Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Ho amato moltissimo Giorgione, anche se non sempre siamo stati d'accordo. Naturalmente, mi verrebbe da dire. Giacché nel momento in cui lui mi scriveva che la nostra generazione aveva perso, uno come me non poteva che dissentire. [...] E la "sconfitta" da lui cantata allora è una presa di coscienza: della mancanza di continuità fra quello che si mise in gioco nel [[Sessantotto]] e quanto non si è messo in gioco dopo. [...] Giorgione, in realtà, era un contestatore permanente. E proprio per questo a volte persino noi lo trovavamo fuori dal coro. Era un anticipatore, contestatore nel senso etimologico profondo (da ''contestor'': "chiamo in testimonianza"). ([[Mario Capanna]])
*Ho sempre considerato Giorgio Gaber un cercatore. Un uomo che cercava di capire la realtà, che cercava dentro e fuori da se stesso. E, cercando, Gaber molte cose le ha trovate. Ma di lui mi ha soprattutto colpito l'incredibile talento di trovarle prima. Di anticipare il futuro dell'arte, fare esperienze che anche altri hanno fatto, ma farle molto prima di loro. ([[Claudio Baglioni]])
*I suoi anni post-Sessantotto sono stati anni di dubbio, di pathos, di sofferenza, nei quali il suo giudizio sulla società si è fatto certamente sempre più severo, mantenendosi però sempre e fin dall'inizio libero da preconcetti e pregiudizi, da ogni tipo di ideologia. [...] La differenza vera fra Gaber e, per esempio, Dario Fo è proprio questa. ([[Paolo Bosisio]])
*Il caso di Gaber era particolare: perché la sua arte, pur mantenendo i connotati tipici dell'espressione musicale pura da cui poi era partito, aveva al tempo stesso anche un'anima teatrale. Correva su un doppio binario, potrei dire, e dunque la genialità del Signor G è stata nel saper sviluppare quell'anima teatrale restando fedele alla propria natura di artista formatosi su un linguaggio prettamente musicale. ([[Giovanni Allevi]])
*Il modo in cui faceva uscire il fiato, l'uso che faceva della voce, il senso che dava a ogni singola parola, ancora oggi bastano per capire cosa volesse dire esattamente. Tanto che non penso sia necessario rivederlo in immagine per capire il senso delle sue opere. Basta ascoltarne i dischi. ([[Andrea Mirò]])
*In Gaber il [[coraggio]] prendeva [...] molte forme: il coraggio di essere liberi, di non appartenere a nessuna delle nostre numerose conventicole. Il coraggio dell'[[ironia]], della sincerità assoluta. [...] Inoltre Gaber ha avuto anche il coraggio di inventarsi un genere, il Teatro Canzone, allora considerato molto trasgressivo, anche troppo. Dal pubblico della canzone come da quello del teatro. ([[Curzio Malaparte]])
*In Gaber la solidarietà tra [[parola]] e suono diventa gesto e luogo in cui spingere il canto: ed ecco nascere il Teatro Canzone, il cabaret intelligente fatto di suono e di satira, di pianto quotidiano e sorriso ancestrale, di quadro d'autore e canzone popolare. Con Giorgio Gaber la parola percorre lo spazio del vivere e ne appassiona il dialettico incontro con la voce del cuore: proprio come chi sa che la parola è un pigiama di seta, e la notte l'altare che ne assume i contorni. ([[Mango (cantante)|Mango]])
*Io l'ho visto una volta sola in vita mia, quando l'ho intervistato per ''[[la Repubblica (giornale)|la Repubblica]]'' nel 1998, e di lui mi colpì soprattutto la totale equidistanza dalla politica. Che non credo fosse geometrica, nel senso che non penso proprio che Gaber facesse calcoli su quanto lo separava dalla destra e quanto invece dalla sinistra. Mi sembrò un atteggiamento interiore, una categoria dello spirito che segnava la sua alterità assoluta da un far politica nei partiti. [...] Non c'era in lui snobismo, né atteggiamento di superiorità nei confronti dei politici. Però, un certo disprezzo per come si era degradata la politica, questo lo si avvertiva. [..] Certo, l'equidistanza costa, anche perché presuppone un livello culturale e morale veramente molto superiore alla media, in una società infestata come la nostra, ovunque si vada, dalla politica. [...] Per me somigliava molto a [[Indro Montanelli]], e pure questo è curioso, perché Montanelli veniva da destra, mentre Gaber veniva da sinistra. Eppure, grazie al loro essere equidistanti nello spirito da ogni partigianeria, erano arrivati esattamente alle stesse conclusioni, riguardo questo nostro assurdo Paese. ([[Marco Travaglio]])
*I suoi anni post-Sessantotto sono stati anni di dubbio, di pathos, di sofferenza, nei quali il suo giudizio sulla società si è fatto certamente sempre più severo, mantenendosi però sempre e fin dall'inizio libero da preconcetti e pregiudizi, da ogni tipo di ideologia. [...] La differenza vera fra Gaber e, per esempio, Dario Fo è proprio questa. ([[Paolo Bosisio]])
*L'abbiamo frantumato quel "noi" verso cui Gaber ci conduceva. Lui ci voleva portare nei nostri singoli io, dentro a ciascuno dei quali ci sono religione, spiritualità, sensibilità artistica, politica stessa, per ricercare, insieme un "noi" diverso, che veramente liberasse e coinvolgesse tutti gli io. E invece siamo arrivati a nuovi "noi" spaventosi, che si isolano a vicenda, capaci persino di razzismo e violenza. Siamo arrivati a chiederci se la libertà dell'uomo sia una faccenda "politica" o "antipolitica". ([[Gad Lerner]])
*L'idea di rileggere la tradizione sarebbe anche lodevole, ma è difficile: come fai a rileggere Gaber? Era unico. ([[Ivano Fossati]])
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