Modi di dire napoletani

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Raccolta di modi di dire napoletani.

A[modifica]

  • 'A Bella 'Mbriana.[1]
La fata benefica, protettrice della casa che frequenta.
  • A 'bbona 'e Ddio.[2]
Vada come vada.[3]
  • A botta 'e stiente.[4]
A furia (colpo) di stenti. Con enorme fatica.
  • 'A capa 'e l'ommo è na sfoglia 'e cepolla.[5]
La testa dell'uomo è (sottile come) una pellicola (brattea) di cipolla.
Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente.
  • 'A carne asotte[6] e 'e maccarune 'a 'coppa.[7]
La carne sotto e i maccheroni sopra.
Le capacità, i meriti non sono né riconosciuti né valorizzati mentre i mediocri e gli incapaci avanzano. Più in generale si dice di cose che vanno o vengono fatte alla rovescia.
  • 'A cera se struja e 'o muorto nun cammina.[8]
La cera si consuma e il funerale (il morto) non avanza.
Si è tutto arenato, ci si perde in troppi indugi, si perde tempo inutilmente.
  • A chi tanto, e a chi niente.[9]
(La vita è ingiusta), ad alcuni dà tanto, ad altri niente.
  • A cche serve u pparlà?[10]
A cosa serve il parlare?
È inutile parlare se chi ci ascolta non vuole capire. Oppure: Non c'è bisogno che tu mi dica altro, ho capito tutto e farò tutto il possibile per aiutarti.[11]
A pennello, alla perfezione. Es. È ghiuto tutto a ciammiello. Sto vestito me sta a cimmello. (È andato tutto liscio, alla perfezione. Questa giacca mi sta a pennello.)
  • 'A ciuccia 'i Fechella: 99 chiaie e 'a cora fràceta![14]
L'asina di Fichella: 99 piaghe e la coda fradicia!
Si dice ironicamente del malato immaginario che si sente colpito da ogni male possibile.
  • ‘A copp' ‘a copp'.[15]
(Da) sopra (da) sopra.
Superficialmente, approssimativamente. Fa na cosa 'a copp' 'a copp': Fare qualcosa senza curarla, completarla in ogni dettaglio, farla approssimativamente.
A cuore a cuore.
Teneramente abbracciati.[17]
  • A craie[18] a craie, comm' 'a curnacchia.[19]
A domani a domani, come la cornacchia.
Si dice con ironia di chi se la prende comoda e rimanda sempre tutto senza realizzare nulla.[20]
Nella parlesia:[23]la chitarra.
  • 'A fessa è gghiuta 'mmano a 'e criature[24]
La vulva è finita nelle mani dei bambini.[25]
Quando si affidano cose a chi non ha capacità per gestirle.
  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.[26]
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
  • A funa è corta e 'o puzzo è funno.[27]
La fune è corta ed il pozzo è profondo.
Si dice quando due circostanze avverse concomitanti rendono impossibile realizzare qualcosa.
  • A la babbaloscia.[28]
Pigramente, svogliatamente
  • 'A iurnata è 'nu muorzo.[29]
La giornata è un morso. (È breve, vola via in un baleno).
A lucchetto.
Alla perfezione. A pennello. Es. È ghiuto tutto a licchetto. (È andato tutto alla perfezione.)
  • A mala nuttata e a' figlia femmena![31]
La cattiva nottata e la figlia femmina.
Due fatti, due circostanze negative concomitanti o in immediata successione. Un duplice guaio.
  • A' maronn v'accumpagna.[32]
[Al congedo, si augura a chi parte] Che la Madonna vi accompagni (e vi protegga).
  • A mente a mente.[33]
Essere proprio sul punto di ricordare qualcosa e poi farselo sfuggire dalla mente.
  • A mise 'a lengua into 'o pulito.[34]
Ha messo la lingua nel pulito.
Si dice con ironia, di chi, risalito, arricchitosi, si dà arie da gran signore parlando in un italiano pieno di errori.
  • 'A mosca dint'o viscuvato.[35]
La mosca nel palazzo vescovile.
Un'inezia in un'enormità, una goccia nel mare. Pare (o è gghiuta) 'a mosca dint' 'o viscuvato. Pare (o è andata) la mosca nel vescovato: una piccola razione di cibo per saziare una fame da lupo.
La musica giapponese.
Sorta di rumoroso frastuono creato per lo più da bande di scugnizzi (la più famosa delle quali proveniva dal quartiere di Barra) con voce, rudimentali strumenti a percussione e a fiato in occasione della Festa di Piedigrotta. Pare 'a musica giappunese: locuzione con cui ci si riferisce ad una riunione, un assembramento di persone chiassose e moleste o ad un'esecuzione musicale disarmonica, raffazzonata, sgradevole.
  • 'A na recchia me trase e all'ata me jesce.[38][39]
Da un orecchio mi entra e dall'altro mi esce.
Non faccio alcun conto di quello che dici.
  • A nu mantiello 'i prèvete se nne fa na scazzette.[40]
Da un mantello di prete, se ne fa una scarsella [borsellino].[41]
Si dice con ironia di chi allestisce grandi preparativi per poi ottenere scarsi risultati.
  • A nu palmo d'o culo mio chi fotte, fotte.[42]
Ad un palmo dal mio didietro, chiunque vuole copuli.
Lontano da me e fintantoché non subisco alcun danno diretto faccia pure ognuno a suo bell'agio quello che più gli aggrada.
  • 'A 'o munno 'a verità.[43]
Al mondo della verità (all'altro mondo). Mo' stà a 'o munno 'a verità (Non è più in questo mondo. Adesso è nel mondo della verità, è all'altro mondo).
  • A pesielle pavammo.[44]
Pagheremo al tempo dei piselli.[45]
Pagheremo quando gli affari andranno bene.[46]
  • A refrische 'e ll'anime d'o priatorio.[47]
A suffragio (refrigerio) delle anime del Purgatorio.
Formula che ricorre nelle preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio.[48]
  • 'A sciorte 'i cazzette: iette pe ppiscià e se nne carette.[49]
La fortuna di cazzetto: andò per urinare e (il pene) se ne cadde.
Essere incredibilmente scalognati, presi di mira spietatamente, fino e oltre l'inverosimile dalla più nera sfortuna.
  • 'A signora 'e quatti-quatte.[50]
La signora con quattro quarti di nobiltà,.
Signora blasonata (detto ironicamente).
  • 'A siè Giustina.[51]
La Signora Giustina.
La Giustizia, nel gergo della malavita antica.
  • 'A soccia mana sta 'int' 'e Guantare.[5]
La tua stessa mano sta nei Guantai.
Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. L'espressione è riferita a un persona che rinvia a lungo i pagamenti.
A spaccatrottola.
Agire o parlare a casaccio.
  • A stracce e petacce.[54]
A stracci e brandelli.
Riferito con sarcasmo ad azioni il cui pessimo risultato si lascia intuire in anticipo, perché compiute senza la continuità e l'impegno necessari, a morsi e bocconi, in modo molto frammentario.
  • 'A ting-tang.[5]
La bicicletta.
  • 'A trummetta 'a Vicaria.[55]
La trombetta (il banditore, l'araldo) del Tribunale della Vicaria.
Si dice di chi — in guisa di pubblico banditore — è dedito con il più grande zelo ad un'infaticabile e capillare attività di strombazzamento degli altrui segreti. Si dice anche di chi parla a voce tanto alta da assordare.
Ad occhio di maiale.
Abbondevolmemente, A scialacquo, A josa, Alla grossa, Largamente, Prodigalmente, Senza risparmio.[58]
In abbondanza, copiosamente, prodigalmente.
  • Abbafà 'i zìfere 'i viente.[60]
Gonfiare di refiro di vento.[61]
Riempire, farcire, saturare, subissare qualcuno di vacue chiacchiere, di vane promesse, vantando di capacità e prospettando imprese del tutto immaginarie; sommergerlo, quindi, in un diluvio di colossali menzogne.
  • [L']Abbate Taccarella.[62]
Taccarià: tagliuzzare. L'abate Taccarella è chi, per innata vocazione, è solito parlar male degli altri. In Puoti, Vocabolario domestico napolitano-italiano: Chi parla assai e senza verun fondamento.
Ecce Homo.
Pestato a sangue.
Ammazzati!
Ingiunzione perentoria di andarsene a quel paese...
  • Accuncià quatt'ova int'ô piatto.[65]
Aggiustare quattro uova nel piatto.
Mettere ordine nelle proprie faccende.
  • «Acquajuo', ll'acqua è fresca?» «Manc' 'a neve!»[66]
«Acquaiolo, l'acqua è fresca?» «Neppure la neve (lo è altrettanto)!»
Come chiedere all'oste se il suo vino è buono.
  • Acquitamme 'a criatura![67]
Acquietiamo la creatura, il bambino!
Si dice con ironia a chi, montato su tutte le furie, non ascolta ragioni e non può essere placato in nessun modo. Si dice anche quando si chiede comprensione per qualcuno.[68]
Dove va. Dove il vino va, dopo averlo bevuto, fa salute. Si dice in risposta a chi, alzato il bicchiere per un brindisi, augura: Salute!
  • Aglie, fravàglie e fattura ca nun quaglie[70].[71]
Aglio, fragaglia, e fattura che non coglie.
Formula contro il malocchio.
  • Agniento de la guàllera.[72]
Unguento per l'ernia.
Farmaco, cosa, provvedimento inefficace.
  • Adderizzete tubbo, ca faie difette![73]
Raddrìzzati, cappello (a tubo), che fai difetto![74]
Si dice per prendere in giro chi si dà delle arie camminando in modo troppo impettito; con le stesse parole in passato le persone del popolo si facevano beffe dei signori che portavano la tuba (cappello) un po' inclinata di lato per darsi più aria.[75]
  • Addò vede e addò ceca.[76]
Dove vede e dove è cieco.
Riferito a persona non imparziale: pronta a vedere, riconoscere qualcosa quando gli fa piacere o comodo; completamente cieco, in caso contrario, anche di fronte all'assoluta evidenza.
  • Aiutammo 'a varca![77]
Aiutiamo la barca!
Esortazione a dare un aiuto a provvedere alle necessità della famiglia o per evitare il definitivo fallimento di un affare che ha preso una cattiva piega.
Alzare, caricarsi addosso. Aizà ncuollo e gghiresenne.[78] Fare i bagagli e andarsene. Aíza ncuollo e vattenne! Fai armi e bagali e vattene! Sparisci, togliti di torno! Aggio aizato ncuollo e me n'aggio ghiuto. Ho fatto armi e bagagli e me ne sono andato. Non sono rimasto un solo istante di più.
  • Aizammo 'stu cummò! [79]
Solleviamo questo canterano!
Facciamo questa pesante fatica! Facciamoci questa bella sgobbata!
  • Alessio, Alè, e nu lucignolo ca mai fernisce![80]
Alessio [abbreviazione di "cantalesio": lunga cantilena[81]] Alè, è un lucignolo che non finisce mai!
Basta così, smettila con le tue lagne. Il tuo piagnisteo, le tue interminabili geremiadi mi hanno proprio annoiato!
  • All'anema da' palla![82]
Alla faccia della bufala![83]
Fare qualcosa alla sanfrasòn (sanfasòn o zanfasòn): farla alla carlona, in modo volutamente sciatto, superficiale, rozzo, con colpevole negligenza, trascuratezza.
Nella parlesia:[23]: la chitarra.
  • Allegrolillo o no poco sciasciariello.[86]
Allegro o un po' avvinazzato. Brillo, alticcio.
  • Allummarse dint'a l'acqua.[87]
Accendersi nell'acqua.
Adirarsi molto facilmente.
  • Ammesùrate 'a palla![88]
Misurati la palla!
Non fare niente senza riflettere, valuta prima esattamente la situazione e le tue reali possibilità.
  • Ammiscà 'a lana c'a seta.[89]
Confondere (mischiare) la lana con la seta.
Confondere cose o persone di ineguale e opposto valore, svalutando le migliori e sovrastimando le peggiori.
  • Annuzzà 'ncànna.[90]
Restare bloccato in gola, non poter ingoiare.
Sentire una forte frustrazione per non aver potuto ottenere qualcosa.
All'improvviso.
  • Appennere (Pusà) 'e Fierre a Sant'Aloja.[92]
Appendere (posare) i ferri a Sant'Eligio.[93]
Ritirarsi dall'attività lavorativa per raggiunti limiti di età, oppure, aver esaurito il desiderio sessuale per raggiunti limiti di età.
  • [A] appesa 'e Pererotta.[5]
La salita di Piedigrotta.
L'ernia.
  • Armammece e gghiate![94]
Armiamoci e andate!
Discosto, lontano sia.
Formula deprecatoria: Non sia mai.
Truffa, frode, raggiro, furto.
  • Articolo quinto «Chi tène 'mmano ha vinto»[97]
Articolo quinto: chi ha in mano (possiede) ha vinto.
Chi possiede, ad esempio denaro, è in notevole vantaggio e detta legge.
  • Assa' fa' 'a Maronna.[32]
Lascia fare alla Madonna
Tutto si è risolto per il meglio.
  • Auciello 'ngaiola.[98]
Uccello in gabbia.
Il detenuto, nel gergo della malavita antica.
  • Avanzaie Garibarde, avanze pure tu![99]
Avanzò Garibaldi, avanza anche tu!
Giocando sul doppio significato del verbo avanzà: avanzare, come Garibaldi nel 1860 e "avanzare" nel senso di essere creditore, si dice scherzosamente al commerciante che si intende comprare a credito.
Caspita! Accidenti!
  • Azzeccarse comm'a na sanguetta.[101]
Attaccarsi come una sanguisuga.
Seccare, annoiare smisuratamente, inesorabilmente.
  • Azzuppàrse 'o ppàne.[102]
Inzuppar(ci)si il pane.
Spassarsela, godersela un mondo; trovare grande gusto nell'attizzare e rinfocolare liti.

B[modifica]

All'improvviso.
Bene mio e cuore mio.
Fare bene mio e core mio è il modo di agire dell'ipocrita che simulando un forte e disinteressato affetto per una persona e di averne a cuore gli interessi, mira in realtà unicamente a perseguire i propri egoistici scopi.
  • Bona mana a ffà zéppele.[104]
Buona mano a fare zeppole.
Tene 'na bona mana a ffà zeppele: ha una buona mano a fare zeppole. Si dice con ironia di chi è del tutto incapace di generosità, di chi è irrimediabilmente avaro.
  • Bona notte ai sunature![105]
Buonanotte ai suonatori!
Tutto è finito, non c'è più niente da fare, non c'è più speranza.
Il bosco.
Via Toledo, nel gergo della malavita antica.
Un intruglio.
  • Buone manche pe se fà mpennere.[108]
Buono neppure per farsi impiccare.
Una persona assolutamente insignificante, completamente inutile.
  • Buono sì, ma fesso no.[109]
Sono buono, non però sprovveduto.
Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare.

C[modifica]

Gazebo.[111]
  • Cammina jappica jappica.[112]
Cammina piano, passo dopo passo.
Non precipitarti.
Testa o zucca vuota, cervello d'oca.[114]
Teste di pezze.
Con connotazione spregiativa: le suore.
  • Caporà è muorto l'Alifante.[116]
Caporale, è morto l'elefante.
È finita la pacchia.[117]
Uomo malvagio, duro, spietato, crudele.
Carta canta nel cannello.[120]
La cosa è certa, le prove sono solide ed inconfutabili.
Carta bianca.
Innocente, senza malizia.
L'avaro.
  • Caso cuotto cu ll'uoglio.[123]
Formaggio cotto con l'olio.
Due persone assolutamente estranee sia per parentela che per affinità.
  • Cavaliè, 'a capocchia![124]
Cavaliere, il glande!
Formula di derisorio riguardo impiegata per ridimensionare chi si dà eccessiva importanza o ha un atteggiamento borioso, spocchioso (il glande è qui menzionato come sinonimo di stupidità). Al Cavalié si può sostituire il nome della persona derisa. Se, come prevedibile, l'interessato non è di animo stoico, è possibile la replica: Te va ncule e se scapocchia, e se fa tante na capocchie![125]: (Il summenzionato glande, descrivendo un'inusitata traiettoria) ti va "a tergo" e si danneggerà fino al distacco totale dalla sede anatomica di origine; distacco e "residenza" nella nuova sede peraltro pressoché irreversibili, giacché, una volta avvenute, per buona misura, "se fa tante na capocchie!", esso cioè si enfierà, tumefacendosi nella maniera più abnorme.
  • Cca 'e ppezze e cca 'o ssapone.[126]
Qui gli stracci, gli abiti smessi e qui il sapone.
Patti chiari: qui e subito ti do la merce e qui e subito devi darmi il denaro. Non vendo a credito.
  • Cca nisciuno è fesso.[127]
Qui nessuno è ingenuo.
  • Cca se ferma u rilorge![128]
Qui si ferma l'orologio!
È il massimo, l'eccellenza assoluta, il non plus ultra.
Qui ci sono i ragazzi vostri.
Io sono a vostra completa disposizione; non dovete far altro che chiedere, ogni vostro desiderio è per me un ordine.
  • Cchiú nera d' 'a mezanotte nun po' venì![131]
Più nera della mezzanotte non può venire!
Ormai non può andare peggio di così; superato questo momento può solo andare meglio.
Che dieci.
Che cosa grande, grave[133]. Che pezzo di, che gran pezzo di.
  • Chella ca guarda 'nterra.[134]
Quella che guarda a terra.
La vagina.[135]
Chi mi ha accecato.
Chi me l'ha fatto fare.[137]
Persona del tutto inconsistente. Eccelle incontrastato nella sua sola autentica dote: le inesauribili, vacue e inconcludenti chiacchiere.
  • Chiàgnene pure i pprete r'a via.[139]
Piangono anche le pietre della strada.
Al passaggio del corteo funebre piangono non solo le persone, ma anche le pietre della strada. Lo si dice, con enfasi, per dare risalto al dolore che si prova per la morte di una persona stimata e amata.
Nella parlesia:[23] il vino.
Chiudersi la lingua nel didietro.
Essere costretto a tacere (perché si ha manifestamente torto o si è in una posizione indifendibile, insostenibile).
  • Chillo ca cumbine tutte 'e guaie.[142]
Quello che combina tutti i guai.
Il pene.
  • Chino 'i vacantarìa.[143]
Pieno di vuoto.
Si dice ironicamente di qualcosa, come un contenitore, un recipiente, un locale completamente vuoti.
  • Chiò chiò parapacchiò, cevezo mio.[144]
Che gran scioccone sei, amico mio.
Persona rozza, goffa, stupida; zotico, tanghero.
  • Cicchignacco 'ncopp' â vótta.[147]
«Cicchignacco» sulla botte.
oppure:
Cicchignacco 'int'â buttéglia.[148]
«Cicchignacco» nella bottiglia.
Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio». Locuzione riferita a personaggi di statura non alta e dal portamento goffo.
  • [Fà]Ciento mesure e uno taglio.[149]
(Fare) cento misure e un taglio.
Come i sarti che lavorano ripetutamente con metro e gesso prima di tagliare la stoffa, prepararsi con grande, eccessiva meticolosità, indugiando in minuziosi calcoli e prove prima di decidersi ad agire.
Sussurrare, bisbigliare.
  • Comme mme suone tu, così t'abballo.[151]
A seconda di come suoni, così io ballo.
Prestazioni e compenso devono essere commisurati.
Proprio sopra.[153].
  • Cricco, Crocco e Manecancino.[154]
(I Signori) Martinetto, Gancio e Mano con l'uncino.
La Banda Bassotti napoletana. Gente, quindi, da cui stare alla larga.
Cresci santo.
Equivalente dell'italiano: Salute! Si dice ai bambini, ai ragazzi (e talvolta, scherzosamente, anche agli adulti) che starnutiscono.
  • Cu nna fúna 'ncànna.[156]
Con un cappio (fune) alla gola.
Fare qualcosa cu nna fúna 'ncànna: per costrizione, contro la propria volontà.
  • Cu 'o culo 'a fossa.[157]
Con il sedere nella fossa. Con il piede nella fossa. Stà cu 'o culo 'a fossa. (Essere prossimi alla morte).
  • Cu' 'o ttè' cu' 'o nnè, cu' 'o piripisso e cu' 'o papariallà!...[158]
Parole puramente onomatopeiche per denotare una persona assai brutta.[159]
  • Cu u cavalle 'i San Francische.[160]
Con il cavallo di San Francesco.
San Francesco, com'è ovvio, non possedeva cavalli; i piedi erano il solo mezzo di cui disponeva per viaggiare. Andare col cavallo di San Francesco significa quindi andare a piedi.
  • Cuncià 'ncordovana.[161]
Conciare alla maniera cordovana.
Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. Si riferisce alla cordovana, pelle di capra conciata a Cordova, un tempo molto costosa.
Piano piano, cautamente, garbatamente.
Involto di castagne lesse
L'umidità delle castagne deforma e affloscia il cartoccio che in più si tinge di macchie scure: Una donna priva di grazia e di bellezza.
Cornuto e bastonato
Il danno e, in più, anche le beffe.
  • Curto e male 'ncavato.[165]
Basso e cattivo.

D[modifica]

Don Luigi
Il portazecchini, il portamonete, nel gergo della malavita antica.
(Dies irae) Dies illa.
Lamentazione lunga e monotona. Discorso noioso, solfa.
Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente. Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[169]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.
Dio.
Di incalcolabile grandezza
  • De gustibus non est sputacchiandum.[171]
Resa in chiave parodistica del latino De gustibus non est disputandum. (Proverbi latini). Lo si dice con molta ironia quando non si può o si è preferibile non consigliare chi si comporta in modo strano, dissennato, oppure si sa in anticipo che il nostro avvertimento non verrebbe tenuto in nessun conto.}}
Dieci.
Estremamente grande, con allusione alla grandezza più assoluta: Dio. Lo si usa anche quando, per riguardo, si vuole evitare di dire Ddie, con uguale significato di incalcolabile grandezza. Es.: Tu si' nu diece 'i fetente![170], anziché Tu si' nu Ddie 'i fetente![170] Sei un grandissimo mascalzone!; Tu si' nu diece 'i fesse![170], anziché Tu si' nu Ddie 'i fesse![170], Sei un fesso colossale; Agge pigliate na diece 'e paura![170], Ho preso un terribile spavento.
  • Dio 'o sape e a Maronna 'o vere.[172]
Dio lo sa e la Madonna lo vede.
Si invocano così, nello sconforto, Dio e la Madonna, come ad implorarne l'intervento, quando si attraversa un momento particolarmente difficile.
  • Don Ciccillo Caramella.[173]
Persona vestita con dubbia eleganza.
  • Don Giuvanne u tène nnanze e u va ascianne arrete.[174]
Don Giovanni lo tiene davanti e lo cerca dietro.[175]
Con questa frase, che contiene un'evidente allusione maliziosa, si prende in giro chi cerca qualcosa che sta proprio sotto i sui occhi.
Don Salsiccia.
Uomo che non vale nulla.
  • Durmì c' 'a zizza mmócca.[177]
Dormire con la mammella in bocca (poppando beatamente).
Essere molto ingenui, non rendersi conto di nulla.

E[modifica]

  • È a luongo 'o fatto![178]
Il fatto va per le lunghe![179]
  • È asciuto pazzo 'o patrone.[180]
È impazzito il padrone.
Si dice di chi, specie se avaro, diventa improvvisamente ed esageratamente generoso con tutti.
Nella parlesia: i soldi.[23]
E bravo il fesso!
Si dice a chi pontifica enunciando le più lapalissiane ovvietà o sfoggia con grande vanto abilità alla portata di tutti.
Non ostante. Es: Viecchie e buono fatica ancora comm'a nu ciuccio. Anziano com'è, nonostante sia anziano, lavora ancora duro.
  • È fernuta 'a zezzenella.[183]
È finita (non ha più latte) la (piccola) mammella.
È finito il tempo delle vacche grasse. La pacchia è finita.
  • 'E ffodere cumbattono e 'e sciabbule stanno appese.[184]
I foderi combattono e le sciabole restano appese.
Chi dovrebbe eseguire un compito resta inattivo e chi non ha quest'obbligo è costretto a farsene carico.
  • È gghiuta 'a cart 'e musica 'mmane 'e barbiere.[34]
È andato a finire lo spartito in mano ai barbieri.
Si dice quando accade che qualcosa di importante finisca nelle mani di un incompetente.
  • 'E lente 'e Cavour.[5]
Gli occhiali di Cavour.
Le manette nel gergo della malavita.
  • È ‘na mola fraceta.[185]
È una mola fradicia.
È uno scansafatiche.
  • È na varca scassata.[186]
È una barca rotta.
È un progetto, una realtà disastrosa. Fa acqua da tutte le parti.
("È notte il fatto") È una situazione terribile ed è estremamente difficile venir fuori.
  • È sparate u cannone![188]
È sparato il cannone![189]È mezzogiorno.[190]
  • È stato pigliato cu 'o llardo ncuollo[191]
È stato preso con il lardo addosso.
È stato colto in flagrante con la refurtiva.
Di nascosto, in segreto, clandestinamente, occultamente, alla chetichella.
Nella parlesia[23]: il seno.
  • È trasuto 'e sicco e s'è avutato 'e chiatto.[193]
È entrato "di secco" (umilmente) e si è girato "di grasso." (con superbia).
È entrato timidamente ed ora vuole spadroneggiare.
  • È venuto 'o Pat'abbate 'e ll'acqua.[193]
È venuto (giù) il Padre Abbate dell'acqua.
Si è rovesciato un terribile acquazzone.
È saltata la vacca addosso al bue
Si è capovolto il mondo, va tutto irreparabilmente alla rovescia.
Si sono spenti i lampioncini!
Latino maccheronico per dire che un'azione ha avuto termine o che una situazione è irrimediabilmente compromessa.[198]
  • Èsse nu mmoccafave.[199]
Essere un imboccafave, un mangia-fave.
È nu mmoccafave.: riferito a chi crede ingenuamente a tutto quel che gli si dice; detto di chi, senza un reale motivo, resta sbalordito di tutto ciò che vede, oppure di chi ha sempre dipinta sul volto un'espressione incantata, assente, come se guardasse nel vuoto.
  • Essere bona 'int'all'arma d'a 'a mamma.[200]
Essere formosa, procace fin dalle viscere (dall'anima) della mamma.
  • Èssere cuòrpo 'e veretàte.[201]
Essere corpo di verità.
Essere bugiardi, quindi esternare bugie e tenere in corpo le verità.
  • Èssere gràsso 'e sùvaro.[202]
Essere grasso di sughero.
Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante.
  • Essere 'na capafemmena[200]
Essere una donna superlativamente bella.
  • Essere 'na Die 'e femmena, 'na femmena ' truono, na femmena ca fa fermà 'e rilorge, ecc...[200]
Essere una "Dio di donna" (dalle forme molto vistose), una donna di tuono, una donna che fa fermare gli orologi, ecc...
  • Èssere 'o soccùrzo 'e Pisa.[161]
Essere il soccorso di Pisa.
Essere una persona a cui è stato chiesto aiuto, ma che si presenta come disponibile solo dopo molto tempo dal fatto. Riprende un avvenimento della Repubblica di Pisa.
  • Èssere tenàglia franzèse.[202]
Essere tenaglia francese.
Essere molto avari, prendere e non dare.

F[modifica]

Fare la seppia.
Gettare il malocchio.[204]
  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta.
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[205]
Fa acqua la pipa (manca il tabacco).
Va male, sono al verde.
Fare l'uccellone.
Persona che fa valere le proprie ragioni sbraitando. Chi, senza discrezione, dice ad alta voce alta cose che sarebbe meglio tenere segrete. Es: Statte zitto. Nun fà 'aucellone![208] Sta' zitto. Non sbraitare, non berciare in questo modo! In Andreoli, col significato di: Uomo lungo e melenso.[209]
  • Fa' 'e cose cu e stentine 'mbraccio.[210]
Fare le cose con gli intestini sulle braccia.[211]
Far le cose controvoglia.[212]
  • Fa' e 'nu pilo 'na trave.[213]
Fare di un pelo una trave.
Fare di un piccolo fastidio una tragedia, ingigantire un'inezia.
  • Fa ll'arte de Francalasso[214]; magna, bbeve, e se sta a spasso.[215]
Fa il mestiere di Francalasso: mangia, beve e sta a spasso.
  • Fà magnà 'o limone.[216]
Fare mangiare il limone.
Far rodere dalla rabbia.
  • Fa' 'na cosa 'e juorno.[210]
Fai una cosa "di giorno".
Fai veloce, senza perdere troppo tempo. Sbrigati.
Lagnarsi, essere petulanti in modo ossessivo.
Fare il pacco.[219]
Imbrogliare, truffare.
  • Fa' 'o protanquanquero.[220]
Fare il millantatore.
  • Fa 'o scemo pe' nun ghi' 'a guerra.[221]
Fa lo scemo per non andare alla guerra.
Fingersi tonto per eludere un compito difficile, rischioso, per evitare complicazioni.
Fare il "zeza."
Fare il cascamorto, lo smanceroso. Comportarsi in modo stucchevole.
  • Fà' / restà' quacquariéllo.[224]
Fà' quacquariéllo: burlare. / Restà' quacquariéllo: essere burlato.
Faccia gialla!
San Gennaro. Con questo appellativo confidenziale le "parenti"[226] sollecitano San Gennaro a compiere il miracolo della liquefazione del suo sangue se esso tarda a prodursi.
  • Facesse 'na culata e ascesse 'o sole![227]
Stendessi un bucato e uscisse il sole!
Non me ne va una giusta!
Facciamo confusione.
Poiché maggiore è il disordine, la confusione, il caos, più facile è pescare nel torbido.
  • Faje 'o sorece d' 'o spezziale, allicche 'a fora à vetrina.[27]
Fai il topo del droghiere, lecchi fuori dalla vetrina.
Non ci guadagni un bel niente.
  • Famme fa 'o speziale![229]
Fammi fare lo speziale!
Lasciami fare in santa pace il mio lavoro!
Vacillare, camminare barcollando, come un ubriaco.
  • Fàre comm'o càne 'e l'uortolàno.[232]
Fare come il cane dell'ortolano.
Essere invidioso, come il cane di un povero contadino.
  • Fare scennere uno da i coglie d'Abramo.[233]
Far discendere qualcuno dallo scroto di Abramo.
Accrescere in modo esagerato il valore, la nobiltà di una persona.
  • Farenello o Farenella.[138]
Farenello è una persona dai modi fastidiosamente manierati, ricercati, leziosi, stucchevoli; bellimbusto, cascamorto con le donne. Detto in differente contesto può significare omosessuale.
Bell'e fatto.
  • Fernesce tutto a tarallucce e vino.[234]
Finisce tutto a tarallucci e vino.
Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio.
Sciocchezze, bagattelle di caffè.
Chiacchiere futili mentre si sorseggia un caffè al bar. E tuttavia, poichè a volte capita che le futili chiacchiere degenerino in accese polemiche, si usa dire, per stemperare la tensione: Fessarie 'e cafè!
Figlio di "'ntrocchia."
Sveglio, scaltro.
Volesse il Cielo![239]
Friggendo mangiando.
Cibo da mangiare appena fritto, immediatamente, dalla padella al palato. Più in generale si dice di cose che vanno fatte con estrema rapidità, senza pause, senza intervalli, con assoluta continuità.
  • Frijere 'o pesce cu ll'acqua.[241]
Friggere il pesce con l'acqua.
Fare qualcosa senza disporre dei necessari mezzi, ingegnarsi a farla nel modo più economico, essere in estrema povertà.
Fresco di rete. (Pesce freschissimo, appena pescato.)
Verso con cui si scaccia un gatto.

G[modifica]

Complimenti, tenerezze, espressioni amorose, per lo più fatte di nascosto, segni fatti mimicamente indicanti amorosi rapporti. [245] Effusioni fra innamorati.
L'ardore libidinoso de' gatti, Caldo, Fregola.[247]
  • Gesù, Gesù, Giuseppe Sant'Anna e Maria![248][249]
Espressione di grande meraviglia, sorpresa, sconcerto.
  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![250]
  • Giorgio se ne vò ì e 'o vescovo 'o vò mannà![251]
Giorgio vuole andarsene e il vescovo vuole licenziarlo.
Due persone che si trovano d'accordo sul proprio disaccordo, entrambe restano catturate in un circolo vizioso perché fanno qualcosa di propria iniziativa senza però farla di buon grado: Giorgio non si licenzia perché teme di offendere il vescovo che non lo licenzia perché teme a sua volta di offenderlo. Quindi: fare malvolentieri qualcosa che, per giunta, non era neppure stata richiesta.
Juke-box
Commessi di uffici pubblici che si risvegliano dal profondo letargo, si riscuotono dalla totale inerzia, si attivano solo se opportunamente incentivati da una mancia.
Parole eufoniche, onomatopee tratte dal mollemente ritardato parlare e conseguentemente agire dei dappoco.[254]Persona estremamente lenta nel parlare e nell'agire. "Tattamèa. Rigutini: «È una tattamèa che fa cascare il pan di mano a sentirlo e vederlo». E «Fiaccamidolle» lo dicono a Pistoia."[255]. Come avverbio: pian pianino, lemme lemme.

H[modifica]

  • Ha da passa' 'a nuttata.[256]
La notte dovrà pur passare.
  • Haje truvato 'a forma d' 'a scarpa toja.[257]
Hai trovato la forma della tua scarpa.
Hai trovato pane per i tuoi denti.
  • Hanno fatto aummo aummo, Aummaria.[258]
Hanno fatto tutto in gran segreto, di nascosto.
  • Hê mise 'e campanelle 'ncanna â jatta.[259]
Desti sospetti.

I[modifica]

  • I' dico ca chiove, ma no che diluvia.[260]
Io dico che piove, ma non che diluvia.
Siamo sì in una situazione molto difficile, ma non irreparabile.
  • Iette pe' se fa' 'a croce e se cecaje n'uocchio.[261]
Andò per farsi la croce e si accecò un occhio.
Una persona incredibilmente sfortunata, un progetto fallito dal principio.
  • Iì a fa' 'o battesimo senz' 'a criatura.[262]
Andare a fare (celebrare) il battesimo senza il bambino.
Imbarcarsi in un'impresa senza avere le idee chiare.
  • Io me faccio 'a Croce c''a mano 'a smerza.[263]
Mi faccio il segno della croce al contrario (con la mano sinistra).
Io non ci posso credere.[264]
Nella parlesia:[23]Il pane.
  • Ire [Jì] o Riuscì a brenna (vrenna).[265]
Andare o riuscire, risultare in crusca.
Avere esito vano ed infelice, andare al nulla, essere perduto.[266]

J[modifica]

Situazione, cosa, condotta poco seria, superficiale, confusa, inconcludente, che crea disordine. Un inconsistente, pretestuoso, inconcludente, ripetuto tergiversare, fare a tira e molla. Accampare artificiosamente, con grossolana astuzia pretesti su pretesti, ordire intrighi, servirsi di sotterfugi per sottrarsi ad un impegno, per ingannare, raggirare. Es. Chesta è 'na jacovella! Questa è una pagliacciata! Qui non c'è niente di serio! È tutta una presa in giro!
Andiamo a vedere.
Decidiamo, vediamo cosa dobbiamo fare.[269]
Molte sfumature di significato modulate dal tono di voce. Fra le possibili: Su, su!, Sbrighiamoci!, Che esagerazione!, Che bugia!, l'hai sparata proprio grossa!
Non farti (fatevi) troppe illusioni.
In passato mangiare carne costituiva un lusso che ci si poteva concedere assai di rado.
  • Jí mparaviso pe scagno.[274]
Andare in Paradiso per errore.
Avere una fortuna assolutamente imprevedibile.
  • Jì truvann' a Cristo a dint' e lupini.[275]
Cercare Cristo nei lupini.
Essere eccessivamente pignolo; cercare pretesti, sottilizzare, cavillare, cercare il pelo nell'uovo.
  • Jì truvanne ciaranfe.[276]
(Andare trovando) Cercare pretesti per litigare.
Essere eccitati come i gatti. Andare in fregola.
  • Jire[278] spierto e demierto comm'u malo denaro. Oppure Jire spierto e demierto.[279]
Andare sperduto e disperso come il denaro guadagnato disonestamente. Oppure, semplicemente: andare sperduto e ramingo.
  • Jirsenne a gloria d'i cardune.[280]
Andarsene a gloria dei cardoni.
Morire. Andare a ingrassare i cavoli.[281]
Andarsene dondoloni dondoloni.
Andarsene in sollucchero, in visibilio, in broda di succiole o giuggiole.[284]
Giornata moscia
Giornata in cui gli affari vanno a rilento, di scarsi guadagni.

L[modifica]

  • L'acqua è poca e 'a papera nun galleggia.[286]
Le cose vanno irrimediabilmente male. Mancano le condizioni per realizzare un progetto.
  • L'acqua nfraceta li bastimiente a mare.[287]
L'acqua infradicia le navi a mare.
L'acqua – con questo paradossale argomento il bevitore di vino la rifiuta – fa male, procurandosi così una giustificazione per abbandonarsi a bevute omeriche.
  • L'urdemo lampione 'e forerotta.[288]
L'ultimo lampione di Fuorigrotta.
Ultimo dei lampioni a gas di Fuorigrotta e contrassegnato con il numero 6666 (quattro volte scemo nella smorfia napoletana), passò in proverbio a significare: persona di scarso o nessun valore, senza importanza, che non conta pressoché nulla.
Il teatro delle marionette.
"Fa' ll'opera d'e pupe": scatenare un putiferio.[290]
  • La carne se venne a la chianca.[291]
La carne si vende in macelleria.
Non puoi sfruttarmi come uno schiavo. Sono un uomo, non carne che si vende a peso.
Cheta cheta, pian piano, adagio adagio. Senza fasto, alla buona.[293]
Si dice per esprimere rifiuto, repulsione.
Togli (le) mani.
Lascia perdere.
Cheto cheto, pian piano, adagio adagio. Senza fasto, alla buona.[293]
Lima sorda (che non fa rumore).
Chi offende di nascosto.
Un violento rimprovero.[299]
Il succo del tombagno.
Il vino

M[modifica]

Maccherone.
Babbeo, sciocco, credulone.
  • Maccaròne, sàutame 'ncànna.[303]
Maccarone, saltami in gola.
Descrizione di un accidioso.
  • Madama schifa 'o ppoco.[304]
La Signora Schifa il poco.
Una signora o, in genere, una persona che dà a vedere di essere schifiltosa, che ha atteggiamenti snob.
  • Madama senza naso.[5]
La Morte.
  • ['O] male e' dindò.[305]
Un male immaginario.
Madonna del Carmine!
Espressione di meraviglia, stupore: Incredibile!, Straordinario!
La Madonna di Montevergine.
"[...] detta così dai Napoletani per i suoi tratti bizantini. L'appellativo "schiavone", sinonimo di slavo, designava infatti le icone nere di provenienza greca o generalmente orientale.[309]"
Mamma di latte. Balia.
Mangia, ché del tuo mangi!
Si dice di chi crede di mangiare a spese altrui o più in generale di trarre un vantaggio economico senza avvedersi che è lui stesso a farne le spese.
La corruzione eretta a sistema. Es.: Addó vai vai è tutto 'nu mangia mangia, dovunque vai è tutto un mangia mangia: non c'è scampo, è la corruzione diffusa, endemica, inveterata, inestirpabile.
  • Mannà ô paese 'e Pulecenella.[274]
Mandare al paese di Pulcinella.
Mandare qualcuno all'inferno.
  • Mannaggia 'a Marina.[313]
Mannaggia la Marina![314]
Con l'imprecazione si esprime solitamente il disappunto, la frustrazione, l'amarezza per una sconfitta imprevedibile o per il verificarsi di una circostanza avversa inattesa e non dipendente dalla propria volontà.
  • Mannaggia bubbà.[315] oppure: Mannaggia a Bubbà![316]
Mannaggia Bubbà![317]
  • Mantiene 'o carro p' 'a scesa.[318]
Trattieni il carro lungo la discesa.
Non farti travolgere dalle difficoltà e non lasciare che le cose precipitino. Affronta le difficoltà con cautela e diplomazia.
oppure:
Metti un freno alle tue spese.
  • Mariantò, 'o terramoto! ...Mo ...Mo ... scenno.[319]
Mariantonia, il terremoto! ...Ora ...Ora ...scendo.
Canzonatura del tipo flemmatico e sempre assonnato che non si lascerebbe scuotere neppure da un terremoto.
Con mastrisso (e, al femminile Mastressa ci si riferiva in passato ironicamente al sapientone (alla sapientona), al (alla) saccente, a chi, senza esserne richiesto e averne i requisiti si atteggia a maestro, impartendo agli altri insegnamenti, criticandoli, correggendoli.
Mastro Giorgio.[322]
L'infermiere del manicomio; il castigamatti; persona affaccendata; un capo autoritario che riporti ordine.
Pesci di piccole dimensioni e di poco pregio.
Cose o persone di infimo valore; gentaglia.
Bomba!
Bum! Questa l'hai sparata grossa! Che balla!
  • Me faje l'ammico e me mpriene la Vajassa.[325]
Ti comporti come un amico e mi metti incinta la serva.
Da te non me lo sarei mai aspettato.
  • Me pare Donna Marianna, 'a cape 'e Napule.[326]
Mi sembra Donna Marianna, la testa di Napoli.
Con questa espressione si mette in caricatura chi ha una testa grossa e informe.
Mi sembrano (pare) mille anni!
Non vedo l'ora.
  • Me staje abbuffanno 'a guallera.[328]
Mi stai gonfiando l'ernia, il sacco scrotale.
Abbuffà 'a guallera: annoiare a morte.
  • Meglio sulo, ca male accumpagnato.[329]
Meglio solo che mal accompagnato.
Su, dai, svelto, sbrigati; e muoviti!
  • Mettere ‘a capa ‘a fa bene.[332]
Mettere la testa a fare bene.
Applicarsi, impegnarsi finalmente in cose serie, costruttive.
  • Mettere l'assisa a le ccetrole.[333]
Imporre la tassa sui cetrioli.
Antico modo di dire: Arrogarsi un diritto che non spetta.[334]
  • Mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola.[335]
Mettere il pepe nel deretano della pantegana.
Istigare.
  • Metterse 'e casa e puteca.[336]
Mettersi casa e bottega.
Dedicarsi ad un'opera interamente, meticolosamente, con ininterrotta assiduità.
Mezza botta.
Una persona di scarso valore.
  • Miettece nomme penna.[338]
Mettici nome penna.
Non parlarne più, perché una speranza è svanita leggiera come una piuma portata dal vento.[339]Non struggerti nella speranza che avvenga ciò che non accadrà mai. Non pensarci più.
  • Mimì, Cocò e Carmene 'o pazzo stevano 'e casa into 'o stesso palazzo.[340]
Mimì, Cocò e Carmine il pazzo abitavano nello stesso palazzo.
Tre inseparabili messeri poco raccomandabili.
Verso con cui si chiamano i gatti.
Mescolanza disordinata di cose, insieme di cose riunite senza criterio, confusione.
Or ora, proprio ora; subito. Ma: mo, mo: piano, aspetta un attimo, un momento.
  • Mo mo me l'aggio lavata; 'a tengo riccia riccia comm' 'a 'na 'ncappucciata!...[345]
Proprio ora me la sono lavata; ce l'ho riccia riccia come un'insalata incappucciata!...
Adescamento piccante in chiave gastronomica di una ...venditrice.
Ora ci vuole.
Giustamente, già, per l'appunto, proprio così.
  • Monaco de sant'Agostino doje cape ncoppa a no coscino.[347]
Monaco di sant'Agostino due teste sopra un cuscino.
Si dice di un religioso la cui vocazione non sembra autentica.
Tutto, Tutti o Tutte insieme, senza distinzione.
  • Mpechèra o Ntapechèra.[349]
[Donna] intrigante, che imbroglia ed avviluppa.[350] Truffatrice, fattucchiera.
(in) Pelo (in) pelo.
Lentamente, sottilmente. Annà' [Jirsenne] mpilo mpilo.[352]: Intisichirsi. Consumarsi lentamente.
Vestirsi con eccessivo sfarzo, agghindarsi vistosamente. Camuffare per occultare difetti e gabellare per buono, perfetto, autentico: imbrogliare.
Il prepotente, chi pretende di avere senza darsi neppure la briga di chiedere, chi vuole imporre la propria volontà in modo arrogante.
Quatto quatto.[356]
  • Muorto 'o criaturo nu' simmo chiù cumpare.[94]
Morto il bambino (il figlioccio) (l'interesse che ci univa) non siamo più compari.
Si dice per esprimere il proprio rammarico quando si constata un improvviso mutare di atteggiamento o se una relazione - in passato buona - all'improvviso ed incomprensibilmente si raffredda.

N[modifica]

  • 'N'aggie scaurate chiaveche, ma tu si' 'o nummere uno![357]
Ne ho lessate fogne, ma tu sei il numero uno!
Ne ho conosciuti e piegati tanti di mascalzoni, ma tu sei un farabutto come nessun altro!
  • N'anno fatto tacche e chiuove.[358]
Ne hanno fatto tacchi e chiodi.
Fà 'na cosa tacche e chiuove, ridurre una cosa tacchi e chiodi, usarla fino all'estremo logoramento.
  • 'N'uocchio cecato e l'aità toja!.[359]
Un occhio cieco e l'età tua.
Sarei disposto a perdere un occhio pur di avere la tua giovane età.
  • Na galletta 'e Castiellammare.[360]
Una galletta di Castellammare.[361]
Il fuoriclasse degli avari: spietato anche verso sé stesso, è del tutto inutile sperarne il sia pur minimo gesto di generosità.
Effeminato.[365]Non diversamente dal chiachiello e dal fareniello è un uomo tutto gradevoli apparenze, inconsistente e inconcludente nell'essenza. Siente, pozz'essere privo d' 'a libbertà, ca n' 'a fernisce e guardà a cchillo nacchennella te 'ntacco a 'mpigna!... (Senti, che io possa essere privo della libertà, (che) se non la finisci di guardare quell'effeminato, ti sfregio!...)[366]
  • Ne vuo' ca so cepolle.[367]
Ne vuoi che sono cipolle
Cipolle: botte, percosse. Quante ne vuò ca so cepolle: Se sono botte quelle che cerchi, qui ce ne sono quante ne vuoi, fino alle lacrime.
Ci sta bene, si abbina bene.
  • 'Nc'è ròbba a piètto 'e cavàllo.[161]
C'è roba (fino) al petto del cavallo.
Detto di qualcosa molto ricco e sovrabbondante, come il torrente in piena che arriva sino al petto del cavallo che lo guada.
Calcare (con) la mano.
Aumentare, accentuare, insistere.
  • Ncasa 'e piere nterra, ca nu'scenne maje.[370]
Calca (bene) i piedi al suolo, perché (la bilancia) non scende mai.
Si dice al venditore quando il peso sembra scarso.
  • Nce stanne chù ghiuorne ca ppurpette – devette Carnuale![371]
Ci sono più giorni che polpette – disse Carnevale!
Nella vita sono molti i giorni di magra e di privazione, ben pochi quelli di abbondanza.
Ci vuole un cuore.
Ci vuole del cuore, del coraggio, della bella faccia tosta.[373]
  • Ncopp'a ccuotto, acqua volluta.[374]
Sopra al cotto (scottato[375]) acqua bollita.
Disgrazia sopra disgrazia.[376]
L'incontrastata, la sopraffina, la consumata, l'infaticabile, l'indefettibile, l'inveterata protagonista e animatrice dell'inciucio.
Pettegolezzo a voce bassa, parlottio, chiacchiericcio segreto, confabulazione, mormorazione.
Adoperare un oggetto nuovo per la prima volta.
  • 'Ntaccata 'e 'mpigna.[380]
Sfregio, nel gergo della malavita antica.
  • 'Nu chiappo 'e 'mpiso.[381]
Un cappio di impiccato.
Un pendaglio da forca.
  • 'Nu scoglio ca nun fa patelle.[382]
Uno scoglio che non produce patelle.[383]
Un uomo avarissimo.
Un soldo al misurino (di caldarroste) e quell'amico dorme sempre! (continua a non pagarmi).
Lo si dice a chi dimentica di onorare un impegno, di adempiere ad un obbligo.
  • Nu' te piglia' collera, ca 'o zuccaro va caro.[387]
''Non arrabbiarti, perché lo zucchero è a costa caro.
I dispiceri potrebbero facilitare o accrescere i disturbi cardiaci che anticamente venivano curati con lo zucchero, costoso. La collera non fa che aggiungere danno a danno senza nulla risolvere. Molto meglio quindi mantenersi in ogni circostanza il più possibile calmi, sereni.
  • Nun ce vo' zingara p'anduvinà sta ventura.[388]
Non 'è bisogno della zingara (dell'indovina) per indovinare questa sorte.
È cosa che si capisce da sé molto facilmente.
Non dare ascolto, non ne vale proprio la pena.
  • Nun haje visto 'o serpe, e chiamme San Paulo.[390]
Non hai visto il serpente e invochi San Paolo.
Ti spaventi anzi tempo, senza un reale motivo.
  • Nun è doce 'e sale.[391]
Non è dolce di sale.
È tutt'altro che mite e accomodante. È un uomo duro, di approccio molto difficile.
  • Nun fa' asci' 'o ggrasso a for' 'o pignato.[392]
Non fare uscire il grasso fuori dalla pentola.[393]
Il denaro deve essere destinato alle necessità della famiglia, non va disperso per gli estranei.
  • Nun leggere 'o libro ' quaranta foglie.[394]
Non leggere il libro di quaranta pagine.
Non giocare a carte.[395]
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[205]
  • Nun sfruculià 'a mazzarella 'e San Giuseppe.[396]
Non "sfottere" il bastone di San Giuseppe.[397]
Non disturbare chi sta tranquillo per i fatti suoi.[398]
oppure
Non accaniti con qualcuno che è già indifeso e sul quale la sorte ha già infierito.[399]
  • Nun tene né cielo 'a vede' né terra 'a cammena'.[400]
Non ha né cielo da vedere né terra su cui cammminare.
È povero in canna.
Rimbambito, stordito, confuso.
Corruzione di: In omnia saecula saeculorum. All'altro mondo; per le lunghe.
Il lamentarsi e piagnucolare continuo, a volte immotivato, dei bambini.
Nell'uso corrente: capriccio, sfizio, voglia che assale improvvisa ed irresistibile.
Inzolfare. Insufflare.
Istigare, aizzare.

O[modifica]

La possibilità, l'opportunità. Tené o dà a quaccheduno 'o canzo: Avere o dare a qualcuno la possibilità, l'opportunità. Damme 'o canzo! Dammi la possibilità, l'opportunità, dammi modo! (di fare qualcosa).
  • 'O cappotto 'e lignamme.[5]
Il cappotto di legno.
La bara.
Il chiacchierone.
Il giornale, nel gergo della malavita antica.
  • 'O Conte Mmerda 'a Puceriale.[407]
Il così sunnominato Conte di Poggioreale è chiunque si dia vanto e vada propalando di discendere da una nobile stirpe mai esistita.
  • 'O figlio d' 'a Madonna.[408]
Il trovatello.[409]
  • 'O guappo 'e cartone.[410]
Il guappo di cartone.
Una tigre di carta.
  • 'O mbruoglio int'o lenzulo.[411]
L'"imbroglio", cioè la trama, la storia nel lenzuolo.
Il cinematografo, detto così in passato[412] perché il film era proiettato in piazza su un lenzuolo.
  • 'O munaciello.[1]
Sorta di folletto benefico dotato di ampi poteri magici, protettore della casa che lo ha accolto con i dovuti riguardi. Nel caso opposto, presa in antipatia la famiglia irriguardosa, manifesta una seconda natura malefica e si vendica creando ogni specie di guai.
Il tipo che "insiste", lo spavaldo, il prepotente.
  • 'O pate d''e criature.[142]
Il padre dei bambini.
Il pene.
Il padre-padre.
Una grande quantità. Ad esempio: 'O pato-pato 'e ll'acqua: una pioggia diluviale.
  • 'O gallo 'ncoppa 'a munnezza.[415]
Il gallo su un mucchio di (sulla) spazzatura.
Fa 'o gallo 'ncoppa 'a munnezza, canta a voce spiegata dall'alto di un mucchio di spazzatura chi si gloria di successi ottenuti primeggiando su persone incapaci; più in generale chi si gloria senza averne motivo.
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[416]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[26]
Il becchino.
  • 'O tale e quale.[5]
Il tale e quale.
Lo specchio.
  • O Totaro int'a chitarra.[418]
Il totano nella chitarra
L'unirsi di un uomo e una donna.
  • 'O tram a muro.[5]
Il tram a muro.
L'ascensore.
Il tre Garibaldi.
Piatto di vermicelli conditi con pomodoro e pecorino che si acquistava dal «maccaronaro» al costo di tre soldi coniati con l'effigie di Garibaldi.
  • 'O triato 'e donna Peppa.[420]
Il teatro di donna Peppa.
Donna Peppa era Giuseppina Errico[421], moglie di Salvatore Petito e madre di Antonio Petito, entrambi celebri interpreti di Pulcinella. Nel teatro da lei gestito il pubblico – composto in massima parte di "lazzaroni" – assisteva agli spettacoli partecipando molto, troppo appassionatamente, interferendo dalla platea nell'azione rappresentata con la più illimitata e chiassosa esuberanza di voci, schiamazzi, incitamenti, commenti, gesti scomposti e abbandonandosi ad altre simili intemperanze. La locuzione è riferita a luoghi o situazioni in cui dominino incontrastati confusione, disordine, scompiglio, sfrenatezza e ridicolo.
  • 'O vellùto è deventàto ràso.[422]
Il velluto è diventato raso.
Detto di chi ha la sifilide, per la perdita di capelli e barba.
Il Signor nessuno, ovvero una perfetta nullità.
Ragazzo mio.[426]
oppure
Ehi, tu (rivolgendosi ad un uomo).
  • Onna Pereta fore o balcone.[427]
Donna[428] Peto sul balcone (fuori al balcone).
Locuzione che descrive una donna sciatta, volgare, sguaita, sfacciata che per di più non fa mistero alcuno delle sue poco invidiabili doti, ostentandole anzi apertamente.

P[modifica]

Il giovane avvocato. In senso dispregiativo: l'avvocatucolo.
Il paglietta. L'avvocato.
  • ['E] palummelle nnante all'uocchie.[430]
Le "farfalline" davanti agli occhi.
Vedere 'e palummelle nnante all'uochie: percepire nel campo visivo punti luminosi a scintillio intermittente. In medicina è uno dei sintomi dello scotoma.
Essere fantastico con cui in passato si metteva paura ai bambini.
Pari e pace
Siamo a posto, siamo pari. Più nulla da dare o da avere.
Giustificazione, scusa, argomentazione contorta, artificiosa. Ragionamento tortuoso, molto complicato, arzigogolato. Es.: Me ne staje cuntanno tutte paraustielli. Mi stai raccontando, spacciando solo un mare di false, abborracciate, arruffate, inconsistenti chiacchiere. Ma a chi 'i vuo' cuntà 'sti paraustielli? Ma a chi le vuoi raccontare tutte queste chiacchiere, queste fole?; oppure: cerimoniosità eccessiva, stucchevole.
  • Pare ca s' 'o zùcano 'e scarrafune.[5]
Sembra che se lo succhino (di notte) gli scarafaggi.
È deperito, debilitato.
  • Parente a chiochiaro.[434]
Dire a chi vanta origini nobili che è Parente a Chiochiaro[435], cioè ad una persona rozza e stupida, ad un tanghero, equivale a confermargli in modo derisorio che è con certezza assoluta persona di alto lignaggio, di antichi illustri e nobili natali.
Parlare a spiovere.
Parlare dicendo cose insensate, sconnesse, tanto per parlare; parlare a vanvera.
  • Parla comme t'ha fatto mammeta![437]
Parla come ti ha fatto tua mamma!
Parla semplice, schietto, con naturalezza.
Parlare trattenendosi – per paura, calcolo, superficialità – dal dire tutto, parlare in modo reticente, passando sotto silenzio cose importanti.
  • Parla quanno piscia 'a gallina.[439]
Parla quando orina la gallina[440].
Ordine di tacere impartito perentoriamente a persona presuntuosa, arrogante, saccente.
  • Parla' sciò-sciommo.[441]
Parlare sciò-sciommo.
Parlare con accento straniero, con grande raffinatezza.
  • Pascàle passaguàje.[442]
Pasquale Passaguai.
Individuo scalognato.[443]
  • Passà chello d' 'e cane.[444]
Passare quello dei cani.
Sopportare sofferenze, guai incredibili, inenarrabili.
  • Passasse l'angelo e dicesse ammenne.[445]
Passasse l'angelo e dicesse amen.
Si pronuncia questa formula quando ci si augura che un desiderio si realizzi.
  • Pe na magnata 'e fave.[446]
Per una mangiata di fave.
Per un prezzo, ad un costo irrisorio o per un guadagno irrisorio. Faje lo rucco rucco pe na magnata de fave,[447](Faje 'o rucco rucco pe na magnata 'e fave) Fai il ruffiano per nulla: ti impegoli nelle cose altrui senza ricavarci nulla.
La pepitola è na malattia che ttene la gallina sott'a lengua pe bia de la quale fa sempe co co cò, co co cò.[449]: La pipita è la malattia che ha la gallina sotto la lingua per via della quale fa sempre co co cò, co co cò.
Quindi tené 'a pepitola, avere la pipita significa chiacchierare incessantemente, essere eccessivamente ciarlieri.
  • Perdere Filippo e 'o panaro.[450]
Perdere Filippo e il paniere.
Perdere tutto in una volta sola.
Nella parlesia:[23]il mandolino.
  • Pescetiello 'e cannuccia.[138]
Pesciolino di cannuccia.
Un credulone ingenuo che abbocca facilmente.[451]
Di peso. Es. Piglià' a uno pesole pesole: prendere una persona di peso (e buttarla fuori).
"Sté, compatisceme nchillo momento non so chiù io: si sapisse che vò dì sarvà la vita a n'ommo, che sfizio te siente quando lo cacci dall'acque, quando pesole pesole lo miette ncoppa all'arena, quanno tastanno siente che le sbatte 'o core, quanno l'anniette, e vide che te spaparanza tanto d'uocchie, e te dice, lo cielo te pozza rennere 'nzò chaje fatto pe me!"[454]
(Stella, capiscimi, in quel momento non sono più io: se tu sapessi cosa vuol dire salvare la vita ad un uomo, che soddisfazione provi quando lo tiri fuori dalle acque, quando, di peso, lo adagi sulla spiaggia, quando, tastandolo senti che gli batte il cuore, quando lo pulisci e vedi che ti spalanca tanto d'occhi e ti dice, il cielo possa tenderti tutto ciò che hai fatto per me.)
  • Petrusino ogne menesta.[455]
Prezzemolo (in) ogni minestra.
L'onnipresente , l'intrigante, l'invadente, il pettegolo.
Piatto goloso. Piatto ghiotto composto di più cibi appetitosi.
Alla lettera: Prendere (prendersi) la scimmia.
Arrabbiarsi.
  • Piglià n'asso pe fiura.[457]
Scambiare un asso per una figura
Prendere una svista.
Prendere una quaglia.
Calpestare, inciampare in una deiezione.
  • Piglià 'o cazz' p' 'a lanterna d' 'o muolo.[399]
Scambiare il pene per il faro del molo.
Prendere un abbaglio, una svista incredibile.
Prendere un granchio.
  • Pigliarse 'o dito cu tutt"a mano.[462]
Prendersi il dito e (con) tutta la mano.
Prendersi, abusando dell'altrui generosità o fiducia, più di quanto sia stato concesso.
Piglia e porta
Pettegolo, indiscreto.
  • Pittà co lo sciato.[463]
Dipingere col fiato.
Pingere con squisita morbidezza e diligenza.[464]
  • ['O] Pizzicanterra.[22]
Nella parlesia:[23] il pollo.
Noto amalgama adoperato in luogo dell'argento, Pacfong [anche Packfong]; vocabolo cinese, che significa «rame bianco», e invece del quale molti preferiscono dire Argentone.[466]
  • ['Nu] povero maronna.[467]
Un poveraccio.[468]
Prima di ora.
Subito! Immediatamente! Es. Vavattenne primm'e mo! Vattene immediatamente! Sparisci all'istante! (letteralmente: ancor prima di quest'istante!)
  • Prommette certo e vene meno sicuro.[470]
Promette certo e viene meno sicuro.
Fa promesse da marinaio.
  • Pulicenella 'a coppa Sant'Elmo piglia 'o purpo a mmare.[471]
Pulcinella dalla cima di Sant'Elmo prende il polipo a mare.
Trovarsi in condizioni che rendono un obiettivo assolutamente impossibile da conseguire.
Difficilmente il polipo finirà nel piatto di questo Pulcinella onirico-surrealista che lancia la sua lenza da una collina che si affaccia sul mare da un'altezza di oltre duecento metri.
  • Pullicenella spaventato da 'e maruzze.[472]
Pulcinella spaventato dalle "corna" delle chiocciole.
  • Puozze aunnà comm' aonna 'o mare![473]
Che tu possa abbondare come abbonda il mare!
Possa la fortuna sorriderti sempre, che tu possa avere ogni più grande felicità, ti auguro ogni bene, tutto il bene possibile!
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[474]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.

Q[modifica]

Quanno buono buono.[475]

Tutto sommato, alla fin fine, in fin dei conti. Classico: Quanno buono buono cchiù nera d' 'a mezanotte nun po' venì' [476]. In fin dei conti più nera della mezzanotte non può venire (capitare); cioè alla fin fine peggio di così non può andare, (tanto vale mettersi l'anima in pace). Oppure: Quanno buono buono, s' 'o chiagneno lloro, a nuje che ce ne 'mporta?. Ma alla fin fine, stando pur così le cose, se la sbroglieranno loro, a noi che ce ne importa?

Quanno nun site scarpare, pecché rumpite 'o cacchio a 'e semmenzelle?[477]

Visto che non siete calzolaio, perché rompete le scatole ai chiodini?
Se non sai fare una cosa, se non sei esperto, fatti da parte e non creare problemi.

R[modifica]

  • Rafanié, fatte accattà' 'a chi nun te sape.[478]
Ravanello (stupido), fatti comprare da chi non ti conosce.
Provaci con chi ancora non ti conosce, con me affari non ne fai più.
  • Requie e schiatta in pace.[479]
Corruzione del latino: Requiescat in pace, Riposi in pace (formula di preghiera per i defunti).
  • Rummané a' prevetina o comme a don Paulino.[480]
Restare alla "prevetina" come don Paolino.[481]
Don Paolino era un sacerdote di Nola divenuto proverbiale per la sua estrema povertà, così grande da non consentirgli l'acquisto di ceri per celebrare le sue funzioni. In sostituzione dei ceri Don Paolino adoperava carboni incandescenti. Restare alla "prevetina[482]" significa quindi essere privi di mezzi, indigenti.
Il mezzano.
Rotto per rotto.
Oramai..., accada quel che accada.[485]

S[modifica]

  • S'accatta lo male comm'a li miedici.[486]
Compra il male come i medici.
Va in cerca del male, come fanno i medici.
  • S'è aunita 'a funa corta e 'o strummolo a tiriteppete.[27]
oppure
  • S'è aunito lo strummolo[487] a tiritèppete[488], e la funicella corta.[489]
Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella (per imprimere la rotazione) corta.
Una combinazione inestricabile e irreparabile di cose che non funzionano.[490][491]
  • S'è 'mbrugliata a matassa.[295]
Si è ingarbugliata la matassa.
La situazione si è fortemente complicata, si è fatta intricata, si è in serie difficoltà.
  • S'è scumbinata 'a grammatica.[492]
Si è disordinata, stravolta la grammatica.
Tutto è in disordine, nulla va come dovrebbe. Non ci si raccapezza più, il corso ordinario e logico delle cose è sovvertito, stravolto.
Salutami tua sorella.
L'espressione può essere impiegata, senza voler offendere, per troncare con rude cordialità un argomento; oppure — in maniera non riguardosa — per insinuare che con la sorella dell'interlocutore si è in estrema, intima confidenza e che se ne sono già apprezzate le qualità molto a fondo...
  • Salute a'' fibbie – recette don Fabbie![494]
Saluti alla fibbia – disse don Fabio!
Me ne infischio, me ne impipo completamente, non me ne frega un bel niente!
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.[495]
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.
  • San Giuseppe nce ha passata a chianozza.[496]
San Giuseppe ci ha passato la pialla.
Si dice di una donna dal seno molto piccolo.
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![205]
Santo guappone!
San Gennaro. Appellativo confidenziale con cui le "parenti"[226] invocano San Gennaro.
  • Santu Luca ce s'è spassato.[497]
San Luca [498] ci si è divertito (nel dipingerla).
È una donna bellissima.
San Mangione
Il santo protettore dei corrotti.
Uomo goffo, rozzo, corpulento, maldestro, di scarsa intelligenza, furbastro, credulone.
  • ['O] Schiancianese.[22]
Nella parlesia:[23]L'avaro.
Scheggia, scaglia di water.
Persona assolutamente spregevole.
Albeggiare, farsi giorno.
  • Schiattà' ‘ncuórpo.[503]
Schiattare in corpo.
Arrovellarsi, rodersi dalla rabbia. [504]
  • ['O] Schiattamuorto.[505]
Il becchino.
Sciacquare una mola.
Affrontare un impegno difficile.[507]
  • Sciacque Rose, e bbive, Agnese; ca nge sta chi fa li sspese![311]
Sciacqua, Rosa, e bevi, Agnese; che c'è chi ne fa le spese!
Si dice per indicare
Persona gioviale. Gaudente e scialacquatore.
Donna corpulenta e simpatica.
  • Sciore de rosa,
    Avimmo fatto sciacque e bive Agnese , E p'avè che? N'Italia pedocchiosa.
    [510]
Fiore di rosa,
abbiamo fatto sciacqua e bevi Agnese (abbiamo tutto prodigato, tutto sperperato), e per avere che? Un'Italia pidocchiosa!
  • Scioscia o Miscioscia. [511]
Vezzeggiativo di socia: donna amata, donna con cui ci si confida.
Strappa e fuggi.
Antico sistema di fitto stagionale, da febbraio a luglio, dei suoli adatti alla coltivazione della canapa tessile in uso un tempo nell'area della Campania nota come «Pantano».
  • Sciù! p' 'a faccia toia.[513]
Sciù![514] per la faccia tua.
Col nome raddoppiato di questo dolce si chiama con tenerezza la propria fidanzata.
Gli orecchini.
Superficialmente, senza impegno.[518]
Seduttore irresistibile dalle numerose e facili conquiste.
La scuola da farsa.
La scuola in cui regna la più perfetta armonia tra insegnanti incapaci e allievi svogliati, nella quale regnano chiasso e caos e prospera la più totale ignoranza. Più in generale qualsiasi situazione in cui regnino incontrastati il caos, l'inettitudine, la negligenza, l'indisciplina, il disinteresse.
Schiumare di sangue.
Battersi fino al sangue.[522]
Scoprire, mettere a nudo, la tigna.
Scoprire, mettere a nudo i difetti, le malefatte di qualcuno.
Annottare, farsi notte.
  • Se n'adda accattà tutte mmericine![526]
Li deve spendere tutti in medicine! (Se ne deve comprare tutte medicine)
Lo si augura a chi si è impossessato di denaro o di un qualsiasi bene raggirandoci.
  • Se ricorda 'o chiuppo a Forcella.[112]
Risale ai tempi del pioppo a Forcella.
Persona o cosa che risale a tempi antichissimi.
  • Sentìrse ‘n'àtu ttànto.[527]
Sentirsi un altrettanto (come raddoppiato).
Sentire in sé stessi un riafflusso di energia, di vigore. Sentirsi come rinascere. Es. Mo ca m'aggio levato 'sto penziero, me sento n'atu ttanto: Ora che non ho più questo assillo, mi sento rinascere.
  • ['O] Serviziale e ['o] pignatiello.[528]
Il clistere e il pentolino (con l'acqua tiepida).
Due persone inseparabili, indispensabili l'una all'altra.
Sperma.
Usato in numerose espressioni con registro espressivo volgare: Ommo oppure Gente 'e sfaccimma (Uomo gente da quattro soldi, da nulla); in imprecazioni: E che sfaccimma! (E che "diamine"!, che "c....avolo"!)[530]; in domande rivolte in tono duro, tagliente, volutamente aggressivo, brutale: Che sfaccimma vai truvanno? (Che "c....avolo" vuoi?)[531], Ma addò sfaccimma staje? (Ma dove "c....avolo" stai?), Ma che sfaccimma stai facenno? (Ma cosa "c....avolo" stai facendo?) ed in altre espressioni particolarmente ingiuriose[532])
Due possibili significati (con registro espressivo volgare): 1) con connostazione positiva: sveglio, scaltro, smaliziatissimo, determinato, intraprendente, molto in gamba. Ad esempio: Chillo è propio 'nu sfaccimmo! (Quello lì è un tipo proprio in gamba, un furbo di sette cotte, uno che la sa proprio lunga lunga, non lo frega nessuno.) 2) negativa: persona senza scrupoli, disonesto, gran mascalzone, farabutto. Usato anche in espressioni come: Fa 'nu sfaccimmo 'e friddo. (Fa un freddo terribile.) e simili.
Squattrinato.
Prender gusto a fare o dire qualcosa; divertirsi con qualcuno.[536]}}
  • Sì cchiù fetente e 'na recchia 'e cunfessore.[537]
Sei più fetente di un orecchio del confessore.
Fai più azioni malvagie di quante ne possa ascoltare un confessore.
  • Si' ghiuto a Roma e nun haje visto 'o Papa.[538]
Sei andato a Roma e non hai visto il Papa.
Ma come? Hai fatto tanta strada per raggiungere un luogo così lontano e non hai fatto la cosa più importante che dovevi fare?
Sei sudicio, lurido, repellente, rivoltante, ma lo sei anche e soprattutto come persona, sul piano morale.
Sei un tesoro (il babà è un tipico dolce napoletano).
Se sei sordo vai a farti sturare le orecchie a San Pasquale![543] Si sì surdo o si faje 'o surdo. Sei sei sordo o se fai il sordo. Non far finta di non capire!
  • Si vene 'a morte manco 'o trova.[544]
Nemmeno se viene la morte lo trova.
Si dice di chi è sempre introvabile, irreperibile.
  • Sicarrètte cu ‘o sfizio.[545]
Sigarette con lo sfizio.
Sigarette di contrabbando esposte nel seno o nelle calze della venditrice e prelevate, in modalità self-service, dal cliente stesso.
  • Signò, fferma ccà – recette 'a capa 'e morte ruciulianne p''a muntagne abbasce![546]
Signore, ferma qui, disse il teschio, rotolando giù per la montagna.[547]
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • Signò', nu' peggio! decette 'a capa 'e morte.[548]
Non peggio di così, Signore, disse il teschio.
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • Signò', nun pegge – recette 'a capa 'e morte! (E tu si 'a capa 'i morte e vuò nun pegge? – E mme ne putèvene fa ffurmelle)![546]
Signore, non peggio – disse il teschio! (E tu sei un teschio e vuoi non peggio? – chiede la tradizione popolare. Ed il teschio aggiunge: E potevano far di me anche dei bottoni di osso)![549]
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • So' asciute 'e statue 'e San Gennaro.[550]
Sono uscite le statue di San Gennaro.
Incredibile! Sono uscite per passeggiare persone che si vedono molto raramente.
Condivide con Dio un attributo: l'onniscienza. Persuaso di dominare infallibilmente tutti i campi del sapere, investitosi della missione di largire a tutti i costi la sua sapienza, la esegue con zelo infaticabile, implacabile, trasformandosi in un autentico flagello: inutile opporglisi, nulla lo farà mai desistere dall'intervenire d'autorità nelle altrui conversazioni, dal prodigare con illimitata generosità consigli non richiesti né graditi.
  • Sparà a brenna (vrenna).[552]
Sparare a crusca.
Avere esito vano ed infelice, andare al nulla, essere perduto.[553]
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[205]
Spago incerato.
'Pigliarse 'o spavo 'ncerato: farsi carico di un compito, di un'azione complicata, lunga e fastidosa.
"Spiare, domandare una cosa. T'aggia spià 'na cosa (Ti devo chiedere una cosa).
"Spogliaimpiccati".
Uomo totalmente privo di scrupoli, avido, disonesto, ladro senza limite. Fino al punto di non esitare a spogliare anche gli impiccati, derubandoli dei loro abiti per rivenderli.
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[205]
Stare alleluia!
Essere completamente ubriachi, con grande gioia e allegria, come se si dispiegasse un canto di esultanza a Dio.
  • Stà c' 'o còre int' ô zzùccaro.[558]
Stare col cuore nello zucchero.
Essere al colmo della felicità, essere al settimo cielo.
Stare naso e bocca.
Essere molto vicino.
  • Stà niètto comm'a vacìle 'e varvièro.[161]
Essere pulito come il bacile del barbiere.
Dare l'impressione di essere ricchi, ma in realtà non avere il becco di un quattrino. Si riferisce ad una bacinella che usavano i barbieri.
  • Stà provvìsto comm'a lèpore 'e còda.[422]
Star provvisto come la lepre (è provvista) di coda.
Avere pochi peli a livello di barba.
  • Sta schiaranno iuorno 'a Afragola.[560]
Sta facendo giorno ad Afragola.
(detto per prendere in canzonatura, con ironia o con sarcasmo) Ma ancora non ti accorgi, possibile che non vedi che ormai è tardi, troppo tardi per fare questa cosa? (Ad Afragola il sole sorge più tardi di Napoli).
  • Steveme scarze a chiaveche![561]
Eravamo a corto (scarsi) di mascalzoni (fogne)!
(Detto con ironia a persona che - non gradita, non aspettata - sopraggiunge) Benvenuto, ci mancavi solo tu!
  • Stregnere i panne ncuollo a uno.[562]
Stringere i panni addosso ad una persona.
Incalzare qualcuno ragionando, metterlo alle strette.
  • Streppone 'e ffescena.[563]
Sterpo di fescina.[564]
Uomo dal carattere molto debole.
Prendere in giro, ingannare, buggerare.
Storto o morto.
Bene o male; lo si voglia o meno.
Sudare inchiostro
Spremersi le meningi, stillarsi il cervello, sottoporsi ad un faticoso lavoro mentale.
Suonare il pianoforte.
Rubare (scioltezza di mano, vellutata leggerezza, impalpabile tocco da virtuoso del pianoforte, nell'esecuzione dell'atto criminoso, messe in piena, icastica evidenza nella locuzione).
  • Surco commoglia surco.[570]
Solco copre solco.
Un debito grosso più grande ne copre uno vecchio.[571]

T[modifica]

T'a fai cull'ova, 'a trippa.[572]

Te la cucini con le uova la trippa.
Queste frattaglie, in sé non appetibili, te le prepari con le uova per rendertele più gustose. Vale a dire: ora datti da fare e trova il modo di tirati fuori da questa situazione difficile, ingrata, rischiosa, negativa in cui sei andato a ficcarti.
  • T'hê 'a sèntere 'na messa a panza all'aria.[573]
Devi sentirti una messa a pancia all'aria.
Si augura allo sventurato di presenziare ad una messa - l'ultima - in posizione orizzontale, con il ventre rivolto al soffitto del luogo di culto; vale a dire composto in rigido decubito supino all'interno di una cassa realizzata all'uopo per la solenne occasione.
Nella parlesia:[23]il violino.
Situazione complicata, intricata, difficile e poco seria. Es. E chesta è n'ata tarantella! E questa è ancora un'altra complicazione poco seria!
  • Te mardíco a zizze storte![575] Te mmardico a zizze storte.[576]
Ti maledico a mammelle storte! (quasi a volerle ripiegare in un gesto di rinnegamento[577])
Un figlio o una figlia che con la sua condotta aveva dato alla madre un forte dispiacere potevano essere colpiti da questa maledizione, la più grave che una madre potesse pronunciare.
  • Te pare sempe che 'o culo t'arrobba 'a cammisa.[578]
Ti sembra sempre che il sedere ti rubi la camicia.
Sei veramente gretto, micragnoso, sordidamente avaro.
  • Te pozza piglià Patano.[579]
Ti possa prendere Patano.[580]
Imprecazione: Che ti colga la peste. Che tu possa morire.
  • Te tengo appiso all'urdemo buttone d' 'a vrachetta.[581]
Ti tengo appeso all'ultimo bottone della patta.
Per me sei l'ultima persona al mondo.[582]
  • Te tengo stampato 'ncuorpo![583]
Tenere stampato, come impresso nel proprio corpo.
Conoscere alla perfezione una persona o una cosa. "So perfettamente che tipo di persona sei, non puoi nasconderti, non me la dai a bere, non abbocco!"
  • Te veco, e te chiagno.[584]
Ti vedo e ti piango.
Sento compassione per te, temo per quel che sarà di te.
  • Ten 'o core int'o zucchero.[585]
Ha il cuore nello zucchero.
Tené 'o core int'o zucchero: Essere al culmine, nel pieno della gioia, della felicità. Essere al settimo cielo.
  • Tene' 'a capa sulo pe' spàrtere 'e recchie.[5]
Avere la testa solo per separare le orecchie.
Non avere cervello, essere completamente stupidi.
  • Tene' 'a neva 'int' 'a sacca.[5]
Avere la neve in tasca.
Avere fretta.
  • Tene 'a parola superchia.[586]
Ha la parola soverchia, superflua.
Si dice di chi parla senza misura, logorroicamente, di chi in modo saccente vuole a tutti i costi con argomenti futili, inconsistenti dire un'ultima parola – una parola superflua perché insulsa – in ogni discussione.
  • Tene 'a saraca 'int' 'a sacca.[587]
Ha l'aringa in tasca.
Nasconde qualcosa, non la dice tutta.[588] Tené 'a saraca 'int' 'a sacca, avere l'aringa in tasca: Essere irrequieti, aver fretta, manifestare inquietudine, impazienza come se si avesse in tasca una maleodorante aringa di cui ci si debba disfare al più presto; in realtà perché si nasconde un incofessabile segreto.
  • Tené 'a zeppola mmocca.[589]
Avere la zeppola in bocca.
Balbettare.
  • Tene' 'e làppese a quadriglié.[590]
Avere molti assilli, preoccupazioni; essere sovrappensiero; avere un diavolo per capello.
  • Tené 'e pànne a chi và a natàre.[303]
Custodire gli abiti di chi va a nuotare.
Essere accidiosi e non sforzarsi neppure di aiutare un amico in difficoltà. Antico detto già attestato nel XVII secolo.[591]
  • 'Tène folla Pintauro![592]
C'è folla da Pintauro[593] !
Si dice — talvolta con ironia — di persona con molti corteggiatori o di negozi o studi con molta clientela.
Essere perennemente irrequieti, inquieti. Essere sempre in movimento, non riuscire a star fermi.
  • Tene 'o mariuolo 'ncuorpo.[595]
Ha il ladro in corpo.
Tené 'o mariuolo 'ncuorpo: nascondere un segreto inconfessabile.
  • Tène 'o mmale 'e ndindò: a isso lle vène e a me no.[596]
Ha il male di dindò: a lui gli viene e a me no.
Il male – perfettamente immaginario e strategico – di dindò è il male da cui è colto indefettibilmente lo scansafatiche quando si concretizza il pericolo di dover lavorare o di doversi sobbarcare una lavoro non gradito.
  • Tene' 'o vacile d'oro pe' ce jettà 'o sanghe rinto.[597]
Avere la bacinella d'oro per buttarci dentro il sangue.[598]
Essere ricchi ma completamente infelici.
Tieni in mano.
Aspetta.
Hai una fortuna incredibile.
  • Tieneme ca te tengo.[602]
Tienimi che ti tengo.
Dicesi Stare una cosa tieneme ca te tengo di cosa che tentenni, barcolli, stia male in piedi o accenni di cadere.
oppure
Abbiamo bisogno l'uno dell'altra.
Simul stabunt vel simul cadent. (Proverbi latini)
  • Tiracazune o Tirante.[603]
Tirapantaloni o tiranti: bretelle.
  • Tirato a zuco o Tirato a zuco 'e caramella.[604]
Tirato a succo o Tirato a succo di caramella.
Lindo e azzimato, curatissimo, elegantissimo, in grande spolvero, tirato a lucido (fino all'eccesso).
Serio serio, senza scomporsi.[606]
  • Trica e venga buono.[607]
Ritardi e venga bene.
Non importa quanto tempo ci vuole, purché il risultato sia buono.
  • Truvà 'a pèzza a cculóre.[608]
Trovare la pezza (toppa) a colori.
Trovare la scusa adatta.[609]Mascherare abilmente, escogitare ingegnosamente un rimedio ad un errore o ad una situazione incresciosa, insostenibile.
Trovare la forma della propria scarpa.
Aje truvato 'a forma d'a scarpa toja: hai trovato pane per i tuoi denti.
Tu che accoppi, cosa metti insieme?
Ma che staje accucchianno? Ma che stai dicendo, che razza di ragionamenti (sconclusionati) fai?.
Toc toc.
  • Tu tiene 'a capa fresca.[614]
Hai la testa fresca. Non hai proprio nulla a cui pensare, di cui preoccuparti.
Tené 'a capa fresca: essere spensierati, essere sollevati da ogni preoccupazione sia materiale per possesso di ricchezza, sia spirituale per innata disposizione d'animo. Per cui al fortunato possessore di simile "capa" si può ben dire a mo' di ironico complimento: Biato a tte ca tiene 'a capa fresca, i' tengo 'e lappese a quadriglié ca m'abballano pe' ccapa.: Beato te che non hai nulla di cui preoccuparti, io sono angustiato e tormentato da mille preoccupazioni che si agitano nella testa.
Bussare, picchiare; in senso figurato: coire[616].
  • Tu vi' quanno è bello Parigge![617]
Vedi quanto è bella Parigi!
Ma guarda un po' cosa doveva capitarmi!
  • Tutto a Giesù e niente a Maria.[618]
Tutto a Gesù e niente a Maria.
Si dice di una divisione ingiusta.

U[modifica]

  • U banco d'u sciúlio[619]
Letteralmente:Il banco dello scivolo
Dalla deformazione di Scilla, parte del cognome del fondatore, intorno al 1865, di un istituto di credito che attirava clienti con la promessa di interessi elevatissimi; fallì nel 1870. I napoletani rinominarono scherzosamente la banca Scilla in Sciùlio (sciulià': scivolare, per alludere ad iniziative votate al fallimento, a gestioni più che disinvolte di denaro, ad insolvibilità, a situazioni, progetti sprovvisti dei requisiti fondamentali per meritare fiducia. T' 'e vaje a piglià' 'o banco d' 'o sciulio. I tuoi soldi te li vai a prendere al Banco dello Sciùlio; id est: ormai ai tuoi soldi puoi anche dire addio, te li puoi pure dimenticare in perpetuo.
Oh anima!
Esclamazione di grande stupore: Addirittura!, Nientedimeno!
[Darne] Una per bere e un'altra per sciacquare.
Rimproverare veementemente, aspramente un pallone gonfiato, dicendogli il fatto suo senza moderarsi in parole e argomenti.
Occhiolino.
  • Uócchie chine e mmàne vacante.[626]
Occhi pieni e mani vuote.
Riempirsi gli occhi, ammirare, desiderare e restare a mani vuote.
Occhi secchi.
La jettatura.
  • Uocchio de vasalisco.[57]
Occhio di basilisco.
La jettatura.
Zitto e mosca!
Letteralmente: «Silenzio e topo in bocca.»
Usse prendi!
Voce d'incitamento ai cani perché mordano o prendano la preda.

V[modifica]

Vai a coricarti. (Vai a quel paese, va' a farti benedire.)
Vai un po' a capire, vattelapesca.
Popolana, domestica.
Anche usato (sempre in ambito locale), come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, "sbraitante e rissaiola".[634]
  • Vantate sacco mio si non te scoso.[635]
Vantati sacco mio se non ti scucio.
Vantati fanfarone mio finché non ti sgonfio.
Grande spavento. Piglià la [637] vermenara: spiritarsi di paura [638] Prendere un grandissimo spavento.
Bere a secchi. Bere senza misura, senza moderazione.
  • Vino a doje recchie.[640]
Vino a due orecchie.
Vino annacquato.
Vino a un orecchio.
Vino generoso.
  • Volèrese caccià dùje uòcchie pe ne cacciàre uno ô compàgno.[232]
Volersi cavar due occhi per cavarne uno al compagno.
Essere invidiosi e quindi autodanneggiarsi.
Vongole fuggite (fuggite via dal piatto, cioè assenti, mancanti).
Vermicielle cu' 'e vongole fujute o anche Spaghetti a vongole fujiute. In questi piatti poveri della tradizione gastronomica napoletana il sapore delle vongole "fujute", assenti, è ingegnosamente evocato con un generoso condimento di olio, aglio, prezzemolo, con o senza sugo di pomodorini, senza dimenticare di aggiungere – specie se il sapore di vongola all'assaggio dovesse risultare scarso – una dose – a volontà – di fantasia.
  • Vota e gira 'o cetrulo e và 'nculo a 'o parulano.[642]
Volta e gira il cetriolo e finisce "dietro" all'ortolano.
Lo dice chi constata di essere ingiustamente divenuto il capro espiatorio.
  • Vota 'e pisce ca s'abbruciano.[643]
Gira i pesci che si bruciano.
Cambia discorso, stai parlando di cose molto delicate, tocchi un tasto molto rischioso.
Spingi spingi.
Confusione, parapiglia.
  • Vulè 'o cocco munnàto e buono.[645]
Volere l'uovo[646] già ripulito dal guscio (mondato) e pronto da mangiare.
Volere qualcosa comodamente, senza darsi la minima pena di affrontare difficoltà o di fare sforzi.
Volgere a tarantella.
Vutà a tarantella 'na cosa: tramutarla in cosa poco seria, ridicola, in una presa in giro. Es. Votammola a tarantella! (Ma sì, volgiamola pure in celia, in scherzo...! (detto con ironia.)

Z[modifica]

Donna volgare, sguaiata, trasandata, pettegola. L'apoteosi della vajassa.
L'ugola.
Ragazza, giovane contegnosa.
Fà 'a zita cuntignosa: ostentare (simulare senza veramente possederle) serietà, ritrosia, austerità di costumi.
  • Zitto, chi sape 'o juòco.[653]
Zitto chi conosce il gioco (il trucco o l'imbroglio, altrimenti il guadagno è perduto).
  • Zittu zitto, ‘nmiezo ‘o mercato.[654]
Zitto zitto, in mezzo al mercato.
Agire in tutta segretezza, facendosi poi scoprire.
  • Zuca' a ddoje zizze.[655]
Succhiare da due mammelle.
Trarre guadagni da due fonti.
Succhiatore.
Una persona che s'azzecca comm'a 'na sanguetta, si attacca come una sanguisuga. Un rompiscatole, un seccatore micidiale.
  • Zuche zuche e Zuchete zuchete.[657]
Il suono di strumenti ad arco sonati alla peggio. — I zuchete zuchete, piccolo concerto di sonatori ambulanti, I sonatori e più specialmente I Viggianesi, perché venuti per lo più da Viggiano di Basilicata. – gli strumenti tutti da esso sonati, I suoni.[658]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Pino Imperatore, Bentornati in casa Esposito, Un nuovo anno tragicomico, Giunti, Firenze/Milano, 2013, p. 47. ISBN 9788809782860
  2. Citato in Raffaele Viviani, Poesie, a cura di Antonia Lezza, Guida, Napoli, 2010, p. 190. ISBN 978-88-6042-710-6
  3. Traduzione in Poesie, p. 190.
  4. Citato in Carmela Capitale, Vox Musae, Aletti Editore, 2017, [1]
  5. a b c d e f g h i j k l Citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, Colonnese, Napoli, 2007 [1997], p. 27. ISBN 978-88-87501-77-3
  6. Refuso: 'a sotto.
  7. Citato in Enzo Moscato, Trianon, presentazione di Pasquale Scialò, Alfredo Guida Editore, Napoli p. 48. ISBN 88-7188-314-4
  8. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 108.
  9. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 119.
  10. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 27.
  11. Cfr. Il frasario napoletano, p. 27.
  12. Richiamo per uccelli, zimbello.
  13. Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 72.
  14. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 34.
  15. Citato in Paolo Isotta, Altri canti di Marte, Marsilio, Venezia, 2015, [2] ISBN 978-88-317-3998-6
  16. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, VI, a cura di Antonia Lezza e Pasquale Scialò, introduzione di Goffredo Fofi, Guida, Napoli, 1994, p. 346.
  17. Traduzione-spiegazione in Teatro, VI, p. 346.
  18. Dal latino cras: domani. Craie è al tempo stesso parola onomatopeica che imita il cra-cra della cornacchia e craie che in napoletano significa domani.
  19. Citato in Il frasario napoletano, I, p. 30.
  20. Cfr. Il frasario napoletano, p. 27.
  21. La comare, la madrina; l'amante.
  22. a b c d e f g h i j Citato, con traduzione nel testo, in Giulio Mendozza, 'A posteggia, II parte, in ANTROPOS IN THE WORLD di Franco Pastore, anno XII, n.2 del O1-02-2016, p. 20.
  23. a b c d e f g h i j Antico codice di comunicazione segreto dei musicisti (detti anche posteggiatori) napoletani.
  24. Citato in AA. VV., Proverbi & Modi Di Dire – Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006. p. 58. ISBN 88-7647-103-0
  25. Traduzione in Proverbi & Modi Di Dire – Campania
  26. a b Citato in Amato, p. 17.
  27. a b c Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 117.
  28. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 13.
  29. Citato in Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli, Milano, 2003, p. 4.
  30. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 206.
  31. Citato in Bianca Fasano, Terra al Sole, Narcissus.me, [3]
  32. a b Citato in Véronique Bruez, Naples allegro con fuoco, Gallimard, [4]
  33. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 70.
  34. a b Citato in L'arte della fuga in tempo di guerra, p. 26.
  35. Citato in Gianni Mura, Ischia, Feltrinelli, Milano, 2014, [5] ISBN 978-88-0788-4351
  36. O: 'a museca ciappunesa, oppure: 'a museca d''a Barra.
  37. Citato in Pasquale Scialò, Storie di musiche, a cura di Carla Conti, introduzione di Ugo Gregoretti, Guida, Napoli, 2010, p. 264. ISBN 978-88-6042-718-2
  38. Citato in Viviani, Teatro II, p. 56.
  39. Citato, con lezione leggermente diversa, in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 250.
  40. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 76.
  41. La traduzione è in Il frasario napoletano, I, p. 76.
  42. Citato in Luca Mencacci, Radici Dal Passato, [6]
  43. Citato in TuttoTotò, p. 75.
  44. Citato in Alfredo Cattabiani, Florario, Mondadori, [7]
  45. Traduzione in Florario.
  46. Per l'interpretazione Cfr. (più estesamente) Florario alla stessa pagina.
  47. Citato in Barbara Zaragoza, The Espresso Break: Tours and Nooks of Naples, Italy and Beyond, Merchant Press, Chula Vista, CA 91921, USA, 2012, p. 91. ISBN 978-0-9835099-2-9
  48. Per gli aspetti connessi al culto delle anime del Purgatorio si veda Cimitero delle Fontanelle, sezione: Il culto delle anime pezzentelle, voce su Wikipedia.
  49. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 102.
  50. Citato in La donna nei detti napoletani, p. 16.
  51. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 239.
  52. Antico gioco da strada dei ragazzi. Cfr. più dettagliatamente Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355. Per lo strummolo si veda la voce voce su Wikipedia.
  53. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355.
  54. Citato in Giacomo Lucchesi, Fra ninnole e nannole, Streetlib, p. 78.
  55. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 47.
  56. In forma moderna: 'e.
  57. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 386.
  58. Definizione in D'Ambra, p. 386.
  59. Citato in Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 406.
  60. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 16.
  61. Traduzione in Il frasario napoletano, p. 16.
  62. Citato in Puoti, Vocabolario domestico napolitano-italiano, p. 455
  63. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 20.
  64. Citato in Massimo Torre, Uccidete Pulcinella, Edizioni e/o, Roma, 2015 [8] ISBN 9788866327103
  65. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 4.
  66. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, Newton & Compton editori, Roma, 2004, p. 93. ISBN 88-541-0119-2
  67. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 38.
  68. Cfr. Il frasario napoletano, p. 38.
  69. Citato in Viviani, Teatro IV, p. 450.
  70. Quaglià: cagliare, coagulare
  71. Citato in Stefania Nardini, Alcazar, ultimo spettacolo, Edizioni e/o, Roma, 2013, [9] ISBN 8866324264
  72. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 26.
  73. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 40.
  74. Traduzione in Il frasario napoletano, p. 40.
  75. Cfr. Il frasario napoletano, p. 40.
  76. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 442.
  77. Citato in Altamura e Giuliani, p. 67.
  78. a b Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan - Neapolitan-English, p. 224.
  79. Citato in Silvana Raffone, Un attimo per guardare indietro, Youcanprint, p. 205.
  80. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 57.
  81. Cfr. Il frasario napoletano, p. 57.
  82. Citato in Marcello D'Orta, Aboliamo la scuola, Giunti, 2010, p. 48 Anteprima Google ISBN 9788809763067
  83. Traduzione in Aboliamo la scuola, p. 48.
  84. Dal francese sans façon.
  85. Citato in Philip Gooden e ‎Peter Lewis, Idiomantics: The Weird and Wonderful World of Popular Phrases, Bloomsbury, 2013, p. 50.
  86. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 14.
  87. Citato in Altamura e Giuliani, p. 200.
  88. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. La bellezza della vita nelle parole della tradizione, vol IV, Youcanprint, Tricase (LE), 2015, p. 249. ISBN 9788893212540
  89. Citato in Alessandro Carvaruso, Ero single... ora sono I.C.S., Manuale del "nuovo" single, prefazione di Angela Galloro, Città del Sole, Reggio Calabria, [10] ISBN 9788873516132
  90. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 20.
  91. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 18.
  92. Citato in Giacomo Lucchesi, Senza Ai ne Bai, (solo www), Narcissus, p. 133.
  93. Era consuetudine dei vetturini togliere i ferri ai cavalli anziani non più adatti al traino e collocarli nella Chiesa di S. Eligio come atto di devozione al Santo.
  94. a b Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 111.
  95. a b Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 28.
  96. Arravoglià:avvolgere; in senso figurato ingannare, infinocchiare. Cfr. Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 28.
  97. Citato in Alberto Di Majo, Che fai... li cacci?: I dissidenti e la fine della democrazia, prefazione di Luigi Bisignani, Imprimatur, Reggio Emilia, 2015, [11] ISBN 978 88 6830 322 8
  98. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 238.
  99. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 124.
  100. Citato in Chiara Gily e Micol Brusaferro, Triestini e Napoletani: istruzioni per l'uso, [12]
  101. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 50.
  102. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , [13]
  103. Citato in Alessandro Siani, Un napoletano come me, BUR, Milano, 2011, [14]ISBN 9788858619896
  104. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 156.
  105. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 156.
  106. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 162.
  107. In Colomba R. Andolfi, Chicchi di grano, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2005, p. 132. ISBN 88-6042-114-4
  108. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, I, p. 164.
  109. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 57.
  110. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano italiano, p. 63.
  111. Dall'inglese coffee house (caffetteria). Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano italiano, p. 63.
  112. a b Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 105.
  113. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 360
  114. Spiegazione in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 360.
  115. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 45.
  116. Citato in Pietro Belisario, La Botte del Diavolo, Fratelli Criscuolo, Napoli, 1835, [15]
  117. Si tramanda un aneddoto relativo a un caporale colpito da invalidità che fu incaricato della custodia di un elefante donato dal Sultano a Carlo di Borbone. Il comodo incarico finì con la morte dell'elefante.
  118. Citato in TuttoTotò, p. 110.
  119. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 98.
  120. La frase vien dall'uso de' giovani provinciali che addottoratisi nell'Università, portano a casa la laurea arrotolata in un cannellone di latta. Cfr. Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 98.
  121. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 153.
  122. Citato in Glejieses, I Proverbi di Napoli, p. 124.
  123. Citato in Ferdinando Russo, A paranza scicca, presentazione di Enzo Moscato, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2000, p. 15. ISBN 88-7188-365-9
  124. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 211.
  125. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 211.
  126. Citato in Glauco M. De Seta, La casa del nonno. Ipermetropia della memoria, Enter Edizioni, Cerignola (FG), 2013, p. 39. ISBN 978-88-97545-00-2
  127. Citato in L.R. Carrino, A Neopoli nisciuno è neo, Laterza, Roma/Bari,[16] ISBN 9788858104125
  128. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 215.
  129. Refuso: in realtà guagliune.
  130. Citato in La sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, a cura di Pasquale Scialò, Alfredo Guida Editore, Napoli, 88-7188-689-5, p. 250
  131. Citato in Viviani, Teatro, II, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza, Pasquale Scialò, Guida, Napoli, 1988, p. 155.
  132. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  133. La spiegazione è in Teatro, II, p. 95
  134. Citato in Franco Pastore, Masuccio in Teatro: Ex Novellino Masutii, comoediae quattuor, A.I.T.W. Edizioni, 2014, [17]
  135. Corrisponde al numero 6 della smorfia napoletana.
  136. Citato in Viviani, III, p. 58.
  137. Spiegazione in Viviani, III, p.58.
  138. a b c Citato in Manuale di napoletanità, p. 70.
  139. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 231.
  140. In forma moderna: chiavarse 'a.
  141. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 441.
  142. a b Citato in Marcello D'Orta, Cuore di Napoli, Rogiosi Editore, [18]
  143. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 239.
  144. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 93.
  145. Secondo De Ritis da Chiochia, scarpa di fattura grossolana calzata dai pastori abruzzesi. Cfr. De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 329.
  146. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 329.
  147. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 138.
  148. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 101. ISBN 978-88-541-8882-2
  149. Citato in Citato in Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, Rivista trimestrale diretta da G. Pitrè e S. Salomone Marino, vol. II, Luigi Pedone Lauriel, Palermo, 1883, p. 597.
  150. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 220.
  151. Citato in Le muse napolitane, Egloga IX, p. 346.
  152. Citato in Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, Max Niemeyer Verlag, Tubinga, 2009, p. 80. ISBN 978-3-484-52350-0
  153. La traduzione è in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 80.
  154. Citato in Lu Trovatore, 1867, [19]
  155. Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 87.
  156. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 97 Anteprima Google
  157. Citato in TuttoTotò, p. 58.
  158. Citato in Altamura e Giuliani, p. 54.
  159. La spiegazione è in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 54.
  160. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 275.
  161. a b c d Citato in Partenio Tosco, p. 266.
  162. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 156.
  163. Citato in Giovanni Chianelli, neapolitan express: pizza e cibi di strada, testo di Giovanni Chianelli, traduzioni di Phil Taddeo, Rogiosi, 2016, p. 83. ISBN 978-88-6950-194-4
  164. Citato in Raffaele Viviani, Teatro IV, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida, Napoli, 1989, p. 581.
  165. Citato in Antonella Cilento, Bestiario napoletano, Laterza, Roma-Bari, 2015, [20] ISBN 9788858120323
  166. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 163.
  167. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 165.
  168. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  169. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  170. a b c d e f g Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 298.
  171. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 295.
  172. Citato in Annibale Ruccello, Scritti inediti, Una commedia e dieci saggi, Con un percorso critico di Rita Picchi, Gremese, Roma, p.55
  173. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 83.
  174. Citato in Il Frasario napoletano, p. 304.
  175. Traduzione in Il Frasario napoletano, p. 304.
  176. Citato in L'amore a dispetto, Stamperia Flautina, Napoli, 1806, p. 40.
  177. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 528.
  178. In Viviani, Teatro, III, p. 60.
  179. Traduzione in Viviani, Teatro, III, p. 60.
  180. Citato in Dizionario completo della Canzone Italiana, a cura di Enrico Deregibus, Giunti, 2010, p. 75 ISBN 9788809756250
  181. Citato in Salvatore Cinciabella, Siamo uomini e caporali. Psicologia della disobbedienza, prefazione di Philip Zambardo, nota introduttiva di Liliana De Curtis, FrancoAngeli, Milano, [21]
  182. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 60.
  183. Citato in Ottorino Gurgo, Lazzari: una storia napoletana, Guida, Napoli, 2005, p. 172 ISBN 88-7188-857-X
  184. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 143.
  185. Citato in Patrizia Mintz, Il custode degli arcani, PIEMME, Milano, 2011,p. 286
  186. Citato in Lo Trovatore, Giornale del popolo, 1871, [22]
  187. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 334
  188. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 341.
  189. Così tradotto in Apicella, Il frasario napoletano, p. 341.
  190. In passato si usava dare il segnale di questa ora sparando con un colpo di cannone dall'altura di S. Martino. Apicella racconta un aneddoto riferito a questo modo di dire: Uno scugnizzo chiese l'ora ad un passante, questi, volendo prenderlo in giro rispose: Guagliò, è mieziuorne manche nu cazze! Ragazzo, è mezzogiorno meno un c.....avolo!, intendendo dire scherzosamente che mancava un quarto d'ora a mezzogiorno. Quasi immediatamente da S. Martino risuonò il colpo di cannone e lo scugnizzo replicò ancor più maliziosamente: Signò, tiene nu cazzo arrete! Signore, hai un c.....avolo dietro!, cioè... il tuo orologio va indietro di un quarto d'ora.Cfr. Apicella, Il frasario napoletano, p. 341.
  191. Citato in Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi, La cucina napoletana, Newton Compton Editori, Roma, 2015. [23]. ISBN 978-88-541-8756-6
  192. Citato in Massimiliano Canzanella, 8 Cunte s-pare, Streetlib, [24]
  193. a b Citato in I Proverbi di Napoli, p. 155.
  194. Vojo: bue. Cfr. Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 384.
  195. Citato in Patrizia Mintz, Veritas, p. 69.
  196. Tradotto da Apicella con l'onomatopeico: Eccì (rumore di uno starnuto).
  197. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 314.
  198. Per quest'ultima interpretazione Cfr. Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, p. 230.
  199. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 365.
  200. a b c Citato in La donna nei detti napoletani, p. 46.
  201. Citato in Partenio Tosco, pp. 265-6.
  202. a b Citato in Partenio Tosco, p. 265.
  203. Citato in Francesco Silvestri, Teatro. Una rosa, due anime, tre angeli, quattro streghe, Gremese, Roma, 20001p. 110. ISBN 88-7742-450-8
  204. Anticamente Fare lo seccia significava: Farla da spavaldo. Su questo ed altri significati Cfr. D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 342.
  205. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  206. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 157.
  207. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  208. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  209. Cfr. Andreoli, Vocabolario, p. 47.
  210. a b Citato in Patrizia Rotondo Binacchi, A Napoli mentre bolle la pentola., p. 109
  211. La traduzione è di Patrizia Rotondo Binacchi.
  212. L'interpretazione è di Patrizia Rotondo Binacchi.
  213. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 162.
  214. Oppure: di Michelasso. Francalasso: epicureo, scioperato, gaudente.
  215. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 186.
  216. a b Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 6.
  217. Citato in AA. VV. Proverbi & modi di dire. Campania, p. 218, Simonelli, Milano, 2006. ISBN 8876471030
  218. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 159.
  219. Sostituire alla consegna il pacco che contiene la merce acquistata con un altro di diverso contenuto privo di valore.
  220. Citato in Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978, p. 166.
  221. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 147.
  222. Diminutivo di Lucrezia.
  223. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 271.
  224. Citato in Altamura e Giuliani, p. 71.
  225. a b Citato in Storia dell'emigrazione italiana, Arrivi, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi e Emilio Franzina, Donzelli Editore, Roma, 2002, p. 303. ISBN 88-7989-719-5
  226. a b Donne anziane devote a San Gennaro che, in occasione della cerimonia che culmina con il miracolo della liquefazione del sangue del Santo, con le loro preghiere e invocazioni intercedono presso di lui.
  227. Citato in Antropos in the world, di Franco Pastore, ottobre 2016, p. 29.
  228. Citato in Vincenzo A. Pistorio, Tre anni in volo sopra lo Stivale, Yucanprint Self-Publishing, Tricase (LE), 2013, p. 31.
  229. Citato in Pasquale Scialò, La sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, Guida, Napoli, p. 257. ISBN 88-7188-689-5
  230. La catuba è un'antica danza moresca. Cfr. D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico, p. 110, in cui la stessa locuzione è riportata in modo leggermente diverso dal Volpe.
  231. Antica locuzione. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 370.
  232. a b Citato in Tosco, p. 277.
  233. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 108.
  234. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 173.
  235. Citato in Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, 2014, [25] ISBN 9788807883880
  236. Lo scaltro "te lo fa negli occhi" (latino: intra oculos). Su questo ed altri possibili etimi Cfr. più dettagliatamente Proverbi e modi di dire napoletani, p. 143.
  237. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 142.
  238. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 309.
  239. Traduzione in Teatro, IV, p. 309.
  240. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 830.
  241. Citato in Autori Vari, Proverbi & Modi Di Dire - Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006, p. 43. ISBN 88-7647-103-0
  242. Citato in A Neopoli nisciuno è neo, [26]
  243. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 196.
  244. Citato in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano., vol I, p. 163.
  245. Definizione in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano., vol I, p. 163.
  246. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 181.
  247. La definizione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 181.
  248. Pronuncia: Gəsù, Gəsù, Giuseppə, sant'Annə e Mariə!
  249. Citato in Luciano De Crescenzo, Fosse 'a Madonna!, Mondadori, [27]
  250. Citato in Amato, p. 163.
  251. Citato in Lares, bollettino della Società di etnografia italiana, 1934, p. 110, nota 11. Cfr. Rassegna storica del Risorgimento, 1938, Volume 25, Parte 3, p. 950.
  252. Citato in Zazzera Proverbi e modi di dire napoletani, p. 87.
  253. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, p. 123.
  254. La spiegazione è in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, p. 123.
  255. In Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 184.
  256. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  257. Citato in Rutigliano, p. 216.
  258. Citato in Rutigliano, p. 217.
  259. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  260. Citato in Rutigliano, p. 217.
  261. Citato in Rutigliano, p. 217.
  262. Citato in Rutigliano, p. 218.
  263. Citato in Antonino Guglielmi, il commisssario, p, 19 Anteprima Google e Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, p. 273
  264. Spiegazione in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 273.
  265. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  266. La spiegazione è in Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  267. Citato in Domenico Iaccarino, Galleria di costumi napolitani, Stabilimento tipografico dell'Unione, Napoli, 1875, p. 16
  268. Citato in Carlo Giarletta, Anime partenopee, p. 36.
  269. In Anime parternopee, p. 36.
  270. Andiamo.
  271. Citato in Giuseppe Savorra, Un cicerone napoletano, Youcanprint, Tricase (LE), 2015 p. 41 ISBN 9788893216982
  272. Bistecca ai ferri Cfr. Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  273. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  274. a b Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 71.
  275. Citato (in forma negativa) in Giuseppe Savorra, Un Cicerone napoletano, Youcanprint, Self-Publishing, Tricase (LE), 2015, p. 85. ISBN 9788893216982
  276. Citato in I proverbi di Napoli, p. 193.
  277. In forma corrente: Jì'.
  278. In forma corrente: Jì'.
  279. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 396.
  280. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 80.
  281. Spiegazione in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 80.
  282. Nzuócolo:Dondoloni.
  283. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 270.
  284. Spiegazione in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 270.
  285. Citato in Apicella, Il frasario napoletano, p. 45.
  286. Citato in Giuseppe Montesano, Nel corpo di Napoli, Mondadori, p. 169 Anteprima Google
  287. Citato in Il flauto magico, Raffaele Miranda, Napoli, 1824, Google Book
  288. Citato in Pasquale Guaglianone, Tante navi Tante storie, Nuova Santelli, Anteprima Google
  289. Citato in A Napoli mentre bolle la pentola., p. 109.
  290. La spiegazione è di Patrizia Rotondo Binacchi, Cfr. A Napoli mentre bolle la pentola, p. 109.
  291. Citato in Lo Spassatiempo, [28]
  292. a b Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 207.
  293. a b La traduzione è in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 207.
  294. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, p. 203.
  295. a b Citato in Rodolfo Pucino, Il tressette, Guida, Napoli, 2005, p. 22. ISBN 88-7188-908-8
  296. In Vocabolario domestico napoletano e toscano, p. 422.
  297. Per lisciabusso vedasi più in dettaglio Manuale di napoletanità, p. 53.
  298. Citato in Manuale di napoletanità, p. 53.
  299. Traduzione in Manuale di napoletanità, p. 53.
  300. Fondo della botte.
  301. Locuzione antica. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 363.
  302. In Viviani, III, p. 234.
  303. a b Citato in Tosco, p. 278.
  304. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 85.
  305. Citato in Floriana Coppola, Donna creola e gli angeli del cortile, Guida, Napoli, 2004, p. 39. ISBN 88-7188-820-0
  306. Per la Vergine Bruna si consulti voce su Wikipedia
  307. Citato in I tesori nascosti di Napoli, [29]
  308. Citato in Usi e costumi dei cammorristi, p. 169.
  309. Da Marino Niola, Archeologia della devozione, in Santità e tradizione, Itinerari antropologico-religiosi in Campania, a cura di Luigi M. Lombardi Satriani, Meltemi, Roma, 2004, p. 67.
  310. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 469.
  311. a b Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 320.
  312. Citato in Lino Patruno, Il meglio Sud, Rubbettino, [30]
  313. Citato in Giuseppe Maresca, Era di Maggio, Lampi di stampa, 2012, Cologno Monzese, p. 208. ISBN 978-88-488-1358-7
  314. L'imprecazione è attribuita a Francesco II che con queste parole avrebbe manifestato il suo rammarico per la debole difesa opposta a Garibaldi dalla Marina Borbonica. Cfr. Era di maggio, p. 210.
  315. Citato in AA. VV., Al di là delle parole, a cura di Maria Vittoria Costantini e Maria Pierri, Franco Angeli, [31], nota 11.
  316. Citato in Pino Imperatore, Benvenuti in casa Esposito, Giunti, Firenze 2012, p. 51. ISBN 9788809775695
  317. Figura di furfante tramandata da un'antica tradizione popolare. Celebre per essere coinvolto in ogni genere di traffici loschi, divenne una sorta di capro espiatorio su cui sfogare la propria frustrazione con l'imprecazione citata. Cfr. più in dettaglio la nota 11 di Al di là delle parole, [32]
  318. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 119.
  319. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 220.
  320. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 225.
  321. Citato in Sabato Antonio Manzi, La formazione della psichiatria in Irpinia, Lettere Italiane n. 55 - novembre 2003, Guida, Napoli, p. 27. ISBN 88-7188-560-0
  322. Traduzione possibile.
  323. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco travestute da vasciajole de lo mandracchio da Grabiele Quattomane, Stamparia de lo Comman. Nobele, Napoli, 1870, p. 68.
  324. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 228.
  325. Citato in Partenio Tosco, L'eccellenza della lingua napoletana con la maggioranza alla toscana in Accademici Filopatridi, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, tomo secondo, presso Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1789, p. 178.
  326. Citato in Marianna, 'a Capa 'e Napule, [33]
  327. Citato in Pulcinella delle tre spose, Roma, Gaetano Zenobi, 1710, [34]
  328. Citato in Francesco Bellanti, L'ultimo Gattopardo, p. 133.
  329. Citato in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 244.
  330. Menare (in forma corrente: menà) gettare, lanciare.
  331. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 231.
  332. Citato in Antonietta Ambrosano e Mimmo Barba, Ri-cre-azione, presentazione di Antonio Faeti, Armando Editore, 2002, p. 105. ISBN 88-8358-319-1
  333. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 121.
  334. Cfr. più dettagliatamente Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 121.
  335. Citato in Manuale di napoletanità, p. 22.
  336. Citato in A Buon 'Ntennitore, Proverbs of Naples, p. 55.
  337. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 37.
  338. Citato in Giacomo Marulli e Vincenzo Livigni, Guida pratica del dialetto napolitano o sia Spiegazione in lingua toscana della Mimica di alcune frasi e delle voci dei venditori e scene comiche DEI COSTUMI NAPOLITANI, Stabilimento Tipografico Partenopeo, Napoli, 1877, p. 16
  339. La spiegazione è in Marulli e Livigni, p. 16.
  340. Citato in Patrizia Mintz, Veritas, PIEMME, 2010 [35] ISBN 9788858502662
  341. Miscio: gatto, micio. Cfr. Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 243.
  342. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 243.
  343. Citato in Fascio de chellete nove contegnose e freccecarelle fatte da paricchie auture pe llevare la paturnia e li pierdetienbe; raccuoveto e prubbecato da jachil Girì Zuzù (briolià) Napole: se venne a lo mavazzeno de libre de Luigi Chiurazzi, Napoli, 1836, p. 7.
  344. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 272.
  345. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 239.
  346. Citato in Nu scagno de n'appartamiento e na festa de ballo di Pasquale Altavilla}}, Tipografia De' Gemelli, Napoli, 1850, p. 10.
  347. Citato in Lo Spassatiempo, p. 281.
  348. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, p. 175. ISBN 88-7188-905-3
  349. Citato in Il Borghini, anno primo, Tipografia del vocabolario, Firenze, p. 123.
  350. Traduzione in Il Borghini, p. 123.
  351. Citato in Il propugnatore, vol. VII, parte II, presso Gaetano Romagnoli, Bologna, 1874, p. 174.
  352. In Il propugnatore, 1874, p. 174.
  353. Citato in Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napoletano-italiano, p. 189.
  354. citato in I promessi sposi, In lingua napoletana, cap. X
  355. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 250.
  356. La spiegazione è in D'Ambra, p. 250.
  357. Citato in Troppo napoletano, [36]
  358. Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1862, p. 1342.
  359. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 271.
  360. In Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 144.
  361. Galletta molto difficile da ammorbidire in acqua.
  362. Da il n'a qu'un œil. Ha solo un occhio, con riferimento agli ufficiali francesi che portavano il monocolo, Cfr. Naples allegro con fuoco, [37]
  363. Citato in Véronique Bruez, [Naples allegro con fuoco], [38]
  364. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  365. Cfr. Anfreoli, p. 252.
  366. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 216.
  367. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 94.
  368. Citato in La nferta pe lo capodanno de lo 1835, Da li truocchie de la Sociatà fremmateca, Napoli, p. 41
  369. Citato in Cesare Caravaglios, Voci e gridi di venditori in Napoli, introduzione di Raffaele Corso, Catania, Libreria Tirelli di F. Guaitolini, Catania, 1931 · IX, p. 67.
  370. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  371. Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 363.
  372. Citato in TuttoTotò, p. 38.
  373. La spiegazione è in TuttoTotò, p. 38.
  374. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 15.
  375. Scottato,ferito da un dolore cocente.
  376. L'interpretazione è in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri
  377. a b c Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 65.
  378. Onomatopeico.
  379. Citato in Viviani, III, p. 228.
  380. Citato in Usi e costumi dei camorristi, p. 205.
  381. Citato in Armando Cenerazzo, Rose rosse e rose gialle, Alfredo Guida Editore, Napoli, p. 101
  382. Citato in Proverbi Italiani, Associazione Culturale Adventure, p. 200
  383. Traduzione in Proverbi italiani, p. 200
  384. Più comunemente Mesurella.
  385. Si narra che un caldarrostaio occultò il cadavere di un uomo che aveva ucciso – secondo Apicella un venditore concorrente – proprio nel punto in cui vendeva le caldarroste. La "voce" insolita (e chill'amiche sempe rorme!) con cui attirava i clienti finì per insospettire i gendarmi che scoprirono il delitto. Cfr. Apicella I ritte antiche, p. 280.
  386. Citato in Apicella I ritte antiche, p. 280.
  387. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 108.
  388. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 470.
  389. Citato in Per moda di dire, p. 15.
  390. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 109.
  391. Citato in Fortunato Calvino, Teatro, Guida, Napoli, 2007, p. 116 ISBN 88-878-6042-328-3
  392. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  393. La traduzione è in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  394. Citato in I proverbi di Napoli, p. 263.
  395. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 263.
  396. Citato in Romualdo Marrone Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli, Newton Compton Editori, 2015, [39] ISBN 978-88-541-8502-9
  397. Della statua di San Giuseppe
  398. L'interpretazione (più dettagliata) è in Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli.
  399. a b Cfr. più dettagliatamente Paolo Isotta, La virtù dell'elefante: La musica, i libri, gli amici e San Gennaro, Marsilio, Venezia, 2014, [40] ISBN 978-88-541-9823-4
  400. Citato in Viviani, Teatro, VI, p. 344.
  401. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 268.
  402. Citato in Il segreto in voce, Roma, Domenico Antonio Ercole, 1712, p. 37
  403. In Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 269
  404. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 157
  405. Citato in Raffaele Pisani, I Promessi sposi, prefazione di Maria Zaniboni, [41]
  406. Citato in Abele De Blasio, Usi e costumi dei camorristi, prefazione di Cesare Lombroso, illustrazioni di S. De Stefano, Napoli, Luigi Pierro Editore, Napoli, 18972, p. 165.
  407. Citato in Proverbi & Modi Di Dire - Campania , Simonelli, Milano, 2006, p. 72. ISBN 88-7647-103-0
  408. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 339-340.
  409. Traduzione in Teatro, IV, p. 340.
  410. Citato in Alberto Liguoro, Il vecchio teatro, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2001, p. 24 ISBN 88-7188-479-5
  411. Citato in Erri De Luca, Montedidio, Feltrinelli, p. 122.
  412. La locuzione è ancora in uso in alcune città della Campania.
  413. Citato in Alberto Liguoro, Il vecchio teatro, Lettere Italiane n. 38 – giugno 2002, Alfredo Guida Editore, Napoli, p.24
  414. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, II, Guida, Napoli, 1988, p. 95
  415. Citato in Mario Caccavale, Vite doppie, Mondadori, [42]
  416. Citato in Pennino, p. 303.
  417. Citato in Ledgeway, p. 273.
  418. citato in Jordan Lancaster, In the Shadow of Vesuvius, A Cultural History of Naples, I. B. Tauris, Londra, New York, 2005, p. 251
  419. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 298.
  420. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, p. 131.
  421. Maria Giuseppa Errico (Napoli, 1792 – Napoli, 1867).
  422. a b Citato in Tosco, p. 267.
  423. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, 2005, p. 123
  424. Ni' è l'abbreviazione di ninno: bimbo.
  425. In Viviani, III, p. 248.
  426. Traduzione in Viviani, III, p. 248.
  427. Citato in In the Shadow of Vesuvius, p. 250.
  428. Femminile di Don (Dominus, Signore), appellativo onorifico con cui ci si rivolge in modo riguardoso a persone che godono di grande prestigio.
  429. a b Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 274.
  430. Citato in Lo Trovatore, 1866, [43]
  431. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 278.
  432. Citato in Generoso Picone, I napoletani, Laterza, 2005 [44] ISBN 9788858118610
  433. Citato in I pediculi di Gennaro Aspreno Rocco, in G. Giacco, Cultura classica e mondo subalterno ne I pediculi di Gennaro Aspreno Rocco, Atto II, Scena I
  434. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 123.
  435. Cioè ad un peperone rosso e per traslato ad un uomo rozzo e stupido. Cfr. Zazzera, Dizionario napoletano, p. 99. Secondo il De Ritis, invece, chiochiaro deriva da chiochia scarpa grossolana da pastore. Cfr. De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 329.
  436. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 431.
  437. Citato in Del parlar napoletano, p. 13.
  438. Citato in La fidanzata del parrucchiere, Tipografia Comunale, Napoli, p. 11.
  439. Citato in A Napoli mentre bolle la pentola, [45]p. 109.
  440. Pendendo a modello la gallina che non orina mai (idea però del tutto priva di fondamento)).
  441. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 306.
  442. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 247.
  443. La spegazione è in Dizionario napoletano, p. 247.
  444. Citato in Antonio Venci, La Canzone Napolitana, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1955, p. 142.
  445. Citato in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, opera diretta da [Francesco de Bourcard], vol I, Napoli, Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile, Napoli, 1853, p. 319.
  446. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 236.
  447. Marulli e Livigni, p. 16
  448. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 746
  449. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 746.
  450. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 312.
  451. La spiegazione è in Manuale di napoletanità, p. 70.
  452. Pronuncia: ˈPesələ ˈpesələ.
  453. Citato in Giovanni di Giurdignano, Il marinaio, Napoli, 1839, p. 10.
  454. Da G. di Giurdignano, Il marinaio, p. 10.
  455. Citato in Per moda di dire, p. 122.
  456. Citato in Taranto e Guacci, p. 127.
  457. Citato in Volpe, Dizionario napolitano-italiano tascabile, p. 248.
  458. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 265.
  459. In forma corrente: Piglià.
  460. Grosso granchio marino, granciporro. Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 325.
  461. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 325.
  462. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. Semi della tradizione, vol. III, Youcanprint Self-Publishing, Tricase (LE), 2014, p. 264. ISBN 978-88-91174-68-0
  463. Citato in Volpe, ''Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 250.
  464. La definizione è in Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 250.
  465. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 304.
  466. La spiegazione è in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 304.
  467. Citato in TuttoTotò, p. 33.
  468. Definizione in TuttoTotò, p. 33.
  469. Citato in Intorno a Pinocchio, a cura di Aldo Capasso, Armando Editore, Roma, 2008. ISBN 978-88-6081-434-0, p. 47.
  470. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 113.
  471. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 156.
  472. Citato in Piera Ventre, Palazzokimbo, Neri Pozza, Vicenza, 2016, [46] ISBN 978-88-545-1444-7
  473. Citato in Eleonora Olivieri, Il mio anno pazzesco, De Agostini, Milano, 2017. ISBN 978-88-511-4874-4, p. 33
  474. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  475. Citato in Marco Perillo, 101 perché sulla storia di Napoli che non puoi non sapere, Newton Compton Editori, Roma, 2017. ISBN 978-88-227-1478-7, p. 195.
  476. Oppure, talvolta, in una variante di uso limitato, ripresa dalla canzone di Pino Daniele "Che te ne fotte": Quanno good good cchiù nero d'a notte nun po' venì.
  477. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi dalla saggezza del passato, una speranza per il futuro, vol II, Youcanprint, Tricase (LE), 2014 p. 276. ISBN 9788891147530
  478. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 339.
  479. Citato in Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte, Neri Pozza, [47] ISBN 978-88-545-1515-4
  480. Citato in Proverbi. Semi della tradizione, vol. III, p. 213.
  481. Traduzione in Proverbi. Semi della tradizione, p. 213.
  482. Prevete: prete.
  483. Citato in Marulli e Livigni, p. 16.
  484. Da Altamura,Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli, 19561, 19682, citato in Viviani, Teatro, II, p. 45.
  485. La spiegazione è in Teatro, II, p. 45.
  486. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 8.
  487. Dal greco stróbilos
  488. Onomatopea
  489. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, 1873, p. 368.
  490. Interpretazione presente nella voce su Wikipedia.
  491. Per un'ulteriore possibile interpretazione, si veda Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 368.
  492. Citato in Il custode degli arcani, p. 88.
  493. Citato in Totò principe clown, prefazione di Goffredo Fofi, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1997, p. 304. ISBN 88-7188-157-5
  494. Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 352.
  495. Citato in Amato, p. 177.
  496. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 99.
  497. Citato in Viviano, Teatro, IV, p. 234.
  498. A S. Luca sono attribuite celebri icone della Vergine.
  499. Citato in Antonio Buonomo, L'arte della fuga in tempo di guerra, prefazione di Roberto De Simone, Effepi Libri, Monte Porzio Catone (RM), 2010, p. 34. ISBN 978-88-6002-020-8
  500. Citato in AA. VV., Natale con i tuoi, Guida, Napoli, 2004, p. 130 ISBN 88-7188-837-5
  501. Citato in Salvatore Savignano, Un posto sottoterra, Roma, Robin, 2006, p. 179
  502. Citato in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli, 1789, vol. 1, p. 35.
  503. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 318. ISBN 978-88-541-8882-2
  504. Definizione in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 318.
  505. Citato in TuttoTotò, p. 55.
  506. a b Citato in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  507. Definizione in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  508. Citato in No barone fermo e n'auto de rispetto, 46.a commedia di Pasquale Altavilla, Dalla Tipografia DE' Gemelli, Napoli, 1853, p. 68.
  509. Citato in Ri-cre-azione. Progetto di laboratorio teatrale, p.107.
  510. Citato in L'ancunia e Lo martiello, [48]
  511. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 335.
  512. Citato in Sosio Capasso, Canapicoltura e sviluppo dei comuni atellani, Istituto di Studi Atellani, 1994 p. 63.
  513. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 66.
  514. Esclamazione onomatopeica di disprezzo (sputare).
  515. a b Citato in Quaderni del Bobbio n. 2 anno 2010, p.77.
  516. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1867, [49]
  517. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  518. Definizione (più estesa) in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  519. Citato in Dario Fo, La figlia del papa, Chiarelettere, Milano, 2014, [50] ISBN 978-88-6190-595-5
  520. Dal titolo di una farsa di Giovanni D'Antonio detto il Partenopeo, Cfr. I manoscritti palatini di Firenze, p. 591.
  521. Citato in I manoscritti palatini di Firenze, Firenze, dalla Real Biblioteca Palatina, 1860, vol. II, p. 591.
  522. Definizione in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  523. In forma corrente: scummiglià, scoprire (opposto di coprire), mettere a nudo, svelare.
  524. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 368.
  525. Citato in Valentino de Biaso, La Fuorfece, o vero l'ommo pratteco, Napoli, presso Giuseppe Maria Porcelli, 1783, p. 133.
  526. Citato in TuttoTotò, a cura di Ruggero Guarini, note e testi critici di Costanzo Ioni, Gremese Roma, 1999, p. 76. ISBN 88-7742-327-7
  527. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 381.
  528. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 334.
  529. Citato in Ruggiero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, p.77.
  530. Citato in Tonino Scala, Un calcio d'amore, p. 42.
  531. Citato in Vladimiro Bottone, Il giardino degli inglesi, Neri Pozza, p. 186
  532. Citato in Ruggiero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, p.77.
  533. Citato in Gian Paolo Porreca, Una corsa in Canada, Alfredo Guida Editore, Napoli. ISBN 88-7188-027-7, [p. 56]
  534. Citato in Galleria di costumi napolitani, p. 18.
  535. In Viviani, III, p. 214.
  536. Definizione in A. Altamura, Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli; citato in Viviani, III, p. 214.
  537. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 359.
  538. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 360.
  539. Citato in Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Massimiliano Palmese e Massimiliano Virgilio, Quattro mamme scelte a caso, un progetto ideato da Massimiliano Palmese dedicato ad Annibale Ruccello, Caracò Editore, 2011 [51] ISBN 978-88-97567-03-5
  540. 'e, in forma corrente.
  541. Citato in Lo nuovo diavolo zuoppo e Polecenella, Edizioni 1-77, p. 44
  542. O, più semplicemente: Va' te spila 'e recchie a san Pascale! Vai a sturarti le orecchie a San Pasquale!
  543. Presso i monaci di San Pasquale a Chiaia: nei loro laboratori veniva prodotto un olio impiegato per liberare dall'eccesso di cerume il condotto uditivo.
  544. Citato in Anton Soliman, Eutanasia di un politico meridionale, Narcissus.me, [52]
  545. Citato in Sergio Zazzera,Dizionario di napoletano, p. 340.
  546. a b Citato in Apicella, I ritte antiche, p. 351.
  547. La traduzione è in Apicella, I ritte antiche, p. 351.
  548. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  549. In Apicella, I ritte antiche, p. 351.
  550. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 366.
  551. Citato in Salvatore Landolfi, Napoli e i suoi colori, p. 84.
  552. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  553. La spiegazione è in Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  554. Citato in Lu Trovatore, 1866, p. 3
  555. Citato in TuttoTotò, p. 92.
  556. Citato in Giambattista Basile, The Tale of Tales, Penguin Books, New York, p. 17
  557. Citato in Altamura e Giuliani, p. 360.
  558. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 272.
  559. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 26.
  560. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 373.
  561. Citato in Alessandro Siani, Troppo napoletano, [53]
  562. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 408.
  563. Citato in Vincenzio De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico,p. 61.
  564. Fescina: paniere di forma conica per la raccolta di fichi ed uva. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso. Cfr. Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 61, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845.
  565. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 24
  566. Citato in Autori Vari, La giusta parte, a cura di Massimo Gelardi, Caracò, 2012, [54] ISBN 978-88-97567-02-8
  567. Citato in Nicola Vottiero, Lo specchio della cevertà, Nne la Stamparia de Giuseppe Maria Porciello, Napoli, 1789, p. 44.
  568. In forma corrente: Sunà'
  569. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 298.
  570. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  571. Spiegazione in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  572. Citato in Luciano De Crescenzo, Ti porterà fortuna. Guida insolita di Napoli, Mondadori, p. 110.
  573. Citato in Mannaggia Bubbà, p. 138.
  574. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto,, 1863, p. 154.
  575. Citato in Luciano Galassi, Mannaggia Bubbà, interiezioni, imprecazioni e invettive napoletane, Kairos Edizioni, Napoli, 2012, p. 116. ISBN 978-88-98029-03-7
  576. Citato in Lo corzaro, commeddia pe mmuseca da rappresentarese a lo Teatro nuovo ncoppa Toleto St'Autunno de st'Anno 1726, Agnolo Vocola, Napoli, p. 25.
  577. Cfr. , anche per la spiegazione, Mannaggia Bubbà, p. 116.)
  578. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 89.
  579. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 285.
  580. Patano è il cognome di un famoso monatto del XVIII° secolo. Cfr. Andreoli, p. 285.
  581. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 392.
  582. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 392.
  583. Citato in Mario Santanelli, Uscita di emergenza, Beati i senzatetto perché vedranno il cielo, presentazione di Nello Mascia, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1999. ISBN 88-7188-305-5, p.44
  584. Citato in Il licantropo volgarmente detto lupo menaro con Pulcinella bersaglio d'un morto, rivale dell'eco, e spaventato dalle larve nella tomba d'un militare, Napoli, 1840, p. 36.
  585. Citato in Amabile Giusti, La donna perfetta, Mondadori, p. 70
  586. Citato in Ledgeway, p. 539.
  587. Citato in Mauro Montacchiesi, Humanae Historiae, Aletti Editore, p. 280.
  588. Spiegazione in Humanae Historiae, p.280.
  589. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English p. 143.
  590. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 385.
  591. Cfr. Francesco Gizzio, L'Atlante del Cielo, scena IX in L'echo armoniosa delle sfere celesti, parte prima, Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693, p. 159.
  592. Citato in Luigi Cremona, L'Italia dei dolci, Repertori Touring, n.1 anno 2004, Touring Editore, Milano, p. 128.
  593. Storica pasticceria napoletana.
  594. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 26.
  595. Citato in Vladimiro Bottone, Il giardino degli inglesi, Neri Pozza, Vicenza, 2017, [55] ISBN 978-88-545-1510-9
  596. Citato in Rotondo, p. 389.
  597. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 390.
  598. O quanta vote, o quantane | aie lo vacile d'oro, | e nce spute lo sango. O quante e quante volte hai la bacinella d'oro e ci sputi sangue. (Le Muse napolitane, egloga VIII, pp. 334-335)
  599. In Viviani, III, p. 197.
  600. Per Porta Capuana si consulti voce su Wikipedia
  601. Citato in Alessio Strazzullo, I tesori nascosti di Napoli, Newton Compton Editori, Roma, 2011, [56] ISBN 978-88-541-9823-4
  602. Citato in Basilio Puoti, Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18502,p. 446.
  603. Citato in Per moda di dire, p. 19.
  604. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 78.
  605. Citato in Tuttototò, p. 32.
  606. Significato in TuttoTotò, p. 32.
  607. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 113.
  608. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 432.
  609. La spiegazione è in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 432.
  610. In forma corrente: Truvà.
  611. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 168.
  612. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 8.
  613. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 439.
  614. Citato in Salvatore Piscicelli, Vita segreta di Maria Capasso, Edizioni e/o, Roma, 2012, [57] ISBN 9788866321903
  615. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, 1864, p. 439.
  616. Per questo traslato Cfr. Zazzera, Dizionario napoletano, p. 396.
  617. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 407.
  618. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 406.
  619. Citato in Andreoli: Dizionario napoletano-italiano, p. 52.
  620. Citato in Antonio Menna, Tre terroni a zonzo, Sperling & Kupfer, [58]
  621. In forma moderna: n'ata, un'altra.
  622. Citato in Lu Trovatore, Giornale Spassatiempo anno VI, n. 11 , giovedì 26 gennaio 1871, p. 3.
  623. Zennà': far cenni; zennariéllo: Ammiccamento. Cfr. Dizionario napoletano, p. 421.
  624. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 421.
  625. Citato in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 248.
  626. Citato in P.Bello e D.Erwin, Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary/Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, p. 514.
  627. Citato in Lu Trovatore, 1867, [59]
  628. In Dizionario napoletano, Uppele (pron: 'uppələ) è un'esclamazione: Silenzio! Dal latino oppilă Cfr. Dizionario napoletano, p. 401; seconda persona singolare dell'imperativo di oppilare: ostruire.
  629. Citato in Rutigliano, p. 72.
  630. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano: domestico di arti e mestieri, p. 387.
  631. Citato in Lo cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 103.
  632. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 162.
  633. Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal toscano, p. 178.
  634. La spiegazione è in Wikipedia. Cfr. voce su Wikipedia.
  635. Citato in Giambattista Basile, Le Muse napolitane; in Il Pentamerone, vol. II, Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1788, p. 235.
  636. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 380.
  637. In forma corrente: 'a
  638. Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 380.
  639. Citato in Franco Taranto e Carlo Guacci, Vocabolario domestico italiano ad uso dei giovani, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18563, p. 191.
  640. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 397.
  641. Citato in Sergio Esposito, Nei secoli dei secoli, Rogiosi editore, p. 21
  642. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. Frammenti di luce, di sogni e di speranza, vol. VI, Youcanprint, 2017, p. 49.
  643. Citato in ,Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 112.
  644. Citato in Salvatore Di Giacomo, Poesie, a cura di Davide Monda, note al testo di Stefano Scioli, BUR, Milano, [60]
  645. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 60.
  646. Onomatopeico, dal verso della gallina.
  647. Vutà, in forma corrente.
  648. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 465.
  649. O "zandraglia": dal francese "les entrailles": le viscere.
  650. In Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 390.
  651. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 469.
  652. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 470.
  653. Citato in Angelo Sirignano, Calavrice, Ciesse Edizioni, Montegrotto Terme (PD), 2014 [61]
  654. Citato in Rutigliano, p. 246.
  655. Citato in Rutigliano, p. 177.
  656. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 471.
  657. Citato in Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 472.
  658. Cfr. Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, p. 472.

Bibliografia[modifica]

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  • Renato de Falco, La donna nei detti napoletani. Seicento proverbi su donne, mogli, madri, sante, sorelle, suocere e..., Tascabili Economici Newton, Newton Compton editori, Roma, 1994. ISBN 88-7983-643-9
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  • Giambattista Basile, Le Muse napolitane; in Il Pentamerone, vol. II, Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1788, [71]
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  • Lu Trovatore, Giornale-Spassatiempo, 1867, [77]
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  • Claudio Pennino, Mettere 'a bbona parola, Intra Moenia, 2011.
  • P. Bello e D. Erwin, Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary - Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, [80]
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  • Raffaele Viviani, Poesie, a cura di Antonia Lezza, Guida, Napoli, 2010, [84] ISBN 978-88-6042-710-6
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  • Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0119-2
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  • Raffaele Viviani, Teatro, II, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida Editori, Napoli, 1988, [88]
  • Raffaele Viviani, Teatro, III, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida Editori, Napoli, 1988, [89]
  • Raffaele Viviani, Teatro, IV, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida Editori, Napoli, 1989, [90]
  • Raffaele Viviani, Teatro, VI, a cura di Antonia Lezza e Pasquale Scialò, introduzione di Goffredo Fofi, Guida Editori, Napoli, 1994, [91]
  • Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, descritte da Gaetano Amalfi, Libreria internazionale, L. Pedone Lauriel, Palermo, 1890, [92]
  • TuttoTotò, ovvero l'unica raccolta completa di tutte le poesie e canzoni con numerosi inediti e una scelta degli sletch più divertenti, a cura di Ruggero Guarini, note e testi critici di Costanzo Ioni, Gremese Editore, Roma. ISBN 88-7742-327-7, [93]
  • Abele De Blasio, Usi e costumi dei camorristi, prefazione di Cesare Lombroso, illustrazioni di S. De Stefano, Napoli, Luigi Pierro Editore, Napoli, 18972, [94]
  • Franco Taranto e Carlo Guacci, Vocabolario domestico italiano ad uso dei giovani, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18563, [95]
  • Vincenzo De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, vol. I, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845, [96]
  • Raffaele Andreoli, Vocabolario napoletano-italiano, Salvatore Di Fraia Editore, Pozzuoli, 2002.
  • Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869.
  • Vocabolario napolitano-italiano tascabile, compilato sui dizionarii antichi e moderni e preceduto da brevi osservazioni grammaticali appartenenti allo stesso dialetto per Pietro Paolo Volpe, Gabriele Sarracino Librajo-Editore, Napoli, 1869, [97]
  • Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, [98]

Voci correlate[modifica]