancano molte cose, all’avaro tutte.[2]
Ignoscito saepe alteri, numquam tibi. ()
  • Ingratus unus omnibus miseris nocet. ()
Un solo ingrato nuoce a tutti gl'infelici.
Basta un ingrato per nuocere a tutti gli infelici![1]
Un misero ingrato danneggia tutti gli altri miseri.[2]
  • Iniuriarum remedium est oblivio. ()
Il rimedio per i torti è di dimenticarli.
Unico rimedio alle offese è dimenticare![1]
La dimenticanza è il rimedio alle offese.[2]
  • L'avaro non fa del bene a nessuno, ma fa a sé stesso il male peggiore.[14]
In nullum hominem avarus bonus est, in se pessimus. ()
  • Inopi beneficium bis dat, qui dat celeriter. ()
al povero due volte chi dà con prontezza.
Dà due volte al povero chi lo da velocemente![1]
Al povero dà il doppio chi dà subito.[2]
  • Iracundiam qui vincit, hostem superat maximum. ()
Chi vince l'ira, supera il più grande nemico.[15]
Chi vince la propria ira supera il più grande dei nemici![1]
Chi vince la sua collera, vince il suo peggior nemico.[2]
  • Iudex damnatur ubi nocens absolvitur. ()
L'assoluzione del colpevole condanna il giudice.
Sia condannato il giudice quando viene assolto il colpevole![1]
Il giudice che assolve il colpevole condanna sé stesso.[2]
  • Il subordinato viene a conoscere gli errori del superiore![1]
Inferior rescit, quidquid peccat superior. ()
  • Inimicum ulcisci vitam accipere est alteram. ()
Vendicarsi di un nemico è ricominciare un'altra vita![1]
Vendicarsi del nemico è come ricevere una seconda vita.[2]
  • Invitum cum retineas, exire incites. ()
Trattenere qualcuno contro la sua volontà equivale ad incitrlo a fuggire![1]
Trattenere chi vuole andar via è come incitarlo ad andarsene.[2]
  • Ingenuitatem laedas, cum indignum roges. ()
Danneggi il tuo buon nome quando fai richieste a una persona indegna![1]
Offendi l’onestà quando preghi per un indegno.[2]
  • In nullo avarus bonus est, in se pessimus. ()
Verso nessuno l'avaro è buono, meno ancora verso se stesso![1]
L’avaro non è buono per nessuno; ancor meno per sé stesso.[2]
  • Inopi beneficium bis dat, qui dat celeriter. ()
Da due volte al povero chi lo da velocemente![1]
Al povero dà il doppio chi dà subito.[2]
  • Inopiae desunt multa, avaritiae omnia. ()
Al povero mancano tante cose all'avaro tutte![1]
Al povero mancano molte cose, all’avaro tutte.[2]
  • Instructa inopia est in divitiis cupiditas. ()
L'avidità, per chi vive in mezzo alle ricchezze, è una povertà organizzata![1]
L’avidità del ricco è una povertà organizzata. [2]
  • Invitat culpam, qui peccatum praeterit. ()
Invita a ripetere lo sbaglio chi soprassiede allo stesso![1]
Invita a peccare chi perdona gli sbagli.[2]
  • Nulla è più bello che il rinnovarsi continuamente![1]
Iocundum nil est, nisi quod reficit varietas. ()
  • Ingenuitas non recipit contumeliam. ()
L'ingenuità non ammette oltraggio![1]
L’onesto non raccoglie le offese.[2]
  • Dichiararsi felici equivale ad attirarsi le disgrazie![1]
Inritare est calamitatem, cum te felicem voces. ()
  • Impune pecces in eum, qui peccat prior. ()
È scusato chi pecca nei confronti di chi ha peccato per primo![1]
Non commetti un peccato se reagisci contro chi ha peccato per primo.[2]
  • Ingratus unus omnibus miseris nocet. ()
Un misero ingrato danneggia tutti gli altri miseri.[1]
Basta un ingrato per nuocere a tutti gli infelici![2]
  • In miseria etiam vita contumelia est. ()
Nella miseria la vita stessa è una offesa![1]
In miseria è uno scherno anche la vita.[2]
  • Ita amicum habeas, posse ut facile fieri hunc inimicum putes. ()
Comportati verso l'amico come se pensassi che può facilmente diventarti nemico![1]
Comportati con un amico pensando che potrebbe facilmente diventare tuo nemico.[2]
  • Invidiam ferre aut fortis aut felix potest. ()
Solo l'uomo forte o felice può sopportare l'invidia![1]
L’invidia può sopportarla chi è forte o chi è felice.[2]
  • In amore semper mendax iracundia est. ()
Quando si ama, la collera è sempre deleteria![1]
In amore la collera è sempre bugiarda.[2]
  • Invidia tacite, sed inimice irascitur. ()
L'invidia fa crescere la sua furia in modo silenzioso, ma in modo ostile![1]
L’invidia nasconde il suo malanimo, ma opera come un nemico.[2]
  • Iratum breviter vites, inimicum diu. ()
Evita l'uomo irato per un attimo ma il nemico per lungo tempo![1]
Evita chi è in collera finché non gli è passata, evita sempre chi ti è nemico.[2]
  • Iniuriarum remedium est oblivio. ()
Unico rimedio alle offese è dimenticare![1]
La dimenticanza è il rimedio alle offese.[2]
  • Iracundiam qui vincit, hostem superat maximum. ()
Chi vince la sua collera, vince il suo peggior nemico.[1]
Chi vince la propria ira supera il più grande dei nemici![2]
  • Iactum tacendo crimen facias acrius. ()
Una colpa da tacere diviene più grave se si ostenta.[1]
Tacendo un danno lo si rende peggiore![2]
  • In malis sperare bene nisi innocens nemo solet. ()
Tra i cattivi nessuno se non l'innocente è ottimista![1]
Solo il giusto di fronte al male è ottimista.[2]
  • In iudicando criminosa est celeritas. ()
È sbagliata la fretta nel giudicare![1]
Nel giudicare la fretta è colpevole.[2]
  • Inimicum quamvis humilem docti est metuere. ()
Per quanto il nemico sia umile è della persona intelligente temere![1]
È cosa saggia temere anche il nemico debole.[2]
  • In calamitoso risus etiam iniuria est. ()
Nel cattivo anche lo stesso riso è un'offesa![1]
Per chi è pieno di disgrazie il riso è già una offesa.[2]
  • Iudex damnatur, cum nocens absolvitur. ()
Sia condannato il giudice quando viene assolto il colpevole![1]
Il giudice che assolve il colpevole condanna sé stesso.[2]
  • Ignoscere hominum est, ubi pudet cui ignoscitur. ()
È umano perdonare se quello acui si perdona è pentito![1]
L’uomo è incline a perdonare chi si vergogna della sua colpa.[2]
  • In rebus dubiis plurimi est audacia. ()
Nelle situazioni difficili l'audacia è tutto![1]
Nelle circostanze critiche l’audacia è tutto.[2]
  • Illo nocens se damnat, quo peccat die. ()
Il colpevole si condanna nel momento stesso in cui pecca![1]
Il colpevole si condanna il giorno in cui commette il fatto.[2]
  • Ita crede amico, ne sit inimico locus. ()
Confida così tanto in un amico da non lasciar spazio a un nemico![1]
Fidati dell’amico quel tanto che non gli consenta di diventare tuo nemico.[2]
  • Iratus etiam facinus consilium putat. ()
L'uomo irato considera azione disonesta anche la sola intenzione![1]
Chi è in collera considera come una buona soluzione anche un delitto.[2]
  • Invidia loquitur quod subest, non quod videt. ()
L'invidia parla per quello che vede, non per quanto ci sta dietro![1]
L’invidia dice ciò che le viene in mente, non ciò che è vero.[2]
  • Improbe Neptunum accusat, qui iterum naufragium facit. ()
Sbaglia ad accusare Nettuno chi fa naufragio la seconda volta![1]
A torto dà la colpa a Nettuno chi fa naufragio per la seconda volta.[2]
  • Iniuriam aures quam oculi facilius ferunt. ()
Un torto si sopporta più facilmente con le orecchie che con gli occhi![1]
L’offesa riferita si sopporta meglio di quella vista.[2]
  • Iacet omnis virtus, fama nisi late patet. ()
Ogni merito resta nascosto se la fama non lo divulga in lungo e largo![1]
Ogni merito è vano se non se ne sparge la fama.[2]
  • Ignis suum calorem etiam in ferro tenet. ()
Il fuoco continua a mantere il suo calore anche dentro il ferro![1]
Il fuoco conserva il suo calore anche nel ferro.[2]
  • In Venere semper certat dolor et gaudium. ()
Nell'amore c'è sempre lotta tra dolore e piacere![1]
In amore il piacere combatte sempre con il dolore.[2]
  • In amore forma plus valet quam auctoritas. ()
In amore la bellezza vale più del potere![1]
In amore conta più la bellezza che la posizione.[2]
  • Ingrata sunt beneficia, quis comes est metus. ()
Non sono apprezzati i benefici ai quali la paura è compagna![1]
I benefici sono poco graditi se accompagnati da paura.[2]
  • Imprudens peccat, quem post facti paenitet. ()
Pecca per imprudenza chi dopo l'errore si pente![1]
Chi si pente dei suoi errori ha sbagliato solo per imprudenza.[2]
  • Inertia indicatur, cum fugitur labor. ()
L'indolenza si rivela quando si fugge dal lavoro![1]
Si mostra la propria pigrizia sfuggendo al lavoro.[2]
  • Iratus, cum ad se rediit, sibi tum irascitur. ()
L'uomo irato, quando torna in sé, si arrabbia con sé stesso![1]
Chi torna in se dopo essersi arrabbiato, si arrabbia con sé stesso.[2]
  • In amore semper causa damni quaeritur. ()
In amore si cercano sempre occasioni di sofferenza![1]
Chi cerca amore cerca danno.[2]
  • Iocunda macula est ex inimici sanguine. ()
Fa piacere vedere una macchia del sangue nemico![1]
Gradita è la macchia del sangue del nemico.[2]
  • In Venere semper dulcis est dementia. ()
In amore sempre dolce è la follia![1]
In amore la follia è piena di dolcezza.[2]
  • In misero facile fit potens iniuria. ()
È facile per il potente offendere il povero![1]
Per il misero l’ingiustizia diventa facilmente disastrosa.[2]
  • Interdum habet stultitiae partem facilitas. ()
A volte nella compiacenza c'è una parte di stupidaggine![1]
La facilità ha talvolta della stupidità.[2]
  • Inertia est laboris excusatio. ()
L'indolenza è una scusa per evitare il lavoro![1]
Trovar scuse al lavoro è pura pigrizia.[2]
  • Iniuriam facilius facias quam feras. ()
È più facile fare un'offesa che sopportarla![1]
È più facile offendere che accettare le offese.[2]
  • Chi è in collera non dice nulla che non sia un’accusa.[2]
Iratus nil non criminis loquitur loco. ()
  • Incertus animus dimidium est sapientiae. ()
Il dubbio è un aiuto alla saggezza![1]
Il dubbio è già per metà saggezza.[2]
  • In turpi re peccare bis delinquere est. ()
Sbagliare in una cosa già di per sé riprovevole è doppio sbaglio![1]
Peccare in cose turpi è peccare due volte.[2]
  • Ingenuus animus non fert vocis verbera. ()
Un animo nobile non sopporta le aggressioni verbali![1]
Un animo onesto è al di sopra delle dicerie.[2]
  • Iniuriam ipse facias, ubi non vindices. ()
Non vendicare un'ingiuria equivale a commetterla![1]
Tu stesso commetti l’offesa che lasci impunita.[2]
  • Is minimo eget mortalis, qui minimum cupit. ()
L'uomo che ha meno necessità è quello che ha meno ambizioni![1]
Il mortale che poco desidera, di poche cose sente la mancanza.[2]
  • Inimici ad animum nullae conveniunt preces. ()
Nessuna preghiera arriva al cuore di un nemico![1]
Le preghiere non hanno effetto sull’animo del nemico.[2]
  • Inimico extincto exitium lacrimae non habent. ()
Non si piange per un nemico morto![1]
Nemico morto non si piange.[2]
  • Ibi semper est victoria, ubi concordia est. ()
Dove c'è vittoria c'è concordia![1]
Con la concordia si arriva sempre alla vittoria.[2]
  • Iter est, quacumque dat prior vestigium. ()
Il sentiero è là dove uno per primo lascia una traccia![1]
Chi apre la prima traccia, crea una strada per gli altri.[2]
  • Ibi pote valere populus, ubi leges valent. ()
Trovi una nazione forte dove le leggi valgono![1]
Il popolo ha forza là dove ne hanno le leggi.[2]

L[modifica]

  • Lingua est maliloquax mentis indicium malae. ()
La lingua maldicente è indizio di mente malvagia.
  • Loco ignominiae est apud indignum dignitas. ()
La dignità per un uomo indegno è una cosa ignominiosa![1]
L’onore fatto all’indegno è un disonore.[2]
  • Laus nova nisi oritur, etiam vetus amittitur. ()
Se non si aggiungono nuovi allori si perdono anche quelli già conquistati![1]
Se non vi sono nuovi motivi di gloria, anche la vecchia si perde.[2]
  • Laeso doloris remedium inimici est dolor. ()
Rimedio al dolore dell'offeso è il dolore del nemico![1]
Il dolore del nemico è un rimedio al dolore dell’offeso.[2]
  • Levis est Fortuna: cito reposcit, quod dedit. ()
La fortuna è volubile, molto presto chiede ciò che ha dato![1]
La fortuna è volubile e presto si riprende ciò che ha dato.[2]
  • Lex universa est, quae iubet nasci et mori. (336)
È legge universale quella che ordina di nascere e morire.
È una legge universale quella che comanda di vivere a morire![1]
È legge di natura che tutti nascano e muoiano.[2]
  • Lucrum sine damno alterius fieri non potest. ()
Non si può guadagnare senza arrecare danno ad un'altri![1]
Non vi può essere vantaggio per noi senza svantaggio altrui.[2]
  • Lascivia et laus numquam habent concordiam. ()
Il piacere e la gloria non vanno mai d'accordo![1]
Libertinaggio e stima non si accordano.[2]
  • Legem nocens veretur, fortunam innocens. ()
Il colpevole teme la legge, mentre l'innocente la fortuna![1]
Il colpevole teme la legge, l’innocente la sorte.[2]
  • Libido, non iudicium est quod levitas sapit. ()
La superficialità deriva da un capriccio e non dalla riflessione![1]
È per capriccio, non per ragionamento, che la vanità sceglie.[2]
  • Libido cunctos etiam sub vultu domat. ()
La passione domina tutti anche se non sempre lo si da a vedere![1]
La passione per il piacere soggioga tutti, anche se non si vede.[2]
  • Longinquum est omne, quod cupiditas flagitat. ()
Tutto ciò che si desidera con impazienza è sempre lontano![1]
Ciò che si brama è sempre lontano.[2]
  • Lapsus semel fit culpa, si iterum cecideris. ()
L'errore fatto una volta diventa colpa se vi ricadi![1]
L’errore che fai per la seconda volta diviene una colpa.[2]
  • Lex videt iratum, iratus legem non videt. ()
La legge vede l'uomo irato ma l'uomo irato non vede la legge![1]
La legge tiene conto di chi perde il controllo per l’ira, ma questi non tiene conto della legge.[2]
  • Legem solet oblivisci iracundia. ()
La collera è solita dimenticare la legge![1]
L’ira dimentica spesso la legge.[2]
  • Locis remotis qui latet, lex est sibi. ()
Chi si nasconde in luoghi sconosciuti si fa una legge propria![1]
Chi vive in luoghi remoti si fa la sua legge.[2]
  • Late lucere ignis nihil ut urat, potest. ()
Il fuoco non può illuminare per ogni dove senza incendiare nulla![1]
Il fuoco non può risplendere senza bruciare qualche cosa.[2]
  • Licentiam des linguae, cum verum petas. ()
Non mettere freni alla lingua quando ricerchi la verità![1]
Lascia parlare se cerchi la verità.[2]

M[modifica]

  • Mala est inopia, ex copia quae nascitur. ()
Dura è la povertà che nasce dalla ricchezza.
La povertà è vergognosa quando proviene dalla ricchezza![1]
È dolorosa la povertà che nasce dall’abbondanza.[2]
  • Malefacere qui vult, numquam non causam invenit. (459)
Chi è risoluto a fare del male, trova sempre il pretesto.
Chi vuole fare del male trova sempre il pretesto![1]
Chi vuol far male non ha problemi a trovare il pretesto.[2]
  • Maximo periclo custoditur quod multis placet. ()
Con gravissimo pericolo si custodisce ciò che piace a molti.
Con grande rischio viene protetto ciò che è desiderato da molti![1]
È molto pericoloso dover custodire ciò che piace a troppi.[2]
  • Miserrima est fortuna, quae inimico caret. ()
È un destino infelice quello che non trova nemici.
È veramente sfortunato chi non incontra nemmeno un nemico![1]
È una ben misero successo quello che non ha nemici.[2]
  • Mulier cum sola cogitat male cogitat. ()
La donna quando pensa da sola, mal pensa.[5]
La donna che pensa da sola pensa a far del male![1]
Donna che pensa da sola, pensa male.[2]
  • Muliebris lacrima condimentum est malitiae. ()
Le lacrime delle donne sono il condimento della loro malizia.
Il pianto della donna è il condimento dell'astuzia![1]
Lacrima di donna è condimento della malizia.[2]
  • Malignos fieri maxime ingrati docent. ()
Sono soprattutto i malvagi che insegnano ad essere ingrati![1]
Sono gli ingrati che ci insegnano a pensar male.[2]
  • Multis minatur, qui uni facit iniuriam. ()
Rivolge le sue minacce a molti chi fa un affronto a uno solo![1]
Fare offesa ad uno solo può essere una minaccia per molti.[2]
  • Mora omnis odio est, sed facit sapientiam. ()
Ogni pausa è odiosa, ma rende saggi![1]
Ogni ritardo spiace, ma è padre di saggezza.[2]
  • Mala causa est, quae requirit misericordiam. ()
È una cattiva causa quella che richiede pietà![1]
Non è una buona causa quella che deve far ricorso alla pietà.[2]
  • Mori est felicis, antequam mortem invocet. ()
È felice chi muore prima di arrivare ad invocarla![1]
Felice chi muore prima di aver invocato la morte.[2]
  • Miserum est tacere cogi, quod cupias loqui. ()
È triste essere obbligato a tacere quando desideri parlare![1]
È duro il dover tacere ciò, che si vorrebbe dire.[2]
  • Miserrima est fortuna, quae inimico caret. ()
È veramente sfortunato chi non incontra nemmeno un nemico![1]
È una ben misero successo quello che non ha nemici.[2]
  • Malus est vocandus, qui sua est causa bonus. ()
Occorre definire cattivo chi si comporta da buono per proprio tornaconto![1]
Chi è buono solo per gli affari suoi, in realtà è cattivo.[2]
  • Malus bonum ubi se simulat, tunc est pessimus. ()
È quando il cattivo finge di essere buono che diventa diventa pessimo![1]
Il cattivo che simula la bontà, allora è veramente pessimo.[2]
  • Metus enim venit, rarum habet somnus locum. ()
Quando sopravviene la paura al sonno resta poco spazio![1]
Quando si ha paura è difficile prender sonno.[2]
  • Mori necesse est, sed non quotiens volueris. ()
Dovrai sì morire, ma non tutte le volte che lo avrai desiderato![1]
Si deve morire, ma non ogni volta che lo si è desiderato.[2]
  • Male geritur, quidquid geritur fortunae fide. ()
È fatto male tutto quello che uno fa contando sulla fortuna![1]
Tutto ciò che si fa confidando nella fortuna, è mal fatto.[2]
  • Mortuo qui mittit munus, nil dat illi, sibi adimit. ()
Chi fa un'offerta a un morto, a quello non da nulla e toglie a sé stesso![1]
Chi dona al morto, toglie a sé ed a lui non dà nulla.[2]
  • Minus est quam servus dominus, qui servos timet. ()
Vale meno di uno schiavo il padrone che teme gli schiavi![1]
È da meno dei suoi servi il padrone che li teme.[2]
  • Mage fidus heres nascitur quam scribitur. ()
Chi è erede per nascita è più sicuro di chi lo è per testamento![1]
La natura ci destina eredi più affidabili di quelli di un testamento.[2]
  • Malo in consilio feminae vincunt viros. ()
Nei disegni malvagi le donne superano gli uomini![1]
Le donne vincono gli uomini in perversità.[2]
  • Mala est voluptas ad alienum consuescere. ()
È un desiderio sbagliato abituarsi alle cose altrui![1]
È sbagliato abituarsi ai beni altrui.[2]
  • Maximo periclo custoditur, quod multis placet. ()
Con grande rischio viene protetto ciò che è desiderato da molti![1]
È molto pericoloso dover custodire ciò che piace a troppi.[2]
  • Mala est medicina, ubi aliquid naturae perit. ()
Un rimedio è nocivo quando danneggia parte della natura![1]
Una medicina è cattiva quando va contro la natura.[2]
  • Malae naturae numquam doctore indigent. ()
Una cattiva indole non necessita di insegnante![1]
Chi per natura è incline al male non ha bisogno di maestri.[2]
  • Misereri scire sine periclo est vivere. ()
Saper essere misericordiosi significa vivere senza pericolo![1]
  • Male vivunt, qui se semper victuros putant. ()
Vivono male quelli che pensano di vivere per sempre![1]
Vivono male coloro che pensano di vivere per sempre.[2]
  • Maledictum interpretando facias acrius. ()
La calunnia quando si tenta di spiegarla diviene ancora più perfida![1]
Parola ingiuriosa, più la rigiri e più ti punge.[2]
  • Male secum agit aeger, medicum qui heredem facit. ()
Sbaglia l'ammalato che lascia i suoi averi in eredità al medico![1]
L’ammalato fa del male a sé stesso se nomina suo erede il proprio medico.[2]
  • Minus decipitur, cui negatur celeriter. ()
Si sente meno illuso quello a cui si dice subito: "no"![1]
Si scontenta meno chi ci prega, se gli si dice subito di no.[2]
  • La bontà sparisce se disgustata dall’ingiustizia.[2]
Mutat se bonitas inritata iniuria. ()
  • Mulier cum sola cogitat, male cogitat. ()
La donna che pensa da sola pensa a far del male![1]
Donna che pensa da sola, pensa male.[2]
  • Malivolus semper sua natura vescitur. ()
La persona di animo cattivo si nutre sempre della sua stessa natura![1]
Il malvagio si alimenta della sua stessa natura.[2]
  • Multos timere debet, quem multi timent. ()
Deve temere molti colui che molti temono![1]
Chi è temuto da molti deve aver paura di molti.[2]
  • Male imperando summum imperium amittitur. ()
La cattiva gestione del potere lo fa perdere![1]
Il più grande potere si può perdere esercitandolo male.[2]
  • Mulier quae multis nubit, multis non placet. ()
La donna che ne ha sposato tanti è perché piace a pochi![1]
La donna che si sposa più volte non è ben vista dai più.[2]
  • Malivolus animus abditos dentes habet. ()
La persona di animo cattivo tiene sempre i denti nascosti![1]
Chi ti vuol male ha dei denti nascosti.[2]
  • Medicina calamitatis est aequanimitas. ()
La moderazione e la medicina nella disgrazia![1]
La serenità d’animo è il miglior rimedio per le disgrazie.[2]
  • Muliebris lacrima condimentum est malitiae. ()
Il pianto della donna è il condimento dell'astuzia![1]
Lacrima di donna è condimento della malizia.[2]
  • Metum respicere non solet quidquid iuvat. ()
Non è abituato a darsi pensiero della paura quello a cui può tornare utile![1]
Per ciò che ci piace, non c’è rischio che tenga.[2]
  • Malo etiam parcas, si una est periturus bonus. ()
Se sta per morire un uomo buono ti risparmi un potenziale cattivo![1]
Perdona al malvagio se l’uomo onesto dovrebbe perire con lui.[2]
  • Magnum crimen secum adfert indignatio. ()
L'indignazione si trascina gravi accuse![1]
  • Malus etsi obesse non pote, tamen cogitat. ()
Il cattivo, anche se impossibilitato a far del male, tuttavia ci pensa![1]
Il cattivo pensa a come nuocere anche quando non è in grado di nuocere.[2]
  • Mage valet, qui nescit quod calamitas valet. ()
Affronta con coraggio il pericolo chi non ne conosce la pericolosità![1]
Più baldanzoso è colui che non ha mai sentito il peso delle disgrazie.[2]
  • Mora cogitationis diligentia est. ()
Il tempo, perso riflettendo, è tempo guadagnato![1]
È cosa diligente lasciarsi tempo nel decidere.[2]
  • Multa ignoscendo fit potens potentior. ()
È perdonando tanto che il potente diventa ancora più grande![1]
Il potente che molto perdona, diviene ancor più potente.[2]
  • Multis placere quae cupit, culpam cupit. ()
Colei che desidera piacere a molti, desidera peccare![1]
La donna che desidera piacere a più uomini desidera il peccato.[2]
  • Minimum eripit fortuna, cui minimum dedit. ()
Strappa poco la Fortuna a chi poco ha donato![1]
La sorte non può togliere molto a chi poco essa ha dato.[2]
  • Meretrix est instrumentum contumeliae. ()
La cortigiana è causa di vergogna![1]
La puttana è strumento di disonore.[2]
  • Malus bonum ad se numquam consilium refert. ()
Il cattivo mai riferisce a se stesso un buon consiglio![1]
Il cattivo non crede mai che un buon consiglio sia buono per lui.[2]
  • Manifesta causa secum habet sententiam. ()
Una causa evidente ha già la sentenza pronta![1]
Un questione evidente ha già entro di sé la sentenza.[2]
  • Multorum calamitati vir moritur bonus. ()
La morte di un uomo dabbene è una calamità pubblica.[2]
  • Metus improbos compescit, non clementia. ()
È la paura che trattiene i malvagi, non la clemenza![1]
È la paura, non la clemenza a frenare i malvagi.[2]
  • Muneribus non lacrimis meretrix est misericors. ()
La puttana si concede per i tuoi doni, non per le tue lacrime.[2]
  • Metuendum semper esse scias, quem tutum velis. ()
Occorre sempre stare all'erta se desidere essere tranquillo![1]
Se vuoi vivere sicuro, sta sempre in guardia.[2]
  • Mors infanti felix, iuveni acerba, sera nimis seni. ()
La morte è felice per il bambino, crudele per il giovane e pittosto in ritardo per il vecchio![1]
I bambini muoiono felici, i giovani amaramente, i vecchi troppo tardi.[2]
  • Malam rem cum velis, honestatem improbes. ()
Dal momento in cui desideri il male rifiuti l'onestà![1]
Volendo cose riprovevoli, rifiuti l’onestà.[2]
  • Malum est consilium, quod mutari non potest. ()
Non è una buona decisione quella che non può essere cambiata![1]
Cattivo proposito è quello, che non si può mutare.[2]
  • Malitia unius cito fit maledictum omnium. ()
La perfidia di uno solo fa ben presto maledire tutti gli altri![1]
La malignità di uno solo diventa presto maldicenza di tutti.[2]
  • Mortem ubi contemnas, omnes viceris metus. ()
Quando arrivi a disprezzare la morte, avrai vinto tutte le paure![1]
Se disprezzi la morte, vincerai ogni paura.[2]
  • Misera est voluptas, ubi pericli memoria est. ()
È un triste piacere ricordare un pericolo![1]
È ben scarso il piacere che ti fa ricordare pericoli corsi.[2]
  • Male vincit is, quem paenitet victoriae. ()
Vince male chi si pente della vittoria![1]
È una triste vittoria quella di cui poi ci si pente.[2]
  • Misericors civis patriae est consolatio. ()
Il cittadino cha aiuta gli altri è la consolazione della patria![1]
Un cittadino pietoso è la consolazione del sua paese.[2]
  • Malitia ut peior veniat, se simulat bonam. ()
La perfidia per essere ancora peggiore prende le sembianze della bontà![1]
Il malvagio si finge buono quando sta incattivendosi.[2]
  • Malus animus in secreto peius cogitat. ()
Un animo malvagio lo è ancor più nei suoi segreti pensieri![1]
Quando è solo il malvagio fa propositi più tristi.[2]
  • Mutare quod non possis, ut natum est, feras. ()
Sopportalo così com'è quello che non puoi cambiare![1]
Prendi le cose come sono, se non le puoi cambiare.[2]
  • Multa ante temptes, quam virum invenias bonum. ()
Rischi di cercare a lungo, prima di trovare un uomo onesto![1]
Prima di trovare un uomo dabbene devi fare molti tentativi a vuoto. [2]
  • Miserrimum est arbitrio alterius vivere. ()
È una gran disgrazia dover sottostare all'altrui arbitrio![1]
È una cosa durissima vivere soggetti all’arbitrio altrui.[2]
  • Mansueta tutiora sunt, sed serviunt. ()
Le persone mansuete sono le più innocue, ma diventano schiavi degli altri![1]
I mansueti sono più sicuri, ma sono schiavi.[2]
  • Mala mors necessitatis contumelia est. ()
Una morte violenta è un'offesa del destino![1]
Una brutta morte è un oltraggio della sorte.[2]
  • Minus saepe pecces, si scias quod nescias. ()
Spesso sbaglieresti meno se fossi conscio del tuo "non sapere"![1]
Sbaglierai molto meno se ti rendi conto di ciò che non sai.[2]
  • Malus quicumque in poena est, praesidium est bonis. ()
Ogni malvagio condannato è una salvaguardia per i buoni![1]
La punizione del malvagio è una garanzia per i buoni.[2]

N[modifica]

  • Necessitas dat legem, non ipsa accipit. ()
La necessità impone la legge, ma non ne accetta alcuna.
La necessità crea la legge, ma non la riconosce![1]
È la necessità ad imporre le sue leggi e non le subisce.[2]
  • Nemo timendo ad summum pervenit locum. ()
La paura non ha mai portato nessuno alla vetta.
Nessuno raggiunge alti obbiettivi avendo paura![1]
Non è con la paura che si arriva in alto.[2]
  • Nil magis amat cupiditas, quam quod non licet. ()
Nulla bramiamo tanto quanto ciò che non ci è consentito.
Nulla la cupidigia fa amare più di quanto sia illecito![1]
Nulla ama tanto la passione quanto le cose non permesse.[2]
  • Nimium altercando veritas amittitur. ()
Nelle liti, chi perde è sempre la verità.
Il troppo discutere fa perdere di vista la verità![1]
Discutendo e litigando troppo si perde di vista la verità.[2]
  • Nocere posse et nolle laus amplissima est. ()
Poter nuocere a qualcuno e non volerlo fare è un grandissimo titolo di merito.
Poter far del male e non farlo è merito grandissimo![1]
È altamente lodevole poter nuocere e non farlo.[2]
  • Non est beatus, esse qui se non putat. (584)
Nessun uomo è felice se non pensa a se stesso come tale.
Non è felice chi non si considera felice.[2]
  • Numquam periclum sine periclo vincitur. ()
Un pericolo non si supera mai senza pericolo.
Nessun pericolo lo si supera senza rischiare.[1]
Un pericolo non può mai essere vinto senza pericolo.[2]
  • Nil agere semper infelici est optimum. ()
Per chi è sempre sfortunato fare nulla è quanto di meglio possa fare![1]
Per il disgraziato è meglio non rischiare mai nulla.[2]
  • Nil peccent oculi, si animus oculis imperet. ()
Nulla fanno di peccaminoso gli occhi se sono comandati dalla ragione![1]
Gli occhi non sbagliano quando è la mente a comandarli.[2]
  • Nil proprium ducas, quidquid mutari potest. ()
Non far diventare tuo tutto quello che può mutare![1]
Non considerare tuo ciò che può cambiare.[2]
  • Nullus est tam tutus quaestus, quam quod habeas parcere. ()
Nessun guadagno è così sicuro quanto il non spendere quanto hai[1]
Il guadagno più sicuro è di risparmiare ciò che hai.[2]
  • Nescias quid optes aut quid fugias: ita ludit dies. ()
Non sai cosa desideri o cosa stai fuggendo: così il giorno si prende gioco di te![1]
Lascia le speranze e i timori, ed avrai lieta la vita.[2]
  • Nulla tam bona est fortuna, de qua nil possis queri. ()
Nessun colpo di fortuna è tanto eccezionale che non si possa chiedere altro![1]
Non capita una fortuna tanto buona da non poterci trovare qualcosa da ridire.[2]
  • Nusquam melius morimur homines, quam ubi libenter viximus. ()
In nessun luogo o uomini moriremo contenti quanto in quello in cui siamo vissuti volentieri![1]
Il luogo dove noi uomini meglio moriamo è là ove abbiamo vissuto bene.[2]
  • Negandi causa avaro numquam deficit. ()
Mai mancano all'avaro.i pretesti per dire di no![1]
All’avaro non mancano mai pretesti per dir di no.[2]
  • Non dirti felice se la folla non ti ha ancora deriso.[2]
Nondum felix es, si nondum te turba deridet. ()
  • Conta poco ciò che hai promesso, se poi cessi di far bene.[2]
Nihil prodest didicisse, bene facere si cesses. ()
  • Non accusare e non lodare nessuno con precipitazione.[2]
Neminem cito accusaveris, neminem cito laudaveris. ()
  • Naturam abscondit, cum improbus recte facit. ()
Nasconde la propria inclinazione il disonesto quando si comporta onestamente![1]
Il malvagio che fa del bene sta nascondendo la sua vera natura.[2]
  • Non turpis est cicatrix, quam virtus parit. ()
Non c'è nulla di turpe in una cicatrice se è stato il coraggio a causarla![1]
Non è vergognosa la cicatrice che deriva da un atto di coraggio.[2]
  • Numquam ubi diu fuit ignis, defecit vapor. ()
Mai manca il fumo dove per tanto tempo c'è stato il fuoco![1]
Dove ha bruciato a lungo il fuoco, non manca certo il fumo.[2]
  • Necesse est maximorum minima esse initia. ()
È necessario che le cose più grandi abbiano un piccolissimo inizio![1]
È nella natura delle cose che anche gli inizi delle grandi cose siano piccoli.[2]
  • Non corrigit sed laedit, qui invitum regit. ()
Non corregge ma reca danno chi dirige controvoglia![1]
Insistendo a guidare chi non ne vuol sapere, non lo migliori, ma lo molesti.[2]
  • Nimia concedendo interdum stultitia fit. ()
Concedendo troppo talvolta la stoltezza diventa ancor maggiore![1]
Chi è troppo arrendevole fa talvolta la figura dello stupido.[2]
  • Nil magis amat cupiditas, quam quod non licet. ()
Nulla la cupidigia fa amare più di quanto sia illecito![1]
Nulla ama tanto la passione quanto le cose non permesse.[2]
  • Nisi vindices delicta, improbitatem adiuves. ()
Se non punisci i delitti incoraggi la malvagità![1]
Chi non punisce i delitti, favorisce la disonestà. [2]
  • Nulli facilius quam malo invenias parem. ()
Presso nessuno è così facile trovarne uno identico quanto presso il malvagio![1]
Trovato un farabutto, non vi cosa più facile che trovare un altro pari a lui.[2]
  • Nil non acerbum prius quam maturum fuit. ()
Non c'è frutto che non sia stato acerbo prima di essere maturo![1]
Nulla è maturo senza essere stato prima acerbo.[2]
  • Nocere posse et nolle laus amplissima est. ()
Poter far del male e non farlo è merito grandissimo![1]
È altamente lodevole poter nuocere e non farlo.[2]
  • Non vincitur, sed vincit qui cedit suis. ()
Non è vinto ma vince chi si arrende ai suoi![1]
Non è vinto, ma vince, chi cede ai suoi.[2]
  • Necessitas dat legem, non ipsa accipit. ()
La necessità crea la legge, ma non la riconosce![1]
È la necessità ad imporre le sue leggi e non le subisce.[2]
  • Nescio quid agitat, cum bonum imitatur malus. ()
Non so cosa stia macchinando il cattivo quando si atteggia a buono![1]
Non so che vada macchinando il malvagio, quando imita i buoni.[2]
  • Nulla homini maior poena est quam infelicitas. ()
Non c'è per l'uomo peggior castigo che l'infelicità![1]
Per l’uomo non vi è peggior punizione dell’infelicità.[2]
  • Non novit virtus calamitati cedere. ()
Non è del coraggio cedere alla sfortuna![1]
Il coraggio non sa cedere alle disgrazie.[2]
  • Necessitas ab homine quae vult impetrat. ()
La necessità ottiene dall'uomo tutto ciò che vuole![1]
La necessità ottiene dall’uomo tutto ciò che vuole.[2]
  • Necessitati quodlibet telum utile est. ()
Ogni arma è buona in caso di necessità![1]
Alla necessità ogni arma e buona.[2]
  • Nocere casus non solet constantiae. ()
La sfortuna raramente danneggia la fermezza d'animo![1]
Una disgrazia non basta a far danno alla costanza.[2]
  • Non pote non sapere, qui se stultum intellegit. ()
Non può non essere sapiente chi si ritiene ignorante![1]
Non è privo di senno chi capisce di essere sciocco.[2]
  • Necessitas egentem mendacem facit. ()
La necessità rende il povero falso![1]
La necessità costringe il bisognoso a mentire.[2]
  • Non facile solus serves, quod multis placet. ()
Non è facile difendere da solo ciòo che desiderano in tanti![1]
È difficile avere tutto per sé ciò che piace a molti.[2]
  • Necessitas quod poscit, nisi des, eripit. ()
Se non dai quanto il bisogno chiede, lui lo strappa![1]
La necessità ti strappa ciò che esige, se non gliela dai spontaneamente.[2]
  • Nocens precatur, innocens irascitur. ()
Il colpevole prega mente l'innocente si infuria![1]
Il colpevole prega mente l'innocente si infuria!.[2]
  • Nec vita nec fortuna hominibus perpes est. ()
Né la vita né la fortuna sono offerte agli uomini per sempre![1]
Ne la vita né la fortuna sono date per sempre agli uomini.[2]
  • Non semper aurem facilem facilitas habet. ()
Non sempre l'uomo felice è disposto ad ascoltare![1]
La felicità è spesso dura d’orecchio.[2]
  • Non è mai felice chi pensa alle sue paure. [2]
Numquam non miser est, qui quod timeat cogitat. ()
  • Ni qui scit facere, insidias nescit metuere. ()
Non conosce la paura degli agguati chi non li sa tendere![1]
Solo chi sa tenderle, sa come non aver paura delle insidie.[2]
  • Negat sibi ipse qui quod difficile est petit. ()
Chi richiede una cosa difficile da ottenere già se la nega da solo![1]
Chi cerca cose difficili, già si nega molte cose da solo.[2]
  • Nimium altercando veritas amittitur. ()
Il troppo discutere fa perdere di vista la verità![1]
Discutendo e litigando troppo si perde di vista la verità.[2]
  • Nullo in loco male audit misericordia. ()
Non esiste luogo in cui si sparli della bontà![1]
In nessun luogo al mondo si critica la pietà.[2]
  • Necessitas quod celat, frustra quaeritur. ()
Si chiede inutilmente ciò che la povertà nasconde![1]
È vano cercare di scoprire ciò che necessità nasconde.[2]
  • Necessitas quam pertinax regnum tenet! ()
Oh quanto è ostinata la povertà nel mantere il suo trono![1]
Quanto inflessibile è il governo della necessità.[2]
  • Nemo inmature moritur qui moritur miser. ()
Chi muore nella miseria muore sempre troppo tardi![1]
Non si muore troppo presto se si muore disgraziati.[2]
  • Nocentem qui defendit, sibi crimen parit. ()
Chi difende un colpevole accomuna sé stesso al delitto![1]
Chi difende il colpevole, si espone ad essere accusato egli stesso.[2]
  • Nil non aut lenit aut domat diuturnitas. ()
Non c'è nulla che il tempo non addolcisca o domi![1]
Non vi è nulla che il tempo non domi o lenisca.[2]
  • Nil turpe ducas pro salutis remedio. ()
Non servirti di nulla di vergognoso come mezzo di salvezza![1]
Non considerare vergonosa una cosa che serve per la tua salvezza.[2]
  • Noli contemnere ea, quae summos sublevant. ()
Non disprezzare quelle cose che aiutano ad innalzarci![1]
Non disprezzare le cose che innalzano i grandi.[2]
  • Nil aliud scit necessitas, quam vincere. ()
Il bisogno non sa fare altro che spingere a vincere![1]
La necessità sa sempre come vincere.[2]
  • Nemo timendo ad summum pervenit locum. ()
Nessuno raggiunge alti obbiettivi avendo paura![1]
Non è con la paura che si arriva in alto.[2]
  • Nisi per te sapias, frustra sapientem audias. ()
Se non sai comprendere è inutile che vai ad ascoltare il saggio.[1]
Se non sai essere saggio da solo, inutilmente ascolti un saggio![2]
  • Necessitati sapiens nihil umquam negat. ()
La persona saggia non rifiuta mai nulla alla necessità![1]
Il saggio non nega mai nulla alla necessità.[2]
  • Non facile de innocente crimen fingitur. ()
Non è facile montare un'accusa contro un innocente![1]
Non è facile inventarsi un delitto a carico di un innocente.[2]
  • Nimium boni est in morte, cui nil sit mali. ()
C'è tantissimo di buono nella morte dal momento che non è un male![1]
Assai felice e il morire, quando si muor bene.[2]
  • Ni gradus servetur, nulli tutus est summus locus. ()
Se l'ingresso non è sorvegliato, nessuno è sicuro anche nell luogo più alto![1]
Se non si segue la giusta scala, ogni posto elevato è pericoloso.[2]
  • Nil est miserius, quam ubi pudet quod feceris. ()
Nulla è peggio che doverti vergognare di quello che hai fatto![1]
Non vi è nulla di più miserabile che doversi vergognare di ciò che si è fatto.[2]
  • Necessitatem ferre, non flere addecet. ()
Occorre saper sopportare la povertà e non piangerci sopra![1]
Alla necessita convien cedere senza lagnarsi.[2]
  • Nusquam facilius culpa quam in turba latet. ()
La colpa non diventa mai così facile quando si nasconde tra la folla![1]
Non e mai tanto facile nascondere i delitti, quanto nei tumulti.[2]

O[modifica]

  • Occasio aegre offertur, facile amittitur. ()
La buona occasione difficilmente si presenta e facilmente si perde.
Difficilmente si presenta l'occasione, ma facilmente la si perde![1]
Le buone occasioni è difficile trovarle e facile perderle.[2]
  • È giusto seguire le tracce degli antenati che ci hanno indicato la strada giusta.[2]
Optimum est maiorum vestigia sequi, si recte praecesserint. ()
  • Omnis voluptas quemcumque arrisit nocet. ()
Ogni piacere smodato nuoce a chiunque ne viene attratto![1]
Ogni piacere nuoce per quanto attraente sia.[2]
  • Officium benivoli animi finem non habet. ()
La disponibilità di un animo altruista non ha limiti![1]
  • O vita misero longa, felici brevis! ()
O vita troppo lunga per chi soffre e troppo breve per chi è felice![1]
  • Obiurgari in calamitate gravius est quam calamitas. ()
Essere biasimati nella disgrazia è peggio della disgrazia stessa![1]
Esser rimproverato nella sventura pesa più della sventura stessa.[2]
  • O dulce tormentum, ubi reprimitur gaudium! ()
Come è dolce la sofferenza quando il piacere viene posticipato![1]
  • Omnes aequo animo parent, ubi digni imperant. ()
Tutti obbediscono con animo sereno quando a comandare è una persona che ne è degna![1]
Tutti obbediscono di buon grado, quando comanda chi e degno.[2]
  • Occidi est pulchrum, ignominiose ubi servias. ()
È bello morire quando dovresti servire in modo indecoroso![1]
La morte è bella se ti salva da una servitù vergognosa.[2]
  • Quale silenzioso tormento è il rimorso della coscienza![1]
O tacitum tormentum animi conscientia! ()
  • Optime positum est beneficium, ubi eius meminit qui accipit. ()
Il bene è fatto nel migliore dei modi quando chi l'ha ricevuto se se ne ricorda![1]
Un favore è ben fatto quando chi lo riceve se ne ricorderà.[2]
  • Obsequium nuptae cito fit odium paelicis. ()
La devozione della sposa presto si tramuta nell'odio dell'amante![1]
Il rispetto della moglie scatena l’odio della concubina.[2]
  • Occasio receptus difficiles habet. ()
Difficilmente l'occasione si ripresenta![1]
Occasione perduta difficilmente ritorna.[2]
  • Quanto è peggiore quel pericolo che resta nascosto|[1]
O pessimum periclum, opertum quod latet! ()
  • Omnes, cum occulte peccant, peccant ocius. ()
Tutti quelli che peccano in segreto peccano più rapidamente![1]
Chi pecca di nascosto, pecca più sicuro.[2]
  • Occasio aegre offertur, facile amittitur. ()
Difficilmente si presenta l'occasione, ma facilmente la si perde![1]
Le buone occasioni è difficile trovarle e facile perderle.[2]

P[modifica]

  • Pars benefici est, quod petitur si belle neges. ()
È una gentilezza rifiutare immediatamente quello che intendi negare.
È come concedere qualche cosa se rifiuti quanto richiesto con gentilezza![1]
Un rifiuto gentile è già venire un po’ incontro alla richiesta.[2]
  • Patientia animi occultas divitias habet.[16] ()
La pazienza [dell'animo] possiede ricchezze nascoste.
La pazienza è una vera, segreta ricchezza.
La pazienza dell'animo equivale ad un tesoro nascosto![1]
Chi ha pazienza, ha ricchezze nascoste.[2]
  • Pecunia una regimen est rerum omnium. (656)
I soldi da soli fanno girare tutto il mondo.
Solamente la ricchezza governa tutte le cose![1]
II danaro governa ogni cosa.[2]
  • Pudor si quem non flectit, non frangit timor. ()
Se uno non è piegato dal pudore, non è spezzato dalla paura.
Chi non viene trattenuto dalla vergogna, non viene fermato neppure dalla paura.[2]
  • È fonte di discordia appropriarsi delle cose comuni.[2]
Principium discordiae est, aliquid ex communi suum facere. ()
  • Probus libertus sine natura est filius. ()
Il liberto onesto è un figlio senza legami di sangue![1]
Un liberto dabbene è come un figlio, anche se non generato.[2]
  • Chi desidera aiutare e non lo può, è altrettanto infelice![1]
Prodesse qui vult nec potest, aeque est miser. ()
  • Pericla timidus etiam quae non sunt videt. ()
Il pauroso vede i pericoli anche quando non ci sono![1]
II pauroso vede pericoli anche dove non ce ne sono.[2]
  • Pudor doceri non potest, nasci potest. ()
Il pudore non può essere essere insegnato, può solo essere innato![1]
Il timore della vergogna è innato, non viene dall’educazione.[2]
  • Plus est quam poena sine re miserum vivere. ()
È più che un castigo per un infelice vivere nella povertà![1]
Dover soccombere all’ingiustizia è cosa peggiore della pena.[2]
  • Pudorem alienum qui eripit, perdit suum. ()
Chi strappa l'altrui onore perde il proprio![1]
Chi toglie l’onore altrui, perde anche il proprio.[2]
  • Peiora multo cogitat mutus dolor. ()
Un dolore silenzioso immagina sempre più cose peggiori![1]
Un dolore muto pensa le peggiori cose.[2]
  • Pudor dimissus numquam redit in gratiam. ()
L'onore perso non si riacquista![1]
Perduto una volta il pudore, più non si riacquista.[2]
  • Perdendi finem nemo nisi egestas facit. ()
Nessuno cessa di perdere se non quando è povero![1]
Solo la povertà mette fine allo spreco.[2]
  • Poena ad malum serpendo, cum properat, venit. ()
Il castigo, mentre avanza, si avvicina al malvagio strisciando![1]
Il castigo striscia lentamente verso il malvagio per distruggerlo.[2]
  • Plus est quam poena iniuriae succumbere. ()
È peggio di un castigo soccombere alla ingiustizia![1]
Dover soccombere all’ingiustizia è cosa peggiore della pena.[2]
  • Pro medicina est dolor, dolorem qui necat. ()
È come una medicina il dolore che ne scaccia un altro![1]
Un dolore che ne sopprime un altro funziona come una medicina.[2]
  • Patiens et fortis se ipsum felicem facit. ()
L'uomo paziene e forte si rende felice da solo![1]
L’uomo paziente e forte si costruisce la propria felicità.[2]
  • Prospicere in pace oportet, quod bellum iuvet. ()
Occorre cercare in tempo di pace quanto serve per fare la guerra![1]
In tempo di pace occorre provvedere a ciò che servirà per la guerra.[2]
  • Parens iratus in se est crudelissimus. ()
Un genitore irato è sempre crudele verso di sè![1]
Un padre irato è crudele verso sé stesso.[2]
  • Quando chiudi un occhio sugli sgagli di uno giusto calpesti la legge![1]
Probi delicta cum neglegas, leges teras. ()
  • Pars benefici est, quod petitur si belle neges. ()
È come concedere qualche cosa se rifiuti quanto richiesto con gentilezza![1]
Un rifiuto gentile è già venire un po’ incontro alla richiesta.[2]
  • Properare in iudicando est crimen quaerere. ()
Essere veloci nel giudicare è come essere messi sotto accusa![1]
Chi ha fretta nel giudicare, va in cerca di gravi sbagli.[2]
  • Populi est mancipium, quisquis patriae est utilis. ()
È schiavo del popolo chiunque è utile alla patria![1]
È servo del popolo chiunque è utile alla patria.[2]
  • Per quae sis tutus, illa semper cogites. ()
Pensa sempre alle cose che possono darti la sicurezza![1]
Ricerca sempre ciò che ti rende sicuro.[2]
  • Perfugere ad inferiorem, se ipsum est tradere. ()
Rifugiarsi presso un inferiore equivale a consegnare sé stesso![1]
Cercare rifugio presso un inferiore significa mettersi nelle sue mani.[2]
  • Peccatum amici veluti tuum recte putes. ()
Giustamente giudichi come tuo il difetto dell'amico![1]
Fai bene a considerare come tuo lo sbaglio del tuo amico.[2]
  • Potens misericors publica est felicitas. ()
Il potente misericordioso è una pubblica felicità![1]
Un potente misericordioso è una pubblica felicità.[2]
  • Praesens est semper, absens qui se ulciscitur. ()
Chi si vendica, anche se assente, è sempre presente![1]
Chi si vendica è sempre presente anche se è lontano.[2]
  • Perfacile felix quod vota imperant facit. ()
L'uomo felice realizza molto facilmente ciò che i suoi desideri chiedono![1]
Chi è fortunato vede facilmente avverarsi i suoi desideri.[2]
  • Poenam moratur improbus, non praeterit. ()
Il malvagio può ritardare la pena, non sfuggirla![1]
Il malvagio ritarda il suo castigo, ma non gli sfugge.[2]
  • Perdidisse honeste mallem, quam accepisse turpiter. ()
Preferirei perdere onestamente che accettare in modo disonesto![1]
È meglio perdere con onore che guadagnare con vergogna.[2]
  • Paucorum est intellegere, quid donet dies. ()
È di pochi comprendere che cosa (di bello) ogni giono ci dona![1]
Pochi sanno apprezzare i doni di un dio.[2]
  • Perenne coniugium animus, non corpus facit. ()
Il cuore e non il corpo rende l'unione eterna![1]
La volontà e non il corpo rende duraturo il matrimonio.[2]
  • Pereundi scire tempus assidue est mori. ()
Conoscere il momento della morte equivale a una continua morte.[1]
Conoscere il momento della propria morte significa morire ogni istante.[2]
  • Potenti irasci sibi periclum est quaerere. ()
Irarsi contro un potente è cercarsi un pericolo![1]
Chi si adira con il potente va in cerca di pericoli.[2]
  • Peccare pauci nolunt, nulli nesciunt. ()
Sono pochi quelli che non vogliono peccare, nessuno ignora come si fa![1]
Pochi vogliono peccare, ma tutti sanno come fare.[2]
  • Paucorum improbitas universis calamitas. ()
La cattiveria di pochi è la disgrazia di molti![1]
La malvagità di pochi è rovina di molti.[2]
  • Pro dominis peccare etiam virtutis loco est. ()
Commettere malvagità a favore del padrone è perfino considerato un merito![1]
Peccare per il proprio signore, può anche essere virtù.[2]
  • Patiendo multa veniunt, quae nequeas pati. ()
A furia di sopportare molte cose verranno quelle che non portai soprtare![1]
Chi ha sofferto molto arriva ad un punto in cui non non ce la fa più a soffrire ancora.[2]
  • Paratae lacrimae insidias, non fletum indicant. ()
Le lacrime sempre pronte non indicano dolore ma tradimento![1]
Lagrime pronte sono segno d'inganno, non di dolore.[2]
  • Peccatum extenuat, qui celeriter corrigit. ()
Rende la colpa più lieve chi velocemente vi pone rimedio![1]
Chi presto si corregge, attenua il suo fallo.[2]
  • Pudorem habere servitus quodammodo est. ()
Avere il senso dell'onore è in certo senso una schiavitù![1]
Il senso dell’onore vincola come una specie di schiavitù.[2]
  • Non può esserci certamente felicità quando tutto va male![1]
Pote in adversis numquam felicitas. ()
  • Le sembianze di un uomo prudente valgono un discorso![1]
Prudentis vultus etiam sermonis loco est. ()
  • Probo beneficium qui dat, ex parte accipit. ()
Chi offre un aiuto a un uomo onesto ne riceve una parte![1]
Chi benefica uomo probo, benefica un po’ sé stesso.[2]
  • Chi non viene trattenuto dalla vergogna, non viene fermato neppure dalla paura.[2]
Pudore quem non flectis, non frangit timor. ()
  • Poena allevatur, ubi relaxatur dolor. ()
La sofferenza si attenua quando il dolore diminuisce![1]
S'allevia la pena, se al dolore si apre la via.[2]
  • Plures tegit fortuna, quam tutos facit. ()
La fortuna aiuta moltissime persone, più di quante garantisca poi la sicurezza![1]
Molti protegge la fortuna, pochi rende sicuri.[2]
  • Post calamitatem memoria alia est calamitas. ()
Dopo una disgrazia il ricordo è un'altra disgrazia![1]
Ricordare la disgrazia passata è una nuova disgrazia.[2]
  • Pericla qui audet ante vincit, quam accipit. ()
Colui che osa, vince il pericolo ancor prima di incontrarlo![1]
Chi sa osare vince i pericoli prima che si concretizzino.[2]
  • Perpetuo vincit, qui utitur clementia. ()
Vince sempre chi usa clemenza![1]
Sempre vince colui che usa clemenza.[2]

Q[modifica]

  • Quanto deve essere temuto, chi teme la povertà.[17]
Qui timet paupertatem, quam timendus est. ()
  • Certi uomini sono amici da poco, ma nemici implacabili.[2]
Quidam inimici graves sunt amici leves. ()
  • Considera giusto ciò che giova, anche se non lo è.[2]
Quamvis non rectum, quoad iuvat, rectum putes. ()
  • Chi ha imparato a far male, se ne ricorda appena può.[2]
Quidquid nocere didicit, meminit cum potest. ()
  • È infelicità grandissima desiderar la morte, e non poter morire.[2]
Quam miserum est mortem cupere nec posse emori! ()
  • Quando si parla a favore di un innocente si ha sempre abbastanza eloquenza.[2]
Qui pro innocente dicit, satis est eloquens. ()
  • Chi accarezza quando viene offeso, impara col tempo.[2]
Qui cum dolet blanditur, post tempus sapit. ()
  • Ciò che temi può accadere più presto di quanto tu speri.[2]
Quod timeas citius quam quod speres evenit. ()
  • La passione pensa a ciò che vuole non a ciò che sta bene.[2]
Quod vult cupiditas cogit, non quod decet. ()
  • Quanto tenti qualche cosa, pensa a dove arriverai.[2]
Quidquid conaris, quo pervenias cogites. ()
  • Chi sa fingere più facilmente nuoce al suo nemico.[2]
Qui bene dissimulat, citius inimico nocet. ()
  • Non sempre ciò che è a portata di mano è la soluzione migliore.[2]
Quod semper est paratum, non semper iuvat. ()
  • Qualunque cosa tu nasconda, avrai a temere anche di te stesso.[2]
Quodcumque celes, ipse tibi fias timor. ()
  • Chi osserva il giuramento dato arriva dove vuole.[2]
Qui iusiurandum servat, quovis pervenit. ()
  • I vizi dovuti all’età, passano con l’età.[2]
Quod aetas vitium posuit, aetas auferet. ()
  • Quando la disgrazia vuol cogliere qualcuno, lo trova facilmente.[2]
Quemcumque quaerit calamitas, facile invenit. ()
  • Puoi cercare fin che vuoi ciò che è perito, ma non può essere recuperato.[2]
Quod periit quaeri pote, reprendi non potest. ()
  • Quanto è triste il servigio che non ha successo.[2]
Quam miserum officium est, quod successum non habet! ()
  • Quam miser est, cuius ingrata est misericordia! ()
Miserrimo e colui, al quale la pieta e sgradita.[2]
Come è da compiangere chi con conosce la pietà.[2]
  • È triste dover rovinare chi vorresti salvare.[2]
Quam miserum est cogi opprimere, quem salvum velis! ()
  • Chi una volta è stato colpito dalla maldicenza, difficilmente si riprende.[2]
Quem fama semel oppressit, vix restituitur. ()
  • Quanto è doloro perdere ciò che pochi possono avere.[2]
Quam miserum est, id quod pauci habent amittere! ()
  • Chi dubita di fronte alla verità, sbaglierà poi nel giudicare.[2]
Qui in vero dubitat, male agit cum deliberat. ()
  • Chi teme il proprio amico, insegna all’amico a temerlo.[2]
Qui timet amicum, amicus ut timeat docet. ()
  • Per chi si vuol vendicare, ogni occasione è buona.[2]
Quoi quid vindicandum est, omnis optima est occasio. ()
  • È un aiuto ben da poco quello che nuoce a ciò che dovrebbe sostenere.[2]
Quam miserum auxilium est, ubi nocet quod sustinet! ()
  • Chi è indeciso nel punire aumenta il numero di chi fa del male.[2]
Qui ulcisci dubitat, improbos plures facit. ()
  • Chi, potendo non nuoce, giova.[2]
Qui obesse, cum potest, non vult, prodest tibi. ()
  • Quando dai qualche cosa al brav’uomo, dai un po’ anche a te stesso.[2]
Quidquid bono concedas, des partem tibi. ()
  • È sciocco risparmiare se non si sa per chi.[2]
Quod nescias cui serves stultum est parcere. ()
  • La donna che vuol apparire troppo galante, non sa dire di no.[2]
Quae vult videri bella nimis, nulli negat. ()
  • Chi ha debiti non ama la soglia del creditore.[2]
Qui debet, limen creditoris non amat. ()
  • Chi può cambiare amore, può anche cessare d’amare.[2]
Qui pote transferre amorem, pote deponere. ()
  • Chi perdona ad uno, induce a peccare molti.[2]
Qui culpae ignoscit uni, suadet pluribus. ()
  • Ciò che si fa con coraggio, si fa anche con gloria.[2]
Quidquid fit cum virtute, fit cum gloria. ()
  • Chi aspetta di essere pregato, diminuisce il servigio.[2]
Qui expectat ut rogetur, officium levat. ()
  • Chi teme il proprio amico non sa che cosa sia l’amicizia.[2]
Qui timet amicum, vim non novit nominis. ()
  • Riuscire a celare un vizio vuol dire non commetterlo.[2]
Qui pote celare vitium, vitium non facit. ()
  • Chi teme ogni inganno, difficilmente ci cade.[2]
Qui omnes insidias timet, in nullas incidit. ()
  • Quanto è gramo chi attribuisce le proprie colpe agli altri.[2]
Quam malus est, culpam qui suam alterius facit! ()
  • Chi sa ben servire, fa un po’ parte del potere.[2]
Qui docte servit, partem dominatus tenet. ()
  • Chi loda sé stesso, subito trova chi lo deride.[2]
Qui se ipse laudat, cito derisorem invenit. ()
  • Quanto pesa doversi lagnare di aver fatto del bene.[2]
Quam miserum est, bene quod feceris factum queri. ()
  • Come è felice la vita lontana dagli affari![2]
Quam felix vita transit sine negotiis! ()
  • Anche ciò che diverrà grandissimo, ha iniziato a crescere dal basso.[2]
Quidquid futurum est summum, ab imo nascitur. ()
  • Come è doloroso vedere che la prudenza viene sconfitta dal caso![2]
Quam miserum est, ubi consilium casu vincitur! ()
  • Ciò che viene abbellito dalla fortuna, ben presto viene disprezzato.[2]
Quidquid Fortuna exornat, cito contemnitur. ()
  • Tutto giò che hai oltre il necessario, è un peso.[2]
Quidquid plus quam necesse est possideas, premit. ()
  • Chi può nuoce è temuto anche quando non c’è.[2]
Qui pote nocere, timetur cum etiam non adest. ()
  • Ciò che non puoi tenere con le buone, tienilo con le cattive.[2]
Quem bono tenere non potueris, contineas malo. ()
  • Le parole dei vecchi sono ritenute da tutti un saggio consiglio.[2]
Quod senior loquitur, omnes consilium putant. ()
  • Misero colui che è attaccato da chi dovrebbe difenderlo.[2]
Quam misermm est, ubi te captant, qui defenderint! ()
  • Ciascuno lodando ciò che ama, lo raccomanda a sé stesso.[2]
Quod quisque amat, laudando commendat sibi. ()
  • È male lamentarsi di chi ci è caro.[2]
Quem diligas, etiam queri de ipso malum est. ()
  • Chi viene per nuoce viene sempre con premeditazione.[2]
Qui venit ut noceat, semper meditatus venit. ()
  • Chi saprebbe chi è infelice se il dolore fosse muto?[2]
Quis miserum sciret, verba nisi haberet dolor? ()
  • È dolorosissimo quel male, che, cessato, si rinnova.[2]
Quam miserum est, cum se renovat consumptum malum! ()
  • Un peccato è tanto più vergognoso quanto più tardi viene commesso.[2]
Quanto series peccatur, tanto incipitur turpius. ()
  • Quanto è misero chi non riesce a perdonare a sé stesso.[2]
Quam miser est, qui excusare sibi se non potest! ()
  • Come guardarsi da chi una cosa pensa e un’altra ne dice?[2]
Quo caveas, cum animus aliud, verba aliud petunt? ()
  • Chi serve contro la sua volontà, si rende infelice, ma rimane servo.[2]
Qui invitus servit, fit miser, servit tamen. ()
  • Le cose da temersi ti colgono se non stai in guardia.[2]
Quod est timendum decipit, si neglegas. ()
  • Ciò che credi stia fuggendo, spesso sta correndo verso di te.[2]
Quod fugere credas, saepe solet occurrere. ()
  • Per quanto aspro un ammonimento non fa male a nessuno.[2]
Quamvis acerbus, qui monet, nulli nocet. ()

R[modifica]

  • È ridicolo perdere un innocente per odio verso il colpevole.[2]
Ridiculum est odio nocentis innocentiam perdere. ()
  • Ai re capita molto di peggio che a chi li serve.[2]
Regibus peius est multo quam servientibus. ()
  • È meglio estirpare i delitti che i delinquenti.[2]
Res optima est non sceleratos exstirpare, sed scelera. ()
  • L’adolescenza si guida con la ragione, non con la forza.[2]
Ratione, non vi vincenda adulescentia est. ()
  • Il rimandare va bene solo quando si è arrabbiati.[2]
Rei nulli prodest mora nisi iracundiae. ()
  • L’accusato innocente teme la sorte, non i testimoni.[2]
Reus innocens fortunam, non testem timet. ()
  • Ciò che deve esserti caro a lungo deve essere raro.[2]
Rarum esse oportet, quod diu carum velis. ()
  • È furto accettare ciò che non puoi restituire.[2]
Rapere est accipere quod non possis reddere. ()
  • Regna e non è retto, chi non fa se non ciò che gli piace.[2]
Regnat, non regitur, qui nil nisi quod vult facit. ()
  • Chi vince, non vuol rivali.[2]
Rivalitatem non amat Victoria. ()
  • Far arrossire un amico vuol dire perderlo.[2]
Ruborem amico excutere amicum est perdere. ()
  • Non vorrei diventare re per poter essere crudele.[2]
Rex esse nolim, ut esse crudelis velim. ()
  • Dai corso piuttosto a chi ti prega che a chi ti ordina.[2]
Roganti melius quam imperanti pareas. ()
  • Rapere est, non petere, quidquid invito auferas. ()
È rubare, non chiedere, quanto si prende qualcosa a chi non vuole![1]
È un furto e non prendere in prestito, prendere senza chiedere.[2]
  • È vano cercare ciò che ci salvi dal fulmine.[2]
Remedium frustra est contra fulmen quaerere. ()
  • Chiedere favori è una forma di servitù.[2]
Rogare beneficium servitus quoddammodo est. ()

S[modifica]

  • Spina etiam grata est si spectatur rosa. ()
Le spine non fanno tanto male, se fra loro si vede la bellezza della rosa.[18]
Anche una spina è gradita quando poi ci si aspetta di vedere una rosa![1]
Anche una spina ci è gradita, se da essa spunta una rosa.[2]
  • Se la tua vita è piaciuta a troppi, non puoi piacere a te stesso.[2]
Si multis placuerit vita tua, tibi placere non poterit. ()
  • Cerca la solitudine se vuoi vivere puro. [2]
Solitudinem quaerat, qui vult cum innocentibus vivere. ()
  • L’amico ammoniscilo a quattr’occhi, lodalo in pubblico.[2]
Secreto admone amicos, palam lauda. ()
  • Se obbedisci forzatamente, sei schiavo; se volontariamente, sei un aiutante.[2]
Si invitus pares, servus es; si volens, minister. ()
  • Semper plus iratus sese posse, quam possit, putat. ()
La persona irata sempre pensa a cosa vuole fare, ma non a ciò che realmente può fare![1]
Sempre l’irato crede di poter molto più di quanto può.[2]
  • Spes est salutis, ubi hominem obiurgat pudor. ()
C'è ancora speranza di salvezza quando la coscienza rimprovera l'uomo![1]
Vi è speranza di salvezza per chi prova vergogna.[2]
  • Suadere primum, dein corrigere benivoli est. ()
È della persona buona prima consigliare e poi correggere![1]
La persona che vuole bene prima cerca di persuadere, poi corregge.[2]
  • Sapiens contra omnes arma fert, cum cogitat. ()
Il saggio, quando pensa, avanza armato contro tutti![1]
Il saggio che pensa è armato contro tutti.[2]
  • Sanctissimum est meminisse, cui te debeas. ()
È sacro ricordare quelli a cui devi la vita![1]
È cosa sacrosanta di ricordare coloro a cui dobbiamo noi stessi.[2]
  • Stulti timent fortunam, sapientes ferunt. ()
Gli stolti temono la fortuna, i saggi la sopportano![1]
Gli stolti temono la sorte, i saggi la sopportano.[2]
  • Sensus, non aetas invenit sapientiam. ()
È l'intelligenza e non l'età che aiuta a trovare la saggezza![1]
L’intelligenza e non 1'età trova saggezza.[2]
  • Semper beatam se putat benignitas. ()
Essere altruisti ci fa sentire sempre felici![1]
La bontà è sempre consapevole della propria felicità.[2]
  • Saepe ignoscendo des iniuriae locum. ()
Scusando spesso ti metterai nella condizione di creare delle ingiustizie![1]
Perdonando spesso inviti all’offesa[2]
  • Solet esse in dubiis pro consilio temeritas. ()
Nelle situazioni critiche la temerarietà prende il posto della saggezza![1]
Nel pericolo la temerarietà può valere più della prudenza.[2]
  • Semper consilium tunc deest, cum opus est maxime. ()
Il suggerimento (l'aiuto) viene a mancare proprio quando più ci serve![1]
Un buon consiglio manca sempre quando più se ne ha bisogno.[2]
  • Sapiens quod petitur ubi tacet, breviter negat. ()
È ancor più breve di un "no" il silenzio del saggio ad una richiesta![1]
  • Semper plus metuit animus ignotum malum. ()
L'animo sempre più teme una disgrazia ignota! ref name=Pievedirevigozzo/>
Temiamo molto di più i mali ignoti.[2]
  • Secunda in paupertate fortuna est fides. ()
Nella povertà si confida nel favore della fortuna![1]
Nella povertà il credito tien luogo di fortuna.[2]
  • Si nil velis timere, metuas omnia. ()
Se non vuoi avere paura di nulla temi tutto![1]
Se non vuoi vivere nella paura, stai sempre in guardia.[2]
  • Summissum imperium non tenet vires suas. ()
Un potere senza autorità non ha alcuna forza dentro di sè![1]
Il potere che dipende da altri perde presto la sua forza.[2]
  • Secundus est a matre nutricis dolor. ()
Il dolore di chi ci ha allattati viene subito dopo quello della madre![1]
Il dolore della nutrice è quasi eguale a quello della madre.[2]
  • Sibi ipsi supplicium, admissi quem paenitet. ()
Chi si pente punisce sé stesso![1]
Si castiga da solo chi si pente di ciò che ha fatto.[2]
  • Suum sequitur lumen semper innocentia. ()
L'innocenza è sempre seguita dalla propria luce![1]
L’innocenza è sempre preceduta dal suo splendore.[2]
  • Stultum est alium velle ulcisci poena sua. ()
È da stolti voler danneggiare un altro.[1]
È da matti volersi vendicare di altri con proprio danno.[2]
  • Sibi primo auxilium eripere est leges tollere. ()
Eliminare le leggi equivale a privarsi della principale difesa![1]
Chi calpesta le leggi toglie a sé stesso la miglior difesa.[2]
  • Suis qui nescit parcere, inimicis favet. ()
Chi non perdonare gli amici favorisce i nemici![1]
Chi non risparmiare i suoi, fa una favore ai nemici.[2]
  • Sine dolore est vulnus, quod ferendum est cum victoria. ()
Non duole la ferita che ci si procura quando si vince.[1]
La ferita che ci ha portato alla vittoria non duole.[2]
  • Semper metuendo sapiens evitat malum. ()
Il saggio evita i guai stando sempre in allerta.[1]
Temendo sempre il saggio evita tutti i guai![2]
  • Stultum est queri de adversis, ubi culpa est tua. ()
È da stolti lagnarsi dei guai che derivano da tua colpa.[1]
È da stolti lamentarsi nelle avversità quando è colpa tua![2]
  • Solet hora, quod multi anni abstulerint, reddere. ()
Può capitare che una sola ora ci renda quanto molti anni ci hanno tolto![1]
Una sola ora può ridarti ciò che molti anni ti hanno tolto.[2]
  • Spina etiam grata est, ex qua spectatur rosa. ()
Anche una spina ci è gradita, se da essa spunta una rosa.[1]
Anche una spina è gradita quando poi ci si aspetta di vedere una rosa![2]
  • Stultum est vicinum velle ulcisci incendio. ()
È da stolti volersi vendicare del vicino con un incendio![1]
È da matti dar fuoco alla casa del vicino per vendetta.[2]
  • Stultum facit Fortuna, quem vult perdere. ()
La fortuna rende stolto quello che vuole dannare![1]
La fortuna toglie il senno a chi vuol perdere. [2]
  • Spes inopem, res avarum, mors miserum levat. ()
La speranza conforta il povero, le ricchezze l'avaro, la morte il misero![1]
La speranza consola il povero, il danaro l’avaro, la morte le disgrazie.[2]
  • Se damnat iudex, innocentem qui opprimit. ()
Si condanna da solo il giudiche che opprime un innocente![1]
Il giudice che condanna l’innocente, condanna sé stesso.[2]
  • Sibi ipsa improbitas cogit fieri iniuriam. ()
La malvagità stessa ci spinge a commettere violenza![1]
La malvagità stessa si attira le offese.[2]
  • Satis est beatus, qui potest cum vult mori. ()
È da ritenere piuttosto fortunato chi può permettersi di morire quando vuole![1]
Si può dire abbastanza felice chi può morire quando vuole.[2]
  • Solet sequi laus, cum viam fecit labor. ()
Normalmente la gloria arriva dopo che la fatica ha preparato la strada![1]
La gloria di solito percorre la strada aperta dall’impegno.[2]
  • Socius fit culpae, quisquis nocentem levat. ()
Chi difende un colpevole si rende complice della colpa![1]
Diventa suo complice chi appoggia il malvagio.[2]
  • Suspicio sibi ipsa rivales parit. ()
Il sospetto crea sospetto![1]
Il sospetto si crea da solo dei rivali.[2]
  • Semper metuendum, quidquid irasci potest. ()
Occorre sempre temere tutto ciò che può sembrare irascibile![1]
Stai sempre attento a chi è incline all’ira.[2]
  • Seditio civium hostium est occasio. ()
La discordia tra i cittadini è una buona occasione per i nemici![1]
Le sedizioni civili sono occasioni preziose per i nemici.[2]
  • Salutis causa bene fit homini iniuria. ()
Per il suo bene si può anche fare un danno ad un uomo![1]
È giusto ledere una persona a fin di bene.[2]
  • Stultitia est insectari, quem omnes diligunt. ()
È follia perseguitare quello che tutti amano![1]
È da stolti prendersela con chi è caro agli dei.[2]
  • Sat magna usura est pro beneficio memoria. ()
Il ricordo di un bene fatto è una ricompensa sufficentemente grande![1]
Ricordarsi del favore ricevuto è ripagare con gli interessi.[2]
  • Sero in periclis est consilium quaerere. ()
È tardi cercar consiglio nel bel mezzo di un pericolo![1]
È troppo tardi chiedere consiglio quando il pericolo è già arrivato.[2]

T[modifica]

  • Timidus cautum se vocat, sordidus parcum. ()
Il pauroso dice di sé che è prudente, l’avaro che è economo.[2]
  • Thesaurum in sepulcro ponit, qui senem heredem facit. ()
È come depositare un tesoro in una tomba nominare un vecchio proprio erede![1]
Chi nomina suo erede un vecchio mette i propri beni in una tomba.[2]
  • Taciturnitas stulto homini pro sapientia est. ()
Per lo stolto il silenzio sostituisce la conoscenza![1]
Per lo stolto il tacere è una specie di saggezza.[2]
  • Tam deest avaro quod habet, quam quod non habet. ()
L'avaro ha altrettanto bisogno di ciò che possiede che di quello che non possiede.
All'avaro manca sia quello che possiede che quello che non ha![1]
All’avaro manca egualmente ciò che non ha e ciò che ha.[2]

U[modifica]

  • Ubi fata peccant, hominum consilia excidunt. ()
Quando il destino decide altrimenti, le decisioni dell'uomo sono inutili![1]
Quando il destino suona male, i progetti umani falliscono.[2]
  • Ubi omnis vita metus est, mors est optima. ()
Quando la vita è una continua paura la cosa migliore è morire![1]
Se si deve vivere in continuo pericolo per la propria vita, meglio la morte.[2]
  • Unus dies poenam adfert, multi cogitant. ()
In un solo giorno arriva il castigo che molti reclamano![1]
Un giorno solo arriva la punizione, ma molti giorni l’hanno preparata.[2]
  • Ubi peccat aetas maior, male discit minor. ()
Quando un vecchio da il cattivo esempio un giovane viene male indirizzato![1]
Dove i vecchi si comportano male, anche i giovani imparano male.[2]
  • Ubi nil timetur, quod timeatur nascitur. ()
Quando non si teme nulla compare la cosa che si deve temere![1]
Quando nulla temi, dai cagione d'aver a temere.[2]
  • Ubi sis cum tuis et absis, patriam non desideres. ()
Quando sei con i tuoi anche se lontano, non desideri la tua terra![1]
Se tu sei con i tuoi e lontano dalla patria, non te ne verrà desiderio.[2]
  • Ubicumque pudor est, semper ibi sancta est fides. ()
Dove regna l'onore la parola data sarà sempre sacra![1]
Dove vi è ancora pudore, la parola d’onore è sacra.[2]
  • È più utile uno spuntone per arare che una pesante galera in combattimento![1]
Utilius veru est in sulco, quam gravis galea in proelio. ()
  • Ubi innocens formidat, damnat iudicem. ()
La paura dell'innocente è la condanna del giudice![1]
L’innocente che ha paura condanna il giudice.[2]
  • Ubi coepit ditem pauper imitari, perit. ()
Quando il povero vuol fare il passo del signore, va certamente in rovina.
Quando il povero vuole imitare il ricco finisce male![1]
Quando il povero vuol imitare il ricco, è spacciato.[2]
  • Utrumque casum aspicere debet, qui imperat. ()
Chi governa deve esaminare ogni aspetto della questione![1]
Chi comanda deve considerare il pro e il contro.[2]

V[modifica]

  • Voluptas e difficili data dulcissima est. ()
Il piacere ottenuto con difficoltà resta sempre il più gradito![1]
Il piacere più dolce è di aver superato una cosa difficile.[2]
  • Verum est, quod pro salute fit mendacium. ()
Diventa vera la menzogna detta per salvare la pelle![1]
Quando si tratta della nostra salvezza anche la bugia diventa verità.[2]
  • Voluntas impudicum, non corpus facit. ()
È la volontà e non il corpo a rendere l'uomo disooluto![1]
È la volontà e non la carne che rende impudichi.[2]
  • Virtuti melius quam fortunae creditur. ()
È preferibile affidarsi al proprio coraggio che alla fortuna![1]
È meglio affidarsi alle proprie capacità che alla sorte.[2]
  • Verbum omne refert, in quam partem intellegas. ()
È importante che di ogni parola si capisca il senso con cui viene detta![1]
È importante sapere che significato dai ad ogni parola.[2]
  • Virum bonum natura, non ordo facit. ()
È la natura e non il ceto che fa l'uomo dabbene![1]
È la natura e non la posizione che fa l’uomo buono.[2]
  • Veterem ferendo iniuriam invites novam. ()
Tollerando una vecchia offesa, te ne tiri addosso una nuova![1]
Sopportando una precedente offesa, inviti ad una nuova.[2]
  • La vista dei beni ottenuti per le nostre capacità, dà gioia al lavoro.[2]
Virtutis spolia cum videt, gaudet labor. ()
  • Virtutis vultus partem habet victoriae. ()
L'atteggiamento del volto ha la sua parte di merito nella vittoria![1]
Anche l’aspetto del valore ha parte nella vittoria.[2]
  • Virtute quod non possis, blanditia auferas. ()
Quello che non si riesce ad ottenere con la forza la si ottiene con le lusinghe![1]
Otterrai colle carezze ciò che non puoi avere col valore.[2]
  • Voluptas tacita metus est mage quam gaudium. ()
Un desiderio nascosto indica più paura che gioia![1]
Un piacere che non si rivela indica più paura che gioia.[2]
  • Viri boni est nescire iniuriam pati. ()
È proprio dell'uomo onesto non saper fare un'ingiustizia![1]
L'uomo probo non sa far ingiustizia.[2]
  • Vultu an natura sapiens sis, multum interest. ()
C'è grande differenza tra l'essere e il sembrare saggio![1]
C’è una bella differenza fra l’essere saggi per natura o solo all’apparenza. [2]
  • Virtuti amorem nemo honeste denegat. ()
Nessuno oonestamente può negare amore alla virtù![1]
Nessuno può onestamente non amare la virtù.[2]

Citazioni errate[modifica]

  • La calamità è motivo di virtù.
Calamitas virtutis occasio est.
Citazione falsamente attribuita a Publilio Siro. Essa appartiene invece al De providentia di Seneca (IV, 6).[19]
  • Odi praecoci puerulos sapientia.
Odio i fanciulli di saggezza precoce.[20][21][22]
Citazione falsamente attribuita a Publilio Siro. Proviene dalla tradizione comica precedente a Siro di autore ignoto.[23]
  • Tu non puoi deviare dalla tua sorte: essa ti sta vicino.[24]
Aberrare a fortuna tua non potes, obsidet te.
Citazione falsamente attribuita a Publilio Siro. Essa appartiene invece al De clementia di Seneca (I, 8).[19]

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu bv bw bx by bz ca cb cc cd ce cf cg ch ci cj ck cl cm cn co cp cq cr cs ct cu cv cw cx cy cz da db dc dd de df dg dh di dj dk dl dm dn do dp dq dr ds dt du dv dw dx dy dz ea eb ec ed ee ef eg eh ei ej ek el em en eo ep eq er es et eu ev ew ex ey ez fa fb fc fd fe ff fg fh fi fj fk fl fm fn fo fp fq fr fs ft fu fv fw fx fy fz ga gb gc gd ge gf gg gh gi gj gk gl gm gn go gp gq gr gs gt gu gv gw gx gy gz ha hb hc hd he hf hg hh hi hj hk hl hm hn ho hp hq hr hs ht hu hv hw hx hy hz ia ib ic id ie if ig ih ii ij ik il im in io ip iq ir is it iu iv iw ix iy iz ja jb jc jd je jf jg jh ji jj jk jl jm jn jo jp jq jr js jt ju jv jw jx jy jz ka kb kc kd ke kf kg kh ki kj kk kl km kn ko kp kq kr ks kt ku kv kw kx ky kz la lb lc ld le lf lg lh li lj lk ll lm ln lo lp lq lr ls lt lu lv lw lx ly lz ma mb mc md me mf mg mh mi mj mk ml mm mn mo mp mq mr ms mt mu mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt nu nv nw nx ny nz oa ob oc od oe of og oh oi oj ok ol om on oo op oq or os ot ou ov ow ox oy oz pa pb pc pd pe pf pg ph pi pj pk pl pm pn po pp pq pr ps pt pu pv pw px py pz qa qb qc qd qe qf qg qh qi qj qk ql qm qn qo qp qq qr qs qt qu qv qw qx qy qz ra rb rc rd re rf rg rh ri rj rk rl rm rn ro rp rq rr rs rt ru rv rw rx ry rz sa sb sc sd se sf sg sh si sj sk sl sm sn so sp sq sr ss st su sv sw sx sy sz ta tb tc td te tf tg th ti tj tk tl tm tn to tp tq tr ts tt tu tv tw tx ty tz ua ub uc ud ue uf ug uh ui uj uk ul um un uo up uq ur us ut uu uv Citato in Le Sentenze, ed. Pievedirevigozzo.org.
  2. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu bv bw bx by bz ca cb cc cd ce cf cg ch ci cj ck cl cm cn co cp cq cr cs ct cu cv cw cx cy cz da db dc dd de df dg dh di dj dk dl dm dn do dp dq dr ds dt du dv dw dx dy dz ea eb ec ed ee ef eg eh ei ej ek el em en eo ep eq er es et eu ev ew ex ey ez fa fb fc fd fe ff fg fh fi fj fk fl fm fn fo fp fq fr fs ft fu fv fw fx fy fz ga gb gc gd ge gf gg gh gi gj gk gl gm gn go gp gq gr gs gt gu gv gw gx gy gz ha hb hc hd he hf hg hh hi hj hk hl hm hn ho hp hq hr hs ht hu hv hw hx hy hz ia ib ic id ie if ig ih ii ij ik il im in io ip iq ir is it iu iv iw ix iy iz ja jb jc jd je jf jg jh ji jj jk jl jm jn jo jp jq jr js jt ju jv jw jx jy jz ka kb kc kd ke kf kg kh ki kj kk kl km kn ko kp kq kr ks kt ku kv kw kx ky kz la lb lc ld le lf lg lh li lj lk ll lm ln lo lp lq lr ls lt lu lv lw lx ly lz ma mb mc md me mf mg mh mi mj mk ml mm mn mo mp mq mr ms mt mu mv mw mx my mz na nb nc nd ne nf ng nh ni nj nk nl nm nn no np nq nr ns nt nu nv nw nx ny nz oa ob oc od oe of og oh oi oj ok ol om on oo op oq or os ot ou ov ow ox oy oz pa pb pc pd pe pf pg ph pi pj pk pl pm pn po pp pq pr ps pt pu pv pw px py pz qa qb qc qd qe qf qg qh qi qj qk ql qm qn qo qp qq qr qs qt qu qv qw qx qy qz ra rb rc rd re rf rg rh ri rj rk rl rm rn ro rp rq rr rs rt ru rv rw rx ry rz sa sb sc sd se sf sg sh si sj sk sl sm sn so sp sq sr ss st su sv sw sx sy sz ta tb tc td te tf tg th ti tj tk tl tm tn to Citato in Sententiae, ed. Edoardo Mori.
  3. Citato in 5000 proverbi e motti latini, a cura di Gabriele Nepi e Angelo Paredi, Hoepli, 2006; p. 165.
  4. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  5. a b c Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921.
  6. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  7. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  8. Versione di Johann Wolfgang von Goethe in Maximen und Reflexionen: (DE) "Das kleinste Haar wirft seinen Schatten".
  9. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  10. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  11. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  12. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  13. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  14. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  15. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  16. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  17. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  18. Vedi la voce di Wikipedia su questa citazione.
  19. a b Vedi l'elenco completo delle citazioni falsamente attribuite a Publilio Siro.
  20. Citato in Apuleio, De magia, Progetto Ovidio, 2002, LXXXV
  21. Citato in Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia, Newton Compton Editori, p. 59, 2012. ISBN 8854138452 (Anteprima su Google Libri)
  22. Citato in Abraham Cowley, Naufragium Ioculare, atto II, scena 2 (Gnomicus), 1638
  23. Vedi ebooksread.com
  24. Da SentieriDellaMente.it (III, 6, 2)

Bibliografia[modifica]

Per le citazioni in latino[modifica]

Per le citazioni latine errate[modifica]

Per la traduzione italiana[modifica]

  • Publio Sirio, Le Sentenze Archiviato, traduzione di Antonio Cavanna (Pievedirevigozzo.org) ripresa da:
    • Publilio Siro, Le Sentenze volgarizzate da Pietro Canal, Padova, 1871;
    • Publilio Siro, Le Sentenze di Publilio Siro tradotte dal dottore Carlo-Ludovico Bertini, tipografia F.lli Lobetti-Bodoni, 1884.

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