Modi di dire napoletani

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Raccolta di modi di dire napoletani.

A[modifica]

  • 'A capa 'e l'ommo è na sfoglia 'e cepolla.[1]
La testa dell'uomo è (sottile come) una pellicola (brattea) di cipolla.
Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente.
  • 'A fessa è gghiuta 'mmano a 'e criature[2]
La vulva è finita nelle mani dei bambini.[3]
Quando si affidano cose a chi non ha capacità per gestirle.
  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.[4]
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
  • A' maronn v'accumpagna.[5]
[Al congedo, si augura a chi parte] Che la Madonna vi accompagni (e vi protegga).
  • [A] appesa 'e Pererotta.[1]
La salita di Piedigrotta.
L'ernia.
  • A pesielle pavammo.[6]
Pagheremo al tempo dei piselli.[7]
Pagheremo quando gli affari andranno bene.[8]
  • A refrische 'e ll'anime d'o priatorio.[9]
A refrigerio delle anime del Purgatorio.
Formula che ricorre nelle preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio.[10]
  • 'A signora 'e quatti-quatte.[11]
La signora con quattro quarti di nobiltà,.
Signora blasonata (detto ironicamente).
  • 'A soccia mana sta 'int' 'e Guantare.[1]
La tua stessa mano sta nei Guantai.
Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. L'espressione è riferita a un persona che rinvia a lungo i pagamenti.
A spaccatrottola.
Agire o parlare a casaccio.
  • 'A ting-tang.[1]
La bicicletta.
In abbondanza, copiosamente, prodigalmente.
  • Accuncià quatt'ova int'ô piatto.[15]
Aggiustare quattro uova nel piatto.
Mettere ordine nelle proprie faccende.
  • «Acquajuo', ll'acqua è fresca?» «Manc' 'a neve!»[16]
«Acquaiolo, l'acqua è fresca?» «Neppure la neve (lo è altrettanto)!»
Come chiedere all'oste se il suo vino è buono.
  • Aglie, fravàglie e fattura ca nun quaglie[17].[18]
Aglio, fragaglia, e fattura che non coglie.
Formula contro il malocchio.
  • Agniento de la guàllera.[19]
Unguento per l'ernia.
Farmaco, cosa, provvedimento inefficace.
  • All'anema da' palla![20]
Alla faccia della bufala![21]
  • Ammiscà 'a lana c'a seta.[22]
Confondere (mischiare) la lana con la seta.
Confondere cose o persone di ineguale e opposto valore, svalutando le migliori e sovrastimando le peggiori.
  • Annuzzà 'ncànna.[23]
Restare bloccato in gola, non poter ingoiare.
Sentire una forte frustrazione per non aver potuto ottenere qualcosa.
All'improvviso.
  • Assa' fa' 'a Maronna.[5]
Lascia fare alla Madonna
Tutto si è risolto per il meglio.
Caspita! Accidenti!

B[modifica]

  • Buono sì, ma fesso no.[26]
Sono buono, non però sprovveduto.
Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare.

C[modifica]

  • Cca 'e ppezze e cca 'o ssapone.[27]
Qui gli stracci, gli abiti smessi e qui il sapone.
Patti chiari: qui e subito ti do la merce e qui e subito devi darmi il denaro. Non vendo a credito.
  • Chi m'a cecato.[28]
Chi mi ha accecato.
Chi me l'ha fatto fare.[29]
  • Cicchignacco 'ncopp' â vótta.[30]
«Cicchignacco» sulla botte.
oppure:
Cicchignacco 'int'â buttéglia.[31]
«Cicchignacco» nella bottiglia.
Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio». Locuzione riferita a personaggi di statura non alta e dal portamento goffo.
  • Cu nna fúna 'ncànna.[32]
Con un cappio (fune) alla gola.
Fare qualcosa cu nna fúna 'ncànna: per costrizione, contro la propria volontà.
  • Cuncià 'ncordovana.[33]
Conciare alla maniera cordovana.
Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. Si riferisce alla cordovana, pelle di capra conciata a Cordova, un tempo molto costosa.
  • Cuoncio cuoncio.[34]
Piano piano, cautamente, garbatamente.
  • Cuopp'allesse.[35]
Involto di castagne lesse
L'umidità delle castagne deforma e affloscia il cartoccio che in più si tinge di macchie scure: Una donna priva di grazia e di bellezza.
  • Curto e male 'ncavato.[36]
Basso e cattivo.

D[modifica]

Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente. Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[38]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.

E[modifica]

  • È a luongo 'o fatto![39]
Il fatto va per le lunghe![40]
  • 'E ffodere cumbattono e 'e sciabbule stanno appese.[41]
I foderi combattono e le sciabole restano appese.
Chi dovrebbe eseguire un compito resta inattivo e chi non ha quest'obbligo è costretto a farsene carico.
  • 'E lente 'e Cavour.[1]
Gli occhiali di Cavour.
Le manette nel gergo della malavita.
  • È fernuta 'a zezzenella.[42]
È finita (non ha più latte) la (piccola) mammella.
È finito il tempo delle vacche grasse. La pacchia è finita.
  • È stato pigliato cu 'o llardo ncuollo[43]
È stato preso con il lardo addosso.
È stato colto in flagrante con la refurtiva.
  • È trasuto 'e sicco e s'è avutato 'e chiatto.[44]
È entrato "di secco" (umilmente) e si è girato "di grasso." (con superbia).
È entrato timidamente ed ora vuole spadroneggiare.
  • È venuto 'o Pat'abbate 'e ll'acqua.[44]
È venuto (giù) il Padre Abbate dell'acqua.
Si è rovesciato un terribile acquazzone.
  • Essere bona 'int'all'arma d'a 'a mamma.[45]
Essere formosa, procace fin dalle viscere (dall'anima) della mamma.
  • Èssere cuòrpo 'e veretàte.[46]
Essere corpo di verità.
Essere bugiardi, quindi esternare bugie e tenere in corpo le verità.
  • Èssere gràsso 'e sùvaro.[47]
Essere grasso di sughero.
Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante.
  • Essere 'na capafemmena[45]
Essere una donna superlativamente bella.
  • Essere 'na Die 'e femmena, 'na femmena ' truono, na femmena ca fa fermà 'e rilorge, ecc...[45]
Essere una "Dio di donna" (dalle forme molto vistose), una donna di tuono, una donna che fa fermare gli orologi, ecc...
  • Èssere 'o soccùrzo 'e Pisa.[33]
Essere il soccorso di Pisa.
Essere una persona a cui è stato chiesto aiuto, ma che si presenta come disponibile solo dopo molto tempo dal fatto. Riprende un avvenimento della Repubblica di Pisa.
  • Èssere tenàglia franzèse.[47]
Essere tenaglia francese.
Essere molto avari, prendere e non dare.

F[modifica]

  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta.
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[48]
  • Fa acqua a' pippa.[49]
Fa acqua la pipa (manca il tabacco).
Va male, sono al verde.
  • Fa ll'arte de Francalasso[50]; magna, bbeve, e se sta a spasso.[51]
Fa il mestiere di Francalasso: mangia, beve e sta a spasso.
  • Fà magnà 'o limone.[52]
Fare mangiare il limone.
Far rodere dalla rabbia.
  • Fà nu sizia-sizia.[53]
Lagnarsi, essere petulanti in modo ossessivo.
  • Fa' 'o protanquanquero.[54]
Fare il millantatore.
Fare il "zeza."
Fare il cascamorto, lo smanceroso. Comportarsi in modo stucchevole.
  • Faccia 'ngialluta![57]
Faccia gialla!
San Gennaro. Con questo appellativo confidenziale le "parenti"[58] sollecitano San Gennaro a compiere il miracolo della liquefazione del suo sangue se esso tarda a prodursi.
Vacillare, camminare barcollando, come un ubriaco.
  • Fàre comm'o càne 'e l'uortolàno.[61]
Fare come il cane dell'ortolano.
Essere invidioso, come il cane di un povero contadino.
  • Fernesce tutto a tarallucce e vino.[62]
Finisce tutto a tarallucci e vino.
Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio.
  • Fessarie 'e cafè.[63]
Sciocchezze, bagattelle di caffè.
Chiacchiere futili mentre si sorseggia un caffè al bar. E tuttavia, poichè a volte capita che le futili chiacchiere degenerino in accese polemiche, si usa dire, per stemperare la tensione: Fessarie 'e cafè!
Figlio di "'ntrocchia."
Sveglio, scaltro.

G[modifica]

  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![66]

H[modifica]

  • Ha da passa' 'a nuttata.[67]
La notte dovrà pur passare.
  • Haje truvato 'a forma d' 'a scarpa toja.[68]
Hai trovato la forma della tua scarpa.
Hai trovato pane per i tuoi denti.
  • Hanno fatto aummo aummo, Aummaria.[69]
Hanno fatto tutto in gran segreto, di nascosto.

I[modifica]

  • I' dico ca chiove, ma no che diluvia.[70]
Io dico che piove, ma non che diluvia.
Siamo sì in una situazione molto difficile, ma non irreparabile.
  • Iette pe' se fa' 'a croce e se cecaje n'uocchio.[71]
Andò per farsi la croce e si accecò un occhio.
Una persona incredibilmente sfortunata, un progetto fallito dal principio.
  • Iì a fa' 'o battesimo senz' 'a criatura.[72]
Andare a fare (celebrare) il battesimo senza il bambino.
Imbarcarsi in un'impresa senza avere le idee chiare.
  • Io me faccio 'a Croce c''a mano 'a smerza.[73]
Mi faccio il segno della croce al contrario (con la mano sinistra).
Io non ci posso credere.[74]

J[modifica]

Molte sfumature di significato modulate dal tono di voce. Fra le possibili: Su, su!, Sbrighiamoci!, Che esagerazione!, Che bugia!, l'hai sparata proprio grossa!
Non farti (fatevi) troppe illusioni.
In passato mangiare carne costituiva un lusso che ci si poteva concedere assai di rado.
  • Jí mparaviso pe scagno.[79]
Andare in Paradiso per errore.
Avere una fortuna assolutamente imprevedibile.

L[modifica]

  • L'urdemo lampione 'e forerotta.[80]
L'ultimo lampione di Fuorigrotta.
Ultimo dei lampioni a gas di Fuorigrotta e contrassegnato con il numero 6666 (quattro volte scemo nella smorfia napoletana), passò in proverbio a significare: persona di scarso o nessun valore, senza importanza, che non conta pressoché nulla.
  • La carne se venne a la chianca.[81]
La carne si vende in macelleria.
Non puoi sfruttarmi come uno schiavo. Sono un uomo, non carne che si vende a peso.
Lima sorda (che non fa rumore).
Chi offende di nascosto.
Un violento rimprovero.[85]
Il succo del tombagno.
Il vino

M[modifica]

Maccherone.
Babbeo, sciocco, credulone.
  • Maccaròne, sàutame 'ncànna.[89]
Maccarone, saltami in gola.
Descrizione di un accidioso.
  • Madama senza naso.[1]
La Morte.
Madonna del Carmine!
Espressione di meraviglia, stupore: Incredibile!, Straordinario!
  • Mannà ô paese 'e Pulecenella.[79]
Mandare al paese di Pulcinella.
Mandare qualcuno all'inferno.
  • Mariantò, 'o terramoto! ...Mo ...Mo ... scenno.[92]
Mariantonia, il terremoto! ...Ora ...Ora ...scendo.
Canzonatura del tipo flemmatico e sempre assonnato, che neppure la paura del terremoto potrebbe scuotere.
  • Mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola.[93]
Mettere il pepe nel deretano della pantegana.
Istigare.
  • Mo mo me l'aggio lavata; 'a tengo riccia riccia comm' 'a 'na 'ncappucciata!...[94]
Proprio ora me la sono lavata; ce l'ho riccia riccia come un'insalata incappucciata!...
Adescamento piccante in chiave gastronomica di una ...venditrice.
Tutto, Tutti o Tutte insieme, senza distinzione.

   

N[modifica]

  • 'N'uocchio cecato e l'aità toja!.[96]
Un occhio cieco e l'età tua.
Sarei disposto a perdere un occhio pur di avere la tua giovane età.
  • 'Nc'è ròbba a piètto 'e cavàllo.[33]
C'è roba (fino) al petto del cavallo.
Detto di qualcosa molto ricco e sovrabbondante, come il torrente in piena che arriva sino al petto del cavallo che lo guada.
  • Ncopp'a ccuotto, acqua volluta.[97]
Sopra al cotto (scottato[98]) acqua bollita.
Disgrazia sopra disgrazia.[99]
L'incontrastata, la sopraffina, la consumata, l'infaticabile, l'indefettibile, l'inveterata protagonista e animatrice dell'inciucio.
Pettegolezzo a voce bassa, parlottio, chiacchiericcio segreto, confabulazione, mormorazione.
Adoperare un oggetto nuovo per la prima volta.
  • Nun da' audienzia.[103]
Non dare ascolto, non ne vale proprio la pena.
  • Nun leggere 'o libro ' quaranta foglie.[104]
Non leggere il libro di quaranta pagine.
Non giocare a carte.[105]
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[48]
  • Nun sfruculià 'a mazzarella 'e San Giuseppe.[106]
Non "sfottere" il bastone di San Giuseppe[107].
Non disturbare chi sta tranquillo per i fatti suoi.[108]
oppure
Non accaniti con qualcuno che è già indifeso e sul quale la sorte ha già infierito.[109]
Il lamentarsi e piagnucolare continuo, a volte immotivato, dei bambini.
Nell'uso corrente: capriccio, sfizio, voglia che assale improvvisa ed irresistibile.
Inzolfare. Insufflare.
Istigare, aizzare.

O[modifica]

  • 'O cappotto 'e lignamme.[1]
Il cappotto di legno.
La bara.
Ragazzo mio.[114]
oppure
Ehi, tu (rivolgendosi ad un uomo).
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[115]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[4]
  • 'O schiattamuorto.[116]
Il becchino.
  • O tale e quale.[1]
Lo specchio.
  • 'O tram a muro.[1]
L'ascensore.
  • 'O tre Galibbarde.[117]
Il tre Garibaldi.
Piatto di vermicelli conditi con pomodoro e pecorino che si acquistava dal «maccaronaro» al costo di tre soldi coniati con l'effigie di Garibaldi.
  • 'O vellùto è deventàto ràso.[118]
Il velluto è diventato raso.
Detto di chi ha la sifilide, per la perdita di capelli e barba.

P[modifica]

Pari e pace
Siamo a posto, siamo pari. Più nulla da dare o da avere.
  • Pare ca s' 'o zùcano 'e scarrafune.[1]
Sembra che se lo succhino (di notte) gli scarafaggi.
È deperito, debilitato.
  • Parla' a schiovere.[120]
Parlare a spiovere.
Parlare dicendo cose insensate, sconnesse, tanto per parlare; parlare a vanvera.
  • Parla comme t'ha fatto mammeta![121]
Parla come ti ha fatto tua mamma!
Parla semplice, schietto, con naturalezza.
  • Parla' sciò-sciommo.[122]
Parlare sciò-sciommo.
Parlare con accento straniero, con grande raffinatezza.
  • Perdere Filippo e 'o panaro.[123]
Perdere Filippo e il paniere.
Perdere tutto in una volta sola.
  • Piglià a scigna.[52]
Alla lettera: Prendere (prendersi) la scimmia.
Arrabbiarsi.
  • Piglià n'asso pe fiura.[124]
Scambiare un asso per una figura
Prendere una svista.
  • Piglià na quaglia.[125]
Prendere una quaglia.
Calpestare, inciampare in una deiezione.
  • Piglià 'o cazz' p' 'a lanterna d' 'o muolo.[109]
Scambiare il pene per il faro del molo.
Prendere un abbaglio, una svista incredibile.
Piglia e porta
Pettegolo, indiscreto.
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[126]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.

R[modifica]

  • Rafanié, fatte accattà' 'a chi nun te sape.[127]
Ravanello (stupido), fatti comprare da chi non ti conosce.
Provaci con chi ancora non ti conosce, con me affari non ne fai più.

S[modifica]

  • S'accatta lo male comm'a li miedici.[128]
Compra il male come i medici.
Va in cerca del male, come fanno i medici.
  • S'è aunito lo strummolo[129] a tiritèppete[130], e la funicella corta.[131]
Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella (per imprimere la rotazione) corta.
Una combinazione inestricabile e irreparabile di cose che non funzionano.[132][133]
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.[134]
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![48]
  • Santo guappone.[57]
Santo guappone!
San Gennaro. Appellativo confidenziale con cui le "parenti"[58] invocano San Gennaro.
  • Schiattà' ‘ncuórpo.[135]
Schiattare in corpo.
Arrovellarsi, rodersi dalla rabbia. [136]}
Col nome raddoppiato di questo dolce si chiama con tenerezza la propria fidanzata.
Superficialmente, senza impegno.[139]
Prender gusto a fare o dire qualcosa; divertirsi con qualcuno.[141]}}
  • Sì cchiù fetente e 'na recchia 'e cunfessore.[142]
Sei più fetente di un orecchio del confessore.
Fai più azioni malvagie di quante ne possa ascoltare un confessore.
  • Si' ghiuto a Roma e nun haje visto 'o Papa.[143]
Sei andato a Roma e non hai visto il Papa.
Ma come? Hai fatto tanta strada per raggiungere un luogo così lontano e non hai fatto la cosa più importante che dovevi fare?
Sei un tesoro (il babà è un tipico dolce napoletano).
  • Sicarrètte cu ‘o sfizio.[144]
Sigarette con lo sfizio.
Sigarette di contrabbando esposte nel seno o nelle calze della venditrice e prelevate, in modalità self-service, dal cliente stesso.
  • So' asciute 'e statue 'e San Gennaro.[145]
Sono uscite le statue di San Gennaro.
Incredibile! Sono uscite per passeggiare persone che si vedono molto raramente.
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[48]
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[48]
  • Stà naso e vocca.[146]
Stare naso e bocca.
Essere molto vicino.
  • Stà niètto comm'a vacìle 'e varvièro.[33]
Essere pulito come il bacile del barbiere.
Dare l'impressione di essere ricchi, ma in realtà non avere il becco di un quattrino. Si riferisce ad una bacinella che usavano i barbieri.
  • Stà provvìsto comm'a lèpore 'e còda.[118]
Star provvisto come la lepre (è provvista) di coda.
Avere pochi peli a livello di barba.
  • Streppone 'e ffescena.[147]
Sterpo di fescina.[148]
Uomo dal carattere molto debole.
Prendere in giro, ingannare, buggerare.
  • Surco commoglia surco.[150]
Solco copre solco.
Un debito grosso più grande ne copre uno vecchio.[151]

T[modifica]

  • T'aggia 'mparà e t'aggia perdere.[152]
Devo insegnarti e devo perderti.
Il mio destino dev'essere di insegnarti (a vivere, un mestiere) e poi di perderti.
  • Tene' 'a capa sulo pe' spàrtere 'e recchie.[1]
Avere la testa solo per separare le orecchie.
Non avere cervello, essere completamente stupidi.
  • Tene' 'a neva 'int' 'a sacca.[1]
Avere la neve in tasca.
Avere fretta.
  • Tene' 'e làppese a quadriglié.[153]
Avere molti assilli, preoccupazioni; essere sovrappensiero; avere un diavolo per capello.
  • Tené 'e pànne a chi và a natàre.[89]
Custodire gli abiti di chi va a nuotare.
Essere accidiosi e non sforzarsi neppure di aiutare un amico in difficoltà. Antico detto già attestato nel XVII secolo.[154]
Essere perennemente irrequieti, inquieti. Essere sempre in movimento, non riuscire a star fermi.
  • Tene' 'o vacile d'oro pe' ce jettà 'o sanghe rinto.[156]
Avere la bacinella d'oro per buttarci dentro il sangue.
Essere ricchi ma completamente infelici.
Tieni in mano.
Aspetta.
Hai una fortuna incredibile.
  • Tieneme ca te tengo.[160]
Tienimi che ti tengo.
Dicesi Stare una cosa tieneme ca te tengo di cosa che tentenni, barcolli, stia male in piedi o accenni di cadere.
oppure
Abbiamo bisogno l'uno dell'altra.
Simul stabunt vel simul cadent. (Proverbi latini)
  • Tiracazune o Tirante.[161]
Tirapantaloni o tiranti: bretelle.

U[modifica]

Esclamazione di grande stupore: Addirittura!, Nientedimeno!
Occhiolino.
  • Uócchie chine e mmàne vacante.[165]
Occhi pieni e mani vuote.
Riempirsi gli occhi, ammirare, desiderare e restare a mani vuote.
Zitto e mosca!
Letteralmente: «Silenzio e topo in bocca.»

V[modifica]

Popolana, domestica.
Anche usato (sempre in ambito locale), come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, "sbraitante e rissaiola".[169]
  • Volèrese caccià dùje uòcchie pe ne cacciàre uno ô compàgno.[61]
Volersi cavar due occhi per cavarne uno al compagno.
Essere invidiosi e quindi autodanneggiarsi.

Z[modifica]

Donna volgare, sguaiata, trasandata, pettegola. L'apoteosi della vajassa.
  • Zittu zitto, ‘nmiezo ‘o mercato.[172]
Zitto zitto, in mezzo al mercato.
Agire in tutta segretezza, facendosi poi scoprire.
  • Zuca' a ddoje zizze.[173]
Succhiare da due mammelle.
Trarre guadagni da due fonti.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l Citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, Colonnese, Napoli, 2007 [1997], p. 27. ISBN 978-88-87501-77-3
  2. Citato in AA. VV., Proverbi & Modi Di Dire – Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006. p. 58 Anteprima Google ISBN 88-7647-103-0
  3. Traduzione in Proverbi & Modi Di Dire – Campania
  4. a b Citato in Amato, p. 17.
  5. a b Citato in Véronique Bruez, Naples allegro con fuoco, Gallimard, Anteprima Google
  6. Citato in Alfredo Cattabiani, Florario, miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, Anteprima Google
  7. Traduzione in Florario.
  8. Per l'interpretazione Cfr. (più estesamente) Florario alla stessa pagina.
  9. Citato in Barbara Zaragoza, The Espresso Break: Tours and Nooks of Naples, Italy and Beyond, Merchant Press, Chula Vista, CA 91921, USA, 2012, p. 91 Anteprima Google ISBN 978-0-9835099-2-9
  10. Per gli aspetti legati al culto delle anime del Purgatorio si veda Cimitero delle Fontanelle, sezione: Il culto delle anime pezzentelle, voce su Wikipedia.
  11. Citato in La donna nei detti napoletani, p. 16.
  12. Antico gioco da strada dei ragazzi. Cfr. più dettagliatamente Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355. Per lo strummolo si veda la voce voce su Wikipedia.
  13. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355.
  14. Citato in Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 406.
  15. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 4 Anteprima Google
  16. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004, p. 93. ISBN 88-541-0119-2
  17. Quaglià: cagliare, coagulare
  18. Citato in Stefania Nardini, Alcazar, ultimo spettacolo, Edizioni e/o, Roma, 2013, Anteprima Google ISBN 8866324264
  19. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 26.
  20. Citato in Marcello D'Orta, Aboliamo la scuola, Giunti, 2010, p. 48 Anteprima Google ISBN 9788809763067
  21. Traduzione in Aboliamo la scuola, p. 48.
  22. Citato in Alessandro Carvaruso, Ero single... ora sono I.C.S., Manuale del "nuovo" single, prefazione di Angela Galloro, Città del Sole, Reggio Calabria, [1] ISBN 9788873516132
  23. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, Anteprima Google p. 20.
  24. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 18.
  25. Citato in Chiara Gily e Micol Brusaferro, Triestini e Napoletani: istruzioni per l'uso, Anteprima Google
  26. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 57.
  27. Citato in Glauco M. De Seta, La casa del nonno. Ipermetropia della memoria, Enter Edizioni, Cerignola (FG), 2013, p. 39 ISBN 978-88-97545-00-2
  28. Citato in Viviani, III, p. 58.
  29. Spiegazione in Viviani, III, p.58.
  30. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 138.
  31. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 101. ISBN 978-88-541-8882-2
  32. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 97 Anteprima Google
  33. a b c d Citato in Partenio Tosco, p. 266.
  34. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 156.
  35. Citato in Giovanni Chianelli, neapolitan express: pizza e cibi di strada, testo di Giovanni Chianelli, traduzioni di Phil Taddeo, Rogiosi, 2016, p. 83 Anteprima Google ISBN 978-88-6950-194-4
  36. Citato in Antonella Cilento, Bestiario napoletano, Laterza, Roma-Bari, 2015, [2] ISBN 9788858120323
  37. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  38. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  39. In Viviani, Teatro, III, p. 60.
  40. Traduzione in Viviani, Teatro, III, p. 60.
  41. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 143.
  42. Citato in Ottorino Gurgo, Lazzari: una storia napoletana, Guida, Napoli, 2005, p. 172 ISBN 88-7188-857-X
  43. Citato in Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi, La cucina napoletana, Newton Compton Editori, Roma, 2015. [3]. ISBN 978-88-541-8756-6
  44. a b Citato in I Proverbi di Napoli, p. 155.
  45. a b c Citato in La donna nei detti napoletani, p. 46.
  46. Citato in Partenio Tosco, pp. 265-6.
  47. a b Citato in Partenio Tosco, p. 265.
  48. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  49. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 157.
  50. Oppure: di Michelasso. Francalasso: epicureo, scioperato, gaudente.
  51. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 186.
  52. a b Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 6 Anteprima Google
  53. Citato in AA. VV. Proverbi & modi di dire. Campania, A mamma d''e fesse è sempre prena - La mamma degli imbecilli è sempre incinta, Selezione dei Proverbi e Modi di dire nei Dialetti della Campania con traduzione in Italiano, p. 218, Simonelli, Milano, 2006. ISBN 8876471030
  54. Citato in Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978, p. 166.
  55. Diminutivo di Lucrezia.
  56. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 271 Anteprima Google
  57. a b Citato in Storia dell'emigrazione italiana, Arrivi, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi e Emilio Franzina, Donzelli Editore, Roma, 2002, p. 303 Anteprima Google ISBN 88-7989-719-5
  58. a b Donne anziane devote a San Gennaro che, in occasione della cerimonia che culmina con il miracolo della liquefazione del sangue del Santo, con le loro preghiere e invocazioni intercedono presso di lui.
  59. La catuba è un'antica danza moresca. Cfr. D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico, p. 110, in cui la stessa locuzione è riportata in modo leggermente diverso dal Volpe.
  60. Antica locuzione. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 370.
  61. a b Citato in Tosco, p. 277.
  62. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 173.
  63. Citato in Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, 2014, Anteprima Google ISBN 9788807883880
  64. Lo scaltro "te lo fa negli occhi" (latino: intra oculos). Su questo ed altri possibili etimi Cfr. più dettagliatamente Proverbi e modi di dire napoletani, p. 143.
  65. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 142.
  66. Citato in Amato, p. 163.
  67. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  68. Citato in Rutigliano, p. 216.
  69. Citato in Rutigliano, p. 217.
  70. Citato in Rutigliano, p. 217.
  71. Citato in Rutigliano, p. 217.
  72. Citato in Rutigliano, p. 218.
  73. Citato in Antonino Guglielmi, il commisssario, p, 19 Anteprima Google e Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, p. 273
  74. Spiegazione in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 273.
  75. Andiamo.
  76. Citato in Giuseppe Savorra, Un cicerone napoletano, Youcanprint, Tricase (LE), 2015 p. 41 ISBN 9788893216982
  77. Bistecca ai ferri Cfr. Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  78. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  79. a b Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 71 Anteprima Google
  80. Citato in Pasquale Guaglianone, Tante navi Tante storie, Nuova Santelli, Anteprima Google
  81. Citato in Lo Spassatiempo, [4]
  82. In Vocabolario domestico napoletano e toscano, p. 422.
  83. Per lisciabusso vedasi più in dettaglio Manuale di napoletanità, p. 53.
  84. Citato in Manuale di napoletanità, p. 53.
  85. Traduzione in Manuale di napoletanità, p. 53.
  86. Fondo della botte.
  87. Locuzione antica. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 363.
  88. In Viviani, III, p. 234.
  89. a b Citato in Tosco, p. 278.
  90. Per la Vergine Bruna si consulti voce su Wikipedia
  91. Citato in I tesori nascosti di Napoli, Anteprima Google
  92. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 220.
  93. Citato in Manuale di napoletanità, p. 22.
  94. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 239.
  95. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, p. 175. ISBN 88-7188-905-3
  96. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 271.
  97. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 15.
  98. Scottato,ferito da un dolore cocente.
  99. L'interpretazione è in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri
  100. a b c Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 65 Anteprima Google
  101. Onomatopeico.
  102. Citato in Viviani, III, p. 228.
  103. Citato in Per moda di dire, p. 15.
  104. Citato in I proverbi di Napoli, p. 263.
  105. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 263.
  106. Citato in Romualdo Marrone Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli, Newton Compton Editori, 2015, Anteprima Google ISBN 978-88-541-8502-9
  107. Della statua di San Giuseppe
  108. L'interpretazione (più dettagliata) è in Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli.
  109. a b Cfr. più dettagliatamente Paolo Isotta, La virtù dell'elefante: La musica, i libri, gli amici e San Gennaro, Marsilio, Venezia, 2014, Anteprima Google ISBN 978-88-541-9823-4
  110. In Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 269 Google Books
  111. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 157 Anteprima Google
  112. Ni' è l'abbreviazione di ninno: bimbo.
  113. In Viviani, III, p. 248.
  114. Traduzione in Viviani, III, p. 248.
  115. Citato in Pennino, p. 303.
  116. Citato in Ledgeway, Anteprima Google p. 273.
  117. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 298.
  118. a b Citato in Tosco, p. 267.
  119. Citato in Generoso Picone, I napoletani, Laterza, 2005 [5] ISBN 9788858118610
  120. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 431.
  121. Citato in Del parlar napoletano, p. 13.
  122. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 306.
  123. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 312.
  124. Citato in Volpe, Dizionario napolitano-italiano tascabile, p. 248.
  125. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 265.
  126. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  127. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 339.
  128. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 8.
  129. Dal greco stróbilos
  130. Onomatopea.
  131. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, 1873, p. 368.
  132. Interpretazione presente nella voce su Wikipedia.
  133. Per un'ulteriore possibile interpretazione, si veda Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 368.
  134. Citato in Amato, p. 177.
  135. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 318. ISBN 978-88-541-8882-2
  136. Definizione in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 318.
  137. a b Citato in Quaderni del Bobbio n. 2 anno 2010, p.77 Anteprima Google
  138. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  139. Definizione (più estesa) in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  140. In Viviani, III, p. 214.
  141. Definizione in A. Altamura, Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli; citato in Viviani, III, p. 214.
  142. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 359.
  143. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 360.
  144. Citato in Sergio Zazzera,Dizionario di napoletano, p. 340.
  145. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 366.
  146. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 26 Anteprima Google
  147. Citato in Vincenzio De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico,p. 61.
  148. Fescina: paniere di forma conica per la raccolta di fichi ed uva. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso. Cfr. Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 61, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845.
  149. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 24 Anteprima Google
  150. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  151. Spiegazione in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  152. Citato in Silvia Santucci, Identità latenti: flamenco, gitani e voci apolidi del Mediterraneo; in Studi Interculturali, Rivista quadrimestrale a cura di Mediterranea Centro di Studi Interculturali - Università di Trieste, 1/2015, p. 237 Anteprima Google
  153. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 385.
  154. Cfr. Francesco Gizzio, L'Atlante del Cielo, scena IX in L'echo armoniosa delle sfere celesti, parte prima, Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693, p. 159.
  155. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 26 Anteprima Google
  156. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 390.
  157. In Viviani, III, p. 197.
  158. Per Porta Capuana si consulti voce su Wikipedia
  159. Citato in Alessio Strazzullo, I tesori nascosti di Napoli, Un viaggio affascinante tra luoghi da riscoprire, monumenti dimenticati e scorci d'incanto, Newton Compton Editori, Roma, 2011, Anteprima Google ISBN 978-88-541-9823-4
  160. Citato in Basilio Puoti, Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18502,p. 446 Google Books
  161. Citato in Per moda di dire, p. 19.
  162. Citato in Antonio Menna, Tre terroni a zonzo, Lasciare Napoli o restare?, Sperling & Kupfer, Anteprima Google
  163. Zennà': far cenni; zennariéllo: Ammiccamento. Cfr. Dizionario napoletano, Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, p. 421.
  164. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 421.
  165. Citato in P.Bello e D.Erwin, Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary/Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, p. 514 Anteprima Google
  166. In Dizionario napoletano, Uppele (pron: 'uppələ) è un'esclamazione: Silenzio! Dal latino oppilă Cfr. Dizionario napoletano, p. 401; seconda persona singolare dell'imperativo di oppilare: ostruire.
  167. Citato in Rutigliano, p. 72
  168. Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal toscano, p, 178
  169. La spiegazione è in Wikipedia. Cfr. voce su Wikipedia.
  170. O "zandraglia": dal francese "les entrailles": le viscere.
  171. In Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 390.
  172. Citato in Rutigliano, p. 246.
  173. Citato in Rutigliano, p. 177.

Bibliografia[modifica]

  • Dale Erwin e Tessa Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, Anteprima Google
  • Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, Max Niemayer Verlag, Tubinga, 2009, [6] ISBN 978-3-484-52350-0
  • Bruno Amato, Anna Pardo, A Napoli si parla così, Antonio Vallardi Editore, Milano, 1999. ISBN 88-8211-316-7
  • Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978.
  • A Buon 'Ntennitore. Proverbs of Naples, Lulu.com, 2008. ISBN 978-1-4357-0882-2
  • Renato de Falco, La donna nei detti napoletani. Seicento proverbi su donne, mogli, madri, sante, sorelle, suocere e..., Tascabili Economici Newton, Newton Compton editori, Roma, 1994. ISBN 88-7983-643-9
  • Renato Rutigliano, La saggezza antica dei Proverbi Napoletani (in copertina); Diceva mio nonno... Raccolta di Proverbi Napoletani, a cura di Renato Rutigliano (sul frontespizio), Edizioni Marotta, Napoli, edizione di 255 pagine, 1993?!.
  • Partenio Tosco, L'eccellenza della lingua napoletana con la maggioranza alla toscana in Accademici Filopatridi, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, tomo secondo, Napoli, presso Giuseppe-Maria Porcelli, 1789, pp. 213 sgg.
  • Amedeo Colella, Manuale di napoletanità, 365 lezioni semiserie su Napoli e la napoletanità da studiare una la giorno (consigliato), comodamente seduti... Anteprima Google ISBN 978-88-905504-0-9
  • Claudio Pennino, Mettere 'a bbona parola, Intra Moenia, 2011.
  • P. Bello e D. Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary - Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, [7]
  • Renato De Falco, Per moda di dire, ovvero Neo-nomenclatura emergente (con qualche riferimento napoletano, Guida, Napoli, 2010, Anteprima Google ISBN 978-88-6042-759-5
  • Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0119-2
  • Antonio Rotondo, Proverbi napoletani, ovvero La filosofia di un popolo, Franco Di Mauro Editore, Sorrento-Napoli, 1993. ISBN 88-85263-52-06
  • Raffaele Viviani, Teatro, III, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida Editori, Napoli, 1988, Anteprima Google
  • Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869.
  • Vocabolario napolitano-italiano tascabile, compilato sui dizionarii antichi e moderni e preceduto da brevi osservazioni grammaticali appartenenti allo stesso dialetto per Pietro Paolo Volpe, Gabriele Sarracino Librajo-Editore, Napoli, 1869, Google Books
  • Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, Google Books

Voci correlate[modifica]