Modi di dire napoletani

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Modi di dire napoletani.

  • 'A capa 'e l'ommo è na sfoglia 'e cepolla.[1]
La testa dell'uomo è (sottile come) una pellicola (brattea) di cipolla.
Le idee, le opinioni degli uomini mutano molto facilmente.
  • 'A fìglia 'e dòn Camìllo: tutt'a vònno e nisciùno s'a pìglia.
La figlia di don Camillo: tutti la vogliono e nessuno la piglia.[2]
  • [A] appesa 'e Pererotta.[1]
La salita di Piedigrotta.
L'ernia.
  • 'A signora 'e quatti-quatte.[3]
La signora con quattro quarti di nobiltà, blasonata (detto ironicamente).
  • 'A soccia mana sta 'int' 'e Guantare.[1]
La tua stessa mano sta nei Guantai.
Guantai era il nome di un quartiere di Napoli in cui erano ospitate numerose fabbriche di guanti che esponevano come insegna un guanto. L'espressione è riferita a un persona che rinvia a lungo i pagamenti.
  • 'A ting-tang.[1]
La bicicletta.
  • Buono sì, ma fesso no.[4]
Sono buono, non però sprovveduto.
Ho capito chiaramente che mi si vuole imbrogliare.
  • Cicchignacco 'ncopp' â vótta.[5]
«Cicchignacco» sulla botte.
oppure:
Cicchignacco 'int'â buttéglia.[6]
«Cicchignacco» nella bottiglia.
Cicchignacco è il nome con cui veniva venduto sulle bancarelle il «diavoletto di Cartesio»
Locuzione riferita a personaggi di statura non alta e dal portamento goffo.
  • Cuncià 'ncordovana.[7]
Conciare alla maniera cordovana.
Maltrattare qualcuno con maleparole o atti fisici. Si riferisce alla cordovana, pelle di capra conciata a Cordova, un tempo molto costosa.
Disse Pulcinella: per mare non c'è taverna.
Ogni cosa sta nel suo luogo e non puoi aspettarti che sia diversamente. Si usa anche per raccomandare di evitare i viaggi per mare, se non strettamente necessari (ma si usa anche la variante moderna "pe' ccielo e pe' mmare", per includere i viaggi in aereo).
  • Dicette 'o pappecio vicino 'a noce: damme 'o tiempo ca te spertoso.[9]
Disse il verme alla noce: dammi il tempo che ti buco.
Con il tempo si riesce a fare qualunque cosa: perfino il pappecio (un verme) riesce a bucare il guscio della noce.
  • 'E lente 'e Cavour.
Gli occhiali di Cavour.
Le manette.[10]
  • Essere bona 'int'all'arma d'a 'a mamma.[11]
Essere formosa, procace fin dalle viscere (dall'anima) della mamma.
  • Èssere cuòrpo 'e veretàte.[12]
Essere corpo di verità.
Essere bugiardi, quindi esternare bugie e tenere in corpo le verità.
  • Èssere gràsso 'e sùvaro.[13]
Essere grasso di sughero.
Detto di notizie propagandate come accattivanti e nuove, ma che si rivelano nulla di entusiasmante.
  • Essere 'na capafemmena[11]
Essere una donna superlativamente bella.
  • Essere 'na Die 'e femmena, 'na femmena ' truono, na femmena ca fa fermà 'e rilorge, ecc...[11]
Essere una "Dio di donna" (dalle forme molto vistose), una donna di tuono, una donna che fa fermare gli orologi, ecc...
  • Èssere 'o soccùrzo 'e Pisa.[7]
Essere il soccorso di Pisa.
Essere una persona a cui è stato chiesto aiuto, ma che si presenta come disponibile solo dopo molto tempo dal fatto. Riprende un avvenimento della Repubblica di Pisa.
  • Èssere tenàglia franzèse.[13]
Essere tenaglia francese.
Essere molto avari, prendere e non dare.
  • Fà 'a vìsita 'e sant'Elisabetta
Fare la visita di sant'Elisabetta.
Fare una visita interminabile.[14]
  • Fàre comm'o càne 'e l'uortolàno.[15]
Fare come il cane dell'ortolano.
Essere invidioso, come il cane di un povero contadino.
  • Fà nu sizia-sizia.[16]
Lagnarsi, essere petulanti in modo ossessivo.
  • Fa' 'o protanquanquero.[17]
Fare il millantatore.
  • Fernesce tutto a tarallucce e vino.[18]
Finisce tutto a tarallucci e vino.
Tutto finisce a tavola con un pranzo; cioè senza prender veramente le cose sul serio.
Figlio di "'ntrocchia."
Sveglio, scaltro.
  • Ggesù chìste só nnùmmere!
Gesù questi sono numeri!
Queste sono cose da pazzi (talmente fuori dalla norma che sarebbe il caso di giocare al lotto)![21]
  • Ha da passa' 'a nuttata.[22]
La notte dovrà pur passare.
  • Haje truvato 'a forma d' 'a scarpa toja.[23]
Hai trovato la forma della tua scarpa.
Hai trovato pane per i tuoi denti.
  • Hanno fatto aummo aummo, Aummaria.[24]
Hanno fatto tutto in gran segreto, di nascosto.
Non farti (fatevi) troppe illusioni.
In passato mangiare carne costituiva un lusso che ci si poteva concedere assai di rado.
  • Maccaròne, sàutame 'ncànna.[27]
Maccarone, saltami in gola.
Descrizione di un accidioso.
  • Madama senza naso.[1]
La Morte.
  • 'Nc'è ròbba a piètto 'e cavàllo.[7]
C'è roba (fino) al petto del cavallo.
Detto di qualcosa molto ricco e sovrabbondante, come il torrente in piena che arriva sino al petto del cavallo che lo guada.
  • Nun sapé niénte 'e san Biàse.
Non sapere niente di San Biagio.
Fare lo gnorri.[14]
  • 'O cappotto 'e lignamme.[1]
Il cappotto di legno.
La bara.
  • 'O purpo se coce cu ll'acqua soia.[28]
Il polipo si cuoce nella sua stessa acqua.
Dicesi di persona testarda, che finisce per rovinarsi da solo.
  • 'O quàrto spàrte.
Il quarto spariglia.
Dopo tre figli dello stesso sesso, il quarto è dell'altro sesso.[2]
  • O tale e quale.[1]
Lo specchio.
  • 'o tram a muro.[1]
L'ascensore.
  • 'O vellùto è deventàto ràso.[29]
Il velluto è diventato raso.
Detto di chi ha la sifilide, per la perdita di capelli e barba.
  • Pare ca s' 'o zùcano 'e scarrafune.[1]
Sembra che se lo succhino (di notte) gli scarafaggi.
È deperito, debilitato.
  • Parla comme t'ha fatto mammeta![30]
Parla come ti ha fatto tua mamma!
Parla semplice, schietto, con naturalezza.
  • Parla' sciò-sciommo.[31]
Parlare sciò-sciommo.
Parlare con accento straniero, con grande raffinatezza.
  • Perdere Filippo e 'o panaro.[32]
Perdere Filippo e il paniere.
Perdere tutto in una volta sola.
  • Pure 'e pullece teneno 'a tosse.[33]
Pure le pulci hanno la tosse.
Anche chi non vale nulla si permette di sentenziare.
  • San Biàso, 'o sóle p'e ccàse.
San Biagio (il 3 febbraio), il sole per le case.[34]
  • Sànta Lucìa mìa, accà te véco!
Santa Lucia mia, qui ti vedo!
Quello che cerchi e non trovi è proprio sotto i tuoi occhi![14]
  • S'è aunito lo strummolo[35] a tiritèppete[36], e la funicella corta.[37]
Si sono unite la trottola che gira vacillando e la cordicella (per imprimere la rotazione) corta.
Una combinazione inestricabile e irreparabile di cose che non funzionano.[38][39]
  • Sì cchiù fetente e 'na recchia 'e cunfessore.[40]
Sei più fetente di un orecchio del confessore.
Fai più azioni malvagie di quante ne possa ascoltare un confessore.
  • Spàrterse 'a cammìsa 'e Cristo.
Spartirsi la camicia di Cristo.
Dividersi qualcosa guadagnata disonestamente.[14]
  • Spuglià a ssan Giacchìno pe' vvestì a ssant'Antuóno.
Spogliare san Gioacchino per vestire sant'Antonio.
Danneggiare qualcuno per favorire altri.[14]
  • Stà niètto comm'a vacìle 'e varvièro.[7]
Essere pulito come il bacile del barbiere.
Dare l'impressione di essere ricchi, ma in realtà non avere il becco di un quattrino. Si riferisce ad una bacinella che usavano i barbieri.
  • Stà provvìsto comm'a lèpore 'e còda.[29]
Star provvisto come la lepre (è provvista) di coda.
Avere pochi peli a livello di barba.
  • Streppone 'e ffescena.[41]
Sterpo di fescina.[42]
Uomo dal carattere molto debole.
  • Tene' 'a capa sulo pe' spàrtere 'e recchie.[1]
Avere la testa solo per separare le orecchie.
Non avere cervello, essere completamente stupidi.
  • Tene' 'a neva 'int' 'a sacca.[1]
  • Avere la neve in tasca.
Avere fretta.
  • Tene' 'e làppese a quadriglié.[43]
Avere molti assilli, preoccupazioni; essere sovrappensiero; avere un diavolo per capello.
  • Tenè 'e pànne a chi và a natàre.[27]
Custodire gli abiti di chi va a nuotare.
Essere accidiosi e non sforzarsi neppure di aiutare un amico in difficoltà. Antico detto già attestato nel XVII secolo.[44]
Zitto e mosca![47]
  • Volèrese caccià dùje uòcchie pe ne cacciàre uno ô compàgno.[15]
Volersi cavar due occhi per cavarne uno al compagno.
Essere invidiosi e quindi autodanneggiarsi.
  • Zittu zitto, ‘nmiezo ‘o mercato.[48]
Zitto zitto, in mezzo al mercato.
Agire in tutta segretezza, facendosi poi scoprire.
  • Zuca' a ddoje zizze.[49]
Succhiare da due mammelle.
Trarre guadagni da due fonti.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k Citato in Renato de Falco, Del parlar napoletano, Colonnese, Napoli, 2007 [1997], p. 27. ISBN 978-88-87501-77-3
  2. a b Citato in Amato, p. 17.
  3. Citato in La donna nei detti napoletani, p. 16.
  4. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 57.
  5. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 138.
  6. Citato in Sergio Zazzera, Dizionario napoletano, Newton Compton editori, Roma, 2016, p. 101. ISBN 978-88-541-8882-2
  7. a b c d Citato in Partenio Tosco, p. 266.
  8. Citato in Vezio Melegari, Manuale della barzelletta, Mondadori, Milano, 1976, p. 35. Nel libro: «Dicete Polecenella, pe mmare non c'è taverna».
  9. Citato in Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio, Peppino De Filippo e la comicità nel Novecento, Edizioni scientifiche italiane, 2005.
  10. Nel gergo della malavita.
  11. a b c Citato in La donna nei detti napoletani, p. 46.
  12. Citato in Partenio Tosco, pp. 265-6.
  13. a b Citato in Partenio Tosco, p. 265.
  14. a b c d e Citato in Amato, p. 79.
  15. a b Citato in Tosco, p. 277.
  16. Citato in AA. VV. Proverbi & modi di dire. Campania, A mamma d''e fesse è sempre prena - La mamma degli imbecilli è sempre incinta, Selezione dei Proverbi e Modi di dire nei Dialetti della Campania con traduzione in Italiano, p. 218, Simonelli, Milano, 2006. ISBN 8876471030
  17. Citato in Vittorio Gleijeses, I Proverbi di Napoli, con ventiquattro litografie fuori testo di Gatti e Dura, Edizioni del Giglio, SEN, Napoli, 1978, p. 166.
  18. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 173.
  19. Lo scaltro "te lo fa negli occhi" (latino: intra oculos). Su questo ed altri possibili etimi Cfr. più dettagliatamente Proverbi e modi di dire napoletani, p. 143.
  20. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 142.
  21. Citato in Amato, p. 163.
  22. Cfr. E. De Filippo, Napoli milionaria, in I capolavori di Eduardo, Einaudi, p. 138.
  23. Citato in Rutigliano, p. 216.
  24. Citato in Rutigliano, p. 217.
  25. Bistecca ai ferri Cfr. Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  26. Citato in Proverbi e modi di dire napoletani, p. 100.
  27. a b Citato in Tosco, p. 278.
  28. Citato in Pennino, p. 303.
  29. a b Citato in Tosco, p. 267.
  30. Citato in Del parlar napoletano, p. 13.
  31. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 306.
  32. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 312.
  33. Citato in A Buon 'Ntennitore, p. 79.
  34. Citato in Amato, p. 177.
  35. Dal greco stróbilos
  36. Onomatopea.
  37. Citato in Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri di D'Ambra Raffaele, 1873, p. 368.
  38. Interpretazione presente su voce su Wikipedia.
  39. Per un'ulteriore possibile interpretazione, si veda Vocabolario napolitano-toscano domestico di arti e mestieri, p. 368.
  40. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 359.
  41. Citato in Vincenzio De Ritis, Vocabolario napoletano lessigrafico e storico,p. 61.
  42. Fescina: paniere di forma conica per la raccolta di fichi ed uva. Per la sua conformazione non può reggersi da solo ma deve essere appoggiato a qualcosa o sospeso.Cfr. Vocabolario napoletano lessigrafico e storico, p. 61, Napoli, Dalla Stamperia Reale, 1845.
  43. Citato in I Proverbi di Napoli, p. 385.
  44. Francesco Gizzio, L'Atlante del Cielo, scena IX in L'echo armoniosa delle sfere celesti, parte prima, Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693, p. 159.
  45. In Dizionario napoletano, Uppele (pron: 'uppələ) è un'esclamazione: Silenzio! Dal latino oppilă Cfr. Dizionario napoletano, p. 401; seconda persona singolare dell'imperativo di oppilare: ostruire.
  46. Citato in Rutigliano, p. 72
  47. Letteralmente: Silenzio e topo in bocca.
  48. Citato in Rutigliano, p. 246.
  49. Citato in Rutigliano, p. 177.

Bibliografia[modifica]

  • A Buon 'Ntennitore. Proverbs of Naples, Lulu.com, 2008. ISBN 978-1-4357-0882-2
  • Bruno Amato, Anna Pardo, A Napoli si parla così, Antonio Vallardi Editore, Milano, 1999. ISBN 88-8211-316-7
  • Renato de Falco, La donna nei detti napoletani. Seicento proverbi su donne, mogli, madri, sante, sorelle, suocere e..., Tascabili Economici Newton, Newton Compton editori, Roma, 1994. ISBN 88-7983-643-9
  • Renato Rutigliano, La saggezza antica dei Proverbi Napoletani (in copertina); Diceva mio nonno... Raccolta di Proverbi Napoletani, a cura di Renato Rutigliano (sul frontespizio), Edizioni Marotta, Napoli, edizione di 255 pagine, 1993?!.
  • Partenio Tosco, L'eccellenza della lingua napoletana con la maggioranza alla toscana in Accademici Filopatridi, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, tomo secondo, Napoli, presso Giuseppe-Maria Porcelli, 1789, pp. 213 sgg.
  • Claudio Pennino, Mettere 'a bbona parola, Intra Moenia, 2011.
  • Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0119-2
  • Pietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869.

Voci correlate[modifica]