Modi di dire napoletani

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Raccolta di modi di dire napoletani.

A[modifica]

  • 'A capa 'e l'ommo è na sfoglia 'e cepolla.[1]
La testa dell'uomo è (sottile come) una pellicola (brattea) di cipolla.
Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente.
  • 'A fessa è gghiuta 'mmano a 'e criature[2]
La vulva è finita nelle mani dei bambini.[3]
Quando si affidano cose a chi non ha capacità per gestirle.
  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.[4]
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
  • [A] appesa 'e Pererotta.[1]
La salita di Piedigrotta.
L'ernia.
  • A pesielle pavammo.[5]
Pagheremo al tempo dei piselli.[6]
Pagheremo quando gli affari andranno bene.[7]
  • 'A signora 'e quatti-quatte.[8]
La signora con quattro quarti di nobiltà,.
Signora blasonata (detto ironicamente).
  • 'A soccia mana sta 'int' 'e Guantare.[1]
La tua stessa mano sta nei Guantai.
Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. L'espressione è riferita a un persona che rinvia a lungo i pagamenti.
  • 'A ting-tang.[1]
La bicicletta.
  • «Acquajuo', ll'acqua è fresca?» «Manc' 'a neve!»[9]
«Acquaiolo, l'acqua è fresca?» «Neppure la neve (lo è altrettanto)!»
Come chiedere all'oste se il suo vino è buono.

B[modifica]

  • Buono sì, ma fesso no.[10]
Sono buono, non però sprovveduto.
Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare.

C[modifica]

  • Cicchignacco 'ncopp' â vótta.[11]
«Cicchignacco» sulla botte.
oppure:
Cicchignacco 'int'â buttéglia.[12]
«Cicchignacco» nella bottiglia.
Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio». Locuzione riferita a personaggi di statura non alta e dal portamento goffo.
  • Cuncià 'ncordovana.[13]
Conciare alla maniera cordovana.
Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. Si riferisce alla cordovana, pelle di capra conciata a Cordova, un tempo molto costosa.
  • Curto e male 'ncavato.[14]
Basso e cattivo.

D[modifica]

Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente. Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[16]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.

E[modifica]

  • 'E ffodere cumbattono e 'e sciabbule stanno appese.[17]
I foderi combattono e le sciabole restano appese.
Chi dovrebbe eseguire un compito resta inattivo e chi non ha quest'obbligo è costretto a farsene carico.
  • 'E lente 'e Cavour.[1]
Gli occhiali di Cavour.
Le manette nel gergo della malavita.
  • Essere bona 'int'all'arma d'a 'a mamma.[18]
Essere formosa, procace fin dalle viscere (dall'anima) della mamma.
  • Èssere cuòrpo 'e veretàte.[19]
Essere corpo di verità.
Essere bugiardi, quindi esternare bugie e tenere in corpo le verità.
  • Èssere gràsso 'e sùvaro.[20]
Essere grasso di sughero.
Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante.
  • Essere 'na capafemmena[18]
Essere una donna superlativamente bella.
  • Essere 'na Die 'e femmena, 'na femmena ' truono, na femmena ca fa fermà 'e rilorge, ecc...[18]
Essere una "Dio di donna" (dalle forme molto vistose), una donna di tuono, una donna che fa fermare gli orologi, ecc...
  • Èssere 'o soccùrzo 'e Pisa.[13]
Essere il soccorso di Pisa.
Essere una persona a cui è stato chiesto aiuto, ma che si presenta come disponibile solo dopo molto tempo dal fatto. Riprende un avvenimento della Repubblica di Pisa.
  • Èssere tenàglia franzèse.[20]
Essere tenaglia francese.
Essere molto avari, prendere e non dare.
  • È stato pigliato cu 'o llardo ncuollo[21]
È stato preso con il lardo addosso.
È stato colto in flagrante con la refurtiva.
  • È trasuto 'e sicco e s'è avutato 'e chiatto.[22]
È entrato "di secco" (umilmente) e si è girato "di grasso." (con superbia).
È entrato timidamente ed ora vuole spadroneggiare.
  • È venuto 'o Pat'abbate 'e ll'acqua.[22]
È venuto (giù) il Padre Abbate dell'acqua.
Si è rovesciato un terribile acquazzone.

F[modifica]

  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta.
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[23]
  • Fa acqua a' pippa.[24]
Fa acqua la pipa (manca il tabacco).
Va male, sono al verde.
  • Fà nu sizia-sizia.[25]
Lagnarsi, essere petulanti in modo ossessivo.
  • Fa' 'o protanquanquero.[26]
Fare il millantatore.
  • Fàre comm'o càne 'e l'uortolàno.[27]
Fare come il cane dell'ortolano.
Essere invidioso, come il cane di un povero contadino.
  • Fernesce tutto a tarallucce e vino.[28]
Finisce tutto a tarallucci e vino.
Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio.
Figlio di "'ntrocchia."
Sveglio, scaltro.

G[modifica]

  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![31]

H[modifica]

  • Ha da passa' 'a nuttata.[32]
La notte dovrà pur passare.
  • Haje truvato 'a forma d' 'a scarpa toja.[33]
Hai trovato la forma della tua scarpa.
Hai trovato pane per i tuoi denti.
  • Hanno fatto aummo aummo, Aummaria.[34]
Hanno fatto tutto in gran segreto, di nascosto.

I[modifica]

  • I' dico ca chiove, ma no che diluvia.[35]
Io dico che piove, ma non che diluvia.
Siamo sì in una situazione molto difficile, ma non irreparabile.
  • Iì a fa' 'o battesimo senz' 'a criatura.[36]
Andare a fare (celebrare) il battesimo senza il bambino.
Imbarcarsi in un'impresa senza avere le idee chiare.
  • Iette pe' se fa' 'a croce e se cecaje n'uocchio.[37]
Andò per farsi la croce e si accecò un occhio.
Una persona incredibilmente sfortunata, un progetto fallito dal principio.

J[modifica]

Non farti (fatevi) troppe illusioni.
In passato mangiare carne costituiva un lusso che ci si poteva concedere assai di rado.

L[modifica]

Lima sorda (che non fa rumore).
Chi offende di nascosto.
Un violento rimprovero.[43]

M[modifica]

  • Maccaròne, sàutame 'ncànna.[44]
Maccarone, saltami in gola.
Descrizione di un accidioso.
  • Madama senza naso.[1]
La Morte.
Madonna del Carmine!
Espressione di meraviglia, stupore: Incredibile!, Straordinario!
  • Mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola.[47]
Mettere il pepe nel deretano della pantegana.
Istigare.
  • Mo mo me l'aggio lavata; 'a tengo riccia riccia comm' 'a 'na 'ncappucciata!...[48]
Proprio ora me la sono lavata; ce l'ho riccia riccia come un'insalata incappucciata!...
Adescamento piccante in chiave gastronomica di una ...venditrice.

   

N[modifica]

  • 'N'uocchio cecato e l'aità toja!.[49]
Un occhio cieco e l'età tua.
Sarei disposto a perdere un occhio pur di avere la tua giovane età.
  • 'Nc'è ròbba a piètto 'e cavàllo.[13]
C'è roba (fino) al petto del cavallo.
Detto di qualcosa molto ricco e sovrabbondante, come il torrente in piena che arriva sino al petto del cavallo che lo guada.
  • Ncopp'a ccuotto, acqua volluta.[50]
Sopra al cotto (scottato[51]) acqua bollita.
Disgrazia sopra disgrazia.[52]
  • Nun da' audienzia.[53]
Non dare ascolto, non ne vale proprio la pena.
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[23]
  • Nun sfruculià 'a mazzarella 'e San Giuseppe.[54]
Non "sfottere" il bastone di San Giuseppe[55].
Non disturbare chi sta tranquillo per i fatti suoi.[56]
oppure
Non accaniti con qualcuno che è già indifeso e sul quale la sorte ha già infierito.[57]

O[modifica]

  • 'O cappotto 'e lignamme.[1]
Il cappotto di legno.
La bara.
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[58]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[4]
  • O tale e quale.[1]
Lo specchio.
  • 'O tram a muro.[1]
L'ascensore.
  • 'O vellùto è deventàto ràso.[59]
Il velluto è diventato raso.
Detto di chi ha la sifilide, per la perdita di capelli e barba.

P[modifica]

  • Pare ca s' 'o zùcano 'e scarrafune.[1]
Sembra che se lo succhino (di notte) gli scarafaggi.
È deperito, debilitato.
  • Parla' a schiovere.[60]
Parlare a spiovere.
Parlare dicendo cose insensate, sconnesse, tanto per parlare; parlare a vanvera.
  • Parla comme t'ha fatto mammeta![61]
Parla come ti ha fatto tua mamma!
Parla semplice, schietto, con naturalezza.
  • Parla' sciò-sciommo.[62]
Parlare sciò-sciommo.
Parlare con accento straniero, con grande raffinatezza.
  • Perdere Filippo e 'o panaro.[63]
Perdere Filippo e il paniere.
Perdere tutto in una volta sola.
  • Piglià 'o cazz' p' 'a lanterna d' 'o muolo.[57]
Scambiare il pene per il faro del molo.
Prendere un abbaglio, una svista incredibile.
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[64]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.

R[modifica]

  • Rafanié, fatte accattà' 'a chi nun te sape.[65]
Ravanello (stupido), fatti comprare da chi non ti conosce.
Provaci con chi ancora non ti conosce, con me affari non ne fai più.

S[modifica]

  • S'accatta lo male comm'a li miedici.[66]
Compra il male come i medici.
Va in cerca del male, come fanno i medici.
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.[67]
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![23]
  • Schiattà' ‘ncuórpo.[68]
Schiattare in corpo.
Arrovellarsi, rodersi dalla rabbia. [69]}
Col nome raddoppiato di questo dolce si chiama con tenerezza la propria fidanzata
  • Sciué sciué.[71]
Superficialmente, senza impegno.[72]
  • S'è aunito lo strummolo[73] a tiritèppete[74], e la funicella corta.[75]
Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella (per imprimere la rotazione) corta.
Una combinazione inestricabile e irreparabile di cose che non funzionano.[76][77]
  • Sì cchiù fetente e 'na recchia 'e cunfessore.[78]
Sei più fetente di un orecchio del confessore.
Fai più azioni malvagie di quante ne possa ascoltare un confessore.
  • Si' ghiuto a Roma e nun haje visto 'o Papa.[79]
Sei andato a Roma e non hai visto il Papa.
Ma come? Hai fatto tanta strada per raggiungere un luogo così lontano e non hai fatto la cosa più importante che dovevi fare?
  • Si' 'nu babbà.[70]
Sei un tesoro (il babà è un tipico dolce napoletano).
  • Sicarrètte cu ‘o sfizio.[80]
Sigarette con lo sfizio.
Sigarette di contrabbando esposte nel seno o nelle calze della venditrice e prelevate, in modalità self-service, dal cliente stesso.
  • So' asciute 'e statue 'e San Gennaro.[81]
Sono uscite le statue di San Gennaro.
Incredibile! Sono uscite per passeggiare persone che si vedono molto raramente.
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[23]
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[23]
  • Stà niètto comm'a vacìle 'e varvièro.[13]
Essere pulito come il bacile del barbiere.
Dare l'impressione di essere ricchi, ma in realtà non avere il becco di un quattrino. Si riferisce ad una bacinella che usavano i barbieri.
  • Stà provvìsto comm'a lèpore 'e còda.[59]
Star provvisto come la lepre (è provvista) di coda.
Avere pochi peli a livello di barba.
  • Streppone 'e ffescena.[82]
Sterpo di fescina.[83]
Uomo dal carattere molto debole.

T[modifica]

  • T'aggia 'mparà e t'aggia perdere.[84]
Devo insegnarti e devo perderti.
Il mio destino dev'essere di insegnarti (a vivere, un mestiere) e poi di perderti.
  • Tene' 'a capa sulo pe' spàrtere 'e recchie.[1]
Avere la testa solo per separare le orecchie.
Non avere cervello, essere completamente stupidi.
  • Tene' 'a neva 'int' 'a sacca.[1]
Avere la neve in tasca.
Avere fretta.
  • Tene' 'e làppese a quadriglié.[85]
Avere molti assilli, preoccupazioni; essere sovrappensiero; avere un diavolo per capello.
  • Tené 'e pànne a chi và a natàre.[44]
Custodire gli abiti di chi va a nuotare.
Essere accidiosi e non sforzarsi neppure di aiutare un amico in difficoltà. Antico detto già attestato nel XVII secolo.[86]
  • Tene' 'o vacile d'oro pe' ce jettà 'o sanghe rinto.[87]
Avere la bacinella d'oro per buttarci dentro il sangue.
Essere ricchi ma completamente infelici.
  • Tiene 'nu culo quant'e Porta Capuana[88].[89]
Hai una fortuna incredibile.
  • Tieneme ca te tengo.[90]
Tienimi che ti tengo.
Dicesi Stare una cosa tieneme ca te tengo di cosa che tentenni, barcolli, stia male in piedi o accenni di cadere.
oppure
Abbiamo bisogno l'uno dell'altra.
Simul stabunt vel simul cadent. (Proverbi latini)
  • Tiracazune o Tirante.[91]
Tirapantaloni o tiranti: bretelle.

U[modifica]

Occhiolino.
  • Uócchie chine e mmàne vacante.[94]
Occhi pieni e mani vuote.
Riempirsi gli occhi, ammirare, desiderare e restare a mani vuote.
Zitto e mosca!
Letteralmente: «Silenzio e topo in bocca.»

V[modifica]

  • Volèrese caccià dùje uòcchie pe ne cacciàre uno ô compàgno.[27]
Volersi cavar due occhi per cavarne uno al compagno.
Essere invidiosi e quindi autodanneggiarsi.

Z[modifica]

  • Zittu zitto, ‘nmiezo ‘o mercato.[97]
Zitto zitto, in mezzo al mercato.
Agire in tutta segretezza, facendosi poi scoprire.
  • Zuca' a ddoje zizze.[98]
Succhiare da due mammelle.
Trarre guadagni da due fonti.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l Citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, Colonnese, Napoli, 2007 [1997], p. 27. ISBN 978-88-87501-77-3
  2. Citato in AA. VV., Proverbi & Modi Di Dire – Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006. p. 58 Anteprima Google ISBN 88-7647-103-0
  3. Traduzione in Proverbi & Modi Di Dire – Campania
  4. a b Citato in Amato, p. 17.
  5. Citato in Alfredo Cattabiani, Florario, miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, Anteprima Google
  6. Traduzione in Florario.
  7. Per l'interpretazione Cfr. (più estesamente) Florario alla stessa pagina.
  8. Citato in La donna nei detti napoletani, p. 16.
  9. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004, p. 93. ISBN 88-541-0119-2
  10. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 57.
  11. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 138.
  12. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 101. ISBN 978-88-541-8882-2
  13. a b c d Citato in Partenio Tosco, p. 266.
  14. Citato in Antonella Cilento, Bestiario napoletano, Laterza, Roma-Bari, 2015, [1] ISBN 9788858120323
  15. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  16. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  17. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 143.
  18. a b c Citato in La donna nei detti napoletani, p. 46.
  19. Citato in Partenio Tosco, pp. 265-6.
  20. a b Citato in Partenio Tosco, p. 265.
  21. Citato in Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi, La cucina napoletana, Newton Compton Editori, Roma, 2015. [2]. ISBN 978-88-541-8756-6
  22. a b Citato in I Proverbi di Napoli, p. 155.
  23. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  24. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 157.
  25. Citato in AA. VV. Proverbi & modi di dire. Campania, A mamma d''e fesse è sempre prena - La mamma degli imbecilli è sempre incinta, Selezione dei Proverbi e Modi di dire nei Dialetti della Campania con traduzione in Italiano, p. 218, Simonelli, Milano, 2006. ISBN 8876471030
  26. Citato in Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978, p. 166.
  27. a b Citato in Tosco, p. 277.
  28. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 173.
  29. Lo scaltro "te lo fa negli occhi" (latino: intra oculos). Su questo ed altri possibili etimi Cfr. più dettagliatamente Proverbi e modi di dire napoletani, p. 143.
  30. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 142.
  31. Citato in Amato, p. 163.
  32. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  33. Citato in Rutigliano, p. 216.
  34. Citato in Rutigliano, p. 217.
  35. Citato in Rutigliano, p. 217.
  36. Citato in Rutigliano, p. 218.
  37. Citato in Rutigliano, p. 217.
  38. Bistecca ai ferri Cfr. Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  39. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  40. In Vocabolario domestico napoletano e toscano, p. 422.
  41. Per lisciabusso vedasi più in dettaglio Manuale di napoletanità, p. 53.
  42. Citato in Manuale di napoletanità, p. 53.
  43. Traduzione in Manuale di napoletanità, p. 53.
  44. a b Citato in Tosco, p. 278.
  45. Per la Vergine Bruna si consulti voce su Wikipedia
  46. Citato in I tesori nascosti di Napoli, Anteprima Google
  47. Citato in Manuale di napoletanità, p. 22.
  48. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 239.
  49. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 271.
  50. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 15.
  51. Scottato,ferito da un dolore cocente.
  52. L'interpretazione è in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri
  53. Citato in Per moda di dire, p. 15.
  54. Citato in Romualdo Marrone Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli, Newton Compton Editori, 2015, Anteprima Google ISBN 978-88-541-8502-9
  55. Della statua di San Giuseppe
  56. L'interpretazione (più dettagliata) è in Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli.
  57. a b Cfr. più dettagliatamente Paolo Isotta, La virtù dell'elefante: La musica, i libri, gli amici e San Gennaro, Marsilio, Venezia, 2014, Anteprima Google ISBN 978-88-541-9823-4
  58. Citato in Pennino, p. 303.
  59. a b Citato in Tosco, p. 267.
  60. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 431.
  61. Citato in Del parlar napoletano, p. 13.
  62. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 306.
  63. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 312.
  64. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  65. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 339.
  66. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 8.
  67. Citato in Amato, p. 177.
  68. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 318. ISBN 978-88-541-8882-2
  69. Definizione in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 318.
  70. a b Citato in Quaderni del Bobbio n. 2 anno 2010, p.77 Anteprima Google
  71. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  72. Definizione (più estesa) in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  73. Dal greco stróbilos
  74. Onomatopea.
  75. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, p. 368.
  76. Interpretazione presente nella voce su Wikipedia.
  77. Per un'ulteriore possibile interpretazione, si veda Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 368.
  78. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 359.
  79. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 360.
  80. Citato in Sergio Zazzera,Dizionario di napoletano, p. 340.
  81. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 366.
  82. Citato in Vincenzio De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico,p. 61.
  83. Fescina: paniere di forma conica per la raccolta di fichi ed uva. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso. Cfr. Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 61, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845.
  84. Citato in Silvia Santucci, Identità latenti: flamenco, gitani e voci apolidi del Mediterraneo; in Studi Interculturali, Rivista quadrimestrale a cura di Mediterranea Centro di Studi Interculturali - Università di Trieste, 1/2015, p. 237 Anteprima Google
  85. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 385.
  86. Cfr. Francesco Gizzio, L'Atlante del Cielo, scena IX in L'echo armoniosa delle sfere celesti, parte prima, Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693, p. 159.
  87. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 390.
  88. Per Porta Capuana si consulti voce su Wikipedia
  89. Citato in Alessio Strazzullo, I tesori nascosti di Napoli, Un viaggio affascinante tra luoghi da riscoprire, monumenti dimenticati e scorci d'incanto, Newton Compton Editori, Roma, 2011, Anteprima Google ISBN 978-88-541-9823-4
  90. Citato in Basilio Puoti, Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18502,p. 446 Google Books
  91. Citato in Per moda di dire, p. 19.
  92. Zennà': far cenni; zennariéllo: Ammiccamento. Cfr. Dizionario napoletano, Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, p. 421.
  93. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 421.
  94. Citato in P.Bello e D.Erwin, Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary/Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, p. 514 Anteprima Google
  95. In Dizionario napoletano, Uppele (pron: 'uppələ) è un'esclamazione: Silenzio! Dal latino oppilă Cfr. Dizionario napoletano, p. 401; seconda persona singolare dell'imperativo di oppilare: ostruire.
  96. Citato in Rutigliano, p. 72
  97. Citato in Rutigliano, p. 246.
  98. Citato in Rutigliano, p. 177.

Bibliografia[modifica]

  • Bruno Amato, Anna Pardo, A Napoli si parla così, Antonio Vallardi Editore, Milano, 1999. ISBN 88-8211-316-7
  • Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978.
  • A Buon 'Ntennitore. Proverbs of Naples, Lulu.com, 2008. ISBN 978-1-4357-0882-2
  • Renato de Falco, La donna nei detti napoletani. Seicento proverbi su donne, mogli, madri, sante, sorelle, suocere e..., Tascabili Economici Newton, Newton Compton editori, Roma, 1994. ISBN 88-7983-643-9
  • Renato Rutigliano, La saggezza antica dei Proverbi Napoletani (in copertina); Diceva mio nonno... Raccolta di Proverbi Napoletani, a cura di Renato Rutigliano (sul frontespizio), Edizioni Marotta, Napoli, edizione di 255 pagine, 1993?!.
  • Partenio Tosco, L'eccellenza della lingua napoletana con la maggioranza alla toscana in Accademici Filopatridi, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, tomo secondo, Napoli, presso Giuseppe-Maria Porcelli, 1789, pp. 213 sgg.
  • Amedeo Colella, Manuale di napoletanità, 365 lezioni semiserie su Napoli e la napoletanità da studiare una la giorno (consigliato), comodamente seduti... Anteprima Google ISBN 978-88-905504-0-9
  • Claudio Pennino, Mettere 'a bbona parola, Intra Moenia, 2011.
  • Renato De Falco, Per moda di dire, ovvero Neo-nomenclatura emergente (con qualche riferimento napoletano, Guida, Napoli, 2010, Anteprima Google ISBN 978-88-6042-759-5
  • Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0119-2
  • Antonio Rotondo, Proverbi napoletani, ovvero La filosofia di un popolo, Franco Di Mauro Editore, Sorrento-Napoli, 1993. ISBN 88-85263-52-06
  • Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869.
  • Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, [3]

Voci correlate[modifica]