Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*La grandezza di Gaber si misurava proprio nella sua capacità di scrivere solo quando aveva qualcosa da dire, e di farlo scegliendo i temi da trattare senza calcoli sulle reazioni che avrebbero suscitato o il successo che avrebbero potuto avere. Quando poi a tutto questo aggiungi una sincerità di fondo, quella passione che in Gaber si avvertiva, allora nascono opere che sanno essere specchio di un'epoca. ([[Luca Barbarossa]])
*La grandezza di Gaber stava proprio nel saper arrivare al nocciolo di questioni importanti, universali, restando però comprensibile. Un impegno durissimo, una sfida a lunga scadenza, nell'affrontare la quale occorre essere pronti sia a sperimentare più strade finché non ci trova quella giusta, sia a limare. Limare continuamente per giungere al punto della questione da affrontare e capire "come affrontarla". ([[Andrea Mirò]])
*La mia fantasia viene continuamente abbracciata dalla dialettica senza confine di questo meraviglioso uomo di musica: a una voce dello stato borghese ormai irrispettoso, Gaber ha offerto una morale che risolvesse il potere e l'antipotere. Alle nostre risposte egoiste Gaber ha offerto il sarcasmo, quello in cui si nascondeva la soluzione definitiva: il sentimento. [...] Oh, Gaber, tu eri quello che un artista riesce a scoprire nell'anima del mondo sapendo che l'anima del mondo è sempre dalla parte sua. ([[Fernanda Pivano]])
*Le sue critiche spesso erano anche apprezzate proprio perché da una parte pizzicava e dall'altra era compagno di strada. Dava sfogo sul palco a quanto potevamo abitualmente solo sussurrare tra amici, o nei momenti di disperazione. ([[Romano Madera]])
*Leggeva e interpretava con attenzione e coscienza quanto accadeva, e lo comunicava nei teatri. Veniva con me dalla canzonetta, come me aveva fatto un salto per abbandonare gli stereotipi del pop dell'epoca, però il suo salto era stato lunghissimo. Non era più un cantante ma un attore. ([[Ricky Gianco]])
*[Q]uando cantava la solitudine faceva scorgere in essa anche una possibile, straordinaria consapevolezza: quella di volerla. Di volere quella solitudine in cui ci si sa bastare, e non si cerca a tutti i costi qualcuno che ci somigli. Finendo col buttarci via. ([[Mietta]])
*Resta il suo grido di quanto la persona, oggi, sia umiliata. In politica, in televisione, dal mercato. La sua denuncia di come esista a volte persino un gioco ad autoumiliarsi. Resta anche, però, il concetto che la persona non deve venire umiliata. [...] Tutto è un problema se si perde di vista la persona, se non si ritorna a un modello culturale che la metta al centro del vivere. ([[Gherardo Colombo]])
*Ricordo con emozione le sue proteste, le sue disperazioni, le sue speranze: non mi ha mai delusa. Aspettavo tremante la prossima rivelazione dei suoi sogni, delle sue delusioni, dei suoi scontri. ([[Fernanda Pivano]])
*Ripenso a Giorgio Gaber e mi viene in mente [[Ugo Tognazzi]], perché entrambi hanno saputo cambiare pelle più volte. Dall'avanspettacolo al varietà a Cannes. Dal rock snodato con [[Enzo Jannacci|Jannacci]] e [[Adriano Celentano|Celentano]] alla prima serata televisiva al teatro canzone. Restando sempre se stessi, anche negli errori. Ripenso a Giorgio Gaber e mi viene in mente [[Beppe Grillo|Grillo]]. Gaber, soprattutto dopo le prime speranze frustrate di cambiamento, era diventato un antipolitico ante litteram, che lanciava attacchi veementi contro ogni schieramento. Tanto che oggi tutti, dalla sinistra alla destra a [[Comunione e Liberazione]], tendono a spartirsene le vesti, dicendo «Era uno dei nostri», come hanno fatto anche con [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]. Quest'anno è uscito persino un articolo dell'Osservatore Romano pieno di lodi e che ho trovato sconcertante. Gaber aveva di sicuro un pubblico più colto, meno schiumante, rumoroso e ingenuo di quello di Grillo. Ma sono i frutti di tempi diversi. ([[Tommaso Labranca]])
*Sento forte il rimpianto di non aver potuto conoscere Giorgio Gaber. È quasi un senso di colpa, perché da quando ho iniziato ad ascoltare la sua musica ho scoperto un mondo artistico nuovo, di grande interesse, legato più al peso dei testi che non a quello della musica. Un mondo che però mi appassiona proprio per questo, perché io ho sempre lavorato al contrario, sono sempre stata attratta più dalle note che non dalle parole. [...] Perché io, che molti definiscono cantante dell'amore per eccellenza, da Gaber ho imparato pure su questo fronte. Ho capito che l'amore si può cantare anche senza cantarlo, a volte. E ora penso quanto sarebbe bello se riuscissi a riportare tutti questi suoi insegnamenti nel mio mestiere. Per essere più profonda nei testi e nei sottintesi, per trasmettere emozioni e valori della vita anche tramite la semplicità della musica leggera, come riusciva a fare Gaber. ([[Laura Pausini]])
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