Modi di dire napoletani

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Raccolta di modi di dire napoletani.

A[modifica]

  • 'A Bella 'Mbriana.[1]
La fata benefica, protettrice della casa che frequenta.
  • A 'bbona 'e Ddio.[2]
Vada come vada.[3]
  • A botta 'e stiente.[4]
A furia (colpo) di stenti. Con enorme fatica.
  • 'A capa 'e l'ommo è na sfoglia 'e cepolla.[5]
La testa dell'uomo è (sottile come) una pellicola (brattea) di cipolla.
Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente.
  • 'A carne asotte[6] e 'e maccarune 'a 'coppa.[7]
La carne sotto e i maccheroni sopra.
Le capacità, i meriti non sono né riconosciuti né valorizzati mentre i mediocri e gli incapaci avanzano. Più in generale si dice di cose che vanno o vengono fatte alla rovescia.
  • 'A cera se struja e 'o muorto nun cammina.[8]
La cera si consuma e il funerale (il morto) non avanza.
Si è tutto arenato, ci si perde in troppi indugi, si perde tempo inutilmente.
  • A chi tanto, e a chi niente.[9]
(La vita è ingiusta), ad alcuni dà tanto, ad altri niente.
  • A cche serve u pparlà?[10]
A cosa serve il parlare?
È inutile parlare se chi ci ascolta non vuole capire. Oppure: Non c'è bisogno che tu mi dica altro, ho capito tutto e farò tutto il possibile per aiutarti.[11]
A pennello, alla perfezione. Es. È ghiuto tutto a ciammiello. Sto vestito me sta a ciammiello. (È andato tutto liscio, alla perfezione. Questa giacca mi sta a pennello.)
  • 'A ciuccia 'i Fechella: 99 chiaie e 'a cora fràceta![14]
L'asina di Fichella: 99 piaghe e la coda fradicia!
Si dice ironicamente del malato immaginario che si sente colpito da ogni male possibile.
  • ‘A copp' ‘a copp'.[15]
(Da) sopra (da) sopra.
Superficialmente, approssimativamente. Fa na cosa 'a copp' 'a copp': Fare qualcosa senza curarla, completarla in ogni dettaglio, farla approssimativamente.
A cuore a cuore.
Teneramente abbracciati.[17]
  • A craie[18] a craie, comm' 'a curnacchia.[19]
A domani a domani, come la cornacchia.
Si dice con ironia di chi se la prende comoda e rimanda sempre tutto senza realizzare nulla.[20]
Nella parlesia:[23]la chitarra.
  • Â faccia 'e chi ce vò male.[24]
Alla faccia di chi ci vuole male!
  • A faccia mia sott' e piede vuoste.[24]
La mia faccia sotto i Vostri[25] piedi.
Esagerando con un pizzico di benevola ed amichevole ironia: Non pensate neppure remotamente che le mie parole, il mio comportamento, la mia iniziativa costituiscano un'implicita contestazione del Vostro prestigio, della Vostra autorevolezza, della Vostra intelligenza. È fuori discussione che resto sempre un passo indietro rispetto a Voi e sottoposto in ogni momento alla Vostra autorità.
  • 'A fessa è gghiuta 'mmano a 'e criature.[26]
La vulva è finita nelle mani dei bambini.[27]
Quando si affidano cose a chi non ha capacità per gestirle.
  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.[28]
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
  • 'A fraveca 'e ll'appetito.[29]
La fabbrica dell'appetito.
Persona di formidabile appetito, difficile da saziare.
  • A funa è corta e 'o puzzo è funno.[30]
La fune è corta ed il pozzo è profondo.
Si dice quando due circostanze avverse concomitanti rendono impossibile realizzare qualcosa.
  • 'A guapparia 'e Peppe Nasella: accerette 'a gatta dint' 'a senga d' 'a porta.[31]
La prodezza di Peppe Nasella: uccise la gatta nello spiraglio della porta.
Si dice per per prendere in giro chi si gloria, senza averne alcun motivo, di aver fatto qualcosa di straordinario.
  • A la babbaloscia.[32]
Pigramente, svogliatamente
  • 'A iurnata è 'nu muorzo.[33]
La giornata è un morso. (È breve, vola via in un baleno).
A lucchetto.
Alla perfezione. A pennello. Es. È ghiuto tutto a licchetto. (È andato tutto alla perfezione.)
  • A mala nuttata e a' figlia femmena![35]
La cattiva nottata e la figlia femmina.
Due fatti, due circostanze negative concomitanti o in immediata successione. Un duplice guaio.
  • 'A mamma e figlia.[36]
La mamma e figlia.
Le antiche due bustine per la preparazione della Idrolitina.
  • A' maronn v'accumpagna.[37]
[Al congedo, si augura a chi parte] Che la Madonna vi accompagni (e vi protegga).
  • A mente a mente.[38]
Essere proprio sul punto di ricordare qualcosa e poi farselo sfuggire dalla mente.
  • A mise 'a lengua into 'o pulito.[39]
Ha messo la lingua nel pulito.
Si dice con ironia, di chi, risalito, arricchitosi, si dà arie da gran signore parlando in un italiano pieno di errori.
  • 'A mosca dint'o viscuvato.[40]
La mosca nel palazzo vescovile.
Un'inezia in un'enormità, una goccia nel mare. Pare (o è gghiuta) 'a mosca dint' 'o viscuvato. Pare (o è andata) la mosca nel vescovato: una piccola razione di cibo per saziare una fame da lupo.
La musica giapponese.
Sorta di rumoroso frastuono creato per lo più da bande di scugnizzi (la più famosa delle quali proveniva dal quartiere di Barra) con voce, rudimentali strumenti a percussione e a fiato in occasione della Festa di Piedigrotta. Pare 'a musica giappunese: locuzione con cui ci si riferisce ad una riunione, un assembramento di persone chiassose e moleste o ad un'esecuzione musicale disarmonica, raffazzonata, sgradevole.
  • 'A na recchia me trase e all'ata me jesce.[43][44]
Da un orecchio mi entra e dall'altro mi esce.
Non faccio alcun conto di quello che dici.
  • A nu mantiello 'i prèvete se nne fa na scazzette.[45]
Da un mantello di prete, se ne fa una scarsella [borsellino].[46]
Si dice con ironia di chi allestisce grandi preparativi per poi ottenere scarsi risultati.
  • A nu palmo d'o culo mio chi fotte, fotte.[47] oppure: A 'nu parmene d' ' o culo mio fotte chi vo'.[24]
Ad un palmo dal mio didietro, chiunque vuole copuli.
Lontano da me e fintantoché non subisco alcun danno diretto faccia pure ognuno a suo bell'agio quello che più gli aggrada.
  • 'A 'o munno 'a verità.[48]
Al mondo della verità (all'altro mondo). Mo' stà a 'o munno 'a verità (Non è più in questo mondo. Adesso è nel mondo della verità, è all'altro mondo).
  • A pesielle pavammo.[49]
Pagheremo al tempo dei piselli.[50]
Pagheremo quando gli affari andranno bene.[51]
  • A ppiede chiuppe.[52]
A pié pari.
  • A primma botta. [53]
Al primo colpo.
  • A refrische 'e ll'anime d'o priatorio.[54]
A suffragio (refrigerio) delle anime del Purgatorio.
Formula che ricorre nelle preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio.[55]
La rete.
La squadra mobile, nel gergo della malavita antica.
La santa croce.
Il sillabario.
La scimmia sul trespolo (cilindrico rotante).
Una persona estremamente brutta e sgraziata.
  • 'A sciorte 'i cazzette: iette pe ppiscià e se nne carette.[60]
La fortuna di cazzetto: andò per urinare e (il pene) se ne cadde.
Essere incredibilmente scalognati, presi di mira spietatamente, fino e oltre l'inverosimile dalla più nera sfortuna.
  • 'A signora 'e quatti-quatte.[61]
La signora con quattro quarti di nobiltà,.
Signora blasonata (detto ironicamente).
  • 'A siè Giustina.[62]
La Signora Giustina.
La Giustizia, nel gergo della malavita antica.
  • 'A soccia mana sta 'int' 'e Guantare.[5]
La tua stessa mano sta nei Guantai.
Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. L'espressione è riferita a un persona che rinvia a lungo i pagamenti.
A spaccatrottola.
Agire o parlare a casaccio.
  • A stracce e petacce.[65]
A stracci e brandelli.
  • 'A tale e quale.[36]
La tale e quale.
La fotografia.
  • 'A ting-tang.[5]
La bicicletta.
  • 'A trummetta 'a Vicaria.[66]
La trombetta (il banditore, l'araldo) del Tribunale della Vicaria.
L'indiscrezione in persona, il pubblico banditore, l'infaticabile divulgatore, lo strombazzatore degli altrui segreti. Si dice anche di chi parla con voce assordante.
Ad occhio di maiale.
Abbondevolmemente, A scialacquo, A josa, Alla grossa, Largamente, Prodigalmente, Senza risparmio.[69]
In abbondanza, copiosamente, prodigalmente.
  • A zizzona e battipaglia.[71]
'A zizzona 'e Battipaglia: La grande mammella di Battipaglia.
Mozzarella di bufala di Battipaglia di notevoli dimensioni (fino a 5 Kg), sormontata al centro da una sporgenza a forma di capezzolo.
  • Abbafà 'i zìfere 'i viente.[72]
Gonfiare di zefiro di vento.[73]
Riempire, farcire, saturare, subissare qualcuno di vacue chiacchiere, di vane promesse, vantando di capacità e prospettando imprese del tutto immaginarie; sommergerlo, quindi, in un diluvio di colossali menzogne.
Taccarià: tagliuzzare. L'abate Taccarella è chi, per innata vocazione, è solito parlar male degli altri. In Puoti, Vocabolario domestico napolitano-italiano: Chi parla assai e senza verun fondamento.
Ecce Homo.
Pestato a sangue.
Ammazzati!
Ingiunzione perentoria di andarsene a quel paese...
  • Accuncià quatt'ova int'ô piatto.[78]
Aggiustare quattro uova nel piatto.
Mettere ordine nelle proprie faccende.
La parte superiore, la sommità, la parte che "affiora", la colmatura di un recipiente, di un contenitore.
Il meglio del meglio e, in senso antifrastico, il peggio. Âccuppatura d' 'a spasa 'e frutte. La parte superiore della cesta dei frutti: i frutti più belli disposti dai fruttivendoli bene in vista, sulla parte più alta della cesta. / È âccupparura d' 'e 'mbrugliune, d' 'e mariuole. È il fior fiore, il peggio degli imbroglioni, dei ladri.
  • «Acquajuo', ll'acqua è fresca?» «Manc' 'a neve!»[80]
«Acquaiolo, l'acqua è fresca?» «Neppure la neve (lo è altrettanto)!»
Come chiedere all'oste se il suo vino è buono.
  • Acquitamme 'a criatura![81]
Acquietiamo la creatura, il bambino!
Si dice con ironia a chi, montato su tutte le furie, non ascolta ragioni e non può essere placato in nessun modo. Si dice anche quando si chiede comprensione per qualcuno.[82]
  • Adderizzete tubbo, ca faie difette![83]
Raddrìzzati, cappello (a tubo), che fai difetto![84]
Si dice per prendere in giro chi si dà delle arie camminando in modo troppo impettito; con le stesse parole in passato le persone del popolo si facevano beffe dei signori che portavano la tuba (cappello) un po' inclinata di lato per darsi più aria.[85]
  • Addò l'haie fatto 'o pumpiere? Int''a vasca d''e capitune?[86]
Dove l'hai fatto il pompiere? Nella vasca dei capitoni?
Si dice per prendere in canzonatura chi dà prova di non saper fare il suo mestiere.
Dove va. Dove il vino va, dopo averlo bevuto, fa salute. Si dice in risposta a chi, alzato il bicchiere per un brindisi, augura: Salute! Ed anche: Cin-cin!, Alla salute! Prosit!, ma "nel senso che l'implicito augurio vada per ognuno nella auspicata, opportuna direzione.[88]"
Addó vaie c' 'o ciuccio? Dove vai con l'asino?
Sta' attento, bada a quello che fai, ti stai mettendo in una sistuazione difficile, rischiosa, pericolosa!
  • Addò vede e addò ceca.[91]
Dove vede e dove è cieco.
Riferito a persona non imparziale: pronta a vedere, riconoscere qualcosa quando gli fa piacere o comodo; completamente cieco, in caso contrario, anche di fronte all'assoluta evidenza.
  • Aglie, fravàglie e fattura ca nun quaglie[92].[93]
Aglio, fragaglia, e fattura che non coglie.
Formula contro il malocchio.
  • Agniento de la guàllera.[94]
Unguento per l'ernia.
Farmaco, cosa, provvedimento inefficace.
  • Aiutammo 'a varca![95]
Aiutiamo la barca!
Esortazione a dare un aiuto a provvedere alle necessità della famiglia o per evitare il definitivo fallimento di un affare che ha preso una cattiva piega.
Alzare, caricarsi addosso. Aizà ncuollo e gghiresenne.[96] Fare i bagagli e andarsene. Aíza ncuollo e vattenne! Fai armi e bagali e vattene! Sparisci, togliti di torno! Aggio aizato ncuollo e me n'aggio ghiuto. Ho fatto armi e bagagli e me ne sono andato. Non sono rimasto un solo istante di più.
  • Aizammo 'stu cummò! [97]
Solleviamo questo canterano!
Facciamo questa pesante fatica! Facciamoci questa bella sgobbata!
  • 'Aje cacciato sta vongola![98]
Hai tirato fuori questa vongola!
Hai detto quest'assurdità, quest'enormità, questa bugia (anche: questa parolaccia)!
  • Alessio, Alè, e nu lucignolo ca mai fernisce![99]
Alessio [abbreviazione di "cantalesio": lunga cantilena[100]] Alè, è un lucignolo che non finisce mai!
Basta così, smettila con le tue lagne. Il tuo piagnisteo, le tue interminabili geremiadi mi hanno proprio annoiato!
  • All'anema da' palla![101]
Alla faccia della bufala![102]
Fare qualcosa alla sanfrasòn (sanfasòn o zanfasòn): farla alla carlona, in modo volutamente sciatto, superficiale, rozzo, con colpevole negligenza, trascuratezza.
Nella parlesia:[23]: la chitarra.
  • Allegrolillo o no poco sciasciariello.[105]
Allegro o un po' avvinazzato. Brillo, alticcio.
  • Allerta pe scummessa.[106]
In piedi per scommessa.
Stà allerta pe' scummessa. Stare, reggersi in piedi a stento, a malapena.
  • Allummarse dint'a l'acqua.[107]
Accendersi nell'acqua.
Adirarsi molto facilmente.
  • Ammesùrate 'a palla![108]
Misurati la palla!
Non fare niente senza riflettere, valuta prima esattamente la situazione e le tue reali possibilità.
  • Ammiscà 'a lana c'a seta.[109]
Confondere (mischiare) la lana con la seta.
Confondere cose o persone di ineguale e opposto valore, svalutando le migliori e sovrastimando le peggiori.
Affilare i denti.[111]
Accingersi ad un banchetto sibaritico, ad un lauto pasto.
Anima di Dio.
Il bambino.
Restare bloccato in gola, non poter ingoiare.
Sentire una forte frustrazione per non aver potuto ottenere qualcosa.
All'improvviso.
  • Appennere (Pusà) 'e Fierre a Sant'Aloja.[115]
Appendere (posare) i ferri a Sant'Eligio.[116]
Ritirarsi dall'attività lavorativa per raggiunti limiti di età, oppure, aver esaurito il desiderio sessuale per raggiunti limiti di età.
  • Appennerse p' 'e felinie.[117]
Appendersi alle (per le) ragnatele.
Arrampicarsi sugli specchi. Tentare, invano, di giustificarsi con argomenti inconsistenti, insensati, cavillosi, spiegazioni cervellotiche, astrusi sofismi, goffi funambolismi verbali.
  • [A] appesa 'e Pererotta.[5]
La salita di Piedigrotta.
L'ernia.
  • Appiccià 'na pippa.[118]
Accendere una pipa.
Attaccare, restare invischiati in un discorso interminabile.
Conficcare, aguzzare. Ma anche: perdere, rimetterci denaro. 'Nce aggio apizzato denare a zeffunno. Ci ho perso, rimesso un sacco di soldi.
Appizzà 'e recchie. Conficcare, aguzzare, appuntare, tendere le orecchie.
  • Appizzà ll'uocchie.[119]
Conficcare, appuntire gli occhi. Aguzzare lo sguardo.
Appoggiare l'alabarda.
Appójà 'a libarda: Mangiare a casa altrui, senza fare le spese.[123]Mangiare a scrocco. Mangiare a scrocco in modo esoso.
Fanfarone. Chiacchierone. Capintesta. Sopracciò. Caporione.
  • Armammece e gghiate![125]
Armiamoci e andate!
Discosto, lontano sia.
Formula deprecatoria: Non sia mai.
Truffa, frode, raggiro, furto.
  • Articolo quinto «Chi tène 'mmano ha vinto»[128]
Articolo quinto: chi ha in mano (possiede) ha vinto.
Chi possiede, ad esempio denaro, è in notevole vantaggio e detta legge.
La lucciola. Dalla formula magica asciacatascia, pronunciata anticamente dai bambini napoletani per catturare 'e luceluce le lucciole.[130]
Lascia fare alla Madonna.
Tutto si è risolto per il meglio; meno male oppure benissimo, è stata la Madonna a disporre tutto per il meglio!
Prosciugare il mare con la conchiglietta.
Perseguire un obiettivo impiegando mezzi manifestamente inadeguati.
Solaio e cielo.
Casa astreco (o asteco) e cielo. Abitazione, alloggio all'ultimo piano di un immobile.
Uccello in gabbia.
Il detenuto, nel gergo della malavita antica.
Di nascosto, senza dare nell'occhio, segretamente, molto segretamente.
  • Avanzaie Garibarde, avanze pure tu![137]
Avanzò Garibaldi, avanza anche tu!
Giocando sul doppio significato del verbo avanzà: avanzare, come Garibaldi nel 1860 e "avanzare" nel senso di essere creditore, si dice scherzosamente al commerciante che si intende comprare a credito.
  • Avimmo magnato, avimmo vippeto e c'è trasuto lo[89] riesto.[138]
Abbiamo mangiato, abbiamo bevuto e c'è entrato (rimasto) in tasca il resto.
Il bilancio dell'iniziativa, dell'operazione è stato positivo, vantaggioso.
Caspita! Accidenti!
  • Azzeccarse comm'a na sanguetta.[140]
Attaccarsi come una sanguisuga.
Seccare, annoiare smisuratamente, inesorabilmente.
  • Azzuppàrse 'o ppàne.[141]
Inzuppar(ci)si il pane.
Spassarsela, godersela un mondo; trovare grande gusto nell'attizzare e rinfocolare liti.

B[modifica]

Uomo grosso ed idiota, grosso e babbeo.
All'improvviso.
Bene mio e cuore mio.
Fare bene mio e core mio è il modo di agire dell'ipocrita che simulando un forte e disinteressato affetto per una persona e di averne a cuore gli interessi, mira in realtà unicamente a perseguire i propri egoistici scopi.
  • Bona mana a ffà zéppele.[144]
Buona mano a fare zeppole.
Tene 'na bona mana a ffà zeppele: ha una buona mano a fare zeppole. Si dice con ironia di chi è del tutto incapace di generosità, di chi è irrimediabilmente avaro.
  • Bona notte ai sunature![145]
Buonanotte ai suonatori!
Tutto è finito, non c'è più niente da fare, non c'è più speranza.
Il bosco.
Via Toledo, nel gergo della malavita antica.
Un intruglio.
  • Buone manche pe se fà mpennere.[148]
Buono neppure per farsi impiccare.
Una persona assolutamente insignificante, completamente inutile.
  • Buono sì, ma fesso no.[149]
Sono buono, non però sprovveduto.
Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare.

C[modifica]

  • Caccia' fuoco pe' l'uocchie.[150]
Gettare (tirare fuori) fuoco dagli (attraverso gli) occhi.
Essere adirato. Impiegato anche come iperbole.
Gazebo.[152]
  • Cammina jappica jappica.[153]
Cammina piano, passo dopo passo.
Non precipitarti.
Vivere giusto giusto ("preciso" "preciso").
Avere appena di che vivere, solo quello che è strettamente necessario.
"Testa eretta."
Testa calda, testa matta, persona capricciosa, focosa.
  • Capa 'e zì Vicienzo.[156]
Testa di zio Vincenzo.
Corruzione dell'espressione latina: caput sine censu, che designa il nullatenente.[157]
Testa o zucca vuota, cervello d'oca.[160]
Teste di pezze.
Con connotazione spregiativa: le suore.
  • Caporà è muorto l'Alifante.[162]
Caporale, è morto l'elefante.
È finita la pacchia.[163]
Uomo malvagio, duro, spietato, crudele.
Carta canta nel cannello.[166]
La cosa è certa, le prove sono solide ed inconfutabili.
Carta bianca.
Innocente, senza malizia.
L'avaro.
  • ['O] Casale 'e Nola.[169]
Il Casale di Nola.
Il fondo schiena.
Casale saccheggiato.
Stanza, ambiente in cui regna incontrastato il totale disordine, l'ingovernabile confusione, il caos.
  • Caso cuotto cu ll'uoglio.[171]
Formaggio cotto con l'olio.
Due persone assolutamente estranee sia per parentela che per affinità. "Caso cuotto co' ll'uoglio, frase vivacissima del nostro dialetto, colla quale s'intendono due che nulla abbiano, o abbiano avuto di comune fra loro, forse perché il formaggio (caso) che serve per tante vivande è così eterogeneo all'olio, che ancor[172] esso è molto adoperato nella cucina, da non poter essere mai cotti insieme.[173]"
  • Castagnelle p'abballà.[174]
Castagnette per ballare.
Le nacchere.
  • Cavaliè, 'a capocchia![175]
Cavaliere, il glande!
Formula di derisorio riguardo impiegata per ridimensionare chi si dà eccessiva importanza o ha un atteggiamento borioso, spocchioso (il glande è qui menzionato come sinonimo di stupidità). Al Cavalié si può sostituire il nome della persona derisa. Se, come prevedibile, l'interessato non è di animo stoico, è possibile la replica: Te va ncule e se scapocchia, e se fa tante na capocchie![176]: (Il summenzionato glande, descrivendo un'inusitata traiettoria) ti va "a tergo" e si danneggerà fino al distacco totale dalla sede anatomica di origine; distacco e "residenza" nella nuova sede peraltro pressoché irreversibili, giacché, una volta avvenute, per buona misura, "se fa tante na capocchie!", esso cioè si enfierà, tumefacendosi nella maniera più abnorme.
Piccolo membro di re.
Donzella.[179]
Si abbina bene, in modo armonico.
  • Cca 'e ppezze e cca 'o ssapone.[181]
Qui gli stracci, gli abiti smessi e qui il sapone.
Patti chiari: qui e subito ti do la merce e qui e subito devi darmi il denaro. Non vendo a credito.
  • Cca nisciuno è fesso.[182]
Qui nessuno è ingenuo.
  • Cca se ferma u rilorge![183]
Qui si ferma l'orologio!
È il massimo, l'eccellenza assoluta, il non plus ultra.
  • Ccà sotto non ce chiove.[184]
Qui sotto non ci piove.
Lo si dice puntando l'indice teso della mano destra sotto il palmo della sinistra rivolto verso il basso per dire che il torto subito non verrà dimenticato e che ci si vendicherà non appena se ne presenti l'occasione; magari int'a scurdata, a cose oramai dimenticate, quando meno l'avversario se lo aspetta.
  • Ca ssotto nun ce chiove, jevano ricenne 'e pisci sott'all'acqua. [185][wellerismo]
Qui sotto non ci piove, andavano dicendo i pesci sott'acqua.
Non sono disposto a dimenticare ed alla prima occasione mi vendicherò.
Qui ci sono i ragazzi vostri.
Io sono a vostra completa disposizione; non dovete far altro che chiedere, ogni vostro desiderio è per me un ordine.
  • Cchiú nera d' 'a mezanotte nun po' venì![188]
Più nera della mezzanotte non può venire!
Ormai non può andare peggio di così; superato questo momento può solo andare meglio.
  • Cetrulo nzemmentuto.[189]'
Cetrulo nzemmentuto è il cetriuolo andato in semenza, che per esser divenuto insipidissimo, non è più atto a mangiarsi. Perciò in senso traslato dinota una persona assolutamente stupida, e senza sale in zucca.
Che dieci.
Che cosa grande, grave[191]. Che pezzo di, che gran pezzo di.
Che (frottole) mi stai raccontando? Ma che me staje ammaccanno?! Ma cosa mi stai raccontando, che razza di assurdità, balle, fandonie vorresti farmi credere?!
  • Chella ca guarda 'nterra.[194]
Quella che guarda a terra.
La vagina.[195]
  • Chesta è 'a zita e se chiamma Sabella.[196]
Questa (questa che vedi, e solo questa) è la fanciulla e si chiama Isabella.
Eccoti quanto mi avevi richiesto, per te non posso altro, non chiedermi altro.[197]Più in generale: questa è la situazione e non ci sono alternative, non resta che prenderne atto ed accettarla così com'è. Ci si deve accontentare di ciò che si ha.
Chi mi ha accecato.
Chi me l'ha fatto fare.[199]
Chi viene dopo.
I posteri
  • Chi vene appriesso s'u chiagne.[201]
Chi viene dopo se lo piange.
Chi è addietro serri l'uscio, o Chi vien dopo serri la porta. / Saranno altri, quelli che verranno dopo, a sopportarne le conseguenze, a doversela sbrogliare.
Persona del tutto inconsistente. Eccelle incontrastato nella sua sola autentica dote: le inesauribili, vacue e inconcludenti chiacchiere.
  • Chiàgnene pure i pprete r'a via.[203]
Piangono anche le pietre della strada.
Al passaggio del corteo funebre piangono non solo le persone, ma anche le pietre della strada. Lo si dice, con enfasi, per dare risalto al dolore che si prova per la morte di una persona stimata e amata.
Nella parlesia:[23] il vino.
Chiudersi la lingua nel didietro.
Essere costretto a tacere (perché si ha manifestamente torto o si è in una posizione indifendibile, insostenibile).
  • Chillo ca cumbine tutte 'e guaie.[206]
Quello che combina tutti i guai.
Il pene.
Quello di sopra.
Dio.
  • Chino 'i vacantarìa.[208]
Pieno di vuoto.
Si dice ironicamente di qualcosa, come un contenitore, un recipiente, un locale completamente vuoti.
  • Chiò chiò parapacchiò, cevezo mio.[209]
Che gran scioccone sei, amico mio.
Persona rozza, goffa, stupida; zotico, tanghero.
  • Chiste è u paese 'i Mastu Rafele.[212]
Questo è il paese di Mastro Raffaele.
Qui ognuno fa i propri comodi, bada esclusivamente al proprio interesse e tutto, di conseguenza, versa nel più completo marasma.
Questi sono numeri!
È successo; sta accadendo qualcosa di così sorprendente, incredibile, inaudito che bisogna (attraverso la smorfia) tradurlo in numeri e giocarli al lotto! Roba da pazzi, roba da pazzi!
Ferire (a sangue scagliando una pietra) e medicare.
Dire una parola pungente, di critica, di rimprovero ed accompagnarla immediatamente, per attenuarne l'effetto, ad un'altra dolce, carezzevole, amichevole.
  • Cicchignacco 'ncopp' â vótta.[215]
«Cicchignacco» sulla botte.
oppure:
Cicchignacco 'int'â buttéglia.[216]
«Cicchignacco» nella bottiglia.
Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio». Locuzione riferita a personaggi di statura non alta e dal portamento goffo.
Ceci ammollati.
Cerimonie eccessive, moine, salamelecchi. Nun fà tutte 'sti ciceremmuolle! Non fare tutte queste cerimonie eccessive, tanti (finti) salamelecchi!
  • [Fà] Ciento mesure e uno taglio.[218]
(Fare) cento misure e un taglio.
Come i sarti che lavorano ripetutamente con metro e gesso prima di tagliare la stoffa, prepararsi con grande, eccessiva meticolosità, indugiando in minuziosi calcoli e prove prima di decidersi ad agire.
  • Ciuccio 'e carretta.[219]
Asino di carretta.
Uomo che lavora molto duramente.
Sussurrare, bisbigliare.
Sazio sazio (sazissimo). Rimpinzato ben bene. "Farse ciuotto ciuotto". Satollarsi, rimpinzarsi.
  • Cola mena a Ciccio e Ciccio 'a mena a Cola.[222]
Cola butta a Ciccio e Ciccio la butta a Cola.
Gettarsi reciprocamente la colpa addosso. Fare a scaricabarile.
  • Comme ‘a mettimmo nomme?[223]
Come le mettiamo nome? Come la chiamiamo? Come la battezziamo?
Come la mettiamo? Come la risolviamo? E poi che si fa? E adesso che si fa? Come se ne viene, verrà fuori? (col sottinteso che è estremamente difficile se non impossibile trovare una soluzione, venirne fuori ed è quindi mille volte preferibile evitare 'o 'mpiccio, il guaio.)
  • Comme 'avuote e comme 'o ggire, sempe sissantanove è.[224]
Come lo volti e come lo giri, sempre sessantanove è.
La cosa è assolutamente evidente, incontrovertibile, immutabile. Questa è la nuda evidenza, questi sono i fatti, non c'è modo di considerarli, interpretarli altrimenti.
Come Dio comanda.
A regola d'arte.
  • Comme mme suone tu, così t'abballo.[226]
A seconda di come suoni, così io ballo.
Prestazioni e compenso devono essere commisurati.
  • Comme me vide, me scrive.[227]
Come mi vedi, (così) mi scrivi.
Sono così come mi vedi, non ho nulla da nascondere.
Scopiazzatura. Fà copia cupiella. Copiare di nascosto. Scopiazzare.
Proprio sopra.[230].
"Berretti di pene."
Niente. Si nun fatiche te magne coppole 'e cazzo. Se non lavori, non mangi un bel niente.
Regalo natalizio.
  • Cricco, Crocco e Manecancino.[234]
(I Signori) Martinetto, Gancio e Mano con l'uncino.
La Banda Bassotti napoletana. Gente, quindi, da cui stare alla larga.
Cresci santo.
Equivalente dell'italiano: Salute! Si dice ai bambini, ai ragazzi (e talvolta, scherzosamente, anche agli adulti) che starnutiscono.
  • Cu 'e ppacche dint'a ll'acqua.[236]'
Con le natiche nell'acqua.
Sta' cu 'e ppacche dint'a ll'acqua. Essere in grande miseria.
  • Cu nna fúna 'ncànna.[237]
Con un cappio (fune) alla gola.
Fare qualcosa cu nna fúna 'ncànna: per costrizione, contro la propria volontà.
  • Cu 'o culo 'a fossa.[238]
Con il sedere nella fossa. Con il piede nella fossa. Stà cu 'o culo 'a fossa. (Essere prossimi alla morte).
  • Cu' 'o ttè' cu' 'o nnè, cu' 'o piripisso e cu' 'o papariallà!...[239]
Parole puramente onomatopeiche per denotare una persona assai brutta.[240]
  • Cu u cavalle 'i San Francische.[241]
Con il cavallo di San Francesco.
San Francesco, com'è ovvio, non possedeva cavalli; i piedi erano il solo mezzo di cui disponeva per viaggiare. Andare col cavallo di San Francesco significa quindi andare a piedi.
La Civetta di porto.
'A Cuccuvaia 'e puorto: una donna brutta, senza grazia, che porta male, paragonata alla scultura dell'aquila (scambiata dal popolo per una civetta) con le armi di Carlo V che sormontava la Fontana degli Incanti detta Funtana d' 'a cuccuvaja 'e puorto, la Fontana della civetta di porto, fatta costruire dal viceré Don Pedro de Toledo e collocata in passato in Piazza del Porto conosciuta anche come Piazza dell'Olmo.[243]
Sederi impeciati.
Antica locuzione per dire: gli Inglesi "perché sedendo sempre sul bordo delle navi i loro calzoni son macchiati di pece[245]."
Aquilone.
Ma anche: Lucanus cervus|cervo volante[130].
Comarella.
Ma anche: donnola, umanizzata come: "piccola donna"[130].
  • Cuncià 'ncordovana.[246]
Conciare alla maniera cordovana.
Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. Si riferisce alla cordovana, pelle di capra conciata a Cordova, un tempo molto costosa.
Piano piano, cautamente, garbatamente.
Involto di castagne lesse
L'umidità delle castagne deforma e affloscia il cartoccio che in più si tinge di macchie scure: Una donna priva di grazia e di bellezza.
Cornuto e bastonato
Il danno e, in più, anche le beffe.
  • Curto e male 'ncavato.[250]
Basso e cattivo.

D[modifica]

Don Luigi
Il portazecchini, il portamonete, nel gergo della malavita antica.
Da Battro a Tile.
Antica espressione impiegata col significato di: distanza grandissima, enorme fra due punti. Nel mondo intero, ovunque nel mondo.
  • Dà zizza pe ghionta.[253]
Dare mammella in aggiunta
Dare in aggiunta, per soprammercato.
(Dies irae) Dies illa.
Lamentazione lunga e monotona. Discorso noioso, solfa.
Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente. Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[256]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.
Dio.
Di incalcolabile grandezza
  • De gustibus non est sputacchiandum.[258]
Resa in chiave parodistica del latino De gustibus non est disputandum. (Proverbi latini). Lo si dice con molta ironia quando non si può o si è preferibile non consigliare chi si comporta in modo strano, dissennato, oppure si sa in anticipo che il nostro avvertimento non verrebbe tenuto in nessun conto.}}
Dieci.
Estremamente grande, con allusione alla grandezza più assoluta: Dio. Lo si usa anche quando, per riguardo, si vuole evitare di dire Ddie, con uguale significato di incalcolabile grandezza. Es.: Tu si' nu diece 'i fetente![257], anziché Tu si' nu Ddie 'i fetente![257] Sei un grandissimo mascalzone!; Tu si' nu diece 'i fesse![257], anziché Tu si' nu Ddie 'i fesse![257], Sei un fesso colossale; Agge pigliate na diece 'e paura![257], Ho preso un terribile spavento.
  • Dint' 'a na vutata d'uocchie.[259]
In un volgere di sguardo (Dentro una girata di occhi).
In un attimo.
  • Dio 'o sape e a Maronna 'o vere.[260]
Dio lo sa e la Madonna lo vede.
Si invocano così, nello sconforto, Dio e la Madonna, come ad implorarne l'intervento, quando si attraversa un momento particolarmente difficile.
  • Don Ciccillo Caramella.[261]
Persona vestita con dubbia eleganza.
  • Don Giuvanne u tène nnanze e u va ascianne arrete.[262]
Don Giovanni lo tiene davanti e lo cerca dietro.[263]
Con questa frase, che contiene un'evidente allusione maliziosa, si prende in giro chi cerca qualcosa che sta proprio sotto i sui occhi.
Don Salsiccia.
Uomo che non vale nulla.
  • Duorme, zetella, ca 'a sciorta veglia.[222]
Dormi, zitella, che la (sorte, fortuna) è desta.
(Detto con ironia) Certo, aspetta pure senza darti pena, quello che speri si avvererà...
  • Durmì c' 'a zizza mmócca.[265]
Dormire con la mammella in bocca (poppando beatamente).
Essere molto ingenui, non rendersi conto di nulla.

E[modifica]

  • È a luongo 'o fatto![266]
Il fatto, la faccenda va per le lunghe![267]
È asciuto 'o sole a mezanotte È sorto (uscito, spuntato) il sole a mezzanotte.
In una situazione disperata è capitata un'improvvisa fortuna, si è presentata un'insperata soluzione.
  • È asciuto pazzo 'o patrone.[269]
È impazzito il padrone.
Si dice di chi, specie se avaro, diventa improvvisamente ed esageratamente generoso con tutti.
Nella parlesia: i soldi.[23]
E bravo il fesso!
Si dice a chi pontifica enunciando le più lapalissiane ovvietà o sfoggia con grande vanto abilità alla portata di tutti.
Non ostante. Es: Viecchie e buono fatica ancora comm'a nu ciuccio. Anziano com'è, nonostante sia anziano, lavora ancora duro.
Dicendolo per i cani.
(Dicendolo (valga) per i cani, mai per gli uomini.) Formula di scongiuro: Che ciò non accada, non sia mai! Dio ne scampi!
  • 'E cazze ca abballano 'ncapa.[273]
I peni che ballano in testa.
Grandissime preoccupazioni. Tené 'e cazze ca abballano 'ncapa: essere assillati da grandissime preoccupazioni; l'opposto speculare di chi tene 'a capa fresca.
  • È fernuta 'a zezzenella.[274]
È finita (non ha più latte) la (piccola) mammella.
È finito il tempo delle vacche grasse. La pacchia è finita.
  • 'E ffodere cumbattono e 'e sciabbule stanno appese.[275]
I foderi combattono e le sciabole restano appese.
Chi dovrebbe eseguire un compito resta inattivo e chi non ha quest'obbligo è costretto a farsene carico.
  • È gghiuta 'a cart 'e musica 'mmane 'e barbiere.[39]
È andato a finire lo spartito in mano ai barbieri.
Si dice quando accade che qualcosa di importante finisca nelle mani di un incompetente.
  • 'E lente 'e Cavour.[5]
Gli occhiali di Cavour.
Le manette nel gergo della malavita.
  • È ll'aria c' 'o mena.[276]
È l'aria che lo porta.'
È nell'aria, si sente nell'aria, si avverte.
  • È ‘na mola fraceta.[277]
È una mola fradicia.
È uno scansafatiche.
  • È na varca scassata.[278]
È una barca rotta.
È un progetto, una realtà disastrosa. Fa acqua da tutte le parti.
("È notte il fatto") È una situazione terribile ed è estremamente difficile venir fuori.
  • ‘E pizzeche ncopp’’a panza.[106]
I pizzichi sulla pancia.
Darse 'e pizzeche 'ncopp' 'a panza: Darsi i pizzichi sulla pancia: rassegnarsi, sopportare con rassegnazione. "[...] nun ce steva niente 'a mangià e io stevo allerta pe scummessa, e me devo ‘e pizzeche ncopp’’a panza [...][280]. "[...] non c'era niente da mangiare e a stento mi reggevo in piedi e mi davo i pizzichi sulla pancia (sopportavo rassegnato) [...]"[281].
  • ‘E ranavuóttole ‘int’â panza.[282]
I rospi nella pancia.
Tené 'e ranavuottole int' â panza: avere i borborigmi.
  • È rimasto scupiérto a ramma.[283]
È rimasto scoperto a rame.
È stato smascherato, si è scoperto che è un imbroglione. (È venuto allo scoperto il rame che stava sotto la patina che lo dorava per falsificarlo.
  • È sparate u cannone![284]
È sparato il cannone![285]È mezzogiorno.[286]
  • È stato pigliato cu 'o llardo ncuollo[287]
È stato preso con il lardo addosso.
È stato colto in flagrante con la refurtiva.
Di nascosto, in segreto, clandestinamente, occultamente, alla chetichella.
Nella parlesia[23]: il seno.
Nella parlesia[23]: le prosperose mammelle di un florido seno.
  • È trasuto 'e sicco e s'è avutato 'e chiatto.[290]
È entrato "di secco" (umilmente) e si è girato "di grasso." (con superbia).
È entrato timidamente ed ora vuole spadroneggiare.
  • È venuto 'o Pat'abbate 'e ll'acqua.[290]
È venuto (giù) il Padre Abbate dell'acqua.
Si è rovesciato un terribile acquazzone.
È saltata la vacca addosso al bue
Si è capovolto il mondo, va tutto irreparabilmente alla rovescia.
Si sono spenti i lampioncini!
Latino maccheronico per dire che un'azione ha avuto termine o che una situazione è irrimediabilmente compromessa.[295]
  • Essere a banca d'u turrunaro.[296]
Essere il banco del venditore ambulante di torroni.
I venditori di torrone sono i primi ad allestire, in occasione delle feste popolari, i banchi di vendita e gli ultimi ad andar via per esaurire la merce. La locuzione è riferita agli scrocconi che si presentano senza invito tutte le feste in cui si offre l'opportunità di banchettare lautamente. Essere 'a banca d' 'o turrunaro: imbucarsi a tutte le feste e congedarsi per ultimi quando non resta più nulla da scroccare.
  • Essere bona 'int'all'arma d'a 'a mamma.[297]
Essere formosa, procace fin dalle viscere (dall'anima) della mamma.
  • Essere cchiù luongo d' 'a misericordia 'e Dio.[298]
Essere più lungo (alto) della misericordia di Dio.
Essere di statura altissima.
  • Èssere cuòrpo 'e veretàte.[299]
Essere corpo di verità.
Essere bugiardi, quindi esternare bugie e tenere in corpo le verità.
  • Essere figlio 'e 'na cooperativa 'e pate.[300]
Essere figlio di una cooperativa di padri.
  • Èssere gràsso 'e sùvaro.[301]
Essere grasso di sughero.
Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante.
  • Essere miedeco 'e carrozza.[302]
Essere medico di carrozza.
Essere medico di successo, ricco, ma anche: veniale, privo di scrupoli, esoso, interessato unicamente al guadagno.
  • Essere 'na capafemmena[297]
Essere una donna superlativamente bella.
  • Essere 'na Die 'e femmena, 'na femmena ' truono, na femmena ca fa fermà 'e rilorge, ecc...[297]
Essere una "Dio di donna" (dalle forme molto vistose), una donna di tuono, una donna che fa fermare gli orologi, ecc...
Essere un desiderio, una "voglia" d'uomo.
Essere nu gulìo d'ommo. Essere un uomo insignificante, velleitario, mancato.
  • Èsse nu mmoccafave.[304]
Essere un imboccafave, un mangia-fave.
È nu mmoccafave.: riferito a chi crede ingenuamente a tutto quel che gli si dice; detto di chi, senza un reale motivo, resta sbalordito di tutto ciò che vede, oppure di chi ha sempre dipinta sul volto un'espressione incantata, assente, come se guardasse nel vuoto.
  • Èssere 'o soccùrzo 'e Pisa.[246]
Essere il soccorso di Pisa.
Essere una persona a cui è stato chiesto aiuto, ma che si presenta come disponibile solo dopo molto tempo dal fatto. Riprende un avvenimento della Repubblica di Pisa.
  • Èssere tenàglia franzèse.[301]
Essere tenaglia francese.
Essere molto avari, prendere e non dare.

F[modifica]

Fare la messa elemosinata.
Messa pezzuta era la messa celebrata con la raccolta di elemosine fatta da giovani scalze, per la celebrazione di una messa votiva. Fa' 'a messa pezzuta: affaccendarsi, rivolgendo a destra e a manca richieste insistenti, per ottenere qualcosa.
  • Fa a passa' cu' 'e fucetole.[117]
Letteralmente: fare a passare, "superare" con i beccafichi.
Essere magro, magra come un beccafico.
Fare la seppia.
Gettare il malocchio.[307]
  • Fa 'a visita d' 'o miedeco. [302]
Fare la visita del medico.
Fare una visita brevissima.
  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta.
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[308]
Fa acqua la pipa (manca il tabacco).
Va male, sono al verde.
Fare l'uccellone.
Persona che fa valere le proprie ragioni sbraitando. Chi, senza discrezione, dice ad alta voce alta cose che sarebbe meglio tenere segrete. Es: Statte zitto. Nun fà 'aucellone![311] Sta' zitto. Non sbraitare, non berciare in questo modo! In Andreoli, col significato di: Uomo lungo e melenso.[312]
Fare cannolicchi.
Fantasticare, costruire castelli in aria.
  • Fa' 'e cose cu e stentine 'mbraccio.[314]
Fare le cose con gli intestini sulle braccia.[315]
Far le cose controvoglia.[316]
  • Fa' e 'nu pilo 'na trave.[317]
Fare di un pelo una trave.
Fare di un piccolo fastidio una tragedia, ingigantire un'inezia.
  • Fa fesso 'o stommaco.[318]
Far fesso, ingannare lo stomaco.
Mangiare qualcosa giusto per attenuare, placare un po' la fame.
Fallisce, fa cilecca, manca il suo obiettivo.
Fà 'e cofecchie: Agire copertamente con intenzioni non limpide, confabulare, raggirare, essere infedeli in amore. / Aggiramenti e girandole di parole con inganno. far cofecchie, cioè, portarla a lungo con parole e scuse ingannevoli.[324]
  • Fa ll'arte de Francalasso[325]; magna, bbeve, e se sta a spasso.[326]
Fa il mestiere di Francalasso: mangia, beve e sta a spasso.
  • Fà magnà 'o limone.[327]
Fare mangiare il limone.
Far rodere dalla rabbia.
  • Fa' 'na cosa 'e juorno.[314]
Fai una cosa "di giorno".
Fai veloce, senza perdere troppo tempo. Sbrigati.
Fare una croce nera.
Prendere definitivamente le distanze, cessare, chiudere radicalmente e per sempre ogni rapporto con una persona o una situazione.
Entrare in lite, polemizzare, battere e ribattere in modo insistente con argomenti futili, speciosi, inconsistenti.
Lagnarsi, essere petulanti in modo ossessivo.
  • Fa’ ‘o cicero ‘ncopp’a ‘o cucchiaro.[332]
Fare il cece sul mestolo.
Darsi importanza, ostentare in modo compiaciuto un'aria di superiorità, impancarsi a maestro.
  • Fà' 'o cuollo luongo.[300]
Letteralmente: fare il collo lungo
Aspettare, attendere impazientemente.
Fare il pacco.[334]
Imbrogliare, truffare.
  • Fa 'o paro e 'o sparo.[335]
Fare pari e dispari.
Soppesare i pro e i contro. Essere indecisi, esitare nel dubbio.
  • Fa' 'o protanquanquero.[336]
Fare il millantatore.
  • Fa' 'o quatto 'e maggio.[337]
Fare il quattro di maggio.
Traslocare.[338]
  • Fà 'o rammaglietto a marzo.[339]
Fare (o purta', portare) il mazzolino di fiori a marzo.
Risentire nel mese di marzo di tutti i malanni sopportati durante la stagione invernale.
  • Fa 'o scemo pe' nun ghi' 'a guerra.[340]
Fa lo scemo per non andare alla guerra.
Fingersi tonto per eludere un compito difficile, rischioso, per evitare complicazioni.
Fare il "zeza."
Fare il cascamorto, lo smanceroso. Comportarsi in modo stucchevole.
Fare lo speziale.
Essere concentrati in un lavoro che necessita di grande attenzione. Famme fa' 'o speziale. Fammi lavorare, fammi operare, non distrarmi, non crearmi complicazioni.
  • Fà' / restà' quacquariéllo.[343]
Fà' quacquariéllo: burlare. / Restà' quacquariéllo: essere burlato.
Letteralmente: Fare assai grande un cuore.
Sentir nascere, rinascere nel proprio cuore la speranza, aprirlo alla speranza.
Fare di tre fichi nove rotoli.
Fare di soli tre fichi circa otto chili significa esagerare, amplificare, magnificare, propalandoli ostentatamente a suon di pure chiacchiere, meriti che si è ben lungi dal possedere. Più in generale: "Ampliare, esagerare checchessia, Spacciare miracoli[346]."
  • Fà' trósce e mósce.[347]
Acquistare pagando in contanti.
Fa' 'e vruoccole. Scambiarsi parole, sguardi dolci, tenerezze, effusioni fra innamorati.
Fare "cedo bonis".
Cedere i propi beni ai creditori e, in senso figurato, calare le brache. "Fare zitabona" era, anticamente, l'atto con cui il debitore insolvente manifestava in pubblico la volontà di cedere ai creditori i propri beni. [350]
Faccia gialla!
San Gennaro. Con questo appellativo confidenziale le "parenti"[352] sollecitano San Gennaro a compiere il miracolo della liquefazione del suo sangue se esso tarda a compiersi.
Faccio testa e muro.
Fa' capa e muro. Fare testa e muro: arrovellarsi il cervello senza riuscire trovare una soluzione, senza risultato.
  • Facesse 'na culata e ascesse 'o sole![354]
Stendessi un bucato e uscisse il sole!
Non me ne va una giusta!
Facciamo confusione.
Poiché maggiore è il disordine, la confusione, il caos, più facile è pescare nel torbido.
Facciamoci la croce!
Cominciamo bene![358] Facimmece a croce, a primma matina![359]Detto con ironia, sempre in senso antifrastico: Cominciamo proprio bene di primo mattino! La giornata comincia bene!
  • Facimmo muorze gruosse.[360]
Facciamo grandi morsi.
Sbrighiamo senza perdere tempo la faccenda.[361]
  • Faje 'o sorece d' 'o spezziale, allicche 'a fora à vetrina.[30]
Fai il topo del droghiere, lecchi fuori dalla vetrina.
Non ci guadagni un bel niente.
  • Famme fa 'o speziale![362]
Fammi fare lo speziale!
Lasciami fare in santa pace il mio lavoro!
Vacillare, camminare barcollando, come un ubriaco.
Far piangere solai e lavatoi.
Fà chiagnere astreche e lavatore: Essere un Dongiovanni, Fare strage di donne.
  • Fàre comm'o càne 'e l'uortolàno.[366]
Fare come il cane dell'ortolano.
Essere invidioso, come il cane di un povero contadino.
Fà 'e stentine fracete. Fare gli intestini fradici.
Consumarsi di rabbia, Rodersi le budella, Rodersi dentro. / "A bott' 'e t' 'o ripetere m' hê fatto fà 'e stentine fracete." A furia di ripetertelo mi hai fatto consumare le budella (fatto fare i visceri fradici).
  • Fare scennere uno da i coglie d'Abramo.[368]
Far discendere qualcuno dallo scroto di Abramo.
Accrescere in modo esagerato il valore, la nobiltà di una persona.
  • Farenello o Farenella.[202]
Farenello è una persona dai modi fastidiosamente manierati, ricercati, leziosi, stucchevoli; bellimbusto, cascamorto con le donne. Detto in differente contesto può significare omosessuale.
Bell'e fatto.
  • Fernesce tutto a tarallucce e vino.[369]
Finisce tutto a tarallucci e vino.
Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio.
Sciocchezze, bagattelle di caffè.
Chiacchiere futili mentre si sorseggia un caffè al bar. E tuttavia, poichè a volte capita che le futili chiacchiere degenerino in accese polemiche, si usa dire, per stemperare la tensione: Fessarie 'e cafè!
Fa' palicco. "Fare stuzzicadenti" o, nelle varianti: restare a stuzzicadenti; divertirsi, spassarsela con lo stuzzicadenti: restare a bocca asciutta, digiunare; digiunare mentre altri mangiano.
Figlio di "'ntrocchia."
Sveglio, scaltro.
Volesse il Cielo![377]
Friggendo mangiando.
Cibo da mangiare appena fritto, immediatamente, dalla padella al palato. Più in generale si dice di cose che vanno fatte con estrema rapidità, senza pause, senza intervalli, con assoluta continuità.
  • Frijere 'o pesce cu ll'acqua.[379]
Friggere il pesce con l'acqua.
Fare qualcosa senza disporre dei necessari mezzi, ingegnarsi a farla nel modo più economico, essere in estrema povertà.
Fresco di rete. (Pesce freschissimo, appena pescato.)
Verso con cui si scaccia un gatto.
Fune fradicia.
Scansafatiche, accidioso.

G[modifica]

Le gallinelle.
Le Pleiadi.
Complimenti, tenerezze, espressioni amorose, per lo più fatte di nascosto, segni fatti mimicamente indicanti amorosi rapporti. [386] Effusioni fra innamorati.
L'ardore libidinoso de' gatti, Caldo, Fregola.[388]
  • Gesù, Gesù, Giuseppe Sant'Anna e Maria![389][390]
Espressione di grande meraviglia, sorpresa, sconcerto.
  • Giosuè Carducce accattava 'e cavalle e 'e vvenneva pe ciucce.[391]
Giosuè Carducci comprava i cavalli e li vendeva come asini.
Si dice di chi ha uno straordinario talento per gli affari in perdita.
  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![392]
  • Giorgio se ne vò ì e 'o vescovo 'o vò mannà![393]
Giorgio vuole andarsene e il vescovo vuole licenziarlo.
Due persone che si trovano d'accordo sul proprio disaccordo, entrambe restano catturate in un circolo vizioso perché fanno qualcosa di propria iniziativa senza però farla di buon grado: Giorgio non si licenzia perché teme di offendere il vescovo che non lo licenzia perché teme a sua volta di offenderlo. Quindi: fare malvolentieri qualcosa che, per giunta, non era neppure stata richiesta.
Juke-box
Commessi di uffici pubblici che si risvegliano dal profondo letargo, si riscuotono dalla totale inerzia, si attivano solo se opportunamente incentivati da una mancia.
Parole eufoniche, onomatopee tratte dal mollemente ritardato parlare e conseguentemente agire dei dappoco.[396]Persona estremamente lenta nel parlare e nell'agire. "Tattamèa. Rigutini: «È una tattamèa che fa cascare il pan di mano a sentirlo e vederlo». E «Fiaccamidolle» lo dicono a Pistoia."[397]. Come avverbio: pian pianino, lemme lemme.
Scala a chiocciola o a lumaca.[400]
Scala a chiocciola, a lumaca.[402]

H[modifica]

  • Ha da passa' 'a nuttata.[403]
La notte dovrà pur passare.
  • Haje fatto pasca co ste biole.[404]
Haje fatto Pasca cu 'sti viole. Hai festeggiato Pasqua con queste viole...
Senza disporre di adeguati mezzi economici non si realizza nulla.
  • Haje truvato 'a forma d' 'a scarpa toja.[405]
Hai trovato la forma della tua scarpa.
Hai trovato pane per i tuoi denti.
  • Hanno fatto aummo aummo, Aummaria.[406]
Hanno fatto tutto in gran segreto, di nascosto.
  • He 'a murì rusecato da 'e zzoccole[407] e 'o primmo muorzo te ll'à da dà mammèta.[408]
Devi morire roso dai ratti e il primo morso deve dartelo tua madre.
  • Hê mise 'e campanelle 'ncanna â jatta.[409]
Desti sospetti.
  • Hê truvato 'America.[410]
Hai tovato l'America.
Hai trovato una comoda fonte di ricchezza e prosperità. Fai la pacchia. Te la passi proprio bene bene. Hê menato' 'a rezza int' 'a l'oro. Hai gettato la rete nell'oro.

I[modifica]

  • I' dico ca chiove, ma no che diluvia.[411]
Io dico che piove, ma non che diluvia.
Siamo sì in una situazione molto difficile, ma non irreparabile. Più in generale: non esageriamo!
  • I faccio portose e tu gaveglie.[412]
I' faccio pertose e tu gaveglie. Io faccio buchi e tu cavicchi (per otturare i buchi).
Io faccio e tu disfi, io creo e tu distruggi, io aggiusto e tu guasti; smettila di mettermi i bastoni fra le ruote!
Di nascosto, furtivamente, con un sotterfugio, sottobanco, alla chetichella, aggirando le regole. Es. "Aggio trasuto, l'aggio pigliato, l'aggio avuto, l'aggio fatto 'i stramacchio ('e stramacchio)." Sono entrato, l'ho preso, l'ho avuto, l'ho fatto, di nascosto, furtivamente, con un sotterfugio, aumma aumma.
  • Iette pe' se fa' 'a croce e se cecaje n'uocchio.[414]
Andò per farsi la croce e si accecò un occhio.
Una persona incredibilmente sfortunata, un progetto fallito dal principio.
  • Iì a fa' 'o battesimo senz' 'a criatura.[415]
Andare a fare (celebrare) il battesimo senza il bambino.
Imbarcarsi in un'impresa senza avere le idee chiare.
Ordine di arresto impartito al cavallo dal cocchiere o dal carrettiere.
  • Io me faccio 'a Croce c''a mano 'a smerza.[418]
Mi faccio il segno della croce al contrario (con la mano sinistra).
Io non ci posso credere.[419]
Nella parlesia:[23]Il pane.
  • 'Int'a 'na vutat' 'e mente.[420]
In una girata di mente. In un improvviso, repentino cambio di pensiero.
A cose dimenticate, quando ormai non ci pensi più, quando più credi di averla fatta franca, quando meno te lo aspetti.
  • Ire [Jì] o Riuscì a brenna (vrenna).[422]
Andare o riuscire, risultare in crusca.
Avere esito vano ed infelice, andare al nulla, essere perduto.[423]

J[modifica]

Situazione, cosa, condotta poco seria, superficiale, confusa, inconcludente, che crea disordine. Un inconsistente, pretestuoso, inconcludente, ripetuto tergiversare, fare a tira e molla. Accampare artificiosamente, con grossolana astuzia pretesti su pretesti, ordire intrighi, servirsi di sotterfugi per sottrarsi ad un impegno, per ingannare, raggirare. Es. Chesta è 'na jacovella! Questa è una pagliacciata! Qui non c'è niente di serio! È tutta una presa in giro!
Andiamo a vedere.
Decidiamo, vediamo cosa dobbiamo fare.[426]
Molte sfumature di significato modulate dal tono di voce. Fra le possibili: Su, su!, Sbrighiamoci!, Che esagerazione!, Che bugia!, l'hai sparata proprio grossa!
Non farti (fatevi) troppe illusioni.
In passato mangiare carne costituiva un lusso che ci si poteva concedere assai di rado.
  • Jí mparaviso pe scagno.[431]
Andare in Paradiso per errore.
Avere una fortuna assolutamente imprevedibile.
  • Jì truvann' a Cristo a dint' e lupini.[432]
Cercare Cristo nei lupini.
Essere eccessivamente pignolo; cercare pretesti, sottilizzare, cavillare, cercare il pelo nell'uovo.
  • Jì truvanne ciaranfe.[433]
(Andare trovando) Cercare pretesti per litigare.
Essere eccitati come i gatti. Andare in fregola.
  • Jire[435] spierto e demierto comm'u malo denaro. Oppure Jire spierto e demierto.[436]
Andare sperduto e disperso come il denaro guadagnato disonestamente. Oppure, semplicemente: andare sperduto e ramingo.
  • Jirsenne a gloria d'i cardune.[437]
Andarsene a gloria dei cardoni.
Morire. Andare a ingrassare i cavoli.[438]
Andarsene dondoloni dondoloni.
Andarsene in sollucchero, in visibilio, in broda di succiole o giuggiole.[441]
Giornata moscia.
Giornata in cui gli affari vanno a rilento, di scarsi guadagni.
Giusto giusto, preciso preciso.
Esattamente, precisamente, a puntino.

L[modifica]

  • L'acqua è poca e 'a papera nun galleggia.[444]
Le cose vanno irrimediabilmente male. Mancano le condizioni per realizzare un progetto.
  • L'acqua nfraceta li bastimiente a mare.[445]
L'acqua infradicia le navi a mare.
L'acqua – con questo paradossale argomento il bevitore di vino la rifiuta – fa male, procurandosi così una giustificazione per abbandonarsi a bevute omeriche.
  • L'urdemo lampione 'e forerotta.[446]
L'ultimo lampione di Fuorigrotta.
Ultimo dei lampioni a gas di Fuorigrotta e contrassegnato con il numero 6666 (quattro volte scemo nella smorfia napoletana), passò in proverbio a significare: persona di scarso o nessun valore, senza importanza, che non conta pressoché nulla.
Il teatro delle marionette.
"Fa' ll'opera d'e pupe": scatenare un putiferio.[448]
  • La carne se venne a la chianca.[449]
La carne si vende in macelleria.
Non puoi sfruttarmi come uno schiavo. Sono un uomo, non carne che si vende a peso.
Lasco 'e vrachetta: "Largo", allentato, lasco di (nella) abbottonatura dei pantaloni, di patta.
Donnajuolo.[451]
Cheta cheta, pian piano, adagio adagio. Senza fasto, alla buona.[453]
Togliere l'umido
Levà' l'ummeto: Togliere i succhi, gli umori vitali: annoiare mortalmente.
  • Levà' 'a purpètta 'a dint'a 'o piatto a uno.[283]
Togliere la polpetta dal quatto di qualcuno.
Derubare una persona di una cosa guadagnata con grande fatica.
Togli, to'! Via! Vai via!
Si dice per esprimere rifiuto, repulsione.
  • Levarse i rappe d'a panza.[456]
Togliersi le grinze dalla pancia.
Sfamarsi.[457]
Cavarsi il gusto.
Togliete dalla tavola il vetro: bicchieri, bottigli, caraffe!
Comando che gli osti impartivano prima della chiusura del locale. In senso lato: affrettatevi a concludere il lavoro perché il tempo per portarlo a termine sta per scadere.
Togli (le) mani.
Lascia perdere.
  • Li profunne de casa de lo Diavolo.[461]
'E profunne 'e casa d' 'o Diavulo. Le profondità di casa del Diavolo.
L'Inferno.
Leggero di mano. Di mano leggera.
Abile nel rubare. Arape ll' uocchie ca è lieggio 'e mano. Tieni gli occhi bene aperti perché è 'na mana leggia, mena 'o rancio, è ladro.
Cheto cheto, pian piano, adagio adagio. Senza fasto, alla buona.[453]
Lima sorda (che non fa rumore).
Chi offende di nascosto.
Lindo e ben lustro (dipinto).
Azzimato, curatissimo, estremamente elegante (con una lieve sfumatura di ironia: elegantissimo, curatissimo, ma anche un po' artificioso, stucchevole, innaturale).
Un violento rimprovero.[467]
Liscio e vuoto
Antico modo di dire napoletano: Stongo liscio e sbriscio (o liscesbriscio). Sono al verde, senza un soldo, in miseria.
Il succo del tombagno.
Il vino

M[modifica]

Mi hai ubriacato di pesche.
('Mbriacà' 'e percoche: Riempire di belle e vuote chiacchiere.) Mi hai infarcito la testa di belle e vacue parole, di vuote ciance.
  • Ma che vaco mettenno 'a fune 'a notte?[472]
Ma vado forse a mettere la fune (la) di notte?
(Jì mettenno 'a fune 'a notte. Andare a mettere la fune di notte: antica tecnica di rapina eseguita tendendo, di notte, in strade buie, una fune fra due estremi della carreggiata perché pedoni e viaggiatori in carrozza, travolti dalla caduta, una volta a terra venissero derubati. L'espressione significa: ma credi che il denaro, anziché guadagnarlo col lavoro, vado a rubarlo di notte? Il prezzo che chiedi è ingiustificato, esorbitante.
Maccherone.
Babbeo, sciocco, credulone.
  • Maccaròne, sàutame 'ncànna.[474]
Maccarone, saltami in gola.
Descrizione di un accidioso.
  • Maccarone senza pertuso.[475]
Maccherone senza buco.
Stupido. Buono a nulla.
  • Madama schifa 'o ppoco.[476]
La Signora Schifa il poco.
Una signora o, in genere, una persona che dà a vedere di essere schifiltosa, che ha atteggiamenti snob.
  • Madama senza naso.[5]
La Morte.
  • Magnà carauttiélle.[477]
Mangiare cibo immaginario.[478]
Digiunare per miseria.[479]
Persona che vive dei proventi procuratigli da una donna che si prostituisce.
  • ['O] male e' dindò.[481]
Un male immaginario.
Madonna del Carmine!
Espressione di meraviglia, stupore: Incredibile!, Straordinario!
La Madonna di Montevergine.
"[...] detta così dai Napoletani per i suoi tratti bizantini. L'appellativo "schiavone", sinonimo di slavo, designava infatti le icone nere di provenienza greca o generalmente orientale.[485]"
Mamma di latte. Balia.
Uomo grosso, sgraziato e stupido.
La corruzione eretta a sistema. Es.: Addó vai vai è tutto 'nu mangia mangia, dovunque vai è tutto un mangia mangia: non c'è scampo, è la corruzione diffusa, endemica, inveterata, inestirpabile.
  • Mannà' a accattà' o pepe.[490]
Mandare a comprare il pepe.
Allontanare con un pretesto un bambino, una persona molto giovane perché non ascolti o non si intrometta in discorsi fra adulti.
  • Mannà ô paese 'e Pulecenella.[431]
Mandare al paese di Pulcinella.
Mandare qualcuno all'inferno.
  • Mannaggia ‘a culonna.[491]
Mannaggia la colonna!
La Colonna della Vicaria collocata in passato nella Piazza dei Tribunali. Presso la Colonna il creditore insolvente dichiarava pubblicamente di voler cedere ai creditori i propri beni, facendo, secondo un'espressione popolare, zitabona. [492]
  • Mannaggia 'a Marina.[493]
Mannaggia la Marina![494]
Con l'imprecazione si esprime solitamente il disappunto, la frustrazione, l'amarezza per una sconfitta imprevedibile o per il verificarsi di una circostanza avversa inattesa e non dipendente dalla propria volontà.
  • Mannaggia bubbà.[495] oppure: Mannaggia a Bubbà![496]
Mannaggia Bubbà![497]
  • Mannaggia 'o suricillo e pèzza 'nfosa![498]
Mannaggia il topolino e [la] pezza bagnata!
"Imprecazione che non dice nulla, ma che lascia sottintendere la taciuta causa che l'ha provocata.[499]"
  • Mantiene 'o carro p' 'a scesa.[500]
Trattieni il carro lungo la discesa.
Non farti travolgere dalle difficoltà e non lasciare che le cose precipitino. Affronta le difficoltà con cautela e diplomazia.
oppure:
Metti un freno alle tue spese.
  • Mappina posta mpertica.[501]
Strofinaccio posto a pennone.[502]
Donna da nulla, elevata a riputazione, Trecca[503]insignorita.[504]
Povero me, me infelice!
  • Mariantò, 'o terramoto! ...Mo ...Mo ... scenno.[507]
Mariantonia, il terremoto! ...Ora ...Ora ...scendo.
Canzonatura del tipo flemmatico e sempre assonnato che non si lascerebbe scuotere neppure da un terremoto.
Con mastrisso (e, al femminile Mastressa ci si riferiva in passato ironicamente al sapientone (alla sapientona), al (alla) saccente, a chi, senza esserne richiesto e averne i requisiti si atteggia a maestro, impartendo agli altri insegnamenti, criticandoli, correggendoli.
Mastro Giorgio.
L'infermiere del manicomio; il castigamatti; persona affaccendata; un capo autoritario che riporti ordine.
Pesci di piccole dimensioni e di poco pregio.
Cose o persone di infimo valore; gentaglia.
Bomba!
Bum! Questa l'hai sparata grossa! Che balla!
Strofinare una cosa sotto il naso ad (di) una persona.
Fargliela notare bene, porgliela in forte evidenza. Proporre qualcosa con insistenza, più e più volte./ Mettergliela spesso innanzi perché se ne invogli, Sbacchiargliela [515]nel muso.[516].
Mangia, ché del tuo mangi!
Si dice di chi crede di mangiare o, più in generale, di trarre un vantaggio economico a spese altrui senza avvedersi che a farne le spese è lui stesso.
Mi dai una voce.
Mi saprai dire. Quanno te scite, me dai 'na voce. Quando ti svegli, quando aprirai gli occhi e ti renderai conto, mi saprai dire.
  • Me faje l'ammico e me mpriene la Vajassa.[519]
Ti comporti come un amico e mi metti incinta la serva.
Da te non me lo sarei mai aspettato.
  • Me pare Donna Marianna, 'a cape 'e Napule.[520]
Mi sembra Donna Marianna, la testa di Napoli.
Con questa espressione si mette in caricatura chi ha una testa grossa e informe.
Mi sembrano (pare) mille anni!
Non vedo l'ora.
  • Me pare 'nu Marcoffo int' 'a luna.[522]
Mi sembri/a un Marcolfo nella luna.
Hai/ha l'aria di un tonto.
  • Me pare 'o cucchiere 'e Bellumunno![523]
Mi sembri/sembra il cocchiere di Bellomunno![524]
Che persona, che abbigliamento, che aspetto triste, pesante, cupo, funereo!
  • Me pare 'o pastore d' 'a meraviglia.[525]
Mi sembra il pastore della meraviglia.
Mi sembri/sembra un allocco, con quella posa immobile e quell'aria stupita, intontita, come quella di un pastore del presepe che assiste incantato ed estatico ai segni prodigiosi che accompagnano la nascita del Salvatore.
  • Me pàreno mill'anne![150]
Mi sembrano mille anni!
Non vedo l'ora!
  • Me staje abbuffanno 'a guallera.[526]
Mi stai gonfiando l'ernia, il sacco scrotale.
Abbuffà 'a guallera: annoiare a morte.
  • Me veco pigliato d' 'e Turche![527]
Mi vedo catturato (e tenuto a lungo prigioniero) dai (pirati) turchi!
Mi vedo in una situazione disperata, senza via d'uscita.
  • Meglio sulo, ca male accumpagnato.[528]
Meglio solo che mal accompagnato.
Su, dai, svelto, sbrigati; e muoviti!
Lanciare l'arpione, o il rampino, l'uncino.
Agire in modo ambiguo, subdolo, manovrando copertamente con dissimulata scaltrezza per procurarsi un utile disonesto, illecito. Rubacchiare. Rubare.
  • Menarse a mare cu tutt' 'e panne.[534]
Tuffarsi a mare con tutti i vestiti addosso.
Rovinarsi.
  • Mettere ‘a capa ‘a fa bene.[535]
Mettere la testa a fare bene.
Applicarsi, impegnarsi finalmente in cose serie, costruttive.
Mettere 'e recchie p' 'e pertose: Mettere le orecchie attraverso i buchi.
Origliare dappertutto per scoprire segreti.
  • Mettere l'assisa a le ccetrole.[538]
Imporre la tassa sui cetrioli.
Antico modo di dire: Arrogarsi un diritto che non spetta.[539]
O anche 'mpuzature: Seminare zizzania, discordia. Fomentare le liti.
  • Mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola.[541]
Mettere il pepe nel deretano della pantegana.
Istigare.
Mettere prete 'e ponta.: mettere, frapporre pietre aguzze.
Sia nel senso reale di creare un ostacolo fisico, che nel senso figurato di creare ostacoli, impedimenti, sabotare, impedire la realizzazione di un progetto altrui.
Mettersi casa e bottega.
Dedicarsi ad un'opera interamente, meticolosamente, con ininterrotta assiduità.
  • Metterse na cosa int'i chiocche.[545]
Mettersi una cosa nelle tempie.
Mettersela o Ficcarsela in testa. Es. Miettetillo buono dint' 'e chiocche! Ficcatelo bene in testa!
Mettersi "in tredici."
Intromettersi.
Mezza botta.
Una persona di scarso valore.
  • Miettece nomme penna.[548]
Mettici nome penna.
Non parlarne più, perché una speranza è svanita leggiera come una piuma portata dal vento.[549]Non struggerti nella speranza che avvenga ciò che non accadrà mai. Non pensarci più.
  • Mimì, Cocò e Carmene 'o pazzo stevano 'e casa into 'o stesso palazzo.[550]
Mimì, Cocò e Carmine il pazzo abitavano nello stesso palazzo.
Tre inseparabili e poco raccomandabili messeri.
Verso con cui si chiamano i gatti.
In mano a.
Al tempo di.
Al tempo di Pappagone.
In tempi antichi.[555] / In tempi oramai trascorsi.
In mano all'arte, vale a dire: nelle mani di un artista.
Staje 'mmano all'arte. Sei nelle mani di un artista: non hai motivo di preoccuparti, considerati fortunato, sei in ottime mani, chi se ne occupa è una persona competentissima, un artista nel suo campo.
  • ‘Mmertecà ll'uóglio.[557]
Rovesciare l'olio.
Venir meno al voto di castità.[558]
Mescolanza disordinata di cose, insieme di cose riunite senza criterio, confusione.
Bene. Es. Mme, avimmo fernuto. Jammocenne. Bene, abbiamo finito, andiamocene. E mmé.[561] Ebbene. "Storduto po addemanna, e mmè chi è stato?" [562] Stordito poi chiede, ebbene chi è stato?
In bocca, leone!
Su, prendi, mangia!
"Imboccameneuno".
Ingenuo, sprovveduto, credulone; in altri termini: 'nu maccarone.
Or ora, proprio ora; subito. Ma: mo, mo: piano, aspetta un attimo, un momento.
  • Mo mo me l'aggio lavata; 'a tengo riccia riccia comm' 'a 'na 'ncappucciata!...[566]
Proprio ora me la sono lavata; ce l'ho riccia riccia come un'insalata incappucciata!...
Adescamento piccante in chiave gastronomica di una ...venditrice.
Ora ci vuole.
Giustamente, già, per l'appunto, proprio così.
Mo' pe' mo': Ora per ora. Adesso per adesso.
Ora ora, proprio ora, proprio adesso, proprio subito. Immediatamente.
  • Monaco de sant'Agostino doje cape ncoppa a no coscino.[569]
Monaco di sant'Agostino due teste sopra un cuscino.
Si dice di un religioso la cui vocazione non sembra autentica.
Morte lenta.
Tutto, Tutti o Tutte insieme, senza distinzione.
  • Mpechèra o Ntapechèra.[572]
[Donna] intrigante, che imbroglia ed avviluppa.[573] Truffatrice, fattucchiera.
(in) Pelo (in) pelo.
Lentamente, sottilmente. Annà' [Jirsenne] mpilo mpilo.[575]: Intisichirsi. Consumarsi lentamente.
  • Mpacchiato 'e suonne[576]
Fortemente assonnato
  • 'Mprenà' 'e feneste.[300]
Ingravidare le finestre.'
Struggersi dal desiderio, desiderare ardentemente, appassionatamente a distanza.
Vestirsi con eccessivo sfarzo, agghindarsi vistosamente. Camuffare per occultare difetti e gabellare per buono, perfetto, autentico: imbrogliare.
Il prepotente, chi pretende di avere senza darsi neppure la briga di chiedere, chi vuole imporre la propria volontà in modo arrogante.
Quatto quatto.[579]
  • Muorto 'o criaturo nu' simmo chiù cumpare.[125]
Morto il bambino (il figlioccio) (l'interesse che ci univa) non siamo più compari.
Si dice per esprimere il proprio rammarico quando si constata un improvviso mutare di atteggiamento o se una relazione - in passato buona - all'improvviso ed incomprensibilmente si raffredda.
  • ['O] muorzo d'a crianza.[580]
Il boccone della creanza.
L'ultimo boccone del piatto.

N[modifica]

  • N'acciso e nu 'mpiso.[581]
Un ammazzato e un impiccato.
Una strage. "[...] nun te fà vedé, si no ccà succede n'acciso e nu 'mpiso."[...] non farti vedere, altrimenti qui succede una strage.[581].Fà n'acciso e 'nu mpiso: fare una strage.
  • 'N'aggie scaurate chiaveche, ma tu si' 'o nummere uno![582]
Ne ho lessate fogne, ma tu sei il numero uno!
Ne ho conosciuti e piegati tanti di mascalzoni, ma tu sei un farabutto come nessun altro!
  • N'anno fatto tacche e chiuove.[583]
Ne hanno fatto tacchi e chiodi.
Fà 'na cosa tacche e chiuove, ridurre una cosa tacchi e chiodi, usarla fino all'estremo logoramento.
  • N'ommo cu 'e mustacce.[584]
Un uomo con i baffi.
Un uomo di notevoli capacità e doti morali che incute, per questo, un grande rispetto.
  • 'N'uocchio cecato e l'aità toja!.[585]
Un occhio cieco e l'età tua.
Sarei disposto a perdere un occhio pur di avere la tua giovane età.
Una carta di tre.
Nel gioco del tressette è la carta che ha il valore più grande. Una persona importante, che conta. Nel gergo della malavita: guappo, uomo "di rispetto".
  • Na galletta 'e Castiellammare.[587]
Una galletta di Castellammare.[588]
Il fuoriclasse degli avari: spietato anche verso sé stesso, è del tutto inutile sperarne il sia pur minimo gesto di generosità.
Una (lenza) striscia di sole.
'Na lenz' 'e sole. o anche: 'Na lenzetella 'e sole: un raggio di sole.
Una mezza botta.
Mediocre, così così.
Effeminato.[594]Non diversamente dal chiachiello e dal fareniello è un uomo tutto gradevoli apparenze, inconsistente e inconcludente nell'essenza. Siente, pozz'essere privo d' 'a libbertà, ca n' 'a fernisce e guardà a cchillo nacchennella te 'ntacco a 'mpigna!... (Senti, che io possa essere privo della libertà, (che) se non la finisci di guardare quell'effeminato, ti sfregio!...)[595]
Ci sta bene, si abbina bene.
  • 'Nc'è ròbba a piètto 'e cavàllo.[246]
C'è roba (fino) al petto del cavallo.
Detto di qualcosa molto ricco e sovrabbondante, come il torrente in piena che arriva sino al petto del cavallo che lo guada.
Calcare (con) la mano.
Aumentare, accentuare, insistere.
  • Ncasa 'e piere nterra, ca nu'scenne maje.[598]
Calca (bene) i piedi al suolo, perché (la bilancia) non scende mai.
Si dice al venditore quando il peso sembra scarso.
  • 'Nce capimmo a sische. [599]
Ci capiamo a fischi.
Ci capiamo al volo, a cenni, con uno sguardo. Nce capimmo a sische... Ci capiamo..., ci siamo capiti... (non c'è bisogno di dire altro..., non c'è bisogno di dire niente...).
  • Nce stanne chù ghiuorne ca ppurpette – devette Carnuale![600]
Ci sono più giorni che polpette – disse Carnevale!
Nella vita sono molti i giorni di magra e di privazione, ben pochi quelli di abbondanza.
Ci vuole un cuore.
Ci vuole del cuore, del coraggio, della bella faccia tosta..[602]
Sul colpo.
Lì per lì, e si dice per lo più di pagamento.
  • Ncopp'a ccuotto, acqua volluta.[604]
Sopra al cotto (scottato[605]) acqua bollita.
Disgrazia sopra disgrazia.[606]
L'incontrastata, la sopraffina, la consumata, l'infaticabile, l'indefettibile, l'inveterata protagonista e animatrice dell'inciucio.
Pettegolezzo a voce bassa, parlottio, chiacchiericcio segreto, confabulazione, mormorazione.
  • Ne vuo' ca so cepolle.[609]
Ne vuoi che sono cipolle
Cipolle: botte, percosse. Quante ne vuò ca so cepolle: Se sono botte quelle che cerchi, qui ce ne sono quante ne vuoi, fino alle lacrime.
Adoperare un oggetto nuovo per la prima volta.
Il geranio notturno.
Pelucco.
Molto comunemente impiegato per indicare i pallini ('e nippule) che si formano su un tessuto di lana (tipici quelli che si formano su di un maglione vecchio) vecchio, consumato.
  • Non me ntrico e non me mpaccio.[614]
Nun me 'ntrico e nun me 'mpaccio: Non mi intrometto e non resto coinvolto (mi intralcio, mi impiglio).
  • Nonna nonna o Nonna.[615]
Ninnananna. Ninna. Cu a nonna.[615] o (Cu a nonna nonna) Restituire i soldi con pieno comodo.[616] Pavà cu 'a nonnanonna. Pagare con la ninnananna, pagare a babbo morto.
  • 'Ntaccata 'e 'mpigna.[617]
Sfregio, nel gergo della malavita antica.
Donna intrigante, intramettente, pettegola, incline a tramare inganni, raggiri. Leva lè, mmecciata ntapechera.[619] Va' via, viziosa pettegola, intrigante!
(Letteralmente: immischiati di te!) Fatti i fatti tuoi!
A sproposito. Di punto in bianco.[622]
  • 'Nu chiappo 'e 'mpiso.[623]
Un cappio di impiccato.
Un pendaglio da forca.
O na malacarna: Un uomo crudele, spietato.
  • 'Nu mariuolo cu' ' a scala ' ncuollo.[625]
Un ladro con la scala sulle spalle.
Una persona di scarso senso etico, spudoratamente disonesta.
  • Nu parmo e nu ziracchio[626].
Un palmo ed una piccola quantità. Un po'.
  • 'Nu scoglio ca nun fa patelle.[627]
Uno scoglio che non produce patelle.[628]
Un uomo avarissimo.
Un soldo al misurino (di caldarroste) e quell'amico dorme sempre! (continua a non pagarmi).
Lo si dice a chi dimentica di onorare un impegno, di adempiere ad un obbligo.
  • Nu' te piglia' collera, ca 'o zuccaro va caro.[632]
''Non arrabbiarti, perché lo zucchero è a costa caro.
I dispiceri potrebbero facilitare o accrescere i disturbi cardiaci che anticamente venivano curati con lo zucchero, costoso. La collera non fa che aggiungere danno a danno senza nulla risolvere. Molto meglio quindi mantenersi in ogni circostanza il più possibile calmi, sereni.
  • Nun ce vo' zingara p'anduvinà sta ventura.[633]
Non 'è bisogno della zingara (dell'indovina) per indovinare questa sorte.
È cosa che si capisce da sé molto facilmente.
Non dare ascolto, non ne vale proprio la pena.
  • Nun è doce 'e sale.[635]
Non è dolce di sale.
È tutt'altro che mite e accomodante. È un uomo duro, di approccio molto difficile.
  • Nun fa' asci' 'o ggrasso a for' 'o pignato.[636]
Non fare uscire il grasso fuori dalla pentola.[637]
Il denaro deve essere destinato alle necessità della famiglia, non va disperso per gli estranei.
  • Nun haje visto 'o serpe, e chiamme San Paulo.[638]
Non hai visto il serpente e invochi San Paolo.
Ti spaventi anzitempo, senza un reale motivo.
  • Nun leggere 'o libro ' quaranta foglie.[639]
Non leggere il libro di quaranta pagine.
Non giocare a carte.[640]
  • Nun sai tené tre cicere mmocca.[641]
Non sai tenere tre ceci in bocca.
Non sai tenere un segreto.
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[308]
  • Nun sfruculià 'a mazzarella 'e San Giuseppe.[642]
Non "sfottere" il bastone di San Giuseppe.[643]
Non disturbare chi sta tranquillo per i fatti suoi.[644]
oppure
Non accaniti con qualcuno che è già indifeso e sul quale la sorte ha già infierito.[645]
  • Nun tene né cielo 'a vede' né terra 'a cammena'.[646]
Non ha né cielo da vedere né terra su cui cammminare.
È povero in canna.
Rimbambito, stordito, confuso.
Zuccone, Spilungone, Sciocco.[648]
Corruzione di: In omnia saecula saeculorum. All'altro mondo; per le lunghe.
Chiudere gli occhi.
Chiudere gli occhi per non vedere. Prendere sonno. Morire.
All'improvviso.
Il lamentarsi e piagnucolare continuo, a volte immotivato, dei bambini.
Nell'uso corrente: capriccio, sfizio, voglia che assale improvvisa ed irresistibile.
Dolcemente, Beatamente, Voluttuosamente.[652]
Inzolfare. Insufflare.
Istigare, aizzare.

O

Il Borgo San Loreto, o, Il Borgo, per antonomasia.
La possibilità, l'opportunità. Tené o dà a quaccheduno 'o canzo: Avere o dare a qualcuno la possibilità, l'opportunità. Damme 'o canzo! Dammi la possibilità, l'opportunità, dammi modo! (di fare qualcosa).
  • 'O cappotto 'e lignamme.[5]
Il cappotto di legno.
La bara.
Il chiacchierone.
Il giornale, nel gergo della malavita antica.
  • 'O Conte Mmerda 'a Puceriale.[658]
Il così sunnominato Conte di Poggioreale è chiunque si dia vanto e vada propalando di discendere da una nobile stirpe mai esistita.
  • 'O cuorpo 'e Napule.[659]
Il corpo di Napoli.
La statua del dio Nilo posta nel Largo Corpo di Napoli.
Il due allattante.
Espressione con cui veniva chiamato un piatto di pasta con cacio e pepe venduto al prezzo di due soldi.
  • 'O figlio d' 'a Madonna.[661]
Il trovatello.[662]
  • 'O fungio d' 'a recchia.[663]
Il fungo dell'orecchio.
Il padiglione auricolare.
  • 'O gallo 'ncoppa 'a munnezza.[664]
Il gallo su un mucchio di (sulla) spazzatura.
Fa 'o gallo 'ncoppa 'a munnezza, canta a voce spiegata dall'alto di un mucchio di spazzatura chi si gloria di successi ottenuti primeggiando su persone incapaci; più in generale chi si gloria senza averne motivo.
  • 'O guappo 'e cartone.[665]
Il guappo di cartone.
Una tigre di carta.
  • 'O mbruoglio int'o lenzulo.[666]
L'"imbroglio", cioè la trama, la storia nel lenzuolo.
Il cinematografo, detto così in passato[667] perché il film era proiettato in piazza su un lenzuolo.
  • 'O munaciello.[1]
Sorta di folletto benefico dotato di ampi poteri magici, protettore della casa che lo ha accolto con i dovuti riguardi. Nel caso opposto, presa in antipatia la famiglia irriguardosa, manifesta una seconda natura malefica e si vendica creando ogni specie di guai.
Il tipo che "insiste", lo spavaldo, il prepotente.
  • 'O pastore d' 'a meraviglia.[525]
Il pastore della meraviglia.
Figura del presepe effigiata con un'espressione di estatico stupore di fronte ai prodigi che accompagnano la nascita di Gesù.
  • 'O pate d''e criature.[206]
Il padre dei bambini.
Il pene.
Una grande quantità. Ad esempio: 'O pato-pato 'e ll'acqua: una pioggia diluviale.
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[670]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[28]
  • 'O riàvole ‘e Mergellina.[671]
Il diavolo di Mergellina.
Una donna di rara, incredibile bellezza.[672]Si bella e ‘nfame comme 'o riàvule ‘e Mergellina.[673] Sei bella e malvagia come il diavolo di Mergellina.[674]
Il becchino.
Il senza piedi.
Il sonno.
  • 'O tale e quale.[5]
Il tale e quale.
Lo specchio.
  • O Totaro int'a chitarra.[676]
Il totano nella chitarra
L'unirsi di un uomo e una donna.
  • 'O tram a muro.[5]
Il tram a muro.
L'ascensore.
Il tre Garibaldi.
Piatto di vermicelli conditi con pomodoro e pecorino che si acquistava dal «maccaronaro» al costo di tre soldi coniati con l'effigie di Garibaldi.
  • 'O triato 'e donna Peppa.[678]
Il teatro di donna Peppa.
Donna Peppa era Giuseppina Errico[679], moglie di Salvatore Petito e madre di Antonio Petito, entrambi celebri interpreti di Pulcinella. Nel teatro da lei gestito il pubblico – composto in massima parte di "lazzaroni" – assisteva agli spettacoli partecipando molto, troppo appassionatamente, interferendo dalla platea nell'azione rappresentata con la più illimitata e chiassosa esuberanza di voci, schiamazzi, incitamenti, commenti, gesti scomposti e abbandonandosi ad altre simili intemperanze. La locuzione è riferita a luoghi o situazioni in cui dominino incontrastati confusione, disordine, scompiglio, sfrenatezza e ridicolo.
Il toc-toc.
La tachicardia.
  • 'O vellùto è deventàto ràso.[681]
Il velluto è diventato raso.
Detto di chi ha la sifilide, per la perdita di capelli e barba.
Il Signor nessuno, ovvero una perfetta nullità.
Ogna 'e janara: unghia di strega.
Sempervivum tectorum.
  • Ogne ‘e ‘mpiso ‘e sotto ‘e bastimiente.[129]
Unghie di impiccati sotto le navi.
Cirripede biancastro che si attacca sotto le navi del colore latteo dell ’"unghia d’impiccato".[684]
Ragazzo mio.[687]
oppure
Ehi, tu (rivolgendosi ad un uomo).
Don Titta e il cane
Due persone inseparabili.
  • Onna Pereta fore o balcone.[689]
Donna[690] Peto sul balcone (fuori al balcone).
Locuzione che descrive una donna sciatta, volgare, sguaita, sfacciata che per di più non fa mistero alcuno delle sue poco invidiabili doti, ostentandole anzi apertamente.
Telefono, nel gergo della malavita antica.

P

  • P' 'a fraveca 'e ll'appetito.[29]
Per la fabbrica dell'appetito.
Per procurarsi di che vivere. Per il cibo.
Il giovane avvocato. In senso dispregiativo: l'avvocatucolo.
Il paglietta. L'avvocato.
  • Palazzo a spuntatore.[693]
Palazzo a due uscite.
  • ['E] palummelle nnante all'uocchie.[694]
Le "farfalline" davanti agli occhi.
Vedere 'e palummelle nnante all'uochie: percepire nel campo visivo punti luminosi a scintillio intermittente. In medicina è uno dei sintomi dello scotoma.
Stupido.
Essere fantastico con cui in passato si metteva paura ai bambini.
Pari e pace
Siamo a posto, siamo pari. Più nulla da dare o da avere.
Giustificazione, scusa, argomentazione contorta, artificiosa. Ragionamento tortuoso, molto complicato, arzigogolato. Es.: Me ne staje cuntanno tutte paraustielli. Mi stai raccontando, spacciando solo un mare di false, abborracciate, arruffate, inconsistenti chiacchiere. Ma a chi 'i vuo' cuntà 'sti paraustielli? Ma a chi le vuoi raccontare tutte queste chiacchiere, queste fole?; oppure: cerimoniosità eccessiva, stucchevole.
  • Paré 'a sporta d' 'o tarallaro.[699]
Sembrare il cesto del venditore di taralli.
Essere sballottati senza misura, senza riguardo, di qua e di là per soddisfare le necessità altrui, come un cesto di venditore ambulante di taralli. Me pare 'a sporta d' 'o tarallaro. Mi sembra di essere il cesto di un venditore di taralli: un po' di grazia, grazie!
  • Pare ca s' 'o zùcano 'e scarrafune.[5]
Sembra che se lo succhino (di notte) gli scarafaggi.
È deperito, debilitato.
  • Parente a chiochiaro.[700]
Dire a chi vanta origini nobili che è Parente a Chiochiaro[701], cioè ad una persona rozza e stupida, ad un tanghero, equivale a confermargli in modo derisorio che è con certezza assoluta persona di alto lignaggio, di antichi illustri e nobili natali.
Parlare a spiovere.
Parlare dicendo cose insensate, sconnesse, tanto per parlare; parlare a vanvera.
  • Parla comme t'ha fatto mammeta![703]
Parla come ti ha fatto tua mamma!
Parla semplice, schietto, con naturalezza.
Parlare trattenendosi – per paura, calcolo, superficialità – dal dire tutto, parlare in modo reticente, passando sotto silenzio cose importanti.
Parlare in figura.
Parlare non esplicitamente, ma in modo figurato, allusivo, metaforico, cauto.
  • Parla quanno piscia 'a gallina.[706]
Parla quando orina la gallina[707].
Ordine di tacere impartito perentoriamente a persona presuntuosa, arrogante, saccente.
  • Parla' sciò-sciommo.[708]
Parlare sciò-sciommo.
Parlare con accento straniero, con grande raffinatezza.
  • Pascàle passaguàje.[709]
Pasquale Passaguai.
Individuo scalognato.[710]
Passa la vacca magra.
C'è miseria.
  • Passà chello d' 'e cane.[712]
Passare quello dei cani.
Sopportare sofferenze, guai incredibili, inenarrabili.
  • Passasse l'angelo e dicesse ammenne.[713]
Passasse l'angelo e dicesse amen.
Si pronuncia questa formula quando ci si augura che un desiderio si realizzi.
  • Patapate[714] 'e l'acqua.
Pioggia improvvisa, copiosa, a forti rovesci, diluviale.
Soffrire di unghia incarnita.
Essere inclini alla libidine.
Pavà' 'e pperacotte: Pagare le pere cotte.
Pagare, scontare il fio, sopportare le dure conseguenze. Fà pavà le ppera cotte.[717]Fà pavà 'e pperacotte Far subire le conseguenze, far pagare il fio, farla pagare. Te faccio pavà' 'e pperacotte! Te la farò pagare duramente!
  • Pe' ghionta ‘e ruotolo.[718]
In aggiunta al rotolo.
E per di più, come se già non bastasse, per rincarare la dose: al danno, già grave, viene inflitta, per superare la misura, un altro danno, una beffa ancora più grave, insopportabile. ('A ghionta 'e ruotolo era una piccola quantità di merce eccedente il peso acquistato, di cui qualche commerciante faceva dono ai clienti che versavano in precarie condizioni economiche).
  • Pe na magnata 'e fave.[719]
Per una mangiata di fave.
Per un prezzo, ad un costo irrisorio o per un guadagno irrisorio. Faje lo rucco rucco pe na magnata de fave,[720](Faje 'o rucco rucco pe na magnata 'e fave) Fai il ruffiano per nulla: ti impegoli nelle cose altrui senza ricavarci nulla.
  • Pe vintinove, e trenta.[721]
Per ventinove e trenta
Pe' vintinove e trenta: Per un pelo.
La pepitola è na malattia che ttene la gallina sott'a lengua pe bia de la quale fa sempe co co cò, co co cò.[723]: La pipita è la malattia che ha la gallina sotto la lingua per via della quale fa sempre co co cò, co co cò.
Quindi tené 'a pepitola, avere la pipita significa chiacchierare incessantemente, essere eccessivamente loquaci, ciarlieri.
  • Perdere Filippo e 'o panaro.[724]
Perdere Filippo e il paniere.
Perdere tutto in una volta sola.
Piede di broccolo
Persona sciocca, stupida.
Nella parlesia:[23]il mandolino.
  • Pescetiello 'e cannuccia.[202]
Pesciolino di cannuccia.
Un credulone ingenuo che abbocca facilmente.[726]
Di peso. Es. Piglià' a uno pesole pesole: prendere una persona di peso (e buttarla fuori).
"Sté, compatisceme nchillo momento non so chiù io: si sapisse che vò dì sarvà la vita a n'ommo, che sfizio te siente quando lo cacci dall'acque, quando pesole pesole lo miette ncoppa all'arena, quanno tastanno siente che le sbatte 'o core, quanno l'anniette, e vide che te spaparanza tanto d'uocchie, e te dice, lo cielo te pozza rennere 'nzò chaje fatto pe me!"[729]
(Stella, capiscimi, in quel momento non sono più io: se tu sapessi cosa vuol dire salvare la vita ad un uomo, che soddisfazione provi quando lo tiri fuori dalle acque, quando, di peso, lo adagi sulla spiaggia, quando, tastandolo senti che gli batte il cuore, quando lo pulisci e vedi che ti spalanca tanto d'occhi e ti dice, il cielo possa tenderti tutto ciò che hai fatto per me.)
  • Petrusino ogne menesta.[730]
Prezzemolo (in) ogni minestra.
L'onnipresente , l'intrigante, l'invadente, il pettegolo.
Piatto goloso. Piatto ghiotto composto di più cibi appetitosi.
Alla lettera: Prendere (prendersi) la scimmia.
Arrabbiarsi.
  • Piglià n'asso pe fiura.[732]
Scambiare un asso per una figura
Prendere una svista.
Prendere una quaglia.
Calpestare, inciampare in una deiezione.
  • Piglià no ranciofellone.[734]
Piglià nu ranciofellone: Prendere un granchio.
Buscarsi una malattia lunga, grave.
  • Piglià 'o cazz' p' 'a lanterna d' 'o muolo.[645]
Scambiare il pene per il faro del molo.
Prendere un abbaglio, una svista incredibile.
  • Pigliarse 'o dito cu tutt"a mano.[737]
Prendersi il dito e (con) tutta la mano.
Prendersi, abusando dell'altrui generosità o fiducia, più di quanto sia stato concesso.
Piglia e porta
Pettegolo, indiscreto.
  • Pittà co lo sciato.[738]
Dipingere col fiato.
Pingere con squisita morbidezza e diligenza.[739]
Dipingere il sole.
Fare qualcosa di straordinario.
  • ['O] Pizzicanterra.[22]
Nella parlesia:[23] il pollo.
Noto amalgama adoperato in luogo dell'argento, Pacfong [anche Packfong]; vocabolo cinese, che significa «rame bianco», e invece del quale molti preferiscono dire Argentone.[743]
  • ['Nu] povero maronna.[744]
Un poveraccio.[745]
Port'Alba, presso Piazza Dante.
Pietra infernale: nitrato d'argento.
Prima di ora.
Subito! Immediatamente! Es. Vavattenne primm'e mo! Vattene immediatamente! Sparisci all'istante! (letteralmente: ancor prima di quest'istante!)
  • Prommette certo e vene meno sicuro.[750]
Promette certo e viene meno sicuro.
Fa promesse da marinaio.
Letteralmente: innesto, marza d'oro.
Detto di donna., Giovanetta bella, amabile e virtuosa.[752]
  • Pulicenella 'a coppa Sant'Elmo piglia 'o purpo a mmare.[753]
Pulcinella dalla cima di Sant'Elmo prende il polipo a mare.
Trovarsi in condizioni che rendono un obiettivo assolutamente impossibile da conseguire.
Difficilmente il polipo finirà nel piatto di questo Pulcinella onirico-surrealista che lancia la sua lenza da una collina che si affaccia sul mare da un'altezza di oltre duecento metri.
  • Pullicenella spaventato da 'e maruzze.[754]
Pulcinella spaventato dalle "corna" delle chiocciole.
  • Puozze aunnà comm' aonna 'o mare![755]
Che tu possa abbondare come abbonda il mare!
Possa la fortuna sorriderti sempre, che tu possa avere ogni più grande felicità, ti auguro ogni bene, tutto il bene possibile!
  • Puozze murì c'u fieto d'i cravune.[756]
Che tu possa crepare con il "fetore[757]" dei carboni (asfissiato dalle esalazioni di una stufa, di un braciere a carboni).
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[758]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.
Portare la bandiera.
Eccellere.

Q[modifica]

Quanno buono buono.[760]

Tutto sommato, alla fin fine, in fin dei conti. Quanno buono buono cchiù nera d' 'a mezanotte nun po' venì [761]. In fin dei conti più nera della mezzanotte non può venire (capitare); cioè alla fin fine peggio di così non può andare, (tanto vale mettersi l'anima in pace). Oppure: Quanno buono buono, s' 'o chiagneno lloro, a nuje che ce ne 'mporta?. Ma alla fin fine, stando pur così le cose, se la sbroglieranno loro, a noi che ce ne importa?
  • Quanno chioveno passe e ficusecche.[762]
Quando piovono uva passa e fichi secchi.
Mai e poi mai.
  • Quanno nun site scarpare, pecché rumpite 'o cacchio a 'e semmenzelle?[763]
Visto che non siete calzolaio, perché rompete le scatole ai chiodini?
Se non sai fare una cosa, se non sei esperto, fatti da parte e non creare problemi.
La conchiglia.
La Fontana della Conchiglia collocata sul lato destro della Chiesa di Santa Maria di Portosalvo.
(Cum) quibus, con i quali.
Soldi. Sinonimi: Aruta, Felùsse, Frìsole , Manteca, Argiamma.[765]

R[modifica]

  • Rafanié, fatte accattà' 'a chi nun te sape.[766]
Ravanello (stupido), fatti comprare da chi non ti conosce.
Provaci con chi ancora non ti conosce, con me affari non ne fai più.
  • Requie e schiatta in pace.[767]
Corruzione del latino: Requiescat in pace, Riposi in pace (formula di preghiera per i defunti).
Il ricco Epulone.
Il grillo.
  • Rompere ll'ova mmano.[770]
Rompere le uova in mano (a qualcuno).
Far fallire un progetto, renderlo irrealizzabile, troncarlo. T'aggio rotte l'ova mmano.[184] Ti ho troncato i passi.[361]
  • Rummané a' prevetina o comme a don Paulino.[771]
Restare alla "prevetina" come don Paolino.[772]
Don Paolino era un sacerdote di Nola divenuto proverbiale per la sua estrema povertà, così grande da non consentirgli l'acquisto di ceri per celebrare le sue funzioni. In sostituzione dei ceri Don Paolino adoperava carboni incandescenti. Restare alla "prevetina[773]" significa quindi essere privi di mezzi, indigenti.
Il mezzano.
Rotto per rotto.
Oramai..., accada quel che accada.[776]

S[modifica]

  • S'accatta lo male comm'a li miedici.[777]
Compra il male come i medici.
Va in cerca del male, come fanno i medici.
  • S'è aunita 'a funa corta e 'o strummolo a tiriteppete.[30]
oppure
  • S'è aunito lo strummolo[778] a tiritèppete[779], e la funicella corta.[780]
Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella (per imprimere la rotazione) corta.
Una combinazione inestricabile e irreparabile di cose che non funzionano.[781][782]
  • S'è 'mbrugliata a matassa.[460]
Si è ingarbugliata la matassa.
La situazione si è fortemente complicata, si è fatta intricata, si è in serie difficoltà.
  • S'è scumbinata 'a grammatica.[783]
Si è disordinata, stravolta la grammatica.
Tutto è in disordine, nulla va come dovrebbe. Non ci si raccapezza più, il corso ordinario e logico delle cose è sovvertito, stravolto.
Salutami tua sorella.
L'espressione può essere impiegata, senza voler offendere, per troncare con rude cordialità un argomento; oppure — in maniera non riguardosa — per insinuare che con la sorella dell'interlocutore si è in estrema, intima confidenza e che se ne sono già apprezzate le qualità molto a fondo...
  • Salute a'' fibbie – recette don Fabbie![785]
Saluti alla fibbia – disse don Fabio!
Me ne infischio, me ne impipo completamente, non me ne frega un bel niente!
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.[786]
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.
  • San Giuseppe nce ha passata a chianozza.[787]
San Giuseppe ci ha passato la pialla.
Si dice di una donna dal seno molto piccolo.
Sanghe 'e na maruzza! Sangh' 'e na maruzza!: Sangue di una lumaca! (imprecazione).
Per intero. Se l'ha ammuccato sano sano. Se l'è bevuta tutta. Ci ha creduto, ci è cascato completamente.
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![308]
Santo guappone!
San Gennaro. Appellativo confidenziale con cui le "parenti"[352] invocano San Gennaro.
  • Santu Luca ce s'è spassato.[790]
San Luca [791] ci si è divertito (nel dipingerla).
È una donna bellissima.
San Mangione
Il santo protettore dei corrotti.
Uomo goffo, rozzo, corpulento, maldestro, di scarsa intelligenza, furbastro, credulone.
  • ['O] Schiancianese.[22]
Nella parlesia:[23]L'avaro.
Scheggia, scaglia di water.
Persona assolutamente spregevole.
  • Scarda int'all'uocchio.[691]
Scheggia nell'occhio.
Il delatore, nel gergo della malavita antica.
Riscaldasedie.
Ozioso. Sfaccendato. Perdigiorno. Fannullone. Impiegato che resta in ozio.
Donna gobba
Pistola, nel gergo della malavita antica.
Gobba con la punta (appuntita).
Gobba reale.
Gobba duplice.
Scaldachiodi.
E che lavoro è mai quello di scaldare i chiodi? Persona sfaccendata, sfaticato.
Bimbetto, marmocchio, fanciullo esile, minuto. Piccolo pesce.
Corruzione del francese: je m'en fous (me ne infischio). Ottusa arroganza, vanità, spocchia, boria.
Albeggiare, farsi giorno.
  • Schiattà' ‘ncuórpo.[802]
Schiattare in corpo.
Arrovellarsi, rodersi dalla rabbia. [803]
  • ['O] Schiattamuorto.[804]
Il becchino.
Sciacquare una mola.
Affrontare un impegno difficile.[806] Affrontare una spesa onerosa.
  • Sciacquàrse 'a vócca primm' 'e parlà.[807]
Sciacquarsi la bocca prima di parlare.
Sorvegliare molto attentamente il proprio modo di esprimersi, considerando il valore della persona a cui ci si sta rivolgendo o di cui si sta parlando. Es: Primm' 'e parlà 'e me, sciacquate 'a vocca! Prima di parlare di me, sciacquati la bocca; bada bene a come parli!
  • Sciacque Rose, e bbive, Agnese; ca nge sta chi fa li sspese![517]
Sciacqua, Rosa, e bevi, Agnese; che c'è chi ne fa le spese!
Si dice per indicare
Persona gioviale. Gaudente e scialacquatore.
Donna corpulenta e simpatica.
  • Sciò sciò ciucciuvè.[810]
Via via civette! (formula apotropaica.)
  • Sciore de rosa,
    Avimmo fatto sciacque e bive Agnese , E p'avè che? N'Italia pedocchiosa.
    [811]
Fiore di rosa,
abbiamo fatto sciacqua e bevi Agnese (abbiamo tutto prodigato, tutto sperperato), e per avere che? Un'Italia pidocchiosa!
  • Scioscia o Miscioscia. [812]
Vezzeggiativo di socia: donna amata, donna con cui ci si confida.
Soffia che vola (vola via, sparisce).
Persona o cosa inconsistente, vana, effimera. È 'nu scioscia ca vola. È un uomo inconsistente.
Un uomo semplice, ingenuo, facile da ingannare, credulone.
Strappa e fuggi.
Antico sistema di fitto stagionale, da febbraio a luglio, dei suoli adatti alla coltivazione della canapa tessile in uso un tempo nell'area della Campania nota come «Pantano».
Scippà 'e stentine 'a cuorpo. Strappare i visceri dal corpo.
L'effetto esiziale prodotto nello sventurato ascoltatore da chi suona o canta male.
  • Sciù! p' 'a faccia toia.[819]
Sciù![820] per la faccia tua.
Col nome raddoppiato di questo dolce si chiama con tenerezza la propria fidanzata.
Gli orecchini.
Superficialmente, senza impegno.[824]
Seduttore irresistibile dalle numerose e facili conquiste.
La scuola da farsa.
La scuola in cui regna la più perfetta armonia tra insegnanti incapaci e allievi svogliati, nella quale regnano chiasso e caos e prospera la più totale ignoranza. Più in generale qualsiasi situazione in cui regnino incontrastati il caos, l'inettitudine, la negligenza, l'indisciplina, il disinteresse.
Schiumare di sangue.
Battersi fino al sangue.[828]
Scoprire, mettere a nudo, la tigna.
Scoprire, mettere a nudo i difetti, le malefatte di qualcuno.
Annottare, farsi notte.
  • Se n'adda accattà tutte mmericine![832]
Li deve spendere tutti in medicine! (Se ne deve comprare tutte medicine)
Lo si augura a chi si è impossessato di denaro o di un qualsiasi bene raggirandoci.
  • Se ricorda 'o chiuppo a Forcella.[153]
Risale ai tempi del pioppo a Forcella.
Persona o cosa che risale a tempi antichissimi.
  • Se sò mbrugliate 'e llengue.[833]
Si sono imbrogliate, ingarbugliate le lingue.
Si è creato un malinteso.
Sono andate in frantumi le piccole brocche.
Se so' rotte 'e giarretelle: Si è rotta l'amicizia, il legame affettuoso, l'armonia, l'intesa che teneva uniti.
  • Sentìrse ‘n'àtu ttànto.[835]
Sentirsi un altrettanto (come raddoppiato).
Sentire in sé stessi un riafflusso di energia, di vigore. Sentirsi come rinascere. Es. Mo ca m'aggio levato 'sto penziero, me sento n'atu ttanto: Ora che non ho più questo assillo, mi sento rinascere.
"Chiudibottega".
Percossa poderosa al punto da stroncare nel malcapitato ogni volontà di reazione.
  • ['O] Serviziale e ['o] pignatiello.[837]
Il clistere e il pentolino (con l'acqua tiepida).
Due persone inseparabili, indispensabili l'una all'altra.
Sperma.
Usato in numerose espressioni con registro espressivo volgare: Ommo oppure Gente 'e sfaccimma (Uomo gente da quattro soldi, da nulla); in imprecazioni: E che sfaccimma![839] (E che "diamine"!, che "c....avolo"!); in domande rivolte in tono duro, tagliente, volutamente aggressivo, brutale: Che sfaccimma vai truvanno?[840](Che "c....avolo" vuoi?)[841], Ma addò sfaccimma staje? (Ma dove "c....avolo" stai?), Ma che sfaccimma stai facenno? (Ma cosa "c....avolo" stai facendo?) ed in altre espressioni particolarmente ingiuriose[842])
Due possibili significati: 1) con connostazione positiva: sveglio, scaltro, smaliziatissimo, determinato, intraprendente, molto in gamba. Ad esempio: Chillo è propio 'nu sfaccimmo! (Quello lì è un tipo proprio in gamba, un furbo di sette cotte, uno che la sa proprio lunga lunga, non lo frega nessuno.) 2) negativa: persona senza scrupoli, disonesto, gran mascalzone, farabutto. Usato anche in espressioni come: Fa 'nu sfaccimmo 'e friddo. (Fa un freddo terribile) e simili.
Squattrinato.
Prender gusto a fare o dire qualcosa; divertirsi con qualcuno.[846]}}
  • Sì cchiù fetente e 'na recchia 'e cunfessore.[847]
Sei più fetente di un orecchio del confessore.
Fai più azioni malvagie di quante ne possa ascoltare un confessore.
  • Si' ghiuto a Roma e nun haje visto 'o Papa.[848]
Sei andato a Roma e non hai visto il Papa.
Ma come? Hai fatto tanta strada per raggiungere un luogo così lontano e non hai fatto la cosa più importante che dovevi fare?
Sei sudicio, lurido, repellente, rivoltante, ma lo sei anche e soprattutto come persona, sul piano morale.
Sei un tesoro (il babà è un tipico dolce napoletano).
Se sei sordo vai a farti sturare le orecchie a San Pasquale![853] Si sì surdo o si faje 'o surdo. Sei sei sordo o se fai il sordo. Non far finta di non capire!
  • Si vene 'a morte manco 'o trova.[854]
Nemmeno se viene la morte lo trova.
Si dice di chi è sempre introvabile, irreperibile.
  • Sicarrètte cu ‘o sfizio.[855]
Sigarette con lo sfizio.
Sigarette di contrabbando esposte nel seno o nelle calze della venditrice e prelevate, in modalità self-service, dal cliente stesso.
  • Signò, fferma ccà – recette 'a capa 'e morte ruciulianne p''a muntagne abbasce![856]
Signore, ferma qui, disse il teschio, rotolando giù per la montagna.[857]
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • Signò', nu' peggio! decette 'a capa 'e morte.[858]
Non peggio di così, Signore, disse il teschio.
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • Signò', nun pegge – recette 'a capa 'e morte! (E tu si 'a capa 'i morte e vuò nun pegge? – E mme ne putèvene fa ffurmelle)![856]
Signore, non peggio – disse il teschio! (E tu sei un teschio e vuoi non peggio? – chiede la tradizione popolare. Ed il teschio aggiunge: E potevano far di me anche dei bottoni di osso)![859]
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • So' asciute 'e statue 'e San Gennaro.[860]
Sono uscite le statue di San Gennaro.
È incredibile: sono uscite di casa per passeggiare persone che non si vedono quasi mai.
  • So' cicere si se coceno.[861]
Sono ceci se si cuociono (se la cottura li rende edibili).
Aspettiamo che tutto si concluda bene prima di affermare con certezza che il buon esito è assicurato.
Sotto la botta.
Immediatamente.
Condivide con Dio un attributo: l'onniscienza. Persuaso di dominare infallibilmente tutti i campi del sapere, investitosi della missione di largire a tutti i costi la sua sapienza, la esegue con zelo infaticabile, implacabile, trasformandosi in un autentico flagello: inutile opporglisi, nulla lo farà mai desistere dall'intervenire d'autorità nelle altrui conversazioni, dal prodigare con illimitata generosità consigli non richiesti né graditi.
  • Sparà a brenna (vrenna).[863]
Sparare a crusca.
Avere esito vano ed infelice, andare al nulla, essere perduto.[864]
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[308]
  • Sparterse 'o suonno.[865]
Dividersi il sonno.
Fare vita comune.
Spago incerato.
Pigliarse 'o spavo 'ncerato: farsi carico di un compito, di un'azione complicata, lunga e fastidosa.
  • Sperì comme a nu cane.[867]
Desiderare avidamente come un cane.
Struggersi dal desiderio senza poterlo appagare.
"Spiare, domandare una cosa. T'aggia spià 'na cosa (Ti devo chiedere una cosa).
Sturapipa. Scovolino per pipa.
Persona molto magra e longilinea.
"Spogliaimpiccati".
Uomo totalmente privo di scrupoli, avido, disonesto, ladro senza limite. Fino al punto di non esitare a spogliare anche gli impiccati, derubandoli dei loro abiti per rivenderli.
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[308]
Pipistrello, nottola.
Di chi ronzi attorno per sapere i fatti degli altri, Bracone, Fiutone.[874] Fare lo sportiglione.[875] (Fà 'o spurtiglione, fare il pipistrello): Ronzare spiando.[876]
Sedere a gambe larghe, stare stravaccato.
Anche Squagliasole o Pesce bannera (Pesce bandiera): Trachipterus Taenia (Trachittero Tenia)
Stare alleluia!
Essere completamente ubriachi, con grande gioia e allegria, come se si dispiegasse un canto di esultanza a Dio.
  • Stà buono mpurpato.[880]
È ben imbevuto, intriso.
'E denare, di soldi. Stà buono mpurpato 'e denare E ben "imbevuto", "intriso" di soldi: è pieno di soldi, ricchissimo, sesterziatissimo.
  • Stà c' 'o còre int' ô zzùccaro.[881]
Stare col cuore nello zucchero.
Essere al colmo della felicità, essere al settimo cielo.
  • Stà comm'a na Pasca.[882]
Stare come una Pasqua.
Godere di ottima, florida salute.
  • Stà' comm'a 'o diavulo e l'acqua santa.[300]
Stare come il diavolo e l'acqua santa.
Non potersi assolutamente soffrire. Essere in forte ed insanabile contrasto.
  • Sta' 'mbrugliato comm'a nu sarto ch'ha pigliat' 'e mesure a nu scartellato e nun sape chiù canòscere 'o quart' 'e nanze e chill' 'e reto.[883]
Essere confuso come un sarto che ha preso le misure ad un gobbo e non sa più riconoscere, distinguere il quarto anteriore (di davanti) e quello posteriore (di dietro).
Stare naso e bocca.
Essere molto vicino.
  • Stà niètto comm'a vacìle 'e varvièro.[246]
Essere pulito come il bacile del barbiere.
Dare l'impressione di essere ricchi, ma in realtà non avere il becco di un quattrino. Si riferisce ad una bacinella che usavano i barbieri.
  • Stà provvìsto comm'a lèpore 'e còda.[681]
Star provvisto come la lepre (è provvista) di coda.
Avere pochi peli a livello di barba.
  • Sta schiaranno iuorno 'a Afragola.[885]
Sta facendo giorno ad Afragola.
(detto per prendere in canzonatura, con ironia o con sarcasmo) Ma ancora non ti accorgi, possibile che non vedi che ormai è tardi, troppo tardi per fare questa cosa? (Ad Afragola il sole sorge più tardi di Napoli).
Arrivederci (congedandosi da una persona).
Arrivederci (congedandosi da più persone, o da una persona con un più formale Voi di cortesia).
  • Steveme scarze a chiaveche![888]
Eravamo a corto (scarsi) di mascalzoni (fogne)!
(Detto con ironia a persona che - non gradita, non aspettata - sopraggiunge) Benvenuto, ci mancavi solo tu!
"Straccia-gola-ed-esofago".
Sonchus asper e Sonchus oleraceus.
  • Stregnere i panne ncuollo a uno.[890]
Stringere i panni addosso ad una persona.
Incalzare qualcuno ragionando, metterlo alle strette.
  • Streppone 'e ffescena.[891]
Sterpo di fescina.[892]
Uomo dal carattere molto debole.
Prendere in giro, ingannare, buggerare.
Storto o morto.
Bene o male; lo si voglia o meno.
Sudare inchiostro
Spremersi le meningi, stillarsi il cervello, sottoporsi ad un faticoso lavoro mentale.
Suonare il pianoforte.
Rubare (scioltezza di mano, vellutata leggerezza, impalpabile tocco da virtuoso del pianoforte, nell'esecuzione dell'atto criminoso, messe in piena, icastica evidenza nella locuzione).
  • Sunnarse 'o tramme elettrico.[898]
Sognarsi il tram elettrico.
Illudersi di poter conseguire un obiettivo fuori portata. Desiderare l'irrealizzabile, l'impossibile. All'epoca in cui si diffuse questa espressione la trazione a cavallo era la sola disponibile per i trasporti pubblici.
  • Surco commoglia surco.[899]
Solco copre solco.
Un debito grosso più grande ne copre uno vecchio.[900]

T[modifica]

  • T'a fai cull'ova, 'a trippa.[901]
Te la cucini con le uova la trippa.
Queste frattaglie, in sé non appetibili, te le prepari con le uova per rendertele più gustose. Vale a dire: ora datti da fare e trova il modo di tirati fuori da questa situazione difficile, ingrata, rischiosa, negativa in cui sei andato a ficcarti.
  • T'hê 'a sèntere 'na messa a panza all'aria.[902]
Devi sentirti una messa a pancia all'aria.
Si augura allo sventurato di presenziare ad una messa - l'ultima - in posizione orizzontale, con il ventre rivolto al soffitto del luogo di culto; vale a dire composto in rigido decubito supino all'interno di una cassa realizzata all'uopo per la solenne occasione.
Nella parlesia:[23]il violino.
Immediatamente.
All'istante, lì per lì.
Situazione complicata, intricata, difficile e, in fondo, poco seria. Si potrebbe per esempio dire a chi si costringe o ci costringe all'ennesima tribolazione da idioti per ovviare alle conseguenze intricate di un problema in sé stupido o facilmente evitabile: E chesta è n'ata tarantella! E questa è ancora un'altra complicazione idiota! (Fai più attenzione! È ormai ora di darsi una regolata!)
  • Te faccio correre pé Vicenzone.[906]
Ti faccio correre per Besançon.[907]
Vedrai quel che ti farò passare...: ti insegno io a comportarti correttamente.
  • Te manno 'e Pellegrini![908]
Ti mando all'Ospedale Pellegrini!
Te le suono di santa ragione!
  • Te mardíco a zizze storte![909] Te mmardico a zizze storte.[910]
Ti maledico a mammelle storte! (quasi a volerle immaginariamente ripiegare per rinnegarle.[911])
Un figlio o una figlia che con la sua condotta aveva dato alla madre un forte dispiacere poteva essere colpito da questa maledizione, la più grave che una madre potesse pronunciare.[911]
  • Te pare sempe che 'o culo t'arrobba 'a cammisa.[912]
Ti sembra sempre che il sedere ti rubi la camicia.
Sei veramente gretto, micragnoso, sordidamente avaro.
  • Te pozza piglià Patano.[913]
Ti possa prendere Patano.[914]
Imprecazione: Che ti colga la peste. Che tu possa morire.
  • Te tengo appiso all'urdemo buttone d' 'a vrachetta.[915]
Ti tengo appeso all'ultimo bottone della patta.
Per me sei l'ultima persona al mondo.[916]
  • Te tengo stampato 'ncuorpo![917]
Tenere stampato, come impresso nel proprio corpo.
Conoscere alla perfezione una persona o una cosa. "So perfettamente che tipo di persona sei, non puoi nasconderti, non me la dai a bere, non abbocco!"
  • Te veco, e te chiagno.[918]
Ti vedo e ti piango.
Sento compassione per te, temo per quel che sarà di te.
  • Ten 'o core int'o zucchero.[919]
Ha il cuore nello zucchero.
Tené 'o core int'o zucchero: Essere al culmine, nel pieno della gioia, della felicità. Essere al settimo cielo.
  • Tene' 'a capa sulo pe' spàrtere 'e recchie.[5]
Avere la testa solo per separare le orecchie.
Non avere cervello, essere completamente stupidi.
  • Tenè 'a grazia d' 'o miedeco.[302]
Avere le buone maniere del medico.
Non averne affatto.
  • Tene' 'a neva 'int' 'a sacca.[5]
Avere la neve in tasca.
Avere fretta.
  • Tène 'a panza azzeccata cu' 'e rine.[150]
Ha la pancia incollata ai reni.
Ḕ dimagrito. Impiegato anche come iperbole.
  • Tene 'a parola superchia.[920]
Ha la parola soverchia, superflua.
Si dice di chi parla senza misura, logorroicamente, di chi in modo saccente vuole a tutti i costi con argomenti futili, inconsistenti dire un'ultima parola – una parola superflua perché insulsa – in ogni discussione.
  • Tene 'a saraca 'int' 'a sacca.[921]
Ha l'aringa in tasca.
Nasconde qualcosa, non la dice tutta.[922] Tené 'a saraca 'int' 'a sacca, avere l'aringa in tasca: Essere irrequieti, aver fretta, manifestare inquietudine, impazienza come se si avesse in tasca una maleodorante aringa di cui ci si debba disfare al più presto; in realtà perché si nasconde un incofessabile segreto.
  • Tené 'a zeppola mmocca.[923]
Avere la zeppola in bocca.
Balbettare.
Avere soldi a iosa, essere ricchissimo.
Avere molti assilli, preoccupazioni; essere sovrappensiero; avere un diavolo per capello.
  • Tené 'e pànne a chi và a natàre.[474]
Custodire gli abiti di chi va a nuotare.
Essere accidiosi e non sforzarsi neppure di aiutare un amico in difficoltà. Antico detto già attestato nel XVII secolo.[928]
Avere le orecchie del pubblicano.
Avere un udito finissimo. Avere una capacità finissima di captare i minimi segnali, anche non sonori.
  • 'Tène folla Pintauro![931]
C'è folla da Pintauro[932] !
Si dice — talvolta con ironia — di persona con molti corteggiatori o di negozi o studi con molta clientela.
Essere perennemente irrequieti, inquieti. Essere sempre in movimento, non riuscire a star fermi.
Tené mente: avere mente.
Guardare, osservare. Fare attenzione. Tiene mente! Guarda, osserva, fai attenzione!
Ha un "lembo" , un "orlo" superiore , una cima di scirocco. O: Stare con una sommità, una cima di scirocco
È nervoso, irascibile.
Tené 'ncuorpo. Tenere in corpo.
Tenere ben chiuso in se stessi. Tenere segreto.
Tenere in fresco.
Tenere di riserva.
  • Tene 'o mariuolo 'ncuorpo.[937]
Ha il ladro in corpo.
Tené 'o mariuolo 'ncuorpo: nascondere un segreto inconfessabile.
  • Tène 'o mmale 'e ndindò: a isso lle vène e a me no.[938]
Ha il male di dindò: a lui gli viene e a me no.
Il male – perfettamente immaginario e strategico – di dindò è il male da cui è colto indefettibilmente lo scansafatiche quando si concretizza il pericolo di dover lavorare o di doversi sobbarcare una lavoro non gradito.
  • Tene' 'o vacile d'oro pe' ce jettà 'o sanghe rinto.[939]
Avere la bacinella d'oro per buttarci dentro il sangue.[940]
Essere ricchi ma completamente infelici.
Tieni in mano.
Aspetta.
Hai una fortuna incredibile.
  • Tieneme ca te tengo.[944]
Tienimi che ti tengo.
Dicesi Stare una cosa tieneme ca te tengo di cosa che tentenni, barcolli, stia male in piedi o accenni di cadere.
oppure
Abbiamo bisogno l'uno dell'altra.
Simul stabunt vel simul cadent. (Proverbi latini)
Veloce veloce, lesto lesto. "E tu te ne sì benuto tinco tinco , co lu sòleto buongiorno, co lu sòleto pizzo a riso, co li sòlete coppetielle appizzate arreto, e la padiata de vitella a lu pizzo de la cammisa.
Vattè Carnevà, fallo pe ll'arma de tutte i muorte tuoje, tornatenne da dò si benuto.
[946]" E tu te ne sei venuto lesto lesto, col solito buongiorno, col solito sorrisetto, con i soliti coppetti attaccati dietro e le interiora di vitella sul pizzo della camicia. Vattene, Carnevale, fallo per l'anima di tutti i tuoi defunti, tornatene da dove sei venuto.
  • Tiracazune o Tirante.[947]
Tirapantaloni o tiranti: bretelle.
  • Tirato a zuco o Tirato a zuco 'e caramella.[948]
Tirato a succo o Tirato a succo di caramella.
Lindo e azzimato, curatissimo, elegantissimo, in grande spolvero, tirato a lucido (fino all'eccesso).
Voglia di far chiasso, confusione. Tirepetirre.[747]: convulsioni.
Modo fanciullesco di denotare il pollo[951]. Vezzeggiativo per denotare un bambino, una bambina o un animale piccolo e grazioso.
Appellativo con cui ci si rivolge, con irrisione, a chi ha un comportamento strano, incomprensibile, altezzoso, sprezzante.[953] /"Oj Titò!": Ehi, "Titò!" (già di per sé eloquente...) (Ma anche, esplicitamente: "Oj Titò, ma chi te cride d'essere!", "ma che faje!", ma che t'hê chiavato 'ncapa!: Ehi, "Titò", ma chi credi di essere! ma che fai! ma cosa ti sei messo in testa! E così via...)
Serio serio, senza scomporsi.[955]
  • Trica e venga buono.[956]
Ritardi e venga bene.
Non importa quanto tempo ci vuole, purché il risultato sia buono.
  • Tricchitracche, tanto a parte![957]
Tric trac, un tanto per (ciascuna) parte!
Il pagamento "alla romana": ciascuno paga per la propria parte.
Dicesi dei denari allorché sono pagati in contanti, L'uno sull'atro, Sonanti e ballanti.[959]
  • Truvà 'a pèzza a cculóre.[960]
Trovare la pezza (toppa) a colori.
Trovare la scusa adatta.[961]Mascherare abilmente, escogitare ingegnosamente un rimedio ad un errore o ad una situazione incresciosa, insostenibile.
Trovare la forma della propria scarpa.
Aje truvato 'a forma d'a scarpa toja: hai trovato pane per i tuoi denti.
Bussare, picchiare; in senso figurato: coire[965].
Tu che accoppi, cosa metti insieme?
Ma che staje accucchianno? Ma che stai dicendo, che razza di ragionamenti (sconclusionati) fai?.
  • Tu sì 'a chiave 'e ll'acqua.[967]
Tu sei la chiave (di emissione e di arresto) dell'acqua.
Tu sei l'elemento decisivo, imprescindibile, indispensabile; il fattore risolutivo.
  • Tu tiene 'a capa fresca.[968]
Hai la testa fresca. Non hai proprio nulla a cui pensare, di cui preoccuparti.
Tené 'a capa fresca: essere spensierati, essere sollevati da ogni preoccupazione sia materiale per possesso di ricchezza, sia spirituale per innata disposizione d'animo. Per cui al fortunato possessore di simile "capa" si può ben dire a mo' di ironico complimento: Biato a tte ca tiene 'a capa fresca, i' tengo 'e lappese a quadriglié ca m'abballano pe' ccapa.: Beato te che non hai nulla di cui preoccuparti, io sono angustiato e tormentato da mille preoccupazioni che si agitano nella testa.
  • Tu vi' quanno è bello Parigge![969]
Vedi quanto è bella Parigi!
Ma guarda un po' cosa doveva capitarmi!
Toc toc (tuppettià: bussare).
"Tutta una botta."
Di colpo, improvvisamente.
  • Tutto a Giesù e niente a Maria.[971]
Tutto a Gesù e niente a Maria.
Si dice di una divisione ingiusta.

U[modifica]

  • U banco d'u sciúlio[972]
Letteralmente:Il banco dello scivolo
Dalla deformazione di Scilla, parte del cognome del fondatore, intorno al 1865, di un istituto di credito che attirava clienti con la promessa di interessi elevatissimi; fallì nel 1870. I napoletani rinominarono scherzosamente la banca Scilla in Sciùlio (sciulià': scivolare, per alludere ad iniziative votate al fallimento, a gestioni più che disinvolte di denaro, ad insolvibilità, a situazioni, progetti sprovvisti dei requisiti fondamentali per meritare fiducia. T' 'e vaje a piglià' 'o banco d' 'o sciulio. I tuoi soldi te li vai a prendere al Banco dello Sciùlio; id est: ormai ai tuoi soldi puoi anche dire addio, te li puoi pure dimenticare in perpetuo.
  • U serviziale e u pignatiello.[973]
Il serviziale[974]e il pentolino.
Due persone inseparabili.
Oh anima!
Esclamazione con cui si esprimere un grande stupore: Addirittura!, Nientedimeno!
[Darne] Una per bere e un'altra per sciacquare.
Rimproverare veementemente, aspramente un pallone gonfiato, dicendogli il fatto suo senza moderarsi in parole e argomenti.
  • Uno leva 'o quatro e ll'ato 'o chiuovo.[978]
Uno toglie il quadro e l'altro il chiodo.
Fanno a gara a chi sperpera (e distrugge) di più.
Occhi ammiccanti.[982]
  • Uócchie chine e mmàne vacante.[983]
Occhi pieni e mani vuote.
Riempirsi gli occhi, ammirare, desiderare e restare a mani vuote.
Occhi secchi.
La jettatura.
  • Uocchio de vasalisco.[68]
Occhio di basilisco.
La jettatura.
Zitto e mosca!
Letteralmente: «Silenzio e topo in bocca.»
Usse prendi!
Voce d'incitamento ai cani perché mordano o prendano la preda.

V[modifica]

  • Va' a vasa' 'o pesce 'e San Rafele.[987]
Vai a baciare il pesce di San Raffaele Arcangelo.
Espressione augurale che in passato si rivolgeva alle donne; il riferimento è ad un antico rito di fecondità che compivano le donne napoletane, baciando il pesce effigiato nella statua che rappresenta San Raffaele Arcangelo con Tobia custodita nella Chiesa di San Raffaele.[988]
Vai a coricarti. (Vai a quel paese, va' a farti benedire.)
Vai un po' a capire, vattelapesca.
Popolana, domestica.
Anche usato (sempre in ambito locale), come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, "sbraitante e rissaiola".[992]
  • Vacante comm'a na cucozza.[300]
Vuoto come una zucca.
  • Vaje cercanne 'e farfalle sutt'allarco.[993]
(Letteralamente:) Vai cercando (di acchiappare) le farfalle sotto all'arco.
Vai perdendo tempo.
  • Vantate sacco mio si non te scoso.[994]
Vantati sacco mio se non ti scucio.
Vantati fanfarone mio finché non ti sgonfio.
  • Vattenne, ca si' signore 'e uno candelotto![995]
Vattene, che sei signore di una sola candela.[996]
Va' via, le tue arie, il tuo aspetto da gran signore sono solo vernice, parvenza, bluff, fumo negli occhi. Sei un finto signore, un signore di cartapesta.
  • ['A] Vecchia putente.[997]
La vecchia potente.
Sant'Anna, madre della Madonna.
  • Venì a chi si e chi songh'ie.[998]
Venire, arrivare a chi sei tu e chi sono io.
Sottolineare, far valere, ribadire di fronte alla persona con cui si viene a diverbio il proprio superiore valore, rammentandogli energicamente di conservare il rispetto e mantenere le distanze. Misurare il rispettivo valore.
Veniamo a noi.
Bene, ora ritorniamo a discutere dell'argomento principale, dell'argomento che ci interessa. Anche: basta divagare, dilungarsi, stringiamo, veniamo alle conclusioni.
Grande spavento. Piglià la [1 001] vermenara: spiritarsi di paura [1 002] Prendere un grandissimo spavento.
Bere a secchi. Bere senza misura, senza moderazione.
Vino a due orecchie.
Vino annacquato.
Vino a un orecchio.
Vino generoso.
Rema verso il largo, perché qui le acque sono agitate.
Insisti a vuoto, perdi inutilmente il tuo tempo: da me non otterrai niente.
  • Volèrese caccià dùje uòcchie pe ne cacciàre uno ô compàgno.[366]
Volersi cavar due occhi per cavarne uno al compagno.
Essere invidiosi e quindi autodanneggiarsi.
Vongole fuggite (fuggite via dal piatto, cioè assenti, mancanti).
Vermicielle cu' 'e vongole fujute o anche Spaghetti a vongole fujiute. In questi piatti poveri della tradizione gastronomica napoletana il sapore delle vongole "fujute", assenti, è ingegnosamente evocato con un generoso condimento di olio, aglio, prezzemolo, con o senza sugo di pomodorini, senza dimenticare di aggiungere – specie se il sapore di vongola all'assaggio dovesse risultare scarso – una dose – a volontà – di fantasia.
  • Vota e gira 'o cetrulo e và 'nculo a 'o parulano.[1 007]
Volta e gira il cetriolo e finisce "dietro" all'ortolano.
Lo dice chi constata di essere ingiustamente divenuto il capro espiatorio.
Gira i pesci che si bruciano.
Cambia discorso, stai parlando di cose molto delicate, tocchi un tasto molto rischioso.
Spingi spingi.
Confusione, parapiglia.
  • Vulè 'o cocco munnàto e buono.[1 010]
Volere l'uovo[1 011] già ripulito dal guscio (mondato) e pronto da mangiare.
Volere qualcosa comodamente, senza darsi la minima pena di affrontare difficoltà o di fare sforzi.
Volgere a tarantella.
Vutà a tarantella 'na cosa: tramutarla in cosa poco seria, ridicola, in una presa in giro. Es. Votammola a tarantella! (Ma sì, volgiamola pure in celia, in scherzo...! (detto con ironia.)

Z[modifica]

Donna volgare, sguaiata, trasandata, pettegola. L'apoteosi della vajassa.
L'ugola.
Una persona di statura molto piccola.
Ragazza, giovane contegnosa.
Fà 'a zita cuntignosa: ostentare (simulare senza veramente possederle) serietà, ritrosia, austerità di costumi.
Zitto chi conosce il gioco (il trucco o l'imbroglio, altrimenti il guadagno è perduto).
  • Zittu zitto, ‘nmiezo ‘o mercato.[1 020]
Zitto zitto, in mezzo al mercato.
Agire in tutta segretezza, facendosi poi scoprire.
Succhiare da due mammelle.
Trarre guadagni da due fonti.
Succhiatore.
Una persona che s'azzecca comm'a 'na sanguetta, si attacca come una sanguisuga. Un rompiscatole, un seccatore micidiale.
Zuccherino mio.
Modo affettuoso, vezzeggiativo di chiamare un bambino.
Il suono di strumenti ad arco sonati alla peggio. — I zuchete zuchete, piccolo concerto di sonatori ambulanti, I sonatori e più specialmente I Viggianesi, perché venuti per lo più da Viggiano di Basilicata. – gli strumenti tutti da esso sonati, I suoni.[1 025]
  • Zumpà' comm'a n'arillo.[300]
Saltare come un grillo.

Note[modifica]

  1. a b Citato in Pino Imperatore, Bentornati in casa Esposito, Un nuovo anno tragicomico, Giunti, Firenze/Milano, 2013, p. 47. ISBN 9788809782860
  2. Citato in Raffaele Viviani, Poesie, a cura di Antonia Lezza, Guida, Napoli, 2010, p. 190. ISBN 978-88-6042-710-6
  3. Traduzione in Poesie, p. 190.
  4. Citato in Carmela Capitale, Vox Musae, Aletti Editore, 2017, [1]
  5. a b c d e f g h i j k l Citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, Colonnese, Napoli, 2007 [1997], p. 27. ISBN 978-88-87501-77-3
  6. Refuso: 'a sotto.
  7. Citato in Enzo Moscato, Trianon, presentazione di Pasquale Scialò, Alfredo Guida Editore, Napoli p. 48. ISBN 88-7188-314-4
  8. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 108.
  9. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 119.
  10. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 27.
  11. Cfr. Il frasario napoletano, p. 27.
  12. Richiamo per uccelli, zimbello.
  13. Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 72.
  14. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 34.
  15. Citato in Paolo Isotta, Altri canti di Marte, Marsilio, Venezia, 2015, [2] ISBN 978-88-317-3998-6
  16. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, VI, a cura di Antonia Lezza e Pasquale Scialò, introduzione di Goffredo Fofi, Guida, Napoli, 1994, p. 346.
  17. Traduzione-spiegazione in Teatro, VI, p. 346.
  18. Dal latino cras: domani. Craie è al tempo stesso parola onomatopeica che imita il cra-cra della cornacchia e craie che in napoletano significa domani.
  19. Citato in Il frasario napoletano, I, p. 30.
  20. Cfr. Il frasario napoletano, p. 27.
  21. La comare, la madrina; l'amante.
  22. a b c d e f g h i j Citato, con traduzione nel testo, in Giulio Mendozza, 'A posteggia, II parte, in ANTROPOS IN THE WORLD di Franco Pastore, anno XII, n.2 del O1-02-2016, p. 20.
  23. a b c d e f g h i j k Antico codice di comunicazione segreto dei musicisti (detti anche posteggiatori) napoletani.
  24. a b c Da Salvatore Bonavita Fessarìe 'e cafè. Detti, facezie e proverbi napoletani, citato in L' Italia ride in napoletano, la Repubblica.it dell'11-06-2005.
  25. Plurale di cortesia e di riguardo, equivalente al Lei.
  26. Citato in AA. VV., Proverbi & Modi Di Dire – Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006. p. 58. ISBN 88-7647-103-0
  27. Traduzione in Proverbi & Modi Di Dire – Campania
  28. a b Citato in Amato, p. 17.
  29. a b Citato in Raffaele Viviani, Poesie, opera completa, a cura di Antonia Lezza, Guida, Napoli, 2010. ISBN 978-88-6042-710-6, p.345.
  30. a b c Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 117.
  31. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 20.
  32. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 13.
  33. Citato in Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli, Milano, 2003, p. 4.
  34. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 206.
  35. Citato in Bianca Fasano, Terra al Sole, Narcissus.me, [3]
  36. a b Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 24.
  37. a b Citato in Véronique Bruez, Naples allegro con fuoco, Gallimard, [4]
  38. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 70.
  39. a b Citato in L'arte della fuga in tempo di guerra, p. 26.
  40. Citato in Gianni Mura, Ischia, Feltrinelli, Milano, 2014, [5] ISBN 978-88-0788-4351
  41. O: 'a museca ciappunesa, oppure: 'a museca d''a Barra.
  42. Citato in Pasquale Scialò, Storie di musiche, a cura di Carla Conti, introduzione di Ugo Gregoretti, Guida, Napoli, 2010, p. 264. ISBN 978-88-6042-718-2
  43. Citato in Viviani, Teatro II, p. 56.
  44. Citato, con lezione leggermente diversa, in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 250.
  45. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 76.
  46. La traduzione è in Il frasario napoletano, I, p. 76.
  47. Citato in Luca Mencacci, Radici Dal Passato, [6]
  48. Citato in TuttoTotò, p. 75.
  49. Citato in Alfredo Cattabiani, Florario, Mondadori, [7]
  50. Traduzione in Florario.
  51. Per l'interpretazione Cfr. (più estesamente) Florario alla stessa pagina.
  52. Citato e spiegato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 509.
  53. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 146.
  54. Citato in Barbara Zaragoza, The Espresso Break: Tours and Nooks of Naples, Italy and Beyond, Merchant Press, Chula Vista, CA 91921, USA, 2012, p. 91. ISBN 978-0-9835099-2-9
  55. Per gli aspetti connessi al culto delle anime del Purgatorio si veda Cimitero delle Fontanelle, sezione: Il culto delle anime pezzentelle, voce su Wikipedia.
  56. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 128.
  57. a b Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 24.
  58. Rucchiello: strumento da incannare la seta, Rocchetto. – arnese su cui si tiene il pappagallo o la scimmia, Gruccia. Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 337.
  59. Citato in Mattia Bernardo Bagnoli, bologna permettendo, Fazi Editore, Roma, 2009, ISBN 978-88-6411-369-2, p. 78
  60. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 102.
  61. Citato in La donna nei detti napoletani, p. 16.
  62. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 239.
  63. Antico gioco da strada dei ragazzi. Cfr. più dettagliatamente Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355. Per lo strummolo si veda la voce voce su Wikipedia.
  64. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355.
  65. Citato in Giacomo Lucchesi, Fra ninnole e nannole, Streetlib, p. 78.
  66. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 47.
  67. In forma moderna: 'e.
  68. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 386.
  69. Definizione in D'Ambra, p. 386.
  70. Citato in Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 406.
  71. Citato in Luigi 'Looigi' Pecce, Mescola ultimo (co)atto, Narcissus.me, p. 229
  72. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 16.
  73. Traduzione in Il frasario napoletano, p. 16.
  74. Taccarià: sforbiciare, tagliuzzare in modo irregolare usando con forbici mal affilate: dall'antico germanico: taikka, segno. Cfr. Del parlar napoletano, p. 97.
  75. Citato in Puoti, Vocabolario domestico napolitano-italiano, p. 455
  76. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 20.
  77. Citato in Massimo Torre, Uccidete Pulcinella, Edizioni e/o, Roma, 2015 [8] ISBN 9788866327103
  78. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 4.
  79. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 108.
  80. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, Newton & Compton editori, Roma, 2004, p. 93. ISBN 88-541-0119-2
  81. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 38.
  82. Cfr. Il frasario napoletano, p. 38.
  83. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 40.
  84. Traduzione in Il frasario napoletano, p. 40.
  85. Cfr. Il frasario napoletano, p. 40.
  86. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 13.
  87. Citato in Viviani, Teatro IV, p. 450.
  88. Questa spiegazione è in Renato De Falco, Del parlar napoletano, p. 32.
  89. a b c In forma corrente:'o.
  90. Citato in Filippo Cammarano, Il Chirurgo di Aquisgrana, con Pulcinella, chirurgo spropositato, Presso Domenico Sangiacomo, Napoli, 1812, p. 19
  91. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 442.
  92. Quaglià: cagliare, coagulare
  93. Citato in Stefania Nardini, Alcazar, ultimo spettacolo, Edizioni e/o, Roma, 2013, [9] ISBN 8866324264
  94. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 26.
  95. Citato in Altamura e Giuliani, p. 67.
  96. a b Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan - Neapolitan-English, p. 224.
  97. Citato in Silvana Raffone, Un attimo per guardare indietro, Youcanprint, p. 205.
  98. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, anno II, 20. 10. 1861, p. 1089.
  99. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 57.
  100. Cfr. Il frasario napoletano, p. 57.
  101. Citato in Marcello D'Orta, Aboliamo la scuola, Giunti, 2010, p. 48 Anteprima Google ISBN 9788809763067
  102. Traduzione in Aboliamo la scuola, p. 48.
  103. Dal francese sans façon.
  104. Citato in Philip Gooden e ‎Peter Lewis, Idiomantics: The Weird and Wonderful World of Popular Phrases, Bloomsbury, 2013, p. 50.
  105. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 14.
  106. a b Citato in Antonino Guglielmi, Ceceniello, Farsa all'antica in un prologo e due atti (dal racconto "Invito in villeggiatura"), 2012. ISBN 978-1-291-00213-3, p. 23.
  107. Citato in Altamura e Giuliani, p. 200.
  108. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. La bellezza della vita nelle parole della tradizione, vol IV, Youcanprint, Tricase (LE), 2015, p. 249. ISBN 9788893212540
  109. Citato in Alessandro Carvaruso, Ero single... ora sono I.C.S., Manuale del "nuovo" single, prefazione di Angela Galloro, Città del Sole, Reggio Calabria, [10] ISBN 9788873516132
  110. Citato in Bello ed Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, Bello ed Erwin, p. 345.
  111. La traduzione è in Bello ed Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, Bello ed Erwin, p. 345.
  112. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 595.
  113. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 20.
  114. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 18.
  115. Citato in Giacomo Lucchesi, Senza Ai ne Bai, (solo www), Narcissus, p. 133.
  116. Era consuetudine dei vetturini togliere i ferri ai cavalli anziani non più adatti al traino e collocarli nella Chiesa di S. Eligio come atto di devozione al Santo.
  117. a b Citato in Del parlar napoletano, p. 33.
  118. Citato in Einaudi, Meridiani, 2000, p. 1006.
  119. a b c Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 25.
  120. a b c d e f g h i j k l In forma corrente: 'e.
  121. In forma corrente: 'a.
  122. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 52.
  123. La spiegazione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 52.
  124. Citato in Raffaele D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 55.
  125. a b Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 111.
  126. a b Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 28.
  127. Arravoglià:avvolgere; in senso figurato ingannare, infinocchiare. Cfr. Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 28.
  128. Citato in Alberto Di Majo, Che fai... li cacci?: I dissidenti e la fine della democrazia, prefazione di Luigi Bisignani, Imprimatur, Reggio Emilia, 2015, [11] ISBN 978 88 6830 322 8
  129. a b c d Citato in Ottavio Soppelsa, Dizionario zoologico napoletano, D'Auria Editore, Napoli, 2016; in Stella Cervasio Purpo e cumeta, i nomi in napoletano di 3600 animali, la Repubblica.it Napoli del 5. 12. 2016.
  130. a b c Per la spiegazione Cfr. la Repubblica.it Napoli del 5. 12. 2016.
  131. Refuso, in realtà: assa = ((l)assa): lascia.
  132. Asseccà.
  133. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 93.
  134. Citato in Cosimo Aruta, Il '68 di un borghese riveduto e corretto, Pellegrini, Cosenza, stampa 2005, p. 45.
  135. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 238.
  136. Citato in Paola Letteria Schettino, Weekend a Napoli, Itinerari turistici a portata di emozioni, Streetlib, p. 108.
  137. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 124.
  138. a b Citato in Marulli e Livigni, p. 10.
  139. Citato in Chiara Gily e Micol Brusaferro, Triestini e Napoletani: istruzioni per l'uso, [12]
  140. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 50.
  141. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , [13]
  142. Citato in Luigi Manzo, p. 8.
  143. Citato in Alessandro Siani, Un napoletano come me, BUR, Milano, 2011, [14]ISBN 9788858619896
  144. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 156.
  145. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 156.
  146. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 162.
  147. In Colomba R. Andolfi, Chicchi di grano, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2005, p. 132. ISBN 88-6042-114-4
  148. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 164.
  149. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 57.
  150. a b c Citato in Del parlar napoletano, p. 34
  151. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano italiano, p. 63.
  152. Dall'inglese coffee house (caffetteria). Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano italiano, p. 63.
  153. a b Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 105.
  154. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 63.
  155. Citato in No Sansone a posticcio co Pulecenella mbrogliato fra forza e senza forza, p. 28.
  156. Citato in Del parlar napoletano, p. 65.
  157. Del parlar napoletano, p. 65.
  158. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 360
  159. Citato in No Sansone a posticcio co Pulecenella mbrogliato fra forza e senza forza, p. 34.
  160. Spiegazione in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 360.
  161. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 45.
  162. Citato in Pietro Belisario, La Botte del Diavolo, Fratelli Criscuolo, Napoli, 1835, [15]
  163. Si tramanda un aneddoto relativo a un caporale colpito da invalidità che fu incaricato della custodia di un elefante donato dal Sultano a Carlo di Borbone. Il comodo incarico finì con la morte dell'elefante.
  164. Citato in TuttoTotò, p. 110.
  165. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 98.
  166. La frase vien dall'uso de' giovani provinciali che addottoratisi nell'Università, portano a casa la laurea arrotolata in un cannellone di latta. Cfr. Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 98.
  167. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 153.
  168. Citato in Glejieses, I Proverbi di Napoli, p. 124.
  169. Citato e spiegato in De Falco, Del parlar napoletano, p. 77.
  170. Citato in Mineco Piccinni (Domenico Piccinni) Dialochielle, favolelle, e autra mmesca de poetece componemiente, vol. II, Dalla Stamperia della Società Tipografica, Napoli, 1820, p. 68
  171. Citato in Ferdinando Russo, A paranza scicca, presentazione di Enzo Moscato, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2000, p. 15. ISBN 88-7188-365-9
  172. Anche se.
  173. Da Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 483.
  174. Citato in Luigi Manzo, Dizionario domestico napoletano e toscano, Tipografia Marchese, Napoli, 18642, p. 14
  175. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 211.
  176. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 211.
  177. O: cazzillo, cazzitiello di re, pinto, pinto 'e re. Cfr. Gli alimenti commestibili dei mari d'Italia, p. 77.
  178. Citato in Arturo Palombi e Mario Santarelli, Gli alimenti commestibili dei mari d'Italia, p. 77
  179. La spiegazione è in Gli alimenti commestibili dei mari d'Italia, p. 77.
  180. a b Citato in Mondadori, Meridiani, 2000, p. 1011.
  181. Citato in Glauco M. De Seta, La casa del nonno. Ipermetropia della memoria, Enter Edizioni, Cerignola (FG), 2013, p. 39. ISBN 978-88-97545-00-2
  182. Citato in L.R. Carrino, A Neopoli nisciuno è neo, Laterza, Roma/Bari,[16] ISBN 9788858104125
  183. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 215.
  184. a b c Citato in Marulli e Livigni, p. 21.
  185. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 15.
  186. Refuso: in realtà guagliune.
  187. Citato in La sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, a cura di Pasquale Scialò, Alfredo Guida Editore, Napoli, 88-7188-689-5, p. 250
  188. Citato in Viviani, Teatro, II, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza, Pasquale Scialò, Guida, Napoli, 1988, p. 155.
  189. Citato in Ferdinando Galiani e Francesco Mazzarella Farao, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, Con alcune ricerche etimologiche sulle medesime degli Accademici Filopatridi, opera postuma supplita, ed accresciuta notabilmente, Vol. I, Presso Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1789, p.97
  190. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  191. La spiegazione è in Teatro, II, p. 95
  192. Ammacca': schiacciare.
  193. Citato in Mondadori, Meridiani, p. 1006.
  194. Citato in Franco Pastore, Masuccio in Teatro: Ex Novellino Masutii, comoediae quattuor, A.I.T.W. Edizioni, 2014, [17]
  195. Corrisponde al numero 6 della smorfia napoletana.
  196. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 69.
  197. Cfr. I Proverbi di Napoli, p. 69.
  198. Citato in Viviani, III, p. 58.
  199. Spiegazione in Viviani, III, p.58.
  200. Citato e spiegato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 514.
  201. a b Citato e spiegato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 98.
  202. a b c Citato in Manuale di napoletanità, p. 70.
  203. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 231.
  204. In forma moderna: chiavarse 'a.
  205. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 441.
  206. a b Citato in Marcello D'Orta, Cuore di Napoli, Rogiosi Editore, [18]
  207. Citato in Raffaele Viviani, I Dieci Comandamenti, presentazione di Mario Martone, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2000. ISBN 88-7188-453-1, p. 31
  208. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 239.
  209. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 93.
  210. Secondo De Ritis da Chiochia, scarpa di fattura grossolana calzata dai pastori abruzzesi. Cfr. De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 329.
  211. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 329.
  212. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 243.
  213. Citato in Renato De Falco, Per moda di dire, ovvero Neo-nomenclatura emergente (con qualche riferimento napoletano), Guida Editori, 2010. ISBN 88-6042-821-1, p. 83.
  214. Citato in Bello ed Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 57.
  215. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 138.
  216. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 101. ISBN 978-88-541-8882-2
  217. Citato in Volpe Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 73 e Francesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, Dall'Imp. Regia Stamperia, 1843, vol. 4, p.548
  218. Citato in Citato in Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, Rivista trimestrale diretta da G. Pitrè e S. Salomone Marino, vol. II, Luigi Pedone Lauriel, Palermo, 1883, p. 597.
  219. Citato in Armando Cenerazzo, Rose rosse e rose gialle, Nuove poesie napoletane, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1957, p. 141
  220. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 220.
  221. Citato in Salvatore Cerino, Immenzità, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1997, p. 70
  222. a b Citato in A.F.Th. van der Heijden Doodverf, p. 49
  223. Citato in Antonino Guglielmi, Il commissario, [19]
  224. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi, Riflessioni sulla saggezza del passato, per un corretto comportamento nel presente, vol. I, Youcanprint Self-Publishing, TRICASE (LE), 9788891115768, p. 205
  225. Citato in Colomba Rosaria Andolfi, Chicchi di grano. Poesie, macchiette, teatro in versi, testi di canzoni, Guida, Napoli, 2005. ISBN 88-6042-114-4, p. 41
  226. Citato in Le muse napolitane, Egloga IX, p. 346.
  227. Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 258.
  228. Citato in Colomba Rosaria Andolfi, Chicchi di grano. Poesie, macchiette, teatro in versi, testi di canzoni, Alfredo Guida Editore, 2005. ISBN 88-6042-114-4, p.109.
  229. Citato in Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, Max Niemeyer Verlag, Tubinga, 2009, p. 80. ISBN 978-3-484-52350-0
  230. La traduzione è in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 80.
  231. Citato in Bruno Esposito, Le avventure di Pāspokaz, nota introduttiva di Roberto Saviano, NonSoloParole Edizioni, Pollena Trocchia (Na), 20061, p. 28
  232. Dall'inglese Christmas, Natale. Cfr. Del parlar napoletano, p. 99.
  233. Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 99.
  234. Citato in Lu Trovatore, 1867, [20]
  235. Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 87.
  236. Citato in Antonino Guglielmi, Una bufera senza fine, 2012. ISBN 978-1-291-07197-9, p. 75
  237. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 97 Anteprima Google
  238. Citato in TuttoTotò, p. 58.
  239. Citato in Altamura e Giuliani, p. 54.
  240. La spiegazione è in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 54.
  241. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 275.
  242. Citato in Antonio Petito, Pulcinella creduto D.a Dorotea pezza a ll'uocchio, Stabilimento Tipografico dei Fratelli De Angelis, Napoli, 1868, p. 11
  243. Cfr. più estesamente Aurelio De Rose, Le Fontane di Napoli, Newton Compton Editori, Roma, 1994, p. 52. ISBN 88-7983-644-7
  244. Citato e spiegato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco , p. 517.
  245. In Ll'ode de Q. Arazio Fracco , p. 517.
  246. a b c d Citato in Partenio Tosco, p. 266.
  247. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 156.
  248. Citato in Giovanni Chianelli, neapolitan express: pizza e cibi di strada, testo di Giovanni Chianelli, traduzioni di Phil Taddeo, Rogiosi, 2016, p. 83. ISBN 978-88-6950-194-4
  249. Citato in Raffaele Viviani, Teatro IV, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida, Napoli, 1989, p. 581.
  250. Citato in Antonella Cilento, Bestiario napoletano, Laterza, Roma-Bari, 2015, [21] ISBN 9788858120323
  251. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 163.
  252. Citato in Collezione di tutti i poemi in lingua Napoletena, Vol. 23, p. 52
  253. Citato in Francesco Cerlone, Il barbaro pentito, Napoli, 1784, p. 33.
  254. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 165.
  255. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  256. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  257. a b c d e f g Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 298.
  258. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 295.
  259. Citato in Annibale Ruccello, Ferdinando, prefazione di Isa Danieli, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1998. ISBN 88-7188-273-3 p. 55
  260. Citato in Annibale Ruccello, Scritti inediti, Una commedia e dieci saggi, Con un percorso critico di Rita Picchi, Gremese, Roma, p.55
  261. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 83.
  262. Citato in Il Frasario napoletano, p. 304.
  263. Traduzione in Il Frasario napoletano, p. 304.
  264. Citato in L'amore a dispetto, Stamperia Flautina, Napoli, 1806, p. 40.
  265. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 528.
  266. In Viviani, Teatro, III, p. 60.
  267. Traduzione in Viviani, Teatro, III, p. 60.
  268. Citato in Marulli e Livigni, p. 13.
  269. Citato in Dizionario completo della Canzone Italiana, a cura di Enrico Deregibus, Giunti, 2010, p. 75 ISBN 9788809756250
  270. Citato in Salvatore Cinciabella, Siamo uomini e caporali. Psicologia della disobbedienza, prefazione di Philip Zambardo, nota introduttiva di Liliana De Curtis, FrancoAngeli, Milano, [22]
  271. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 60.
  272. Citato in Annibale Ruccello, Ferdinando, presentazione di Isa Danieli, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1998, p. 13
  273. Citato in Carlo Giarletta, Anime partenopee, [23] p. 32.
  274. Citato in Ottorino Gurgo, Lazzari: una storia napoletana, Guida, Napoli, 2005, p. 172 ISBN 88-7188-857-X
  275. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 143.
  276. Citato in Salvatore Di Giacomo, Poesie, a cura di Davide Monda, BUR Rizzoli, Milano, 367
  277. Citato in Patrizia Mintz, Il custode degli arcani, PIEMME, Milano, 2011,p. 286
  278. Citato in Lo Trovatore, Giornale del popolo, 1871, [24]
  279. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 334
  280. In Guglielmi, Ceceniello, p. 23.
  281. In Guglielmi, Ceceniello, p. 23.
  282. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 283.
  283. a b Citato in Altamura e Giuliani, 'Proverbi napoletani, p. 161.
  284. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 341.
  285. Così tradotto in Apicella, Il frasario napoletano, p. 341.
  286. In passato si usava dare il segnale di questa ora sparando con un colpo di cannone dall'altura di S. Martino. Apicella racconta un aneddoto riferito a questo modo di dire: Uno scugnizzo chiese l'ora ad un passante, questi, volendo prenderlo in giro rispose: Guagliò, è mieziuorne manche nu cazze! Ragazzo, è mezzogiorno meno un c.....avolo!, intendendo dire scherzosamente che mancava un quarto d'ora a mezzogiorno. Quasi immediatamente da S. Martino risuonò il colpo di cannone e lo scugnizzo replicò ancor più maliziosamente: Signò, tiene nu cazzo arrete! Signore, hai un c.....avolo dietro!, cioè... il tuo orologio va indietro di un quarto d'ora.Cfr. Apicella, Il frasario napoletano, p. 341.
  287. Citato in Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi, La cucina napoletana, Newton Compton Editori, Roma, 2015. [25]. ISBN 978-88-541-8756-6
  288. Citato in Massimiliano Canzanella, 8 Cunte s-pare, Streetlib, [26]
  289. Citato in Luciano De Crescenzo, Tale e quale, Con un capitolo inedito, Mondadori, p. 4
  290. a b Citato in I Proverbi di Napoli, p. 155.
  291. Vojo: bue. Cfr. Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 384.
  292. Citato in Patrizia Mintz, Veritas, p. 69.
  293. Tradotto da Apicella con l'onomatopeico: Eccì (rumore di uno starnuto).
  294. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 314.
  295. Per quest'ultima interpretazione Cfr. Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, p. 230.
  296. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 441.
  297. a b c Citato in La donna nei detti napoletani, p. 46.
  298. a b Citato in I Proverbi di Napoli, p. 152.
  299. Citato in Partenio Tosco, pp. 265-6.
  300. a b c d e f g Citato in Antonio Altamura, Il dialetto napoletano, Fausto Fiorentino, Napoli, 1961, p. 84, [27].
  301. a b Citato in Partenio Tosco, p. 265.
  302. a b c Citato in Studi etno-antropologici e sociologici, vol. XII-XIII, Atena, Napoli, 1984, p. 12, [28]
  303. Refuso: in realtà d'ommo, di uomo.
  304. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 365.
  305. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 175.
  306. Citato in Francesco Silvestri, Teatro. Una rosa, due anime, tre angeli, quattro streghe, Gremese, Roma, 20001p. 110. ISBN 88-7742-450-8
  307. Anticamente Fare lo seccia significava: Farla da spavaldo. Su questo ed altri significati Cfr. D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 342.
  308. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  309. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 157.
  310. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  311. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  312. Cfr. Andreoli, Vocabolario, p. 47.
  313. Citato in Antonio Altamura, Francesco D'Ascoli, Lessico italiano-napoletano, [29], Regina, Napoli, 1970, p. 111.
  314. a b Citato in Patrizia Rotondo Binacchi, A Napoli mentre bolle la pentola., p. 109
  315. La traduzione è di Patrizia Rotondo Binacchi.
  316. L'interpretazione è di Patrizia Rotondo Binacchi.
  317. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 162.
  318. Citato in Antonino Guglielmi, ''a Cummedia 'e Farfariello, parodia dell'inferno dantesco in dialetto napoletano, p. 181.
  319. Domenico Rugerio-Greco, Nuovo vocabolario domestico-italiano, mnemosino o rimemorativo per avere in pronto e ricercare i termini dimenticati o ignorati, p. 204
  320. Citato in Lo matremmonejo pe' mennetta. Commeddeja redicola pe museca de Tommaso Mariani, Napoli, p. 39.
  321. Cofecchia: Cosa ed azione non onesta, Leggerezza, Incostanza. La definizione è in D'Ambra,Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 132.
  322. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 132.
  323. Torquato Tasso e Gabriele Fasano, Lo Tasso Napoletano, zoè, La Gierosalemme libberata de lo Sio Torquato Tasso, votata a llengua nosta da Grabiele Fasano Desta Cetate: e dda lo stisso appresentata a la llostrissema nobelta nnapoletana, vol. I, a la Stamparia de Iacovo Raillardo, Napoli, 1689, [30].
  324. Questa definizione è in Lo Tasso Napoletano, nota f, p. 21.
  325. Oppure: di Michelasso. Francalasso: epicureo, scioperato, gaudente.
  326. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 186.
  327. a b Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 6.
  328. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 100.
  329. Putecarella da pétite querelle, piccola lite, lite di poco conto. Cfr. Del parlar napoletano, p. 47.
  330. Citato in Antonio Petito, No Sansone a posticcio co Pulecenella mbrogliato fra forza e senza forza, Stabilimento Tipografico dei fratelli De Angelis, Napoli, 1867, p. 24
  331. Citato in AA. VV. Proverbi & modi di dire. Campania, p. 218, Simonelli, Milano, 2006. ISBN 8876471030
  332. Citato in Francesco Gangale, O Sistema Guagliù, Youcanprint Self-Publishing, p. 103
  333. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 159.
  334. Sostituire alla consegna il pacco che contiene la merce acquistata con un altro di diverso contenuto privo di valore.
  335. Citato in Salvatore Cerino, Napoli eterna musa, Alfredo Guida Editore, 1994, p. 41. ISBN 78-7188-082-X
  336. Citato in Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978, p. 166.
  337. Citato in Carlo De Frede, Il Decumano Maggiore da Castelcapuano a San Pietro a Maiella, Cronache napoletane dei secoli passati , Liguori editore, Napoli, 2005, p. 19.
  338. Per l'origine dell'espressione si veda più dettagliatamente Il Decumano Maggiore da Castelcapuano a San Pietro a Maiella, nota 8, p. 19.
  339. Etnologia, antropologia culturale, vol. 12, Atena, AR-Company editrice, Napoli, 1984, p. 7, [31]
  340. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 147.
  341. Diminutivo di Lucrezia.
  342. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 271.
  343. Citato in Altamura e Giuliani, p. 71.
  344. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 91.
  345. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1863, anno IV, 23-06-1863, p. 681.
  346. In Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 163.
  347. Citato in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 82.
  348. Citato in La Fuorfece, o vero l'ommo pratteco co li diece quatre de la gallaria di Apollo, opere di Biasio Valentino, vol I, Presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli, 1783, p. 119.
  349. Citato in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, p.206
  350. "La cagione di questo traslato è un'antica, e costante tradizione tra noi, che nella semplicità de' costumi de' nostri maggiori, per darsi un castigo d'ignominia a coloro, che si ammettevano al miserabile beneficio della cessione de' beni, si fosse usato obbligargli a salir su d'una colonnetta in mezzo alla pubblica piazza del Palazzo de' Tribunali, ed ivi calarsi i calzoni, e mostrando il deretano ignudo, dire tre volte: Chi ha d'avere, si venga a pagare. (In Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, p. 207.)
  351. a b Citato in Storia dell'emigrazione italiana, Arrivi, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi e Emilio Franzina, Donzelli Editore, Roma, 2002, p. 303. ISBN 88-7989-719-5
  352. a b Donne anziane devote a San Gennaro che, in occasione della cerimonia che culmina con il miracolo della liquefazione del sangue del Santo, con le loro preghiere e invocazioni intercedono presso di lui.
  353. Citato in Pino Daniele, Marcella Russano, Nero a metà, Pino Daniele Storia di una straordinaria rivoluzione blues, BUR Rizzoli, Milano, 2015. ISBN 978-88-58-67766-7, p. 176.
  354. Citato in Antropos in the world, di Franco Pastore, ottobre 2016, p. 29.
  355. Dallo spagnolo mohinar, molestare, confondere. Cfr. Del parlar napoletano, p. 82.
  356. Citato in Vincenzo A. Pistorio, Tre anni in volo sopra lo Stivale, Yucanprint Self-Publishing, Tricase (LE), 2013, p. 31.
  357. Citato in Viviani, Teatro, vol. VI, p. 281.
  358. In Viviani, Teatro, vol VI, p. 281 col significato di Pazienza!
  359. Citato in Viviani, Teatro, vol. VI, p. 281.
  360. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 482.
  361. a b La traduzione è in Marulli e Livigni, p. 21.
  362. Citato in Pasquale Scialò, La sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, Guida, Napoli, p. 257. ISBN 88-7188-689-5
  363. La catuba è un'antica danza moresca. Cfr. D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico, p. 110, in cui la stessa locuzione è riportata in modo leggermente diverso dal Volpe.
  364. Antica locuzione. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 370.
  365. a b c In forma corrente: Fà.
  366. a b Citato in Tosco, p. 277.
  367. Citato ed interpretato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 404.
  368. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 108.
  369. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 173.
  370. Citato in Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, 2014, [32] ISBN 9788807883880
  371. Stuzzicadenti.
  372. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 126.
  373. a b Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 487.
  374. Lo scaltro "te lo fa negli occhi" (latino: intra oculos). Su questo ed altri possibili etimi Cfr. più dettagliatamente Proverbi e modi di dire napoletani, p. 143.
  375. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 142.
  376. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 309.
  377. Traduzione in Teatro, IV, p. 309.
  378. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 830.
  379. Citato in Autori Vari, Proverbi & Modi Di Dire - Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006, p. 43. ISBN 88-7647-103-0
  380. Citato in A Neopoli nisciuno è neo, [33]
  381. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 196.
  382. Vitato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 192 ; p. 541.
  383. 'A gallenella: diminutivo di gallina. Nome dato al rallus acquaticus. Cfr. D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 194.
  384. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 194.
  385. Citato in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano., vol I, p. 163.
  386. Definizione in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano., vol I, p. 163.
  387. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 181.
  388. La definizione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 181.
  389. Pronuncia: Gəsù, Gəsù, Giuseppə, sant'Annə e Mariə!
  390. Citato in Luciano De Crescenzo, Fosse 'a Madonna!, Mondadori, [34]
  391. Citato in Antonino Guglielmi, 2012. ISBN 978-1-291-01117-3, Il morto supplente, p. 44
  392. Citato in Amato, p. 163.
  393. Citato in Lares, bollettino della Società di etnografia italiana, 1934, p. 110, nota 11. Cfr. Rassegna storica del Risorgimento, 1938, Volume 25, Parte 3, p. 950.
  394. Citato in Zazzera Proverbi e modi di dire napoletani, p. 87.
  395. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, p. 123.
  396. La spiegazione è in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, p. 123.
  397. In Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 184.
  398. O: a babbaluscia
  399. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 37
  400. La definizione è in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 37.
  401. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 125.
  402. La definizione è in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 125.
  403. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  404. Citato in Marulli e Livigni, p. 17.
  405. Citato in Rutigliano, p. 216.
  406. Citato in Rutigliano, p. 217.
  407. Questo termine ha significato duplice: ratto e donna di facili costumi.
  408. Citato in Autori Vari, 'A mamma d' 'e fesse è sempe prena, La mamma degli imbecilli è sempre incinta, Selezione dei Proverbi e dei Modi di Dire nei Dialetti della Campania con traduzione in italiano, Simonelli Editore, Milano, 2006. ISBN 88-7647-103-0, p. 72
  409. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  410. Citato in Viviani, Teatro, III, p. 246.
  411. Citato in Rutigliano, p. 217.
  412. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 122.
  413. Citato in Mimmo Borrelli, 'Nzularchia, Baldini&Castoldi, Milano. ISBN 978-88-9388-516-4, p. 71
  414. Citato in Rutigliano, p. 217.
  415. Citato in Rutigliano, p. 218.
  416. Dal greco Ische! Fermati! Cfr. Del parlar napoletano, p. 44.
  417. Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 44.
  418. Citato in Antonino Guglielmi, il commisssario, p, 19 Anteprima Google e Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, p. 273
  419. Spiegazione in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 273.
  420. Citato in Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, p. 147.
  421. Citato in Pino Aprile, Il Sud puzza, PIEMME, p. 57
  422. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  423. La spiegazione è in Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  424. Citato in Domenico Iaccarino, Galleria di costumi napolitani, Stabilimento tipografico dell'Unione, Napoli, 1875, p. 16
  425. Citato in Carlo Giarletta, Anime partenopee, p. 36.
  426. In Anime parternopee, p. 36.
  427. Andiamo.
  428. Citato in Giuseppe Savorra, Un cicerone napoletano, Youcanprint, Tricase (LE), 2015 p. 41 ISBN 9788893216982
  429. Bistecca ai ferri Cfr. Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  430. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  431. a b Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 71.
  432. Citato (in forma negativa) in Giuseppe Savorra, Un Cicerone napoletano, Youcanprint, Self-Publishing, Tricase (LE), 2015, p. 85. ISBN 9788893216982
  433. Citato in I proverbi di Napoli, p. 193.
  434. In forma corrente: Jì'.
  435. In forma corrente: Jì'.
  436. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 396.
  437. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 80.
  438. Spiegazione in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 80.
  439. Nzuócolo:Dondoloni.
  440. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 270.
  441. Spiegazione in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 270.
  442. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 45.
  443. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 215.
  444. Citato in Giuseppe Montesano, Nel corpo di Napoli, Mondadori, p. 169 Anteprima Google
  445. Citato in Il flauto magico, Raffaele Miranda, Napoli, 1824, Google Book
  446. Citato in Pasquale Guaglianone, Tante navi Tante storie, Nuova Santelli, Anteprima Google
  447. Citato in A Napoli mentre bolle la pentola., p. 109.
  448. La spiegazione è di Patrizia Rotondo Binacchi, Cfr. A Napoli mentre bolle la pentola, p. 109.
  449. Citato in Lo Spassatiempo, [35]
  450. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 426.
  451. La definizione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 426.
  452. a b Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 207.
  453. a b La traduzione è in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 207.
  454. Citato in Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1866, anno I, n. 3, p. 2.
  455. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, p. 203.
  456. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 325.
  457. La spiegazione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 325.
  458. Citato in Sebezio, Motti e detti napoletani, [36], p. 112.
  459. Citato in Antonio Ghirelli, Storia di Napoli, Einaudi, Torino, 1992, p. 293. ISBN 88-06-12974-0
  460. a b Citato in Rodolfo Pucino, Il tressette, Guida, Napoli, 2005, p. 22. ISBN 88-7188-908-8
  461. Citato in Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1866, anno I, n. 7, 30 gennaio 1866, p. 2.
  462. Citato in Antonio Altamura, Il dialetto napoletano, Fausto Fiorentino, Napoli, 1961, p. 84, [37]
  463. In Vocabolario domestico napoletano e toscano, p. 422.
  464. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 149.
  465. Per lisciabusso vedasi più in dettaglio Manuale di napoletanità, p. 53.
  466. Citato in Manuale di napoletanità, p. 53.
  467. Traduzione in Manuale di napoletanità, p. 53.
  468. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 227.
  469. Fondo della botte.
  470. Locuzione antica. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 363.
  471. 'A percoca: la pesca gialla.
  472. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 215.
  473. In Viviani, III, p. 234.
  474. a b Citato in Tosco, p. 278.
  475. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 231.
  476. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 85.
  477. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 84.
  478. Carautielle: cibo immaginario. La definizione è in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 84.
  479. Carautielle: cibo immaginario. La spiegazione è in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 84.
  480. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 478.
  481. Citato in Floriana Coppola, Donna creola e gli angeli del cortile, Guida, Napoli, 2004, p. 39. ISBN 88-7188-820-0
  482. Per la Vergine Bruna si consulti voce su Wikipedia
  483. Citato in I tesori nascosti di Napoli, [38]
  484. Citato in Usi e costumi dei cammorristi, p. 169.
  485. Da Marino Niola, Archeologia della devozione, in Santità e tradizione, Itinerari antropologico-religiosi in Campania, a cura di Luigi M. Lombardi Satriani, Meltemi, Roma, 2004, p. 67.
  486. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 469.
  487. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 481.
  488. Citato in No Sansone a posticcio co Pulecenella mbrogliato fra forza e senza forza, p. 33.
  489. Citato in Lino Patruno, Il meglio Sud, Rubbettino, [39]
  490. Citato in Antonio Altamura, Il dialetto napoletano, Fausto Fiorentino, Napoli, 1961, p. 84, [40]
  491. Citato in Giuseppe Giacco, Cultura classica e mondo subalterno nei Pediculi di Gennaro Aspreno Rocco, Testo integrale in latino e versione in vernacolo afragolese, Edizioni Istituto di Studi Atellani, 1985, p. 59
  492. Si veda, più dettagliatamente alla lettera F: Fa zita bona.
  493. Citato in Giuseppe Maresca, Era di Maggio, Lampi di stampa, 2012, Cologno Monzese, p. 208. ISBN 978-88-488-1358-7
  494. L'imprecazione è attribuita a Francesco II che con queste parole avrebbe manifestato il suo rammarico per la debole difesa opposta a Garibaldi dalla Marina Borbonica. Cfr. Era di maggio, p. 210.
  495. Citato in AA. VV., Al di là delle parole, a cura di Maria Vittoria Costantini e Maria Pierri, Franco Angeli, [41], nota 11.
  496. Citato in Pino Imperatore, Benvenuti in casa Esposito, Giunti, Firenze 2012, p. 51. ISBN 9788809775695
  497. Figura di furfante tramandata da un'antica tradizione popolare. Celebre per essere coinvolto in ogni genere di traffici loschi, divenne una sorta di capro espiatorio su cui sfogare la propria frustrazione con l'imprecazione citata. Cfr. più in dettaglio la nota 11 di Al di là delle parole, [42]
  498. Citato in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 179.
  499. La spiegazione è in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 179.
  500. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 119.
  501. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 235.
  502. La taduzione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 235.
  503. Venditrice d'ortaggi. Donna volgare, dedita al pettegolezzo. Vajassa. Mpechera.
  504. La spiegazione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 235.
  505. Citato in Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, p. 109.
  506. Citato in Carlo Luigi Golino, Italian Quarterly, [43] p. 92.
  507. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 220.
  508. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 225.
  509. Citato in Sabato Antonio Manzi, La formazione della psichiatria in Irpinia, Lettere Italiane n. 55 - novembre 2003, Guida, Napoli, p. 27. ISBN 88-7188-560-0
  510. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 517, con il seguente commento:Masto Giorgio: allorché i matti eran tenuti peggio che belve un custode di tal nome tanto s'illustrò per le bastonate che prodigava agli infelici dementi, da rimanere quel nome come generico, sì pei custodi de' matti, come per bastonatore instancabile.
  511. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco travestute da vasciajole de lo mandracchio da Grabiele Quattomane, Stamparia de lo Comman. Nobele, Napoli, 1870, p. 68.
  512. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 228.
  513. In forma corrente: 'mbruscenà.
  514. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 229.
  515. Sbattergliela con forza.
  516. Questa spiegazione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 229
  517. a b Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 320.
  518. Citato in Antonino Guglielmi, ''O tavuto, p. 20.
  519. Citato in Partenio Tosco, L'eccellenza della lingua napoletana con la maggioranza alla toscana in Accademici Filopatridi, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, tomo secondo, presso Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1789, p. 178.
  520. Citato in Marianna, 'a Capa 'e Napule, [44]
  521. Citato in Pulcinella delle tre spose, Roma, Gaetano Zenobi, 1710, [45]
  522. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 87.
  523. Citato in Antonino Guglielmi, Storia d'altri tempi, p. 26.
  524. Nota impresa di onoranze funebri.
  525. a b Citato in Antonio Videtta , Considerazioni su Corrado Giaquinto in rapporto ai disegni del Museo di S. Martino, Libreria Scientifica Editrice, Napoli, 1965, p. 87.
  526. Citato in Francesco Bellanti, L'ultimo Gattopardo, p. 133.
  527. Citato in Raffaele Viviani, I dieci comandamenti, p. 144.
  528. Citato in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 244.
  529. Menare (in forma corrente: menà) gettare, lanciare.
  530. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 231.
  531. In forma corrente: Mena': gettare, lanciare, buttare.
  532. Granchio, ma anche raffio, arpione, uncino.
  533. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 325.
  534. Citato e spiegato in Hermann W. Haller, Tra Napoli e New York, Le macchiette italo-americane di Eduardo Migliaccio, testi con introduzione e glossario, Bulzoni, 2006. ISBN 8878700819, [46], p. 254.
  535. Citato in Antonietta Ambrosano e Mimmo Barba, Ri-cre-azione, presentazione di Antonio Faeti, Armando Editore, 2002, p. 105. ISBN 88-8358-319-1
  536. Anche: p' 'e senghe: attraverso gli spiragli delle porte.
  537. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 327.
  538. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 121.
  539. Cfr. più dettagliatamente Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 121.
  540. a b Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napoletano-italiano, p. 189.
  541. Citato in Manuale di napoletanità, p. 22.
  542. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 299.
  543. a b Puteca: dal greco apotheke: magazzino, ripostiglio. Cfr. Del parlar napoletano, p. 47.
  544. Citato in A Buon 'Ntennitore, Proverbs of Naples, p. 55.
  545. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 102.
  546. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 215.
  547. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 37.
  548. Citato in Giacomo Marulli e Vincenzo Livigni, Guida pratica del dialetto napolitano o sia Spiegazione in lingua toscana della Mimica di alcune frasi e delle voci dei venditori e scene comiche DEI COSTUMI NAPOLITANI, Stabilimento Tipografico Partenopeo, Napoli, 1877, p. 16
  549. La spiegazione è in Marulli e Livigni, p. 16.
  550. Citato in Patrizia Mintz, Veritas, PIEMME, 2010 [47] ISBN 9788858502662
  551. Miscio: gatto, micio. Cfr. Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 243.
  552. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 243.
  553. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 286.
  554. Citato e tradotto in Giulio Trevisani, Teatro napoletano, Da Salvatore di Giacomo a Eduardo de Filippo, [48] p. 81.
  555. La traduzione è in Teatro napoletano, Da Salvatore di Giacomo a Eduardo de Filippo, p. 55.
  556. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 112.
  557. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 202.
  558. La spiegazione è in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 202.
  559. Citato in Fascio de chellete nove contegnose e freccecarelle fatte da paricchie auture pe llevare la paturnia e li pierdetienbe; raccuoveto e prubbecato da jachil Girì Zuzù (briolià) Napole: se venne a lo mavazzeno de libre de Luigi Chiurazzi, Napoli, 1836, p. 7.
  560. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 178.
  561. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 244.
  562. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 244.
  563. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 343.
  564. Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 172.
  565. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 272.
  566. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 239.
  567. Citato in Nu scagno de n'appartamiento e na festa de ballo di Pasquale Altavilla}}, Tipografia De' Gemelli, Napoli, 1850, p. 10.
  568. Citato in Niccola Valletta, Poesie inedite, Dalla Tipografia di Luigi Nobile, Napoli, 1816, p. 17
  569. Citato in Lo Spassatiempo, p. 281.
  570. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 199.
  571. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, p. 175. ISBN 88-7188-905-3
  572. Citato in Il Borghini, anno primo, Tipografia del vocabolario, Firenze, p. 123.
  573. Traduzione in Il Borghini, p. 123.
  574. Citato in Il propugnatore, vol. VII, parte II, presso Gaetano Romagnoli, Bologna, 1874, p. 174.
  575. In Il propugnatore, 1874, p. 174.
  576. Citato in Epigrammi del marchese di Caccavone e del Duca di Maddaloni, a cura di Giuseppe Porcaro, Arturo Berisio Editore, Napoli, 1968, p. 49.
  577. citato in I promessi sposi, In lingua napoletana, cap. X
  578. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 250.
  579. La spiegazione è in D'Ambra, p. 250.
  580. Citato e spiegato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 115.
  581. a b Da Vincenzo Vitale, Malufiglio, citato in Pasquale Scialò, La sceneggiata, Rappresentazioni di un genere popolare, p. 268
  582. Citato in Troppo napoletano, [49]
  583. Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1862, p. 1342.
  584. Citato in Sebezio, Motti e detti napoletani, Delfini S.R.L., Milano, 1967, [50]
  585. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 271.
  586. Giuseppe Marotta, I bambini osservano muti le giostre dei grandi, IoScrittore, 2012. ISBN 978-88-97148-80-7, p. 13
  587. In Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 144.
  588. Galletta molto difficile da ammorbidire in acqua.
  589. Citato in Lo Lampo, anno I, n. 47, p.3
  590. a b c Citato e spiegato in Mondadori, Meridiani, p. 1008.
  591. Da il n'a qu'un œil. Ha solo un occhio, con riferimento agli ufficiali francesi che portavano il monocolo, Cfr. Naples allegro con fuoco, [51]
  592. Citato in Véronique Bruez, [Naples allegro con fuoco], [52]
  593. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  594. Cfr. Anfreoli, p. 252.
  595. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  596. Citato in La nferta pe lo capodanno de lo 1835, Da li truocchie de la Sociatà fremmateca, Napoli, p. 41
  597. Citato in Cesare Caravaglios, Voci e gridi di venditori in Napoli, introduzione di Raffaele Corso, Catania, Libreria Tirelli di F. Guaitolini, Catania, 1931 · IX, p. 67.
  598. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  599. Citato in Lo Lampo, Giornale elettreco pe tutte, anno 2, n. 5, giovedì 13-01-1876, p. 2
  600. Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 363.
  601. Citato in TuttoTotò, p. 38.
  602. La spiegazione è in TuttoTotò, p. 38.
  603. Citato e spiegato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 58 .
  604. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 15.
  605. Scottato,ferito da un dolore cocente.
  606. L'interpretazione è in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri
  607. a b c Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 65.
  608. Onomatopeico.
  609. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 94.
  610. Citato in Viviani, III, p. 228.
  611. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 261.
  612. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 262.
  613. Citato in P. Bello e D. Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 150
  614. Citato in No Sansone a posticcio co Pulecenella mbrogliato fra forza e senza forza, p. 25.
  615. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 264.
  616. Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 264.
  617. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 205.
  618. Citato in Marulli e Livigni, p. 44.
  619. In Marulli e Livigni, p. 44.
  620. Citato in Anna Menafro e Mariarosa Amodio, Il berretto del laureato, PM Edizioni, Varazze (SV), 2018. ISBN 978-88-99565-86-2, p. 120.
  621. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 267.
  622. Questa definizione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 267.
  623. Citato in Armando Cenerazzo, Rose rosse e rose gialle, Alfredo Guida Editore, Napoli, p. 101
  624. Citato in Carmine Ruizzo, La terra dei suoni, Un viaggio attraverso la musica popolare campana, p. 10
  625. Citato in Renato de Falco, Il napoletanario, Colonnese Editore, Napoli; in Nello Ajello, Detti e contraddetti del popolo napoletano, la Repubblica.it Archivio del 28. 01. 2002.
  626. a b Lunghezza misurata dal pollice e dall'indice tesi. Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 470.
  627. Citato in Proverbi Italiani, Associazione Culturale Adventure, p. 200
  628. Traduzione in Proverbi italiani, p. 200
  629. Più comunemente Mesurella.
  630. Si narra che un caldarrostaio occultò il cadavere di un uomo che aveva ucciso – secondo Apicella un venditore concorrente – proprio nel punto in cui vendeva le caldarroste. La "voce" insolita (e chill'amiche sempe rorme!) con cui attirava i clienti finì per insospettire i gendarmi che scoprirono il delitto. Cfr. Apicella I ritte antiche, p. 280.
  631. Citato in Apicella I ritte antiche, p. 280.
  632. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 108.
  633. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 470.
  634. Citato in Per moda di dire, p. 15.
  635. Citato in Fortunato Calvino, Teatro, Guida, Napoli, 2007, p. 116 ISBN 88-878-6042-328-3
  636. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  637. La traduzione è in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  638. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 109.
  639. Citato in I proverbi di Napoli, p. 263.
  640. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 263.
  641. Citato in Antonino Guglielmi, Un diavolo nella valigia, p. 45
  642. Citato in Romualdo Marrone Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli, Newton Compton Editori, 2015, [53] ISBN 978-88-541-8502-9
  643. Della statua di San Giuseppe
  644. L'interpretazione (più dettagliata) è in Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli.
  645. a b Cfr. più dettagliatamente Paolo Isotta, La virtù dell'elefante: La musica, i libri, gli amici e San Gennaro, Marsilio, Venezia, 2014, [54] ISBN 978-88-541-9823-4
  646. Citato in Viviani, Teatro, VI, p. 344.
  647. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 268.
  648. La definizione è in Volpe, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 268.
  649. Citato in Il segreto in voce, Roma, Domenico Antonio Ercole, 1712, p. 37
  650. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, anno V, Sabato 2 Luglio 1864 p. 726.
  651. a b c Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 269.
  652. La definizione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 269.
  653. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 157
  654. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, IV, p. 554.
  655. Citato in Agnese Palumbo e Maurizio Ponticello, Il giro di Napoli in 501 luoghi, La città come non l'avete mai vista, Newton Compton, Roma, 2014, p. 35. ISBN 978-88-541-7070-4
  656. Citato in Raffaele Pisani, I Promessi sposi, prefazione di Maria Zaniboni, [55]
  657. Citato in Abele De Blasio, Usi e costumi dei camorristi, prefazione di Cesare Lombroso, illustrazioni di S. De Stefano, Napoli, Luigi Pierro Editore, Napoli, 18972, p. 165.
  658. Citato in Proverbi & Modi Di Dire - Campania , Simonelli, Milano, 2006, p. 72. ISBN 88-7647-103-0
  659. Citato in Patrizia Rotondo Binacchi, A Napoli mentre bolle la pentola, p. 63.
  660. Citato in Giancarlo Signore, Storia delle abitudini alimentari, Dalla preistoria al fast food, Tecniche Nuove, Milano, 2010, p. 198. ISBN 978-88-481-7428-2
  661. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 339-340.
  662. Traduzione in Teatro, IV, p. 340.
  663. Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 28.
  664. Citato in Mario Caccavale, Vite doppie, Mondadori, [56]
  665. Citato in Alberto Liguoro, Il vecchio teatro, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2001, p. 24 ISBN 88-7188-479-5
  666. Citato in Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli, p. 122.
  667. La locuzione è ancora in uso in alcune città della Campania.
  668. Citato in Alberto Liguoro, Il vecchio teatro, Lettere Italiane n. 38 – giugno 2002, Alfredo Guida Editore, Napoli, p.24
  669. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, II, Guida, Napoli, 1988, p. 95
  670. Citato in Pennino, p. 303.
  671. Vittorio Del Tufo, TRENTAREMI, Storie di Napoli magica, Rogiosi, Napoli, [p. 101].
  672. Il riferimento è al dipinto, custodito nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, opera di Leonardo Grazia dello il Pistoia: nella tela il diavolo, trafitto da San Michele Arcangelo, è raffigurato nelle fattezze di una donna seducente. Per la storia del dipinto e per un approfondimento sull'origine dell'espressione Cfr. più dettagliatamente TRENTAREMI, Storie di Napoli magica, p. 101 e Gennaro Aspreno Galante , Guida sacra della città di Napoli, Stamperia del Fibreno, Napoli, 1872, p. 393.
  673. Citato in TRENTAREMI, Storie di Napoli magica, p. 101.
  674. "Fatto sta, che nel quadro del Pistoia quel bel volto di giovane donna, dai biondi capelli e dai dolci occhi, appare calmo, quasi sorridente, ed ella piega le braccia e le mani in molle atto voluttuoso, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l'angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza. E il dipinto destinato a colpire le fantasie per la terribilità del castigo inflitto a colei che tentò scrollare una salda virtù, le sedusse invece con quell'immagine; e nel linguaggio del popolino dei contorni rimase come paragone di elogio: «Bella come il diavolo di Mergellina»" (Benedetto Croce)
  675. Citato in Ledgeway, p. 273.
  676. citato in Jordan Lancaster, In the Shadow of Vesuvius, A Cultural History of Naples, I. B. Tauris, Londra, New York, 2005, p. 251
  677. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 298.
  678. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, p. 131.
  679. Maria Giuseppa Errico (Napoli, 1792 – Napoli, 1867).
  680. Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 29.
  681. a b Citato in Tosco, p. 267.
  682. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, 2005, p. 123
  683. Citato e spiegato in Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 153.
  684. La spiegazione è in la Repubblica.it Napoli del 5. 12. 2006.
  685. Ni' è l'abbreviazione di ninno: bimbo.
  686. In Viviani, III, p. 248.
  687. Traduzione in Viviani, III, p. 248.
  688. Citato in Maria Emilia Nardo, Raffaele Viviani: Dalla Vita alle Scene L’Altra Autobiografia (1888-1947), a cura di Maria Emilia Nardo, Rogiosi, 2017, p. 71.
  689. Citato in In the Shadow of Vesuvius, p. 250.
  690. Femminile di Don (Dominus, Signore), appellativo onorifico con cui ci si rivolge in modo riguardoso a persone che godono di grande prestigio.
  691. a b c Citato e spiegato in Maurizio Esposito, Uomini di camorra, La costruzione sociale dell'identità deviante, prefazione di Maria Immacolata Macioti, Franco Angeli, p. 185
  692. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 274.
  693. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 225.
  694. Citato in Lo Trovatore, 1866, [57]
  695. Citato in No Sansone a posticcio co Pulecenella mbrogliato fra forza e senza forza, p. 36.
  696. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 278.
  697. Citato in Generoso Picone, I napoletani, Laterza, 2005 [58] ISBN 9788858118610
  698. Citato in I pediculi di Gennaro Aspreno Rocco, in G. Giacco, Cultura classica e mondo subalterno ne I pediculi di Gennaro Aspreno Rocco, Atto II, Scena I
  699. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 340.
  700. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 123.
  701. Cioè ad un peperone rosso e per traslato ad un uomo rozzo e stupido. Cfr. Zazzera, Dizionario napoletano, p. 99. Secondo il De Ritis, invece, chiochiaro deriva da chiochia scarpa grossolana da pastore. Cfr. De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 329.
  702. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 431.
  703. Citato in Del parlar napoletano, p. 13.
  704. Citato in La fidanzata del parrucchiere, Tipografia Comunale, Napoli, p. 11.
  705. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1862, anno III, 30 gennaio 1862, p. 119.
  706. Citato in A Napoli mentre bolle la pentola, [59]p. 109.
  707. Pendendo a modello la gallina che non orina mai (idea però del tutto priva di fondamento)).
  708. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 306.
  709. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 247.
  710. La spegazione è in Dizionario napoletano, p. 247.
  711. Citato, tradotto e spiegato in Raffaele Viviani, Poesie, opera completa, a cura di Antonia Lezza, Guida, 2010, p.227
  712. Citato in Antonio Venci, La Canzone Napolitana, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1955, p. 142.
  713. Citato in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, opera diretta da [Francesco de Bourcard], vol I, Napoli, Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile, Napoli, 1853, p. 319.
  714. Dal greco: parapatto: versare copiosamente, senza risparmio. Cfr. Del parlar napoletano, p. 48.
  715. In forma corrente: pati'
  716. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 221.
  717. a b Citato in Michele Zezza, Le bontoniste redicole, Farza de monzù Moliero, Da li truocchie de la Sociatà Fremmatica, Napoli, 1835, p. 30
  718. Citato in Francesco Barbagallo, Napoli, Belle Époque, Laterza, Bari, 2015, [60]
  719. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 236.
  720. Marulli e Livigni, p. 16.
  721. Citato in Michele Zezza, Metastasio a lo Mandracchio, Zoè La Dedone abbannonata votata a llengua nosta da lo barone Michele Zezza, p. 28
  722. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 746
  723. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 746.
  724. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 312.
  725. Citato in Viviani, Teatro III, p. 103.
  726. La spiegazione è in Manuale di napoletanità, p. 70.
  727. Pronuncia: ˈPesələ ˈpesələ.
  728. Citato in Giovanni di Giurdignano, Il marinaio, Napoli, 1839, p. 10.
  729. Da G. di Giurdignano, Il marinaio, p. 10.
  730. Citato in Per moda di dire, p. 122.
  731. Citato in Taranto e Guacci, p. 127.
  732. Citato in Volpe, Dizionario napolitano-italiano tascabile, p. 248.
  733. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 265.
  734. Citato in Gargano, Vocabolario domestico napolitano-italiano, p. 90.
  735. Anche: 'na scippacentrella. Scippacentrelle: (masch.) scivolata forte, quasi da strappar le bullette di sotto le scarpe. La definizione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 362.
  736. Citato in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 318.
  737. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. Semi della tradizione, vol. III, Youcanprint Self-Publishing, Tricase (LE), 2014, p. 264. ISBN 978-88-91174-68-0
  738. Citato in Volpe, ''Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 250.
  739. La definizione è in Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 250.
  740. Pittà': Dipingere, pitturare, imbiancare; descrivere con esattezza. La definizione è in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 264.
  741. Citato in Pietro Gargano, Uno scugnizzo fuori dal branco. Pino De Maio. Dalla periferia alla corte della regina d'Inghilterra, Alfredo Guida Editore, 2002, p. 118. ISBN 88-7188-627-5
  742. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 304.
  743. La spiegazione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 304.
  744. Citato in TuttoTotò, p. 33.
  745. Definizione in TuttoTotò, p. 33.
  746. Suscella o Sciuscella: carruba.
  747. a b c d Citato in Mondadori, Meridiani, p. 1025.
  748. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 298.
  749. Citato in Intorno a Pinocchio, a cura di Aldo Capasso, Armando Editore, Roma, 2008. ISBN 978-88-6081-434-0, p. 47.
  750. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 113.
  751. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 302.
  752. La spiegazione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 302.
  753. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 156.
  754. Citato in Piera Ventre, Palazzokimbo, Neri Pozza, Vicenza, 2016, [61] ISBN 978-88-545-1444-7
  755. Citato in Eleonora Olivieri, Il mio anno pazzesco, De Agostini, Milano, 2017. ISBN 978-88-511-4874-4, p. 33
  756. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 113.
  757. In realtà il monossido di carbonio, gas velenoso, asfissiante, è del tutto inodore ed insapore, e ciò lo rende estremamente insidioso.
  758. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  759. Citato e spiegato in Salvatore Di Giacomo, Poesie, p. 527.
  760. Citato in Marco Perillo, 101 perché sulla storia di Napoli che non puoi non sapere, Newton Compton Editori, Roma, 2017. ISBN 978-88-227-1478-7, p. 195.
  761. Oppure, talvolta, in una variante di uso limitato, ripresa dalla canzone di Pino Daniele "Che te ne fotte": Quanno good good cchiù nero d'a notte nun po' venì.
  762. Citato in Antonino Guglielmi, 'E ddoje ricchezze, (commedia in due atti in linga napoletana, 2012. ISBN 978-1-291-00640-7, p. 10
  763. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi dalla saggezza del passato, una speranza per il futuro, vol II, Youcanprint, Tricase (LE), 2014 p. 276. ISBN 9788891147530
  764. Citato in Isa Rampone Chinni e Tina Palumbo De Gregorio, La farmacia di Dio, Rogiosi Editore, p. 41.
  765. a b Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 510.
  766. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 339.
  767. Citato in Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte, Neri Pozza, [62] ISBN 978-88-545-1515-4
  768. Citato in Giambattista Valentino, La mezacanna, vol I, A spese della Stamperia Filantropica, Napoli, 1835, p. 249
  769. Citato in Nzularchia, p. 14
  770. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 61.
  771. Citato in Proverbi. Semi della tradizione, vol. III, p. 213.
  772. Traduzione in Proverbi. Semi della tradizione, p. 213.
  773. Prevete: prete.
  774. Citato in Marulli e Livigni, p. 16.
  775. Da Altamura,Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli, 19561, 19682, citato in Viviani, Teatro, II, p. 45.
  776. La spiegazione è in Teatro, II, p. 45.
  777. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 8.
  778. Dal greco stróbilos
  779. Onomatopea
  780. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, 1873, p. 368.
  781. Interpretazione presente nella voce su Wikipedia.
  782. Per un'ulteriore possibile interpretazione, si veda Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 368.
  783. Citato in Il custode degli arcani, p. 88.
  784. Citato in Totò principe clown, prefazione di Goffredo Fofi, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1997, p. 304. ISBN 88-7188-157-5
  785. Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 352.
  786. Citato in Amato, p. 177.
  787. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 99.
  788. Citato in Michelangelo Tancredi, Vierze, Stampate e no stampate, Tipografia Cenniniana, Roma, 1877, p. 78, Tipografia Cenniniana, Roma, 1877
  789. Citato in Colomba Rosaria Andolfi, Chicchi di grano. Poesie, macchiette, teatro in versi, testi di canzoni, Alfredo Guida Editore, 2005. ISBN 88-6042-114-4, p. 115
  790. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 234.
  791. A S. Luca sono attribuite celebri icone della Vergine.
  792. Citato in Antonio Buonomo, L'arte della fuga in tempo di guerra, prefazione di Roberto De Simone, Effepi Libri, Monte Porzio Catone (RM), 2010, p. 34. ISBN 978-88-6002-020-8
  793. Citato in AA. VV., Natale con i tuoi, Guida, Napoli, 2004, p. 130 ISBN 88-7188-837-5
  794. Citato in Salvatore Savignano, Un posto sottoterra, Roma, Robin, 2006, p. 179
  795. Citato in Giuseppe Gargano, Vocabolario domestico napolitano-italiano, Dalla Tipografia di Nunzio Pasca, Napoli, 1841, p. 105
  796. a b c Dal greco Kartallon: cesta o paniere dal dorso appuntito; l'aggiunta della s iniziale ha valore intensivo. Cfr. Del parlar napoletano, p. 49.
  797. a b Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 49.
  798. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 325.
  799. Citato in Andrea Passaro e Salvatore Agnelli, I due pedanti Commedia buffa in due atti poesia del signor Andrea Passaro, poeta e concertatore dei Teatri Reali musica del maestro Salvatore Agnelli, Dalla Tipografia Pierro, Napoli, 1839, p. 10
  800. Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 75.
  801. Citato in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli, 1789, vol. 1, p. 35.
  802. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 318. ISBN 978-88-541-8882-2
  803. Definizione in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 318.
  804. Citato in TuttoTotò, p. 55.
  805. a b Citato in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  806. Definizione in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  807. Citato in Bello ed Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 213.
  808. Citato in No barone fermo e n'auto de rispetto, 46.a commedia di Pasquale Altavilla, Dalla Tipografia DE' Gemelli, Napoli, 1853, p. 68.
  809. Citato in Ri-cre-azione. Progetto di laboratorio teatrale, p.107.
  810. Citato in Stefano Tettamanti e Laura Grandi, Sillabario goloso, L'alfabeto dei sapori tra cucina e letteratura,Mondadori, p. 59.
  811. Citato in L'ancunia e Lo martiello, [63]
  812. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 335.
  813. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco, p. 452.
  814. Citato in Ennio Bìspuri, 'Totò Principe clown, {{small|Tutti i film di Totò}, prefazione di Goffredo Fofi, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1997. ISBN 88-7188-157-5, [64] p. 148
  815. Citato in Sosio Capasso, Canapicoltura e sviluppo dei comuni atellani, Istituto di Studi Atellani, 1994 p. 63.
  816. In forma corrente: scippà.
  817. In forma corrente: 'a.
  818. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 404.
  819. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 66.
  820. Esclamazione onomatopeica di disprezzo (sputare).
  821. a b Citato in Quaderni del Bobbio n. 2 anno 2010, p.77.
  822. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1867, [65]
  823. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  824. Definizione (più estesa) in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  825. Citato in Dario Fo, La figlia del papa, Chiarelettere, Milano, 2014, [66] ISBN 978-88-6190-595-5
  826. Dal titolo di una farsa di Giovanni D'Antonio detto il Partenopeo, Cfr. I manoscritti palatini di Firenze, p. 591.
  827. Citato in I manoscritti palatini di Firenze, Firenze, dalla Real Biblioteca Palatina, 1860, vol. II, p. 591.
  828. Definizione in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  829. In forma corrente: scummiglià, scoprire (opposto di coprire), mettere a nudo, svelare.
  830. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 368.
  831. Citato in Valentino de Biaso, La Fuorfece, o vero l'ommo pratteco, Napoli, presso Giuseppe Maria Porcelli, 1783, p. 133.
  832. Citato in TuttoTotò, a cura di Ruggero Guarini, note e testi critici di Costanzo Ioni, Gremese Roma, 1999, p. 76. ISBN 88-7742-327-7
  833. Da Eduardo De Filippo, 'O pparlà nfaccia, citato in Ciro Roselli, Storia e antologia della letteratura italiana dalle origini ai giorni nostri, p. 600
  834. Citato in Elisa e Claudio, Dramma semiserio per musica dato nel Teatro Alla Scala in Milano l'autunno del 1821. E riprodotto per la prima volta nel Teatro Nuovo in Napoli l'estate del 1822., Napoli, Tipografia Orsiniana, 1822, p. 49
  835. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 381.
  836. Citato in Del parlar napoletano, p. 47.
  837. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 334.
  838. Citato in Ruggiero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, p.77.
  839. Citato in Tonino Scala, Un calcio d'amore, p. 42.
  840. Citato in Vladimiro Bottone, Il giardino degli inglesi, Neri Pozza, Vicenza, 2017. ISBN 978-88-545-1510-9, p. 186.
  841. Citato in Vladimiro Bottone, Il giardino degli inglesi, Neri Pozza, p. 186
  842. Citato in Ruggiero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, p.77.
  843. Citato in Gian Paolo Porreca, Una corsa in Canada, Alfredo Guida Editore, Napoli. ISBN 88-7188-027-7, [p. 56]
  844. Citato in Galleria di costumi napolitani, p. 18.
  845. In Viviani, III, p. 214.
  846. Definizione in A. Altamura, Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli; citato in Viviani, III, p. 214.
  847. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 359.
  848. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 360.
  849. Citato in Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Massimiliano Palmese e Massimiliano Virgilio, Quattro mamme scelte a caso, un progetto ideato da Massimiliano Palmese dedicato ad Annibale Ruccello, Caracò Editore, 2011 [67] ISBN 978-88-97567-03-5
  850. 'e, in forma corrente.
  851. Citato in Lo nuovo diavolo zuoppo e Polecenella, Edizioni 1-77, p. 44
  852. O, più semplicemente: Va' te spila 'e recchie a san Pascale! Vai a sturarti le orecchie a San Pasquale!
  853. Presso i monaci di San Pasquale a Chiaia: nei loro laboratori veniva prodotto un olio impiegato per liberare dall'eccesso di cerume il condotto uditivo.
  854. Citato in Anton Soliman, Eutanasia di un politico meridionale, Narcissus.me, [68]
  855. Citato in Sergio Zazzera,Dizionario di napoletano, p. 340.
  856. a b Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 351.
  857. La traduzione è in Apicella, I ritte antiche, p. 351.
  858. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  859. In Apicella, I ritte antiche, p. 351.
  860. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 366.
  861. Ctato in Rodolfo Pucino Il tressette nei tempi moderni e secondo le nuove tecniche. Massime aforismi detti e proverbi, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2005, p. 89. ISBN 88-7188-908-8
  862. Citato in Salvatore Landolfi, Napoli e i suoi colori, p. 84.
  863. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  864. La spiegazione è in Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  865. Citato e spiegato in Salvatore Di Giacomo, Poesie, p. 544
  866. Citato in Lu Trovatore, 1866, p. 3
  867. Citato in Passatempi musicali,Guillaume Cottrau e la canzone napoletana di primo '800, a cura di Pasquale Scialò e Francesca Seller, Guida, Napoli, 2013. ISBN 978-88-6666-201-3, [69]
  868. Citato in TuttoTotò, p. 92.
  869. Citato in I pirati spagnuoli melodramma in due atti, p. 26.
  870. Citato in Melania G. Mazzucco, Vita, tradotto da Virginia Jewiss, Picador, New York, p. 153.
  871. Citato in Giambattista Basile, The Tale of Tales, Penguin Books, New York, p. 17
  872. Dalla forma obliqua vespertilione del latino: vespertilio, pipistrello, con aferesi del ve. Cfr. Rivista di filologia e di istruzione classica, p. 94.
  873. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 400.
  874. La spiegazione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 400.
  875. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 360.
  876. La spiegazione è in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 360.
  877. Citato in Andreoli, 'Vocabolario napoletano-italiano, p. 401.
  878. Citato in Giovanni Canestrini, Fauna d' Italia, parte III, Pesci, Dottor Francesco Vallardi Tipografo-Editore, Milano, p. 194.
  879. Citato in Altamura e Giuliani, p. 360.
  880. Citato in Eduardo Scarpetta, Quinnece solde so cchiù assaje de semilia lire: ossia, Pulicenella e Sciosciammocca mbrogliate nfra no portafoglio ricco e n'auto pezzente., Pironti, Napoli, 1909, [70], p. 54.
  881. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 272.
  882. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco , p. 458.
  883. Citato in Del parlar napoletano, p. 49.
  884. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 26.
  885. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 373.
  886. Citato in Pasquale Altavilla e Giacomo Marulli, L'appassionate de lo romanzo de zio Tom, vol. V, Dalla tipografia de' Gemelli, Napoli, 1853, [71].
  887. Citato in Commedie di Francesco Cerlone, Vol. XVIII, Napoli, 1785, p. 72.
  888. Citato in Alessandro Siani, Troppo napoletano, [72]
  889. Citato in Vincenzo Tenore e Giuseppe Antonio Pasquale, Compendio di botanica, Ordinato specialmente alla conoscenza delle piante utili più comuni, Dr. V. Pasquale Editore, Napoli, 18703, p. 429.
  890. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 408.
  891. Citato in Vincenzio De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico,p. 61.
  892. Fescina: paniere di forma conica per la raccolta di fichi ed uva. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso. Cfr. Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 61, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845.
  893. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 24
  894. Citato in Autori Vari, La giusta parte, a cura di Massimo Gelardi, Caracò, 2012, [73] ISBN 978-88-97567-02-8
  895. Citato in Nicola Vottiero, Lo specchio della cevertà, Nne la Stamparia de Giuseppe Maria Porciello, Napoli, 1789, p. 44.
  896. In forma corrente: Sunà'
  897. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 298.
  898. Citato in Mimmo Carratelli, Slogan salotti divette, in la Repubblica.it Archivio del 07. 04. 2008.
  899. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  900. Spiegazione in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  901. Citato in Luciano De Crescenzo, Ti porterà fortuna. Guida insolita di Napoli, Mondadori, p. 110.
  902. Citato in Mannaggia Bubbà, p. 138.
  903. Citato in Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1867, [74]
  904. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 507.
  905. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto,, 1863, p. 154.
  906. Citato in Del parlar napoletano, Manualetto per tutti, Colonnese Editore, Napoli, 1997, p. 79.
  907. I titoli di credito da riscuotere obbligatoriamente ed indilazionabilmente venivano in gran parte inoltrati a Besançon. Cfr. Del parlar napoletano, p. 79.
  908. Citato in Ariel, vol. XVII, Edizioni 2-3, Bulzoni, Roma, 2002, p. 251, [75]
  909. Citato in Luciano Galassi, Mannaggia Bubbà, interiezioni, imprecazioni e invettive napoletane, Kairos Edizioni, Napoli, 2012, p. 116. ISBN 978-88-98029-03-7
  910. Citato in Lo corzaro, commeddia pe mmuseca da rappresentarese a lo Teatro nuovo ncoppa Toleto St'Autunno de st'Anno 1726, Agnolo Vocola, Napoli, p. 25.
  911. a b Cfr. Mannaggia Bubbà, p. 116.
  912. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 89.
  913. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 285.
  914. Patano è il cognome di un famoso monatto del XVIII° secolo. Cfr. Andreoli, p. 285.
  915. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 392.
  916. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 392.
  917. Citato in Mario Santanelli, Uscita di emergenza, Beati i senzatetto perché vedranno il cielo, presentazione di Nello Mascia, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1999. ISBN 88-7188-305-5, p.44
  918. Citato in Il licantropo volgarmente detto lupo menaro con Pulcinella bersaglio d'un morto, rivale dell'eco, e spaventato dalle larve nella tomba d'un militare, Napoli, 1840, p. 36.
  919. Citato in Amabile Giusti, La donna perfetta, Mondadori, p. 70
  920. Citato in Ledgeway, p. 539.
  921. Citato in Mauro Montacchiesi, Humanae Historiae, Aletti Editore, p. 280.
  922. Spiegazione in Humanae Historiae, p.280.
  923. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English p. 143.
  924. Avere chiodi.
  925. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 100.
  926. Dal latino: Lapis quadrellatus: opera muraria costituito dalla sovrapposizione alternata di piccolissimi quadrati di pietra. Questo particolare procedimento costruttivo, di grande precisione, richiedeva l'attenzione ed la concentrazione assolute – ciò che comportava una forte tensione – dell'esecutore. Cfr. Del parlar napoletano, p. 65.
  927. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 385.
  928. Cfr. Francesco Gizzio, L'Atlante del Cielo, scena IX in L'echo armoniosa delle sfere celesti, parte prima, Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693, p. 159.
  929. Dal latino Publicanus, pubblicano. Cfr. Del parlar napoletano, p. 63.
  930. Citato e spiegato in Del parlar napoletano, p. 63.
  931. Citato in Luigi Cremona, L'Italia dei dolci, Repertori Touring, n.1 anno 2004, Touring Editore, Milano, p. 128.
  932. Storica pasticceria napoletana.
  933. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 26.
  934. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 360.
  935. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1862, p. 754
  936. Citato in Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1867, anno II n. 171 del 23. 12. 1867, p. 2.
  937. Citato in Vladimiro Bottone, Il giardino degli inglesi, Neri Pozza, Vicenza, 2017, [76] ISBN 978-88-545-1510-9
  938. Citato in Rotondo, p. 389.
  939. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 390.
  940. O quanta vote, o quantane | aie lo vacile d'oro, | e nce spute lo sango. O quante e quante volte hai la bacinella d'oro e ci sputi sangue. (Le Muse napolitane, egloga VIII, pp. 334-335)
  941. In Viviani, III, p. 197.
  942. Per Porta Capuana si consulti voce su Wikipedia
  943. Citato in Alessio Strazzullo, I tesori nascosti di Napoli, Newton Compton Editori, Roma, 2011, [77] ISBN 978-88-541-9823-4
  944. Citato in Basilio Puoti, Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18502,p. 446.
  945. Citato in Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1867, anno 2, . 8, 19-01-1867, p. 2.
  946. Da Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1867, anno 2, . 8, 19-01-1867, p. 2.
  947. Citato in Per moda di dire, p. 19.
  948. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 78.
  949. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 431
  950. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 428.
  951. La definizione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 428.
  952. Citato in Del parlar napoletano, p. 77.
  953. Con uno sprezzante Dis-donc, compreso come un indecifrabile Titò, si rivolgevano ai napoletani i soldati della guarnigione svizzera presente a Napoli nei primi anni dell'800. Cfr. Del parlar napoletano, p. 77.
  954. Citato in Tuttototò, p. 32.
  955. Significato in TuttoTotò, p. 32.
  956. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 113.
  957. Citato in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 83.
  958. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 437.
  959. La definizione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 437.
  960. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 432.
  961. La spiegazione è in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 432.
  962. In forma corrente: Truvà.
  963. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 168.
  964. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, 1864, p. 439.
  965. Per questo traslato Cfr. Zazzera, Dizionario napoletano, p. 396.
  966. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 8.
  967. Citato in Gigi Garanzini e Marco Bellinazzo, Il Napoli di Maradona, Cronistoria di un sogno: il primo scudetto, Oscar Mondadori, p. 14.
  968. Citato in Salvatore Piscicelli, Vita segreta di Maria Capasso, Edizioni e/o, Roma, 2012, [78] ISBN 9788866321903
  969. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 407.
  970. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 439.
  971. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 406.
  972. Citato in Andreoli: Vocabolario napoletano-italiano, p. 52.
  973. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 377.
  974. Clistere.
  975. Citato in Antonio Menna, Tre terroni a zonzo, Sperling & Kupfer, [79]
  976. In forma moderna: n'ata, un'altra.
  977. Citato in Lu Trovatore, Giornale Spassatiempo anno VI, n. 11 , giovedì 26 gennaio 1871, p. 3.
  978. Citato in Sebezio, Motti e detti napoletani, [80], p. 75.
  979. Zennà': far cenno; zennariéllo: Ammiccamento. Cfr. Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 390.
  980. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 390.
  981. Citato in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 248.
  982. La definizione è in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 390.
  983. Citato in P.Bello e D.Erwin, Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary/Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, p. 514.
  984. Citato in Lu Trovatore, 1867, [81]
  985. In Dizionario napoletano, Uppele (pron: 'uppələ) è un'esclamazione: Silenzio! Dal latino oppilă Cfr. Dizionario napoletano, p. 401; seconda persona singolare dell'imperativo di oppilare: ostruire.
  986. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano: domestico di arti e mestieri, p. 387.
  987. Citato in Marco Perillo, Misteri e segreti dei quartieri di Napoli, p. 175
  988. Cfr. più dettagliatamente, Marco Perillo, Misteri e segreti dei quartieri di Napoli, pp. 175-176 e la voce di wikipedia rito di fecondità..
  989. Citato in Lo cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 103.
  990. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 162.
  991. Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal toscano, p. 178.
  992. La spiegazione è in Wikipedia. Cfr. voce su Wikipedia.
  993. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 414.
  994. Citato in Giambattista Basile, Le Muse napolitane; in Il Pentamerone, vol. II, Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1788, p. 235.
  995. Citato in Di Giacomo, Einaudi, Meridiani, p. 828.
  996. "L'illuminazione [del Teatro San Carlo] fu fatta a cera, ad olio ed a sego. In ogni palco erano accese, davanti allo specchio, una, due o tre candele di cera, secondo la nobiltà del proprietario. Tre candele eran segno di nobiltà grande, due di media nobiltà, una di nobiltà terra terra. E però il detto popolare ancor vivo fino a poco tempo fa: Vattenne, ca si' signore 'e uno candelotto!", Da Il teatro San Carlo, in Di Giacomo, Einaudi, Meridiani, p. 828.
  997. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 256.
  998. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 455.
  999. Da Il barbaro pentito, in Commedie di Francesco Cerlone napoletano, vol. 17, A spese di Giacomo Antonio Vinaccia, Napoli, 1784, p. 33
  1000. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 380.
  1001. In forma corrente: 'a
  1002. Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 380.
  1003. Citato in Franco Taranto e Carlo Guacci, Vocabolario domestico italiano ad uso dei giovani, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18563, p. 191.
  1004. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 397.
  1005. Citato in Marulli e Livigni, p. 19.
  1006. Citato in Sergio Esposito, Nei secoli dei secoli, Rogiosi editore, p. 21
  1007. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. Frammenti di luce, di sogni e di speranza, vol. VI, Youcanprint, 2017, p. 49.
  1008. Citato in ,Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 112.
  1009. Citato in Salvatore Di Giacomo, Poesie, a cura di Davide Monda, note al testo di Stefano Scioli, BUR, Milano, [82]
  1010. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 60.
  1011. Onomatopeico, dal verso della gallina.
  1012. Vutà, in forma corrente.
  1013. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 465.
  1014. O "zandraglia": dal francese "les entrailles": le viscere.
  1015. In Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 390.
  1016. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 469.
  1017. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 470.
  1018. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 470.
  1019. Citato in Angelo Sirignano, Calavrice, Ciesse Edizioni, Montegrotto Terme (PD), 2014 [83]
  1020. Citato in Rutigliano, p. 246.
  1021. Citato in Rutigliano, p. 177.
  1022. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 471.
  1023. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, I, p. 395.
  1024. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 472.
  1025. Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 472.

Bibliografia[modifica]

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  • Maurizio Esposito, Uomini di camorra, La costruzione sociale dell'identità deviante, prefazione di Maria Immacolata Macioti, Franco Angeli, [121]
  • Abele De Blasio, Usi e costumi dei camorristi, prefazione di Cesare Lombroso, illustrazioni di S. De Stefano, Napoli, Luigi Pierro Editore, Napoli, 18972, [122]
  • Ferdinando Galiani e Francesco Mazzarella Farao, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, Con alcune ricerche etimologiche sulle medesime degli Accademici Filopatridi, opera postuma supplita, ed accresciuta notabilmente, Vol. I, Presso Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1789, [123]
  • Franco Taranto e Carlo Guacci, Vocabolario domestico italiano ad uso dei giovani, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18563, [124]
  • Vincenzo De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845, [125]
  • Raffaele Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, Salvatore Di Fraia Editore, Pozzuoli, 2002.
  • Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869.
  • Giuseppe Gargano, Vocabolario napolitano-italiano, Dalla Stamperia di Nunzio Pasca, Napoli, 1841, [126]
  • Vocabolario napolitano-italiano tascabile, compilato sui dizionarii antichi e moderni e preceduto da brevi osservazioni grammaticali appartenenti allo stesso dialetto per Pietro Paolo Volpe, Gabriele Sarracino Librajo-Editore, Napoli, 1869, [127]
  • Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, [128]

Voci correlate[modifica]