Modi di dire napoletani

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Modi di dire napoletani.

  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.[1]
  • Dicette Pulecenella: pe' mmare nun c'è taverna.[2]
Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente.
Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[3]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.
  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[4]
  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![5]
  • Ha da passa' 'a nuttata.[6]
La notte dovrà pur passare.
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[4]
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[7]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[1]
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[8]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.[9]
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![4]
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[4]
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[4]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Amato, p. 17.
  2. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  3. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  4. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  5. Citato in Amato, p. 163.
  6. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  7. Citato in Pennino, p. 303.
  8. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  9. Citato in Amato, p. 177.

Bibliografia[modifica]

  • A Buon 'Ntennitore. Proverbs of Naples, Lulu.com, 2008. ISBN 978-1-4357-0882-2
  • Bruno Amato, Anna Pardo, A Napoli si parla così, Antonio Vallardi Editore, Milano, 1999. ISBN 88-8211-316-7
  • Claudio Pennino, Mettere 'a bbona parola, Intra Moenia, 2011

Voci correlate[modifica]