Modi di dire napoletani

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Raccolta di modi di dire napoletani.

A[modifica]

  • ['A] Allagosa.[1]
Nella parlesia:[2]: la chitarra.
  • Allummarse dint'a l'acqua.[3]
Accendersi nell'acqua.
Adirarsi molto facilmente.
  • [A] appesa 'e Pererotta.[4]
La salita di Piedigrotta.
L'ernia.
  • A 'bbona 'e Ddio.[5]
Vada come vada.[6]
  • 'A Bella 'Mbriana.[7]
La fata benefica, protettrice della casa che frequenta.
  • A botta 'e stiente.[8]
A furia (colpo) di stenti. Con enorme fatica.
  • 'A capa 'e l'ommo è na sfoglia 'e cepolla.[4]
La testa dell'uomo è (sottile come) una pellicola (brattea) di cipolla.
Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente.
  • 'A carne asotte[9] e 'e maccarune 'a 'coppa.[10]
La carne sotto e i maccheroni sopra.
Le capacità, i meriti non sono né riconosciuti né valorizzati mentre i mediocri e gli incapaci avanzano. Più in generale si dice di cose che vanno o vengono fatte alla rovescia.
  • 'A cera se struja e 'o muorto nun cammina.[11]
La cera si consuma e il funerale (il morto) non avanza.
Si è tutto arenato, ci si perde in troppi indugi, si perde tempo inutilmente.
  • A chi tanto, e a chi niente.[12]
(La vita è ingiusta), ad alcuni dà tanto, ad altri niente.
  • ‘A copp' ‘a copp'.[13]
(Da) sopra (da) sopra.
Superficialmente, approssimativamente. Fa 'na cosa 'a copp' 'a copp': Fare qualcosa senza curarla, completarla in ogni dettaglio, farla approssimativamente.
  • A core a core.[14]
A cuore a cuore.
Teneramente abbracciati.[15]
Nella parlesia:[2]la chitarra.
  • Addò vede e addò ceca.[17]
Dove vede e dove è cieco.
Riferito a persona non imparziale: pronta a vedere, riconoscere qualcosa quando gli fa piacere o comodo; completamente cieco, in caso contrario, anche di fronte all'assoluta evidenza.
  • 'A fessa è gghiuta 'mmano a 'e criature[18]
La vulva è finita nelle mani dei bambini.[19]
Quando si affidano cose a chi non ha capacità per gestirle.
  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.[20]
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.
  • A funa è corta e 'o puzzo è funno.[21]
La fune è corta ed il pozzo è profondo.
Si dice quando due circostanze avverse concomitanti rendono impossibile realizzare qualcosa.
Fare qualcosa alla sanfrasòn (sanfasòn o zanfasòn): farla alla carlona, in modo volutamente sciatto, superficiale, rozzo, con colpevole negligenza, trascuratezza.
  • A mala nuttata e a' figlia femmena![24]
La cattiva nottata e la figlia femmina.
Due fatti, due circostanze negative concomitanti o in immediata successione. Un duplice guaio.
  • A' maronn v'accumpagna.[25]
[Al congedo, si augura a chi parte] Che la Madonna vi accompagni (e vi protegga).
  • 'A na recchia me trase e all'ata me jesce.[26][27]
Da un orecchio mi entra e dall'altro mi esce.
Non faccio alcun conto di quello che dici.
  • A mise 'a lengua into 'o pulito.[28]
Ha messo la lingua nel pulito.
Si dice con ironia, di chi, risalito, arricchitosi, si dà arie da gran signore parlando in un italiano infarcito di errori.
  • 'A mosca dint'o viscuvato.[29]
La mosca nel palazzo vescovile.
Un'inezia in un'enormità, una goccia nel mare. Pare (o è gghiuta) 'a mosca dint' 'o viscuvato. Pare (o è andata) la mosca nel vescovato: una piccola razione di cibo per saziare una fame da lupo.
La musica giapponese.
Sorta di rumoroso frastuono creato per lo più da bande di scugnizzi (la più famosa delle quali proveniva dal quartiere di Barra) con voce, rudimentali strumenti a percussione e a fiato in occasione della Festa di Piedigrotta. Pare 'a musica giappunese: locuzione con cui ci si riferisce ad una riunione di persone chiassosa e molesta o ad una esecuzione musicale disarmonica, raffazzonata, sgradevole.
  • A nu palmo d'o culo mio chi fotte, fotte.[32]
Ad un palmo dal mio didietro, chiunque vuole copuli.
Lontano da me e fintantoché non subisco alcun danno diretto faccia pure ognuno a suo bell'agio quello che più gli aggrada.
  • ['A] Peretta.[1]
Nella parlesia:[2]il mandolino.
  • A pesielle pavammo.[33]
Pagheremo al tempo dei piselli.[34]
Pagheremo quando gli affari andranno bene.[35]
  • A refrische 'e ll'anime d'o priatorio.[36]
A suffragio (refrigerio) delle anime del Purgatorio.
Formula che ricorre nelle preghiere per alleviare le pene delle anime del Purgatorio.[37]
  • 'A signora 'e quatti-quatte.[38]
La signora con quattro quarti di nobiltà,.
Signora blasonata (detto ironicamente).
  • 'A soccia mana sta 'int' 'e Guantare.[4]
La tua stessa mano sta nei Guantai.
Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. L'espressione è riferita a un persona che rinvia a lungo i pagamenti.
A spaccatrottola.
Agire o parlare a casaccio.
  • A stracce e petacce.[41]
A stracci e brandelli.
Riferito con sarcasmo ad azioni il cui pessimo risultato si lascia intuire in anticipo, perché compiute senza la continuità e l'impegno necessari, a morsi e bocconi, in modo molto frammentario.
  • 'A ting-tang.[4]
La bicicletta.
  • 'A trummetta 'a Vicaria.[42]
La trombetta (il banditore, l'araldo) del Tribunale della Vicaria.
Si dice di chi — in guisa di pubblico banditore — è dedito con il più grande zelo ad un'infaticabile e capillare attività di strombazzante divulgazione degli altrui segreti. Si dice anche di chi parla a voce tanto alta da assordare.
Ad occhio di maiale.
Abbondevolmemente, A scialacquo, A josa, Alla grossa, Largamente, Prodigalmente, Senza risparmio.[45]
In abbondanza, copiosamente, prodigalmente.
  • Accuncià quatt'ova int'ô piatto.[47]
Aggiustare quattro uova nel piatto.
Mettere ordine nelle proprie faccende.
  • «Acquajuo', ll'acqua è fresca?» «Manc' 'a neve!»[48]
«Acquaiolo, l'acqua è fresca?» «Neppure la neve (lo è altrettanto)!»
Come chiedere all'oste se il suo vino è buono.
  • Aglie, fravàglie e fattura ca nun quaglie[49].[50]
Aglio, fragaglia, e fattura che non coglie.
Formula contro il malocchio.
  • Agniento de la guàllera.[51]
Unguento per l'ernia.
Farmaco, cosa, provvedimento inefficace.
  • Aiutammo 'a varca![52]
Aiutiamo la barca!
Esortazione a dare un aiuto a provvedere alle necessità della famiglia o per evitare il definitivo fallimento di un affare che ha preso una cattiva piega.
  • Aizammo 'stu cummò! [53]
Solleviamo questo canterano!
Facciamo questa pesante fatica! Facciamoci questa bella sgobbata!
  • All'anema da' palla![54]
Alla faccia della bufala![55]
  • Ammesùrate 'a palla![56]
Misurati la palla!
Non fare niente senza riflettere, valuta prima esattamente la situazione e le tue reali possibilità.
  • Ammiscà 'a lana c'a seta.[57]
Confondere (mischiare) la lana con la seta.
Confondere cose o persone di ineguale e opposto valore, svalutando le migliori e sovrastimando le peggiori.
  • Annuzzà 'ncànna.[58]
Restare bloccato in gola, non poter ingoiare.
Sentire una forte frustrazione per non aver potuto ottenere qualcosa.
All'improvviso.
  • Appennere (Pusà) 'e Fierre a Sant'Aloja.[60]
Appendere (posare) i ferri a Sant'Eligio.[61]
Ritirarsi dall'attività lavorativa per raggiunti limiti di età, oppure, aver esaurito il desiderio sessuale per raggiunti limiti di età.
  • Armammece e gghiate![62]
Armiamoci e andate!
Discosto, lontano sia.
Formula deprecatoria: Non sia mai.
Truffa, frode, raggiro, furto.
  • Articolo quinto «Chi tène 'mmano ha vinto»[65]
Articolo quinto: chi ha in mano (possiede) ha vinto.
Chi possiede, ad esempio denaro, è in notevole vantaggio e detta legge.
  • Assa' fa' 'a Maronna.[25]
Lascia fare alla Madonna
Tutto si è risolto per il meglio.
Caspita! Accidenti!
  • Azzuppàrse 'o ppàne.[67]
Inzuppar(ci)si il pane.
Spassarsela, godersela un mondo; trovare grande gusto nell'attizzare e rinfocolare liti.

B[modifica]

  • Bell'e bbuono.[68]
All'improvviso.
Bene mio e cuore mio.
Fare bene mio e core mio è il modo di agire dell'ipocrita che simulando un forte e disinteressato affetto per una persona e di averne a cuore gli interessi, mira unicamente a perseguire i propri scopi egoistici.
  • Buono sì, ma fesso no.[69]
Sono buono, non però sprovveduto.
Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare.

C[modifica]

  • Cammina jappica jappica.[70]
Cammina piano, passo dopo passo.
Non precipitarti.
  • Càpe 'e pèzze.[71]
Teste di pezze.
Con connotazione spregiativa: le suore.
  • Caporà è muorto l'Alifante.[72]
Caporale, è morto l'elefante.
È finita la pacchia.[73]
Carta canta nel cannello.[75]
La cosa è certa, le prove sono solide ed inconfutabili.
Carta bianca.
Innocente, senza malizia.
  • Caso cuotto cu ll'uoglio.[77]
Formaggio cotto con l'olio.
Due persone assolutamente estranee sia per parentela che per affinità.
  • Cca 'e ppezze e cca 'o ssapone.[78]
Qui gli stracci, gli abiti smessi e qui il sapone.
Patti chiari: qui e subito ti do la merce e qui e subito devi darmi il denaro. Non vendo a credito.
  • Cca nisciuno è fesso.[79]
Qui nessuno è ingenuo.
  • Cchiú nera d' 'a mezanotte nun po' venì![80]
Più nera della mezzanotte non può venire!
Ormai non può andare peggio di così; superato questo momento può solo andare meglio.
Che dieci.
Che cosa grande, grave[82]. Che pezzo di, che gran pezzo di.
  • Chella ca guarda 'nterra.[83]
Quella che guarda a terra.
La vagina.[84]
  • Chi m'a cecato.[85]
Chi mi ha accecato.
Chi me l'ha fatto fare.[86]
Persona del tutto inconsistente. Eccelle incontrastato nella sua unica dote reale: le inesauribili e vacue chiacchiere.
  • ['A] Chiarenza.[1]
Nella parlesia:[2] il vino.
Chiudersi la lingua nel didietro.
Essere costretto a tacere (perché si ha manifestamente torto o si è in una posizione indifendibile, insostenibile).
  • Chillo ca cumbine tutte 'e guaie.[90]
Quello che combina tutti i guai.
Il pene.
  • Chiò chiò parapacchiò, cevezo mio.[91]
Che gran scioccone sei, amico mio.
  • Cicchignacco 'ncopp' â vótta.[92]
«Cicchignacco» sulla botte.
oppure:
Cicchignacco 'int'â buttéglia.[93]
«Cicchignacco» nella bottiglia.
Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio». Locuzione riferita a personaggi di statura non alta e dal portamento goffo.
  • Comme mme suone tu, così t'abballo.[94]
A seconda di come suoni, così io ballo.
Prestazioni e compenso devono essere commisurati.
Proprio sopra.[96].
  • Cricco, Crocco e Manecancino.[97]
(I Signori) Martinetto, Gancio e Mano con l'uncino.
La Banda Bassotti napoletana. Gente, quindi, da cui stare alla larga.
  • Cu' 'o ttè' cu' 'o nnè, cu' 'o piripisso e cu' 'o papariallà!...[98]
Parole puramente onomatopeiche per denotare una persona assai brutta.[99]
  • Cu nna fúna 'ncànna.[100]
Con un cappio (fune) alla gola.
Fare qualcosa cu nna fúna 'ncànna: per costrizione, contro la propria volontà.
  • Cuncià 'ncordovana.[101]
Conciare alla maniera cordovana.
Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. Si riferisce alla cordovana, pelle di capra conciata a Cordova, un tempo molto costosa.
Piano piano, cautamente, garbatamente.
Involto di castagne lesse
L'umidità delle castagne deforma e affloscia il cartoccio che in più si tinge di macchie scure: Una donna priva di grazia e di bellezza.
  • Curnuto e mazziato.[104]
Cornuto e bastonato
Il danno e, in più, anche le beffe.
  • Curto e male 'ncavato.[105]
Basso e cattivo.

D[modifica]

Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente. Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[107]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.
Don Salsiccia.
Uomo che non vale nulla.
  • Durmì c' 'a zizza mmócca.[109]
Dormire con la mammella in bocca (poppando beatamente).
Essere molto ingenui, non rendersi conto di nulla.

E[modifica]

  • È a luongo 'o fatto![110]
Il fatto va per le lunghe![111]
  • È asciuto pazzo 'o patrone.[112]
È impazzito il padrone.
Si dice di chi, specie se avaro, diventa improvvisamente ed esageratamente generoso con tutti.
Nella parlesia: i soldi.[2]
E bravo il fesso!
Si dice a chi pontifica enunciando le più lapalissiane ovvietà o sfoggia con grande vanto abilità alla portata di tutti.
  • È fernuta 'a zezzenella.[114]
È finita (non ha più latte) la (piccola) mammella.
È finito il tempo delle vacche grasse. La pacchia è finita.
  • 'E ffodere cumbattono e 'e sciabbule stanno appese.[115]
I foderi combattono e le sciabole restano appese.
Chi dovrebbe eseguire un compito resta inattivo e chi non ha quest'obbligo è costretto a farsene carico.
  • È gghiuta 'a cart 'e musica 'mmane 'e barbiere.[28]
È andato a finire lo spartito in mano ai barbieri.
Si dice quando accade che qualcosa di importante finisca nelle mani di un incompetente.
  • 'E lente 'e Cavour.[4]
Gli occhiali di Cavour.
Le manette nel gergo della malavita.
  • È ‘na mola fraceta.[116]
È una mola fradicia.
È uno scansafatiche.
  • È na varca scassata.[117]
È una barca rotta.
È un progetto, una realtà disastrosa. Fa acqua da tutte le parti.
  • È stato pigliato cu 'o llardo ncuollo[118]
È stato preso con il lardo addosso.
È stato colto in flagrante con la refurtiva.
Di nascosto, in segreto, clandestinamente, occultamente, alla chetichella.
  • 'E tennose.[1]
Nella parlesia[2]: il seno.
  • È trasuto 'e sicco e s'è avutato 'e chiatto.[120]
È entrato "di secco" (umilmente) e si è girato "di grasso." (con superbia).
È entrato timidamente ed ora vuole spadroneggiare.
  • È venuto 'o Pat'abbate 'e ll'acqua.[120]
È venuto (giù) il Padre Abbate dell'acqua.
Si è rovesciato un terribile acquazzone.
  • Essere bona 'int'all'arma d'a 'a mamma.[121]
Essere formosa, procace fin dalle viscere (dall'anima) della mamma.
  • Èssere cuòrpo 'e veretàte.[122]
Essere corpo di verità.
Essere bugiardi, quindi esternare bugie e tenere in corpo le verità.
  • Èssere gràsso 'e sùvaro.[123]
Essere grasso di sughero.
Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante.
  • Essere 'na capafemmena[121]
Essere una donna superlativamente bella.
  • Essere 'na Die 'e femmena, 'na femmena ' truono, na femmena ca fa fermà 'e rilorge, ecc...[121]
Essere una "Dio di donna" (dalle forme molto vistose), una donna di tuono, una donna che fa fermare gli orologi, ecc...
  • Èssere 'o soccùrzo 'e Pisa.[101]
Essere il soccorso di Pisa.
Essere una persona a cui è stato chiesto aiuto, ma che si presenta come disponibile solo dopo molto tempo dal fatto. Riprende un avvenimento della Repubblica di Pisa.
  • Èssere tenàglia franzèse.[123]
Essere tenaglia francese.
Essere molto avari, prendere e non dare.

F[modifica]

Fare la seppia.
Gettare il malocchio.[125]
  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta.
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[126]
  • Fa acqua a' pippa.[127]
Fa acqua la pipa (manca il tabacco).
Va male, sono al verde.
  • Fa' 'e cose cu e stentine 'mbraccio.[128]
Fare le cose con gli intestini sulle braccia.[129]
Far le cose controvoglia.[130]
  • Fa' e 'nu pilo 'na trave.[131]
Fare di un pelo una trave.
Fare di un piccolo fastidio una tragedia, ingigantire un'inezia.
  • Fa ll'arte de Francalasso[132]; magna, bbeve, e se sta a spasso.[133]
Fa il mestiere di Francalasso: mangia, beve e sta a spasso.
  • Fà magnà 'o limone.[134]
Fare mangiare il limone.
Far rodere dalla rabbia.
  • Fa' 'na cosa 'e juorno.[128]
Fai una cosa "di giorno".
Fai veloce, senza perdere troppo tempo. Sbrigati.
  • Fà nu sizia-sizia.[135]
Lagnarsi, essere petulanti in modo ossessivo.
Fare il pacco.[137]
Imbrogliare, truffare.
  • Fa' 'o protanquanquero.[138]
Fare il millantatore.
  • Fa 'o scemo pe' nun ghi' 'a guerra.[139]
Fa lo scemo per non andare alla guerra.
Fingersi tonto per eludere un compito difficile, rischioso, per evitare complicazioni.
Fare il "zeza."
Fare il cascamorto, lo smanceroso. Comportarsi in modo stucchevole.
  • Fà' / restà' quacquariéllo.[142]
Fà' quacquariéllo: burlare. / Restà' quacquariéllo: essere burlato.
  • Faccia 'ngialluta![143]
Faccia gialla!
San Gennaro. Con questo appellativo confidenziale le "parenti"[144] sollecitano San Gennaro a compiere il miracolo della liquefazione del suo sangue se esso tarda a prodursi.
  • Facesse 'na culata e ascesse 'o sole![145]
Stendessi un bucato e uscisse il sole!
Non me ne va una giusta!
Facciamo confusione.
Poiché maggiore è il disordine, la confusione, il caos, più facile è pescare nel torbido.
  • Faje 'o sorece d' 'o spezziale, allicche 'a fora à vetrina.[21]
Fai il topo del droghiere, lecchi fuori dalla vetrina.
Non ci guadagni un bel niente.
  • Famme fa 'o speziale![147]
Fammi fare lo speziale!
Lasciami fare in santa pace il mio lavoro!
Vacillare, camminare barcollando, come un ubriaco.
  • Fàre comm'o càne 'e l'uortolàno.[150]
Fare come il cane dell'ortolano.
Essere invidioso, come il cane di un povero contadino.
  • Farenello o Farenella.[87]
Farenello è una persona dai modi fastidiosamente manierati, ricercati, leziosi, stucchevoli; bellimbusto, cascamorto con le donne. Detto in differente contesto può significare omosessuale.
  • Fernesce tutto a tarallucce e vino.[151]
Finisce tutto a tarallucci e vino.
Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio.
  • Fessarie 'e cafè.[152]
Sciocchezze, bagattelle di caffè.
Chiacchiere futili mentre si sorseggia un caffè al bar. E tuttavia, poichè a volte capita che le futili chiacchiere degenerino in accese polemiche, si usa dire, per stemperare la tensione: Fessarie 'e cafè!
Figlio di "'ntrocchia."
Sveglio, scaltro.
  • Frijenno magnanno.[155]
Friggendo mangiando.
Cibo da mangiare appena fritto, immediatamente, dalla padella al palato. Più in generale si dice di cose che vanno fatte con estrema rapidità, senza pause, senza intervalli, con assoluta continuità.
  • Frijere 'o pesce cu ll'acqua.[156]
Friggere il pesce con l'acqua.
Fare qualcosa senza disporre dei necessari mezzi, ingegnarsi a farla nel modo più economico, essere in estrema povertà.
Fresco di rete. (Pesce freschissimo, appena pescato.)
Verso con cui si scaccia un gatto.

G[modifica]

  • Gesù, Gesù, Giuseppe Sant'Anna e Maria![159][160]
Espressione di grande meraviglia, sorpresa, sconcerto.
  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![161]

H[modifica]

  • Ha da passa' 'a nuttata.[162]
La notte dovrà pur passare.
  • Haje truvato 'a forma d' 'a scarpa toja.[163]
Hai trovato la forma della tua scarpa.
Hai trovato pane per i tuoi denti.
  • Hanno fatto aummo aummo, Aummaria.[164]
Hanno fatto tutto in gran segreto, di nascosto.
  • Hê mise 'e campanelle 'ncanna â jatta.[165]
Desti sospetti.

I[modifica]

  • I' dico ca chiove, ma no che diluvia.[166]
Io dico che piove, ma non che diluvia.
Siamo sì in una situazione molto difficile, ma non irreparabile.
  • Iette pe' se fa' 'a croce e se cecaje n'uocchio.[167]
Andò per farsi la croce e si accecò un occhio.
Una persona incredibilmente sfortunata, un progetto fallito dal principio.
  • Iì a fa' 'o battesimo senz' 'a criatura.[168]
Andare a fare (celebrare) il battesimo senza il bambino.
Imbarcarsi in un'impresa senza avere le idee chiare.
  • Io me faccio 'a Croce c''a mano 'a smerza.[169]
Mi faccio il segno della croce al contrario (con la mano sinistra).
Io non ci posso credere.[170]
  • ['O] Illurto.[1]
Nella parlesia:[2]Il pane.
  • Ire [Jì] o Riuscì a brenna (vrenna).[171]
Andare o riuscire, risultare in crusca.
Avere esito vano ed infelice, andare al nulla, essere perduto.[172]

J[modifica]

Andiamo a vedere.
Decidiamo, vediamo cosa dobbiamo fare.[174]
Molte sfumature di significato modulate dal tono di voce. Fra le possibili: Su, su!, Sbrighiamoci!, Che esagerazione!, Che bugia!, l'hai sparata proprio grossa!
Non farti (fatevi) troppe illusioni.
In passato mangiare carne costituiva un lusso che ci si poteva concedere assai di rado.
  • Jí mparaviso pe scagno.[179]
Andare in Paradiso per errore.
Avere una fortuna assolutamente imprevedibile.
  • Jì truvann' a Cristo a dint' e lupini.[180]
Cercare Cristo nei lupini.
Essere eccessivamente pignolo; cercare pretesti, sottilizzare, cavillare, cercare il pelo nell'uovo.

L[modifica]

  • L'acqua è poca e 'a papera nun galleggia.[181]
Le cose vanno irrimediabilmente male. Mancano le condizioni per realizzare un progetto.
  • L'acqua nfraceta li bastimiente a mare.[182]
L'acqua infradicia le navi a mare.
L'acqua – con questo paradossale argomento il bevitore di vino la rifiuta – fa male, procurandosi così una giustificazione per abbandonarsi a bevute omeriche.
  • L'urdemo lampione 'e forerotta.[183]
L'ultimo lampione di Fuorigrotta.
Ultimo dei lampioni a gas di Fuorigrotta e contrassegnato con il numero 6666 (quattro volte scemo nella smorfia napoletana), passò in proverbio a significare: persona di scarso o nessun valore, senza importanza, che non conta pressoché nulla.
  • Ll'opera d'e pupe.[184]
Il teatro delle marionette.
"Fa' ll'opera d'e pupe": scatenare un putiferio.[185]
  • La carne se venne a la chianca.[186]
La carne si vende in macelleria.
Non puoi sfruttarmi come uno schiavo. Sono un uomo, non carne che si vende a peso.
Togli (le) mani.
Lascia perdere.
Lima sorda (che non fa rumore).
Chi offende di nascosto.
Un violento rimprovero.[191]
Il succo del tombagno.
Il vino

M[modifica]

Maccherone.
Babbeo, sciocco, credulone.
  • Maccaròne, sàutame 'ncànna.[195]
Maccarone, saltami in gola.
Descrizione di un accidioso.
  • Madama senza naso.[4]
La Morte.
  • ['O] male e' dindò.[196]
Un male immaginario.
Madonna del Carmine!
Espressione di meraviglia, stupore: Incredibile!, Straordinario!
La corruzione eretta a sistema. Es.: Addó vai vai è tutto 'nu mangia mangia, dovunque vai è tutto un mangia mangia: non c'è scampo, è la corruzione diffusa, endemica, inveterata, inestirpabile.
  • Mannà ô paese 'e Pulecenella.[179]
Mandare al paese di Pulcinella.
Mandare qualcuno all'inferno.
  • Mannaggia 'a Marina.[200]
Mannaggia la Marina![201]
Con l'imprecazione si esprime solitamente il disappunto, la frustrazione, l'amarezza per una sconfitta imprevedibile o per il verificarsi di una circostanza avversa inattesa e non dipendente dalla propria volontà.
  • Mannaggia bubbà.[202] oppure: Mannaggia a Bubbà![203]
Mannaggia Bubbà![204]
  • Mantiene 'o carro p' 'a scesa.[205]
Trattieni il carro lungo la discesa.
Non farti travolgere dalle difficoltà e non lasciare che le cose precipitino. Affronta le difficoltà con cautela e diplomazia.
oppure:
Metti un freno alle tue spese.
  • Mariantò, 'o terramoto! ...Mo ...Mo ... scenno.[206]
Mariantonia, il terremoto! ...Ora ...Ora ...scendo.
Canzonatura del tipo flemmatico e sempre assonnato che non si lascerebbe scuotere neppure da un terremoto.
Mastro Giorgio.[208]
L'infermiere del manicomio; il castigamatti; persona affaccendata; un capo autoritario che riporti ordine.
Pesci di piccole dimensioni e di poco pregio.
Cose o persone di infimo valore; gentaglia.
  • Me faje l'ammico e me mpriene la Vajassa.[210]
Ti comporti come un amico e mi metti incinta la serva.
Da te non me lo sarei mai aspettato.
  • Me pare Donna Marianna, 'a cape 'e Napule.[211]
Mi sembra Donna Marianna, la testa di Napoli.
Con questa espressione si mette in caricatura chi ha una testa grossa e informe.
  • Me pare mille anne.[212]
Mi sembrano (pare) mille anni!
Non vedo l'ora.
  • Me staje abbuffanno 'a guallera.[213]
Mi stai gonfiando l'ernia, il sacco scrotale.
Abbuffà 'a guallera: annoiare a morte.
  • Meglio sulo, ca male accumpagnato.[214]
Meglio solo che mal accompagnato.
  • Mettere ‘a capa ‘a fa bene.[215]
Mettere la testa a fare bene.
Applicarsi, impegnarsi finalmente in cose serie, costruttive.
  • Mettere l'assisa a le ccetrole.[216]
Imporre la tassa sui cetrioli.
Antico modo di dire: Arrogarsi un diritto che non spetta.[217]
  • Mettere 'o ppepe 'nculo 'a zoccola.[218]
Mettere il pepe nel deretano della pantegana.
Istigare.
Mezza botta.
Una persona di scarso valore.
  • Mimì, Cocò e Carmene 'o pazzo stevano 'e casa into 'o stesso palazzo.[220]
Mimì, Cocò e Carmine il pazzo abitavano nello stesso palazzo.
Tre inseparabili messeri poco raccomandabili.
Verso con cui si chiamano i gatti.
Mescolanza disordinata di cose, insieme di cose riunite senza criterio, confusione.
Or ora, proprio ora; subito. Ma: mo, mo: piano, aspetta un attimo, un momento.
  • Mo mo me l'aggio lavata; 'a tengo riccia riccia comm' 'a 'na 'ncappucciata!...[225]
Proprio ora me la sono lavata; ce l'ho riccia riccia come un'insalata incappucciata!...
Adescamento piccante in chiave gastronomica di una ...venditrice.
Ora ci vuole.
Giustamente, già, per l'appunto, proprio così.
Tutto, Tutti o Tutte insieme, senza distinzione.
  • Mpechèra o Ntapechèra[228]
[Donna] intrigante, che imbroglia ed avviluppa.[229] Truffatrice, fattucchiera.

 

  • Muorto 'o criaturo nu' simmo chiù cumpare.[62]
Morto il bambino (il figlioccio) (l'interesse che ci univa) non siamo più compari.
Si dice per esprimere il proprio rammarico quando si constata un improvviso mutare di atteggiamento o se una relazione - in passato buona - all'improvviso ed incomprensibilmente si raffredda.

N[modifica]

  • 'N'aggie scaurate chiaveche, ma tu si' 'o nummere uno![230]
Ne ho lessate fogne, ma tu sei il numero uno!
Ne ho conosciuti e piegati tanti di mascalzoni, ma tu sei un farabutto come nessun altro!
  • N'anno fatto tacche e chiuove.[231]
Ne hanno fatto tacchi e chiodi.
Fà 'na cosa tacche e chiuove, ridurre una cosa tacchi e chiodi, usarla fino all'estremo logoramento.
  • 'N'uocchio cecato e l'aità toja!.[232]
Un occhio cieco e l'età tua.
Sarei disposto a perdere un occhio pur di avere la tua giovane età.
  • Na galletta 'e Castiellammare.[233]
Una galletta di Castellammare.[234]
Il fuoriclasse degli avari: spietato anche verso sé stesso, è del tutto inutile sperarne il sia pur minimo gesto di generosità.
Non diversamente dal chiachiello e dal fareniello è un uomo tutto gradevoli apparenze, inconsistente e inconcludente nell'essenza.
Ci sta bene, si abbina bene.
  • 'Nc'è ròbba a piètto 'e cavàllo.[101]
C'è roba (fino) al petto del cavallo.
Detto di qualcosa molto ricco e sovrabbondante, come il torrente in piena che arriva sino al petto del cavallo che lo guada.
Calcare (con) la mano.
Aumentare, accentuare, insistere.
Ci vuole un cuore.
Ci vuole del cuore, del coraggio, della bella faccia tosta.[240]
  • Ncopp'a ccuotto, acqua volluta.[241]
Sopra al cotto (scottato[242]) acqua bollita.
Disgrazia sopra disgrazia.[243]
L'incontrastata, la sopraffina, la consumata, l'infaticabile, l'indefettibile, l'inveterata protagonista e animatrice dell'inciucio.
Pettegolezzo a voce bassa, parlottio, chiacchiericcio segreto, confabulazione, mormorazione.
Adoperare un oggetto nuovo per la prima volta.
  • 'Nu chiappo 'e 'mpiso.[247]
Un cappio di impiccato.
Un pendaglio da forca.
  • 'Nu scoglio ca nun fa patelle.[248]
Uno scoglio che non produce patelle.[249]
Un uomo avarissimo.
  • Nun da' audienzia.[250]
Non dare ascolto, non ne vale proprio la pena.
  • Nun haje visto 'o serpe, e chiamme San Paulo.[251]
Non hai visto il serpente e invochi San Paolo.
Ti spaventi anzi tempo, senza un reale motivo.
  • Nun è doce 'e sale.[252]
Non è dolce di sale.
È tutt'altro che mite e accomodante. È un uomo duro, di approccio molto difficile.
  • Nun fa' asci' 'o ggrasso a for' 'o pignato.[253]
Non fare uscire il grasso fuori dalla pentola.[254]
Il denaro deve essere destinato alle necessità della famiglia, non va disperso per gli estranei.
  • Nun leggere 'o libro ' quaranta foglie.[255]
Non leggere il libro di quaranta pagine.
Non giocare a carte.[256]
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[126]
  • Nun sfruculià 'a mazzarella 'e San Giuseppe.[257]
Non "sfottere" il bastone di San Giuseppe[258].
Non disturbare chi sta tranquillo per i fatti suoi.[259]
oppure
Non accaniti con qualcuno che è già indifeso e sul quale la sorte ha già infierito.[260]
  • Nun tene né cielo 'a vede' né terra 'a cammena'.[261]
Non ha né cielo da vedere né terra su cui cammminare.
È povero in canna.
Rimbambito, stordito, confuso.
Corruzione di: In omnia saecula saeculorum. All'altro mondo; per le lunghe.
Il lamentarsi e piagnucolare continuo, a volte immotivato, dei bambini.
Nell'uso corrente: capriccio, sfizio, voglia che assale improvvisa ed irresistibile.
Inzolfare. Insufflare.
Istigare, aizzare.

O[modifica]

La possibilità, l'opportunità. Tené o dà a quaccheduno 'o canzo: Avere o dare a qualcuno la possibilità, l'opportunità. Damme 'o canzo! Dammi la possibilità, l'opportunità, dammi modo! (di fare qualcosa).
  • 'O cappotto 'e lignamme.[4]
Il cappotto di legno.
La bara.
  • 'O Conte Mmerda 'a Puceriale.[267]
Il così sunnominato Conte di Poggioreale è chiunque si dia vanto e vada propalando di discendere da una nobile stirpe mai esistita.
  • 'O guappo 'e cartone.[268]
Il guappo di cartone.
Una tigre di carta.
  • 'O munaciello.[7]
Sorta di folletto benefico dotato di ampi poteri magici, protettore della casa che lo ha accolto con i dovuti riguardi. Nel caso opposto, presa in antipatia la famiglia irriguardosa, manifesta una seconda natura malefica e si vendica creando ogni specie di guai.
  • 'O pate d''e criature.[90]
Il padre dei bambini.
Il pene.
Il padre-padre.
Una grande quantità. Ad esempio: 'O pato-pato 'e ll'acqua: una pioggia diluviale.
  • 'O gallo 'ncoppa 'a munnezza.[270]
Il gallo su un mucchio di (sulla) spazzatura.
Fa 'o gallo 'ncoppa 'a munnezza, canta a voce spiegata dall'alto di un mucchio di spazzatura chi si gloria di successi ottenuti primeggiando su persone incapaci; più in generale chi si gloria senza averne motivo.
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[271]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[20]
  • 'O schiattamuorto.[272]
Il becchino.
  • 'O tale e quale.[4]
Il tale e quale.
Lo specchio.
  • O Totaro int'a chitarra.[273]
Il totano nella chitarra
L'unirsi di un uomo e una donna.
  • 'O tram a muro.[4]
Il tram a muro.
L'ascensore.
  • 'O tre Galibbarde.[274]
Il tre Garibaldi.
Piatto di vermicelli conditi con pomodoro e pecorino che si acquistava dal «maccaronaro» al costo di tre soldi coniati con l'effigie di Garibaldi.
  • 'O vellùto è deventàto ràso.[275]
Il velluto è diventato raso.
Detto di chi ha la sifilide, per la perdita di capelli e barba.
Il Signor nessuno, ovvero una perfetta nullità.
Ragazzo mio.[279]
oppure
Ehi, tu (rivolgendosi ad un uomo).
  • Onna Pereta fore o balcone.[280]
Donna[281] Peto sul balcone (fuori al balcone).
Locuzione che descrive una donna sciatta, volgare, sguaita, sfacciata che per di più non fa mistero alcuno delle sue poco invidiabili doti, ostentandole anzi apertamente.

P[modifica]

  • ['E] palummelle nnante all'uocchie.[282]
Le farfalline davanti agli occhi.
Vedere 'e palummelle nnante all'uochie: percepire nel campo visivo punti luminosi a scintillio intermittente. In medicina è uno dei sintomi dello scotoma.
Pari e pace
Siamo a posto, siamo pari. Più nulla da dare o da avere.
  • Pare ca s' 'o zùcano 'e scarrafune.[4]
Sembra che se lo succhino (di notte) gli scarafaggi.
È deperito, debilitato.
  • Parla' a schiovere.[284]
Parlare a spiovere.
Parlare dicendo cose insensate, sconnesse, tanto per parlare; parlare a vanvera.
  • Parla comme t'ha fatto mammeta![285]
Parla come ti ha fatto tua mamma!
Parla semplice, schietto, con naturalezza.
Parlare masticato.
Parlare trattenendosi – per paura, calcolo, superficialità – dal dire tutto, parlare in modo reticente, passando sotto silenzio cose importanti.
  • Parla quanno piscia 'a gallina.[287]
Parla quando orina la gallina[288].
Ordine di tacere impartito perentoriamente a persona presuntuosa, arrogante, saccente.
  • Parla' sciò-sciommo.[289]
Parlare sciò-sciommo.
Parlare con accento straniero, con grande raffinatezza.
  • Pascàle passaguàje.[290]
Pasquale Passaguai.
Individuo scalognato.[291]
  • Passà chello d' 'e cane.[292]
Passare quello dei cani.
Sopportare sofferenze, guai incredibili, inenarrabili.
  • Passasse l'angelo e dicesse ammenne.[293]
Passasse l'angelo e dicesse amen.
Si pronuncia questa formula quando ci si augura che un desiderio si realizzi.
La pepitola è na malattia che ttene la gallina sott'a lengua pe bia de la quale fa sempe co co cò, co co cò.[295]: La pipita è la malattia che ha la gallina sotto la lingua per via della quale fa sempre co co cò, co co cò.
Quindi tené 'a pepitola, avere la pipita significa chiacchierare incessantemente, essere eccessivamente ciarlieri.
  • Perdere Filippo e 'o panaro.[296]
Perdere Filippo e il paniere.
Perdere tutto in una volta sola.
  • Pescetiello 'e cannuccia.[87]
Pesciolino di cannuccia.
Un credulone ingenuo che abbocca facilmente.[297]
  • Petrusino ogne menesta.[298]
Prezzemolo (in) ogni minestra.
L'onnipresente , l'intrigante, l'invadente, il pettegolo.
Alla lettera: Prendere (prendersi) la scimmia.
Arrabbiarsi.
  • Piglià n'asso pe fiura.[299]
Scambiare un asso per una figura
Prendere una svista.
  • Piglià na quaglia.[300]
Prendere una quaglia.
Calpestare, inciampare in una deiezione.
  • Piglià 'o cazz' p' 'a lanterna d' 'o muolo.[260]
Scambiare il pene per il faro del molo.
Prendere un abbaglio, una svista incredibile.
  • Pigliarse 'o dito cu tutt"a mano.[301]
Prendersi il dito e (con) tutta la mano.
Prendersi, abusando dell'altrui generosità o fiducia, più di quanto sia stato concesso.
Piglia e porta
Pettegolo, indiscreto.
  • Pittà co lo sciato.[302]
Dipingere col fiato.
Pingere con squisita morbidezza e diligenza.[303]
  • ['O] Pizzicanterra.[1]
Nella parlesia:[2] il pollo.
  • ['Nu] povero maronna.[304]
Un poveraccio.[305]
  • Prommette certo e vene meno sicuro.[306]
Promette certo e viene meno sicuro.
Fa promesse da marinaio.
  • Pullicenella spaventato da 'e maruzze.[307]
Pulcinella spaventato dalle "corna" delle chiocciole.
Si dice di chi si spaventa senza motivo.
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[308]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.

Q[modifica]

Quanno nun site scarpare, pecché rumpite 'o cacchio a 'e semmenzelle?[309]

Visto che non siete calzolaio, perché rompete le scatole ai chiodini?
Se non sai fare una cosa, se non sei esperto, fatti da parte e non creare problemi.

R[modifica]

  • Rafanié, fatte accattà' 'a chi nun te sape.[310]
Ravanello (stupido), fatti comprare da chi non ti conosce.
Provaci con chi ancora non ti conosce, con me affari non ne fai più.
  • Requie e schiatta in pace.[311]
Corruzione del latino: Requiescat in pace, Riposi in pace (formula di preghiera per i defunti).
  • Rummané a' prevetina o comme a don Paulino.[312]
Restare alla "prevetina" come don Paolino.[313]
Don Paolino era un sacerdote di Nola divenuto proverbiale per la sua estrema povertà, così grande da non consentirgli l'acquisto di ceri per celebrare le sue funzioni. In sostituzione dei ceri Don Paolino adoperava carboni incandescenti. Restare alla "prevetina[314]" significa quindi essere privi di mezzi, indigenti.
Rotto per rotto.
Oramai..., accada quel che accada.[316]

S[modifica]

  • S'accatta lo male comm'a li miedici.[317]
Compra il male come i medici.
Va in cerca del male, come fanno i medici.
  • S'è aunita 'a funa corta e 'o strummolo a tiriteppete.[21]
oppure
  • S'è aunito lo strummolo[318] a tiritèppete[319], e la funicella corta.[320]
Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella (per imprimere la rotazione) corta.
Una combinazione inestricabile e irreparabile di cose che non funzionano.[321][322]
  • S'è 'mbrugliata a matassa.[187]
Si è ingarbugliata la matassa.
La situazione si è fortemente complicata, si è fatta intricata, si è in serie difficoltà.
  • S'è scumbinata 'a grammatica.[323]
Si è disordinata, stravolta la grammatica.
Tutto è in disordine, nulla va come dovrebbe. Non ci si raccapezza più, il corso ordinario e logico delle cose è sovvertito, stravolto.
  • Salutame a soreta.[324]
Salutami tua sorella.
L'espressione può essere impiegata, senza voler offendere, per troncare con rude cordialità un argomento; oppure — in maniera non riguardosa — per insinuare che con la sorella dell'interlocutore si è in estrema, intima confidenza e che se ne sono già apprezzate le qualità molto a fondo...
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.[325]
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![126]
Santo guappone!
San Gennaro. Appellativo confidenziale con cui le "parenti"[144] invocano San Gennaro.
San Mangione
Il santo protettore dei corrotti.
Uomo goffo, rozzo, corpulento, maldestro, di scarsa intelligenza, furbastro, credulone.
  • ['O] Schiancianese.[1]
Nella parlesia:[2]L'avaro.
Albeggiare, farsi giorno.
  • Schiattà' ‘ncuórpo.[329]
Schiattare in corpo.
Arrovellarsi, rodersi dalla rabbia. [330]
  • Sciacquà 'na mola.[331]
Sciacquare una mola.
Affrontare un impegno difficile.[332]
Donna corpulenta e simpatica.
  • Sciore de rosa,
    Avimmo fatto sciacque e bive Agnese , E p'avè che? N'Italia pedocchiosa.
    [334]
Fiore di rosa,
abbiamo fatto sciacqua e bevi Agnese (abbiamo tutto prodigato, tutto sperperato), e per avere che? Un'Italia pidocchiosa!
  • Sciù! p' 'a faccia toia.[335]
Sciù![336] per la faccia tua.
Col nome raddoppiato di questo dolce si chiama con tenerezza la propria fidanzata.
Superficialmente, senza impegno.[339]
Seduttore irresistibile dalle numerose e facili conquiste.
La scuola da farsa.
La scuola in cui regna la più perfetta armonia tra insegnanti incapaci e allievi svogliati, nella quale regnano chiasso e caos e prospera la più totale ignoranza. Più in generale qualsiasi situazione in cui regnino incontrastati il caos, l'inettitudine, la negligenza, l'indisciplina, il disinteresse.
Schiumare di sangue.
Battersi fino al sangue.[343]
Annottare, farsi notte.
  • Se n'adda accattà tutte mmericine![345]
Li deve spendere tutti in medicine!(Se ne deve comprare tutte medicine.)
Lo si augura a chi si è impossessato di denaro o di un qualsiasi bene raggirandoci.
  • Se ricorda 'o chiuppo a Forcella.[70]
Risale ai tempi del pioppo a Forcella.
Persona o cosa che risale a tempi antichissimi.
  • ['O] Serviziale e ['o] pignatiello.[346]
Il clistere e il pentolino (con l'acqua tiepida).
Due persone inseparabili, indispensabili l'una all'altra.
Prender gusto a fare o dire qualcosa; divertirsi con qualcuno.[348]}}
  • Sì cchiù fetente e 'na recchia 'e cunfessore.[349]
Sei più fetente di un orecchio del confessore.
Fai più azioni malvagie di quante ne possa ascoltare un confessore.
  • Si' ghiuto a Roma e nun haje visto 'o Papa.[350]
Sei andato a Roma e non hai visto il Papa.
Ma come? Hai fatto tanta strada per raggiungere un luogo così lontano e non hai fatto la cosa più importante che dovevi fare?
Sei sudicio, lurido, repellente, rivoltante, ma lo sei anche e soprattutto come persona, sul piano morale.
Sei un tesoro (il babà è un tipico dolce napoletano).
  • Si vene 'a morte manco 'o trova.[352]
Nemmeno se viene la morte lo trova.
Si dice di chi è sempre introvabile, irreperibile.
  • Sicarrètte cu ‘o sfizio.[353]
Sigarette con lo sfizio.
Sigarette di contrabbando esposte nel seno o nelle calze della venditrice e prelevate, in modalità self-service, dal cliente stesso.
  • Signò', nu' peggio! decette 'a capa 'e morte.[354]
Non peggio di così, Signore, disse il teschio.
Si dice quando si viene colpiti da una disgrazia.
  • So' asciute 'e statue 'e San Gennaro.[355]
Sono uscite le statue di San Gennaro.
Incredibile! Sono uscite per passeggiare persone che si vedono molto raramente.
  • Sparà a brenna (vrenna).[356]
Sparare a crusca.
Avere esito vano ed infelice, andare al nulla, essere perduto.[357]
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[126]
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[126]
Stare alleluia!
Essere completamente ubriachi, con grande gioia e allegria, come se si dispiegasse un canto di esultanza a Dio.
  • Stà c' 'o còre int' ô zzùccaro.[359]
Stare col cuore nello zucchero.
Essere al colmo della felicità, essere al settimo cielo.
  • Stà naso e vocca.[360]
Stare naso e bocca.
Essere molto vicino.
  • Stà niètto comm'a vacìle 'e varvièro.[101]
Essere pulito come il bacile del barbiere.
Dare l'impressione di essere ricchi, ma in realtà non avere il becco di un quattrino. Si riferisce ad una bacinella che usavano i barbieri.
  • Stà provvìsto comm'a lèpore 'e còda.[275]
Star provvisto come la lepre (è provvista) di coda.
Avere pochi peli a livello di barba.
  • Steveme scarze a chiaveche![361]
Eravamo a corto (scarsi) di mascalzoni (fogne)!
(Detto con ironia a persona che - non gradita, non aspettata - sopraggiunge) Benvenuto, ci mancavi solo tu!
  • Streppone 'e ffescena.[362]
Sterpo di fescina.[363]
Uomo dal carattere molto debole.
Prendere in giro, ingannare, buggerare.
Sudare inchiostro
Spremersi le meningi, stillarsi il cervello, sottoporsi ad un faticoso lavoro mentale.
Storto o morto.
Bene o male; lo si voglia o meno.
  • Surco commoglia surco.[367]
Solco copre solco.
Un debito grosso più grande ne copre uno vecchio.[368]

T[modifica]

  • ['O] Tagliere.[1]
Nella parlesia:[2]il violino.
  • Te pare sempe che 'o culo t'arrobba 'a cammisa.[369]
Ti sembra sempre che il sedere ti rubi la camicia.
Sei veramente gretto, micragnoso, sordidamente avaro.
  • Te tengo appiso all'urdemo buttone d' 'a vrachetta.[370]
Ti tengo appeso all'ultimo bottone della patta.
Per me sei l'ultima persona al mondo.[371]
  • Te veco, e te chiagno.[372]
Ti vedo e ti piango.
Sento compassione per te, temo per quel che sarà di te.
  • Tene' 'a capa sulo pe' spàrtere 'e recchie.[4]
Avere la testa solo per separare le orecchie.
Non avere cervello, essere completamente stupidi.
  • Tene' 'a neva 'int' 'a sacca.[4]
Avere la neve in tasca.
Avere fretta.
  • Tene 'a parola superchia.[373]
Ha la parola soverchia, superflua.
Si dice di chi parla senza misura, logorroicamente, di chi in modo saccente vuole a tutti i costi con argomenti futili, inconsistenti dire un'ultima parola – una parola superflua perché insulsa – in ogni discussione.
  • Tene 'a saraca 'int' 'a sacca.[374]
Ha l'aringa in tasca.
Nasconde qualcosa, non la dice tutta.[375] Tené 'a saraca 'int' 'a sacca, avere l'aringa in tasca: Essere irrequieti, aver fretta, manifestare inquietudine, impazienza come se si avesse in tasca una maleodorante aringa di cui ci si debba disfare al più presto; in realtà perché si nasconde un incofessabile segreto.
  • Tené 'a zeppola mmocca.[376]
Avere la zeppola in bocca.
Balbettare.
  • Tene' 'e làppese a quadriglié.[377]
Avere molti assilli, preoccupazioni; essere sovrappensiero; avere un diavolo per capello.
  • Tené 'e pànne a chi và a natàre.[195]
Custodire gli abiti di chi va a nuotare.
Essere accidiosi e non sforzarsi neppure di aiutare un amico in difficoltà. Antico detto già attestato nel XVII secolo.[378]
  • 'Tène folla Pintauro![379]
C'è folla da Pintauro[380] !
Si dice — talvolta con ironia — di persona con molti corteggiatori o di negozi o studi con molta clientela.
Essere perennemente irrequieti, inquieti. Essere sempre in movimento, non riuscire a star fermi.
  • Tene 'o mariuolo 'ncuorpo.[382]
Ha il ladro in corpo.
Tené 'o mariuolo 'ncuorpo: nascondere un segreto inconfessabile.
  • Tène 'o mmale 'e ndindò: a isso lle vène e a me no.[383]
Ha il male di dindò: a lui gli viene e a me no.
Il male – perfettamente immaginario e strategico – di dindò è il male da cui è colto indefettibilmente lo scansafatiche quando si concretizza il pericolo di dover lavorare o di doversi sobbarcare una lavoro non gradito.
  • Tene' 'o vacile d'oro pe' ce jettà 'o sanghe rinto.[384]
Avere la bacinella d'oro per buttarci dentro il sangue.[385]
Essere ricchi ma completamente infelici.
Tieni in mano.
Aspetta.
Hai una fortuna incredibile.
  • Tieneme ca te tengo.[389]
Tienimi che ti tengo.
Dicesi Stare una cosa tieneme ca te tengo di cosa che tentenni, barcolli, stia male in piedi o accenni di cadere.
oppure
Abbiamo bisogno l'uno dell'altra.
Simul stabunt vel simul cadent. (Proverbi latini)
  • Tiracazune o Tirante.[390]
Tirapantaloni o tiranti: bretelle.
Serio serio, senza scomporsi.[392]
  • Trica e venga buono.[393]
Ritardi e venga bene.
Non importa quanto tempo ci vuole, purché il risultato sia buono.
  • Truvà 'a pèzza a cculóre.[394]
Trovare la pezza (toppa) a colori.
Trovare la scusa adatta.[395]Mascherare abilmente, escogitare ingegnosamente un rimedio ad un errore o ad una situazione incresciosa, insostenibile.
Toc toc.
  • Tu tiene 'a capa fresca.[397]
Hai la testa fresca. Non hai proprio nulla a cui pensare, di cui preoccuparti.
Tené 'a capa fresca: essere spensierati, essere sollevati da ogni preoccupazione sia materiale per possesso di ricchezza, sia spirituale per innata disposizione d'animo. Per cui al fortunato possessore di simile "capa" si può ben dire a mo' di ironico complimento: Biato a tte ca tiene 'a capa fresca, i' tengo 'e lappese a quadriglié ca m'abballano pe' ccapa.: Beato te che non hai nulla di cui preoccuparti, io sono angustiato e tormentato da mille preoccupazioni che si agitano nella testa.
Bussare, picchiare; in senso figurato: coire[399].
  • Tu vi' quanno è bello Parigge![400]
Vedi quanto è bella Parigi!
Ma guarda un po' cosa doveva capitarmi!
  • Tutto a Giesù e niente a Maria.[401]
Tutto a Gesù e niente a Maria.
Si dice di una divisione ingiusta.

U[modifica]

Esclamazione di grande stupore: Addirittura!, Nientedimeno!
  • Una pe bevere e n' autra[403] pe sciacquà.[404]
[Darne] Una per bere e un'altra per sciacquare.
Rimproverare veementemente, aspramente un pallone gonfiato, dicendogli il fatto suo senza moderarsi in parole e argomenti.
Occhiolino.
  • Uócchie chine e mmàne vacante.[408]
Occhi pieni e mani vuote.
Riempirsi gli occhi, ammirare, desiderare e restare a mani vuote.
Occhi secchi.
La jettatura.
  • Uocchio de vasalisco.[44]
Occhio di basilisco.
La jettatura.
Zitto e mosca!
Letteralmente: «Silenzio e topo in bocca.»
Usse prendi!
Voce d'incitamento ai cani perché mordano o prendano la preda.

V[modifica]

Popolana, domestica.
Anche usato (sempre in ambito locale), come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, "sbraitante e rissaiola".[414]
  • Vantate sacco mio si non te scoso.[415]
Vantati sacco mio se non ti scucio.
Vantati fanfarone mio finché non ti sgonfio.
  • Vino a doje recchie.[416]
Vino a due orecchie.
Vino annacquato.
  • Vino a una recchia.[416]
Vino a un orecchio.
Vino generoso.
  • Volèrese caccià dùje uòcchie pe ne cacciàre uno ô compàgno.[150]
Volersi cavar due occhi per cavarne uno al compagno.
Essere invidiosi e quindi autodanneggiarsi.
  • Vota 'e pisce ca s'abbruciano.[417]
Gira i pesci che si bruciano.
Cambia discorso, stai parlando di cose molto delicato, tocchi un tasto molto rischioso.
Spingi spingi.
Confusione, parapiglia.
  • Vulè 'o cocco munnàto e buono.[419]
Volere l'uovo[420] già ripulito dal guscio (mondato) e pronto da mangiare.
Volere qualcosa comodamente, senza darsi la minima pena di affrontare difficoltà o di fare sforzi.

Z[modifica]

Donna volgare, sguaiata, trasandata, pettegola. L'apoteosi della vajassa.
  • Zitto, chi sape 'o juòco.[423]
Zitto chi conosce il gioco (il trucco o l'imbroglio, altrimenti il guadagno è perduto).
  • Zittu zitto, ‘nmiezo ‘o mercato.[424]
Zitto zitto, in mezzo al mercato.
Agire in tutta segretezza, facendosi poi scoprire.
  • Zuca' a ddoje zizze.[425]
Succhiare da due mammelle.
Trarre guadagni da due fonti.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j Citato, con traduzione nel testo, in Giulio Mendozza, 'A posteggia, II parte, in ANTROPOS IN THE WORLD di Franco Pastore, anno XII, n.2 del O1-02-2016, p. 20 Anteprima Google
  2. a b c d e f g h i j Antico codice di comunicazione segreto dei musicisti (detti anche posteggiatori) napoletani.
  3. Citato in Altamura e Giuliani, p. 200.
  4. a b c d e f g h i j k l Citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, Colonnese, Napoli, 2007 [1997], p. 27. ISBN 978-88-87501-77-3
  5. Citato in Raffaele Viviani, Poesie, a cura di Antonia Lezza, Guida, Napoli, 2010, p. 190 Anteprima Google ISBN 978-88-6042-710-6
  6. Traduzione in Poesie, p. 190.
  7. a b Citato in Pino Imperatore, Bentornati in casa Esposito, Un nuovo anno tragicomico, Giunti, Firenze/Milano, 2013, p. 47 Anteprima Google ISBN 9788809782860
  8. Citato in Carmela Capitale, Vox Musae, cantate e ballate intorno al mare, al cielo, la terra, Aletti Editore, 2017, Anteprima Google
  9. Refuso: 'a sotto.
  10. Citato in Enzo Moscato, Trianon, presentazione di Pasquale Scialò, Alfredo Guida Editore, Napoli p. 48 Anteprima Google ISBN 88-7188-314-4
  11. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 108.
  12. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 119.
  13. Citato in Paolo Isotta, Altri canti di Marte, Udire in voce mista al dolce suono, Marsilio, Venezia, 2015, Anteprima Google ISBN 978-88-317-3998-6
  14. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, VI, a cura di Antonia Lezza e Pasquale Scialò, introduzione di Goffredo Fofi, Guida, Napoli, 1994, p. 346, Anteprima Google
  15. Traduzione-spiegazione in Teatro, VI, p. 346.
  16. La comare, la madrina; l'amante.
  17. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 442 Google Books
  18. Citato in AA. VV., Proverbi & Modi Di Dire – Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006. p. 58 Anteprima Google ISBN 88-7647-103-0
  19. Traduzione in Proverbi & Modi Di Dire – Campania
  20. a b Citato in Amato, p. 17.
  21. a b c Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 117.
  22. Dal francese sans façon.
  23. Citato in Philip Gooden e ‎Peter Lewis, Idiomantics: The Weird and Wonderful World of Popular Phrases, Bloomsbury, 2013, p. 50 Anteprima Google
  24. Citato in Bianca Fasano, Terra al Sole, E tre articoli sul Cilento , Narcissus.me, Anteprima Google
  25. a b Citato in Véronique Bruez, Naples allegro con fuoco, Gallimard, Anteprima Google
  26. Citato in Viviani, Teatro II, p. 56.
  27. Citato, con lezione leggermente diversa, in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 250.
  28. a b Citato in L'arte della fuga in tempo di guerra, p. 26.
  29. Citato in Gianni Mura, Ischia, Feltrinelli, Milano, 2014, Anteprima Google ISBN 978-88-0788-4351
  30. O: 'a museca ciappunesa, oppure: 'a museca d''a Barra.
  31. Citato in Pasquale Scialò, Storie di musiche, a cura di Carla Conti, introduzione di Ugo Gregoretti, Guida, Napoli, 2010, p.264 Anteprima Google ISBN 978-88-6042-718-2
  32. Citato in Luca Mencacci, Radici Dal Passato, [1]
  33. Citato in Alfredo Cattabiani, Florario, miti, leggende e simboli di fiori e piante, Mondadori, Anteprima Google
  34. Traduzione in Florario.
  35. Per l'interpretazione Cfr. (più estesamente) Florario alla stessa pagina.
  36. Citato in Barbara Zaragoza, The Espresso Break: Tours and Nooks of Naples, Italy and Beyond, Merchant Press, Chula Vista, CA 91921, USA, 2012, p. 91 Anteprima Google ISBN 978-0-9835099-2-9
  37. Per gli aspetti connessi al culto delle anime del Purgatorio si veda Cimitero delle Fontanelle, sezione: Il culto delle anime pezzentelle, voce su Wikipedia.
  38. Citato in La donna nei detti napoletani, p. 16.
  39. Antico gioco da strada dei ragazzi. Cfr. più dettagliatamente Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355. Per lo strummolo si veda la voce voce su Wikipedia.
  40. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 355.
  41. Citato in Giacomo Lucchesi, Fra ninnole e nannole, Streetlib, p. 78 Anteprima Google
  42. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 47.
  43. In forma moderna: 'e.
  44. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 386.
  45. Definizione in D'Ambra, p. 386.
  46. Citato in Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 406.
  47. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 4 Anteprima Google
  48. Citato in Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004, p. 93. ISBN 88-541-0119-2
  49. Quaglià: cagliare, coagulare
  50. Citato in Stefania Nardini, Alcazar, ultimo spettacolo, Edizioni e/o, Roma, 2013, Anteprima Google ISBN 8866324264
  51. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 26.
  52. Citato in Altamura e Giuliani, p. 67.
  53. Citato in Silvana Raffone, Un attimo per guardare indietro, Youcanprint, p. 205 Anteprima Google
  54. Citato in Marcello D'Orta, Aboliamo la scuola, Giunti, 2010, p. 48 Anteprima Google ISBN 9788809763067
  55. Traduzione in Aboliamo la scuola, p. 48.
  56. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. La bellezza della vita nelle parole della tradizione, vol IV, Youcanprint, Tricase (LE), 2015, p. 249 Anteprima Google ISBN 9788893212540
  57. Citato in Alessandro Carvaruso, Ero single... ora sono I.C.S., Manuale del "nuovo" single, prefazione di Angela Galloro, Città del Sole, Reggio Calabria, [2] ISBN 9788873516132
  58. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, Anteprima Google p. 20.
  59. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 18.
  60. Citato in Giacomo Lucchesi, Senza Ai ne Bai, (solo www), Narcissus, p. 133 Anteprima Google
  61. Era consuetudine dei vetturini togliere i ferri ai cavalli anziani non più adatti al traino e collocarli nella Chiesa di S. Eligio come atto di devozione al Santo.
  62. a b Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 111.
  63. a b Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 28.
  64. Arravoglià:avvolgere; in senso figurato ingannare, infinocchiare. Cfr. Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 28.
  65. Citato in Alberto Di Majo, Che fai... li cacci?: I dissidenti e la fine della democrazia, prefazione di Luigi Bisignani, Imprimatur, Reggio Emilia, 2015, Anteprima Google ISBN 978 88 6830 322 8
  66. Citato in Chiara Gily e Micol Brusaferro, Triestini e Napoletani: istruzioni per l'uso, Anteprima Google
  67. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , [3]
  68. Citato in Alessandro Siani, Un napoletano come me, ...e che to dico a fa'!, BUR, Milano, 2011, Anteprima GoogleISBN 9788858619896
  69. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 57.
  70. a b Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 105.
  71. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 45. Anteprima Google.
  72. Citato in Pietro Belisario, La Botte del Diavolo, Ossia L'assassino sbranato sotto il ponte, Fratelli Criscuolo, Napoli, 1835, Google Books
  73. Si tramanda un aneddoto relativo a un caporale colpito da invalidità che fu incaricato della custodia di un elefante donato dal Sultano a Carlo di Borbone. Il comodo incarico finì con la morte dell'elefante.
  74. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 98.
  75. La frase vien dall'uso de' giovani provinciali che addottoratisi nell'Università, portano a casa la laurea arrotolata in un cannellone di latta. Cfr. Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 98.
  76. Citato in De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 153 Google Books
  77. Citato in Ferdinando Russo, A paranza scicca, presentazione di Enzo Moscato, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2000, p. 15 Google Books ISBN 88-7188-365-9
  78. Citato in Glauco M. De Seta, La casa del nonno. Ipermetropia della memoria, Enter Edizioni, Cerignola (FG), 2013, p. 39 ISBN 978-88-97545-00-2
  79. Citato in L.R. Carrino, A Neopoli nisciuno è neo, Laterza, Roma/Bari,Anteprima Google ISBN 9788858104125
  80. Citato in Viviani, Teatro, II, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza, Pasquale Scialò, Guida, Napoli, 1988, p. 155 Anteprima Google
  81. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  82. La spiegazione è in Teatro, II, p. 95
  83. Citato in Franco Pastore, Masuccio in Teatro: Ex Novellino Masutii, comoediae quattuor, A.I.T.W. Edizioni, 2014, Anteprima Google
  84. Corrisponde al numero 6 della smorfia napoletana.
  85. Citato in Viviani, III, p. 58.
  86. Spiegazione in Viviani, III, p.58.
  87. a b c Citato in Manuale di napoletanità, p. 70.
  88. In forma moderna: chiavarse 'a.
  89. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 441.
  90. a b Citato in Marcello D'Orta, Cuore di Napoli, viaggio sentimentale tra i vicoli e i bassi della città, Rogiosi Editore, Anteprima Google
  91. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 93.
  92. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 138.
  93. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 101. ISBN 978-88-541-8882-2
  94. Citato in Le muse napolitane, Egloga IX, p. 346.
  95. Citato in Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, Max Niemeyer Verlag, Tubinga, 2009, p. 80 Anteprima Google. ISBN 978-3-484-52350-0
  96. La traduzione è in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 80.
  97. Citato in Lu Trovatore, 1867, Google Books
  98. Citato in Altamura e Giuliani, p. 54.
  99. La spiegazione è in Altamura e Giuliani, Proverbi napoletani, p. 54.
  100. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 97 Anteprima Google
  101. a b c d Citato in Partenio Tosco, p. 266.
  102. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 156.
  103. Citato in Giovanni Chianelli, neapolitan express: pizza e cibi di strada, testo di Giovanni Chianelli, traduzioni di Phil Taddeo, Rogiosi, 2016, p. 83 Anteprima Google ISBN 978-88-6950-194-4
  104. Citato in Raffaele Viviani, Teatro IV, a cura di Guido Davico Bonino, Antonia Lezza e Pasquale Scialò, Guida, Napoli, 1989, p. 581 Anteprima Google
  105. Citato in Antonella Cilento, Bestiario napoletano, Laterza, Roma-Bari, 2015, [4] ISBN 9788858120323
  106. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  107. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  108. Citato in L'amore a dispetto commedia per musica di Giuseppe Palomba da rappresentarsi nel Teatro de' Fiorentini per second'opera in quest'anno 1806, Stamperia Flautina, Napoli, 1806, p. 40 Google Books
  109. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 528.
  110. In Viviani, Teatro, III, p. 60.
  111. Traduzione in Viviani, Teatro, III, p. 60.
  112. Citato in Dizionario completo della Canzone Italiana, Cantanti Autori, Gruppi, Produttori, a cura di Enrico Deregibus, Giunti, 2010, p. 75 Anteprima Google ISBN 9788809756250
  113. Citato in Salvatore Cinciabella, Siamo uomini e caporali. Psicologia della disobbedienza, prefazione di Philip Zambardo, nota introduttiva di Liliana De Curtis, FrancoAngeli, Milano, Anteprima Google
  114. Citato in Ottorino Gurgo, Lazzari: una storia napoletana, Guida, Napoli, 2005, p. 172 ISBN 88-7188-857-X
  115. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 143.
  116. Citato in Patrizia Mintz, Il custode degli arcani, PIEMME, Milano, 2011,p. 286 Anteprima Google
  117. Citato in Lo Trovatore, Giornale del popolo, 1871, Google Books
  118. Citato in Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi, La cucina napoletana, Newton Compton Editori, Roma, 2015. [5]. ISBN 978-88-541-8756-6
  119. Citato in Massimiliano Canzanella, 8 Cunte s-pare, Streetlib, Anteprima Google
  120. a b Citato in I Proverbi di Napoli, p. 155.
  121. a b c Citato in La donna nei detti napoletani, p. 46.
  122. Citato in Partenio Tosco, pp. 265-6.
  123. a b Citato in Partenio Tosco, p. 265.
  124. Citato in Francesco Silvestri, Teatro. Una rosa, due anime, tre angeli, quattro streghe, Gremese, Roma, 20001p. 110 Anteprima Google ISBN 88-7742-450-8
  125. Anticamente Fare lo seccia significava: Farla da spavaldo. Su questo ed altri significati Cfr. D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 342.
  126. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  127. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 157.
  128. a b Citato in Patrizia Rotondo Binacchi, A Napoli mentre bolle la pentola., p. 109 Anteprima Google
  129. La traduzione è di Patrizia Rotondo Binacchi.
  130. L'interpretazione è di Patrizia Rotondo Binacchi.
  131. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 162.
  132. Oppure: di Michelasso. Francalasso: epicureo, scioperato, gaudente.
  133. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 186.
  134. a b Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 6 Anteprima Google
  135. Citato in AA. VV. Proverbi & modi di dire. Campania, A mamma d''e fesse è sempre prena - La mamma degli imbecilli è sempre incinta, Selezione dei Proverbi e Modi di dire nei Dialetti della Campania con traduzione in Italiano, p. 218, Simonelli, Milano, 2006. ISBN 8876471030
  136. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 159 Anteprima Google
  137. Sostituire alla consegna il pacco che contiene la merce acquistata con un altro di diverso contenuto privo di valore.
  138. Citato in Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978, p. 166.
  139. Citato in Viviani, Teatro, IV, p. 147.
  140. Diminutivo di Lucrezia.
  141. Citato in Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary, p. 271 Anteprima Google
  142. Citato in Altamura e Giuliani, p. 71.
  143. a b Citato in Storia dell'emigrazione italiana, Arrivi, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi e Emilio Franzina, Donzelli Editore, Roma, 2002, p. 303 Anteprima Google ISBN 88-7989-719-5
  144. a b Donne anziane devote a San Gennaro che, in occasione della cerimonia che culmina con il miracolo della liquefazione del sangue del Santo, con le loro preghiere e invocazioni intercedono presso di lui.
  145. Citato in Antropos in the world, di Franco Pastore, ottobre 2016, p. 29 Anteprima Google
  146. Citato in Vincenzo A. Pistorio, Tre anni in volo sopra lo Stivale, Yucanprint Self-Publishing, Tricase (LE), 2013, p. 31 Anteprima Google
  147. Citato in Pasquale Scialò, La sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, con saggi di Luciano Villevieille Bideri, Paquito Del Bosco, Goffredo Fofi, Mario Franco, Marino Niola e Pasquale Scialò, Guida, Napoli, p. 257 Anteprima Google ISBN 88-7188-689-5
  148. La catuba è un'antica danza moresca. Cfr. D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico, p. 110, in cui la stessa locuzione è riportata in modo leggermente diverso dal Volpe.
  149. Antica locuzione. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 370.
  150. a b Citato in Tosco, p. 277.
  151. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 173.
  152. Citato in Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, Milano, 2014, Anteprima Google ISBN 9788807883880
  153. Lo scaltro "te lo fa negli occhi" (latino: intra oculos). Su questo ed altri possibili etimi Cfr. più dettagliatamente Proverbi e modi di dire napoletani, p. 143.
  154. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 142.
  155. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 830.
  156. Citato in Autori Vari, Proverbi & Modi Di Dire - Campania, Simonelli Editore, Milano, 2006, p. 43 Anteprima Google ISBN 88-7647-103-0
  157. Citato in A Neopoli nisciuno è neo, Anteprima Google
  158. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 196.
  159. Pronuncia: Gəsù, Gəsù, Giuseppə, sant'Annə e Mariə!
  160. Citato in Luciano De Crescenzo, Fosse 'a Madonna! Storie, grazie, apparizioni della mamma di Gesù, Mondadori, Anteprima Google
  161. Citato in Amato, p. 163.
  162. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  163. Citato in Rutigliano, p. 216.
  164. Citato in Rutigliano, p. 217.
  165. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  166. Citato in Rutigliano, p. 217.
  167. Citato in Rutigliano, p. 217.
  168. Citato in Rutigliano, p. 218.
  169. Citato in Antonino Guglielmi, il commisssario, p, 19 Anteprima Google e Adam Ledgeway, Grammatica diacronica del napoletano, p. 273
  170. Spiegazione in Ledgeway, Cfr. Grammatica diacronica del napoletano, p. 273.
  171. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  172. La spiegazione è in Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  173. Citato in Carlo Giarletta, Anime partenopee, p. 36 Anteprima Google
  174. In Anime parternopee, p. 36.
  175. Andiamo.
  176. Citato in Giuseppe Savorra, Un cicerone napoletano, Youcanprint, Tricase (LE), 2015 p. 41 ISBN 9788893216982
  177. Bistecca ai ferri Cfr. Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  178. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  179. a b Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 71 Anteprima Google
  180. Citato (in forma negativa) in Giuseppe Savorra, Un Cicerone napoletano, Youcanprint, Self-Publishing, Tricase (LE), 2015, p. 85 Anteprima Google ISBN 9788893216982
  181. Citato in Giuseppe Montesano, Nel corpo di Napoli, Mondadori, p. 169 Anteprima Google
  182. Citato in Il flauto magico, Il flauto magico ossia Gli affetti isterici musicali con Pulcinella sciocco nelle astuzie, astuto nelle sciocchezze, e scopritore d'un mezzo da far succedere qualunque matrimonio. Farsa d'un atto in prosa ridotta da F. P., Raffaele Miranda, Napoli, 1824, Google Book
  183. Citato in Pasquale Guaglianone, Tante navi Tante storie, Nuova Santelli, Anteprima Google
  184. Citato in A Napoli mentre bolle la pentola., p. 109.
  185. La spiegazione è di Patrizia Rotondo Binacchi, Cfr. A Napoli mentre bolle la pentola, p. 109.
  186. Citato in Lo Spassatiempo, [6]
  187. a b Citato in Rodolfo Pucino, Il tressette Nei tempi moderni e secondo le nuove tecniche, Massime, aforismi, detti e proverbi, Guida, Napoli, 2005, p. 22 Anteprima Google ISBN 88-7188-908-8
  188. In Vocabolario domestico napoletano e toscano, p. 422.
  189. Per lisciabusso vedasi più in dettaglio Manuale di napoletanità, p. 53.
  190. Citato in Manuale di napoletanità, p. 53.
  191. Traduzione in Manuale di napoletanità, p. 53.
  192. Fondo della botte.
  193. Locuzione antica. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 363.
  194. In Viviani, III, p. 234.
  195. a b Citato in Tosco, p. 278.
  196. Citato in Floriana Coppola, Donna creola e gli angeli del cortile, Guida, Napoli, 2004, p. 39 Anteprima Google ISBN 88-7188-820-0
  197. Per la Vergine Bruna si consulti voce su Wikipedia
  198. Citato in I tesori nascosti di Napoli, Anteprima Google
  199. Citato in Lino Patruno, Il meglio Sud, Attraversare il deserto, superare il divario, Rubbettino, [7]
  200. Citato in Giuseppe Maresca, Era di Maggio. La storia stracciata, Lampi di stampa, 2012, Cologno Monzese, p. 208. Anteprima Google ISBN 978-88-488-1358-7
  201. L'imprecazione è attribuita a Francesco II che con queste parole avrebbe manifestato il suo rammarico per la debole difesa opposta a Garibaldi dalla Marina Borbonica. Cfr. Era di maggio, p. 210.
  202. Citato in AA. VV., Al di là delle parole, La cura nel pensiero di Agostino Racalbuto, a cura di Maria Vittoria Costantini e Maria Pierri, Franco Angeli, Anteprima Google, nota 11.
  203. Citato in Pino Imperatore, Benvenuti in casa Esposito, Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista, Giunti, Firenze 2012, p. 51. Anteprima Google, ISBN 9788809775695
  204. Figura di furfante tramandata da un'antica tradizione popolare. Celebre per essere coinvolto in ogni genere di traffici loschi, divenne una sorta di capro espiatorio su cui sfogare la propria frustrazione con l'imprecazione citata. Cfr. più in dettaglio la nota 11 di Al di là delle parole, Anteprima Google
  205. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 119.
  206. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 220.
  207. Citato in Sabato Antonio Manzi, La formazione della psichiatria in Irpinia,dalla "pazzeria degli Incurabili" ai Dipartimenti di Salute mentale, Lettere Italiane n. 55 - novembre 2003, Guida, Napoli, p. 27 Anteprima Google ISBN 88-7188-560-0
  208. Traduzione possibile.
  209. Citato in Ll'ode de Q. Arazio Fracco travestute da vasciajole de lo mandracchio da Grabiele Quattomane, Stamparia de lo Comman. Nobele, Napoli, 1870, p. 68 Google Books
  210. Citato in Partenio Tosco, L'eccellenza della lingua napoletana con la maggioranza alla toscana in Accademici Filopatridi, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, tomo secondo, presso Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1789, p. 178.
  211. Citato in Marianna, 'a Capa 'e Napule, [8]
  212. Citato in Pulcinella delle tre spose commedia nova non più stampata, e data in luce nel presente Carnevale dell'anno 1710, Roma, Gaetano Zenobi, 1710, Google Books
  213. Citato in Francesco Bellanti, L'ultimo Gattopardo, p. 133 Anteprima Google
  214. Citato in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 244.
  215. Citato in Antonietta Ambrosano e Mimmo Barba, Ri-cre-azione, Progetto di laboratorio teatrale, presentazione di Antonio Faeti, Armando Editore, 2002, p. 105 Anteprima Google ISBN 88-8358-319-1
  216. Citato in Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 121.
  217. Cfr. più dettagliatamente Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 121.
  218. Citato in Manuale di napoletanità, p. 22.
  219. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 37 Anteprima Google
  220. Citato in Patrizia Mintz, Veritas, PIEMME, 2010 Anteprima Google ISBN 9788858502662
  221. Miscio: gatto, micio. Cfr. Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 243.
  222. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 243.
  223. Citato in Fascio de chellete nove contegnose e freccecarelle fatte da paricchie auture pe llevare la paturnia e li pierdetienbe; raccuoveto e prubbecato da jachil Girì Zuzù (briolià) Napole: se venne a lo mavazzeno de libre de Luigi Chiurazzi, Napoli, 1836, p. 7 Google Books
  224. Citato in Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, p. 272.
  225. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 239.
  226. Citato in Nu scagno de n'appartamiento e na festa de ballo, 12.a commedia in tre atti di Pasquale Altavilla, Tipografia De' Gemelli, Napoli, 1850, p. 10 Google Books
  227. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, p. 175. ISBN 88-7188-905-3
  228. Citato in Il Borghini, giornale di filologia e di lettere italiane compilati da P. Fanfani e C. Arlia, anno primo, Tipografia del vocabolario, Firenze, p. 123 Google Books
  229. Traduzione in Il Borghini, p. 123.
  230. Citato in Troppo napoletano, Anteprima Google
  231. Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1862, p. 1342 Google Books.
  232. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 271.
  233. In Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 144.
  234. Galletta molto difficile da ammorbidire in acqua.
  235. Da il n'a qu'un œil. Ha solo un occhio, con riferimento agli ufficiali francesi che portavano il monocolo, Cfr. Naples allegro con fuoco, [9]
  236. Citato in Véronique Bruez, [Naples allegro con fuoco], Anteprima Google
  237. Citato in La nferta pe lo capodanno de lo 1835, Da li truocchie de la Sociatà fremmateca, Napoli, p. 41 Google Books
  238. Citato in Cesare Caravaglios, Voci e gridi di venditori in Napoli, con 33 illustrazioni e 15 trascrizioni musicali, introduzione di Raffaele Corso, Catania, Libreria Tirelli di F. Guaitolini, Catania, 1931 · IX, p. 67.
  239. Citato in TuttoTotò, p. 38.
  240. La spiegazione è in TuttoTotò, p. 38.
  241. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 15.
  242. Scottato,ferito da un dolore cocente.
  243. L'interpretazione è in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri
  244. a b c Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 65 Anteprima Google
  245. Onomatopeico.
  246. Citato in Viviani, III, p. 228.
  247. Citato in Armando Cenerazzo, Rose rosse e rose gialle, Nuove poesie napoletane, Alfredo Guida Editore, Napoli, p. 101 Anteprima Google
  248. Citato in Proverbi Italiani, I migliori proverbi italiani divisi per Regione, nella loro lingua dialettale di origine e con il loro significato, Associazione Culturale Adventure, p. 200. Anteprima Google
  249. Traduzione in Proverbi italiani, p. 200.
  250. Citato in Per moda di dire, p. 15.
  251. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 109.
  252. Citato in Fortunato Calvino, Teatro, Guida, Napoli, 2007, p. 116 Anteprima Google ISBN 88-878-6042-328-3
  253. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  254. La traduzione è in Viviani, Teatro, II, p. 95.
  255. Citato in I proverbi di Napoli, p. 263.
  256. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 263.
  257. Citato in Romualdo Marrone Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli, Newton Compton Editori, 2015, Anteprima Google ISBN 978-88-541-8502-9
  258. Della statua di San Giuseppe
  259. L'interpretazione (più dettagliata) è in Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Napoli.
  260. a b Cfr. più dettagliatamente Paolo Isotta, La virtù dell'elefante: La musica, i libri, gli amici e San Gennaro, Marsilio, Venezia, 2014, Anteprima Google ISBN 978-88-541-9823-4
  261. Citato in Viviani, Teatro, VI, p. 344.
  262. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 268.
  263. Citato in Il segreto in voce. Comedia quinta del signor Archangelo Spagna, Roma, Domenico Antonio Ercole, 1712, p. 37 Google Books
  264. In Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 269 Google Books
  265. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 157 Anteprima Google
  266. Citato in Raffaele Pisani, I Promessi sposi, In poesia napoletana, prefazione di Maria Zaniboni, [10]
  267. Citato in Proverbi & Modi Di Dire - Campania , Simonelli, Milano, 2006, p. 72. ISBN 88-7647-103-0
  268. Citato in Alberto Liguoro, Il vecchio teatro, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2001, p. 24 Google Books ISBN 88-7188-479-5
  269. Citato in Raffaele Viviani, Teatro, II, Guida, Napoli, 1988, p. 95 Anteprima Google
  270. Citato in Mario Caccavale, Vite doppie, Mondadori, Anteprima Google
  271. Citato in Pennino, p. 303.
  272. Citato in Ledgeway, Anteprima Google p. 273.
  273. citato in Jordan Lancaster, In the Shadow of Vesuvius, A Cultural History of Naples, I. B. Tauris, Londra, New York, 2005, p. 251 Anteprima Google
  274. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 298.
  275. a b Citato in Tosco, p. 267.
  276. Citato in Nino Del Duca, Io stongo 'e casa 'America. Riflessioni, prefazione di Furio Colombo, introduzione di Antonio Ghirelli, Guida, Napoli, 2005, Anteprima Google p. 123
  277. Ni' è l'abbreviazione di ninno: bimbo.
  278. In Viviani, III, p. 248.
  279. Traduzione in Viviani, III, p. 248.
  280. Citato in In the Shadow of Vesuvius, p. 250.
  281. Femminile di Don (Dominus, Signore), appellativo onorifico con cui ci si rivolge in modo riguardoso a persone che godono di grande prestigio.
  282. Citato in Lo Trovatore, 1866, Google Books
  283. Citato in Generoso Picone, I napoletani, Laterza, 2005 [11] ISBN 9788858118610
  284. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 431.
  285. Citato in Del parlar napoletano, p. 13.
  286. Citato in La fidanzata del parrucchiere, dramma giocoso per musica composto dal Sig. Andrea Passaro P. A. da rappresentarsi nel Teatro Nuovo sopra Toledo, nell'esta' del 1832, Tipografia Comunale, Napoli, p. 11 Google Books
  287. Citato in A Napoli mentre bolle la pentola, [12]p. 109 Anteprima Google
  288. Pendendo a modello la gallina che non orina mai (idea però del tutto priva di fondamento)).
  289. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 306.
  290. Citato in Zazzera, Dizionario napoletano, p. 247.
  291. La spegazione è in Dizionario napoletano, p. 247.
  292. Citato in Antonio Venci, La Canzone Napolitana, nel tempo, nella letteratura, nell'arte, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1955, p. 142 Anteprima Google
  293. Citato in Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti, opera diretta da [Francesco de Bourcard], vol I, Napoli, Stabilimento tipografico di Gaetano Nobile, Napoli, 1853, p. 319 Google Books
  294. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1861, p. 746 Google Books
  295. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, p. 746.
  296. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 312.
  297. La spiegazione è in Manuale di napoletanità, p. 70.
  298. Citato in Per moda di dire, p. 122.
  299. Citato in Volpe, Dizionario napolitano-italiano tascabile, p. 248.
  300. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 265.
  301. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi. Semi della tradizione, vol. III, Youcanprint Self-Publishing, Tricase (LE), 2014, p. 264 Anteprima Google ISBN 978-88-91174-68-0
  302. Citato in Volpe, ''Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 250.
  303. La definizione è in Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, p. 250.
  304. Citato in TuttoTotò, p. 33.
  305. Definizione in TuttoTotò, p. 33.
  306. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 113.
  307. Citato in Piera Ventre, Palazzokimbo, Neri Pozza, Vicenza, 2016, Anteprima Google ISBN 978-88-545-1444-7
  308. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  309. Citato in Vittorio Pupillo, Proverbi dalla saggezza del passato, una speranza per il futuro, vol II, Youcanprint, Tricase (LE), 2014 p. 276 Anteprima Google ISBN 9788891147530
  310. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 339.
  311. Citato in Wanda Marasco, La compagnia delle anime finte, Neri Pozza, [13] ISBN 978-88-545-1515-4
  312. Citato in Proverbi. Semi della tradizione, vol. III, p. 213.
  313. Traduzione in Proverbi. Semi della tradizione, p. 213.
  314. Prevete: prete.
  315. Da Altamura,Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli, 19561, 19682, citato in Viviani, Teatro, II, p. 45.
  316. La spiegazione è in Teatro, II, p. 45.
  317. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 8.
  318. Dal greco stróbilos
  319. Onomatopea.
  320. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, 1873, p. 368.
  321. Interpretazione presente nella voce su Wikipedia.
  322. Per un'ulteriore possibile interpretazione, si veda Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 368.
  323. Citato in Il custode degli arcani, p. 88.
  324. Citato in Totò principe clown, Tutti i film di Totò, prefazione di Goffredo Fofi, Alfredo Guida Editore, Napoli, 1997, p. 304 Anteprima Google ISBN 88-7188-157-5
  325. Citato in Amato, p. 177.
  326. Citato in Antonio Buonomo, L'arte della fuga in tempo di guerra, Vita di un musicista fra dramma e melodramma, prefazione di Roberto De Simone, Effepi Libri, Monte Porzio Catone (RM), 2010, p. 34 Anteprima Google ISBN 978-88-6002-020-8
  327. Citato in AA. VV., Natale con i tuoi, Guida, Napoli, 2004, p. 130 ISBN 88-7188-837-5
  328. Citato in Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal dialetto toscano, con alcune ricerche etimologiche sulle medesime, degli Accademici Filopatridi, presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli, 1789, vol. 1, p. 35 Google Books
  329. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 318. ISBN 978-88-541-8882-2
  330. Definizione in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 318.
  331. a b Citato in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  332. Definizione in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  333. Citato in Ri-cre-azione. Progetto di laboratorio teatrale, p.107.
  334. Citato in L'ancunia e Lo martiello, Google Books
  335. Citato in Viviani, Teatro, II, p. 66.
  336. Esclamazione onomatopeica di disprezzo (sputare).
  337. a b Citato in Quaderni del Bobbio n. 2 anno 2010, p.77 Anteprima Google
  338. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  339. Definizione (più estesa) in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 323.
  340. Citato in Dario Fo, La figlia del papa, Chiarelettere, Milano, 2014, Anteprima Google ISBN 978-88-6190-595-5
  341. Dal titolo di una farsa di Giovanni D'Antonio detto il Partenopeo, Cfr. I manoscritti palatini di Firenze, p. 591.
  342. Citato in I manoscritti palatini di Firenze ordinati ed esposti da Francesco Palermo, Firenze, dalla Real Biblioteca Palatina, 1860, vol. II, p. 591 Google Books
  343. Definizione in Don Chisciotte della Mancia: ridotto in versi napoletani, p. 174.
  344. Citato in Valentino de Biaso, La Fuorfece, o vero l'ommo pratteco co li diece quatre de la galleria di Apollo, Napoli, presso Giuseppe Maria Porcelli, 1783, p. 133 Anteprima Google
  345. Citato in TuttoTotò, a cura di Ruggero Guarini, note e testi critici di Costanzo Ioni, Gremese Roma, 1999, p. 76 Anteprima Google ISBN 88-7742-327-7
  346. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 334.
  347. In Viviani, III, p. 214.
  348. Definizione in A. Altamura, Dizionario dialettale napoletano, Fiorentino, Napoli; citato in Viviani, III, p. 214.
  349. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 359.
  350. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 360.
  351. Citato in Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Massimiliano Palmese e Massimiliano Virgilio, Quattro mamme scelte a caso, un progetto ideato da Massimiliano Palmese dedicato ad Annibale Ruccello, Caracò Editore, 2011 Anteprima Google ISBN 978-88-97567-03-5
  352. Citato in Anton Soliman, Eutanasia di un politico meridionale, Narcissus.me, Anteprima Google
  353. Citato in Sergio Zazzera,Dizionario di napoletano, p. 340.
  354. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 118.
  355. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 366.
  356. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  357. La spiegazione è in Vocabolario napolitano-italiano tascabile, p. 406.
  358. Citato in Altamura e Giuliani, p. 360.
  359. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 272.
  360. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 26 Anteprima Google
  361. Citato in Alessandro Siani, Troppo napoletano, Anteprima Google
  362. Citato in Vincenzio De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico,p. 61.
  363. Fescina: paniere di forma conica per la raccolta di fichi ed uva. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso. Cfr. Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 61, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845.
  364. Citato in Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English, p. 24 Anteprima Google
  365. Citato in Nicola Vottiero, Lo specchio della cevertà o siano Schirze morale, aliasse Lo calateo napolitano pe chi vo ridere, e mpararese de crejanza, Nne la Stamparia de Giuseppe Maria Porciello, Napoli, 1789, p. 44 Google Books
  366. Citato in Autori Vari, La giusta parte. Testimoni e storie dell'antimafia, a cura di Massimo Gelardi, Caracò, 2012, Anteprima Google ISBN 978-88-97567-02-8
  367. Citato in D'ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  368. Spiegazione in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 369.
  369. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, p. 89.
  370. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 392.
  371. La spiegazione è in I Proverbi di Napoli, p. 392.
  372. Citato in Il licantropo volgarmente detto lupo menaro con Pulcinella bersaglio d'un morto, rivale dell'eco, e spaventato dalle larve nella tomba d'un militare, Napoli, 1840, p. 36 Google Books
  373. Citato in Ledgeway, p. 539.
  374. Citato in Mauro Montacchiesi, Humanae Historiae, Aletti Editore, p. 280 Anteprima Google
  375. Spiegazione in Humanae Historiae, p.
  376. Citato in Erwin e Fedele, Dictionary: English-Neapolitan; Neapolitan-English p. 143.
  377. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 385.
  378. Cfr. Francesco Gizzio, L'Atlante del Cielo, scena IX in L'echo armoniosa delle sfere celesti, parte prima, Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693, p. 159.
  379. Citato in Luigi Cremona, L'Italia dei dolci, Tutto il meglio dell'arte pasticcera: le specialità e i luoghi dove gustarle, Repertori Touring, n.1 anno 2004, Touring Editore, Milano, p. 128 Anteprima Google
  380. Storica pasticceria napoletana.
  381. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 26 Anteprima Google
  382. Citato in Vladimiro Bottone, Il giardino degli inglesi, Neri Pozza, Vicenza, 2017, Anteprima Google ISBN 978-88-545-1510-9
  383. Citato in Rotondo, p. 389.
  384. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 390.
  385. O quanta vote, o quantane | aie lo vacile d'oro, | e nce spute lo sango. O quante e quante volte hai la bacinella d'oro e ci sputi sangue. (Le Muse napolitane, egloga VIII, pp. 334-335)
  386. In Viviani, III, p. 197.
  387. Per Porta Capuana si consulti voce su Wikipedia
  388. Citato in Alessio Strazzullo, I tesori nascosti di Napoli, Un viaggio affascinante tra luoghi da riscoprire, monumenti dimenticati e scorci d'incanto, Newton Compton Editori, Roma, 2011, Anteprima Google ISBN 978-88-541-9823-4
  389. Citato in Basilio Puoti, Vocabolario domestico napoletano e toscano compilato nello studio di Basilio Puoti, Napoli, Stamperia Del Vaglio, 18502,p. 446 Google Books
  390. Citato in Per moda di dire, p. 19.
  391. Citato in Tuttototò, p. 32.
  392. Significato in TuttoTotò, p. 32.
  393. Citato in Tradizioni ed usi nella Penisola sorrentina, p. 113.
  394. Citato in 'Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary , p. 432. Anteprima Google
  395. La spiegazione è in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 432.
  396. Citato in Lo Cuorpo de Napole e lo Sebbeto, 1864, p. 439.
  397. Citato in Salvatore Piscicelli, Vita segreta di Maria Capasso, Edizioni e/o, Roma, 2012, Anteprima Google ISBN 9788866321903
  398. Citato in Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile, 1864, p. 439.
  399. Per questo traslato Cfr. Zazzera, Dizionario napoletano, p. 396.
  400. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 407.
  401. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 406.
  402. Citato in Antonio Menna, Tre terroni a zonzo, Lasciare Napoli o restare?, Sperling & Kupfer, Anteprima Google
  403. In forma moderna: n'ata, un'altra.
  404. Citato in Lu Trovatore, Giornale Spassatiempo anno VI, n. 11 , giovedì 26 gennaio 1871, p. 3.
  405. Zennà': far cenni; zennariéllo: Ammiccamento. Cfr. Dizionario napoletano, Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, p. 421.
  406. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, p. 421.
  407. Citato in Le Muse napolitane, egloga II, Euterpe overo La cortisciana, p. 248.
  408. Citato in P.Bello e D.Erwin, Modern etymological Neapolitan – English Vocabulary/Vocabolario etimologico odierno napoletano-italiano, 2009, p. 514 Anteprima Google
  409. Citato in Lu Trovatore, 1867, [14]
  410. In Dizionario napoletano, Uppele (pron: 'uppələ) è un'esclamazione: Silenzio! Dal latino oppilă Cfr. Dizionario napoletano, p. 401; seconda persona singolare dell'imperativo di oppilare: ostruire.
  411. Citato in Rutigliano, p. 72
  412. Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano: domestico di arti e mestieri, p. 387.
  413. Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si discostano dal toscano, p, 178
  414. La spiegazione è in Wikipedia. Cfr. voce su Wikipedia.
  415. Citato in Giambattista Basile, Le Muse napolitane; in Il Pentamerone, vol. II, Giuseppe-Maria Porcelli, Napoli, 1788, p.235 Google Books
  416. a b Citato in D'Ambra, Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 397.
  417. Citato in ,Tradizioni ed usi della Penisola sorrentina, p. 112.
  418. Citato in Salvatore Di Giacomo, Poesie, a cura di Davide Monda, note al testo di Stefano Scioli, BUR, Milano, Anteprima Google
  419. Citato in Modern Etymological Neapolitan-English Vocabulary, p. 60. Anteprima Google
  420. Onomatopeico, dal verso della gallina.
  421. O "zandraglia": dal francese "les entrailles": le viscere.
  422. In Volpe, Vocabolario napolitano-italiano: tascabile , p. 390.
  423. Citato in Angelo Sirignano, Calavrice, Ciesse Edizioni, Montegrotto Terme (PD), 2014 Anteprima Google
  424. Citato in Rutigliano, p. 246.
  425. Citato in Rutigliano, p. 177.

Bibliografia[modifica]

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  • Vocabolario napolitano-italiano tascabile, compilato sui dizionarii antichi e moderni e preceduto da brevi osservazioni grammaticali appartenenti allo stesso dialetto per Pietro Paolo Volpe, Gabriele Sarracino Librajo-Editore, Napoli, 1869, Google Books
  • Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, Google Books

Voci correlate[modifica]